giovedì, marzo 26, 2009

Vernice fresca

Da quando sono in Francia questo blog è diventato il posto spesso meno adatto su cui scrivere di me. Forse è per questo che ho smesso di farlo del tutto, ed è come se invece di usare lo schermo avessi imbiancato la mia pelle dall'interno, di quel bianco che invita a scrivere. Ci passo delle ore, ogni giorno, a imbrattare quel bianco di parole che per ora non rileggo. Da qualche parte devo scriverle, altrimenti mi perseguitano. Le lascio dentro perchè se fossero fuori sarei nuda davanti a una folla e sarebbe facile ridere di me anche per gli altri... voglio che ridere di me resti una prerogativa solo mia.
Queste parole potete anche non leggerle, non hanno effettivamente un senso logico. Questo piccolo ermetico abstract di ciò che è scritto sulla vernice fresca devo tirarlo fuori. Dentro non c'è più molto spazio e prevedo di aver bisogno di imbiancare presto.


Incredibile come 'a volte ritornino'. Probabilmente perchè non li ho mai guardati andare via e per me era come se fossero appiccicati anche loro al bianco dentro. Incredibile come ci sia solo una cosa che non potrò mai realizzare, ed è quella che da un po' sogno ricorrentemente. Ne avrei un bisogno immane. Incredibile come ancora sogni stelle tolte dal cielo da qualcuno, apposta per me.
Incredibile come io sia cocciuta. Incredibile come sia io la prima che punterebbe contro se stessa in questa scommessa. Incredibile che c'è effettivamente un ambito in cui non c'è verso, non imparo perchè non voglio imparare. Perchè distogliere lo sguardo è così comodo... anche se prima o poi dovrò fare i conti con i miei dieci decimi.

E ci sono le incredibili 'saving graces' che fanno altrettanto parte di me. So sperare per due, volere per sei, suturare con fili da due zeri a sei-zero, dormire e mangiare per tre, studiare per dieci ore di fila, resistere quaranta giorni senza lettore mp3. So ancora sognare, nonostante tutti i vetri infranti ho cura del vetro che ho e ci sogno attraverso.
E ora so anche quello che voglio fare da grande. E lo so per certo. Il che non aggiunge nessuna certezza alla mia vita, tranne quella di dover fare una scelta in meno e di potermi concentrare su altro.
In questo momento, le saving graces non mi aiutano. Perchè so quale è la posta in gioco... e devo pensare a giocarmela bene da sola.

venerdì, marzo 20, 2009

12.5

Ho capito che la Francia non è il posto adatto per Erasmus che vogliono alzarsi la media semplicemente perchè qui la media non conta nulla: alla fine del sesto anno c'è il concorso nazionale, che puoi sostenere se hai passato tutti gli esami, non importa con quanto.
Quindi qui i professori non si sprecano a metterti i votoni, e su 120 persone solo una decina hanno 16/20, tutti gli altri si aggirano intorno al 10-11.
Tornerò in Italia con una media temo invariata, quindi particolarmente bassa per una che vuole entrare in Chirurgia o in Emergenza.
Ma il mio 12.5/20 in Urgenze, quando più di metà del sesto anno di qui ha bocciato l'esame, questo non me lo scorderò mai. Anche se traducendo da Francia a ECTS e da lì in voti italiani verrebbe "solo" 26.
E le parole del primario di Cardiochirurgia in commissione Erasmus dimostrano che magari non mi laureerò con 110, magari nemmeno con 100, ma che quel non poco che so... lo so anche fare.

Fuori Toulouse scintilla sotto il sole.

giovedì, marzo 05, 2009

Quotidiano per mano

Come quando mi stringi una mano sotto al tavolo.
Come ti stupisci perchè non mi arrabbio quando dovrei. Sicuro che non mi arrabbio?
Come ci si punzecchia sempre, e non cambiamo.
Come quelle volte in cui i tuoi occhi fan tremare.
Come un ennesimo post-it da qualche parte.
Come un messaggio in segreteria che ho riascoltato 14 volte.
Come quando non si dorme bene per le cose non dette.
Come ogni volta che tutti si stupiscono per come non dimostri. Che sono anche quelle in cui io mi stupisco di come tutti non vedano.

Come ogni volta che mi tengo dentro parole importanti e provo a passartele con la telepatia o con un mezzo sorriso.

Come quando finalmente le parole si rifanno vive spontaneamente, senza poter aspettare, così mi piace questo quotidiano per mano. Si passeggia benissimo, per mano.

domenica, marzo 01, 2009

Brina da sciogliere

Sperimentare per la prima volta il blocco dello scrittore mi sta obbligando ad essere paziente con le parole che restano pacificamente dentro, che non spingono per uscire come fanno di solito. Eppure sono davvero una marea.

Quattro o cinque volte al giorno penso che potrei pagare per essere ogni giorno spensierata e leggera come lunedì sera con Ale e Alberto, quando per qualcuno i miei occhi sono talmente importanti da valere 20 ore di viaggio su trentasei, e gli 800 km tra le nostre città sono fatti di modi per esserci e voglia di rivedersi. Ma siamo davvero un caso particolare.

Da una settimana ho finito gli esami e non ho nemmen l'ombra di un voto (non che sia così impaziente di vedere tutti quei 9), ho interrotto le guardie in Pronto Soccorso perchè mi avevano sballato ogni possibile ritmo circadiano e ancora mi addormento ogni volta che posso, sono esattamente tre mesi che non pattino e vedo del positivo nelle mie ginocchia non doloranti ad ogni scalino, mi aspetta una settimana di scartoffie e incontri con i responsabili delle relazioni internazionali e l'inizio del secondo round di studio. Metà della gente che ho conosciuto a ottobre è ripartita. Ed è arrivato già il secondo semestre.

Abbiamo avuto tre giorni di sole di seguito, cosa che per questo posto dimenticato da tutti i climi diversi dal 'nuvoloso con scrosci' è stata una conquista molto apprezzata. Ho scoperto di padroneggiare il francese franchement mieux di quello che credevo. Sto scoprendo dei posti davvero incantevoli nella nostra regione. La Franci è finalmente arrivata nella Ville Lumiére. Ale torna domani. Mia sorella arriva tra due settimane. Inoltre tra un mese ho 20 giorni di vacanze da poter inventare come voglio.

Il tempo si è già ristabilito sull'abitudinario: cielo bigio, luce filtrata, pioggerellina sottile. Sarà che è cominciato marzo, ma ultimamente sono come Toulouse è in questo periodo: un po' ombrosa, con un infinito bisogno di sole e d'azzurro a scaldare i mattoni ed abbagliare i vetri. Più di tutto, però, ho bisogno del mare per sciogliere la brina, non posso contare sulle poche altre cose in grado di farlo oltre al mare. Quindi andrò a prendermi il mare.

domenica, febbraio 08, 2009

Way to go


I'm out of word and with a lot of unwritten things in the meanwhile, but most of all I am joyful. You made it, guys.

Against all odds, despite all the fantasious and different problems, miles, visas, planes, dark days, you made the unexpected come true.


I met Fra first, just a couple of days before he met you. I can perfectly remember his before-you face and his after-you face, and now I can look at his after-face every time I want because it's carved into a picture. That hard, grateful look of someone whose muscles are finally relaxing.


Then, I met you at Nik's place. Me and him, we went to bought food and drinks for dinner, and I will always link that radicchio cream to that night. Amazing how details are coming back: I liked your black shirt and your frank speaking "Nik, ma che cazzo hai comprato? La salsa gialla fa schifo!". I chose it, by the way. You were right, by the way.


Summer 2007 was the best one of my life. I was a wounded girl facing something bigger than me, and you were there helping me get the hell out of that crap. I did something like 7 exams with best marks, doing every day something different, always late at night, sometimes corpses, sometimes tanned, always together.

And when you and Fra came back from Elba, guess that fears and uncertainties couldn't hide the glow. We knew you'd have fight for it.


And now, looking at this picture, I'm taking example and courage for my future, perhaps I'll need to know that yes, it was possible and worthy.

Thank you, babe.

Love, Laurina

venerdì, gennaio 30, 2009

Golden Period

E' un sacco che non scrivo un po' come una volta, complici i mille impegni fissi che questi quattro mesi in Francia hanno consolidato, le guardie in Urgences che mi scaricano le pile (fisicamente parlando. A livello mentale, mi ricordano che sono e sarò sempre in salvo.), le mille piccole e grandi feste, le sessioni di bagna cauda e quelle di perdita di cognizione dello spazio-tempo a JJ.
E non vi parlo dello sci del prossimo weekend sui Pirenei, nè della mattinata 'femme du menage' che mi aspetta domani.
Dopo 20 ore in ospedale su 48 di vita, a malapena tengo su la testa -scrivo in una posizione molto Colomo-like... - ma ho messo a fuoco una cosa importante.
In queste 20 ore, ci sono stata totalmente. C'è voluto del tempo per esserci totalmente in Dea anche se è stata più paura che amore a primo turno, ma sapevo che sarebbe arrivato. Sapevo di doverlo continuare a cercare lì, dentro quella voglia di alzarsi la mattina alle 6, prendere le consegne con gli occhi ancora chiusi, infilarsi lo smezzato bianco e cominciare una giornata in cui avrei capito quasi tutto. E quel quasi ora so che è cancellabile.
Quello che so, è lì che l'ho trovato.

Il Pronto Soccorso è un non-luogo, una location paradossale. L'ho aspettato per anni, ed ora mi districo tra i corridoi senza pensarci. So usare tutti i macchinari, scrivere e prescrivere, fare. Ed ho aspettato tanto, accontentandomi di quello che capivo, un po' un compromesso.

Ed ora, 20 ore su 48 mi hanno ricordato che scendere a compromessi, attendere troppo, accontentarsi a volte sono verbi criminali.
E ho 34 ore settimanali per 6 settimane che mi rinfrescheranno la memoria.
Voilà il mio Golden Period. Il momento delle decisioni vitali.

lunedì, gennaio 26, 2009

Enrosadira - la vie en rose

Il mio pc ha un solo minuto di inattività prima che lo screensaver parta. Ho impostato l'intervallo minimo affinchè i vostri visi compaiano sullo schermo più volte possibile, ogni giorno.

I miei pilastri, i miei rifugi. E ora... ora che i sentieri sono dissestati e che le suole dei nostri scarponi non bastano più, si stringe la ghiera del moschettone che ci lega.

Spalla contro spalla, zampa contro zampa. Soprattutto quando la vita perde la sua tinta rosea, quando si vorrebbe essere un po' Dolomiti, forti e che arrossiscono leggermente ogni nuovo giorno.

Nessun luogo è lontano, e noi lo sappiamo.

Anche se il viaggio Torino-Nice, Nice-Toulouse può farlo sembrare non esattamente dietro l'angolo. Ma io sarò alla Gare Matabiau ad attendervi, quel giorno di grazia in cui arriverete.

Vi abbraccio forte, forte, forte, forte, forte...

lunedì, gennaio 19, 2009

Gli struzzi sotto la neve

Come riemergere da una apnea lunga sette giorni. Sette giorni carichi carichi di vita pura, nei suoi mille aspetti, mille sorrisi, mille panorami, tutti belli come una mattina di Natale.
Ed il perchè è meraviglioso ed inaspettato come degli struzzi sotto la neve, sotto al Monviso.
Non cosa, ma chi.
E capirlo è come un segreto sussurrato all'orecchio solo a me, e mi lascia con il viso radioso ed il cuore gonfio e fiducioso. D'altronde nessuno degli struzzi aveva la testa nascosta sotto la neve: prendo esempio e stacco bene le parole mentre ti guardo negli occhi.

Ti voglio bene.

lunedì, gennaio 05, 2009

Giocala

Ci fosse anche solo una probabilità
giocala...
giocala...
giocala...
prendila...
prendila...
prendila...
prendila.

giovedì, gennaio 01, 2009

Single malt scotch

Non so quanti a quanti di voi piaccia il whisky. Volendo fare una stima approssimativa basandomi sulle occhiataccie e sui commenti sarcastici che sento quando ordino un Talisker, direi che non molti apprezzano. E nemmeno penso a quello che qualcuno penserà leggendo un post che inizia con questo titolo.
Sapete, il whisky rasenta la perfezione, dal modo in cui non bagna il vetro del bicchiere, al modo morbido in cui ti accarezza il nervo olfattivo.
Un single malt è affascinante.
Tutto quello a cui decido di prestare attenzione, vuol dire che ai miei occhi è affascinante e ai miei occhi tende ad essere perfetto. Non per forza bello, o facile, o di moda, o femminile.

Quando la Franci ha chiesto al primario di cardiochirurgia se poteva frequentare il reparto, la sua risposta è stata negativa, perchè che ragione ha una donna, se non è un'infermiera, di frequentare un reparto di cardiochirurgia?
Questo perchè non le è stato chiesto, però.

La differenza tra il whisky ed il bisturi è che -nonostante le battutine simpatiche di uomini veri che del whisky non riescono nemmeno a sopportarne l'odore- so che di uno posso farne una ragione di vita, per ragioni che la vita mi ha dato su un piatto d'argento. Non sono ragioni facili, o belle, né di moda. Per il primario di Firenze, non sono nemmeno ragioni femminili.
Forse non ha un'accezione corretta di femminile.
Ehi, non sono femminista. Mi limito a dire l'oggettiva realtà: lo smezzato azzurro mi dona più di molti altri capi d'abbigliamento.

Di tanto in tanto è necessario vedere il disegno più ampio, fin negli angoli più scomodi e meno scontati.
Nell'angolino in alto a destra, dietro una piegatura del foglio, ho trovato una promessa affascinante: quando sei pronta, puoi ottenere quello che vuoi di più rinunciando a tutto il resto.
L'anno inizia con buoni propositi nuovi di zecca, come da tradizione, ma quest'anno infrango le regole: il disegno è sempre lo stesso.

Mi sto divertendo a cambiare lo smalto tre volte al giorno ora che ho le unghie lunghe, ma preferisco di gran lunga il profumo del betadine a quello del solvente per unghie. E non mi stupisco di torturarmi le mani mentre studio come si pratica un'incisione d'approccio retroperitoneale.

Non so ancora se sarà un cuore sotto un bisturi o sotto compressioni, un'aorta che torna del suo calibro, una cicatrice meno visibile, delle parole che magari tornano al loro posto. So che non sarà stato facile, o bello, o di moda.
So che ne sarà valsa la pena, di rinunciare per questo a tutto quel resto. Il resto, non sarò io ad andarlo a cercare.

L'angolo in alto a sinistra è un post-it piccolo piccolo,una porta aperta.
"Se ha le palle, il resto viene a cercarti".
Beh, resto, non aver fretta.

Domani si torna Oltralpe. C'était bien le temp.

mercoledì, dicembre 31, 2008

2009 - Giocalo

Il tempo di tirare le somme lo rubo ai diuretici tiazidici, in queste prime ore del 31 dicembre che profumano di casa, disordinata, raccolta, approdo. Via l'anello e l'orologio.


Per parlare del 2008 pensavo di aver bisogno dei vecchi post: non è stato un anno-canyon, e presa l'abitudine di contare le nuove cicatrici quasi fossero pagine di un diario, come pietre miliari lungo la strada, mi sono soffermata a pensare cosa fosse successo, perchè non ho cicatrici troppo rosa.

A gennaio ho scavallato la metà del mio cursus studiorum, e sei mesi dopo il saper fare ha scavallato il sapere tout court. Nei giorni intorno a Pasqua ho ricevuto la risposta dalla Summer School ed ho consegnato la modulistica Erasmus. Poco prima o poco dopo, Pedro Cano ha esposto a Firenze, una giornata alle terme ha ancorato il sentore di zafferano ad un ricordo. E Marco mi ha fatto innmorare di Toulouse.

Tra aprile e giugno ho convissuto con quattro amici ideali, Fra, Tommy, Matte e Franz, scoprendo come esserci ogni giorno per ogni 'niente di speciale' fosse in realtà la cosa più speciale di ogni giorno. Per Virginia questo l'avevo scoperto già da quattro anni, ma essere sempre pronte a masticare il mondo insieme è un raggio di sole irrinunciabile. E Andrea non si è riuscito a difendere dal nostro legame nemmeno nascondendosi dietro il libretto completo. Per fortuna.



A maggio ho dovuto accettare il fatto che mia sorella avrebbe acquistato diritto di voto. Non è stato facile non essere alla sua festa, sempre con la solita scusa. Esami.


La mail decisiva del 2008 data il 26 giugno ed accetta me ed Alessandra come studentesse UPS. E poichè è quando scrivo che misuro la perdita, il 27 ho detto un arrivederci duro, profuma ancora di origano.



Il Pronto Soccorso non ha mai smesso di essere il mio rifugio segreto.

Le VdB in mezzo agli esami.

A giugno ho finito Onco esausta, tra stridor di denti e grida, preoccupata e arrabbiata per aver perso il gusto dello studio stando dietro a crediti e cambi del piano di studio.

Entrare nell'universo di Facebook, e oltre al gruppo dell'ESS un tipo torinese che manda una mail. Ma uno che ha fatto l'Erasmus ai Caraibi, ma che tipo potrà mai essere?


Ho terminato la valigia per la Croazia alle 3 di notte, e alle 6 e mezza ero a SMN con Valeria. La luce sul mare di Bari ha annegato il mese precedente, e mi nascondeva la potenza di quello a cui andavo incontro. L'esperienza professionale più bella della mia vita, in un posto fuori dal mondo.






Emina, l'altra ala.



Le VdB di Ale, Moena da Albi, preparare Malattie Infettive, Urologia, il LA, il trasloco, la mia nuova vita, facendoci entrare dentro 4 giorni in Slovenia, la festa scout a sorpresa e la laurea di Andrea è stata un'esperienza non ripetibile e disumana.


Dormire per una settimana per terra nel sacco a pelo in camera mia, guardandola spogliarsi ogni giorno di più di ciò per cui era stata la mia tana. Liberandola da me che partivo.



Tre colazioni, Tommy, Franci, Matte, Andrea. L'ultimo abbraccio prima di partire per la Francia è stato ad Elena, la mia ex-coinquilina che piangeva a dirotto. E sotto le Birkenstok mi bruciava l'asfalto, perchè quando è ora di andare è ora di andare.

Dopo la prima cena a Toulouse ero già zavorrata lì -non solo dalla fondue ma anche dal cuore.



La prima passeggiata sotto al sole (che sarebbe stata anche l'ultima per tre mesi) io ed Ale l'abbiamo fatta tornando verso il Tripode, guardandoci in faccia. "Ma ci siamo davvero?"

Ebbene sì, in carne et gauffres.


"LOVDEIIIIIIIIIIII!"

Uno che grida così nella piazza principale della città può essere solo un piemontese che ha passato Natale ai Caraibi e ferragosto al Polo Nord. E giuro che sono le caratteristiche meno inconsuete che annovera, almeno tra ciò che ho scoperto di lui.

E dal cappello magico sono usciti fuori Matteo, Ester e Valentina, Kate, Roberto, Corinne, Loveday, Simon, Paula, Noemi... e tre mesi magici. Due mesi in Pneumologie, uno in CCV. Merveilleux.


Tornare a Firenze, scoprire che i Fantastici 5 restano tali anche se si sparpagliano. Riscoprire che buono è un pranzo di Panini d'Autore a Fiesole, e osservare una persona fino ad essere molesta, per imprimerti dentro ogni dettaglio. La notte che si chiude con una candela alla fine e Tommy e Franci lì. La faccia di Amy il giorno dopo.


Il 2008 non ha avuto bisogno di cicatrici per farsi ricordare: mi ha dato tempo di riprendere fiato, e voglia di ributtarmi nella mischia. Anche se il cuore è ancora legato al palo lontano dalla riva, vivere tra la Garonne e il Canal du Midi ed essere stagista in chirurgia Cardiovascolare è un monito per il 2009.



GIOCALO.

E state certi che lo farò a colori.

Giocate con me?



martedì, dicembre 30, 2008

Wing

Back with tech, but still with paracetamol and AB. I miss you, my far far wing.
You must know that.
I found the ticket. But I'm really not good at all.
I tried to hide this to you, sure you'll have a great time. But I wanted you to know I tried til the very end.
MISS YOU.

sabato, dicembre 27, 2008

Guesdo è ber de

Due occhioni febbricitanti, tutto impacchettato in una vestaglia rossa, seduto sul divano con la testa penzoloni e le gote rosse rosse. Però mi stava aspettando.
Ha spacchettato la palla dello Stade Toulousain con una reverenza e un brillio negli occhi grigi che aveva poco a che fare con i 38 gradi e mezzo. Tutto traballante è venuto a sedersi sulle mie gambe incrociate e con la mano libera ha tirato dalla tasca fuori un biglietto spiegazzato. Guesdo è ber de, con la erre moscia che ha sempre avuto e le consonanti nasale da raffreddore.


Il mio figlioccio ha nel codice genetico la chiave per smantellare ogni mia resistenza, ogni mia difesa, ogni mia sorpresa. Quando aveva 2 ore di vita e nessuna voglia di smettere di urlare la nonna me l'ha messo in braccio appena sono entrata nella stanza. Nel silenzio cominciato sei secondi dopo si è stretto il nodo che ci lega dentro. Come faccio ad essere sicura che qualcosa di me gli arrivi anche da molto lontano?

La sua mamma mi ha detto che non smette mai di scrivere e già legge in corsivo.
In barba alla febbre, la palla ovale sotto al braccio, si appoggia con la testolina al mio collo e mi chiede:
"Zia, do you speak English?"

Un pomeriggio sereno, fuori dal mondo intero.




mercoledì, dicembre 24, 2008

Mais dis seulement une parole


Delle mille strade percorribili ho scoperto che cammino su una inaspettata.

Dei tanti panorami possibili, uno che forse non volevo guardare


L'amore del nostro Buon Dio mi si è avvolto al collo sottoforma di fantasia.

Un modo in più di sentirmi amata, di essere protetta.
Un Natale sereno a tutti voi.

martedì, dicembre 23, 2008

Sorpresa in Biomedica




Tommy, Franci, Franz, Matte, Cecche, Giac ed io... come una volta.
E grazie al Tutt per il pranzo fantastico...

lunedì, dicembre 22, 2008

Per Tolosa totjorn mai - partie seconde

Avevo già scritto qui quanto lasciare questa città mi faccia effetto, e mi fa effetto anche ora che so che è solo per dieci giorni, e nonostante la voglia che ho di rivedere mia sorella e mio padre, i miei amici che mi aspettano, la mia Co.Ca, Enzo.
Farò lo stesso tragitto di ritorno dell'altra volta, Lyon, accarezzando le Alpi, sulla Torino che amo, sfiorando i sette ponti di Firenze che vedrò domani, e atterrando sotto il cielo che mi ha vista nascere.
Non ho comprato violette, non porterò foie gras, gauffres o saucissons nella valigia. Ho circa sei giga di foto in tasca e a chi qui non ci è stato le farò bastare, mentre a chi c'è già stato e l'ha amata basteranno. Mi fa ciao ciao col sole Toulouse, scintillante nella nebbia che persiste anche a mezzogiorno inoltrato, talmente luminosa che se non fosse per il fango per terra si potrebbe pensare che non piova da mesi.

Toulouse la lascio qui, e me la tengo stretta nel cuore.
Adesso chiudo la valigia. E' ora di tornare chez moi.

sabato, dicembre 20, 2008

Defatigamento - dernier chapitre

Forse sono troppo stanca per scrivere, ma sto notando che ultimamente le parole si fanno desiderare. Proprio loro, le mie onnipresenti ed invadenti compagne di viaggio, lasciano il passo.
Sarà che non avevano nessuna voglia di alzarsi da lì, di smettere di ridere e sorridere, di chiaccherare, di sfiorare.
Ho scoperto che contrariamente al solito si sono lasciate ammansire da vino e planteur, che il profumo di gelsomino le ha convinte a restare buone, e che hanno capito che a volte il faut attendre per cercare di capire per quale ragione sono lì, se sono arrivate per coincidenza o intenzionate a restare.
Per cercare di capire se ho ragione.
Per cercare di capire se ITunes mi stia prendendo in giro con la sua selezione random.

Altre dieci ore di sonno aiuteranno a chiarirmi le idee, e questi quindici giorni che mi stanno un po' antipatici finiranno per avere il loro ruolo di defatigamento, di tergicristalli.
Vediamo se ci sei davvero quanto penso, davvero quanto manchi.
A très bientôt. Biz.

martedì, dicembre 16, 2008

Juste au-dedans

... et je ne suis pas d'accord. Il y a le moment des questions, et celui des reponses. Et la reponse c'est que "contentable" fait non plus partie de mon vocabulaire depuis longtemps. E quel panino a Fiesole lo sto aspettando come una manna.

lunedì, dicembre 15, 2008

23

Il mio primo compleanno sottoterra. Ester e il suo bacino hanno segnato lo scoccare della mezzanotte in un vagone della metro dell'altra linea, mentre già mi preparavo a tornare verso casa a piedi, io e il mio lettore mp3. Appena si sono aperte le porte a Jean Jaures sono schizzata verso la linea B.

Ho salito le scale mobili quattro a quattro sperando di acchiappare al volo l'ultima coincidenza, e ho visto le porte chiudersi mentre scendevo quattro a quattro i gradini delle scale mobili.
C'est pas vrai! ho detto ad alta voce con il fiatone, e qualcuno mi ha risposto "Mademoiselle, il reste encore une..."

Ho alzato gli occhi e tre energumeni della surveillance mi hanno sorriso dicendomi che fare festa fino a tardi la domenica sera non è una gran mossa se il giorno dopo si ha da fare, e io ho boccheggiato "Sì, vabbè, ma oggi è il mio compleanno, e che cavoli...".

Non immaginavo di iniziare il mio compleanno sottoterra con tre giganti vestiti di nero che mi cantavano Joyeux Anniversaire davanti a una cinquantina di persone basite. Mi hanno accompagnata fino a sotto la porta di casa, tre gentiluomini.

Ho salito i gradini di casa quattro a quattro perchè avevo nella borsa un pacchetto in attesa e sulla scrivania un'altro.

Quello della scrivania è già appeso al muro, incorniciante tanti dei sorrisi che illuminano la mia vita francese. Alessandra non si smentisce mai. Mi sono osservata in tutte e tre le foto e ho pensato che nonostante le occhiaie non mi sono mai vista così bella, così appagata.

E poi, quello della borsa. Un regalo che non mi ha fatto sorridere.
Sono ancora qui che lo guardo, sotto la luce della abat-jour.

A casa sulla mensola del camino c'era -chissà che fine ha fatto- un piccolo orologio tondo sorretto da due colonnine di cristallo. Al mattino amavo svegliarmi ed andare in sala a guardare i riflessi dell'arcobaleno contro il muro quando il sole attraversava il cristallo. Nei periodi di Natale ci hanno sempre riempito di cioccolatini, e non mi sono mai risparmiata nell'assaggiare tutto. Ma ricordo un anno in cui avevo trovato una scatola di palline nere ricoperte di cacao. L'ho finita tutta seduta sul divano, guardando il sole passare nel cristallo dell'orologio e diventare pittore.
Quando poi mio padre chiese dov'era finita la scatola di tartufi neri ho capito come si chiamavano i miei cioccolatini preferiti, quelli che compro da Vestri ogni volta che io e Virginia andiamo a fare razzia.

Sul muro accanto a me si proiettano tutti i riflessi dell'arcobaleno, ed io ho il cuore e la testa gonfi di parole, gli occhi gonfi di lacrime e le mani occupate a scrivere, per questo non ho ancora aperto il sacchetto di cuneesi accanto a me.
Quello che ho tirato fuori dalla borsa non è altro che qualcosa che mi ricorda il regalo, quello vero. Come se ce ne fosse bisogno...

Un joyeux anniversaire, c'est vrai.

domenica, dicembre 14, 2008

Chiaccherata sulle scale

23 ore prima dei 23 anni mi sono fermata sulle scale nel posto di sempre e ho riempito un foglio con la chiaccherata di stasera. Già, perchè dato che Ale passa la frontiera io devo passare all'inchiostro.

Da stasera per quasi un mese niente più abbandonarsi a peso morto tra il terzo e il quarto piano nel cuore della notte, niente più speculazioni, analisi e risate neanche tanto sommesse che risuonano per tutti i piani. Niente caffè mattutini preparati mentre si cerca l'altra scarpa da infilare nè bellissimi confronti sulle giornate in reparto, sui pazienti che ci stravolgono quanto i deltoidi di certi chirurghi.

Tante altre cose continuano ancora per una settimana prima di spargersi per l'Europa come zucchero a velo su un presepe.



I 23 anni li sento a malapena arrivare, sommersa come sono dal rumoroso quotidiano che mi inonda di proposte di crescita (anche mentale, oltre che epatica) e dalle scartoffie che mi aspettano al varco lunedì. Un compleanno che passerò in reparto fino a tardo pomeriggio, anche protesa su un coeur battant che canticchierà il più bel 'Tanti auguri' in assoluto.



Tutti i pensieri di chi da km di distanza crede che nessun lungo sia lontano mi staranno attaccati alla schiena come tanti post-it alla caffeina, tutti legati da una potente, intima rete wireless.



Questa mia vita stravolta e travolgente, il nuovo ritmo delle mie giornate, la serenità reale che arriva dopo 4 anni dalla lettera di mio padre di inizio università, "Abbi cura di te e sii serena..." e l'incanto dello svegliarsi ogni mattina chiedendosi "E oggi?" sapendo già chi ci sarà anche oggi. In fondo, scarto ogni giorno come un regalo.