giovedì, aprile 27, 2006

Pulcherrima

Il Wheater qui accanto incombe minaccioso sulla mia nottata, ma ora mi va di scrivere roba patetica. Vuoi il periodino difficile, stancante, studiosissimo, complice il tempo ballerino che imperversa un po’ sì e un po’ no fuori dai vetri che, groan, avevo appena tirato a lucido, ma sorvoliamo, vuoi un sacco di situazioni aggrovigliate di cui sono -fortunatamente solo- spettatrice, vuoi anche un random bastardo che, tra le 3478 tracce all’ultimo aggiornamento operato dal Media Player del mio PackardBell, è andato ad incappare su una canzone di Liga che ritengo essere la più bella in assoluto tra le canzoni d’amore italiane (ex-aequo con ‘La Cura’ di Battiato, obviously). Non è tra le famosissime che saprebbe canticchiare anche nonna, ma esattamente cosa da aspettarsi da una che di Vecchioni conosceva TUTTO tranne ‘Luci a San Siro’. Ah già, il titolo.

Tutte le strade portano a te.

Se la conoscete è facile immaginare perché e cosa ci sia tanto da ripensare, ricordare e rimuginare su questo testo e su queste note. Tra questa e ‘L’amore conta’ si snoda il sentiero della mia inner growth degli ultimi quattro anni circa, un percorsone davvero immane di cui conservo tutti i ricordi, che per fortuna restano sfocati finché non sono io a volerli mettere a fuoco. Un po’ il meccanismo del postpartum, una sorta di autopreservarsi.
Sai perfettamente quanto dolore c’è stato, una grande quantità dai contorni sfumati, ma sai anche che quando tirava vento c’era una nicchia accogliente in cui raggomitolarsi e infischiarsene degli spifferi fuori. E questo post è dedicato proprio ad una persona che c’era nel dolce e nel salmastro e in tutti i momenti amari, tu che forse non leggerai mai queste parole, tu che sei ciò che sei, che non cambierai mai, sappi sempre che, nonostante e forse proprio grazie ai nostri sentieri separati, ci sarà sempre un posto in caldo per te.

Se invece non la conoscete, vi invito tutti ad ascoltarla perché è incantevole –per meglio dire pulcherrima-, e vi auguro di dedicarla e sentirvela dedicare perché vuol dire aver trovato un’orbita nella quale sguazzare beati ed essere per qualcuno l’ombelico del mondo.

PS: Non soffro di nostalgia, non sono malinconica, non è successo nulla. E’ tutta colpa della riproduzione casuale del lettore! State tranquilli per la salute dei miei fusibili cerebrali, sto benissimo. La prova? Vado a studiare microscopica!
Integralmente vostra,
Laura

giovedì, aprile 20, 2006

L'arte di fregarsene

Unoduetrequattrocinqueseisetteottonovedieci e un dì ci sarà giustizia anche per i ‘livelli base’, quelli che non hanno ancora messo piede qui e già adoperano la muscolatura della fonazione. C’è gente che non ha usato il Golden Period in modo adeguato, che si accorgerà di aver innescato un insospettabile congegno di malvagità ad evoluzione repentina, ma siccome è gente che al posto dei due emisferi cerebrali ha una coppia di cunei mal assortiti il mio raziocinio ( e la mia etica deontologica) mi impediscono di tentarvi un nuovo approccio alla pratica dell’esplorazione rettale con l’uso del laringoscopio, e mi esortano a mantenere invece la lucidità mentale atta ad una efficace disputa dialettica che non superi i 50 decibel. Non sono una tipa manesca, non sono la prima stupida caduta dal cielo –Glice, ti rubo la battuta perché rende bene l’idea! :) - questa gente non lo sa, perché in sei mesi di servizio l’unico rapporto intercorso è la comune dipendenza dall’O2 presente nella stessa stanza, pertanto sentirmi recriminare legittimità d’azione non mi dispiace, mi insulta, ed insulta anche le persone che mi hanno insegnato, che in me hanno creduto e che mi danno fiducia perché si sono resi conto che agisco a ragion veduta. Tutto c’è tranne che cuor leggero in ciò che faccio, perché in un modo o nell’altro la mia intera esistenza ruota attorno a persone, non a meri esseri umani. E questa gente, che non afferra la differenza tra esser il miglior Sanbernardo del mondo e saper insegnare il soccorso, bisognerebbe faccia mente locale: mettiamo il caso di una caduta dallo scooter, coscienza-atti respiratori-polso-saturazione-collare-spinale-cunei-nastro-ragno-Ctoverde. Il Protocollo si è fatto carne, ma avrebbe chiesto a Marco dov’è che stava andando?
C'è a chi frega e c'è chi se ne frega.
Ragioniamoci su.

E un auto in bocca al lupo per stasera che c'è l'esame di livello avanzato!

venerdì, aprile 14, 2006

L'allegro girotondo di Theobroma Cacao & Treponema pallidum

MesDames et Messieurs,
siete certi d'esser pronti per un nuovo vorticoso accapigliarsi di parole che si inseguono in libertà mentre il vento che tira fuori sferza loro lo svettare della "l"?! Oggi ne ho davvero le tasche piene di nervi nervetti e nervicelli che sguazzano indisturbati nel mio liquor, nonchè ne ho abbastanza della nomenclatura misogina del SNP: come sarebbe a dire, NERVO SPERMATICO ESTERNO?! Chi era tanto impegnato a sfilare filuzzi bianchi da ogni pertugio dei cadaveri ha tralasciato una lieve differenza anatomica, ma ora è giunto il momento di rivendicare un corrispettivo anche per noi! Donne, uniamoci e battiamoci contro gli anatomici che ci declassano e contro i microbiologi dalla tosse rasposa che ci volgarizzano anche le patologie!
Probabilmente sono ancora i postumi dell'esperienza Hemingway di due sere fa, che ha visto cinque fameliche all'incircaventenni sbafarsi -perchè usare qualsiasi altro termine sarebbe solo un gentile eufemismo- piattate di crepes e pinte di frullati infarciti di cacao, cacao più che puoi, 55% di cacao su torta di solo cacao fondente con glassa di cacao cacao meravigliao che meraviglia quanto cacao navi naviganti in tazze di cioccolata e cinque rampanti fanciulle gaudenti alla conquista delle più alte vette del coma diabetico innevate di cacao e panna senza zucchero. Nauseate da cotanta profusione di dolcezza, un vago ricordo della soglia renale per la clearance del glucosio, le nostre cinque intrepide figliole hanno ripreso il regale destriero e si sono imbarcate in una nuova, gloriosa impresa. Putroppo la conquista di una pizzeria ai due tocchi di campana della notte si rivelò ardua e logorante, e le cinque avventuriere più belle e replete del Granducato -o che ci sarà a fare la nascita di Venere agli Uffizi, secondo voi? Secondo me le era venuta malino la permanente, e per consolarsi si sarà sbafata 300gr di schiacciata con la Nutella. Ciao Magre!!- si sono autoincoronate Cavaliere della Splittosa e sono rotolate orgogliose verso le loro dimore.
Addì, una di loro ha soppesato a lungo l'idea di continuare a studiare e reputandola irriguardosa verso il proprio giro del cingolo ha disceso con leggiadria le due rampe di scale dall'aula b sino al piano terra... ed eccomi qui!!!!
Domani ho promesso di osservare un rigoroso digiuno pre-pasquale e pro-girovita, poichè so che la mamma di Lucia si è già munita di imbuto per il pranzo di domenica. E farei bene a studiare fino a che le mie capacità intellettive riescono a reggere a questo insalubre yo-yo alimentare, sicchè arrancarerò con sollecitudine sino al piano di sopra.
Happy Easter!!!!

domenica, aprile 09, 2006

Una rosa in un pugno e qualche tulipano nell'altro

La luce del sole riverbera sulla neve e rischiara ulteriormente il cielo abbagliante, terso, mentre passeggio con papà su viali deserti, ed il venticello bizzoso disturba un po’ i miei capelli ed i petali rosa che vorticano nell’aria staccandosi dagli alberi fioriti che costeggiano il marciapiede. Torniamo tranquillamente verso casa dopo essere stati a votare – papà mi aveva proposto di andare al seggio con un ramoscello d’ulivo in mano. “Ma scusa, è la domenica delle Palme, da bravi cristiani!” Come se fosse credibile!! Gli ho risposto che invece del ramoscello avrei portato una rosa :) -
Ora è di là che armeggia in cucina per prepararmi due-tre chili di caponata da mangiare a pranzo, giuro che come la fa lui non l’ho mai assaggiata da nessuna parte, e quindi quando torno si diletta nel vedermi divorare anche il manico della padella (mi chiedo cosa ci sia di così bello nel vedere una figlia che si mantiene fornita di maniglie dell’amore… Vi, mi rispondi tu?! E’ una delle tante cose che avete in comune!! Avendo lui come termine di paragone, direi che i tuoi futuri pargoli saranno fortunati, felici ed in carne!).
Mia sorella si è alzata ora e sta caracollando verso la cucina mugugnando qualcosa tipo Papihofame, ieri sera siamo state a vedere Tristano e Isotta, e tornata a casa non sapevo se essere esaltata o depressa. Esaltata, perché il genere di ragazzi con cui avere un figlio vorrebbe dire creare un Adone, tanto belli da non poter prendere nemmeno in considerazione l’idea di un crossing over sfavorevole per la prole anche se la madre fosse davvero un cesso, e depressa perché un ragazzo del genere non prenderebbe nemmeno in considerazione l’idea di stare un con cesso, indi per cui la depressione ha prevalso e mi sono immersa nella lettura dei due libri di Marc Levy, “Se solo fosse vero” e “Se solo potessi rivederti”, che mi hanno messo sul chi vive. Una storia d’amore atipica, surreale, rocambolesca, sognante, ma non è solo questo: lei è una tirocinante di neurochirurgia che vive solo per il suo lavoro in Pronto Soccorso e che su questo basa la sua vita. Ed è davvero felice!
Voglio dire, davvero qualcuno ha capito cosa si prova a vivere per un –futuro- lavoro?! In quelle pagine ho ritrovato tutto il senso che io vedo stampato tra le righe di ogni libro di testo! E il fatto che qualcuno abbia provato ad interpretare il modo di pensare di una ragazza giovane e dedita solo al camice e che l’abbia trovato non dico giusto, non dico comprensibile, ma quantomeno non folle mi conforta. I libri sono davvero belli, dovreste leggerli. In tre ore ho finito entrambi. (Vi prego, non ricordatemi che in quelle tre ore avrei fatto un altro paio di vie perché lo so già da me… )
Nel pomeriggio intraprendo il viaggio di ritorno, ma prima devo andare a trovare un’altra volta sia un amico ed Enzo. Sapeste come sta crescendo… è diventato una scimmietta acuta, ha quasi tre anni ed è un tifoso della Disney: Cippe e Coppe, Capita Nuncino, Uendi, Ssspugna, Nemo e Dori, Piteppan, le Pescedonne –non abbiamo ben capito perché non le chiami sirenette, ma insomma…- ed è uno spasso stare a sentire le sue ingegnose teorie su gabbiano dal sedere depilato da Spugna che ‘bucia forte pecchè nel profumo c’è il dopobabba e come gli bucia a papà bucia anche al gabbiano”. Che gioia vederlo sorridere e che magone non vederlo crescere!
Ora scappo, ho un appuntamento importante e vado a scandagliare i fiorai della città per cercare dei tulipani, gli unici tulipani che non avrei mai voluto regalare.
Bis Morgen!

mercoledì, aprile 05, 2006

Pirogeno Esogeno

Oggi avevo voglia di un post leggero, di quelli da scrivere sorridendo senza pensare a niente, libera per un pò da rapporti superoanterolateromediali e da decorsi astrusi che popolano le mie giornate ed i miei incubi notturni. E Tulipanoperlato torna a battere sui tasti un pò più stanca del solito ed a popolare le vite di voi bloggers con i soliti resoconti folleggianti -ditelo che vi sono mancata!!!-

La routine prosegue as usually, studiare studiare studiare -tra un pò WWF ed Amnesty ci denunciano in sintonia per tortura di criceti cerebrali- e la solita mancanza di sano cazzeggio ci rende tutti un pò stralunati...

C'è un che di ingrato in questa vita tanto bella, un moto di indignazione nel pensare ai criminali che governano, a quelli che spero muoiano urlando non appena metteranno piede in un carcere, ai bambini di 2 e 22 anni che le Parche carogne han preso di mira. C'è una sorta di sconforto, di scoramento nel pensare a quello che si tesse giorno per giorno, all'amore di ogni singola fibra di ordito, alla cura di ogni punto e a come tutto possa essere repentinamente, impietosamente sfregiato. E mi chiedo se sopravvivere per combattere sia il modo migliore per rispondere a tutto questo amaro che resta in bocca.

Tra una mezz'oretta emergeremo dalla biblioteca con le tempie roventi soffusamente fumanti nella luce gentile del tramonto, chiaccherando di Ade, fotocopie, flirt latenti e lezioni deprimenti (vedi domani prime due ore di microbiologia) con l'incrollabile fede di poter fare tutte le mille cose ancora in programma per la serata -Che domande, certo che lo sappiamo che 999 e mezza ce le porteremo con noi tra le braccia di Morfeo!- e con quell'appendice che è la nostra prerogativa ed il nostro pirogeno esogeno, un sorriso che decussa da un trago all'altro.

Un bacino

sabato, marzo 18, 2006

Qui.


Ho passato più ore tra ieri ed oggi a fissare il tuo sorriso e la tua faccia tosta che in tutti gli anni di sentiero e strada percorsi insieme. Cambiare radicalmente vita e appendere il fazzolettone al chiodo ha reso divergenti i nostri ultimi due anni, io nel Granducato e tu in Irlanda fino a due mesi fa, giusto il tempo di non averti incrociato.
Tre giorni fa la voce di Raffaella, maschera pacata come sempre, ha compresso lo spazio e il tempo intorno a me e mi ha messo sottovuoto .

Dove sei?

Da qualche parte nella pancia c'è un nodo che blocca tutte le parole che non ti ho detto, tutto quello che non ho ancora vomitato e tutte le urla che non usciranno mai. Rantolo dentro il non averti rivisto, il non averti convissuto, il non esserci stata, il non averti esplorato di più, burbero scontroso silenzioso riservato forte instancabile mangione.


Dove sei?

I due zaini alla volta che portavi.
Guccini a ciclo continuo.
I calli della chitarra sulle mani.
Il modo orso di camminare.
Quando abbiamo staccato i tubi per l'acqua al campo intero.
Il modo indescrivibile con cui guardavi Giulia.

Giulia, con la sua terra bruciata dentro che nessuna parola potrà mai spazzar via, ed io codarda che non ho nemmeno osato provarci.

Dove sei?

Mi fa male pronunciareil tuo nome. Matteo.
Non so quale nodo o legatura ti tiene qui, qui che tu resti, qui che manchi, qui che continui il tuo hike, ma ti assicuro che è salda e solida come sapevi farle tu, e che regge attacchi di tempo, marmo, legno e sangue.

Qui.

venerdì, marzo 17, 2006

E magari fosse un attimo

Quel tuo modo di camminare rude, scanzonato, energico, sereno.

Quel ridere sguaiato, stonato, roco, preciso.

Quell’eterna prima tappa cucita sulla camicia.

Quel fare burbero, quei sorrisi inaspettati.

Quel movimento di impazienza col ginocchio sinistro quando entravi in chiesa
quel modo di osservare i banchi guardingo
quei cinque minuti di intolleranza prima di scappar fuori a fumare.


Insieme abbiam marciato un dì per strade non battute,
–mani, prendi queste mie mani: le mie mani con le tue possono fare meraviglie-
insieme abbiam raccolto un fior sull’orlo di una rupe.
Sotto le tende sottovoce stare fermi a parlare
di mille altre avventure.
Insieme abbiam portato un dì lo zaino che ci spezza

insieme abbiam sentito alfin del vento la carezza.

Un amico che parte e che sa che prima o poi ci si rincontrerà.
Arrivederci allor Fratello, arrivederci sì.

Voglio però ricordarti com’eri
pensare che ancora vivi
voglio pensare che ancora mi ascolti
che come allora sorridi.


Manchi, e mancherai sempre.

lunedì, marzo 13, 2006

Il Patto col Diavolo

A volte mi chiedo se far parte della ristretta cerchia delle matricole di M&C sia un contratto firmato col sangue che ti impegna davvero a rinunciare alla vita sociale. Sono venti alle cinque, fuori c'è un sole splendido ed io esco dalla Biomedica sconfortata, dopo 80 pagine di anatomia ancora in delirio nei miei circuiti cerebrali e il planning ancora incompleto dei pomeriggi dei prossimi mesi. Quello che si evince è che 1) potrei aver bisogno di flebo di glucosio in modo permanente 2) potrei aver bisogno di un clone o alternativamente del dono dell'ubiquitarietà 3) potrei aver bisogno delle famose 36 ore giornaliere. Stavolta, giuro, non è colpa mia! Laboratori di anatomia microscopica, laboratori di genetica e ADE (Attività Didattiche Elettive: Elettive?!!!! Se non le eleggi non ti laurei! Bella storia!) che per quanto belle occupano tempo, che per noi vale più di qualsiasi altra cosa. Anzi, forse c'è ancora una cosa che rapidamente si avvicina al profilo dell'utopia, che è il SONNO.
Ragazzi, non mi sto lamentando. E' solo che vorrei avere il tempo anche per gli imprevisti, per le beghe familiari, per un weekend a casa per le elezioni, per le vacanze di Pasqua, per un pomeriggio a passeggio con Enzo, per una sbronza con gli amici come tutti i ventenni almeno una volta l'anno, per vedere la nuova mostra dellAlberti, per fare una lavatrice separata per neri e colorati, per andare a ballare, per il 10% di quest'elenco... invece torniamo a casa col mal di schiena per i libri e le buste della spesa quando riusciamo a farla, col desiderio di un cuscino e della cena pronta e della tv dopo cena. E troviamo il letto il più delle volte da rifare, la casa vuota, la cena da arrangiare e il Balboni da riaprire anche dopo cena.

Scusatemi, ma oggi sono davvero tanto stanca. Vorrei avere più tempo da dedicarvi ed invece mi ritrovo ad esser con voi solo di riflesso e solo attraverso uno schermo. Un abbraccio di cristalli liquidi, e grazie per essere ancora qui a supportare e a sopportare il numero 3990208 che arranca arranca arranca su questo meraviglioso bastardissimo sentiero.

sabato, marzo 11, 2006

Una settimana di passione

Sabato mattina, episodica miastenia gravis mattutina con conseguente espressione ebete, miliardi di cose da fare quando ritengo che il solo modo intelligente di impiegare le mie ultime forze sarebbe l'atto di imbacuccamento subcopertae. Questo non è un vero e proprio post, è più una summa esauriente degli ultimi sette giorni che mi hanno esaurita, ed il titolo è per fomentare la già ben attiva malizia dei miei amici, sia di Facoltà che di MiddleBridge, che senza conoscersi tra loro hanno in comune l'avermi eletto a bersaglio di fantomatici gossip, e che io perdono perchè ben comprendo che ci siano ben pochi modi di star svegli durante le lezioni di Fisio se non quello di cianare sottovoce... ah, Lucy, quasi dimenticavo, ieri sera al Kiwi ho incontrato il tuo Principe Azzurro che non sa di esserlo! Era con dei tizi tutti con la barba, quindi non è fidanzato, dovrai dirglielo prima o poi...

Ora vi lascio al vostro weekend cari, i miei uomini sono impegnativi ed esigenti e averli sempre addosso è un gran bel peso, ma lo sapete benissimo, Netter e Balboni non si scaricano facilmente...
Cri cri, cri cri, cri cri... può bastare?!

mercoledì, marzo 01, 2006

Le vie dei Pentosi sono infinite

Sei lì, a scrivere C, O, H, S, N nelle più disparate combinazioni e fantasiose varianti. Di quello che stai scrivendo senti il profumo, talvolta il sapore, ne conosci la forma e ne parli sorridendo, sai che scorre e batte e ti nutre e ti vive dentro ma, ma, ma, capisci che se tutto non si incastra come vorresti stavolta non lo puoi accettare, perchè sai che arrancare e sopravvivere non ti renderebbero giustizia, non dopo tutto quello che hai fatto e che hai passato.
Alzare bandiera bianca, stringere la mano di una persona gentile mentre nell'altra stringi la tua dignità integra foderata di plastica blu stavolta non ti pesano, stavolta ti lasciano solo un pò preoccupata per il futuro, ma sai che in fondo è giusto così. In un esame in cui stai parlando di scelte da compiere tocca a te farne una, forse poco strategica e un pò rischiosa, ma i Pentosi Fosfato fanno davvero questo. Producono energia se sei in stanca, ti riforniscono di pezzetti per costruire altri puzzle, fanno da via di fuga, di recupero e da passaggio segreto. Stavolta mi serviva NADPH -ieri ho dormito dodici ore, oggi altrettanto- e anche qualche intermedio - shopping da Zara e alla Edison due ore fa, ed ora una lauta merendona...-.
Poi ho sentito un amico, l'ultima persona che avrei pensato potesse incappare in un imprevisto accademico e reagire così bene, ed il suo 'Ci si sostiene a vicenda' mi ha fatto più bene di quanto non pensassi.

Lucy, avevi davvero ragione, lo Shunt è esattamente come la vita, fantasiosa, imprevedibile, irrispettosa verso gli sforzi fatti quando ti sgretola davanti quello che avevi costruito, ma finchè non sai cosa puoi riplasmare con quella terracotta ed un sorso d'acqua non sai se, guarda che strano, è il caso di ringraziarla.

A Dany, Lucy, Francy G, Iulia e Diana.
A volte quando si perde si vince.

sabato, febbraio 11, 2006

'Tu non preoccuparti'

Avete presente il tono con cui questa frase viene pronunciata?

Perché, sapete, vorrei capire se soltanto a me si attorciglia tutto l’attorcigliabile e si innescano i meccanismi di innesco del raptus omicida (già mi figuro i vicini di casa “E’ sempre stata una ragazza tanto cara, ma chi l’avrebbe mai detto, i giovani non sono più quelli di una volta”) e mentre provo ad esprimere tutto il ribollir di bile il Mago Merlino appollaiato sul margine del foglio Word su cui scrivo sbadiglia rumorosamente ed attacca a russare. Il che mi lascia allibita. Come si fa ad addormentarsi quando accanto a te si sta scatenando una tale ira funesta?!
Maledetto mago del divago, stavo dissertando sui visceri che fanno le capriole: ebbene, come quasi in tutti i post del mio blog, anche stavolta c’entrano i camici bianchi, però c’è un però. Questa volta c’è di mezzo un camice che mi sta particolarmente a cuore, che da che ho memoria si è elargito per tutti e messo in gioco in tutto, e che si arrabbia se lo accuso di essere irriguardoso nei suoi stessi confronti. E che mi dice ‘Tu non preoccuparti’.

Mi sarà concesso di scagliargli contro un susseguirsi di improperi e rimproveri, in quanto a) figlia b) studente di medicina c) affetta da SPM e d) Nutella-priva?! Trovo ci siano momenti in cui è necessario imporre la propria autorità sui genitori ribelli, e sono generalmente quelli in cui il fumo che esce dalle mie orecchie copre la visuale ed impedisce un corretto lancio delle saette. Fortuna che Lucia mi ha dato l’input del blog, che sta diventando una colecisti accessoria ed un teatro di pubblica rappresaglia. ( Quindi, caro il mio babbo, cerca di essere accondiscendente perché ti ricordo che il 50% della mia indole battagliera, testarda, scontrosa ed insostenibile è OPERA TUA… ed il doverci fare i conti fa parte delle postille scritte in piccolissimo del Consenso Informato Pre Genitoriale.)

Glielo spiegate voi che ‘non preoccuparsi’ non rientra nel vocabolario di esseri che hanno un DNA con larghe sequenze omologhe e che si vogliono bene?!


Piccolo Post Scriptum dedicato a Lucy e Nanny: voglio conoscere Federico!!! :) e... vi vu bi.

lunedì, febbraio 06, 2006

La nuova vita di un medico paziente


"Il cancro mi ha regalato un'altra vita". Una vita nuova e per molti versi "migliore. Prima di ammalarmi vivevo sul filo dei minuti. Un giorno operavo tot pazienti e il giorno dopo ne operavo altri, ma alla fine vedevo sempre lo stesso 'film'. Ora invece apprezzo ogni istante e sono felice di tutto: un raggio di sole, una pietanza saporita, la visita di un amico". Il messaggio di speranza arriva dal cardiochirurgo Sandro Bartoccioni dell'universita' Cattolica di Roma, che oggi a Milano, alla seconda edizione delle Giornate epatologiche promosse dalla Fondazione epatologia (Fade), lancerà un appello a tutti gli italiani che convivono con un tumore: "Finche' l'arbitro non fischia tre volte la partita non e' finita". L'alternativa non e' tra la vita e la morte. Come nel calcio "ci sono l'uno, la x e il due. Non sempre bisogna vincere, si puo' anche pareggiare".

A 44 anni, ha raccontato Bartoccioni ai giornalisti, "il 'gioco dell'oca' della vita mi ha fatto diventare il primario piu' giovane d'Italia. Ma poi sono entrato nella casella dei 54 anni", quando "mi e' stato diagnosticato un cancro allo stomaco al quarto stadio". Certo, "all'inizio e' stato devastante - ha continuato il medico-paziente - In quattro anni ho perso 30 chili, ho subito cinque interventi e sono stato sottoposto a durissimi cicli di chemio e di radioterapia. Tra 15 giorni mi toglieranno la milza e mezzo fegato, ma a tutti continuo a ripetere che io non sono malato. Io ho un cancro, e vi giuro che non e' la stessa cosa". Bartoccioni continua a lavorare. Ma a volte, quando i motivi di salute gli impediscono di operare, il cardiochirurgo cura i turisti dei villaggi-vacanze. "Sono stato alle Seychelles e alle Maldive, e una vita cosi' bella io non l'ho mai fatta prima". La malattia "mi ha insegnato ad apprezzare ogni minuto che passa e i giorni vissuti dopo il cancro io me li ricordo tutti", assicura il medico. Che fa coraggio a tutti i malati, spiegando che "stare da questa parte non e' poi cosi' tremendo".

E alla vigilia del convegno milanese, in cui sara' riproposta l'urgenza di un rapporto migliore e di un dialogo piu' complice tra medico e paziente, lo specialista invita chi soffre a rifiutare ogni tipo di buonismo o commiserazione. "Non parlatemi di uso 'compassionevole' di un farmaco - dice - ne' di cura 'palliativa' o di malato 'terminale': l'ultimo che mi ha chiamato cosi' e' gia' morto, mentre io sono ancora qui. Il lavoro dei medici va avanti solo grazie ai pazienti, i malati sono i docenti universitari dei medici. E ricordo ai miei medici che non mi devono volere bene, devono ringraziarmi. Se tu, paziente, rimani in contatto con te stesso non smetterai mai di sentirti importante", conclude Bartoccioni.


Papà non ha nemmeno fatto a tempo a metter piede dentro casa che già era a smanettare col pc, a scaricare mail e a recuperare il tempo che si era ritagliato in questi ultimi giorni. Una volta tanto la nota di biasimo è meno marcata :) dato che mi ha fatto leggere il pezzo di cui sopra, che gli è stato inviato da qualcuno probabilmente ignaro di tutto. Ho visto papà mangiare di gusto una carrellata di bignè, quindi è perfettamente autosufficiente -per non dire che mi sta cacciando di casa- e così domani si torna nel Granducato. Ho un certo progetto pazzerello che mi frulla e folleggia nel capo, e sotto la luce dei giorni appena trascorsi lo considero meno irrazionale di quanto avrei fatto una settimana fa.

We'll see! Goodbye everybody!

giovedì, febbraio 02, 2006

Pesci rossi e l'amore che conta

Qualche mese fa vagolavo nella libreria Edison, uno dei posti che più amo di Firenze. E mi sono ritrovata a posare lo sguardo su una copertina dello stesso colore dei camici e dei pantaloni che indossano in Chirurgia. Il libro è 'Cosa sognano i pesci rossi' del dr.Marco Venturino. Dopo averlo letto, dopo essermi sorpresa a piangere, l'ho portato a casa.

A volte la vita si incasina in un battito di ciglia.
Un qualcosa sposta il focus dalla carta alla carne, la prospettiva cambia radicalmente e tutto si traduce in un boccheggiare di ansia.

Avete presente il daltonismo, l'incapacità di distinguere le tonalità di rosso e le sfumature di verde?

Ecco, è esattamente così.

Quando studi per stare dietro una mascherina verde -o quando ci sei già- è come se perdessi un pò di vista la tua stessa fallibilità, il tuo poterti eventualmente inceppare. Non è mania di onnipotenza o superbia o supeficialità come si potrebbe magari pensare, è che ci si concentra tantissimo sugli altri. E di punto in bianco devi accettare che dentro l'acquario stai per finirci non tu -magari...- ma proprio chi non vorresti nemmeno si graffiasse tagliando il pane. E cosa fai?
Per parte mia, ho premuto reset su tutto ciò che c'è al di fuori dei sentimenti.
Per una volta, ho tagliato i ponti con la ragion veduta che infarcisce un buon 80% delle mie azioni e mi sono tuffata, pesciolino rosso tra tanti.
Ragazzi, giuro di non aver mai visto quel verde tanto nitidamente!!

Ma oltre il rosso e il verde, oltre la paura e la speranza, c'è un colore che ha avvolto l'acquario, caldo caldo anche se rifratto dall'acqua agitata che c'è qui intorno. Se sapessi descriverlo lo farei, ma le parole stanotte sono suturate dentro un grumo di attesa che è sospeso da qualche parte vicino lo stomaco. Ma a voi basta guardarvi allo specchio. Mettete gli occhiali da sole e sappiate che questo colore/calore che mi abbraccia non lo dimenticherò MAI.

Grazie.

sabato, gennaio 28, 2006

No one but me

… perché anche loro sentono con che gusto la pioggia e il vento si mischiano e che quell’urlare è un urlare di gioia…

Stamattina mi sono alzata alle otto e un quarto. Solita colazione pacifica. Lungo bagno con tantissimo bagnoschiuma al gelsomino. E poi sono andata a fare una passeggiata in centro.

Il vento sussurrava parole dolci all’Arno che scorreva placido sotto Ponte Vecchio, dipingendo riflessi argentati sulle increspature sfaccettate che ora ci sono ora non più. Il vento baciava svelto i profili geometrici, regolari, imponenti, rassicuranti degli Uffizi poco distanti. Il vento mi scompigliava i capelli, approntando due rapidi cubetti di ghiaccio con i lobi delle mie orecchie.
Il vento mi sussurrava di respirare a fondo il profumo di terra, e pioggia, e fango, e pietra umida, e metallo dei lucchetti incatenati al muro, del balsamo alla vaniglia, delle colline intorno a Firenze, stupenda, algida e splendente, le tegole bagnate, le pozzanghere, i pochi turisti, le strade ancora tranquille. Il vento mi sussurrava di sentire, di ascoltare, di avvertire la vita che mi pulsa dentro e che non si può seppellire sotto mari di formule che sono la vita stessa. Il vento mi sussurrava le stesse parole di quando riesci in un clean landing, fendendosi nel modo perfetto che contraddistingue i momenti in cui ti accompagna con grazia perché è sicuro che tu ce la possa fare da sola da quelli in cui ti sospinge energico per spronarti a dare di più. Stamattina il vento lambiva tutti i miei amari pensieri cospargendoli di zucchero a velo, ricordandomi la fortuna di avere due immensi amori della mia vita, uno che nessuno potrà mai togliermi e l’altro che è la mia ragione d’esistere. E in ragione di questo, in ragione del medico che sarò, alle quasi undici di sera del sabato prima del sabato che precederà l’esame scrivo per condividere con voi le mie solite paturnie e le mie solite risposte al riguardo. A volte bastano davvero tre lettere, tipo MSF o un tvb, a ricordare tutte le ragioni per cui è necessario e bellissimo mettercela tutta.


E quell’urlare è un urlare di gioia.

See you soon!

lunedì, gennaio 23, 2006

Qualcosa di nuovo dal fronte occidentale

PAURAAA!!!
L'esame si appropinqua inesorabilmente, mi sembra di star scavando solchi sul libro ma di lasciare intonsi i miei circuiti cerebrali... cosa combina il mio sistema limbico?!
Quel che è certo è che sono questi i momeni di più acuta carenza affettiva: mandatemi quintali di cioccolato o lasciatemi tanti messaggi, l'effetto coperta calda per lo spirito è il medesimo!
Vi voglio bene ( quanto sono spassionata... tranquilli, passato l'esame tornerò la maledettissima sarcastica di sempre!)

L.

mercoledì, gennaio 04, 2006

L'anno che verrà

O che, a piacer vostro, è già arrivato da 3 giorni trascinano con sé la pioggia che ha funestato l’ultima settimana del collega da poco licenziato.

Le feste che sgocciolano dal calendario hanno confermato la regola del Mistero: non sai mai cosa riceverai per regalo, cosa farai il 31 notte, se i libri che hai portato da Firenze per studiare saranno mai tolti dalla valigia, che taglia vestirai il 6 gennaio… a quest’ultima domanda una mia risposta certa è “Non quella di prima”, ma per le oggettive controindicazioni del pandoro stavolta non posso incolpare il mio metabolismo letargico.

Il prossimo ritorno a Firenze ( ‘…rotolando verso Nord…’) riporta all’impietosa luce del giorno gli interrogativi scomodi e disperanti che avevo seppellito sotto il torrone, del tipo “Riuscirò mai a preparare biochimica per il 9 febbraio non avendo combinato NULLA questi giorni?” Maledizione, sono sicura che finirò per rimpiangere amaramente queste feste di totale ozio –dire relax sarebbe esagerare, considerato il fatto che non ho fatto praticamente nulla di tutto quello che amo fare per rilassarmi - e so che tornata a casa sarà dura riprendere il ritmo di 12 ore di studio tutte di fila, ma DEVO FARCERLA perché lo devo a me stessa, non posso e non voglio assolutamente mollare, e se è vero che ci sono esami ostici su cui non mancherò di sbattere il capo durante il mese di studio matto e disperatissimo che verrà è vero anche che ho la testa dura, e una volontà ancora più resistente.
E poi, la mia facoltà mi ha addomesticato...

Crescere è una gran scocciatura. (Grey’s Anatomy docet)

Ma la libertà di scegliere da soli cosa fare della propria vita rende più interessanti le responsabilità che ti cadono tra capo e collo.

Che sia un 2006 strapieno di possibilità di scelta!

martedì, dicembre 20, 2005

Back Home

Il nostro datato e ormai spelufito alberello di Natale illumina con un nonsochè di caldo tutta la stanza, la pallina del Meyer scintilla appesa ad uno dei rami alti, il mio babbo ronfante sul divano -fa parte integrante dell'arredamento!- forma uno splendido ensemble con Enya che vocalizza dagli altoparlanti... scribacchio dalla tastiera pasticciata del pc in sala, avvoltolata nella coperta nera comprata a Tarabuco (quant'è lontana la mia Bolivia) dopo una cena preparata amorevolmente proprio per me da papino. Domani si laurea un mio stracarissimo amico, sono così orgogliosa di quant'è stato bravo, e quindi sarebbe il caso di andare a letto presto, MA stasera che ho una tv a disposizione mi spalmo sul divano, sfrattando il povero Dr.Looh che russa così beatamente, e guardo un pò di roba istruttiva (Nanny, devi ringraziare tuo fratello per la dritta... ho visto la puntata registrata della scorsa settimana ed è stata fenomenale!!)
Le valigie sono ancora quasi del tutto ancora sigillate, forse sul punto di deflagrare, ma oggi NON avevo davvero voglia di disfare il bordello che avevo creato stamane presto. Ieri sera sono stata in Mise, prima ero ai Gigli con Virginia che ora è in Liechtestein a fare compagnia ad Heidi (lo sapevate?! Gossip: anzichè le caprette ha preso i pony... non chiedetemi il perchè!!! :) e poi ero troppo stanca e ancora concentrata sulle manovre che avevamo provato per poter metter mano ai cassetti.
Risultato: stamattina i pinguini che saltano fuori dalla sveglia sono andati PRIMA ad accendere il riscaldamento e poi a svegliarmi, e con una fretta bestiale ho rovesciato gli armadi nelle valigia, saltandoci su per farle chiudere, ho mangiato una fetta biscottata e sono corsa ansando in stazione. Per inciso, questa va raccontata: sull'autobus un tizio che aveva studiato anatomia alla Nunziatella (!!!!!) mi ha iniziato a chiedere la ghiandola di Meibomio (?!) e tutti gli ossicini del metacarpo. No comment.
Dopo aver dato spettacolo sulla scalinata di SMN sollevando due valigie scalino per scalino -PLAUSO ALLE BARRIERE ARCHITETTONICHE- scopro che il treno è in ritardo di 40 minuti. Annaspante e sbraitante convinco con gentilezza il tipo in biglietteria a farmi prendere quello precedente che, in ritardo anch'esso, stava x arrivare. Va detto però che fare tutto questo per fare un viaggio con davanti un trentenne fascinosissimo ne è valsa davvero la pena.
Dai, sono davvero in vena di confessioni sconcertanti: voilà la caduta di stile!! Inizio a raccattare valigie e carabattole varie sparse, mi metto il cappotto, inforco la borsa ed i manici dei bagagli e gli dico con voce quantomai suadente 'Buon viaggio!', e mi avvio verso la porticina di fine carrozza.
La risposta ('Grazie...') arriva qualche istante 'dopo gli spari', ma vabbè, pazienza, non avrà pensato che una tale bellezza stesse augurando buon proseguimento proprio a lui.
Ok, l'epilogo è la voce del capotreno. "Gentili viaggiatori, vi informiamo che tra pochi minuti arriveremo nella stazione di Roma Termini, termine della corsa. Grazie per aver scelto Trenitalia!"

venerdì, dicembre 16, 2005

Lentamente Muore

Lentamente muore chi diventa schiavo dell'abitudine, ripetendo ognigiorno gli stessi percorsi,
chi non cambia la marca, chi nonrischia e cambia colore dei vestiti,
chi non parla a chi non conosce.
Muore lentamente chi evita una passione, chi preferisce il nero su bianco e i puntini sulle "i"
piuttosto che un insieme di emozioni,
proprio quelle che fanno brillare gli occhi, quelle che fanno di uno sbadiglio un sorriso,
quelle che fanno battere il cuore davantiall'errore e ai sentimenti.
Lentamente muore chi non capovolge il tavolo,
chi è infelice sul lavoro, chi non rischia la certezza per l'incertezza,
per inseguire un sogno,
chi non si permette almeno una volta nella vita di fuggire ai consigli sensati.
Lentamente muore chi non viaggia, chi non legge,
chi non ascolta musica, chi non trova grazia in se stesso.
Muore lentamente chi distrugge l'amor proprio, chi non si lascia aiutare;
chi passa i giorni a lamentarsi della propria sfortuna
o della pioggia incessante.
Lentamente muore chi abbandona un progetto prima di iniziarlo,
chi non fa domande sugli argomenti che non conosce,
chi non risponde quando gli chiedono qualcosa che conosce.
Evitiamo la morte a piccole dosi,
ricordando sempre che essere vivo richiede uno sforzo di gran lunga maggiore del semplice fatto di respirare.
Soltanto l'ardente pazienza porterà al raggiungimento di una splendida felicità.

P. Neruda

...e 20


Do you remember?

Quanto vorrei essere a casa, stesa sul tappeto a guardare le foto della mia prima candelina incorniciata dal paio di orecchie a sventola più bello del mondo. Chi sono riuscita a diventare prescinde da chi mi ha amato e mi ama da morire, e ci sono giorni e ci sono notti in cui mi domando se sono stata e sarò all’altezza di tutto questo amore.

Nessuno mi ha mai richiesto di essere forte, non mi avete mai insegnato ad apprezzare le comodità, non è mai stato necessario mettermi a conoscenza del paracadute di riserva, non tutte le giornate sono state di sole, non è una cicatrice in più che deturpa, non ho mai dovuto aspettare che fossero gli altri a far prima di me, non trovo più il tubetto di tempera verde ( Sii flessibile e rialzati con grazia, tutta la poesia di una tenda ed il frinire delle cicale, ma siamo certi che lo inventerai se il tuo non si apre, però quanti arcobaleni hai visto?! quanto piuttosto quello che non avresti potuto ricordare senza, il 50% delle volte è coraggio il resto stupidità, di cyan ne basta una punta e poi tutto il giallo che riesci a spremere dal tubetto che ora è sotto la sedia)

In realtà non c’è molto altro da dire, si tratta di me.

Aspettare la mezzanotteguardando Breakfast at Tiffany's e sullo scoccare della lancettona lo schermino che segna un nuovo sms. Inatteso, puntuale, dolce. Un vero regalo.
Venti minuti dopo –è il fuso orario di mio padre, potrei considerarlo quasi in anticipo!- tre parole per nulla scontate.
Nanny e Virginia (lo sappiamo bene, quando si tratta di loro c’è poco da aggiungere.)


Una notte per raccontarne circa 7300. Una pulcherrima isola fuori dal tempo che per i miei primi vent’anni mi regala un foglio bianco e inchiostro particolarmente rapido e mi esorta a scrivere.

Will you remember?



PS: Zia Audrey dice che quando prendono le paturnie non c'è altro da fare che non andare a fare colazione da Tiffany, perchèp lì non può succederti nulla di male. Sabato mattina proverò.