giovedì, marzo 26, 2009

Vernice fresca

Da quando sono in Francia questo blog è diventato il posto spesso meno adatto su cui scrivere di me. Forse è per questo che ho smesso di farlo del tutto, ed è come se invece di usare lo schermo avessi imbiancato la mia pelle dall'interno, di quel bianco che invita a scrivere. Ci passo delle ore, ogni giorno, a imbrattare quel bianco di parole che per ora non rileggo. Da qualche parte devo scriverle, altrimenti mi perseguitano. Le lascio dentro perchè se fossero fuori sarei nuda davanti a una folla e sarebbe facile ridere di me anche per gli altri... voglio che ridere di me resti una prerogativa solo mia.
Queste parole potete anche non leggerle, non hanno effettivamente un senso logico. Questo piccolo ermetico abstract di ciò che è scritto sulla vernice fresca devo tirarlo fuori. Dentro non c'è più molto spazio e prevedo di aver bisogno di imbiancare presto.


Incredibile come 'a volte ritornino'. Probabilmente perchè non li ho mai guardati andare via e per me era come se fossero appiccicati anche loro al bianco dentro. Incredibile come ci sia solo una cosa che non potrò mai realizzare, ed è quella che da un po' sogno ricorrentemente. Ne avrei un bisogno immane. Incredibile come ancora sogni stelle tolte dal cielo da qualcuno, apposta per me.
Incredibile come io sia cocciuta. Incredibile come sia io la prima che punterebbe contro se stessa in questa scommessa. Incredibile che c'è effettivamente un ambito in cui non c'è verso, non imparo perchè non voglio imparare. Perchè distogliere lo sguardo è così comodo... anche se prima o poi dovrò fare i conti con i miei dieci decimi.

E ci sono le incredibili 'saving graces' che fanno altrettanto parte di me. So sperare per due, volere per sei, suturare con fili da due zeri a sei-zero, dormire e mangiare per tre, studiare per dieci ore di fila, resistere quaranta giorni senza lettore mp3. So ancora sognare, nonostante tutti i vetri infranti ho cura del vetro che ho e ci sogno attraverso.
E ora so anche quello che voglio fare da grande. E lo so per certo. Il che non aggiunge nessuna certezza alla mia vita, tranne quella di dover fare una scelta in meno e di potermi concentrare su altro.
In questo momento, le saving graces non mi aiutano. Perchè so quale è la posta in gioco... e devo pensare a giocarmela bene da sola.

venerdì, marzo 20, 2009

12.5

Ho capito che la Francia non è il posto adatto per Erasmus che vogliono alzarsi la media semplicemente perchè qui la media non conta nulla: alla fine del sesto anno c'è il concorso nazionale, che puoi sostenere se hai passato tutti gli esami, non importa con quanto.
Quindi qui i professori non si sprecano a metterti i votoni, e su 120 persone solo una decina hanno 16/20, tutti gli altri si aggirano intorno al 10-11.
Tornerò in Italia con una media temo invariata, quindi particolarmente bassa per una che vuole entrare in Chirurgia o in Emergenza.
Ma il mio 12.5/20 in Urgenze, quando più di metà del sesto anno di qui ha bocciato l'esame, questo non me lo scorderò mai. Anche se traducendo da Francia a ECTS e da lì in voti italiani verrebbe "solo" 26.
E le parole del primario di Cardiochirurgia in commissione Erasmus dimostrano che magari non mi laureerò con 110, magari nemmeno con 100, ma che quel non poco che so... lo so anche fare.

Fuori Toulouse scintilla sotto il sole.

giovedì, marzo 05, 2009

Quotidiano per mano

Come quando mi stringi una mano sotto al tavolo.
Come ti stupisci perchè non mi arrabbio quando dovrei. Sicuro che non mi arrabbio?
Come ci si punzecchia sempre, e non cambiamo.
Come quelle volte in cui i tuoi occhi fan tremare.
Come un ennesimo post-it da qualche parte.
Come un messaggio in segreteria che ho riascoltato 14 volte.
Come quando non si dorme bene per le cose non dette.
Come ogni volta che tutti si stupiscono per come non dimostri. Che sono anche quelle in cui io mi stupisco di come tutti non vedano.

Come ogni volta che mi tengo dentro parole importanti e provo a passartele con la telepatia o con un mezzo sorriso.

Come quando finalmente le parole si rifanno vive spontaneamente, senza poter aspettare, così mi piace questo quotidiano per mano. Si passeggia benissimo, per mano.

domenica, marzo 01, 2009

Brina da sciogliere

Sperimentare per la prima volta il blocco dello scrittore mi sta obbligando ad essere paziente con le parole che restano pacificamente dentro, che non spingono per uscire come fanno di solito. Eppure sono davvero una marea.

Quattro o cinque volte al giorno penso che potrei pagare per essere ogni giorno spensierata e leggera come lunedì sera con Ale e Alberto, quando per qualcuno i miei occhi sono talmente importanti da valere 20 ore di viaggio su trentasei, e gli 800 km tra le nostre città sono fatti di modi per esserci e voglia di rivedersi. Ma siamo davvero un caso particolare.

Da una settimana ho finito gli esami e non ho nemmen l'ombra di un voto (non che sia così impaziente di vedere tutti quei 9), ho interrotto le guardie in Pronto Soccorso perchè mi avevano sballato ogni possibile ritmo circadiano e ancora mi addormento ogni volta che posso, sono esattamente tre mesi che non pattino e vedo del positivo nelle mie ginocchia non doloranti ad ogni scalino, mi aspetta una settimana di scartoffie e incontri con i responsabili delle relazioni internazionali e l'inizio del secondo round di studio. Metà della gente che ho conosciuto a ottobre è ripartita. Ed è arrivato già il secondo semestre.

Abbiamo avuto tre giorni di sole di seguito, cosa che per questo posto dimenticato da tutti i climi diversi dal 'nuvoloso con scrosci' è stata una conquista molto apprezzata. Ho scoperto di padroneggiare il francese franchement mieux di quello che credevo. Sto scoprendo dei posti davvero incantevoli nella nostra regione. La Franci è finalmente arrivata nella Ville Lumiére. Ale torna domani. Mia sorella arriva tra due settimane. Inoltre tra un mese ho 20 giorni di vacanze da poter inventare come voglio.

Il tempo si è già ristabilito sull'abitudinario: cielo bigio, luce filtrata, pioggerellina sottile. Sarà che è cominciato marzo, ma ultimamente sono come Toulouse è in questo periodo: un po' ombrosa, con un infinito bisogno di sole e d'azzurro a scaldare i mattoni ed abbagliare i vetri. Più di tutto, però, ho bisogno del mare per sciogliere la brina, non posso contare sulle poche altre cose in grado di farlo oltre al mare. Quindi andrò a prendermi il mare.