giovedì, marzo 26, 2009
Vernice fresca
Queste parole potete anche non leggerle, non hanno effettivamente un senso logico. Questo piccolo ermetico abstract di ciò che è scritto sulla vernice fresca devo tirarlo fuori. Dentro non c'è più molto spazio e prevedo di aver bisogno di imbiancare presto.
Incredibile come 'a volte ritornino'. Probabilmente perchè non li ho mai guardati andare via e per me era come se fossero appiccicati anche loro al bianco dentro. Incredibile come ci sia solo una cosa che non potrò mai realizzare, ed è quella che da un po' sogno ricorrentemente. Ne avrei un bisogno immane. Incredibile come ancora sogni stelle tolte dal cielo da qualcuno, apposta per me.
Incredibile come io sia cocciuta. Incredibile come sia io la prima che punterebbe contro se stessa in questa scommessa. Incredibile che c'è effettivamente un ambito in cui non c'è verso, non imparo perchè non voglio imparare. Perchè distogliere lo sguardo è così comodo... anche se prima o poi dovrò fare i conti con i miei dieci decimi.
E ci sono le incredibili 'saving graces' che fanno altrettanto parte di me. So sperare per due, volere per sei, suturare con fili da due zeri a sei-zero, dormire e mangiare per tre, studiare per dieci ore di fila, resistere quaranta giorni senza lettore mp3. So ancora sognare, nonostante tutti i vetri infranti ho cura del vetro che ho e ci sogno attraverso.
E ora so anche quello che voglio fare da grande. E lo so per certo. Il che non aggiunge nessuna certezza alla mia vita, tranne quella di dover fare una scelta in meno e di potermi concentrare su altro.
In questo momento, le saving graces non mi aiutano. Perchè so quale è la posta in gioco... e devo pensare a giocarmela bene da sola.
venerdì, marzo 20, 2009
12.5
Quindi qui i professori non si sprecano a metterti i votoni, e su 120 persone solo una decina hanno 16/20, tutti gli altri si aggirano intorno al 10-11.
Tornerò in Italia con una media temo invariata, quindi particolarmente bassa per una che vuole entrare in Chirurgia o in Emergenza.
Ma il mio 12.5/20 in Urgenze, quando più di metà del sesto anno di qui ha bocciato l'esame, questo non me lo scorderò mai. Anche se traducendo da Francia a ECTS e da lì in voti italiani verrebbe "solo" 26.
E le parole del primario di Cardiochirurgia in commissione Erasmus dimostrano che magari non mi laureerò con 110, magari nemmeno con 100, ma che quel non poco che so... lo so anche fare.
Fuori Toulouse scintilla sotto il sole.
giovedì, marzo 05, 2009
Quotidiano per mano
Come ti stupisci perchè non mi arrabbio quando dovrei. Sicuro che non mi arrabbio?
Come ci si punzecchia sempre, e non cambiamo.
Come quelle volte in cui i tuoi occhi fan tremare.
Come un ennesimo post-it da qualche parte.
Come un messaggio in segreteria che ho riascoltato 14 volte.
Come quando non si dorme bene per le cose non dette.
Come ogni volta che tutti si stupiscono per come non dimostri. Che sono anche quelle in cui io mi stupisco di come tutti non vedano.
Come ogni volta che mi tengo dentro parole importanti e provo a passartele con la telepatia o con un mezzo sorriso.
Come quando finalmente le parole si rifanno vive spontaneamente, senza poter aspettare, così mi piace questo quotidiano per mano. Si passeggia benissimo, per mano.
domenica, marzo 01, 2009
Brina da sciogliere
Quattro o cinque volte al giorno penso che potrei pagare per essere ogni giorno spensierata e leggera come lunedì sera con Ale e Alberto, quando per qualcuno i miei occhi sono talmente importanti da valere 20 ore di viaggio su trentasei, e gli 800 km tra le nostre città sono fatti di modi per esserci e voglia di rivedersi. Ma siamo davvero un caso particolare.
Da una settimana ho finito gli esami e non ho nemmen l'ombra di un voto (non che sia così impaziente di vedere tutti quei 9), ho interrotto le guardie in Pronto Soccorso perchè mi avevano sballato ogni possibile ritmo circadiano e ancora mi addormento ogni volta che posso, sono esattamente tre mesi che non pattino e vedo del positivo nelle mie ginocchia non doloranti ad ogni scalino, mi aspetta una settimana di scartoffie e incontri con i responsabili delle relazioni internazionali e l'inizio del secondo round di studio. Metà della gente che ho conosciuto a ottobre è ripartita. Ed è arrivato già il secondo semestre.
Abbiamo avuto tre giorni di sole di seguito, cosa che per questo posto dimenticato da tutti i climi diversi dal 'nuvoloso con scrosci' è stata una conquista molto apprezzata. Ho scoperto di padroneggiare il francese franchement mieux di quello che credevo. Sto scoprendo dei posti davvero incantevoli nella nostra regione. La Franci è finalmente arrivata nella Ville Lumiére. Ale torna domani. Mia sorella arriva tra due settimane. Inoltre tra un mese ho 20 giorni di vacanze da poter inventare come voglio.
Il tempo si è già ristabilito sull'abitudinario: cielo bigio, luce filtrata, pioggerellina sottile. Sarà che è cominciato marzo, ma ultimamente sono come Toulouse è in questo periodo: un po' ombrosa, con un infinito bisogno di sole e d'azzurro a scaldare i mattoni ed abbagliare i vetri. Più di tutto, però, ho bisogno del mare per sciogliere la brina, non posso contare sulle poche altre cose in grado di farlo oltre al mare. Quindi andrò a prendermi il mare.
domenica, febbraio 08, 2009
Way to go
venerdì, gennaio 30, 2009
Golden Period
E non vi parlo dello sci del prossimo weekend sui Pirenei, nè della mattinata 'femme du menage' che mi aspetta domani.
Dopo 20 ore in ospedale su 48 di vita, a malapena tengo su la testa -scrivo in una posizione molto Colomo-like... - ma ho messo a fuoco una cosa importante.
In queste 20 ore, ci sono stata totalmente. C'è voluto del tempo per esserci totalmente in Dea anche se è stata più paura che amore a primo turno, ma sapevo che sarebbe arrivato. Sapevo di doverlo continuare a cercare lì, dentro quella voglia di alzarsi la mattina alle 6, prendere le consegne con gli occhi ancora chiusi, infilarsi lo smezzato bianco e cominciare una giornata in cui avrei capito quasi tutto. E quel quasi ora so che è cancellabile.
Quello che so, è lì che l'ho trovato.
Il Pronto Soccorso è un non-luogo, una location paradossale. L'ho aspettato per anni, ed ora mi districo tra i corridoi senza pensarci. So usare tutti i macchinari, scrivere e prescrivere, fare. Ed ho aspettato tanto, accontentandomi di quello che capivo, un po' un compromesso.
Ed ora, 20 ore su 48 mi hanno ricordato che scendere a compromessi, attendere troppo, accontentarsi a volte sono verbi criminali.
E ho 34 ore settimanali per 6 settimane che mi rinfrescheranno la memoria.
Voilà il mio Golden Period. Il momento delle decisioni vitali.
lunedì, gennaio 26, 2009
Enrosadira - la vie en rose
I miei pilastri, i miei rifugi. E ora... ora che i sentieri sono dissestati e che le suole dei nostri scarponi non bastano più, si stringe la ghiera del moschettone che ci lega.
Spalla contro spalla, zampa contro zampa. Soprattutto quando la vita perde la sua tinta rosea, quando si vorrebbe essere un po' Dolomiti, forti e che arrossiscono leggermente ogni nuovo giorno.
Nessun luogo è lontano, e noi lo sappiamo.
Anche se il viaggio Torino-Nice, Nice-Toulouse può farlo sembrare non esattamente dietro l'angolo. Ma io sarò alla Gare Matabiau ad attendervi, quel giorno di grazia in cui arriverete.
Vi abbraccio forte, forte, forte, forte, forte...
lunedì, gennaio 19, 2009
Gli struzzi sotto la neve
Ed il perchè è meraviglioso ed inaspettato come degli struzzi sotto la neve, sotto al Monviso.
Non cosa, ma chi.
E capirlo è come un segreto sussurrato all'orecchio solo a me, e mi lascia con il viso radioso ed il cuore gonfio e fiducioso. D'altronde nessuno degli struzzi aveva la testa nascosta sotto la neve: prendo esempio e stacco bene le parole mentre ti guardo negli occhi.
Ti voglio bene.
lunedì, gennaio 05, 2009
Giocala
giocala...
giocala...
giocala...
prendila...
prendila...
prendila...
prendila.
giovedì, gennaio 01, 2009
Single malt scotch
Sapete, il whisky rasenta la perfezione, dal modo in cui non bagna il vetro del bicchiere, al modo morbido in cui ti accarezza il nervo olfattivo.
Un single malt è affascinante.
Tutto quello a cui decido di prestare attenzione, vuol dire che ai miei occhi è affascinante e ai miei occhi tende ad essere perfetto. Non per forza bello, o facile, o di moda, o femminile.
Quando la Franci ha chiesto al primario di cardiochirurgia se poteva frequentare il reparto,
la sua risposta è stata negativa, perchè che ragione ha una donna, se non è un'infermiera, di frequentare un reparto di cardiochirurgia?Questo perchè non le è stato chiesto, però.
La differenza tra il whisky ed il bisturi è che -nonostante le battutine simpatiche di uomini veri che del whisky non riescono nemmeno a sopportarne l'odore- so che di uno posso farne una ragione di vita, per ragioni che la vita mi ha dato su un piatto d'argento. Non sono ragioni facili, o belle, né di moda. Per il primario di Firenze, non sono nemmeno ragioni femminili.
Forse non ha un'accezione corretta di femminile.
Ehi, non sono femminista. Mi limito a dire l'oggettiva realtà: lo smezzato azzurro mi dona più di molti altri capi d'abbigliamento.
Di tanto in tanto è necessario vedere il disegno più ampio, fin negli angoli più scomodi e meno scontati.
Nell'angolino in alto a destra, dietro una piegatura del foglio, ho trovato una promessa affascinante: quando sei pronta, puoi ottenere quello che vuoi di più rinunciando a tutto il resto.
L'anno inizia con buoni propositi nuovi di zecca, come da tradizione, ma quest'anno infrango le regole: il disegno è sempre lo stesso.
Mi sto divertendo a cambiare lo smalto tre volte al giorno ora che ho le unghie lunghe, ma preferisco di gran lunga il profumo del betadine a quello del solvente per unghie. E non mi stupisco di torturarmi le mani mentre studio come si pratica un'incisione d'approccio retroperitoneale.
Non so ancora se sarà un cuore sotto un bisturi o sotto compressioni, un'aorta che torna del suo calibro, una cicatrice meno visibile, delle parole che magari tornano al loro posto. So che non sarà stato facile, o bello, o di moda.
So che ne sarà valsa la pena, di rinunciare per questo a tutto quel resto. Il resto, non sarò io ad andarlo a cercare.
L'angolo in alto a sinistra è un post-it piccolo piccolo,una porta aperta.
"Se ha le palle, il resto viene a cercarti".
Beh, resto, non aver fretta.
Domani si torna Oltralpe. C'était bien le temp.
mercoledì, dicembre 31, 2008
2009 - Giocalo
Emina, l'altra ala.
Le VdB di Ale, Moena da Albi, preparare Malattie Infettive, Urologia, il LA, il trasloco, la mia nuova vita, facendoci entrare dentro 4 giorni in Slovenia, la festa scout a sorpresa e la laurea di Andrea è stata un'esperienza non ripetibile e disumana.
Dormire per una settimana per terra nel sacco a pelo in camera mia, guardandola spogliarsi ogni giorno di più di ciò per cui era stata la mia tana. Liberandola da me che partivo.
Tre colazioni, Tommy, Franci, Matte, Andrea. L'ultimo abbraccio prima di partire per la Francia è stato ad Elena, la mia ex-coinquilina che piangeva a dirotto. E sotto le Birkenstok mi bruciava l'asfalto, perchè quando è ora di andare è ora di andare.
Dopo la prima cena a Toulouse ero già zavorrata lì -non solo dalla fondue ma anche dal cuore.
La prima passeggiata sotto al sole (che sarebbe stata anche l'ultima per tre mesi) io ed Ale l'abbiamo fatta tornando verso il Tripode, guardandoci in faccia. "Ma ci siamo davvero?"
Ebbene sì, in carne et gauffres.
"LOVDEIIIIIIIIIIII!"
Uno che grida così nella piazza principale della città può essere solo un piemontese che ha passato Natale ai Caraibi e ferragosto al Polo Nord. E giuro che sono le caratteristiche meno inconsuete che annovera, almeno tra ciò che ho scoperto di lui.
E dal cappello magico sono usciti fuori Matteo, Ester e Valentina, Kate, Roberto, Corinne, Loveday, Simon, Paula, Noemi... e tre mesi magici. Due mesi in Pneumologie, uno in CCV. Merveilleux.
Tornare a Firenze, scoprire che i Fantastici 5 restano tali anche se si sparpagliano. Riscoprire che buono è un pranzo di Panini d'Autore a Fiesole, e osservare una persona fino ad essere molesta, per imprimerti dentro ogni dettaglio. La notte che si chiude con una candela alla fine e Tommy e Franci lì. La faccia di Amy il giorno dopo.
Il 2008 non ha avuto bisogno di cicatrici per farsi ricordare: mi ha dato tempo di riprendere fiato, e voglia di ributtarmi nella mischia. Anche se il cuore è ancora legato al palo lontano dalla riva, vivere tra la Garonne e il Canal du Midi ed essere stagista in chirurgia Cardiovascolare è un monito per il 2009.
GIOCALO.
E state certi che lo farò a colori.
Giocate con me?
martedì, dicembre 30, 2008
Wing
You must know that.
I found the ticket. But I'm really not good at all.
I tried to hide this to you, sure you'll have a great time. But I wanted you to know I tried til the very end.
MISS YOU.
sabato, dicembre 27, 2008
Guesdo è ber de
Ha spacchettato la palla dello Stade Toulousain con una reverenza e un brillio negli occhi grigi che aveva poco a che fare con i 38 gradi e mezzo. Tutto traballante è venuto a sedersi sulle mie gambe incrociate e con la mano libera ha tirato dalla tasca fuori un biglietto spiegazzato. Guesdo è ber de, con la erre moscia che ha sempre avuto e le consonanti nasale da raffreddore.
Il mio figlioccio ha nel codice genetico la chiave per smantellare ogni mia resistenza, ogni mia difesa, ogni mia sorpresa. Quando aveva 2 ore di vita e nessuna voglia di smettere di urlare la nonna me l'ha messo in braccio appena sono entrata nella stanza. Nel silenzio cominciato sei secondi dopo si è stretto il nodo che ci lega dentro. Come faccio ad essere sicura che qualcosa di me gli arrivi anche da molto lontano?
La sua mamma mi ha detto che non smette mai di scrivere e già legge in corsivo.
In barba alla febbre, la palla ovale sotto al braccio, si appoggia con la testolina al mio collo e mi chiede:
"Zia, do you speak English?"
Un pomeriggio sereno, fuori dal mondo intero.
mercoledì, dicembre 24, 2008
Mais dis seulement une parole
martedì, dicembre 23, 2008
Sorpresa in Biomedica
lunedì, dicembre 22, 2008
Per Tolosa totjorn mai - partie seconde
Farò lo stesso tragitto di ritorno dell'altra volta, Lyon, accarezzando le Alpi, sulla Torino che amo, sfiorando i sette ponti di Firenze che vedrò domani, e atterrando sotto il cielo che mi ha vista nascere.
Non ho comprato violette, non porterò foie gras, gauffres o saucissons nella valigia. Ho circa sei giga di foto in tasca e a chi qui non ci è stato le farò bastare, mentre a chi c'è già stato e l'ha amata basteranno. Mi fa ciao ciao col sole Toulouse, scintillante nella nebbia che persiste anche a mezzogiorno inoltrato, talmente luminosa che se non fosse per il fango per terra si potrebbe pensare che non piova da mesi.
Toulouse la lascio qui, e me la tengo stretta nel cuore.
Adesso chiudo la valigia. E' ora di tornare chez moi.
sabato, dicembre 20, 2008
Defatigamento - dernier chapitre
Sarà che non avevano nessuna voglia di alzarsi da lì, di smettere di ridere e sorridere, di chiaccherare, di sfiorare.
Ho scoperto che contrariamente al solito si sono lasciate ammansire da vino e planteur, che il profumo di gelsomino le ha convinte a restare buone, e che hanno capito che a volte il faut attendre per cercare di capire per quale ragione sono lì, se sono arrivate per coincidenza o intenzionate a restare.
Per cercare di capire se ho ragione.
Per cercare di capire se ITunes mi stia prendendo in giro con la sua selezione random.
Altre dieci ore di sonno aiuteranno a chiarirmi le idee, e questi quindici giorni che mi stanno un po' antipatici finiranno per avere il loro ruolo di defatigamento, di tergicristalli.
Vediamo se ci sei davvero quanto penso, davvero quanto manchi.
A très bientôt. Biz.
martedì, dicembre 16, 2008
Juste au-dedans
lunedì, dicembre 15, 2008
23
Ho salito le scale mobili quattro a quattro sperando di acchiappare al volo l'ultima coincidenza, e ho visto le porte chiudersi mentre scendevo quattro a quattro i gradini delle scale mobili.
C'est pas vrai! ho detto ad alta voce con il fiatone, e qualcuno mi ha risposto "Mademoiselle, il reste encore une..."
Ho alzato gli occhi e tre energumeni della surveillance mi hanno sorriso dicendomi che fare festa fino a tardi la domenica sera non è una gran mossa se il giorno dopo si ha da fare, e io ho boccheggiato "Sì, vabbè, ma oggi è il mio compleanno, e che cavoli...".
Non immaginavo di iniziare il mio compleanno sottoterra con tre giganti vestiti di nero che mi cantavano Joyeux Anniversaire davanti a una cinquantina di persone basite. Mi hanno accompagnata fino a sotto la porta di casa, tre gentiluomini.
Ho salito i gradini di casa quattro a quattro perchè avevo nella borsa un pacchetto in attesa e sulla scrivania un'altro.
Quello della scrivania è già appeso al muro, incorniciante tanti dei sorrisi che illuminano la mia vita francese. Alessandra non si smentisce mai. Mi sono osservata in tutte e tre le foto e ho pensato che nonostante le occhiaie non mi sono mai vista così bella, così appagata.
E poi, quello della borsa. Un regalo che non mi ha fatto sorridere.
Sono ancora qui che lo guardo, sotto la luce della abat-jour.
A casa sulla mensola del camino c'era -chissà che fine ha fatto- un piccolo orologio tondo sorretto da due colonnine di cristallo. Al mattino amavo svegliarmi ed andare in sala a guardare i riflessi dell'arcobaleno contro il muro quando il sole attraversava il cristallo. Nei periodi di Natale ci hanno sempre riempito di cioccolatini, e non mi sono mai risparmiata nell'assaggiare tutto. Ma ricordo un anno in cui avevo trovato una scatola di palline nere ricoperte di cacao. L'ho finita tutta seduta sul divano, guardando il sole passare nel cristallo dell'orologio e diventare pittore.
Quando poi mio padre chiese dov'era finita la scatola di tartufi neri ho capito come si chiamavano i miei cioccolatini preferiti, quelli che compro da Vestri ogni volta che io e Virginia andiamo a fare razzia.
Sul muro accanto a me si proiettano tutti i riflessi dell'arcobaleno, ed io ho il cuore e la testa gonfi di parole, gli occhi gonfi di lacrime e le mani occupate a scrivere, per questo non ho ancora aperto il sacchetto di cuneesi accanto a me.
Quello che ho tirato fuori dalla borsa non è altro che qualcosa che mi ricorda il regalo, quello vero. Come se ce ne fosse bisogno...
Un joyeux anniversaire, c'est vrai.
domenica, dicembre 14, 2008
Chiaccherata sulle scale
Da stasera per quasi un mese niente più abbandonarsi a peso morto tra il terzo e il quarto piano nel cuore della notte, niente più speculazioni, analisi e risate neanche tanto sommesse che risuonano per tutti i piani. Niente caffè mattutini preparati mentre si cerca l'altra scarpa da infilare nè bellissimi confronti sulle giornate in reparto, sui pazienti che ci stravolgono quanto i deltoidi di certi chirurghi.
Tante altre cose continuano ancora per una settimana prima di spargersi per l'Europa come zucchero a velo su un presepe.
I 23 anni li sento a malapena arrivare, sommersa come sono dal rumoroso quotidiano che mi inonda di proposte di crescita (anche mentale, oltre che epatica) e dalle scartoffie che mi aspettano al varco lunedì. Un compleanno che passerò in reparto fino a tardo pomeriggio, anche protesa su un coeur battant che canticchierà il più bel 'Tanti auguri' in assoluto.
Tutti i pensieri di chi da km di distanza crede che nessun lungo sia lontano mi staranno attaccati alla schiena come tanti post-it alla caffeina, tutti legati da una potente, intima rete wireless.
Questa mia vita stravolta e travolgente, il nuovo ritmo delle mie giornate, la serenità reale che arriva dopo 4 anni dalla lettera di mio padre di inizio università, "Abbi cura di te e sii serena..." e l'incanto dello svegliarsi ogni mattina chiedendosi "E oggi?" sapendo già chi ci sarà anche oggi. In fondo, scarto ogni giorno come un regalo.