venerdì, giugno 27, 2008

Cetrioli a fine pasto - Il sorriso etrusco

Dopo le olive, il pane con il peperoncino staccato dalla pianta (che nessuno lo sapeva, ma me lo facevi mangiare da quando ho fatto 7 anni Ca nun vai mu n'ciu rici a to matri, o alla nonna Concetta), i peperoni ripieni, le cozze gratinate, il pescespada alla greca, le penne con la parmigiana, la parmigiana, la frutta che nessuno prendeva mai e i profiteroles che prendevamo tutte due volte, il gelatino mignon e prima del caffè per i grandi c'erano i cetrioli spaccati per lungo, con il sale sopra. Per pulire la bocca.
E il mio primo caffè in assoluto l'ho provato lì.

Non inchianate pa'ssupra, virite m'avite a cariri ra chia scala iani.
La seconda metà della frase era coperta da "Sì, sì, va bene" e da quattro paia di piedi salire di corsa i gradini traballanti della scala a chiocciola.


E poi c'era la partita a scopa, o ad Asso piglia tutto fuori in veranda (Pijati st'asu!!), dove il sole non batteva già più -e comunque c'erano gli ombrelloni. E c'era la gara ad accaparrarsi Pedro cano - Identità in transitola tua sedia. Osservarti in quella luce piena era l'inizio della domenica pomeriggio. Il volto abbronzato, segnato dal sole e dagli anni in mare, i morsi dei pesci sul braccio, le spalle possenti. Le volte che tornavi dal mare a torso nudo, con l'asciugamano bianco sulla spalla sinistra. Ti ho rivisto qualche giorno fa in un quadro di Pedro Cano, alla mostra appena inaugurata. Eri proprio tu.


Sui muri bianchi abbaglianti intorno, le lucertole prendevano il sole. Se un giorno avrò dei figli, vorrei che sentissero quella sensazione confortante di immutabilità, quella del dopopranzo della domenica, quando il mare dal balcone brillava sotto al sole e tutto profumava di origano appena frantumato e panni lavati con cenere e soda appesi fuori ad asciugare.

E quando salutavo te e nonna Concetta (Laurètta, runa na vasata o nonnu!) sapevo che la domenica seguente sarei stata di nuovo recalcitrante ad andare -perchè voleva dire tornare prima dal mare- e poi di nuovo recalcitrante ad andare via. Perchè erano anche i miei nonni, e la scala ripida e stretta tra i due muri l'ho sempre salita correndo, anche la scorsa estate, anche se l'abbraccio che mi aspettava su era diventato uno solo. Don Vincenzo si lasciava sfuggire qualche lacrima ogni volta che Lauretta correva su per le scale chiamandolo, e diventavi nonno Vincenzo.

Spero che oggi il sole riempia il cielo, accechi e asciughi i volti che amo tanto, e che qualcosa scaldi.

Lauretta, da ieri sera, sarà sempre su quella terrazza assolata, su quella scala a chiocciola malandata. La bambina che ero resterà confinata tra quella terrazza e un altro balcone non molto distante, con il profumo dell'intonaco ruvido caldo di sole, il frinire delle cicale, le carte da gioco usurate -il sette d'ori con il taglietto sull'angolo-, gli avvertimenti, i cassetti mai aperti, i rintocchi della Torre, i peperoncini e l'origano che mi hai insegnato a frantumare con le mani. E mi mancherai tantissimo.

giovedì, giugno 26, 2008

Oui.Oui.OUI.

L.A. approvatoIndovinate chi brilla di più adesso , se io o il sole. aaaaaaaaaaaaaaaToulouse.

mercoledì, giugno 25, 2008

Tale as old as time

I've been trying to write down something again and again but words don't come out easily, maybe it's too hot even for them. So, when heat puts down italian , english puts down roots.
In those days I had a lot to think about.
First of all, the statement 'Anymore scout camping in the very middle of exams session' quicly climbed my list of Don'ts reaching the very first place. I'm going nut handling both heart attacks and Jasmine's costume at the same time, and finally having the DVD of Beauty and the Beast isn't helping at all.
My innermost desire lately are 'positively primeval'. A cold Ceres before dinner and fireworks on a bridge tasted just great last night, and that's because of the people I was with, people I feel like home with. Moreover, I'd kill for some vacation, kind of 'nothing to do at all, all day long'. I'd like to dance in every corner of the world, and to bath into the ocean... I'd like time for myself. Just for myself. Tale as old as time.



But then... a post can change a life, somehow. And it did, giving everything a new flavour, a newer and more complete sense. So, let it be hard. I'm ready to fight, again and again.

domenica, giugno 22, 2008

L'alba di stamani

Vista dalle finestre del DEA, mentre il vento scuote gli alberi intorno e il cielo si fa indaco, mentre Gianluca vaga ancora qui intorno in attesa che qualcuno lo mandi a dormire, l'alba rischiara le pagine del libro di cardio che ancora non ho letto, le pagine di cui sono ancora curiosa. Una notte piena di persone, di quelle con cui vorresti passare non solo una notte ma una vita intera, e per un po' c'è anche qualcuno che mi manca tanto. I cantucci con il vin santo in sala relax. Il mio fonendo al collo -la gomma arancione finalmente tiepida- la stanchezza che passa con mezzo litro d'acqua, una giornata che inizia in uniforme bianca... tutto questo non ha davvero prezzo.

mercoledì, giugno 18, 2008

Très, très loin

Mi sembra di guardare tutta la mia vita da una vetrina, in questi ultimi giorni. E se fossi una spettatrice di questo film, beh, chiederei alla regia cosa aveva fumato prima del ciak.
Ieri l'altro ho aperto un nuovo libro per un nuvo esame, pensando di riuscire a togliermelo di torno nel giro di poco, per non sentirne parlare troppo.
Macchè.
Il primo esame che ho problemi a gestire dopo fisica, solo che fisica mi faceva piangere perchè non capivo nulla, questo mi toglie l'aria perchè capisco tutto. E non è 'poco' la parola che descrive il tempo necessario per prepararlo, perchè avanzo come una lumachina.

Necessità di fuggire lontano quanto basta, con qualcuno di speciale al mio fianco. Ho davvero bisogno -e non ho davvero tempo- di riprendere fiato, di rendermi ridicola. Se trovate uno spacciatore di incoscienza, dategli il mio indirizzo.

lunedì, giugno 16, 2008

Per un soffio


Letteralmente.
Chi l'ha detto che i diamanti sono i migliori amici di una donna?

Facezie a parte, l'unico fastidio è che mi si scombinano un paio di piani, e che sarà una preparazione di VdB farcita di toni e indici funzionali. Ora credo che andrò a riposare, e poi riparto... con lo stesso amore di prima, e la grinta dettata dalla necessità.

domenica, giugno 15, 2008

Saving Grace

La sera prima di un esame ha cambiato connotati ad ogni nuova materia di questi 4 anni. Ho conosciuto sere di isteria, sere di ‘stasera capirò tutto!’, sere di pianti dirotti, sere di menefreghismo assoluto, sere di fatalismo e sere di incoscienza.
Sono ancora nel solito angolo della solita stanza, con accanto la medesima tazza blu sbreccata che mi segue dal quarto liceo, piena di caffè di Castroni fino all’orlo, ma stasera ha un sapore se possibile ancora migliore.
Il quindici giugno tramonta alle mie spalle –coperte dal pile di mia madre-, e questa sera ha un sapore diverso da tutti i Day Before.
Stasera è un ritaglio di intimità tra me e le materie che ho cullato in questi mesi.
I poster che tappezzano la mia stanza, pieni di tutto ciò che fatico a ricordare. I libri sulla sedia, ancora caldi delle mie ginocchia e delle mie mani.
Il mio orecchio destro rosso perché ho costretto mio babbo ad interrogarmi mezz’ora al telefono. Mio babbo, con la sua dolcezza che è la mia unica forza e la sua cultura che è la mia enciclopedia.
Scrivo per terra, contorta in una posizione quasi da Kamasutra nel tentativo di stiracchiare i seimila muscoli della schiena, spiegazzati per il troppo tempo passato accovacciata sulla sedia.

Ventilazione regolare, e il nodo SA tiene il passo tranquillo delle dita di Einaudi sul pianoforte.
Non importa cosa ne sarà domani della mia dedizione verso questa materia, se ne faranno polpette o meno. A volte l’amore è davvero la zattera che ci salva, comunque vada tutto il resto.


Allungo la mano per prendere un fonendo poggiato intorno al collo del camice, e sorrido quando la testina fredda incontra la mia pelle. Lub dub, lub dub, lub dub…

Welcome back, my dear Marco. Missed you.

Franci, Lucia, Wushu. Grazie.


martedì, giugno 10, 2008

LVAD (Laura Vorrebbe Assimilare il Doppio)

Mi infamerete in tanti, lo so, per questo titolo così dannatamente idiota... però stasera è la serata di Cardiochirurgia, quindi fatemi stupidare in pace, ancora cullata dal bagnoschiuma alla lavanda che è diventato il mio nuovo migliore amico. Oggi ho scoperto che la mia location ideale di studio a casa è la lavatrice, in balcone, meravigliosamente baciata dal sole. E di notte... la scrivania nel mio angolo, che mi ha visto preparare ogni esame da Scienze Umane a questo, e che è ancora lì ad ascoltarmi mentre mi sfinisco a ripetere.

Ancora pochi giorni, per questo esame dove davvero vorrei fare bella figura. Dove vorrei arrivare tranquilla e serena, e dove arriverò tesa come una legatura quadra ben fatta. La stessa cura, la stessa precisione, la stessa stretta forte... vedremo cosa saprà reggere.

sabato, giugno 07, 2008

Happily Ever After

Troppe cose tutte insieme. Alcune nuove, domande, arrabbiature, bellissimi sfondi per conversazione. Altre sempre le stesse, tremendamente uguali a prima. Da disordinata cronica che sono, non so mai dove ho messo la bandierina bianca... e ogni volta che ne avrei bisogno, ogni volta che sono sopraffatta dalla quantità di presente, lei non c'è.
Chi l'ha detto che il disordine non è salvifico?
Non posso mollare... l'arena è una calamita, una religione, uno stile di vita. Potrò maledirlo dieci volte al giorno, ma ne sarò sempre innamorata. Perchè tutti i suoi lati brutti finiscono quando mi vesto di verde o di bianco, e quando le mie braccia profumano di Betadine. Un profumo quasi pari alla terra dopo la pioggia.

mercoledì, giugno 04, 2008

Fogli di via

Tornare a casa con la testa esausta ma col vento dei Pirenei impigliato tra i capelli è un buon compromesso. 3 mail ad attendermi: due bellissime, di quelle di cui mi regalo altre tre letture. Poi, per una coincidenza che ha dell'assurdo, apro la terza.
E rido di me stessa, del fatto che prima di dare l'esame di Pneumo era quasi doveroso che mi fosse ricordato com'è un dolore puntorio, una stilettata tra le coste, una cicatrice su cui si infierisce. E credo che la mia accuratezza nel descrivere un dolore da pnx aumenterà drasticamente.
E miracolosamente non ho smesso di sognare...

Questa sera è una sera da sdraiarsi su un pavimento di pietra caldo di sole, come la scalinata di Palazzo Pitti... o Piazza del Campo. Per respirare tranquilla con la schiena tiepida. Per chiudere gli occhi, ed essere altrove o proprio lì.

Oggi, che finalmente la fine di tutta quella burocrazia sembra più vicina.


Finchè non accarezzerò quel timbro su ciascuna delle 4 pagine del mio L.A. non crederò fino in fondo che tutto ciò sia vero. Ma il giorno in cui tutto l'inchiostro su quei fogli sarà al posto giusto, indossate gli occhiali da sole prima di guardarmi negli occhi.

lunedì, giugno 02, 2008

E le stelle stanno a guardare

Credo che anche alle stelle piaccia il fumo negli occhi, quando viene da un fuoco chiassoso di risate.
Non saper dire di no quando si tratta di fazzolettoni al collo è un leitmotiv dei miei ultimi 13 anni... però vado fiera dell'aver capito che se gli esami saltano un appello poco male, ma se perdo l'occasione di conoscere persone valide come quelle incontrate in questi due giorni ho perso un tassello del mio puzzle.
Tirar tardi chiaccherando, con un the e cioccolata amara fino alle due di notte, quando le lucciole (sì, esistono ancora) sono in piena movida e se ascolti bene senti i cinghiali passeggiare nel sottobosco. E mentre l'ultimo sbuffo di fumo svanisce contro il cielo, mentre le note di Eirene ancora rimbalzano nell'eco, io ringrazio.
Per le mie due ali, le loro spalle accanto alle mie nonostante centinaia di km d'aria tra noi... così insieme a me da non aver fiato per dirlo.
Per quel nome con cui chiamo tante altre persone, ma che non è mai lo stesso tuo e che quando sono in uniforme il fiato per pronunciarlo mi si spezza alla prima sillaba.
Per la mia CoCa, una gabbia di matti, tutti pazzi per i nostri ragazzi.
Per le barzellette agghiaccianti e il TG scout, per le risate sincere delle persone che si regalano agli altri. Per quel the condiviso, per alcuni sguardi belli e puri. Per la fiducia ritrovata di qualcuno, e per quanta non si è reso conto di donarne. Per il profumo di campo, impagabile come l'acqua fredda sul viso appena svegli, e la rugiada per terra. Per il potere del gioco e del rimettersi in gioco. Il risultato, come sempre, è che torno esausta e felice, lo zaino da disfare è uno sforzo insormontabile e le gambe sono crivellate dalle zanzare.

La vita ha un senso incredibile.

mercoledì, maggio 28, 2008

Nove e 3/4

Questi giorni sembrano ciascuno la fotocopia del successivo. Sveglia presto e sigle, volumi, flussi, metastasi, tac ad alta risoluzione. Giusto per ricordarmi la meraviglia e la magia di ogni nuovo giorno, ogni alba riserva sorprese inattese.
Lunedì mi sono svegliata con il caffè del mio babbo, e le nostre stiliste preferite hanno aperto il negozio apposta per me e Gaia. E Firenze, la mia bellissima Firenze, mi ha riaccolta tiepida al tramonto.
Ieri mi sono svegliata nel panico, e non solo per il ritardo mostruoso. Fino a un secondo prima di aprire gli occhi ero in un altro letto, e stavo giocando con mia figlia. Una bimba di pochi mesi, con una tutina fucsia, i capelli lisci scuri scuri, tagliati quasi a caschetto. Quei lineamenti, così nitidi, così vividi anche oggi. Quel profumo, che riconoscerei ovunque. E' stata una esperienza sconvolgente. E poi un messaggio di Ale. E poi uno di Franci.
Oggi mi sono rassegnata a dimenticarmi del sacro rito delle otto ore di sonno fino al giorno dell'esame, ho infilato il camice in borsa e Tommy mi aspettava sotto casa per andare in reparto. E non avevo mai passato il tea time con un caffè in stazione.

Nove e tre quarti, segnava stamani la siringa dei minuti del mio orologio rosso, quando pensavo che il mondo può davvero essere meraviglioso, e davvero tu puoi pensare di sapere quanto.... almeno fino al momento in cui vedi una carena tracheale con i tuoi occhi. Anche se quella carotide pulsante sotto le mie dita ancora non ha pari.
Ma nove e tre quarti può anche essere un binario, può essere l'inizio corsa del treno che ciascuno di noi sogna. E oggi pensavo che il mondo è davvero stupendo, specie se è uno di quei giorni in cui ti senti al binario giusto, e con il coraggio di attraversare quel muro. Perchè oltre, chissà cosa c'è.

domenica, maggio 25, 2008

Make a wish

Mi auguro che mi vengano le parole.

Mi auguro che tutte le persone che amo sappiano cosa vuol dire la parola 'sorella' così come lo so io.
Mi auguro che la tua prima firma che conta sia in calce a qualcosa di giusto.
Mi auguro che tutti i tuoi sogni possano non realizzarsi come per magia, perchè la magia vera sta nel volto paonazzo per la fatica, nell'asciugarsi il sudore dalla fronte.
Spero tu viva giorni belli come incantesimi, belli come una mattina di Natale.
Mi auguro che il sole di alcuni giorni sia accecante come le fiammelle delle candeline che spegnerai oggi (le candeline aumentano negli anni per aumentare la luce) e che il buio di altri giorni sia un'occasione di riposo.
Sogno per te una vita piena di strade, piena di scelte difficili e non, piena di gente che sorride e condivide l'ultimo sorso d'acqua.
Mi auguro dei colpi di fortuna, dei colpi di testa, che tu sappia farti colpire al cuore.
Happy 18th, my dear.

sabato, maggio 17, 2008

Dico sì

In questo periodo mi sento esattamente come prima della maturità: non tanto preoccupata per l'esame in sè (anche se, via, Spec3 e Farmaco avrebbero tutte le carte in regola per farmi tremare le ginocchia) quanto per ciò che verrà dopo. Sono esattamente nello stesso limbo di attesa di quattro anni fa. 8 giorni in Croazia a parlare inglese prima di 9 mesi in Francia a biascicare francese. Detta così, potrebbe bastare per farmi venire una crisi vasovagale.
Potrebbe, perchè chissà come sono rimasta la stessa entusiasta-beata incosciente liceale, che lascia di nuovo il nido con il sorriso, se non proprio lo stesso di allora, ancora incollato al volto.

Mi chiedo come sia possibile che, anche stavolta, io non abbia paura.

Forse non ci siamo capiti, mi verrebbe da dire a un sacco di persone, su questa storia della paura. Aver paura è intelligente ed onesto. Onestamente mi chiedo cosa ci sia da invidiare a qualcuno che non è impaurito di fronte a un radicale stravolgimento della propria vita, come sarà l'Erasmus. Quale passaggio ho perso della crescita che ci porta ad essere adulti?

Mi sono domandata più e più volte se compilare compulsivamente quei moduli non fosse la spia di una ferma, solida volontà di fuga da qualcosa.
Alla fine, mi sono risposta di no. No, perchè altrimenti non è in Francia che sarei andata. No, perchè non ho più nulla da cui fuggire -eccezion fatta per le follie burocratiche del sistema universitario italiano. In realtà, la mancanza di paura non vuol dire che non mi tremino le ginocchia. Solo, so che tremano per la fatica muscolare di ciò che mi aspetta.

Una mail e una chiaccherata importanti avrebbero potuto riportare alla impietosa luce del sole i tanti dubbi sepolti con cura, e la prima a sorprendersi del fatto che ciò non sia successo sono proprio io.

Ho smesso di scrivere per farmi il caffè, e ho messo un attimo su MTV. Stavo già rovistando ovunque per cercare il telecomando e spengere appena è iniziata la pubblicità, ma chissà dove diavolo era. E così, dopo una carrellata di idiozie, è arrivata la sorpresa. Ad onor di cronaca dovrei dire che tra me e la Nike è sempre stata guerra aperta dalla storia dei palloni cuciti dai bambini, e non ho mai indossato un loro capo, ma qualcuno ha scritto per loro qualcosa di davvero efficace. Ho fatto finta di non vedere quella virgolina, e ho solo ascoltato, rapita dalle coincidenze che, a volte, parlano proprio a noi.

dico sì...
dico SI a sfruttare i doni di madre natura
dico SI alle decisioni da cui non si torna indietro
dico SI alla danza della vittoria
dico SI a lasciare tutti senza fiato
dico SI a poter essere quello che mi pare e piace

dico SI alle ginocchia tremanti e ai loro clamorosi trionfi.



sabato, maggio 10, 2008

Specialità tre

Ma che razza di titolo è?
Specialità tre, qui a Firenze, è un esame niente male. Un po' internistico, un po' chirugico, un cocktail piacevole ma ad alta gradazione. Non un post, questo, ma un post-it, per me stessa: uno tra gli ingredienti di questo esame è nella lista delle mie opzioni sotto la voce "Cosa farai da grande?", in buona, esigua compagnia.

Da oggi parte il rush di studio potente, quello che ti fa alzare la mattina alle sei, non lasciare punto caffè nella macchinetta e diradare reparti e serate con gli amici (con le ovvie eccezioni DEA Careggi e Meyer, ed il mercoledì del poker). Quello che mi ha fatto scrivere questo post però non è la vecchia ansia del 'me lo scrivo qui così siete tutti testimoni e devo farlo'. Naaa.

Oggi scrivo per alcune persone, quelle che mi fanno riflettere tanto. Loro sanno il perchè di ogni mia sottolineatura senza dover arrivare alla fine di questo post.



Virginia, che non mi appende gli striscioni di tifo in biomedica solo perchè ha pietà della mia poca riservatezza residua. Occhi con le spirali verdi.

Gaia che mi ha ritrovato i sandali e a cui vorrei congelare un sorriso addosso e non ne sono capace, non oggi, non domani. Occhi color miele di castagno.

Gabriella -ma chi è questa?- bella domanda, mi piacerebbe rispondere, ma l'unica risposta giusta che ho è una sola parola che non ricordo più come si pronuncia. Occhi chiari, sul blu.

Luciano, standing ovation for Mr.President, quel testone cocciuto, quasi quanto me. Occhi diversi, uno mio, uno di Gaia.

Bea che esplode di vita e non lo sa, e non sa la saudade che avrò di lei da settembre. Occhi cangianti tra verde e miele.

Nik che si gode il nono Arrondissement e tutti gli altri per qualche giorno. Occhi acqua.

Andrea che è sul filo del rasoio, che è bello vedere anche solo per 5 minuti. Occhi nocciola.

Marco che si gode Vikram e Clara nel suo interspazio romano (nebuloso per spero solo pochi altri giorni). Occhi profondi, uno nuovo, uno non ancora.

Franci che affronta tutto pedalando, anche se è salita, tanto poi il sorriso risalta di più sul viso paonazzo. Occhi verde-marrone.

Ale e Albi che sono lontani ma mai distanti, un nodo che ci lega dentro. Occhi cioccolato uno, cielo l'altro. Occhi indispensabili.

Annie, il mio costato natale, che 'lascia che piova pure, prendiamo il sole che c'è', come dice Liga. Occhi quasi neri.

E il mio Mr.X, mio mica tanto, ma va bene quel che c'è, tutto ciò che c'è c'è già. Occhi scuri, che sorridono.

Dal sito di Emergency, il mio sogno


Poi ci sono gli altri nomi e gli altri occhi, quelli che non saprò mai di che colore sono davvero finchè non andrò ad incontrarli. Tra le tante ragioni che uno potrebbe avere per fare medicina, io, in fondo, ho solo i loro occhi.

lunedì, maggio 05, 2008

As long as I can tear down all this

L'unica cosa che mi ha trattenuta dal bruciare l'agenda di questa settimana è che finisce con domenica. Nei momenti come oggi pomeriggio, quando nemmeno 40 grammi di liquirizia pura sono abbastanza risolutivi per l'umore (o decisivi e devastanti per la pressione), quando avanzo di dieci pagine in un'ora nel libro di cardiologia, quando mi viene proposta una cena per brindare alla vittoria della destra, quando fuori piove e non posso andare a correre, quando il random inciampa in una canzone che mi piacerebbe pattinare( e mi rendo conto che sto facendo consapevolmente per la seconda volta lo stesso errore, trasferendomi di nuovo in una città che non ha un palaghiaccio)... davvero abbatterei un muro a capocciate. Datemi una pista da ghiaccio liscia, l'unica cosa che ancora mi manca della mia vecchia vita. Inventatemi tre mesi in un buco nero, sottozero, l'oblio benedetto con cui la mancanza di attrito copre e ridimensiona i problemi. Ma non si può.
Ma la cosa più simile che ho trovato a quello finora è stato il divincolarsi deciso di un esserino di 24 settimane dal solletico che il mio indice destro guantato gli faceva sotto la pianta di un piede. Con pochi centimetri quadrati della mia mano che ancora ardono tiepidi di vita, quella vera, tenace, dura, con quelli voglio sperare di continuare a salvarmi ogni giorno come oggi.

domenica, maggio 04, 2008

Eroe - Caparezza

Piacere, Luigi delle Bicocche
Sotto il sole faccio il Muratore e mi spacco le nocche
da giovane il mio mito era l’attore Dennis Hopper
che in Easy Rider girava il mondo a bordo di un Chopper
invece io passo la notte in un Bar Karaoke
se vuoi mi trovi lì tentato dal videopoker
ma il conto langue e quella macchina vuole il mio Sangue
un soggetto perfetto per Brahm Stoker
TU
che ne sai della vita degli Operai
io stringo sulle spese, Goodbye Macellai
non ho salvadanai da Sceicco del Dubhai
mi verrebbe da devolvere l’otto per mille a Snai
io sono il pane per gli usurai ma li respingo
non faccio l’Al Pacino non mi faccio di Pachinko
non gratto non vinco non trinco nelle sale Bingo
man mano mi convinco

che io sono un
Eroe
perchè lotto tutte le ore
sono un Eroe
perchè combatto per la pensione
sono un Eroe
perchè proteggo i miei cari dalle mani dei Sicari, dei cravattari
sono un Eroe perchè sopravvivo al mestiere
sono un Eroe
straordinario tutte le sere
sono un Eroe
e te lo faccio vedere
ti mostrerò cosa so fare col mio superpotere

Stipendio dimezzato o vengo licenziato

a qualunque età io sono già fuori mercato
fossi un ex SS novantatreenne lavorerei nello studio del mio avvocato
invece torno a casa distrutto la sera
bocca impastata come calcestruzzo in una betoniera
io sono al verde vado in bianco ed il mio conto è in Rosso
quindi posso rimanere fedele alla mia bandiera?
SU
vai a vedere nella galera quanti precari sono passati ai mal’affari
quando t’affami ti fai nemici vari
se non ti chiami Savoia scorda i Domiciliari
finisci nelle mani di strozzini ti cibi di ciò che trovi se ti ostini a frugare i cestini
ne l’Uomo ragno ne Rocky ne Rambo ne affini
farebbero ciò che faccio per i miei bambini

Per far denaro ci sono più modi potrei darmi alle frodi

e fottermi i soldi dei morti come un banchiere a Lodi
c’è chi ha mollato il Conservatorio per Montecitorio
lì i pianisti sono più pagati di Adrien Brody
io vado avanti e mi si offusca la mente
sto per impazzire come dentro un Call Center
vivo nella camera 237 ma non farò la mia famiglia a fette
perchè sono un Eroe.

Se mai il PCI dovesse assurgere di nuovo agli onori della politica, c'è già l'inno pronto. Onore al maestro Capa.

martedì, aprile 29, 2008

Je m'èmmene au vent sur la Garonne


Il était une fois la ville qu'a capturé mes rêves. Et la bougie allumée que j'ai dedans ensoleille les mois que partagent mes yeux de Pont Neuf, et tout ce que mes yeux doivent absorber jusqu'il y a d'espace. Aussi si celà, celà que j'aime, celui qu'est un rêve lui-meme, ils ne necessitent pas de lumière, car ils ne sont pas etincelles mais étoiles. Et les étoiles sont partout, partout comme le ciel.

domenica, aprile 27, 2008

... ma per ardere vivo

Le dita si sgranchiscono veloci danzando sulla tastiera, poche righe gustose, di quelle che piacciono alla me più me che conosco. Ne ho abbastanza di dubbi sulle persone, e mi sono ritrovata a sorridere davanti a cose che in altri momenti mi avrebbero sciolta in lacrime: il focus è tornato al suo posto. Una volta di più accarezzo il mio tatuaggio dietro il collo, ancora una volta ricordandomi che è lì perchè sono solo io, io con quella che la prof di francese definì la mia 'volontà luminosa', la soluzione che va bene per tirare un calcio a tutte le X ( e a tutti gli X).
Alla luce fiammeggiante di questo tramonto sulle montagne, mi incendio di nuovo.

venerdì, aprile 25, 2008

If it makes you happy

Mi accorgo che è tempo di riapprontare i bagagli quando mio padre inizia a rimproverarmi per il disordine, e non ha assolutamente torto... ma vivendo in un santuario dell'ordine per 340 giorni l'anno, quando approdo qui la mia entropia esplode.
Che bella settimana che è stata. Casa, assaporata pienamente in ogni angolino. Il mio divano. il caffè al mattino e dopo pranzo. I miei, sempre lì con proposte geniali, tipo il caffè ogni volta che voglio. E lo shopping.
Carla, con cui ancora basta uno sguardo. Marco, con cui ogni sguardo scambiato è una sorpresa.

Ah, già, il film-rivelazione della settimana! Stardust. Bellissimo, tutte e tre le volte.

Devo però ammettere che in questi giorni sto sperimentando una seria difficoltà a reggere il ritmo di vita socio-familiare, di studio, di convivenza, per non parlare della mia nuova mania compulsiva: controllare le mail. Fino ad ora, dalla Francia nessuna Madame si è degnata di farmi sapere qualcosa, ma io sto preparando il mio piano di studi, il mio piano d'attacco. In realtà, è un piano di fuga.

Sebbene tornare a Firenze sia una necessità impellente, perchè il disbrigo pratiche non sarà rapido ed indolore, il primum movens che mi farà riempire il borsone e ripartire verso lande viola è la voglia di rivedere alcune persone. Ultimamente la vita su è cambiata. Il mio fisico si lamenta per i ritmi più universitari in senso stretto, la mia testolina scoppia perchè tiene, nonostante tutto, i ritmi stretti di medicina, ma la mia vita è ricca. Vivo di tante vite, tutte quelle che mi vivono accanto, con cui condivido rilassanti chiaccherate davanti a una ciotola di nachos, partite di poker a cui -finora- ho fatto da spettatrice, cocktail di frutta giganti, migliaia di fotocopie in una stanza nascosta, pomeriggi di studio accanito, paure e timori e speranze, come sempre.
Più persone del solito, sorprese più di sempre, scommesse vinte. E con loro accanto, tutto mi spaventa meno. E se questo mi rende felice, allora è perfetto così.
Quindi, torno su con un fascio di fogli in mano, ma vederle sarà un nodo allo stomaco in meno. Almeno finchè la data della partenza non sarà fissata.