martedì, aprile 29, 2008

Je m'èmmene au vent sur la Garonne


Il était une fois la ville qu'a capturé mes rêves. Et la bougie allumée que j'ai dedans ensoleille les mois que partagent mes yeux de Pont Neuf, et tout ce que mes yeux doivent absorber jusqu'il y a d'espace. Aussi si celà, celà que j'aime, celui qu'est un rêve lui-meme, ils ne necessitent pas de lumière, car ils ne sont pas etincelles mais étoiles. Et les étoiles sont partout, partout comme le ciel.

domenica, aprile 27, 2008

... ma per ardere vivo

Le dita si sgranchiscono veloci danzando sulla tastiera, poche righe gustose, di quelle che piacciono alla me più me che conosco. Ne ho abbastanza di dubbi sulle persone, e mi sono ritrovata a sorridere davanti a cose che in altri momenti mi avrebbero sciolta in lacrime: il focus è tornato al suo posto. Una volta di più accarezzo il mio tatuaggio dietro il collo, ancora una volta ricordandomi che è lì perchè sono solo io, io con quella che la prof di francese definì la mia 'volontà luminosa', la soluzione che va bene per tirare un calcio a tutte le X ( e a tutti gli X).
Alla luce fiammeggiante di questo tramonto sulle montagne, mi incendio di nuovo.

venerdì, aprile 25, 2008

If it makes you happy

Mi accorgo che è tempo di riapprontare i bagagli quando mio padre inizia a rimproverarmi per il disordine, e non ha assolutamente torto... ma vivendo in un santuario dell'ordine per 340 giorni l'anno, quando approdo qui la mia entropia esplode.
Che bella settimana che è stata. Casa, assaporata pienamente in ogni angolino. Il mio divano. il caffè al mattino e dopo pranzo. I miei, sempre lì con proposte geniali, tipo il caffè ogni volta che voglio. E lo shopping.
Carla, con cui ancora basta uno sguardo. Marco, con cui ogni sguardo scambiato è una sorpresa.

Ah, già, il film-rivelazione della settimana! Stardust. Bellissimo, tutte e tre le volte.

Devo però ammettere che in questi giorni sto sperimentando una seria difficoltà a reggere il ritmo di vita socio-familiare, di studio, di convivenza, per non parlare della mia nuova mania compulsiva: controllare le mail. Fino ad ora, dalla Francia nessuna Madame si è degnata di farmi sapere qualcosa, ma io sto preparando il mio piano di studi, il mio piano d'attacco. In realtà, è un piano di fuga.

Sebbene tornare a Firenze sia una necessità impellente, perchè il disbrigo pratiche non sarà rapido ed indolore, il primum movens che mi farà riempire il borsone e ripartire verso lande viola è la voglia di rivedere alcune persone. Ultimamente la vita su è cambiata. Il mio fisico si lamenta per i ritmi più universitari in senso stretto, la mia testolina scoppia perchè tiene, nonostante tutto, i ritmi stretti di medicina, ma la mia vita è ricca. Vivo di tante vite, tutte quelle che mi vivono accanto, con cui condivido rilassanti chiaccherate davanti a una ciotola di nachos, partite di poker a cui -finora- ho fatto da spettatrice, cocktail di frutta giganti, migliaia di fotocopie in una stanza nascosta, pomeriggi di studio accanito, paure e timori e speranze, come sempre.
Più persone del solito, sorprese più di sempre, scommesse vinte. E con loro accanto, tutto mi spaventa meno. E se questo mi rende felice, allora è perfetto così.
Quindi, torno su con un fascio di fogli in mano, ma vederle sarà un nodo allo stomaco in meno. Almeno finchè la data della partenza non sarà fissata.

venerdì, aprile 18, 2008

Te per compagnia

Sarai contenta, Bea. Sarà colpa dell’ansia per questa attesa della graduatorie, e di sicuro ci ha messo il suo la signora che, mentre aspettavo Gio fuori dal DEA per un caffè, si è avvicinata scrutandomi da dietro gli occhiali spessi. “ Io mi ricordo di lei, sa. Lei ha visto mio marito l’anno passato, proprio qui, si ricorda, avevamo paura perché sa, aveva avuto qualche problemino, si ricorda, e la dottoressa l’aveva rimandato a casa con me la sera stessa… Ora è dentro, lui. Mi dicono di aspettare, sa, in quella stanza do noia.”
Mi ricordo eccome. Quando le fu detto che potevano tornare a casa insieme, lei schioccò un bacio forte sulla guancia del marito, e poi abbracciò la dottoressa prima di passettinare fuori dalla stanza.
“E’ da stamani che respirava poco bene, e alla fine me ne son fregata se fa l’offeso, e ho chiamato l’ambulanza... ma prima gli ho detto di non fare scherzi, che c’è le bomboniere prenotate, e sa, gli è cinquantanov’anni che si cammina per mano. Perché sa, se non ci fosse domani, avrei il fiato per nulla.”

Sta di fatto, Wushu, che questo è davvero un pericoloso mettermi in piazza.

Per scrivere cosa, poi, è ancora poco chiaro persino a me. Per ora ho capito che è tempo di dare dei contorni a questo qualcosa su cui ammorbo la vita a te e a un altro paio di persone.
Comincio dal fatto che, a quanto pare, nell’inquadrare la gente non sono propriamente una volpe. In questo caso, beh, chiamiamola bella sorpresa. Ci sono belle sorprese che compaiono nelle stanze più impensate, con la sordina inserita. Inizi a fare qualche passo mentre chiacchieri, togli il piede dalla sordina e lo porti sul pedale delle marce. Tornanti, stanze, un lungarno di sera. Sai, Bea, non è facile fare i contorni a mano libera, quindi unisco tutti questi puntini della storia, e di volta in volta ha una forma diversa. A volte è una giraffa, altre una rana, altre una gru che può muovere le ali.
Fuori l’acqua batte sulle finestre, e domani ho programmato circa tre ore di cammino con i ragazzi.

Un’altra bella sorpresa, anzi, una conferma, è il non essere mai stata presa in giro sugli scout. Poi c’è la curiosità. Il silenzio. La condivisione. La stima. Un pizzico di confidenza. E poi arriva il momento X, quello che stravolge gli equilibri, almeno, i miei. E’ il momento di tre post fa, il momento che tu ti auguravi, il momento che forse un po’ io temevo. Tanto c’è poco da fare, questa X ora c’è.

Non arrabbiarti perché sono stata criptica: non lo sono stata abbastanza.

Circa tre righe fa è lampeggiata l’icona di Gmail. La mia sede Erasmus assegnata è Toulouse, non so come mai –visto che non c’era-, non so se mi prendono in giro, non so se andrò. Però, al crollo dell’ansia, sono ancora qui a scrivere. Il fatto che non stia premendo convulsamente il tasto ‘Canc’ mi dice che volevo davvero scrivere tutto questo apparente delirio. Ora sta tutto ad una miscela di caso e volontà. Porto queste parole in balia della gente, perché in loro c’è amore e quindi sono presente anch’io.

Non sei fiera di me?

lunedì, aprile 14, 2008

Exit

Aspettare con più ansia la graduatoria Erasmus che gli exit poll, presa insieme al non essere tornata a casa per le elezioni, fa di me una persona con poca coscienza civica?

Forse sì, dai, ci hanno anche concesso un giorno di pausa accademica ad hoc... eppure non ce l'ho fatta a costringermi, stavolta. Solo ieri mi è venuta voglia di scoprire per chi avrei dovuto votare, in base alle mie strampalate idee di giustizia. Ho fatto un paio di quei test che girano ora, di quelli che ti calcolano a quanti anni luce stai transitando rispetto all'etica dei vari partiti. Il primo che ho portato a termine, con la domanda "Ritieni sia corretto che un soggetto con tre processi penali in corso a suo carico possa candidarsi a Presidente del Consiglio?" mi è parso un tantino parziale, quindi ho risposto "totalemente sfavorevole" e sono andata a cercarne un altro.

Sorprendentemente, entrambi mi hanno dato lo stesso risultato.

Ho scoperto quindi che avrei dovuto votare Per Il Bene Comune o per Di Pietro, a mia discrezione. Credo avrei votato per quello che mio padre ritiene da tanti anni essere una persona d'onore.

Però, mi è venuto da pensare, che tristezza. Io, che vivo accanto a persone infiammate come Nanny e Nik, che parlo di politica un giorno sì e l'altro pure con Franz, che mi giocherò la faccia a favore di una giusta causa con i professori di una delle Scuola che mi piacerebbe frenquentare dopo la laurea... io di questa roba ci capisco meno che di chimica. Seguo con molta più foga la corsa per le elezioni americane, come ho seguito quella per le francesi dello scorso anno.

Ricordo con precisione il momento in cui alla radio in macchina hanno annunciato la vittoria di Sarkozy, appena alla fine di un ponte sul Po.

Ricordo la stessa esclamazione all'unisono, lo stesso pensiero "La Francia non è un posto dove si potrà vivere". E' così nitido perchè ci ho ripensato mille volte, nel fare la mia domanda Erasmus, nel pensare di poter, forse, restare lì. Questo Erasmus, una via d'uscita da questa palude partitica che intristisce persino chi non vive di sondaggi elettorali. Ed ora che sono qui in bilico tra Italia e chissà dove, ora che mi chiedo dove andrò a finire se non sarà Francia, davvero importa poco chi vince. E' comunque più grave essere lo Stato soggetto delle vignette satiriche nel resto del mondo. Ed inoltre, ho la testa altrove. Non voglio pensare a chi lascerò qui.



sabato, aprile 12, 2008

I divisori dello zero

E' più fastidioso il mal di gola o la quasi certezza dell'ennesima recidiva di herpes labialis? Non è servito decidere, perchè sul foglietto illustrativo non c'era nessuna controindicazione nel prendere Clavulin e Zelitrex con la stessa tazza di the... ma se avessi dovuto decidere?

Ultimamente, decidere sta diventando problematico. Per tutti gli anni di liceo ho evitato di considerare importanti le variabili e le incognite: io e il mio cinque in matematica formavamo una squadra formidabile. Ho iniziato a rimproverarmelo al primo esame di primo anno, fisica. Una materia incognita, e l'umore dei professori variabile. Giorno dopo giorno ho iniziato a sfrattare dalla mia materia grigia tutte le nozioni di geografia astronomica per far posto al minimo indispensabile di quei concetti che scoprivo regolare un po' tutto.

Evidentemente, però, c'è qualcosa nel mio codice genetico più cocciuto della mia volontà, qualcosa che mi impedisce di applicare alla vita quotidiana questa idea dell'imprevedibile, con cui non mi rassegno a fare i conti.

Ho più variabili ed incognite nella mia vita ora di quante non ne abbia mai avute finora, e sono arrivate tutte insieme, come la pioggia che ha flagellato la nostra serata. Un po' come Castel Sant'Angelo sembra aver avuto ragione del Tevere e delle sue bizze, così anche in balia di questa corrente di X c'è una boa ben ancorata al fondo. Tra le onde che portano via le mie certezze Erasmus, le idee sul quinto anno, i miei compagni che partiranno di sicuro per chissà dove, le serate scatenate come quella appena conclusa, le miserrime due ore e mezza di sonno che mi spettavano e gli ultimi decibel di voce residui, quella boa si trasforma in roccia e si pianta lì. Non credete nelle magie?

Se sono riuscita ad aprire gli occhi e, imperterrita ed incurante, sentimentale, continuo ad ancorare quella boa al fondo, e la trasformo in roccia ogni momento che riesco a rubare, ho scoperto i testi di Caparezza, la matematica discreta, gli anelli e i divisori dello zero, non posso non credere nella magia. Forse anche il fatto che molto nella vita sia una X, decidi tu se una incognita o un incrocio di strade, forse anche questo è magia.


Grazie, ragazzi, per questa serata davvero bellissima.


Voglio te per compagnia, portami in balia della gente, dove c'è amore, lì sarò presente anch'io...

sabato, aprile 05, 2008

Ovunque come il cielo

Le tre del mattino, ancora presto per mettere la testa sul cuscino, almeno per oggi. Mentre fuori le stelle sbadigliano, io assaporo una cosa dissepolta.

Non ho potuto far altro che aprire gli occhi bassi e slacciare i pugni chiusi, consapevole che era tardi, consapevole che non è oggi, e non sarà domani, il giorno in cui dovrò tirar fuori tutto il coraggio che ho, e magari inventarmene un po' lì per lì.

So restare indifferente a tanto, sminuisco imperterrita anche le cose più evidenti al mondo, ho imbavagliato il mio grillo parlante: quando però metti i tuoi occhi dentro quelli di qualcun altro e ti senti vicina a un fuoco di bivacco all'addiaccio, quando entri dentro quegli occhi come in un bosco pieno di sole... ecco che alle tre del mattino svegli il cielo per ringraziarlo per una cosa così bella.
Una cosa che può restare così, ma che vorrei veder crescere e venarsi di rughe, bella come il primo giorno, luminosa e calda come quel fuoco, ovunque come il cielo.

martedì, aprile 01, 2008

Wind of change

Mezz'oretta fa ho finito di leggere un libro accoccolata fuori in balcone, incastrata nell'angolino della finestra. Prima di togliere la mano tra l'ultima pagina e la copertina ho rilassato la schiena contro il marmo tiepido, sciogliendo la fatica di questi giorni al sole pulito di fine pomeriggio.
Questi giorni una pallina da ping pong finita per sbaglio in balia della corrente si sentirebbe come me: non può affondare perchè qualcosa la tiene a galla indipendentemente dalla sua volontà, e può solo fare congetture quanto a dove stia andando.


Riempire fogli su fogli in tre diverse lingue non mi sembra aumentare la sensazione di autodeterminismo, nè pastrugnare un lobo polmonare ripieno di una nodulo grande come... una pallina da ping pong.

Però,però, però... al primo sole si sciolgono le mie resistenze invernali, divento un po' meno algida e più vulnerabile, mi incanto davanti ai glicini che stanno fiorendo (fioriranno anche in Francia? Ma in Francia non avrò Andre con cui pranzare sul belvedere!) e mi incartapecorisco di paturnie sul mio futuro. Penso al mio CdA che cresce e diventa grande, ed è meglio che non pensi a quando non mi sveglierò ogni sabato alle sette per andare dai miei bimbi, altrimenti non vedo più la tastiera. Penso a quanto sono ingenua, cieca e idiota sulle cose che riguardano me. Penso a quanto mi piacerebbe una seconda chance. Penso ad alcuni compagni di corso che sarà lancinante lasciar fuori dalle valigie, tre-quattro in particolare. Penso al giorno in cui uscirà la graduatoria. Penso alla prima persona che saprà dove andrò a finire.


Penso a questa pallina da ping pong che si è scelta il fiume, che sa che una foce c'è, ma la bussola è rimasta alla sorgente...
Questo vento che spinge, bisognerà fidarsi?

PS. Come vedete, care Tockins, è una cosa che non va scemando con l'andar degli anni. La voglia di sentirsi speciali, di credere nella favola che ci aspetta dietro quest'angolo, o magari dopo quello successivo, semmai aumenta... ed aumenta di pari passo la consapevolezza di tenere in mano le redini della propria favola, la sensazione di essere noi a costruire i mattoni del nostro castello incantato. E' davvero così, giuro, se avrete la pazzia e un pizzico di coraggio necessari ad osare passi di vento.
Non siamo un pesce d'aprile

giovedì, marzo 27, 2008

Come col viso in pieno sole

Non svegliatemi...

Accepted.
Come un abbraccio, un benvenuto, un bagno caldo, un sogno che definisce dopo mesi i suoi contorni. Come il vero primo passo di una vita ancora tutta da inventare.

mercoledì, marzo 26, 2008

Ink and spaces


Prima pensavo che se avessi scritto questo blog a penna avrei usato più inchiostro di quanto ne abbia consumato nella mia intera carriera scolastica dall’asilo agli appunti universitari. Non ci sono macchie di caffè sulle pagine, niente orecchie né cancellature, eppure se queste pagine potessero parlare –più di quanto già non facciano- avrebbero da raccontare tutte le cose che sono dietro le parole, ciò che riempie gli spazi.
Gli spazi sono i posti più densi di questo blog. Quando dal dizionario non ci cavo nulla, per quegli scampoli di vita che hanno senso solo per chi ci vive dentro, lì mi servo degli spazi.


Oggi è un giorno particolare.
Mi sono svegliata con il desiderio di un’aspirina, anziché col libretto in mano. Ho provato a trasmettere questa sensazione di potere decisionale a Wushu che mi chiamava angosciata, ma non ne sono stata capace, e vorrei tanto che lei interiorizzasse il fatto che ciascuno di noi debba rispettare i propri tempi, e le proprie circostanze contingenti.
E’ stato lì, nel momento in cui mi sono resa conto che una delle persone più intelligenti che io conosca non riusciva ad accettare questo rifiuto allo sprint, che ho capito che anche questo momento in realtà è uno spazio.

Nello spazio di quindici giorni lo spazio ed il tempo si sono sciolti come un affogato al caffè, modellandosi intorno alle persone che volevo avere intorno, alle esperienze che mai mi sarei negata. Per la vera, prima volta in quattro anni, ho scelto di non fare salti mortali per plasmare le cose che volevo sui contorni contorti di quelle che dovevo.
Mi sono presa un po’ di spazio per le persone che amo, per prendermi un attimo cura di loro. Una giornata con mio padre, bella come una mattina di Natale. Un racconto risalente al mio secondo liceo preso e rivisto per regalare a Gaia un pomeriggio libero. Una amica di mia madre, dei ricordi che non ho. Alessandro e Alberto che sono in ogni spazio e tempo libero. Marco, con le sue valigie più irrequiete delle mie.

Quindici spazi bianchi del calendario fa, non avrei mai fatto questo punto della strada; non sapevo ancora che di lì a poco si sarebbero riempiti di novità: un uomo con cui condivido l’amore totalizzante per i nostri differenti obiettivi, quattro ragazze una diversissima dall’altra che sono il ripieno del mio virtuale uovo di Pasqua, tre moduli vuoti da riempire -se solo si trova il coraggio di togliersi le mani dai capelli- due giorni in cui riflettere su una lunga chiaccherata ammollo.
Ho finalmente fatto pace con la parte di me che conosco meno. Vedere nella propria vita sirene d'ambulanza o ferri chirurgici non è mai facile, specie quando fai Pupazzologia e sei capo L/C, adori tutti gli esserini sotto i metro e venti e una chiamata di tuo nipote è un raggio di sole che buca le nubi. E quando pensi che cucinare insieme e abbracciare chi ami siano il coronamento di una bella giornata, un puzzle che si completa.
Non sarà facile, e non smetterò di crederci. Si può amare più d'una cosa alla volta.
In questi due giorni ho capito che si può provare a mettere dei limiti, ma non si può escludere nulla a prescindere... e io non escluderò mai nessuno dalla mia vita per le mie scelte di vita.


domenica, marzo 23, 2008

Cheers

Ho messo via in poche ore una stupefacente riserva di nutrimento per i prossimi mesi, come una riserva di ghiande e nocciole di uno scoiattolo in attesa dell'inverno.
Di ieri mattina conservo lo studio arrancante, il silenzio in casa, il cucinare per i miei amici, lo scegliere il colore delle candeline. Ieri pomeriggio mi ha regalato una sfilza di battutacce e microrganismi cattivissimi, la nomea di cocainomane e un’oretta a chiacchierare con tre gioielli di uomini.
Ho messo via l’atmosfera incredula ma serena che regnava ieri sera, un progetto ambizioso, gli scoppi di risa e i nostri occhi ancora più sgranati che davanti alla lettera della Valanzano.

E tra il pomeriggio e la serata, si è fatta viva una sensazione che avevo quasi archiviato, una vera bella sorpresa, la riprova della mia crescita durante quest’ultimo anno. Sarà stato il girare per casa coperta solo da un completino di pizzo, sarà stato l’infilarsi gli unici undici centimetri che mi rimescolano i cromosomi X, sarà stato l’impeto di firmare quel foglio… Fatto sta che nello specchio una giovane donna con la punta del naso un po’ spelacchiata dopo una leggera scottatura aveva negli occhi quella firma e un sorriso che non dimenticherò mai. Ho scattato un’istantanea mentale a quel riflesso. Lì dentro c’era la sensazione di possibilità, c’erano le ferite guarite, c’erano le barricate fatte finalmente crollare, c’era una giovane donna che ha accettato finalmente di correre di nuovo il rischio, ma di averne il pieno controllo.

Mentalmente ho brindato a un sacco di cose, quasi un giro di grolla.


Ai miei colleghi, a chi china il capo per amore.
Alle mie ali, che sono la ragione per cui voglio tentare quest’esame.

Al Modulo LLP.
A una mail che attendo con le dita incrociate.
A ciò che fa volare gli aereoplani, che Marco mi ha insegnato essere ben più che combustibile.

Al sole sulla superficie di un'acqua opaca, allo sciabordìo a bordovasca.
Alla mia famiglia, mio trampolino di lancio, mio faro, mio porto… dovunque io sia tra quattro mesi.

Alle mie scelte di donna che ragiona ed assimila col cuore.

Al sacrificare tutto per ottenere ciò che si vuole davvero, e alla capacità di capire cos’è che bisogna escludere e cos’è che vale la pena tentare.

Il brindisi più bello è stato proprio quest'ultimo. Alle scelte consapevoli, quelle su cui rimugini per ore ma che ti portano a sorridere più intensamente.



venerdì, marzo 21, 2008

Hint of Saffron

Non so se vi è mai capitato di ricollegare un profumo, un sapore, una luce particolare ad una parola, un periodo, un momento.Questa canzone -tra le più belle che conosca- ha ronzato ancora nel lettore mp3. E non l'ho solo ascoltata, l'ho sentita, le ho sorriso... e sono a bocca aperta, perchè sono parole del mio gomitolo prese in prestito per una canzone, CannonBall, che da ora in poi avrà sempre questo colore e un profumo particolare. No matter what.

There’s still a little bit of your taste in my mouth
there’s still a little bit of you laced with my doubt

it’s still a little hard to say what's going on
there’s still a little bit of your ghost your witness
there’s still a little bit of your face I haven't kissed
you step a little closer each day
that I can´t say what´s going on
stones taught me to fly
love, it taught me to lie
life, it taught me to die
so it's not hard to fall when you float like a cannonball
There’s still a little bit of your song in my ear
there’s still a little bit of your words I long to hear
you step a little closer to me
so close that I can´t see what´s going on
stones taught me to fly
love taught me to lie
life taught me to die
so its not hard to fall
when you float like a cannon..
stones taught me to fly
love taught me to cry
so come on courage, teach me to be shy
'cos it's not hard to fall,
and I don't want to scare her
it's not hard to fall and I don't want to lose
it's not hard to grow
when you know that you just don't know.

giovedì, marzo 20, 2008

Another day in paradise

Stamani mi sono svegliata tardi, tanto per permettere alla luce che filtrava dalle persiane di ricordarmi che sono virtualmente in vacanza. Sono rimasta un pochino accoccolata sotto le coperte, per assimilare la differenza tra il risveglio di ieri e quello di oggi. Quando finalmente ho deciso di mettere i piedi per terra sono andata in cucina a prepararmi una tazzina di caffè, e quando la caffeina ha iniziato a girare nelle vene ho realizzato di non avere ancora imparato la lezione. Ancora non ho acquisito la capacità di spengere l'orgoglio. A volte non sono capace di dire, ma quando mi emoziono non sono capace di raffreddarmi, e resisto poco al freddo improvviso. So quanto il mio carattere tanto affettuoso da sembrare aggressivo possa sconcertare. Ho bisogno di sincerità per rispettare tempi e pensieri altrui. Faccio parte delle tre persone più curiose al mondo, ma se trovo barricate non vado oltre.
Ultima cosa, ho appena buttato giù le mie, di barricate. E sono un'esperta nel ricostruirle in fretta.

mercoledì, marzo 19, 2008

Almeno dateci il Luan - 1

Mi sono già sentita dare della miscredente nel descrivere il paradiso come una distesa di vasche termali, ma ci tengo a ribadire il concetto... per far svanire buona parte della beatitudine del buongiorno di oggi è bastato rimetter piede in Facoltà, constatare che quella menomata mentale che abbiamo per presidente ha firmato la sua condanna ed essere assalita da venti compagni di corso che mi danno appuntamento alla riunione dell'una. Ho a malapena la forza fisica per sollevare due tazzine di caffè, e il mondo -quasi- intero oggi è un'intruso, e invece vado a fare la sessantottina, disposta ad occupare, fare striscioni e picchetti se sarà necessario. Perchè ciò che amo lo custodico e lo cresco con dolcezza, e lo difendo con le unghie e con i denti.

giovedì, marzo 13, 2008

Sweeney day

Reduce da una Sweeney Tood night che mi ha lasciata flashata dal film -e non solo-, innamorata di un capolavoro (nove di mattina, soundtrack negli auricolari, come una pazza alla fermata del bus), stanca morta e felice come una pasqua, arrivo in biblioteca e scopro che vogliono modificare le regole di passaggio al quinto anno... la maialaccia loro!! Come se già così riuscissi a respirare. Sarebbe troppo bello passare un mese senza dover dare un esame, o arrivare a settembre senza doversi scapicollare!

Ma oggi non voglio proprio preoccuparmi. Studio un po', poi lezione, poi Ospedale dei Pupazzi, poi cena Sism, sempre in attesa di questo bando che si fa desiderare. Ho bisogno di prendere fiato.

La canzone qui sotto è l'ultima di Jovanotti, la metto tutta perchè i pezzi-capolavoro meritano un posticino tutto loro e una lettura attenta, anche se sono dolci che quasi vomiti, anche se sembra impossibile credere che qualcuno non ti dedichi, ma ti scriva qualcosa del genere.


A te che sei l’unica al mondo

L’unica ragione

Per arrivare fino in fondo

Ad ogni mio respiro

Quando ti guardo

Dopo un giorno pieno di parole

Senza che tu mi dica niente

Tutto si fa chiaro

A te che mi hai trovato

All’angolo coi pugni chiusi

Con le mie spalle contro il muro

Pronto a difendermi

Con gli occhi bassi

Stavo in fila

Con i disillusi

Tu mi hai raccolto

Come un gatto

E mi hai portato con te

A te io canto una canzone

Perchè non ho altro

Niente di meglio da offrirti

Di tutto quello che ho

Prendi il mio tempo

E la magia

Che con un solo salto

Ci fa volare dentro l’aria

Come bollicine

A te che sei

Semplicemente sei

Sostanza dei giorni miei

A te che sei il mio grande amore

Ed il mio amore grande

A te che hai preso la mia vita

E ne hai fatto molto di più

A te che hai dato senso al tempo

Senza misurarlo

A te che sei il mio amore grande

Ed il mio grande amore

A te che io

Ti ho visto piangere nella mia mano

Fragile che potevo ucciderti stringendoti un pò

E poi ti ho visto

Con la forza di un aeroplano

Prendere in mano la tua vita

E trascinarla in salvo

A te che mi hai insegnato i sogni

E l’arte dell’avventura

A te che credi nel coraggio

E anche nella paura

A te che sei la miglior cosa

Che mi sia successa

A te che cambi tutti i giorni

E resti sempre la stessa

A te che non ti piaci mai

E sei una meraviglia

Le forze della natura si concentrano in te

Che sei una roccia sei una pianta sei un uragano

Sei l’orizzonte che mi accoglie quando mi allontano

A te che sei l’unica amica

Che io posso avere

L’unico amore che vorrei

Se io non ti avessi con me

A te che hai reso la mia vita

Bella da morire

Che riesci a render la fatica

Un immenso piacere

A te che sei il mio grande amore

Ed il mio amore grande

A te che hai preso la mia vita

E ne hai fatto molto di più

A te che hai dato senso al tempo

Senza misurarlo

A te che sei il mio amore grande

Ed il mio grande amore

lunedì, marzo 10, 2008

Senza un perchè

Forse è l'esame tra tre quarti d'ora, la sensazione di sapere sempre poco (la sensazione di un weekend forse too much relaxed). Forse è il post di un amico che lascia un pezzo di cuore. Forse è la voglia di andare a trovare la Marghe con la buona notizia del mio esame, per cui sta tifando anche lei. Forse è la sensazione di non fermarsi mai. Potrebbe anche essere la pioggia fuori, e il freddo che non vuole andar via. Forse è la voglia di fare altro, di uscire, di passeggiare. Forse è la voglia di mare. Forse il bisogno di un po' di tempo con Virginia, Alberto e Ale. Forse è anche questa Pasqua che passerò a studiare. Forse solo la stanchezza che non passa mai del tutto.
Sta di fatto che qui trovo sempre la mia copertina calda.

venerdì, marzo 07, 2008

Come sole come goccia

Ci sono giorni in cui è difficile starmi vicino, anche per me stessa. Sono quei giorni che partono con le bufere, il freddo, gli orari degli autobus cambiati, il cappuccino poco zuccherato; poi vedi un tizio che ti sprimaccia il cuore come fosse un cuscino di piume, perchè come è possibile, perchè non è possibile... e vorresti rincorrerlo per guardarlo altri tre anni, per imprimerti nella mente quei lineamenti, ma fila via veloce e ti lascia così, in balia del vento e di chi non c'è.
Ti trasformi in una spugna per un po', sorridi e lasci fuori tutto tranne ciò che hai sotto le mani. E neanche questo basta.
Allora ci sono gli sgabuzzini, spazietti angusti in cui crei il limbo che ti serve per un po', per lasciar sfuriare la bufera che hai dentro e che c'è fuori.
Poi, una pacca sulla spalla. Un caffè lungo bollente, una manciata di caratteri, dei fazzoletti scovati chissà dove in fondo alla borsa.

Quando ci si tramuta in spugne a volte si assorbono anche i sorrisi e le speranze, ma c'è un limite alla capacità d'imbibizione. Anche se non voglio, anche se a volte le mascherine davvero mi tolgono il respiro, non posso impedire che le speranze ed i sorrisi, piano piano, sgocciolino fuori.

Dal vetro davanti a me c'è uno spazio di cielo meno grigio del resto. Anche se magari non vuole, il sole si impiglia in quel velcro azzurro... e decide il vento quando è ora che le nuvole evaporino, cadano o cedano il passo.