lunedì, luglio 28, 2008
ABC as a mantra - News from ESS2008
Notiziario Ansa from D-Day after the arrival. Il primo bagno ieri, l'acqua fredda da morire, bellissima, la luce accecante, 40 persone nuove dai nomi impossibili, la festa serale nell'antico Lazzaretto con la spiaggia privata. La citta' bellissima, bellissima, bellissima. La gente grandiosa. Sono nel posto giusto al momento giusto. E come dice Vesna, ABC as a mantra. Go go go!!
giovedì, luglio 24, 2008
Heaven, I'm in heaven -like Frankie said-

I'm DONE. Questo quarto anno che è ancora quarto, questa estate che sarà piena come al solito, questa valigia che scoppierà. Questo cuore che esplode di stanchezza, queste gambe che esplodono di punture di zanzare e che aspettano solesalestradine antiche. Il quasi Dott.Fondi che mi compare ad un esame, luminoso in una polo verde mela che gli sta d'incanto. Il prof di farmaco che mi vede invecchiare davanti a lui durante il suo monologo che doveva essere il mio esame ma vabbè, il prof di uro con cui si riesce ad instaurare un discorso. I miei compagni di angoscia, di attese, di sorrisi e di sbuffi. La mia Medicina, questa facoltà che ci incatena col culo alla sedia dieci mesi l'anno, la mia Medicina siete voi, è questo. E' saper dire basta quando ci vuole. E' rifiutare di accanirsi. E' dire che vado a fare la valigia, gente, e che ci si vede quando torno. See ya!!
mercoledì, luglio 23, 2008
Laurina
"Non è bello parlare così perchè io in questo momento vorrei abbracciarti ma così forte, ma così forte da, da spremerti come un' arancia..."
Era tanto che aspettavo il momento giusto, sai? Forse il tempo per queste cose uno non vorrebbe trovarlo, perchè in qualche modo si finisce con gli occhi lucidi... però il coraggio delle proprie azioni bisogna sempre portarlo come la spilla più bella del proprio fazzolettone. La tua spilla più bella dovrai toglierla tra un po', e potrai lasciarla a chiudere il fazzolettone da campo delle tue ultime VdB. Il sentiero che ti aspetta è quello che conduce alla strada, e poi alle strade di tutto il mondo. Ricorda sempre che quelle strade passano anche da casa tua, non sentirti mai tagliata fuori. Te ormai sei guida dentro, il Branco ti sta stretto (e questo vostro CdA è davvero speciale: tutti siete pronti, come vuole il motto del Reparto) e scintilli di impazienza. Vederti così fa scintillare me dentro.
Ti auguro di consumare tanti scarponi, di stropicciare cartine e di osare.
E sappi sempre che tra le mie braccia ci sarà sempre uno spazio che potrai chiamare casa, ovunque tu sia, ovunque io sia. Per dirla come la direbbe Liga, "Tu che sei ciò che sei, che non cambierai mai, promettimi che ci sarà sempre un posto che tieni in caldo per me."
Tutte le tue strade portano ovunque tu voglia andare. Grazie per aver cacciato con me.
Tvb. Ok capo? :)
Era tanto che aspettavo il momento giusto, sai? Forse il tempo per queste cose uno non vorrebbe trovarlo, perchè in qualche modo si finisce con gli occhi lucidi... però il coraggio delle proprie azioni bisogna sempre portarlo come la spilla più bella del proprio fazzolettone. La tua spilla più bella dovrai toglierla tra un po', e potrai lasciarla a chiudere il fazzolettone da campo delle tue ultime VdB. Il sentiero che ti aspetta è quello che conduce alla strada, e poi alle strade di tutto il mondo. Ricorda sempre che quelle strade passano anche da casa tua, non sentirti mai tagliata fuori. Te ormai sei guida dentro, il Branco ti sta stretto (e questo vostro CdA è davvero speciale: tutti siete pronti, come vuole il motto del Reparto) e scintilli di impazienza. Vederti così fa scintillare me dentro.
Ti auguro di consumare tanti scarponi, di stropicciare cartine e di osare.
E sappi sempre che tra le mie braccia ci sarà sempre uno spazio che potrai chiamare casa, ovunque tu sia, ovunque io sia. Per dirla come la direbbe Liga, "Tu che sei ciò che sei, che non cambierai mai, promettimi che ci sarà sempre un posto che tieni in caldo per me."
Tutte le tue strade portano ovunque tu voglia andare. Grazie per aver cacciato con me.
Tvb. Ok capo? :)
martedì, luglio 22, 2008
Lì dove il mare luccica

A volte penso che ci voglia una Facoltà del genere per capire fino in fondo le necessità basilari di un organismo umano, e non te le fanno studiare e basta.
Le vacanze a poco meno di 48 ore.
Come diceva Tommy prima, andare tranquilli come per una chiaccherata, perchè dietro la cattedra, oltre la faccia del prof, c'è il mare che brilla sotto il sole.
Ogni ora a perdere la voce è un'ora di cose nuove che imparo, mal che vada.
Ogni nuova cosa che imparo potrebbe tradursi in un voto, ben che vada.
Ma ogni parola evidenziata è una bracciata che mi aspetta, comunque vada.
E nell'acqua sotto al sole io rinasco, sempre.
venerdì, luglio 18, 2008
Mbucciatea e Singatella
Nel giardino dietro casa ci sono dei bambini che giocano a nascondino tutte le sere, da quando si sono chiuse le scuole. Sento le loro voci, i loro ‘Shhhh!’ entrare in camera passando dalla finestra socchiusa.
Mai come in queste sere sento di avere 22 anni, ho la percezione che non era ier l’altro che ero sulla Chianalea e in villa a nascondermi anch’io, specie quando c’era Francesco a contare. Tipicamente Anna e Alessio si facevano beccare per primi, io andavo sempre a nascondermi lontanissimo ed era raro che mi beccassero, ma altrettanto che arrivassi a far tana. Di solito si stufavano tutti e mi aspettavano arrabbiati. Rosy e Claudia erano quasi sempre decisive negli attacchi, Nicola ed Enzo facevano casino e quando Antonio arrivava col motorino o Ciccio con Basel tutto finiva.
Metà vita fa, l’estate più bella della mia vita, e la mia prima volta in Toscana con papà e Gaia. L’odio per quella vacanza sbagliata, perché erano finite le serate infinite di gioco e scherzi, rabbiosa perché non eravamo solo noi tre, perché mi mancava Fra.
Durante quella vacanza mi sono innamorata del Parco dell’Uccellina e dell’Isola del Giglio, e ho insistito tanto per andare a vedere Siena, e la sera che tornammo ad Avezzano c’erano già tre cartoline da parte di tutti loro ad aspettarmi, due lettere di Claudia e un pacco per me. Quella maglia ce l’ho ancora io.
Avevo undici anni e mezzo e la certezza che quelle amicizie non sarebbero mai finite. Oggi ho scoperto la bellezza di rubare immagini di loro nelle loro nuove vite, ogni volta che vado giù, anche se non ricordo più i loro cognomi. A volte qualche accenno di saluto, con mia cugina un legame che sovrasta silenzi e chilometri, con Antonio un abbraccio festoso e un sorriso aperto ed incredulo ad ogni incontro.
E quando un bambino mi chiede se può andare a giocare a nascondino lo attende un sorriso particolare prima del sì.
Mai come in queste sere sento di avere 22 anni, ho la percezione che non era ier l’altro che ero sulla Chianalea e in villa a nascondermi anch’io, specie quando c’era Francesco a contare. Tipicamente Anna e Alessio si facevano beccare per primi, io andavo sempre a nascondermi lontanissimo ed era raro che mi beccassero, ma altrettanto che arrivassi a far tana. Di solito si stufavano tutti e mi aspettavano arrabbiati. Rosy e Claudia erano quasi sempre decisive negli attacchi, Nicola ed Enzo facevano casino e quando Antonio arrivava col motorino o Ciccio con Basel tutto finiva.
Metà vita fa, l’estate più bella della mia vita, e la mia prima volta in Toscana con papà e Gaia. L’odio per quella vacanza sbagliata, perché erano finite le serate infinite di gioco e scherzi, rabbiosa perché non eravamo solo noi tre, perché mi mancava Fra.
Durante quella vacanza mi sono innamorata del Parco dell’Uccellina e dell’Isola del Giglio, e ho insistito tanto per andare a vedere Siena, e la sera che tornammo ad Avezzano c’erano già tre cartoline da parte di tutti loro ad aspettarmi, due lettere di Claudia e un pacco per me. Quella maglia ce l’ho ancora io.
Avevo undici anni e mezzo e la certezza che quelle amicizie non sarebbero mai finite. Oggi ho scoperto la bellezza di rubare immagini di loro nelle loro nuove vite, ogni volta che vado giù, anche se non ricordo più i loro cognomi. A volte qualche accenno di saluto, con mia cugina un legame che sovrasta silenzi e chilometri, con Antonio un abbraccio festoso e un sorriso aperto ed incredulo ad ogni incontro.
E quando un bambino mi chiede se può andare a giocare a nascondino lo attende un sorriso particolare prima del sì.
martedì, luglio 15, 2008
Not to ask for more
Ieri sera le mie povere lanciatissime armate nere suicide si sono fatte annientare dal nemico nella mia prima partita di Risiko, ma per un glorioso quarto d'ora l'Africa è stata neraneranera ed io felicefelicefelice.
E quando Nik ha sbaragliato in un solo turno i miei poveri cannibalini con l'osso tra i capelli, beh, sono rimasta felicefelicefelice. D'altra parte era difficile che qualcosa potesse scalfire il mio senso di benessere, complice anche il bicchierone di mohjito a stomaco vuoto. La mattina aveva portato due 27 su due diversi libretti, e so quello che c'è dietro ad entrambi, quindi non potevo non esserne felice. Avevo pranzato con Tommy e Franci, e quei due non so con che coraggio non li infilerò con me in valigia a settembre. Il pomeriggio era stato un pisolo lungo due ore. E la serata... grigliata di carne con salsa barbecue della Jack Daniel a Barberino, ed Amy ha preparato dei cetrioli tagliati a metà per lungo con sopra il sale.
Così, senza saperlo, come solo Amy riesce a fare le cose, tipo buttare i dadi 20 volte e sbaragliare un esercito di 18 carri armati con 18 coppie di sei.
Una giornata come ne vorrei mille, intensa e leggera nelle gambe, di quelle che non vuoi tornare a casa e se fa freddo fuori a giocare, pazienza.
Adesso caffè, e poi si apre l'Harrison.
E quando Nik ha sbaragliato in un solo turno i miei poveri cannibalini con l'osso tra i capelli, beh, sono rimasta felicefelicefelice. D'altra parte era difficile che qualcosa potesse scalfire il mio senso di benessere, complice anche il bicchierone di mohjito a stomaco vuoto. La mattina aveva portato due 27 su due diversi libretti, e so quello che c'è dietro ad entrambi, quindi non potevo non esserne felice. Avevo pranzato con Tommy e Franci, e quei due non so con che coraggio non li infilerò con me in valigia a settembre. Il pomeriggio era stato un pisolo lungo due ore. E la serata... grigliata di carne con salsa barbecue della Jack Daniel a Barberino, ed Amy ha preparato dei cetrioli tagliati a metà per lungo con sopra il sale.
Così, senza saperlo, come solo Amy riesce a fare le cose, tipo buttare i dadi 20 volte e sbaragliare un esercito di 18 carri armati con 18 coppie di sei.
Una giornata come ne vorrei mille, intensa e leggera nelle gambe, di quelle che non vuoi tornare a casa e se fa freddo fuori a giocare, pazienza.
Adesso caffè, e poi si apre l'Harrison.
sabato, luglio 12, 2008
Oggi vorrei rinascere cartolina. Sottile, leggera, in viaggio.
Oggi ho spostato la valigia a cui sono ancora attaccate le etichette di Santa Cruz, Buenos Aires, Conception, Pisa, Toulouse, Oslo, Roma. Già due hostess hanno rischiato grosso al check in, provando a toglierle. E lo so che se dovessero spedirmi un bagaglio in Paraguay mentre vado in Francia avrei poco di cui lamentarmi, ma che ci volete fare. Ogni volta che quelle ruote si rimettono in moto, sono assalita da tremila odori, visi, voci, sensazioni, luci: a modo suo, il mio trolley diventa una quasi-Passaporta tutte le volte che lo tocco. E oggi vorrei davvero che mi portasse nel Regno di Molto, Molto Lontano.

Oggi ho spostato la valigia a cui sono ancora attaccate le etichette di Santa Cruz, Buenos Aires, Conception, Pisa, Toulouse, Oslo, Roma. Già due hostess hanno rischiato grosso al check in, provando a toglierle. E lo so che se dovessero spedirmi un bagaglio in Paraguay mentre vado in Francia avrei poco di cui lamentarmi, ma che ci volete fare. Ogni volta che quelle ruote si rimettono in moto, sono assalita da tremila odori, visi, voci, sensazioni, luci: a modo suo, il mio trolley diventa una quasi-Passaporta tutte le volte che lo tocco. E oggi vorrei davvero che mi portasse nel Regno di Molto, Molto Lontano.
Mai come credi
Venerdì sera ore 00.44. Se la gente di medicina sapesse organizzarsi saremmo tutti a mangiare una pizza a Tavarnuzze, e invece sono a mangiare mezzo melone con una coinquilina anche lei a studiare, dopo aver tolto una cavalletta da camera sua -e scongiurato una crisi isterica. La voce della Consoli a cui in questi 4 anni mi sono abituata singhiozza stonata dall'altoparlante del portatile di Anna arrivando in balcone, mentre il caffè borbotta sul fuoco basso. Una quotidianità rassicurante, bella.
Sabato mattina, ore 12.16. In questa biblioteca deserta parlo da circa 4 ore a ruota libera di cardiologia, forse dicendo per la decima volta le stesse cose già dette nello scorso mese e mezzo. Secondo il programma di studi fatto due mesi fa, a questo punto avrei dovuto pressochè aver passato l'anno, ed invece il mio libretto rivela che sono regina di un pugno di mosche, come mi è stato detto. La frase era ben impostata, e mi sarei sentita piccata se chi me l'ha detta avesse avuto, oltre a un libretto zeppo di 30, una vaga idea a proposito di cosa fosse un falso lume. Incredibile come ci voglia poco a s-tamponare il mio pH verbale.
Regina di un pugno di mosche, ma ho trovato tre errori nei lucidi dei prof e due nel libro che è uscito due mesi fa.
So usare flail, cleft, budge, doming in una stessa frase senza confondermi e senza dire castronerie. Tra quindici giorni imparerò un sacco di protocolli interessanti, le frasi base in croato e polacco, ripasserò l'argomento eritemi solari e quello 'che mi metto stasera'.
E al futuro non voglio nemmeno pensarci, perchè non ho fatto altro per quattro anni oltre al sentirmi sbagliata, mi sono stravolta perché non ero abbastanza, ed ho capito soltanto adesso.
Adesso che ho sangue infetto nessuno vorrà più leccare le mie ferite
ed ho trovato tutto l'oro del mondo nelle mie tasche,
non è stupendo ho superato anche l'inverno
ed ho pregato a lungo
ho superato anche l'inverno
ed ho cantato…
Sabato mattina, ore 12.16. In questa biblioteca deserta parlo da circa 4 ore a ruota libera di cardiologia, forse dicendo per la decima volta le stesse cose già dette nello scorso mese e mezzo. Secondo il programma di studi fatto due mesi fa, a questo punto avrei dovuto pressochè aver passato l'anno, ed invece il mio libretto rivela che sono regina di un pugno di mosche, come mi è stato detto. La frase era ben impostata, e mi sarei sentita piccata se chi me l'ha detta avesse avuto, oltre a un libretto zeppo di 30, una vaga idea a proposito di cosa fosse un falso lume. Incredibile come ci voglia poco a s-tamponare il mio pH verbale.
Regina di un pugno di mosche, ma ho trovato tre errori nei lucidi dei prof e due nel libro che è uscito due mesi fa.
So usare flail, cleft, budge, doming in una stessa frase senza confondermi e senza dire castronerie. Tra quindici giorni imparerò un sacco di protocolli interessanti, le frasi base in croato e polacco, ripasserò l'argomento eritemi solari e quello 'che mi metto stasera'.
E al futuro non voglio nemmeno pensarci, perchè non ho fatto altro per quattro anni oltre al sentirmi sbagliata, mi sono stravolta perché non ero abbastanza, ed ho capito soltanto adesso.
Adesso che ho sangue infetto nessuno vorrà più leccare le mie ferite
ed ho trovato tutto l'oro del mondo nelle mie tasche,
non è stupendo ho superato anche l'inverno
ed ho pregato a lungo
ho superato anche l'inverno
ed ho cantato…
lunedì, luglio 07, 2008
Burn out?
Quando ogni 10 minuti penso al mare, al sole, all'odore di sale, e concentrarmi diventa davvero impossibile, capisco di essere arrivata al limite delle forze e al limitare dell'estate. Trovo sia tempo di una revisione seria della scala valori. Se voglio rispettare i miei principi, credo di essere sulla buona strada.
Mi piace troppo il mio viso lievemente abbronzato, senza la fronte aggrottata. Mi piace troppo l'idea di fare le cose per bene, perchè non mi relegherò dietro a un microscopio o a una cattedra o a un computer. Mi piace troppo il motto della branca L/C. Non impazzisco per l'idea di impazzire prima della laurea, e non credo che sei mesi di ritardo di laurea siano un fallimento, specie se sono sei mesi messi a frutto. Se l'anno scorso avessi deciso di dare patologia a settembre non sarei andata in Calabria e avrei mancato un ultimo abbraccio, e me ne sarei pentita per il resto della mia vita.
Investire su me stessa, cosa vuol dire?
Vuol dire un Erasmus, un esame fatto con i ricamini, due anni di scoutismo, una scuola estiva in Croazia, qualche giorno in più con la mia famiglia, l'incanto del presente e la bellezza di chi c'è. E un giorno in più con qualcuno che amo o con me stessa vale 2000 euro di tasse.
E se ci saranno quei 2000 euro di tasse da pagare, b
eh, forse potrebbe essere la volta buona per imparare a fare un Bloody Mary come si deve.
E d'improvviso, la possibilità di 'perdere un anno' diventa meno terribile che negli anni passati, e di pari passo la voglia di combattere per non perderlo triplica, perchè -senza scavare troppo- tutto quello che sottolineo è illuminato dalla passione e il turbo si inserisce da sè.
In una lettera di inizio università, mio padre mi scrisse di 'star serena'. Ci ho messo un po', ma finalmente credo di esserci riuscita.
Mi piace troppo il mio viso lievemente abbronzato, senza la fronte aggrottata. Mi piace troppo l'idea di fare le cose per bene, perchè non mi relegherò dietro a un microscopio o a una cattedra o a un computer. Mi piace troppo il motto della branca L/C. Non impazzisco per l'idea di impazzire prima della laurea, e non credo che sei mesi di ritardo di laurea siano un fallimento, specie se sono sei mesi messi a frutto. Se l'anno scorso avessi deciso di dare patologia a settembre non sarei andata in Calabria e avrei mancato un ultimo abbraccio, e me ne sarei pentita per il resto della mia vita.
Investire su me stessa, cosa vuol dire?
Vuol dire un Erasmus, un esame fatto con i ricamini, due anni di scoutismo, una scuola estiva in Croazia, qualche giorno in più con la mia famiglia, l'incanto del presente e la bellezza di chi c'è. E un giorno in più con qualcuno che amo o con me stessa vale 2000 euro di tasse.
E se ci saranno quei 2000 euro di tasse da pagare, b
eh, forse potrebbe essere la volta buona per imparare a fare un Bloody Mary come si deve. E d'improvviso, la possibilità di 'perdere un anno' diventa meno terribile che negli anni passati, e di pari passo la voglia di combattere per non perderlo triplica, perchè -senza scavare troppo- tutto quello che sottolineo è illuminato dalla passione e il turbo si inserisce da sè.
In una lettera di inizio università, mio padre mi scrisse di 'star serena'. Ci ho messo un po', ma finalmente credo di esserci riuscita.
venerdì, giugno 27, 2008
Cetrioli a fine pasto - Il sorriso etrusco
Dopo le olive, il pane con il peperoncino staccato dalla pianta (che nessuno lo sapeva, ma me lo facevi mangiare da quando ho fatto 7 anni Ca nun vai mu n'ciu rici a to matri, o alla nonna Concetta), i peperoni ripieni, le cozze gratinate, il pescespada alla greca, le penne con la parmigiana, la parmigiana, la frutta che nessuno prendeva mai e i profiteroles che prendevamo tutte due volte, il gelatino mignon e prima del caffè per i grandi c'erano i cetrioli spaccati per lungo, con il sale sopra. Per pulire la bocca.
E il mio primo caffè in assoluto l'ho provato lì.
Non inchianate pa'ssupra, virite m'avite a cariri ra chia scala iani.
La seconda metà della frase era coperta da "Sì, sì, va bene" e da quattro paia di piedi salire di corsa i gradini traballanti della scala a chiocciola.
E poi c'era la partita a scopa, o ad Asso piglia tutto fuori in veranda (Pijati st'asu!!), dove il sole non batteva già più -e comunque c'erano gli ombrelloni. E c'era la gara ad accaparrarsi
la tua sedia. Osservarti in quella luce piena era l'inizio della domenica pomeriggio. Il volto abbronzato, segnato dal sole e dagli anni in mare, i morsi dei pesci sul braccio, le spalle possenti. Le volte che tornavi dal mare a torso nudo, con l'asciugamano bianco sulla spalla sinistra. Ti ho rivisto qualche giorno fa in un quadro di Pedro Cano, alla mostra appena inaugurata. Eri proprio tu.
Sui muri bianchi abbaglianti intorno, le lucertole prendevano il sole. Se un giorno avrò dei figli, vorrei che sentissero quella sensazione confortante di immutabilità, quella del dopopranzo della domenica, quando il mare dal balcone brillava sotto al sole e tutto profumava di origano appena frantumato e panni lavati con cenere e soda appesi fuori ad asciugare.
E quando salutavo te e nonna Concetta (Laurètta, runa na vasata o nonnu!) sapevo che la domenica seguente sarei stata di nuovo recalcitrante ad andare -perchè voleva dire tornare prima dal mare- e poi di nuovo recalcitrante ad andare via. Perchè erano anche i miei nonni, e la scala ripida e stretta tra i due muri l'ho sempre salita correndo, anche la scorsa estate, anche se l'abbraccio che mi aspettava su era diventato uno solo. Don Vincenzo si lasciava sfuggire qualche lacrima ogni volta che Lauretta correva su per le scale chiamandolo, e diventavi nonno Vincenzo.
E il mio primo caffè in assoluto l'ho provato lì.
Non inchianate pa'ssupra, virite m'avite a cariri ra chia scala iani.
La seconda metà della frase era coperta da "Sì, sì, va bene" e da quattro paia di piedi salire di corsa i gradini traballanti della scala a chiocciola.
E poi c'era la partita a scopa, o ad Asso piglia tutto fuori in veranda (Pijati st'asu!!), dove il sole non batteva già più -e comunque c'erano gli ombrelloni. E c'era la gara ad accaparrarsi
la tua sedia. Osservarti in quella luce piena era l'inizio della domenica pomeriggio. Il volto abbronzato, segnato dal sole e dagli anni in mare, i morsi dei pesci sul braccio, le spalle possenti. Le volte che tornavi dal mare a torso nudo, con l'asciugamano bianco sulla spalla sinistra. Ti ho rivisto qualche giorno fa in un quadro di Pedro Cano, alla mostra appena inaugurata. Eri proprio tu.Sui muri bianchi abbaglianti intorno, le lucertole prendevano il sole. Se un giorno avrò dei figli, vorrei che sentissero quella sensazione confortante di immutabilità, quella del dopopranzo della domenica, quando il mare dal balcone brillava sotto al sole e tutto profumava di origano appena frantumato e panni lavati con cenere e soda appesi fuori ad asciugare.
E quando salutavo te e nonna Concetta (Laurètta, runa na vasata o nonnu!) sapevo che la domenica seguente sarei stata di nuovo recalcitrante ad andare -perchè voleva dire tornare prima dal mare- e poi di nuovo recalcitrante ad andare via. Perchè erano anche i miei nonni, e la scala ripida e stretta tra i due muri l'ho sempre salita correndo, anche la scorsa estate, anche se l'abbraccio che mi aspettava su era diventato uno solo. Don Vincenzo si lasciava sfuggire qualche lacrima ogni volta che Lauretta correva su per le scale chiamandolo, e diventavi nonno Vincenzo.
Spero che oggi il sole riempia il cielo, accechi e asciughi i volti che amo tanto, e che qualcosa scaldi.
Lauretta, da ieri sera, sarà sempre su quella terrazza assolata, su quella scala a chiocciola malandata. La bambina che ero resterà confinata tra quella terrazza e un altro balcone non molto distante, con il profumo dell'intonaco ruvido caldo di sole, il frinire delle cicale, le carte da gioco usurate -il sette d'ori con il taglietto sull'angolo-, gli avvertimenti, i cassetti mai aperti, i rintocchi della Torre, i peperoncini e l'origano che mi hai insegnato a frantumare con le mani. E mi mancherai tantissimo.
giovedì, giugno 26, 2008
mercoledì, giugno 25, 2008
Tale as old as time
I've been trying to write down something again and again but words don't come out easily, maybe it's too hot even for them. So, when heat puts down italian , english puts down roots.
In those days I had a lot to think about.
First of all, the statement 'Anymore scout camping in the very middle of exams session' quicly climbed my list of Don'ts reaching the very first place. I'm going nut handling both heart attacks and Jasmine's costume at the same time, and finally having the DVD of Beauty and the Beast isn't helping at all.
My innermost desire lately are 'positively primeval'. A cold Ceres before dinner and fireworks on a bridge tasted just great last night, and that's because of the people I was with, people I feel like home with. Moreover, I'd kill for some vacation, kind of 'nothing to do at all, all day long'. I'd like to dance in every corner of the world, and to bath into the ocean... I'd like time for myself. Just for myself. Tale as old as time.
But then... a post can change a life, somehow. And it did, giving everything a new flavour, a newer and more complete sense. So, let it be hard. I'm ready to fight, again and again.
In those days I had a lot to think about.
First of all, the statement 'Anymore scout camping in the very middle of exams session' quicly climbed my list of Don'ts reaching the very first place. I'm going nut handling both heart attacks and Jasmine's costume at the same time, and finally having the DVD of Beauty and the Beast isn't helping at all.
My innermost desire lately are 'positively primeval'. A cold Ceres before dinner and fireworks on a bridge tasted just great last night, and that's because of the people I was with, people I feel like home with. Moreover, I'd kill for some vacation, kind of 'nothing to do at all, all day long'. I'd like to dance in every corner of the world, and to bath into the ocean... I'd like time for myself. Just for myself. Tale as old as time.
But then... a post can change a life, somehow. And it did, giving everything a new flavour, a newer and more complete sense. So, let it be hard. I'm ready to fight, again and again.
domenica, giugno 22, 2008
L'alba di stamani
Vista dalle finestre del DEA, mentre il vento scuote gli alberi intorno e il cielo si fa indaco, mentre Gianluca vaga ancora qui intorno in attesa che qualcuno lo mandi a dormire, l'alba rischiara le pagine del libro di cardio che ancora non ho letto, le pagine di cui sono ancora curiosa. Una notte piena di persone, di quelle con cui vorresti passare non solo una notte ma una vita intera, e per un po' c'è anche qualcuno che mi manca tanto. I cantucci con il vin santo in sala relax. Il mio fonendo al collo -la gomma arancione finalmente tiepida- la stanchezza che passa con mezzo litro d'acqua, una giornata che inizia in uniforme bianca... tutto questo non ha davvero prezzo.
mercoledì, giugno 18, 2008
Très, très loin
Mi sembra di guardare tutta la mia vita da una vetrina, in questi ultimi giorni. E se fossi una spettatrice di questo film, beh, chiederei alla regia cosa aveva fumato prima del ciak.
Ieri l'altro ho aperto un nuovo libro per un nuvo esame, pensando di riuscire a togliermelo di torno nel giro di poco, per non sentirne parlare troppo.
Macchè.
Il primo esame che ho problemi a gestire dopo fisica, solo che fisica mi faceva piangere perchè non capivo nulla, questo mi toglie l'aria perchè capisco tutto. E non è 'poco' la parola che descrive il tempo necessario per prepararlo, perchè avanzo come una lumachina.
Necessità di fuggire lontano quanto basta, con qualcuno di speciale al mio fianco. Ho davvero bisogno -e non ho davvero tempo- di riprendere fiato, di rendermi ridicola. Se trovate uno spacciatore di incoscienza, dategli il mio indirizzo.
Ieri l'altro ho aperto un nuovo libro per un nuvo esame, pensando di riuscire a togliermelo di torno nel giro di poco, per non sentirne parlare troppo.
Macchè.
Il primo esame che ho problemi a gestire dopo fisica, solo che fisica mi faceva piangere perchè non capivo nulla, questo mi toglie l'aria perchè capisco tutto. E non è 'poco' la parola che descrive il tempo necessario per prepararlo, perchè avanzo come una lumachina.
Necessità di fuggire lontano quanto basta, con qualcuno di speciale al mio fianco. Ho davvero bisogno -e non ho davvero tempo- di riprendere fiato, di rendermi ridicola. Se trovate uno spacciatore di incoscienza, dategli il mio indirizzo.
lunedì, giugno 16, 2008
Per un soffio

Letteralmente.
Chi l'ha detto che i diamanti sono i migliori amici di una donna?
Facezie a parte, l'unico fastidio è che mi si scombinano un paio di piani, e che sarà una preparazione di VdB farcita di toni e indici funzionali. Ora credo che andrò a riposare, e poi riparto... con lo stesso amore di prima, e la grinta dettata dalla necessità.
domenica, giugno 15, 2008
Saving Grace
La sera prima di un esame ha cambiato connotati ad ogni nuova materia di questi 4 anni. Ho conosciuto sere di isteria, sere di ‘stasera capirò tutto!’, sere di pianti dirotti, sere di menefreghismo assoluto, sere di fatalismo e sere di incoscienza.
Sono ancora nel solito angolo della solita stanza, con accanto la medesima tazza blu sbreccata che mi segue dal quarto liceo, piena di caffè di Castroni fino all’orlo, ma stasera ha un sapore se possibile ancora migliore.
Il quindici giugno tramonta alle mie spalle –coperte dal pile di mia madre-, e questa sera ha un sapore diverso da tutti i Day Before.
Stasera è un ritaglio di intimità tra me e le materie che ho cullato in questi mesi.
I poster che tappezzano la mia stanza, pieni di tutto ciò che fatico a ricordare. I libri sulla sedia, ancora caldi delle mie ginocchia e delle mie mani.
Il mio orecchio destro rosso perché ho costretto mio babbo ad interrogarmi mezz’ora al telefono. Mio babbo, con la sua dolcezza che è la mia unica forza e la sua cultura che è la mia enciclopedia.
Scrivo per terra, contorta in una posizione quasi da Kamasutra nel tentativo di stiracchiare i seimila muscoli della schiena, spiegazzati per il troppo tempo passato accovacciata sulla sedia.
Ventilazione regolare, e il nodo SA tiene il passo tranquillo delle dita di Einaudi sul pianoforte.
Non importa cosa ne sarà domani della mia dedizione verso questa materia, se ne faranno polpette o meno. A volte l’amore è davvero la zattera che ci salva, comunque vada tutto il resto.
Allungo la mano per prendere un fonendo poggiato intorno al collo del camice, e sorrido quando la testina fredda incontra la mia pelle. Lub dub, lub dub, lub dub…
Sono ancora nel solito angolo della solita stanza, con accanto la medesima tazza blu sbreccata che mi segue dal quarto liceo, piena di caffè di Castroni fino all’orlo, ma stasera ha un sapore se possibile ancora migliore.
Il quindici giugno tramonta alle mie spalle –coperte dal pile di mia madre-, e questa sera ha un sapore diverso da tutti i Day Before.
Stasera è un ritaglio di intimità tra me e le materie che ho cullato in questi mesi.
I poster che tappezzano la mia stanza, pieni di tutto ciò che fatico a ricordare. I libri sulla sedia, ancora caldi delle mie ginocchia e delle mie mani.
Il mio orecchio destro rosso perché ho costretto mio babbo ad interrogarmi mezz’ora al telefono. Mio babbo, con la sua dolcezza che è la mia unica forza e la sua cultura che è la mia enciclopedia.
Scrivo per terra, contorta in una posizione quasi da Kamasutra nel tentativo di stiracchiare i seimila muscoli della schiena, spiegazzati per il troppo tempo passato accovacciata sulla sedia.
Ventilazione regolare, e il nodo SA tiene il passo tranquillo delle dita di Einaudi sul pianoforte.
Non importa cosa ne sarà domani della mia dedizione verso questa materia, se ne faranno polpette o meno. A volte l’amore è davvero la zattera che ci salva, comunque vada tutto il resto.
Allungo la mano per prendere un fonendo poggiato intorno al collo del camice, e sorrido quando la testina fredda incontra la mia pelle. Lub dub, lub dub, lub dub…
Welcome back, my dear Marco. Missed you.
Franci, Lucia, Wushu. Grazie.
martedì, giugno 10, 2008
LVAD (Laura Vorrebbe Assimilare il Doppio)
Mi infamerete in tanti, lo so, per questo titolo così dannatamente idiota... però stasera è la serata di Cardiochirurgia, quindi fatemi stupidare in pace, ancora cullata dal bagnoschiuma alla lavanda che è diventato il mio nuovo migliore amico. Oggi ho scoperto che la mia lo
cation ideale di studio a casa è la lavatrice, in balcone, meravigliosamente baciata dal sole. E di notte... la scrivania nel mio angolo, che mi ha visto preparare ogni esame da Scienze Umane a questo, e che è ancora lì ad ascoltarmi mentre mi sfinisco a ripetere.
Ancora pochi giorni, per questo esame dove davvero vorrei fare bella figura. Dove vorrei arrivare tranquilla e serena, e dove arriverò tesa come una legatura quadra ben fatta. La stessa cura, la stessa precisione, la stessa stretta forte... vedremo cosa saprà reggere.
cation ideale di studio a casa è la lavatrice, in balcone, meravigliosamente baciata dal sole. E di notte... la scrivania nel mio angolo, che mi ha visto preparare ogni esame da Scienze Umane a questo, e che è ancora lì ad ascoltarmi mentre mi sfinisco a ripetere. Ancora pochi giorni, per questo esame dove davvero vorrei fare bella figura. Dove vorrei arrivare tranquilla e serena, e dove arriverò tesa come una legatura quadra ben fatta. La stessa cura, la stessa precisione, la stessa stretta forte... vedremo cosa saprà reggere.
sabato, giugno 07, 2008
Happily Ever After
Troppe cose tutte insieme. Alcune nuove, domande, arrabbiature, bellissimi sfondi per conversazione. Altre sempre le stesse, tremendamente uguali a prima. Da disordinata cronica che sono, non so mai dove ho messo la bandierina bianca... e ogni volta che ne avrei bisogno, ogni volta che sono sopraffatta dalla quantità di presente, lei non c'è.
Chi l'ha detto che il disordine non è salvifico?
Non posso mollare... l'arena è una calamita, una religione, uno stile di vita. Potrò maledirlo dieci volte al giorno, ma ne sarò sempre innamorata. Perchè tutti i suoi lati brutti finiscono quando mi vesto di verde o di bianco, e quando le mie braccia profumano di Betadine. Un profumo quasi pari alla terra dopo la pioggia.
Chi l'ha detto che il disordine non è salvifico?
Non posso mollare... l'arena è una calamita, una religione, uno stile di vita. Potrò maledirlo dieci volte al giorno, ma ne sarò sempre innamorata. Perchè tutti i suoi lati brutti finiscono quando mi vesto di verde o di bianco, e quando le mie braccia profumano di Betadine. Un profumo quasi pari alla terra dopo la pioggia.
mercoledì, giugno 04, 2008
Fogli di via
Tornare a casa con la testa esausta ma col vento dei Pirenei impigliato tra i capelli è un buon compromesso. 3 mail ad attendermi: due bellissime, di quelle di cui mi regalo altre tre letture. Poi, per una coincidenza che ha dell'assurdo, apro la terza.
E rido di me stessa, del fatto che prima di dare l'esame di Pneumo era quasi doveroso che mi fosse ricordato com'è un dolore puntorio, una stilettata tra le coste, una cicatrice su cui si infierisce. E credo che la mia accuratezza nel descrivere un dolore da pnx aumenterà drasticamente.
E miracolosamente non ho smesso di sognare...
Questa sera è una sera da sdraiarsi su un pavimento di pietra caldo di sole, come la scalinata di Palazzo Pitti... o Piazza del Campo. Per respirare tranquilla con la schiena tiepida. Per chiudere gli occhi, ed essere altrove o proprio lì.
Oggi, che finalmente la fine di tutta quella burocrazia sembra più vicina.
Finchè non accarezzerò quel timbro su ciascuna delle 4 pagine del mio L.A. non crederò fino in fondo che tutto ciò sia vero. Ma il giorno in cui tutto l'inchiostro su quei fogli sarà al posto giusto, indossate gli occhiali da sole prima di guardarmi negli occhi.
E rido di me stessa, del fatto che prima di dare l'esame di Pneumo era quasi doveroso che mi fosse ricordato com'è un dolore puntorio, una stilettata tra le coste, una cicatrice su cui si infierisce. E credo che la mia accuratezza nel descrivere un dolore da pnx aumenterà drasticamente.
E miracolosamente non ho smesso di sognare...
Questa sera è una sera da sdraiarsi su un pavimento di pietra caldo di sole, come la scalinata di Palazzo Pitti... o Piazza del Campo. Per respirare tranquilla con la schiena tiepida. Per chiudere gli occhi, ed essere altrove o proprio lì.
Oggi, che finalmente la fine di tutta quella burocrazia sembra più vicina.
Finchè non accarezzerò quel timbro su ciascuna delle 4 pagine del mio L.A. non crederò fino in fondo che tutto ciò sia vero. Ma il giorno in cui tutto l'inchiostro su quei fogli sarà al posto giusto, indossate gli occhiali da sole prima di guardarmi negli occhi.
Iscriviti a:
Post (Atom)

