lunedì, luglio 07, 2008

Burn out?

Quando ogni 10 minuti penso al mare, al sole, all'odore di sale, e concentrarmi diventa davvero impossibile, capisco di essere arrivata al limite delle forze e al limitare dell'estate. Trovo sia tempo di una revisione seria della scala valori. Se voglio rispettare i miei principi, credo di essere sulla buona strada.
Mi piace troppo il mio viso lievemente abbronzato, senza la fronte aggrottata. Mi piace troppo l'idea di fare le cose per bene, perchè non mi relegherò dietro a un microscopio o a una cattedra o a un computer. Mi piace troppo il motto della branca L/C. Non impazzisco per l'idea di impazzire prima della laurea, e non credo che sei mesi di ritardo di laurea siano un fallimento, specie se sono sei mesi messi a frutto. Se l'anno scorso avessi deciso di dare patologia a settembre non sarei andata in Calabria e avrei mancato un ultimo abbraccio, e me ne sarei pentita per il resto della mia vita.
Investire su me stessa, cosa vuol dire?
Vuol dire un Erasmus, un esame fatto con i ricamini, due anni di scoutismo, una scuola estiva in Croazia, qualche giorno in più con la mia famiglia, l'incanto del presente e la bellezza di chi c'è. E un giorno in più con qualcuno che amo o con me stessa vale 2000 euro di tasse.
E se ci saranno quei 2000 euro di tasse da pagare, beh, forse potrebbe essere la volta buona per imparare a fare un Bloody Mary come si deve.
E d'improvviso, la possibilità di 'perdere un anno' diventa meno terribile che negli anni passati, e di pari passo la voglia di combattere per non perderlo triplica, perchè -senza scavare troppo- tutto quello che sottolineo è illuminato dalla passione e il turbo si inserisce da sè.
In una lettera di inizio università, mio padre mi scrisse di 'star serena'. Ci ho messo un po', ma finalmente credo di esserci riuscita.

venerdì, giugno 27, 2008

Cetrioli a fine pasto - Il sorriso etrusco

Dopo le olive, il pane con il peperoncino staccato dalla pianta (che nessuno lo sapeva, ma me lo facevi mangiare da quando ho fatto 7 anni Ca nun vai mu n'ciu rici a to matri, o alla nonna Concetta), i peperoni ripieni, le cozze gratinate, il pescespada alla greca, le penne con la parmigiana, la parmigiana, la frutta che nessuno prendeva mai e i profiteroles che prendevamo tutte due volte, il gelatino mignon e prima del caffè per i grandi c'erano i cetrioli spaccati per lungo, con il sale sopra. Per pulire la bocca.
E il mio primo caffè in assoluto l'ho provato lì.

Non inchianate pa'ssupra, virite m'avite a cariri ra chia scala iani.
La seconda metà della frase era coperta da "Sì, sì, va bene" e da quattro paia di piedi salire di corsa i gradini traballanti della scala a chiocciola.


E poi c'era la partita a scopa, o ad Asso piglia tutto fuori in veranda (Pijati st'asu!!), dove il sole non batteva già più -e comunque c'erano gli ombrelloni. E c'era la gara ad accaparrarsi Pedro cano - Identità in transitola tua sedia. Osservarti in quella luce piena era l'inizio della domenica pomeriggio. Il volto abbronzato, segnato dal sole e dagli anni in mare, i morsi dei pesci sul braccio, le spalle possenti. Le volte che tornavi dal mare a torso nudo, con l'asciugamano bianco sulla spalla sinistra. Ti ho rivisto qualche giorno fa in un quadro di Pedro Cano, alla mostra appena inaugurata. Eri proprio tu.


Sui muri bianchi abbaglianti intorno, le lucertole prendevano il sole. Se un giorno avrò dei figli, vorrei che sentissero quella sensazione confortante di immutabilità, quella del dopopranzo della domenica, quando il mare dal balcone brillava sotto al sole e tutto profumava di origano appena frantumato e panni lavati con cenere e soda appesi fuori ad asciugare.

E quando salutavo te e nonna Concetta (Laurètta, runa na vasata o nonnu!) sapevo che la domenica seguente sarei stata di nuovo recalcitrante ad andare -perchè voleva dire tornare prima dal mare- e poi di nuovo recalcitrante ad andare via. Perchè erano anche i miei nonni, e la scala ripida e stretta tra i due muri l'ho sempre salita correndo, anche la scorsa estate, anche se l'abbraccio che mi aspettava su era diventato uno solo. Don Vincenzo si lasciava sfuggire qualche lacrima ogni volta che Lauretta correva su per le scale chiamandolo, e diventavi nonno Vincenzo.

Spero che oggi il sole riempia il cielo, accechi e asciughi i volti che amo tanto, e che qualcosa scaldi.

Lauretta, da ieri sera, sarà sempre su quella terrazza assolata, su quella scala a chiocciola malandata. La bambina che ero resterà confinata tra quella terrazza e un altro balcone non molto distante, con il profumo dell'intonaco ruvido caldo di sole, il frinire delle cicale, le carte da gioco usurate -il sette d'ori con il taglietto sull'angolo-, gli avvertimenti, i cassetti mai aperti, i rintocchi della Torre, i peperoncini e l'origano che mi hai insegnato a frantumare con le mani. E mi mancherai tantissimo.

giovedì, giugno 26, 2008

Oui.Oui.OUI.

L.A. approvatoIndovinate chi brilla di più adesso , se io o il sole. aaaaaaaaaaaaaaaToulouse.

mercoledì, giugno 25, 2008

Tale as old as time

I've been trying to write down something again and again but words don't come out easily, maybe it's too hot even for them. So, when heat puts down italian , english puts down roots.
In those days I had a lot to think about.
First of all, the statement 'Anymore scout camping in the very middle of exams session' quicly climbed my list of Don'ts reaching the very first place. I'm going nut handling both heart attacks and Jasmine's costume at the same time, and finally having the DVD of Beauty and the Beast isn't helping at all.
My innermost desire lately are 'positively primeval'. A cold Ceres before dinner and fireworks on a bridge tasted just great last night, and that's because of the people I was with, people I feel like home with. Moreover, I'd kill for some vacation, kind of 'nothing to do at all, all day long'. I'd like to dance in every corner of the world, and to bath into the ocean... I'd like time for myself. Just for myself. Tale as old as time.



But then... a post can change a life, somehow. And it did, giving everything a new flavour, a newer and more complete sense. So, let it be hard. I'm ready to fight, again and again.

domenica, giugno 22, 2008

L'alba di stamani

Vista dalle finestre del DEA, mentre il vento scuote gli alberi intorno e il cielo si fa indaco, mentre Gianluca vaga ancora qui intorno in attesa che qualcuno lo mandi a dormire, l'alba rischiara le pagine del libro di cardio che ancora non ho letto, le pagine di cui sono ancora curiosa. Una notte piena di persone, di quelle con cui vorresti passare non solo una notte ma una vita intera, e per un po' c'è anche qualcuno che mi manca tanto. I cantucci con il vin santo in sala relax. Il mio fonendo al collo -la gomma arancione finalmente tiepida- la stanchezza che passa con mezzo litro d'acqua, una giornata che inizia in uniforme bianca... tutto questo non ha davvero prezzo.

mercoledì, giugno 18, 2008

Très, très loin

Mi sembra di guardare tutta la mia vita da una vetrina, in questi ultimi giorni. E se fossi una spettatrice di questo film, beh, chiederei alla regia cosa aveva fumato prima del ciak.
Ieri l'altro ho aperto un nuovo libro per un nuvo esame, pensando di riuscire a togliermelo di torno nel giro di poco, per non sentirne parlare troppo.
Macchè.
Il primo esame che ho problemi a gestire dopo fisica, solo che fisica mi faceva piangere perchè non capivo nulla, questo mi toglie l'aria perchè capisco tutto. E non è 'poco' la parola che descrive il tempo necessario per prepararlo, perchè avanzo come una lumachina.

Necessità di fuggire lontano quanto basta, con qualcuno di speciale al mio fianco. Ho davvero bisogno -e non ho davvero tempo- di riprendere fiato, di rendermi ridicola. Se trovate uno spacciatore di incoscienza, dategli il mio indirizzo.

lunedì, giugno 16, 2008

Per un soffio


Letteralmente.
Chi l'ha detto che i diamanti sono i migliori amici di una donna?

Facezie a parte, l'unico fastidio è che mi si scombinano un paio di piani, e che sarà una preparazione di VdB farcita di toni e indici funzionali. Ora credo che andrò a riposare, e poi riparto... con lo stesso amore di prima, e la grinta dettata dalla necessità.

domenica, giugno 15, 2008

Saving Grace

La sera prima di un esame ha cambiato connotati ad ogni nuova materia di questi 4 anni. Ho conosciuto sere di isteria, sere di ‘stasera capirò tutto!’, sere di pianti dirotti, sere di menefreghismo assoluto, sere di fatalismo e sere di incoscienza.
Sono ancora nel solito angolo della solita stanza, con accanto la medesima tazza blu sbreccata che mi segue dal quarto liceo, piena di caffè di Castroni fino all’orlo, ma stasera ha un sapore se possibile ancora migliore.
Il quindici giugno tramonta alle mie spalle –coperte dal pile di mia madre-, e questa sera ha un sapore diverso da tutti i Day Before.
Stasera è un ritaglio di intimità tra me e le materie che ho cullato in questi mesi.
I poster che tappezzano la mia stanza, pieni di tutto ciò che fatico a ricordare. I libri sulla sedia, ancora caldi delle mie ginocchia e delle mie mani.
Il mio orecchio destro rosso perché ho costretto mio babbo ad interrogarmi mezz’ora al telefono. Mio babbo, con la sua dolcezza che è la mia unica forza e la sua cultura che è la mia enciclopedia.
Scrivo per terra, contorta in una posizione quasi da Kamasutra nel tentativo di stiracchiare i seimila muscoli della schiena, spiegazzati per il troppo tempo passato accovacciata sulla sedia.

Ventilazione regolare, e il nodo SA tiene il passo tranquillo delle dita di Einaudi sul pianoforte.
Non importa cosa ne sarà domani della mia dedizione verso questa materia, se ne faranno polpette o meno. A volte l’amore è davvero la zattera che ci salva, comunque vada tutto il resto.


Allungo la mano per prendere un fonendo poggiato intorno al collo del camice, e sorrido quando la testina fredda incontra la mia pelle. Lub dub, lub dub, lub dub…

Welcome back, my dear Marco. Missed you.

Franci, Lucia, Wushu. Grazie.


martedì, giugno 10, 2008

LVAD (Laura Vorrebbe Assimilare il Doppio)

Mi infamerete in tanti, lo so, per questo titolo così dannatamente idiota... però stasera è la serata di Cardiochirurgia, quindi fatemi stupidare in pace, ancora cullata dal bagnoschiuma alla lavanda che è diventato il mio nuovo migliore amico. Oggi ho scoperto che la mia location ideale di studio a casa è la lavatrice, in balcone, meravigliosamente baciata dal sole. E di notte... la scrivania nel mio angolo, che mi ha visto preparare ogni esame da Scienze Umane a questo, e che è ancora lì ad ascoltarmi mentre mi sfinisco a ripetere.

Ancora pochi giorni, per questo esame dove davvero vorrei fare bella figura. Dove vorrei arrivare tranquilla e serena, e dove arriverò tesa come una legatura quadra ben fatta. La stessa cura, la stessa precisione, la stessa stretta forte... vedremo cosa saprà reggere.

sabato, giugno 07, 2008

Happily Ever After

Troppe cose tutte insieme. Alcune nuove, domande, arrabbiature, bellissimi sfondi per conversazione. Altre sempre le stesse, tremendamente uguali a prima. Da disordinata cronica che sono, non so mai dove ho messo la bandierina bianca... e ogni volta che ne avrei bisogno, ogni volta che sono sopraffatta dalla quantità di presente, lei non c'è.
Chi l'ha detto che il disordine non è salvifico?
Non posso mollare... l'arena è una calamita, una religione, uno stile di vita. Potrò maledirlo dieci volte al giorno, ma ne sarò sempre innamorata. Perchè tutti i suoi lati brutti finiscono quando mi vesto di verde o di bianco, e quando le mie braccia profumano di Betadine. Un profumo quasi pari alla terra dopo la pioggia.

mercoledì, giugno 04, 2008

Fogli di via

Tornare a casa con la testa esausta ma col vento dei Pirenei impigliato tra i capelli è un buon compromesso. 3 mail ad attendermi: due bellissime, di quelle di cui mi regalo altre tre letture. Poi, per una coincidenza che ha dell'assurdo, apro la terza.
E rido di me stessa, del fatto che prima di dare l'esame di Pneumo era quasi doveroso che mi fosse ricordato com'è un dolore puntorio, una stilettata tra le coste, una cicatrice su cui si infierisce. E credo che la mia accuratezza nel descrivere un dolore da pnx aumenterà drasticamente.
E miracolosamente non ho smesso di sognare...

Questa sera è una sera da sdraiarsi su un pavimento di pietra caldo di sole, come la scalinata di Palazzo Pitti... o Piazza del Campo. Per respirare tranquilla con la schiena tiepida. Per chiudere gli occhi, ed essere altrove o proprio lì.

Oggi, che finalmente la fine di tutta quella burocrazia sembra più vicina.


Finchè non accarezzerò quel timbro su ciascuna delle 4 pagine del mio L.A. non crederò fino in fondo che tutto ciò sia vero. Ma il giorno in cui tutto l'inchiostro su quei fogli sarà al posto giusto, indossate gli occhiali da sole prima di guardarmi negli occhi.

lunedì, giugno 02, 2008

E le stelle stanno a guardare

Credo che anche alle stelle piaccia il fumo negli occhi, quando viene da un fuoco chiassoso di risate.
Non saper dire di no quando si tratta di fazzolettoni al collo è un leitmotiv dei miei ultimi 13 anni... però vado fiera dell'aver capito che se gli esami saltano un appello poco male, ma se perdo l'occasione di conoscere persone valide come quelle incontrate in questi due giorni ho perso un tassello del mio puzzle.
Tirar tardi chiaccherando, con un the e cioccolata amara fino alle due di notte, quando le lucciole (sì, esistono ancora) sono in piena movida e se ascolti bene senti i cinghiali passeggiare nel sottobosco. E mentre l'ultimo sbuffo di fumo svanisce contro il cielo, mentre le note di Eirene ancora rimbalzano nell'eco, io ringrazio.
Per le mie due ali, le loro spalle accanto alle mie nonostante centinaia di km d'aria tra noi... così insieme a me da non aver fiato per dirlo.
Per quel nome con cui chiamo tante altre persone, ma che non è mai lo stesso tuo e che quando sono in uniforme il fiato per pronunciarlo mi si spezza alla prima sillaba.
Per la mia CoCa, una gabbia di matti, tutti pazzi per i nostri ragazzi.
Per le barzellette agghiaccianti e il TG scout, per le risate sincere delle persone che si regalano agli altri. Per quel the condiviso, per alcuni sguardi belli e puri. Per la fiducia ritrovata di qualcuno, e per quanta non si è reso conto di donarne. Per il profumo di campo, impagabile come l'acqua fredda sul viso appena svegli, e la rugiada per terra. Per il potere del gioco e del rimettersi in gioco. Il risultato, come sempre, è che torno esausta e felice, lo zaino da disfare è uno sforzo insormontabile e le gambe sono crivellate dalle zanzare.

La vita ha un senso incredibile.

mercoledì, maggio 28, 2008

Nove e 3/4

Questi giorni sembrano ciascuno la fotocopia del successivo. Sveglia presto e sigle, volumi, flussi, metastasi, tac ad alta risoluzione. Giusto per ricordarmi la meraviglia e la magia di ogni nuovo giorno, ogni alba riserva sorprese inattese.
Lunedì mi sono svegliata con il caffè del mio babbo, e le nostre stiliste preferite hanno aperto il negozio apposta per me e Gaia. E Firenze, la mia bellissima Firenze, mi ha riaccolta tiepida al tramonto.
Ieri mi sono svegliata nel panico, e non solo per il ritardo mostruoso. Fino a un secondo prima di aprire gli occhi ero in un altro letto, e stavo giocando con mia figlia. Una bimba di pochi mesi, con una tutina fucsia, i capelli lisci scuri scuri, tagliati quasi a caschetto. Quei lineamenti, così nitidi, così vividi anche oggi. Quel profumo, che riconoscerei ovunque. E' stata una esperienza sconvolgente. E poi un messaggio di Ale. E poi uno di Franci.
Oggi mi sono rassegnata a dimenticarmi del sacro rito delle otto ore di sonno fino al giorno dell'esame, ho infilato il camice in borsa e Tommy mi aspettava sotto casa per andare in reparto. E non avevo mai passato il tea time con un caffè in stazione.

Nove e tre quarti, segnava stamani la siringa dei minuti del mio orologio rosso, quando pensavo che il mondo può davvero essere meraviglioso, e davvero tu puoi pensare di sapere quanto.... almeno fino al momento in cui vedi una carena tracheale con i tuoi occhi. Anche se quella carotide pulsante sotto le mie dita ancora non ha pari.
Ma nove e tre quarti può anche essere un binario, può essere l'inizio corsa del treno che ciascuno di noi sogna. E oggi pensavo che il mondo è davvero stupendo, specie se è uno di quei giorni in cui ti senti al binario giusto, e con il coraggio di attraversare quel muro. Perchè oltre, chissà cosa c'è.

domenica, maggio 25, 2008

Make a wish

Mi auguro che mi vengano le parole.

Mi auguro che tutte le persone che amo sappiano cosa vuol dire la parola 'sorella' così come lo so io.
Mi auguro che la tua prima firma che conta sia in calce a qualcosa di giusto.
Mi auguro che tutti i tuoi sogni possano non realizzarsi come per magia, perchè la magia vera sta nel volto paonazzo per la fatica, nell'asciugarsi il sudore dalla fronte.
Spero tu viva giorni belli come incantesimi, belli come una mattina di Natale.
Mi auguro che il sole di alcuni giorni sia accecante come le fiammelle delle candeline che spegnerai oggi (le candeline aumentano negli anni per aumentare la luce) e che il buio di altri giorni sia un'occasione di riposo.
Sogno per te una vita piena di strade, piena di scelte difficili e non, piena di gente che sorride e condivide l'ultimo sorso d'acqua.
Mi auguro dei colpi di fortuna, dei colpi di testa, che tu sappia farti colpire al cuore.
Happy 18th, my dear.

sabato, maggio 17, 2008

Dico sì

In questo periodo mi sento esattamente come prima della maturità: non tanto preoccupata per l'esame in sè (anche se, via, Spec3 e Farmaco avrebbero tutte le carte in regola per farmi tremare le ginocchia) quanto per ciò che verrà dopo. Sono esattamente nello stesso limbo di attesa di quattro anni fa. 8 giorni in Croazia a parlare inglese prima di 9 mesi in Francia a biascicare francese. Detta così, potrebbe bastare per farmi venire una crisi vasovagale.
Potrebbe, perchè chissà come sono rimasta la stessa entusiasta-beata incosciente liceale, che lascia di nuovo il nido con il sorriso, se non proprio lo stesso di allora, ancora incollato al volto.

Mi chiedo come sia possibile che, anche stavolta, io non abbia paura.

Forse non ci siamo capiti, mi verrebbe da dire a un sacco di persone, su questa storia della paura. Aver paura è intelligente ed onesto. Onestamente mi chiedo cosa ci sia da invidiare a qualcuno che non è impaurito di fronte a un radicale stravolgimento della propria vita, come sarà l'Erasmus. Quale passaggio ho perso della crescita che ci porta ad essere adulti?

Mi sono domandata più e più volte se compilare compulsivamente quei moduli non fosse la spia di una ferma, solida volontà di fuga da qualcosa.
Alla fine, mi sono risposta di no. No, perchè altrimenti non è in Francia che sarei andata. No, perchè non ho più nulla da cui fuggire -eccezion fatta per le follie burocratiche del sistema universitario italiano. In realtà, la mancanza di paura non vuol dire che non mi tremino le ginocchia. Solo, so che tremano per la fatica muscolare di ciò che mi aspetta.

Una mail e una chiaccherata importanti avrebbero potuto riportare alla impietosa luce del sole i tanti dubbi sepolti con cura, e la prima a sorprendersi del fatto che ciò non sia successo sono proprio io.

Ho smesso di scrivere per farmi il caffè, e ho messo un attimo su MTV. Stavo già rovistando ovunque per cercare il telecomando e spengere appena è iniziata la pubblicità, ma chissà dove diavolo era. E così, dopo una carrellata di idiozie, è arrivata la sorpresa. Ad onor di cronaca dovrei dire che tra me e la Nike è sempre stata guerra aperta dalla storia dei palloni cuciti dai bambini, e non ho mai indossato un loro capo, ma qualcuno ha scritto per loro qualcosa di davvero efficace. Ho fatto finta di non vedere quella virgolina, e ho solo ascoltato, rapita dalle coincidenze che, a volte, parlano proprio a noi.

dico sì...
dico SI a sfruttare i doni di madre natura
dico SI alle decisioni da cui non si torna indietro
dico SI alla danza della vittoria
dico SI a lasciare tutti senza fiato
dico SI a poter essere quello che mi pare e piace

dico SI alle ginocchia tremanti e ai loro clamorosi trionfi.



sabato, maggio 10, 2008

Specialità tre

Ma che razza di titolo è?
Specialità tre, qui a Firenze, è un esame niente male. Un po' internistico, un po' chirugico, un cocktail piacevole ma ad alta gradazione. Non un post, questo, ma un post-it, per me stessa: uno tra gli ingredienti di questo esame è nella lista delle mie opzioni sotto la voce "Cosa farai da grande?", in buona, esigua compagnia.

Da oggi parte il rush di studio potente, quello che ti fa alzare la mattina alle sei, non lasciare punto caffè nella macchinetta e diradare reparti e serate con gli amici (con le ovvie eccezioni DEA Careggi e Meyer, ed il mercoledì del poker). Quello che mi ha fatto scrivere questo post però non è la vecchia ansia del 'me lo scrivo qui così siete tutti testimoni e devo farlo'. Naaa.

Oggi scrivo per alcune persone, quelle che mi fanno riflettere tanto. Loro sanno il perchè di ogni mia sottolineatura senza dover arrivare alla fine di questo post.



Virginia, che non mi appende gli striscioni di tifo in biomedica solo perchè ha pietà della mia poca riservatezza residua. Occhi con le spirali verdi.

Gaia che mi ha ritrovato i sandali e a cui vorrei congelare un sorriso addosso e non ne sono capace, non oggi, non domani. Occhi color miele di castagno.

Gabriella -ma chi è questa?- bella domanda, mi piacerebbe rispondere, ma l'unica risposta giusta che ho è una sola parola che non ricordo più come si pronuncia. Occhi chiari, sul blu.

Luciano, standing ovation for Mr.President, quel testone cocciuto, quasi quanto me. Occhi diversi, uno mio, uno di Gaia.

Bea che esplode di vita e non lo sa, e non sa la saudade che avrò di lei da settembre. Occhi cangianti tra verde e miele.

Nik che si gode il nono Arrondissement e tutti gli altri per qualche giorno. Occhi acqua.

Andrea che è sul filo del rasoio, che è bello vedere anche solo per 5 minuti. Occhi nocciola.

Marco che si gode Vikram e Clara nel suo interspazio romano (nebuloso per spero solo pochi altri giorni). Occhi profondi, uno nuovo, uno non ancora.

Franci che affronta tutto pedalando, anche se è salita, tanto poi il sorriso risalta di più sul viso paonazzo. Occhi verde-marrone.

Ale e Albi che sono lontani ma mai distanti, un nodo che ci lega dentro. Occhi cioccolato uno, cielo l'altro. Occhi indispensabili.

Annie, il mio costato natale, che 'lascia che piova pure, prendiamo il sole che c'è', come dice Liga. Occhi quasi neri.

E il mio Mr.X, mio mica tanto, ma va bene quel che c'è, tutto ciò che c'è c'è già. Occhi scuri, che sorridono.

Dal sito di Emergency, il mio sogno


Poi ci sono gli altri nomi e gli altri occhi, quelli che non saprò mai di che colore sono davvero finchè non andrò ad incontrarli. Tra le tante ragioni che uno potrebbe avere per fare medicina, io, in fondo, ho solo i loro occhi.

lunedì, maggio 05, 2008

As long as I can tear down all this

L'unica cosa che mi ha trattenuta dal bruciare l'agenda di questa settimana è che finisce con domenica. Nei momenti come oggi pomeriggio, quando nemmeno 40 grammi di liquirizia pura sono abbastanza risolutivi per l'umore (o decisivi e devastanti per la pressione), quando avanzo di dieci pagine in un'ora nel libro di cardiologia, quando mi viene proposta una cena per brindare alla vittoria della destra, quando fuori piove e non posso andare a correre, quando il random inciampa in una canzone che mi piacerebbe pattinare( e mi rendo conto che sto facendo consapevolmente per la seconda volta lo stesso errore, trasferendomi di nuovo in una città che non ha un palaghiaccio)... davvero abbatterei un muro a capocciate. Datemi una pista da ghiaccio liscia, l'unica cosa che ancora mi manca della mia vecchia vita. Inventatemi tre mesi in un buco nero, sottozero, l'oblio benedetto con cui la mancanza di attrito copre e ridimensiona i problemi. Ma non si può.
Ma la cosa più simile che ho trovato a quello finora è stato il divincolarsi deciso di un esserino di 24 settimane dal solletico che il mio indice destro guantato gli faceva sotto la pianta di un piede. Con pochi centimetri quadrati della mia mano che ancora ardono tiepidi di vita, quella vera, tenace, dura, con quelli voglio sperare di continuare a salvarmi ogni giorno come oggi.

domenica, maggio 04, 2008

Eroe - Caparezza

Piacere, Luigi delle Bicocche
Sotto il sole faccio il Muratore e mi spacco le nocche
da giovane il mio mito era l’attore Dennis Hopper
che in Easy Rider girava il mondo a bordo di un Chopper
invece io passo la notte in un Bar Karaoke
se vuoi mi trovi lì tentato dal videopoker
ma il conto langue e quella macchina vuole il mio Sangue
un soggetto perfetto per Brahm Stoker
TU
che ne sai della vita degli Operai
io stringo sulle spese, Goodbye Macellai
non ho salvadanai da Sceicco del Dubhai
mi verrebbe da devolvere l’otto per mille a Snai
io sono il pane per gli usurai ma li respingo
non faccio l’Al Pacino non mi faccio di Pachinko
non gratto non vinco non trinco nelle sale Bingo
man mano mi convinco

che io sono un
Eroe
perchè lotto tutte le ore
sono un Eroe
perchè combatto per la pensione
sono un Eroe
perchè proteggo i miei cari dalle mani dei Sicari, dei cravattari
sono un Eroe perchè sopravvivo al mestiere
sono un Eroe
straordinario tutte le sere
sono un Eroe
e te lo faccio vedere
ti mostrerò cosa so fare col mio superpotere

Stipendio dimezzato o vengo licenziato

a qualunque età io sono già fuori mercato
fossi un ex SS novantatreenne lavorerei nello studio del mio avvocato
invece torno a casa distrutto la sera
bocca impastata come calcestruzzo in una betoniera
io sono al verde vado in bianco ed il mio conto è in Rosso
quindi posso rimanere fedele alla mia bandiera?
SU
vai a vedere nella galera quanti precari sono passati ai mal’affari
quando t’affami ti fai nemici vari
se non ti chiami Savoia scorda i Domiciliari
finisci nelle mani di strozzini ti cibi di ciò che trovi se ti ostini a frugare i cestini
ne l’Uomo ragno ne Rocky ne Rambo ne affini
farebbero ciò che faccio per i miei bambini

Per far denaro ci sono più modi potrei darmi alle frodi

e fottermi i soldi dei morti come un banchiere a Lodi
c’è chi ha mollato il Conservatorio per Montecitorio
lì i pianisti sono più pagati di Adrien Brody
io vado avanti e mi si offusca la mente
sto per impazzire come dentro un Call Center
vivo nella camera 237 ma non farò la mia famiglia a fette
perchè sono un Eroe.

Se mai il PCI dovesse assurgere di nuovo agli onori della politica, c'è già l'inno pronto. Onore al maestro Capa.

martedì, aprile 29, 2008

Je m'èmmene au vent sur la Garonne


Il était une fois la ville qu'a capturé mes rêves. Et la bougie allumée que j'ai dedans ensoleille les mois que partagent mes yeux de Pont Neuf, et tout ce que mes yeux doivent absorber jusqu'il y a d'espace. Aussi si celà, celà que j'aime, celui qu'est un rêve lui-meme, ils ne necessitent pas de lumière, car ils ne sont pas etincelles mais étoiles. Et les étoiles sont partout, partout comme le ciel.

domenica, aprile 27, 2008

... ma per ardere vivo

Le dita si sgranchiscono veloci danzando sulla tastiera, poche righe gustose, di quelle che piacciono alla me più me che conosco. Ne ho abbastanza di dubbi sulle persone, e mi sono ritrovata a sorridere davanti a cose che in altri momenti mi avrebbero sciolta in lacrime: il focus è tornato al suo posto. Una volta di più accarezzo il mio tatuaggio dietro il collo, ancora una volta ricordandomi che è lì perchè sono solo io, io con quella che la prof di francese definì la mia 'volontà luminosa', la soluzione che va bene per tirare un calcio a tutte le X ( e a tutti gli X).
Alla luce fiammeggiante di questo tramonto sulle montagne, mi incendio di nuovo.

venerdì, aprile 25, 2008

If it makes you happy

Mi accorgo che è tempo di riapprontare i bagagli quando mio padre inizia a rimproverarmi per il disordine, e non ha assolutamente torto... ma vivendo in un santuario dell'ordine per 340 giorni l'anno, quando approdo qui la mia entropia esplode.
Che bella settimana che è stata. Casa, assaporata pienamente in ogni angolino. Il mio divano. il caffè al mattino e dopo pranzo. I miei, sempre lì con proposte geniali, tipo il caffè ogni volta che voglio. E lo shopping.
Carla, con cui ancora basta uno sguardo. Marco, con cui ogni sguardo scambiato è una sorpresa.

Ah, già, il film-rivelazione della settimana! Stardust. Bellissimo, tutte e tre le volte.

Devo però ammettere che in questi giorni sto sperimentando una seria difficoltà a reggere il ritmo di vita socio-familiare, di studio, di convivenza, per non parlare della mia nuova mania compulsiva: controllare le mail. Fino ad ora, dalla Francia nessuna Madame si è degnata di farmi sapere qualcosa, ma io sto preparando il mio piano di studi, il mio piano d'attacco. In realtà, è un piano di fuga.

Sebbene tornare a Firenze sia una necessità impellente, perchè il disbrigo pratiche non sarà rapido ed indolore, il primum movens che mi farà riempire il borsone e ripartire verso lande viola è la voglia di rivedere alcune persone. Ultimamente la vita su è cambiata. Il mio fisico si lamenta per i ritmi più universitari in senso stretto, la mia testolina scoppia perchè tiene, nonostante tutto, i ritmi stretti di medicina, ma la mia vita è ricca. Vivo di tante vite, tutte quelle che mi vivono accanto, con cui condivido rilassanti chiaccherate davanti a una ciotola di nachos, partite di poker a cui -finora- ho fatto da spettatrice, cocktail di frutta giganti, migliaia di fotocopie in una stanza nascosta, pomeriggi di studio accanito, paure e timori e speranze, come sempre.
Più persone del solito, sorprese più di sempre, scommesse vinte. E con loro accanto, tutto mi spaventa meno. E se questo mi rende felice, allora è perfetto così.
Quindi, torno su con un fascio di fogli in mano, ma vederle sarà un nodo allo stomaco in meno. Almeno finchè la data della partenza non sarà fissata.

venerdì, aprile 18, 2008

Te per compagnia

Sarai contenta, Bea. Sarà colpa dell’ansia per questa attesa della graduatorie, e di sicuro ci ha messo il suo la signora che, mentre aspettavo Gio fuori dal DEA per un caffè, si è avvicinata scrutandomi da dietro gli occhiali spessi. “ Io mi ricordo di lei, sa. Lei ha visto mio marito l’anno passato, proprio qui, si ricorda, avevamo paura perché sa, aveva avuto qualche problemino, si ricorda, e la dottoressa l’aveva rimandato a casa con me la sera stessa… Ora è dentro, lui. Mi dicono di aspettare, sa, in quella stanza do noia.”
Mi ricordo eccome. Quando le fu detto che potevano tornare a casa insieme, lei schioccò un bacio forte sulla guancia del marito, e poi abbracciò la dottoressa prima di passettinare fuori dalla stanza.
“E’ da stamani che respirava poco bene, e alla fine me ne son fregata se fa l’offeso, e ho chiamato l’ambulanza... ma prima gli ho detto di non fare scherzi, che c’è le bomboniere prenotate, e sa, gli è cinquantanov’anni che si cammina per mano. Perché sa, se non ci fosse domani, avrei il fiato per nulla.”

Sta di fatto, Wushu, che questo è davvero un pericoloso mettermi in piazza.

Per scrivere cosa, poi, è ancora poco chiaro persino a me. Per ora ho capito che è tempo di dare dei contorni a questo qualcosa su cui ammorbo la vita a te e a un altro paio di persone.
Comincio dal fatto che, a quanto pare, nell’inquadrare la gente non sono propriamente una volpe. In questo caso, beh, chiamiamola bella sorpresa. Ci sono belle sorprese che compaiono nelle stanze più impensate, con la sordina inserita. Inizi a fare qualche passo mentre chiacchieri, togli il piede dalla sordina e lo porti sul pedale delle marce. Tornanti, stanze, un lungarno di sera. Sai, Bea, non è facile fare i contorni a mano libera, quindi unisco tutti questi puntini della storia, e di volta in volta ha una forma diversa. A volte è una giraffa, altre una rana, altre una gru che può muovere le ali.
Fuori l’acqua batte sulle finestre, e domani ho programmato circa tre ore di cammino con i ragazzi.

Un’altra bella sorpresa, anzi, una conferma, è il non essere mai stata presa in giro sugli scout. Poi c’è la curiosità. Il silenzio. La condivisione. La stima. Un pizzico di confidenza. E poi arriva il momento X, quello che stravolge gli equilibri, almeno, i miei. E’ il momento di tre post fa, il momento che tu ti auguravi, il momento che forse un po’ io temevo. Tanto c’è poco da fare, questa X ora c’è.

Non arrabbiarti perché sono stata criptica: non lo sono stata abbastanza.

Circa tre righe fa è lampeggiata l’icona di Gmail. La mia sede Erasmus assegnata è Toulouse, non so come mai –visto che non c’era-, non so se mi prendono in giro, non so se andrò. Però, al crollo dell’ansia, sono ancora qui a scrivere. Il fatto che non stia premendo convulsamente il tasto ‘Canc’ mi dice che volevo davvero scrivere tutto questo apparente delirio. Ora sta tutto ad una miscela di caso e volontà. Porto queste parole in balia della gente, perché in loro c’è amore e quindi sono presente anch’io.

Non sei fiera di me?

lunedì, aprile 14, 2008

Exit

Aspettare con più ansia la graduatoria Erasmus che gli exit poll, presa insieme al non essere tornata a casa per le elezioni, fa di me una persona con poca coscienza civica?

Forse sì, dai, ci hanno anche concesso un giorno di pausa accademica ad hoc... eppure non ce l'ho fatta a costringermi, stavolta. Solo ieri mi è venuta voglia di scoprire per chi avrei dovuto votare, in base alle mie strampalate idee di giustizia. Ho fatto un paio di quei test che girano ora, di quelli che ti calcolano a quanti anni luce stai transitando rispetto all'etica dei vari partiti. Il primo che ho portato a termine, con la domanda "Ritieni sia corretto che un soggetto con tre processi penali in corso a suo carico possa candidarsi a Presidente del Consiglio?" mi è parso un tantino parziale, quindi ho risposto "totalemente sfavorevole" e sono andata a cercarne un altro.

Sorprendentemente, entrambi mi hanno dato lo stesso risultato.

Ho scoperto quindi che avrei dovuto votare Per Il Bene Comune o per Di Pietro, a mia discrezione. Credo avrei votato per quello che mio padre ritiene da tanti anni essere una persona d'onore.

Però, mi è venuto da pensare, che tristezza. Io, che vivo accanto a persone infiammate come Nanny e Nik, che parlo di politica un giorno sì e l'altro pure con Franz, che mi giocherò la faccia a favore di una giusta causa con i professori di una delle Scuola che mi piacerebbe frenquentare dopo la laurea... io di questa roba ci capisco meno che di chimica. Seguo con molta più foga la corsa per le elezioni americane, come ho seguito quella per le francesi dello scorso anno.

Ricordo con precisione il momento in cui alla radio in macchina hanno annunciato la vittoria di Sarkozy, appena alla fine di un ponte sul Po.

Ricordo la stessa esclamazione all'unisono, lo stesso pensiero "La Francia non è un posto dove si potrà vivere". E' così nitido perchè ci ho ripensato mille volte, nel fare la mia domanda Erasmus, nel pensare di poter, forse, restare lì. Questo Erasmus, una via d'uscita da questa palude partitica che intristisce persino chi non vive di sondaggi elettorali. Ed ora che sono qui in bilico tra Italia e chissà dove, ora che mi chiedo dove andrò a finire se non sarà Francia, davvero importa poco chi vince. E' comunque più grave essere lo Stato soggetto delle vignette satiriche nel resto del mondo. Ed inoltre, ho la testa altrove. Non voglio pensare a chi lascerò qui.



sabato, aprile 12, 2008

I divisori dello zero

E' più fastidioso il mal di gola o la quasi certezza dell'ennesima recidiva di herpes labialis? Non è servito decidere, perchè sul foglietto illustrativo non c'era nessuna controindicazione nel prendere Clavulin e Zelitrex con la stessa tazza di the... ma se avessi dovuto decidere?

Ultimamente, decidere sta diventando problematico. Per tutti gli anni di liceo ho evitato di considerare importanti le variabili e le incognite: io e il mio cinque in matematica formavamo una squadra formidabile. Ho iniziato a rimproverarmelo al primo esame di primo anno, fisica. Una materia incognita, e l'umore dei professori variabile. Giorno dopo giorno ho iniziato a sfrattare dalla mia materia grigia tutte le nozioni di geografia astronomica per far posto al minimo indispensabile di quei concetti che scoprivo regolare un po' tutto.

Evidentemente, però, c'è qualcosa nel mio codice genetico più cocciuto della mia volontà, qualcosa che mi impedisce di applicare alla vita quotidiana questa idea dell'imprevedibile, con cui non mi rassegno a fare i conti.

Ho più variabili ed incognite nella mia vita ora di quante non ne abbia mai avute finora, e sono arrivate tutte insieme, come la pioggia che ha flagellato la nostra serata. Un po' come Castel Sant'Angelo sembra aver avuto ragione del Tevere e delle sue bizze, così anche in balia di questa corrente di X c'è una boa ben ancorata al fondo. Tra le onde che portano via le mie certezze Erasmus, le idee sul quinto anno, i miei compagni che partiranno di sicuro per chissà dove, le serate scatenate come quella appena conclusa, le miserrime due ore e mezza di sonno che mi spettavano e gli ultimi decibel di voce residui, quella boa si trasforma in roccia e si pianta lì. Non credete nelle magie?

Se sono riuscita ad aprire gli occhi e, imperterrita ed incurante, sentimentale, continuo ad ancorare quella boa al fondo, e la trasformo in roccia ogni momento che riesco a rubare, ho scoperto i testi di Caparezza, la matematica discreta, gli anelli e i divisori dello zero, non posso non credere nella magia. Forse anche il fatto che molto nella vita sia una X, decidi tu se una incognita o un incrocio di strade, forse anche questo è magia.


Grazie, ragazzi, per questa serata davvero bellissima.


Voglio te per compagnia, portami in balia della gente, dove c'è amore, lì sarò presente anch'io...

sabato, aprile 05, 2008

Ovunque come il cielo

Le tre del mattino, ancora presto per mettere la testa sul cuscino, almeno per oggi. Mentre fuori le stelle sbadigliano, io assaporo una cosa dissepolta.

Non ho potuto far altro che aprire gli occhi bassi e slacciare i pugni chiusi, consapevole che era tardi, consapevole che non è oggi, e non sarà domani, il giorno in cui dovrò tirar fuori tutto il coraggio che ho, e magari inventarmene un po' lì per lì.

So restare indifferente a tanto, sminuisco imperterrita anche le cose più evidenti al mondo, ho imbavagliato il mio grillo parlante: quando però metti i tuoi occhi dentro quelli di qualcun altro e ti senti vicina a un fuoco di bivacco all'addiaccio, quando entri dentro quegli occhi come in un bosco pieno di sole... ecco che alle tre del mattino svegli il cielo per ringraziarlo per una cosa così bella.
Una cosa che può restare così, ma che vorrei veder crescere e venarsi di rughe, bella come il primo giorno, luminosa e calda come quel fuoco, ovunque come il cielo.

martedì, aprile 01, 2008

Wind of change

Mezz'oretta fa ho finito di leggere un libro accoccolata fuori in balcone, incastrata nell'angolino della finestra. Prima di togliere la mano tra l'ultima pagina e la copertina ho rilassato la schiena contro il marmo tiepido, sciogliendo la fatica di questi giorni al sole pulito di fine pomeriggio.
Questi giorni una pallina da ping pong finita per sbaglio in balia della corrente si sentirebbe come me: non può affondare perchè qualcosa la tiene a galla indipendentemente dalla sua volontà, e può solo fare congetture quanto a dove stia andando.


Riempire fogli su fogli in tre diverse lingue non mi sembra aumentare la sensazione di autodeterminismo, nè pastrugnare un lobo polmonare ripieno di una nodulo grande come... una pallina da ping pong.

Però,però, però... al primo sole si sciolgono le mie resistenze invernali, divento un po' meno algida e più vulnerabile, mi incanto davanti ai glicini che stanno fiorendo (fioriranno anche in Francia? Ma in Francia non avrò Andre con cui pranzare sul belvedere!) e mi incartapecorisco di paturnie sul mio futuro. Penso al mio CdA che cresce e diventa grande, ed è meglio che non pensi a quando non mi sveglierò ogni sabato alle sette per andare dai miei bimbi, altrimenti non vedo più la tastiera. Penso a quanto sono ingenua, cieca e idiota sulle cose che riguardano me. Penso a quanto mi piacerebbe una seconda chance. Penso ad alcuni compagni di corso che sarà lancinante lasciar fuori dalle valigie, tre-quattro in particolare. Penso al giorno in cui uscirà la graduatoria. Penso alla prima persona che saprà dove andrò a finire.


Penso a questa pallina da ping pong che si è scelta il fiume, che sa che una foce c'è, ma la bussola è rimasta alla sorgente...
Questo vento che spinge, bisognerà fidarsi?

PS. Come vedete, care Tockins, è una cosa che non va scemando con l'andar degli anni. La voglia di sentirsi speciali, di credere nella favola che ci aspetta dietro quest'angolo, o magari dopo quello successivo, semmai aumenta... ed aumenta di pari passo la consapevolezza di tenere in mano le redini della propria favola, la sensazione di essere noi a costruire i mattoni del nostro castello incantato. E' davvero così, giuro, se avrete la pazzia e un pizzico di coraggio necessari ad osare passi di vento.
Non siamo un pesce d'aprile

giovedì, marzo 27, 2008

Come col viso in pieno sole

Non svegliatemi...

Accepted.
Come un abbraccio, un benvenuto, un bagno caldo, un sogno che definisce dopo mesi i suoi contorni. Come il vero primo passo di una vita ancora tutta da inventare.

mercoledì, marzo 26, 2008

Ink and spaces


Prima pensavo che se avessi scritto questo blog a penna avrei usato più inchiostro di quanto ne abbia consumato nella mia intera carriera scolastica dall’asilo agli appunti universitari. Non ci sono macchie di caffè sulle pagine, niente orecchie né cancellature, eppure se queste pagine potessero parlare –più di quanto già non facciano- avrebbero da raccontare tutte le cose che sono dietro le parole, ciò che riempie gli spazi.
Gli spazi sono i posti più densi di questo blog. Quando dal dizionario non ci cavo nulla, per quegli scampoli di vita che hanno senso solo per chi ci vive dentro, lì mi servo degli spazi.


Oggi è un giorno particolare.
Mi sono svegliata con il desiderio di un’aspirina, anziché col libretto in mano. Ho provato a trasmettere questa sensazione di potere decisionale a Wushu che mi chiamava angosciata, ma non ne sono stata capace, e vorrei tanto che lei interiorizzasse il fatto che ciascuno di noi debba rispettare i propri tempi, e le proprie circostanze contingenti.
E’ stato lì, nel momento in cui mi sono resa conto che una delle persone più intelligenti che io conosca non riusciva ad accettare questo rifiuto allo sprint, che ho capito che anche questo momento in realtà è uno spazio.

Nello spazio di quindici giorni lo spazio ed il tempo si sono sciolti come un affogato al caffè, modellandosi intorno alle persone che volevo avere intorno, alle esperienze che mai mi sarei negata. Per la vera, prima volta in quattro anni, ho scelto di non fare salti mortali per plasmare le cose che volevo sui contorni contorti di quelle che dovevo.
Mi sono presa un po’ di spazio per le persone che amo, per prendermi un attimo cura di loro. Una giornata con mio padre, bella come una mattina di Natale. Un racconto risalente al mio secondo liceo preso e rivisto per regalare a Gaia un pomeriggio libero. Una amica di mia madre, dei ricordi che non ho. Alessandro e Alberto che sono in ogni spazio e tempo libero. Marco, con le sue valigie più irrequiete delle mie.

Quindici spazi bianchi del calendario fa, non avrei mai fatto questo punto della strada; non sapevo ancora che di lì a poco si sarebbero riempiti di novità: un uomo con cui condivido l’amore totalizzante per i nostri differenti obiettivi, quattro ragazze una diversissima dall’altra che sono il ripieno del mio virtuale uovo di Pasqua, tre moduli vuoti da riempire -se solo si trova il coraggio di togliersi le mani dai capelli- due giorni in cui riflettere su una lunga chiaccherata ammollo.
Ho finalmente fatto pace con la parte di me che conosco meno. Vedere nella propria vita sirene d'ambulanza o ferri chirurgici non è mai facile, specie quando fai Pupazzologia e sei capo L/C, adori tutti gli esserini sotto i metro e venti e una chiamata di tuo nipote è un raggio di sole che buca le nubi. E quando pensi che cucinare insieme e abbracciare chi ami siano il coronamento di una bella giornata, un puzzle che si completa.
Non sarà facile, e non smetterò di crederci. Si può amare più d'una cosa alla volta.
In questi due giorni ho capito che si può provare a mettere dei limiti, ma non si può escludere nulla a prescindere... e io non escluderò mai nessuno dalla mia vita per le mie scelte di vita.


domenica, marzo 23, 2008

Cheers

Ho messo via in poche ore una stupefacente riserva di nutrimento per i prossimi mesi, come una riserva di ghiande e nocciole di uno scoiattolo in attesa dell'inverno.
Di ieri mattina conservo lo studio arrancante, il silenzio in casa, il cucinare per i miei amici, lo scegliere il colore delle candeline. Ieri pomeriggio mi ha regalato una sfilza di battutacce e microrganismi cattivissimi, la nomea di cocainomane e un’oretta a chiacchierare con tre gioielli di uomini.
Ho messo via l’atmosfera incredula ma serena che regnava ieri sera, un progetto ambizioso, gli scoppi di risa e i nostri occhi ancora più sgranati che davanti alla lettera della Valanzano.

E tra il pomeriggio e la serata, si è fatta viva una sensazione che avevo quasi archiviato, una vera bella sorpresa, la riprova della mia crescita durante quest’ultimo anno. Sarà stato il girare per casa coperta solo da un completino di pizzo, sarà stato l’infilarsi gli unici undici centimetri che mi rimescolano i cromosomi X, sarà stato l’impeto di firmare quel foglio… Fatto sta che nello specchio una giovane donna con la punta del naso un po’ spelacchiata dopo una leggera scottatura aveva negli occhi quella firma e un sorriso che non dimenticherò mai. Ho scattato un’istantanea mentale a quel riflesso. Lì dentro c’era la sensazione di possibilità, c’erano le ferite guarite, c’erano le barricate fatte finalmente crollare, c’era una giovane donna che ha accettato finalmente di correre di nuovo il rischio, ma di averne il pieno controllo.

Mentalmente ho brindato a un sacco di cose, quasi un giro di grolla.


Ai miei colleghi, a chi china il capo per amore.
Alle mie ali, che sono la ragione per cui voglio tentare quest’esame.

Al Modulo LLP.
A una mail che attendo con le dita incrociate.
A ciò che fa volare gli aereoplani, che Marco mi ha insegnato essere ben più che combustibile.

Al sole sulla superficie di un'acqua opaca, allo sciabordìo a bordovasca.
Alla mia famiglia, mio trampolino di lancio, mio faro, mio porto… dovunque io sia tra quattro mesi.

Alle mie scelte di donna che ragiona ed assimila col cuore.

Al sacrificare tutto per ottenere ciò che si vuole davvero, e alla capacità di capire cos’è che bisogna escludere e cos’è che vale la pena tentare.

Il brindisi più bello è stato proprio quest'ultimo. Alle scelte consapevoli, quelle su cui rimugini per ore ma che ti portano a sorridere più intensamente.



venerdì, marzo 21, 2008

Hint of Saffron

Non so se vi è mai capitato di ricollegare un profumo, un sapore, una luce particolare ad una parola, un periodo, un momento.Questa canzone -tra le più belle che conosca- ha ronzato ancora nel lettore mp3. E non l'ho solo ascoltata, l'ho sentita, le ho sorriso... e sono a bocca aperta, perchè sono parole del mio gomitolo prese in prestito per una canzone, CannonBall, che da ora in poi avrà sempre questo colore e un profumo particolare. No matter what.

There’s still a little bit of your taste in my mouth
there’s still a little bit of you laced with my doubt

it’s still a little hard to say what's going on
there’s still a little bit of your ghost your witness
there’s still a little bit of your face I haven't kissed
you step a little closer each day
that I can´t say what´s going on
stones taught me to fly
love, it taught me to lie
life, it taught me to die
so it's not hard to fall when you float like a cannonball
There’s still a little bit of your song in my ear
there’s still a little bit of your words I long to hear
you step a little closer to me
so close that I can´t see what´s going on
stones taught me to fly
love taught me to lie
life taught me to die
so its not hard to fall
when you float like a cannon..
stones taught me to fly
love taught me to cry
so come on courage, teach me to be shy
'cos it's not hard to fall,
and I don't want to scare her
it's not hard to fall and I don't want to lose
it's not hard to grow
when you know that you just don't know.

giovedì, marzo 20, 2008

Another day in paradise

Stamani mi sono svegliata tardi, tanto per permettere alla luce che filtrava dalle persiane di ricordarmi che sono virtualmente in vacanza. Sono rimasta un pochino accoccolata sotto le coperte, per assimilare la differenza tra il risveglio di ieri e quello di oggi. Quando finalmente ho deciso di mettere i piedi per terra sono andata in cucina a prepararmi una tazzina di caffè, e quando la caffeina ha iniziato a girare nelle vene ho realizzato di non avere ancora imparato la lezione. Ancora non ho acquisito la capacità di spengere l'orgoglio. A volte non sono capace di dire, ma quando mi emoziono non sono capace di raffreddarmi, e resisto poco al freddo improvviso. So quanto il mio carattere tanto affettuoso da sembrare aggressivo possa sconcertare. Ho bisogno di sincerità per rispettare tempi e pensieri altrui. Faccio parte delle tre persone più curiose al mondo, ma se trovo barricate non vado oltre.
Ultima cosa, ho appena buttato giù le mie, di barricate. E sono un'esperta nel ricostruirle in fretta.

mercoledì, marzo 19, 2008

Almeno dateci il Luan - 1

Mi sono già sentita dare della miscredente nel descrivere il paradiso come una distesa di vasche termali, ma ci tengo a ribadire il concetto... per far svanire buona parte della beatitudine del buongiorno di oggi è bastato rimetter piede in Facoltà, constatare che quella menomata mentale che abbiamo per presidente ha firmato la sua condanna ed essere assalita da venti compagni di corso che mi danno appuntamento alla riunione dell'una. Ho a malapena la forza fisica per sollevare due tazzine di caffè, e il mondo -quasi- intero oggi è un'intruso, e invece vado a fare la sessantottina, disposta ad occupare, fare striscioni e picchetti se sarà necessario. Perchè ciò che amo lo custodico e lo cresco con dolcezza, e lo difendo con le unghie e con i denti.

giovedì, marzo 13, 2008

Sweeney day

Reduce da una Sweeney Tood night che mi ha lasciata flashata dal film -e non solo-, innamorata di un capolavoro (nove di mattina, soundtrack negli auricolari, come una pazza alla fermata del bus), stanca morta e felice come una pasqua, arrivo in biblioteca e scopro che vogliono modificare le regole di passaggio al quinto anno... la maialaccia loro!! Come se già così riuscissi a respirare. Sarebbe troppo bello passare un mese senza dover dare un esame, o arrivare a settembre senza doversi scapicollare!

Ma oggi non voglio proprio preoccuparmi. Studio un po', poi lezione, poi Ospedale dei Pupazzi, poi cena Sism, sempre in attesa di questo bando che si fa desiderare. Ho bisogno di prendere fiato.

La canzone qui sotto è l'ultima di Jovanotti, la metto tutta perchè i pezzi-capolavoro meritano un posticino tutto loro e una lettura attenta, anche se sono dolci che quasi vomiti, anche se sembra impossibile credere che qualcuno non ti dedichi, ma ti scriva qualcosa del genere.


A te che sei l’unica al mondo

L’unica ragione

Per arrivare fino in fondo

Ad ogni mio respiro

Quando ti guardo

Dopo un giorno pieno di parole

Senza che tu mi dica niente

Tutto si fa chiaro

A te che mi hai trovato

All’angolo coi pugni chiusi

Con le mie spalle contro il muro

Pronto a difendermi

Con gli occhi bassi

Stavo in fila

Con i disillusi

Tu mi hai raccolto

Come un gatto

E mi hai portato con te

A te io canto una canzone

Perchè non ho altro

Niente di meglio da offrirti

Di tutto quello che ho

Prendi il mio tempo

E la magia

Che con un solo salto

Ci fa volare dentro l’aria

Come bollicine

A te che sei

Semplicemente sei

Sostanza dei giorni miei

A te che sei il mio grande amore

Ed il mio amore grande

A te che hai preso la mia vita

E ne hai fatto molto di più

A te che hai dato senso al tempo

Senza misurarlo

A te che sei il mio amore grande

Ed il mio grande amore

A te che io

Ti ho visto piangere nella mia mano

Fragile che potevo ucciderti stringendoti un pò

E poi ti ho visto

Con la forza di un aeroplano

Prendere in mano la tua vita

E trascinarla in salvo

A te che mi hai insegnato i sogni

E l’arte dell’avventura

A te che credi nel coraggio

E anche nella paura

A te che sei la miglior cosa

Che mi sia successa

A te che cambi tutti i giorni

E resti sempre la stessa

A te che non ti piaci mai

E sei una meraviglia

Le forze della natura si concentrano in te

Che sei una roccia sei una pianta sei un uragano

Sei l’orizzonte che mi accoglie quando mi allontano

A te che sei l’unica amica

Che io posso avere

L’unico amore che vorrei

Se io non ti avessi con me

A te che hai reso la mia vita

Bella da morire

Che riesci a render la fatica

Un immenso piacere

A te che sei il mio grande amore

Ed il mio amore grande

A te che hai preso la mia vita

E ne hai fatto molto di più

A te che hai dato senso al tempo

Senza misurarlo

A te che sei il mio amore grande

Ed il mio grande amore

lunedì, marzo 10, 2008

Senza un perchè

Forse è l'esame tra tre quarti d'ora, la sensazione di sapere sempre poco (la sensazione di un weekend forse too much relaxed). Forse è il post di un amico che lascia un pezzo di cuore. Forse è la voglia di andare a trovare la Marghe con la buona notizia del mio esame, per cui sta tifando anche lei. Forse è la sensazione di non fermarsi mai. Potrebbe anche essere la pioggia fuori, e il freddo che non vuole andar via. Forse è la voglia di fare altro, di uscire, di passeggiare. Forse è la voglia di mare. Forse il bisogno di un po' di tempo con Virginia, Alberto e Ale. Forse è anche questa Pasqua che passerò a studiare. Forse solo la stanchezza che non passa mai del tutto.
Sta di fatto che qui trovo sempre la mia copertina calda.

venerdì, marzo 07, 2008

Come sole come goccia

Ci sono giorni in cui è difficile starmi vicino, anche per me stessa. Sono quei giorni che partono con le bufere, il freddo, gli orari degli autobus cambiati, il cappuccino poco zuccherato; poi vedi un tizio che ti sprimaccia il cuore come fosse un cuscino di piume, perchè come è possibile, perchè non è possibile... e vorresti rincorrerlo per guardarlo altri tre anni, per imprimerti nella mente quei lineamenti, ma fila via veloce e ti lascia così, in balia del vento e di chi non c'è.
Ti trasformi in una spugna per un po', sorridi e lasci fuori tutto tranne ciò che hai sotto le mani. E neanche questo basta.
Allora ci sono gli sgabuzzini, spazietti angusti in cui crei il limbo che ti serve per un po', per lasciar sfuriare la bufera che hai dentro e che c'è fuori.
Poi, una pacca sulla spalla. Un caffè lungo bollente, una manciata di caratteri, dei fazzoletti scovati chissà dove in fondo alla borsa.

Quando ci si tramuta in spugne a volte si assorbono anche i sorrisi e le speranze, ma c'è un limite alla capacità d'imbibizione. Anche se non voglio, anche se a volte le mascherine davvero mi tolgono il respiro, non posso impedire che le speranze ed i sorrisi, piano piano, sgocciolino fuori.

Dal vetro davanti a me c'è uno spazio di cielo meno grigio del resto. Anche se magari non vuole, il sole si impiglia in quel velcro azzurro... e decide il vento quando è ora che le nuvole evaporino, cadano o cedano il passo.

lunedì, marzo 03, 2008

60 seconds

Il viso inondato di sole, i capelli che si asciugano contro il muro caldo, il portatile sulle ginocchia e l’ultima canzone di Jovanotti, da cui non ti riesci proprio a difendere. Ecco il riassunto, glassato da luce tiepida, di questa domenica pomeriggio passata in casa a fare la spola tra il letto e la teiera, senza le forze necessarie a far altro. In queste ultime due sere di bagordi alcolici ho tracannato bicchierini di rum alla goccia come fossero esami -troppi in troppo poco tempo- e ho tagliato mentalmente le cime dell’arazzo dello scorso semestre, anche se gli esami proseguono a oltranza.
Nel mentre settembre si avvicina a grandi passi, e forse questo correre correre con le materie è anche un po’ voluto, perché ora la portata di ciò che sta per arrivare si delinea con precisione e le cose da fare per arrivarci preparata sono trilioni...e quale momento migliore di questo, il primo momento dopo tanto in cui ho un encefalogramma piatto?
Ho iniziato, giuro, a fare l’elenco. Ma dopo le prime cinque o sei cose mi sono fermata con le mani nei capelli. Una delle cose che mi rimprovero da sempre è il mio confidare nella lunghezza dell’ultimo momento, in quella strana fisarmonica che soffia aria nel tempo che stringe, gonfiandolo di possibilità. Non vi è mai capitato di ripetere tre capitoli di un libro negli ultimi sessanta secondi prima d’un esame? In un minuto riesco a non dimenticarmi a casa le chiavi, il burrocacao, il telefono, a mettermi il mascara e a controllare che i calzini che indosso siano quantomeno di un colore simile. I sessanta secondi prima che un treno ti porti via dalla persona che ami sono il necessario per sessanta benedizioni, sono il tempo degli ultimi baci, quelli -carichi di tutto- quando non puoi perder tempo a respirare, dell’odore della sua pelle che porti via con te e del sorriso morbido, carezzevole dietro la porta che si chiude.


Probabilmente il minuto prima di lasciare Firenze sarò oberata da ciò che mi resta alle spalle e da ciò che sarà futuro ancora per poco, conosco i miei sorrisi grati prima delle partenze ma non avrò nessuno a dirmi quanto sono bella quando sono felice, e mi importerà il giusto dei calzini. Ma zampa contro zampa, anche Oltralpe, ciò che davvero conta resterà nonostante le cime nel mezzo.

mercoledì, febbraio 27, 2008

Diciannovenni Disadattati

In queste giornate di transaminasi alterate vissute nella biblioteca che mi ha visto preparare ogni singolo esame, dopo quattro anni di Medicina sono giunta alla soluzione di un’atavica questione a proposito del nostro ‘rimanere indietro’ .
Uno studente di medicina tipico anziché pensare che il cassiere del supermercato sia semplicemente stanco o totalmente rincoglionito si sofferma a pensare da quale grave encefalopatia potrebbe essere affetto.
Altra situazione-tipo è la rimpatriata della classe di liceo, quando ti trovi ad ascoltare i compagni di banco e maturità parlare del lavoro, di contributi e di figli (!!) e quando vieni interpellato sulla tua vita rispondi laconicamente, preda di sudorazione algida, che il più delle giornate si risolve nel pronunciare meno parole di quante se ne legga, nello stare attenti che i caffè non superino la fatidica soglia dei quattro prima delle quattro di pomeriggio e nel sorvegliare attentamente il calendario degli appelli d’esame. Il resto della serata è tutto un cercare d’ignorare gli sguardi di pietosa commiserazione di chi fino a qualche ora prima ti considerava il genio della classe (perché fare Medicina, boh, quel nonsochè lo regala a prescindere) o che sperava tu gli raccontassi qualcosa di ganzo almeno quanto Dr.House o Grey’s Anatomy.
E la cosa più strana è che mentre guidi verso casa cercando di tenere a mente chi si sposerà quando riaffiorano invece pazienti e situazioni che vorresti dimenticare, di quelle che a Grey’s Anatomy hanno davvero poco da invidiare.


La verità è che noi arriveremo alla fine dei nostri tanti sudati impagabili anni di studio che la nostra età anagrafica non corrisponderà più a quella reale, saremo diciannovenni in gusci di venticinquenni, con accumulato un ritardo sociale di sei anni che nessuno ci renderà mai.
Con questo dovrebbe anche essersi chiarito l’arcano di perché dentro gli ospedali ci sono flirt adolescenziali complicati dal sesso e da fedi a cui non si vuole far caso: mentre voi gustavate allegri la fase transizionale tra fine adolescenza e inizio dell’età adulta, noi si mandava a mente algoritmi decisionali del trattamento delle emorragie digestive del tratto superiore. E qui lo dico -e qui lo nego-, credo che nessuno di noi cambierebbe il corso delle scelte fatte.

Lo dicevo qualche giorno fa ad un ragazzo che sta per scegliere cosa fare della sua vita, e tra le prospettive include anche Medicina. Provare a spiegare che poi sarà Medicina a scegliere cosa fare della sua vita andava oltre le mie facoltà verbali in quel momento, ma lo capirà da solo, se seguirà il suo cuore e il suo istinto di taking-care person.

Siamo dei lamentosi orgogliosi futuri mediconzoli... e dovete prenderci il buono e il brutto insieme, compreso quando non abbiamo una sera libera per una cena o non sappiamo cosa è successo nel mondo negli ultimi 15 giorni. Tanto poi i dosaggi della tachipirina serviranno anche a voi.

martedì, febbraio 19, 2008

Per Tolosa totjorn mai

Bonjour!


Scrivo dai meno due gradi dell'Abruzzo, dove sto incubando il raffreddore gentilmente regalatomi dall'arzilla novantacinquennne seduta accanto a me nel volo da Lyon a Roma. Ripartirò oggi pomeriggio per tornare sotto bandiera medicea e rimettermi sui libri, dopo la breve parentesi alla violetta di questo weekend.


Merci!


Toulouse... bella, bellissima con la sua Garonne attraversata da più ponti, con le vie scritte in francese ed occitano, con il colore viola che fa da padrone. Les salles du Capitole, i mattoni ed i tetti rossi di cui guadagno il colore, il sole tra le vetrate dei Jacobins sul mio viso e la voglia di restare ore ed oBy Helmsjanre lì dentro, les baguettes piene di tutto, la moquette piena di polvere, la tartare cruda buona da non credersi, il vento che sembrava ruggire reste...




Oui oui!




La gente del Sud della Francia è meno peggio di quanto pensassi, tranne le ovvie eccezioni contro cui bisogna accanirsi con i mezzi a disposizione (vedi inglese, spagnolo, tedesco e russo quando fingono di non capire i nove anni di francese scolastico che cerchi di pronunciare con tutta la cura del mondo). Mais gardez-vous, je suis une dame mechante... non per nulla mi chiamano Crudelia!


Magnifique!


Il campus e l'organizzazione dell'università, la Grave sulla Garonne, le ambulanze discrete, la tessera della Librerie Medicale già nel mio portafoglio.




Comment ça, deja?!




Tre giorni che scappano via portati dalla bora, ma le vent mi riporterà indietro tra qualche mese. E le Alpi che mi hanno accolto con la loro neve e le loro stelle al mio ritorno, e Superga vista dall'alto che non riesco a non amare. Alors à bientot Ville Rose...

lunedì, febbraio 11, 2008

Guida da te la tua canoa



Questa foto fa molto Capitan Findus nei mari di Viareggio, ma è stata un'esperienza gradiosa fare il nostromo per la prima volta. Un anno di mare varrebbe un anno sabbatico dalla vita vera. E ora navigo tranquilla ed interessata nei mari di Gastro, prima di volare felice verso i cieli della Francia.

venerdì, febbraio 08, 2008

Breakaway

Appena sveglia ho riaperto il libretto per controllare che fosse tutto vero. Dopo una doccia, ho messo il libro di Gastro in borsa e sono andata a fare colazione con Andrea.


Ieri era una giornata come oggi, e durante l'esame più estenuante che io abbia mai sostenuto (e credo mai sosterrò) pensavo solo che non potevo bocciare con un così bel sole fuori. Me lo ripetevo ad ogni attesa di una nuova domanda, ad ogni pausa tra un professore e l'altro, tra un vetrino e l'altro, tra la fine dell'esame e la verbalizzazione.

E poi c'era Gaia, che sapeva e aspettava senza dire nulla.

E poi ieri c'era la Bea, anche quest'anno la stessa croce insieme.

E poi ieri è venuta a trovarmi Virginia, e si è fatta stritolare quando avevo finito tutto e non sapevo ancora niente del risultato.

E poi ieri c'era fuori Lucia, senza dire nulla, ma era lì fuori a carpire notizie.

E poi ieri c'erano Dani, Paola e Annie erano a casa ad aspettarmi con una bottiglia di Fontanafredda rosso e frizzante da stappare, le frittelline di riso e i cenci.

E poi c'erano tutti messaggi di chi mi vuol bene.

E poi ieri c'erano le mie coinquiline che mi hanno accolto festose.

E poi ieri c'era mio padre. Mio padre, dallo sguardo sereno e fiero, dal sorriso luminoso quasi come la luce delle sei di sera che glassava Firenze in un abbraccio. Mio padre, che per la prima volta prendeva in mano il mio libretto, e che per la prima volta era lì dopo un mio esame, e questo qui era quello giusto dopo cui esserci. Mio padre che guardava con me Firenze di nuovo a colori.


E c'era la mia ulcera gastrica, quella che studiavo anche senza vetrino, quella che mi ha fatto compagnia per questi quattro mesi di maideltuttorelax.
E' finita.


Da ora comincia il bello per davvero. Sarà difficile e magari incalzante, ma sono oltre la china. Oltrelachinaoltrelachiaoltrelachinaoltrelachina.

venerdì, febbraio 01, 2008

Ai minimi termini

Una volta era una delle tante espressioni di matematica che non capivo. Ora è la descrizione adatta per me.