Tommy, Franci, Franz, Matte, Cecche, Giac ed io... come una volta.
E grazie al Tutt per il pranzo fantastico...
Cosa ci ha diviso, non lo so bene.
Ti ho scritto altri 5 o 6 post, mai pubblicandoli. Solo in uno ti ho scritto una frase, chissà a quando risale. Ogni 23 agosto da che ci conosciamo ho la testa e il cuore piantati su di te... e se è vero che per ogni anno restano altri 364 giorni, mi chiedo se hai sentito tutte le volte che il mio pensiero si è posato su di te. Mi chiedo se ti sei mai sentito lasciato in pace. Perchè se questo è successo, se non ti sei accorto di essere rimasto impigliato in tutti i miei orologi, in tutte le aree della memoria, in delle fibre profonde del cuore, allora è stato il fallimento più grande della mia vita.
Ed è una mia responsabilità.
Il foglio con la poesia di Garcia Lorca scritta sopra è qui con me in Francia, come la pietra che abbiamo disegnato insieme, come il fazzoletto che hai usato per disegnare sotto alla Loggia dei Lanzi.
Mi piacerebbe tu sapessi come io non ti abbia mai lasciato andare, in realtà. Anche se quello che è apparso era tutt'altro.
La sera che ci siamo incrociati su Borgo San Lorenzo mi sono sentita a casa, ma una casa distrutta. Mi hai offerto le fondamenta intatte rincorrendomi, fermandomi, parlandomi. Ci ho messo mesi per preparare la calce e spolverare tutti i mattoni che avevo riposto con cura. Non avrei mai lasciato un posto che chiamo casa, anche dopo tormento e pianto.
Ed è una mia responsabilità, ed il coraggio che trovo solo ora, dirti che riprenderti per mano e riprendere il cammino significherebbe la pienezza che solo tu sai. Non sapendo quasi nulla dei noi di ora.
Sappi che sono pronta a prendere appunti, ricevere insulti ed incassare un no. Ma rischio: mi premeva più dirti che sono qui e che ti voglio bene.
J.
