mercoledì, febbraio 27, 2008

Diciannovenni Disadattati

In queste giornate di transaminasi alterate vissute nella biblioteca che mi ha visto preparare ogni singolo esame, dopo quattro anni di Medicina sono giunta alla soluzione di un’atavica questione a proposito del nostro ‘rimanere indietro’ .
Uno studente di medicina tipico anziché pensare che il cassiere del supermercato sia semplicemente stanco o totalmente rincoglionito si sofferma a pensare da quale grave encefalopatia potrebbe essere affetto.
Altra situazione-tipo è la rimpatriata della classe di liceo, quando ti trovi ad ascoltare i compagni di banco e maturità parlare del lavoro, di contributi e di figli (!!) e quando vieni interpellato sulla tua vita rispondi laconicamente, preda di sudorazione algida, che il più delle giornate si risolve nel pronunciare meno parole di quante se ne legga, nello stare attenti che i caffè non superino la fatidica soglia dei quattro prima delle quattro di pomeriggio e nel sorvegliare attentamente il calendario degli appelli d’esame. Il resto della serata è tutto un cercare d’ignorare gli sguardi di pietosa commiserazione di chi fino a qualche ora prima ti considerava il genio della classe (perché fare Medicina, boh, quel nonsochè lo regala a prescindere) o che sperava tu gli raccontassi qualcosa di ganzo almeno quanto Dr.House o Grey’s Anatomy.
E la cosa più strana è che mentre guidi verso casa cercando di tenere a mente chi si sposerà quando riaffiorano invece pazienti e situazioni che vorresti dimenticare, di quelle che a Grey’s Anatomy hanno davvero poco da invidiare.


La verità è che noi arriveremo alla fine dei nostri tanti sudati impagabili anni di studio che la nostra età anagrafica non corrisponderà più a quella reale, saremo diciannovenni in gusci di venticinquenni, con accumulato un ritardo sociale di sei anni che nessuno ci renderà mai.
Con questo dovrebbe anche essersi chiarito l’arcano di perché dentro gli ospedali ci sono flirt adolescenziali complicati dal sesso e da fedi a cui non si vuole far caso: mentre voi gustavate allegri la fase transizionale tra fine adolescenza e inizio dell’età adulta, noi si mandava a mente algoritmi decisionali del trattamento delle emorragie digestive del tratto superiore. E qui lo dico -e qui lo nego-, credo che nessuno di noi cambierebbe il corso delle scelte fatte.

Lo dicevo qualche giorno fa ad un ragazzo che sta per scegliere cosa fare della sua vita, e tra le prospettive include anche Medicina. Provare a spiegare che poi sarà Medicina a scegliere cosa fare della sua vita andava oltre le mie facoltà verbali in quel momento, ma lo capirà da solo, se seguirà il suo cuore e il suo istinto di taking-care person.

Siamo dei lamentosi orgogliosi futuri mediconzoli... e dovete prenderci il buono e il brutto insieme, compreso quando non abbiamo una sera libera per una cena o non sappiamo cosa è successo nel mondo negli ultimi 15 giorni. Tanto poi i dosaggi della tachipirina serviranno anche a voi.

martedì, febbraio 19, 2008

Per Tolosa totjorn mai

Bonjour!


Scrivo dai meno due gradi dell'Abruzzo, dove sto incubando il raffreddore gentilmente regalatomi dall'arzilla novantacinquennne seduta accanto a me nel volo da Lyon a Roma. Ripartirò oggi pomeriggio per tornare sotto bandiera medicea e rimettermi sui libri, dopo la breve parentesi alla violetta di questo weekend.


Merci!


Toulouse... bella, bellissima con la sua Garonne attraversata da più ponti, con le vie scritte in francese ed occitano, con il colore viola che fa da padrone. Les salles du Capitole, i mattoni ed i tetti rossi di cui guadagno il colore, il sole tra le vetrate dei Jacobins sul mio viso e la voglia di restare ore ed oBy Helmsjanre lì dentro, les baguettes piene di tutto, la moquette piena di polvere, la tartare cruda buona da non credersi, il vento che sembrava ruggire reste...




Oui oui!




La gente del Sud della Francia è meno peggio di quanto pensassi, tranne le ovvie eccezioni contro cui bisogna accanirsi con i mezzi a disposizione (vedi inglese, spagnolo, tedesco e russo quando fingono di non capire i nove anni di francese scolastico che cerchi di pronunciare con tutta la cura del mondo). Mais gardez-vous, je suis une dame mechante... non per nulla mi chiamano Crudelia!


Magnifique!


Il campus e l'organizzazione dell'università, la Grave sulla Garonne, le ambulanze discrete, la tessera della Librerie Medicale già nel mio portafoglio.




Comment ça, deja?!




Tre giorni che scappano via portati dalla bora, ma le vent mi riporterà indietro tra qualche mese. E le Alpi che mi hanno accolto con la loro neve e le loro stelle al mio ritorno, e Superga vista dall'alto che non riesco a non amare. Alors à bientot Ville Rose...

lunedì, febbraio 11, 2008

Guida da te la tua canoa



Questa foto fa molto Capitan Findus nei mari di Viareggio, ma è stata un'esperienza gradiosa fare il nostromo per la prima volta. Un anno di mare varrebbe un anno sabbatico dalla vita vera. E ora navigo tranquilla ed interessata nei mari di Gastro, prima di volare felice verso i cieli della Francia.

venerdì, febbraio 08, 2008

Breakaway

Appena sveglia ho riaperto il libretto per controllare che fosse tutto vero. Dopo una doccia, ho messo il libro di Gastro in borsa e sono andata a fare colazione con Andrea.


Ieri era una giornata come oggi, e durante l'esame più estenuante che io abbia mai sostenuto (e credo mai sosterrò) pensavo solo che non potevo bocciare con un così bel sole fuori. Me lo ripetevo ad ogni attesa di una nuova domanda, ad ogni pausa tra un professore e l'altro, tra un vetrino e l'altro, tra la fine dell'esame e la verbalizzazione.

E poi c'era Gaia, che sapeva e aspettava senza dire nulla.

E poi ieri c'era la Bea, anche quest'anno la stessa croce insieme.

E poi ieri è venuta a trovarmi Virginia, e si è fatta stritolare quando avevo finito tutto e non sapevo ancora niente del risultato.

E poi ieri c'era fuori Lucia, senza dire nulla, ma era lì fuori a carpire notizie.

E poi ieri c'erano Dani, Paola e Annie erano a casa ad aspettarmi con una bottiglia di Fontanafredda rosso e frizzante da stappare, le frittelline di riso e i cenci.

E poi c'erano tutti messaggi di chi mi vuol bene.

E poi ieri c'erano le mie coinquiline che mi hanno accolto festose.

E poi ieri c'era mio padre. Mio padre, dallo sguardo sereno e fiero, dal sorriso luminoso quasi come la luce delle sei di sera che glassava Firenze in un abbraccio. Mio padre, che per la prima volta prendeva in mano il mio libretto, e che per la prima volta era lì dopo un mio esame, e questo qui era quello giusto dopo cui esserci. Mio padre che guardava con me Firenze di nuovo a colori.


E c'era la mia ulcera gastrica, quella che studiavo anche senza vetrino, quella che mi ha fatto compagnia per questi quattro mesi di maideltuttorelax.
E' finita.


Da ora comincia il bello per davvero. Sarà difficile e magari incalzante, ma sono oltre la china. Oltrelachinaoltrelachiaoltrelachinaoltrelachina.

venerdì, febbraio 01, 2008

Ai minimi termini

Una volta era una delle tante espressioni di matematica che non capivo. Ora è la descrizione adatta per me.

martedì, gennaio 29, 2008

Barbie Barbona e la biblioteca incantata

Barbie Burberry non c'era...
Studiare nel Polo universitario di Giurisprudenza fa venire voglia di insalatine. Ovunque, esili figure in camicie Burberry , sorridendo estatiche, procedono elegantemente nei corridoi e tra i tavoli, dove le povere Barbie Barbona come me si infagottano in tute e si nascondono dietro a zaini che somigliano a valigie. Per questo, dopo avere appena fagocitato un trancio di pizza (mi viene in mente l'immaginina di Patuman che mangia) ho deciso che era ora di venire nel mio angolino e sfogarmi, perchè ho due tizie sedute accanto a me che parlano di come infilarsi meglio le dita in gola per entrare in dei pantaloni che potrebbero farmi da coprispalle. Appena finisco di scrivere offro loro un Duplo, così magari perdono coscienza e riuscirò a studiare in pace. Tanti baci a tutti, e che il PAF sia con voi!

martedì, gennaio 22, 2008

L'arma

Ed entro nei tuoi occhi come in un bosco pieno di sole
Silente ha sempre ragione. E anche Nazim Hikmet. E in questo pomeriggio di lotta contro il tempo, ho capito che davvero basta capirlo per ingranare l'ottava e bucare le nubi. Ed entro nei tuoi occhi come in un bosco pieno di sole.

lunedì, gennaio 21, 2008

Un motore che ruggisce in folle

Ieri mi sono definita così, e solo dopo aver finito la frase mi sono resa conto di quanto fosse vera, precisa e completa nel descrivere come sono in questo periodo. Tra pochi giorni ho questo dannato esame, e non ho la minima volontà o voglia di passarci le notti sopra. E' uno sforzo controllato, non mi sveno di fatica, non ci butto l'anima come dovrei. Non riesco a guardare oltre la pila di libri tutte le cose belle che ci sono. E sì che di cose belle ne ho, e so di averle. Ho la sveglia militare alle 6.30 con Valeria e ho la sua famiglia che mi abbraccia, ho un tulipano nero che inizia a germogliare sotto il terriccio (grazie Ale), ho un babbo che mi tiene su di morale raccontandomi dei suoi professori di patologia, ho una sorella che ride con me -e di me- sul mio nuovo taglio di capelli, ho un forsefintomicatanto cognato che mi stressa e che adoro, ho Virginia che è la mia benzina e ho Nik che mi ha risollevato una giornata con American Gangster. Ho Carla che tenta di convincermi che il look alla Fantaghirò è quanto di più chic ci sia in circolazione. Ho Marco alle prese con paper più grandi (ma non più alti) di lui, ma che nonostante tutto c'è sempre. Ho il cielo stellato nel messaggio di Albi di tanto tempo fa. Ho una CoCa che tifa per me e sopporta i miei orari proibitivi. Ho il DEA e Vascolare che sono sempre lì. Ho il mio scrub cap sempre in borsa. Ho una caldaia in panne da un mese, e quindi ho un sistema immunitario alive and kicking e un epitelio ciliato resistente al freddo.

Come dicevo sopra, ho un nuovo taglio di capelli che è costato una fortuna e una crisi vasovagale a me, e alla parrucchiera una valanga di improperi nemmen tanto a bassa voce. La realtà è che, dopo tre giorni passati ad evitare lo specchio, un autobus con i vetri riflettenti si è fermato davvanti a me stamani, e ho visto che questi capelli mi stanno di un bene assurdo. La cosa che però ho realizzato con sorpresa in quel riflesso è l'immagine di me. Ho me stessa, con tutti i miei lati spigolosi (figure of speech...) , le mie spine e i miei muri intorno, ho la mia strenua resistenza che si inabissa di tanto in tanto, ho i miei progetti che voglio realizzare, i compromessi che non so accettare, la fiducia che offro col contagocce, le liste di cose da fare, le cose che faccio per sfida per colpa del mio orgoglio smisurato.

Ieri sera una persona davanti a cui non posso calare barriere mi ha scritto "Dove hai seppellito il tuo cambio a sei marce? Fammi vedere chi sei!".

Yabusa
Obbedisco.

venerdì, gennaio 18, 2008

Tutt per te

Un post-icino (ah ah) direttamente dal tuo pc che rantola a medie bolle in attesa che torni da pranzo, così mollo le vesti di cane da guardia e vado a prendermi il cappuccino per cui mi hai allegramente preso in giro finora. Mi fa strano pensare che ti laurei tra pochi mesi -e che io non sarò alla tua laurea, perchè sarò in Erasmus-, è la prova vivente della rincorsa che hanno preso questi ultimi anni.
Lo sai che, a modo tuo, sei una delle poche costanti del mio intervallo 2004-2008? Hai sopportato i miei deliri pre-esame ed io le tue deliranti ed intelligenti dissertazioni esistenziali, ho riso con te come con pochi altri e ho studiato con te come con nessun altro. Dall'alto del tuo essere tre anni avanti mi hai sempre fatto sentire alla pari, ascoltandomi (o fingendo sapientemente di farlo?).
Mi hai ricordato la bellezza dei mattoncini Lego.
Solco dopo solco sul pavimento dell'aula B, canzone dopo canzone, panino dopo panino, sei diventato un vero amico. E vederti giocare al TotoRaggi è divertente, anche se sotto sotto lo so che fingi scetticismo, perchè le cose le sai davvero. Ora scrocchio le mie artrosiche ossa e mi rimetto a studiare. E se quando torni mi porti il cappuccino sarà una giornata meravigliosa nonostante la parrucchiera.

mercoledì, gennaio 16, 2008

Meno sei


I'm so sick of it.

Avete presente con quanto schifo e disgusto gli americani pronunciano questa frase? Sto disperatamente tentando di imparare, per poter meglio descrivere la mia situazione domestica ed universitaria. Tengo duro e chino il capo perchè sono ancora solo 6 mesi prima di lasciare la casa qui, prima di partire per la Summer School, prima di partire per l'Erasmus. 6 mesi in cui ho deciso di ridermela allegramente di tutto ciò che non sia lo studio e gli scout. Sarà dura, ma quando parte un conto alla rovescia la strada si spiana impercettibilmente, e anche se le caldaie non si riparano da sole e all'instabilità psichica di certa gente non c'è cura, saranno sei mesi da strizzare.
Bella premunt hostilia,
da robur, fer auxilium...

lunedì, gennaio 14, 2008

Grasp the nettle

I libri aperti sulla scrivania non mi sono mai sembrati tanto minacciosi quanto in questi giorni, e quelli impilati disordinatamente a bordo letto mai così invitanti. Cerco di esorcizzare la fatica e lo scoramento sottolineando come facevo quando preparavo istologia, scavando solchi sulle pagine, domandandomi perché non funziona più. Aspetta, però.
Durante istologia usavo come segnalibro il biglietto d’aereo che mi avrebbe portata in Bolivia un mese dopo.
Avevo alle spalle otto mesi di università, ed ancora la ferma convinzione che studiare fosse sufficiente. La vita non si mette tra le ruote degli studenti diligenti, hanno avuto la presunzione di farci credere il primo giorno di lezione.
Durante istologia anche gli altri preparavano istologia.
Studiare come funziona una cellula in primo anno è meraviglioso, cavoli, siamo fatti di cellule!
Se l’elenco qui sopra fosse un test a crocette potrei barrarle tutte come lasciarle tutte in bianco.
Il fumetto più adatto a me è un ciuchino che, inseguendo una carota, gira una mola.
Studiare come non funziona una cellula in quarto anno diventa un incubo. Cazzo, saremo anche fatti di cellule, ma ora che ci è ben chiaro quanto tutto funzioni per miracolo la carotina appesa davanti al naso è un orizzonte che inizia ad annoiare, specie quando attorno a me vedo casse di mele verdi.
Ho perso la meraviglia per questa materia. E non voglio perdermi il mondo intero là fuori, chi mi assicura che avrò il tempo?
E alcune mele verdi durano così poco. La sera sono lì, e la mattina dopo…e la mattina dopo ti trovi a pensare che non hai fatto in tempo ad apprezzarle come meritavano.
So bene di non essere me al 100% senza il naso tra i libri, ma altrettanto non sono me stessa senza luci di altrove riflesse nelle iridi. Non sono brava a trovare il giusto mezzo nelle cose, e non ho la buona volontà di cercarlo davvero: bianco e nero. Capito sul grigio solo per sbaglio, o solo quando apro l’armadio, talmente pieno di maglie e maglioncini grigi che quasi credo che sia tra i miei colori preferiti solo per contrappasso.
Il mio carattere trova i suoi biglietti da visita nelle ruote dei trolley e delle barelle, sotto le suole degli scarponi e nelle pagine di libri di inglese e medicina. Sono tutte “e”. Devono esserci tutte.


Mentre mi preparavo la solita caffettiera ho arraffato il dizionario di Idioms che vorrei tanto leggere, e l’idiom su cui ho posato gli occhi nell’aprire una pagina a caso è il titolo di questo post. Azzeccato quanto la tazza di caffè troppo piena che prima di arrivare in camera mi sarò di sicuro versata addosso.

lunedì, gennaio 07, 2008

Ordeal & Diamonds

Quando le cose compaiono d'improvviso dove non avevo mai guardato, o forse erano già lì e bastava solo acciuffare da qualche parte il coraggio di aprire gli occhi, sono sempre un passo oltre la linea del tempo.

La variante sul tema di stavolta è il fatto di non essere sicura di aver sbagliato a tenere le palpebre serrate, perchè stavolta è in ballo tanto, tremendamente tanto, e con i diamanti non si gioca.
Un anno fa ho scritto un post in cui mi ripromettevo di dare voce alle farfalle nello stomaco. Ebbene, questa volta sono farfalline speciali, di un colore speciale, e le sto lasciando chiaccherare liberamente, però a bassa voce, quasi sussurrando, perchè devono crescere. Ed anche perchè questa è una di quelle volte in cui vorrei che le farfalle restassero sempre lì, vicino ai diamanti, per degli occhi lucidi ed orgogliosi ad ogni sguardo e per tutti i possibili sguardi.
Tempo.
"That's the silver lining I've been looking for..."

venerdì, gennaio 04, 2008

Dove i vecchi sentieri sono perduti

Non sono mai stata portata per le public relation, e l’abbuffata di mail di questi ultimi due giorni non ho ancora ben capito se finirà con l'annientarmi o col temprarmi.

Stanotte, dopo aver finito anche l'ultima missiva, ho chiuso il computer e benchè fosse l'una e mezza mi sono accoccolata sulla poltrona davanti al camino e ho nuotato nei ricordi di undici anni di camicie blu, nel ricordo di quando tutto era ancora l'acqua fresca di cui parlava Don Ghetti, provando in tutti i modi a riemergere per un pochino da quelle torbide in cui invece ci ritroviamo a sguazzare, nolenti, per colpa di alcune scorie che inquinano alla sorgente.

Non molto tempo fa credevo di aver provato tutto il dolore possibile, di aver raggiunto l’apice del sentirsi feriti. Mi sbagliavo.

Tutto questo accade quando ci si lascia addomesticare, addomesticare per davvero.

Succede, in un preciso momento, che si capitoli, che la resa arrivi senza poterci fare nulla, e questo accade al primo cerchio. Gia' quello e' il punto di non ritorno. Gia' lì avrei dato la vita per ciascuno di quei visini.

Ed ora me li hanno toccati. Ed ora hanno messo a repentaglio la gioia di quella Famiglia Felice.

La rabbia di Raksha, la dewhanee di Tabaqui, la potenza di Kaa impallidiscono al confronto di Bagheera ferita, ma mai così glaciale, lucida e terribile.

Non esiste spazio per il perdono fraterno.

Denti bianchi e taglienti. Ogni loro lacrima versata ha un prezzo da pagare.

giovedì, gennaio 03, 2008

Post en passant

Finalmente le feste volgono al termine, e così il mio malumore sembra lentamente scemare. Nei miei post precedenti non sono stata in grado di mantenere la calma e la seraficità di Lu, con la sua voglia di guardare al bello, ma quello che di sicuro ho intenzione di fare è di mettere nei mesi che verranno tutta la grinta di Nanny, una mia fonte costante di ispirazione.
Dopo ben tredici giorni qui, e dico tredici, inizio a sentire prurito sotto le ruote del mio trolley strapieno e comincio a diventare una convivente insofferente persino per le due persone più tolleranti del mondo, costrette a vedermi vagare per casa per ancora (24x4= 96, arrotondiamo a) cento ore.

Al mio ritorno a Firenze devo impormi di rispettare un elenco di S.
A) Studiare, perchè la situazione si fa disperante.
B) Smettere di mangiare qualsiasi cosa abbia solo l'odore di dolce, perchè altrimenti esce una freccina collaterale in questo elenco che porta ad un punto E) dove E sta per Elena Mirò. Per evitare ciò, basta
C) Non fare la Spesa per cercare di
D) Smaltire tutto ciò che di sconosciuto ai miei pantaloni si è accumulato in questi 13 giorni. Non dubito che anche lo
F) Stress mi sarà d'aiuto in merito, così come le mie
G) Scappatelle in DEA e Vascolare, che non ho nessuna intenzione di interrompere in quanto fonte di ricarica morale e risate, oltre che di nozioni.
H) Scordarmi la vita sociale finchè non avrò avuto ragione di un certo esamino (anche volendo, con il resto della Banda in giro per il mondo avrò poco da fare).

E con questi buoni propositi -quantomeno per i due mesi a venire- vi lascio agli sgoccioli delle feste, che spero per voi saranno una vera favola.
Per quanto riguarda i miei prossimi quattro giorni, per le favole avrò parecchio tempo. Enzo sembra gradire particolarmente tutto ciò che di leggibile si possa trovare su un libro, con particolare propensione alle fiabe celtiche (moto d'orgoglio...) e in questo centinaio d'ore di mezza vacanza avrò come altro unico compito serio affilare gli artigli, perchè si sta per scatenare l'inferno.

Ultima cosina. Chiunque tu sia, la frase abusata "parla adesso o taci per sempre" fa proprio al tuo caso. Non sono propriamente famosa per la mia tolleranza agli scherzi e ai 'senza volto'...

martedì, gennaio 01, 2008

Nothing but Skill


C'è una cosa che ho dimenticato di menzionare ieri sera, ed è l'ultimo punto messo sulla mia cuffia chirurgica. E quando mi hanno augurato un 2008 pieno di ciò che più desidero, il mio pensiero è andato inevitabilmente alle mura che mi vedono entrare e uscire alle ore più improponibili del giorno e della notte. Vorrei solo continuare questo andirivieni, questo labour of love tanto appagante e tanto stancante che nel 2007 è stato il mio sangue nelle vene, grazie al quale in alcuni momenti inspiegabilmente il mio cuore continuava a battere.
Una nuova cosa imparata ogni bollicina bevuta nel mondo.
Questo è stato il mio vero augurio per questo anno in erba.

lunedì, dicembre 31, 2007

Datemi un sacco da boxe!

Odio il Capodanno. L'ho sempre odiato. Detesto tutto questo fervore, quest'attesa di chissà cosa, tutte le cose luccicanti e l'angoscia sul cosa mettersi e le lenticchie e la profusione di cibo e i "Cosa fai a Capodanno?", l'intimo rosso (col cavolo! Pizzo grigio perla!) le trasmissioni idiote, i messaggi di auguri inviati alle rubriche intere. Piuttosto che mandarmi roba prefabbricata, cancellatemi dalla rubrica.

Tutta la verità, nient'altro che la verità è che io sogno di passare l'ultimo dell'anno in tre posti, e basta. Un posto sperduto con tanta neve e tante stelle e il mare possibilmente non distante, il Pronto Soccorso, una sala operatoria.
A Capodanno ci si deve sentire per forza fighi e speranzosi? Io preferisco restare sull'onda di sempre, della Laura quotidiana. In questo preciso istante, con il sapore delle lenticchie ancora in bocca ed un dentifricio fortunatamente a soli tre metri di distanza, sogno di infilarmi una divisa bianca e mandare a... ballare tutti. E se ci fosse anche qualche mano da ricucire di qualche cretino che si diverte con le bombe carta artigianali ben venga, ovviamente solo dopo lo spumante di mezzanotte.
Stasera sono se possibile più insofferente e odiosa del solito.
A Natale siamo quasi tutti più buoni.
Ah, già, dimenticavo. Un meraviglioso, fantastico, superspeciale anno nuovo a tutti carico carico di amore. Suona bene, no?

domenica, dicembre 30, 2007

Logorrea


Ma quanto scrivo in questi giorni?


Kaolin canticchia in sottofondo, la mia nuova creatura per ora se ne sta buona qui accanto -ma me la vedrete presto addosso a far compagnia ad una sorellina- e in casa non c'è nessuno. Una intera giornata passata a scervellarmi su un girotondo infernale di fattori e cofattori, e poi, al secondo caffè, quando l'orologio ormai ticchetta le sei, tolgo le briglie ai neuroni e mi rifugio nell'empireo delle parole. L'argomento del post di ieri ancora non abbandona la mia testolina, e se possibile mi ha costretto a qualche riflessione non indolore sugli ultimi 364 giorni.
364 giorni fa a quest'ora ero a passeggio in Calabria con mia cugina, credo pensando solo all'imminente Capodanno e niente più. Un anno fa non avevo idea di star camminando su un trampolino sospeso sopra una piscina colma di... tutto, e che mi sarei tuffata gioiosamente tra acque torbide, per riemergerne non indenne.
Oggi mi sono resa conto che mi sto ancora strizzando i capelli a bordo vasca, e che quelle cose che durante quest'anno mi tiravano giù verso il fondo come Avvincini da ora in poi saranno solo alghe fastidiose e niente più. E, soprattutto, c'era una cosa che mi ha dato molto fastidio quest'anno, ed era l'odore di cloro. Da ora in poi si nuota in mare aperto, ed il sale sulla pelle non brucerà, perchè le ferite sono rimarginate.
Sis phenix...

sabato, dicembre 29, 2007

Once upon a time

Appena finirò di scrivere questo post passerò ad una lettera di ramanzina per Babbo Natale. Ieri sera sono stata al cinema a vedere La Bussola d'Oro e ho scoperto che sotto il mio albero di Natale mancava un regalo fondamentale. Io dell'aletiometro avrei davvero bisogno! Mi piacerebbe molto potermi porre una domanda, e scoprire la verità subito dopo. Sarebbe tutto così semplice! Credo gli orsi polari corazzati si possano noleggiare e per quanto riguarda il dirigibile non ci sono problemi, combatterò affinchè la costruzione di un aggeggino simile diventi il nuovo hobby di un ingegnere dotato di fantasia e cavalleria galoppanti e di parcheggi femminili. In mancanza di aletiometro, però, posso sempre imparare a leggere i fondi di cioccolata calda con la panna, sicuramente potrei accumulare una ragguardevole esperienza.



Ieri ed oggi sono stata con Enzo e Francesca, 4 anni e mezzo e 3 e mezzo rispettivamente, e ho avuto modo di recuperare la palestra che non faccio da quattro anni, l'allenamento nei cartoni animati e le mie doti di cantastorie e giullare. Ancora non confido che un po' di polvere di fata faccia volare via ogni malevola intenzione dal Mugnai il giorno in cui ci incontreremo, ma ci sto arrivando.


Ciò che però mi ha fatto riflettere sul serio, in questi giorni di delirio Disney, è stato il rendermi conto che sono fuori dal tempo delle favole.

La Bestia aveva tempo fino ai 21 anni prima che la sua rosa sfiorisse del tutto, tutti i tizi di Harry Potter già prima di finire la scuola hanno idee chiare e partner da cui non divorzieranno, in High School Musical (sì, ho visto anche quello, non commentate) due pischelli vengono trascinati su un palco e mentre scoprono di saper cantare anche fuori dalla doccia scocca la famosa scintilla, la Bella Addormentata nel Bosco si punge con l'arcolaio il giorno del suo sedicesimo compleanno, e scommetto che Cenerentola non aveva rughe.


D'improvviso, mi sono ritrovata dalla parte di quelli che le favole le leggono agli altri.


Non incapperò mai in mele avvelenate, se conoscerò nanetti è probabile che penserò più ad una loro mappa genomica che ad una miniera di gemme preziose e di papabili matrigne ne ho fatte scappare almeno tre, ma nonostante ciò mio padre non si è fidanzato con una maestrina dall'aspetto dimesso che si tramuta in gnocca, classico happy ending di tutti i papponi che le reti mandano in onda nei giorni di festa.


Sono certa di non essere una principessa in incognito, nessun principe ha mai chiesto la mia mano e al liceo ero una delle invisibili che dovevano rispondere 'presente' all'appello per essere notata. Ben poco di fiabesco.


Ma poi oggi Francesca mi ha detto che sembro Crudelia, così, di punto in bianco, mentre scartavo un cioccolatino per lei. E quando le ho chiesto perchè (sbigottita, giuro, c'ero rimasta di un male...) mi ha detto che è l'unica principessa che conosce con i capelli lisci. Ora, forse non ha colto molto bene il senso de La carica dei 101, però mi ha fatto capire una cosa. Nella sua ottica, ogni fiaba ha una sua principessa.
Considerato che non rispondo a nessun criterio classico di principessitudine e che la descrizione che più mi si addice è perfida e malefica, direi che la situazione volge quasi a mio favore.
Non sono ancora pronta a rinunciare alla mia favola, quella in cui capita qualcosa che stravolge tutti i piani possibili. "C'era una volta" resta ancora in cima alla top ten dei miei incipit preferiti, incollato lì da un Incantesimo di Attacchinaggio e dalla strenuo profumo di fiaba che resiste e si fa respirare ogni singolo giorno della mia vita.

venerdì, dicembre 28, 2007

2008 - Going free

Last days of this 2007 still dropping on my planner, I'm giving them the last space in this NowhereLand for a quick resume. It needs to be done, just many other things needed to be faced during last months.
I learned not to crack up, and how to laugh off.
I practiced the art of inter, and I buried the hatchet, and I won't let anybody in my innermost potter's field.
I got skilled battening down instead of turning a blind eye, and after all it's break even.
I met five persons who made my life joyful and valid.
I've drawn lines not going to be crossed.
I got the hang of taking out.
I've been taught a couple of lessons I won't ever forget.
More than ever, some songs became good-luck charms.

No slouch doing all by myself.
Not scared or damaged, despite someone still believes that.
I gained my brightest smile ever, and come what may it will shine across my 2008.
May yours be just pure joy.

martedì, dicembre 25, 2007

Tu, quanto tempo hai?

Ci sono foglie che si aggrappano ai rami perche non vogliono cadere mai,
ci sono stelle che si aggrappano al cielo perche si accorgono di finire,
sai, ci sono ubriachi che stringono il bicchiere perché è sempre l'ultimo che fa paura,
ci sono uccelli che sentono lo sparo e contano quanto gli resta ancora.
Ed è soltanto questione di tempo:
quello che serve a salvare un uomo,
il cielo quando è in attesa di un lampo,
una chitarra che aspetta un suono,
una ragazza col cuore in gola,
perché il suo amore non puo finire,
o il tempo prima della parola che non avresti mai voluto dire...
E tu, quanto tempo hai?
tu,quanto amore hai?
io, non ti perdo mai ti aspetto al fondo di questa strada, sai;
tu,quanto tempo hai, quanto tempo hai,
quanto amore hai?
Ci sono ragazzi che chiudono gli occhi e si distruggono in un altro tempo,
ma d'altra parte ci sono vecchi che darebbero tutto per un momento,
ci sono lettere che non arrivano,
baci che restano immaginari,
ci sono treni che si stanno chiedendo quando finiscono i binari.
E ci sono poeti che chiedono a Dio un altro giorno per dire qualcosa e i giardinieri sdraiati di notte col naso sul gambo di una rosa,
ci sono bambini che aspettano quando verranno per spegnere la luce,
e uomini che hanno sfidato il tempo perchè qualcuno sia felice.
E tu, quanto tempo hai? tu,quanto amore hai?
basta solo sapere questo, sai,
conta solo questo, sai.
Tu,quanto tempo hai
Tu quanto amore hai: non è niente non è successo niente,
sai, dimmi solo se ti ho perso o non ti ho perso mai;
tu quanto tempo hai? quanto tempo hai,
quanto amore sei?

(R.Vecchioni)