Odio il Capodanno. L'ho sempre odiato. Detesto tutto questo fervore, quest'attesa di chissà cosa, tutte le cose luccicanti e l'angoscia sul cosa mettersi e le lenticchie e la profusione di cibo e i "Cosa fai a Capodanno?", l'intimo rosso (col cavolo! Pizzo grigio perla!) le trasmissioni idiote, i messaggi di auguri inviati alle rubriche intere. Piuttosto che mandarmi roba prefabbricata, cancellatemi dalla rubrica.
Tutta la verità, nient'altro che la verità è che io sogno di passare l'ultimo dell'anno in tre posti, e basta. Un posto sperduto con tanta neve e tante stelle e il mare possibilmente non distante, il Pronto Soccorso, una sala operatoria.
A Capodanno ci si deve sentire per forza fighi e speranzosi? Io preferisco restare sull'onda di sempre, della Laura quotidiana. In questo preciso istante, con il sapore delle lenticchie ancora in bocca ed un dentifricio fortunatamente a soli tre metri di distanza, sogno di infilarmi una divisa bianca e mandare a... ballare tutti. E se ci fosse anche qualche mano da ricucire di qualche cretino che si diverte con le bombe carta artigianali ben venga, ovviamente solo dopo lo spumante di mezzanotte.
Stasera sono se possibile più insofferente e odiosa del solito.
A Natale siamo quasi tutti più buoni.
Ah, già, dimenticavo. Un meraviglioso, fantastico, superspeciale anno nuovo a tutti carico carico di amore. Suona bene, no?
lunedì, dicembre 31, 2007
domenica, dicembre 30, 2007
Logorrea

Ma quanto scrivo in questi giorni?
Kaolin canticchia in sottofondo, la mia nuova creatura per ora se ne sta buona qui accanto -ma me la vedrete presto addosso a far compagnia ad una sorellina- e in casa non c'è nessuno. Una intera giornata passata a scervellarmi su un girotondo infernale di fattori e cofattori, e poi, al secondo caffè, quando l'orologio ormai ticchetta le sei, tolgo le briglie ai neuroni e mi rifugio nell'empireo delle parole. L'argomento del post di ieri ancora non abbandona la mia testolina, e se possibile mi ha costretto a qualche riflessione non indolore sugli ultimi 364 giorni.
364 giorni fa a quest'ora ero a passeggio in Calabria con mia cugina, credo pensando solo all'imminente Capodanno e niente più. Un anno fa non avevo idea di star camminando su un trampolino sospeso sopra una piscina colma di... tutto, e che mi sarei tuffata gioiosamente tra acque torbide, per riemergerne non indenne.
Oggi mi sono resa conto che mi sto ancora strizzando i capelli a bordo vasca, e che quelle cose che durante quest'anno mi tiravano giù verso il fondo come Avvincini da ora in poi saranno solo alghe fastidiose e niente più. E, soprattutto, c'era una cosa che mi ha dato molto fastidio quest'anno, ed era l'odore di cloro. Da ora in poi si nuota in mare aperto, ed il sale sulla pelle non brucerà, perchè le ferite sono rimarginate.
Sis phenix...
sabato, dicembre 29, 2007
Once upon a time
Appena finirò di scrivere questo post passerò ad una lettera di ramanzina per Babbo Natale. Ieri sera sono stata al cinema a vedere La Bussola d'Oro e ho scoperto che sotto il mio albero di Natale mancava un regalo fondamentale. Io dell'aletiometro avrei davvero bisogno! Mi piacerebbe molto potermi porre una domanda, e scoprire la verità subito dopo. Sarebbe tutto così semplice! Credo gli orsi polari corazzati si possano noleggiare e per quanto riguarda il dirigibile non ci sono problemi, combatterò affinchè la costruzione di un aggeggino simile diventi il nuo
vo hobby di un ingegnere dotato di fantasia e cavalleria galoppanti e di parcheggi femminili. In mancanza di aletiometro, però, posso sempre imparare a leggere i fondi di cioccolata calda con la panna, sicuramente potrei accumulare una ragguardevole esperienza.
vo hobby di un ingegnere dotato di fantasia e cavalleria galoppanti e di parcheggi femminili. In mancanza di aletiometro, però, posso sempre imparare a leggere i fondi di cioccolata calda con la panna, sicuramente potrei accumulare una ragguardevole esperienza. Ieri ed oggi sono stata con Enzo e Francesca, 4 anni e mezzo e 3 e mezzo rispettivamente, e ho avuto modo di recuperare la palestra che non faccio da quattro anni, l'allenamento nei cartoni animati e le mie doti di cantastorie e giullare. Ancora non confido che un po' di polvere di fata faccia volare via ogni malevola intenzione dal Mugnai il giorno in cui ci incontreremo, ma ci sto arrivando.
Ciò che però mi ha fatto riflettere sul serio, in questi giorni di delirio Disney, è stato il rendermi conto che sono fuori dal tempo delle favole.
La Bestia aveva tempo fino ai 21 anni prima che la sua rosa sfiorisse del tutto, tutti i tizi di Harry Potter già prima di finire la scuola hanno idee chiare e partner da cui non divorzieranno, in High School Musical (sì, ho visto anche quello, non commentate) due pischelli vengono trascinati su un palco e mentre scoprono di saper cantare anche fuori dalla doccia scocca la famosa scintilla, la Bella Addormentata nel Bosco si punge con l'arcolaio il giorno del suo sedicesimo compleanno, e scommetto che Cenerentola non aveva rughe.
D'improvviso, mi sono ritrovata dalla parte di quelli che le favole le leggono agli altri.
Non incapperò mai in mele avvelenate, se conoscerò nanetti è probabile che penserò più ad una loro mappa genomica che ad una miniera di gemme preziose e di papabili matrigne ne ho fatte scappare almeno tre, ma nonostante ciò mio padre non si è fidanzato con una
maestrina dall'aspetto dimesso che si tramuta in gnocca, classico happy ending di tutti i papponi che le reti mandano in onda nei giorni di festa.
maestrina dall'aspetto dimesso che si tramuta in gnocca, classico happy ending di tutti i papponi che le reti mandano in onda nei giorni di festa. Sono certa di non essere una principessa in incognito, nessun principe ha mai chiesto la mia mano e al liceo ero una delle invisibili che dovevano rispondere 'presente' all'appello per essere notata. Ben poco di fiabesco.
Ma poi oggi Francesca mi ha detto che sembro Crudelia, così, di punto in bianco, mentre scartavo un cioccolatino per lei. E quando le ho chiesto perchè (sbigottita, giuro, c'ero rimasta di un male...) mi ha detto che è l'unica principessa che conosce con i capelli lisci. Ora, forse non ha colto molto bene il senso de La carica dei 101, però mi ha fatto capire una cosa. Nella sua ottica, ogni fiaba ha una sua principessa.
Considerato che non rispondo a nessun criterio classico di principessitudine e che la descrizione che più mi si addice è perfida e malefica, direi che la situazione volge quasi a mio favore.
Non sono ancora pronta a rinunciare alla mia favola, quella in cui capita qualcosa che stravolge tutti i piani possibili. "C'era una volta" resta ancora in cima alla top ten dei miei incipit preferiti, incollato lì da un Incantesimo di Attacchinaggio e dalla strenuo profumo di fiaba che resiste e si fa respirare ogni singolo giorno della mia vita.
venerdì, dicembre 28, 2007
2008 - Going free
Last days of this 2007 still dropping on my planner, I'm giving them the last space in this NowhereLand for a quick resume. It needs to be done, just many other things needed to be faced during last months.
I learned not to crack up, and how to laugh off.
I practiced the art of inter, and I buried the hatchet, and I won't let anybody in my innermost potter's field.
I got skilled battening down instead of turning a blind eye, and after all it's break even.
I met five persons who made my life joyful and valid.
I've drawn lines not going to be crossed.
I got the hang of taking out.
I've been taught a couple of lessons I won't ever forget.
More than ever, some songs became good-luck charms.
No slouch doing all by myself.
Not scared or damaged, despite someone still believes that.
I gained my brightest smile ever, and come what may it will shine across my 2008.
May yours be just pure joy.
I learned not to crack up, and how to laugh off.
I practiced the art of inter, and I buried the hatchet, and I won't let anybody in my innermost potter's field.
I got skilled battening down instead of turning a blind eye, and after all it's break even.
I met five persons who made my life joyful and valid.
I've drawn lines not going to be crossed.
I got the hang of taking out.
I've been taught a couple of lessons I won't ever forget.
More than ever, some songs became good-luck charms.
No slouch doing all by myself.
Not scared or damaged, despite someone still believes that.
I gained my brightest smile ever, and come what may it will shine across my 2008.
May yours be just pure joy.
martedì, dicembre 25, 2007
Tu, quanto tempo hai?
Ci sono foglie che si aggrappano ai rami perche non vogliono cadere mai,
ci sono stelle che si aggrappano al cielo perche si accorgono di finire,
sai, ci sono ubriachi che stringono il bicchiere perché è sempre l'ultimo che fa paura,
ci sono uccelli che sentono lo sparo e contano quanto gli resta ancora.
Ed è soltanto questione di tempo:
quello che serve a salvare un uomo,
il cielo quando è in attesa di un lampo,
una chitarra che aspetta un suono,
una ragazza col cuore in gola,
perché il suo amore non puo finire,
o il tempo prima della parola che non avresti mai voluto dire...
E tu, quanto tempo hai?
tu,quanto amore hai?
io, non ti perdo mai ti aspetto al fondo di questa strada, sai;
tu,quanto tempo hai, quanto tempo hai,
quanto amore hai?
Ci sono ragazzi che chiudono gli occhi e si distruggono in un altro tempo,
ma d'altra parte ci sono vecchi che darebbero tutto per un momento,
ci sono lettere che non arrivano,
baci che restano immaginari,
ci sono treni che si stanno chiedendo quando finiscono i binari.
E ci sono poeti che chiedono a Dio un altro giorno per dire qualcosa e i giardinieri sdraiati di notte col naso sul gambo di una rosa,
ci sono bambini che aspettano quando verranno per spegnere la luce,
e uomini che hanno sfidato il tempo perchè qualcuno sia felice.
E tu, quanto tempo hai? tu,quanto amore hai?
basta solo sapere questo, sai,
conta solo questo, sai.
Tu,quanto tempo hai
Tu quanto amore hai: non è niente non è successo niente,
sai, dimmi solo se ti ho perso o non ti ho perso mai;
tu quanto tempo hai? quanto tempo hai,
quanto amore sei?
(R.Vecchioni)
ci sono stelle che si aggrappano al cielo perche si accorgono di finire,
sai, ci sono ubriachi che stringono il bicchiere perché è sempre l'ultimo che fa paura,
ci sono uccelli che sentono lo sparo e contano quanto gli resta ancora.
Ed è soltanto questione di tempo:
quello che serve a salvare un uomo,
il cielo quando è in attesa di un lampo,
una chitarra che aspetta un suono,
una ragazza col cuore in gola,
perché il suo amore non puo finire,
o il tempo prima della parola che non avresti mai voluto dire...
E tu, quanto tempo hai?
tu,quanto amore hai?
io, non ti perdo mai ti aspetto al fondo di questa strada, sai;
tu,quanto tempo hai, quanto tempo hai,
quanto amore hai?
Ci sono ragazzi che chiudono gli occhi e si distruggono in un altro tempo,
ma d'altra parte ci sono vecchi che darebbero tutto per un momento,
ci sono lettere che non arrivano,
baci che restano immaginari,
ci sono treni che si stanno chiedendo quando finiscono i binari.
E ci sono poeti che chiedono a Dio un altro giorno per dire qualcosa e i giardinieri sdraiati di notte col naso sul gambo di una rosa,
ci sono bambini che aspettano quando verranno per spegnere la luce,
e uomini che hanno sfidato il tempo perchè qualcuno sia felice.
E tu, quanto tempo hai? tu,quanto amore hai?
basta solo sapere questo, sai,
conta solo questo, sai.
Tu,quanto tempo hai
Tu quanto amore hai: non è niente non è successo niente,
sai, dimmi solo se ti ho perso o non ti ho perso mai;
tu quanto tempo hai? quanto tempo hai,
quanto amore sei?
(R.Vecchioni)
lunedì, dicembre 24, 2007
Sous l'arbre

Il camino schioppetta e scintilla alla mia destra, l'albero luccica alle mie spalle, il coniglio rosicchia lunghe foglie di cavolo nero e l'orologio segna le 22.15 e la tv a basso volume trasmette un documentario meraviglioso, La Marcia dei Pinguini.
Tutto in questo istante sereno parla d'amore.
Ed è tutto quello di cui parlo anch'io qui, ed è tutto quello che vi auguro di trovare sotto ai rami più bassi del vostro albero.
domenica, dicembre 23, 2007
Dentro
In realtà hai usato tutte lettere maiuscole.
4 mesi di assenza non si riempiono versandoci scuse, anche perchè saranno di sicuro talmente pieni d'altro da non poterne più. Allora ok, facciamo che entri nella prima delle tante profonde linee che ho tracciato intorno a me, per tutto quello che abbiamo passato -più o meno insieme- negli ultimi sei o sette anni.

Mi hai chiesto di pubblicare, quindi lo scrivo qui che provo a crederti, che provo a credere a quelle lettere maiuscole. Che mi dispiace se quei 4 mesi traboccano di roba che nausea, mi dispiace per l'amarezza residua, per le linee che anche te hai tracciato.
Ma con le mani nel catino guarda cos'hai perduto... e se ti servissero una mano o un occhio in più per cercare, o per staccarti dal catino, puoi ancora trovarli dietro la prima linea, ancora in prima linea.
4 mesi di assenza non si riempiono versandoci scuse, anche perchè saranno di sicuro talmente pieni d'altro da non poterne più. Allora ok, facciamo che entri nella prima delle tante profonde linee che ho tracciato intorno a me, per tutto quello che abbiamo passato -più o meno insieme- negli ultimi sei o sette anni.

Mi hai chiesto di pubblicare, quindi lo scrivo qui che provo a crederti, che provo a credere a quelle lettere maiuscole. Che mi dispiace se quei 4 mesi traboccano di roba che nausea, mi dispiace per l'amarezza residua, per le linee che anche te hai tracciato.
Ma con le mani nel catino guarda cos'hai perduto... e se ti servissero una mano o un occhio in più per cercare, o per staccarti dal catino, puoi ancora trovarli dietro la prima linea, ancora in prima linea.
sabato, dicembre 22, 2007
Chez moi
Le montagne bianche, nitide, mai così belle, sotto un cielo non ancora blu scuro ma già stellato mi hanno abbracciato ieri al mio momentaneo ritorno alla vita di una volta. Appena finito di avvolgere le lucine intorno all'albero, ho iniziato a preparare la ribollita che sarà pronta solo per domani. Qualche incertezza nel trovare i mestoli e il posto dei piatti, ma ancora casa profuma di casa, e le mie mani profumeranno di aglio per i prossimi tre giorni.
La prima persona che sono andata a trovare è nonna Elena, la mia terza bisnonna che ha 98 anni ed è una vera guerriera. La prima cosa che ha fatto dopo avermi coccolato mezz'ora, la mia mano destra stretta tra le sue, è stata dire "Ah, aspetta, famme vedè 'na cosa." Ha mollato la mia mano destra, mi ha preso la sinistra, ha scrutato l'anulare -vuoto, ovviamente- e ha sentenziato "Brava stellì, non è ancora tempo. Ora puoi prendere un cioccolatino."
La prossima persona che voglio terribilmente riabbracciare dovrebbe arrivarmi ormai ai fianchi e, da quanto ho potuto appurare, ha definito il suo caratterino e le coniugazioni dei verbi. Quanto mi è mancato, davvero non si può spiegare. Tutti dicono che niente può eguagliare il legame che si ha con un figlio e io posso solo dire che se supera questo... per chi lo prova è, e forse un giorno lo sarà anche per me, una benedizione.
E poi... poi viene la mia seconda famiglia, che da troppo non stringo forte forte. E mi sono mancati tanto quanto la mia prima famiglia, e come loro sono una delle ragioni per cui torno ancora qui.
Poi, con calma, un'oretta con due persone, una che manca serenamente perchè manca meno, l'altra che è un nodo allo stomaco perchè è una mancanza che lacera a ogni canzone di Guccini che ascolto, ad ogni passo con gli scarponi, ogni sentiero, ogni volta che infilo l'uniforme scout.

Il disordine, i profumi, i rumori, il divano, il coniglio, le foto, Gaia e papà.
Casa.
venerdì, dicembre 21, 2007
Report - calza numero 19
Solo sorridere. Per i tuoi successi, per i tuoi mai piccoli passi (mai piccoli per ovvie e meno ovvie ragioni), per le nostre chiaccherate, per la tua presenza a fine binario, per le montagne innevate sotto il cielo trapuntato di stasera, per le nostre risate, per l'arrossire coperto dal buio, per la scommessa e per una trama cangiante, calda e bellissima da guardare.
"...Un frisson seulement, devant l'incertain."
giovedì, dicembre 13, 2007
Scrub in
"Vai a lavarti".
C'è solo un posto in cui queste parole assumono un significato particolare, unico, e solo se a pronunciarle è un tizio con una mascherina e un camice azzurro che dice che mi aspetterà per cominciare. E dopo quei 7 minuti di Betadine e continui risciaqui, di accortezza nel non toccare nulla, vengo vestita e mi ritrovo in mano un divaricatore, una pinza e iniziano le tre ore e mezza in cui aver dormito nove ore in tre giorni non conta più, e non contano più le mille ore passate sul Balboni visto che non mi ricordavo i nomi del 30% dei vaserellini, e non conta più che sto per compiere 22 anni e accanto a me c'è il primario che fa un'opera d'arte.
Conta solo il mio indice poggiato sopra ad una arteria femorale, calda, viva, prepotente, indurita da placche calcificate che vengono tirate fuori una ad una, ed un pezzetto lo tiro fuori io. Io, capite? Io. E vaffanculo a tutto il mondo fuori, esami blocchi esercitazioni corse e scapicollate, quando il sangue zampilla. E quella patch a Y proprio bellino alla fine è solo la ciliegina sulla mia torta di compleanno.
"Torna pure tutte le volte che vuoi!"
Da oggi in poi, ho un argomento preferito di patologia, forse l'unico che non mi chiederanno, ma di certo l'unico che non scorderò mai.
C'è solo un posto in cui queste parole assumono un significato particolare, unico, e solo se a pronunciarle è un tizio con una mascherina e un camice azzurro che dice che mi aspetterà per cominciare. E dopo quei 7 minuti di Betadine e continui risciaqui, di accortezza nel non toccare nulla, vengo vestita e mi ritrovo in mano un divaricatore, una pinza e iniziano le tre ore e mezza in cui aver dormito nove ore in tre giorni non conta più, e non contano più le mille ore passate sul Balboni visto che non mi ricordavo i nomi del 30% dei vaserellini, e non conta più che sto per compiere 22 anni e accanto a me c'è il primario che fa un'opera d'arte.
Conta solo il mio indice poggiato sopra ad una arteria femorale, calda, viva, prepotente, indurita da placche calcificate che vengono tirate fuori una ad una, ed un pezzetto lo tiro fuori io. Io, capite? Io. E vaffanculo a tutto il mondo fuori, esami blocchi esercitazioni corse e scapicollate, quando il sangue zampilla. E quella patch a Y proprio bellino alla fine è solo la ciliegina sulla mia torta di compleanno.
"Torna pure tutte le volte che vuoi!"
Da oggi in poi, ho un argomento preferito di patologia, forse l'unico che non mi chiederanno, ma di certo l'unico che non scorderò mai.
lunedì, dicembre 03, 2007
Come una nuvola bianca in una noce scura
Ti auguri non capiti mai, o perlomeno supponi non in una notte in cui i ritmi sembrano rallentati e conciliano il sonno insieme alla temperatura tropicale nelle stanze. Invece per caso, nella quiete, un quadratino rosso spunta quatto quatto nella lista d'attesa altrimenti deserta. E in mezz'ora o poco meno, quel quadratino rosso passa dal suo letto, dall'abbraccio di sua moglie a quello di una macchina per TC, e gli tie
ne compagnia il mantice ritmico della ventilazione assistita. Qualcosa lì dentro si è rotto, e cosa importa se si chiama arteria cerebrale media del Poligono del Willis quando una madre, un padre e una moglie urlano esterrefatti e l'intero turno A ha gli occhi rossi e spera solo non arrivi un altro codice rosso, per offrire il minimo possibile, uno spazio chiuso per restare di stucco e sfinirsi i polmoni. E fuori, qualcuno ti chiede come mai i medici non l'hanno ancora visitato. Possiamo perdonarci gli occhi rossi, la voglia malsana di prendere qualcuno per la collottola e buttarlo fuori, ma non possiamo perdonarci le volte in cui non guardiamo chi amiamo con la stessa intensità con cui rimpiangeremmo di non averlo guardato quell'ultima volta. Ogni volta che non ci si chiede se davvero avremo di nuovo l'occasione di stringere qualcuno tra le braccia come stiamo facendo in quel preciso istante manchiamo di cura nei confronti di quella persona, di quell'amore.
ne compagnia il mantice ritmico della ventilazione assistita. Qualcosa lì dentro si è rotto, e cosa importa se si chiama arteria cerebrale media del Poligono del Willis quando una madre, un padre e una moglie urlano esterrefatti e l'intero turno A ha gli occhi rossi e spera solo non arrivi un altro codice rosso, per offrire il minimo possibile, uno spazio chiuso per restare di stucco e sfinirsi i polmoni. E fuori, qualcuno ti chiede come mai i medici non l'hanno ancora visitato. Possiamo perdonarci gli occhi rossi, la voglia malsana di prendere qualcuno per la collottola e buttarlo fuori, ma non possiamo perdonarci le volte in cui non guardiamo chi amiamo con la stessa intensità con cui rimpiangeremmo di non averlo guardato quell'ultima volta. Ogni volta che non ci si chiede se davvero avremo di nuovo l'occasione di stringere qualcuno tra le braccia come stiamo facendo in quel preciso istante manchiamo di cura nei confronti di quella persona, di quell'amore. Quante volte un 'ti voglio bene' non viene detto perchè melenso, e quante volte vorremmo averlo pronunciato non seicento ma sei volte per bene, con forza, occhi negli occhi, vedi, io sono qui, parlo con te e non sono parole di passaggio, e questo sguardo te le timbra addosso. Quante volte quel timbro Prioritario manca sulle quotidiane buste di ciao che ci si urla nel mezzo di strada? No, diamine, non rispondere troppe, perchè così è facile. Prova a rispondere ogni volta una in più, e vediamo se il prossimo bacio che darai avrà lo stesso sapore.
domenica, dicembre 02, 2007
Qualcosa che non c'è
Dicembre è un mese in cui le piccole Italie su schermi e quotidiani sono cosparse di numeri a una cifra sola, il vento passa da fastidioso a tagliente e le sciarpe fanno sempre un giro in più intorno al collo.
Inospitale, ma arrivano le feste e l’anno nuovo è un tir carico di chissà.
Freddo, cosa che per chi apprezza il ghiaccio, il the caldo, i pullover larghi e i camini a
ccesi è un risveglio.
Buio, ma le lucine appese ovunque illuminano e scaldano l’aria.
Adoro essere nata a dicembre perché è il mese che mi rispecchia di più, il bello bisogna andarselo a cercare.
Quest’anno è un caso particolare, perché dicembre comincia in un periodo nebuloso, indefinito della mia vita.
Un quarto anno iniziato in sordina, studiando tanto come sempre, tanto reparto come al solito, un po’ meno ‘universitario’ in senso stretto. La sensazione precisa è quella di avere allentato alcuni contatti con il presente ed il passato per tentare qualcosa che non c’è. Non che siano stati mesi inutili, anzi, c’è un lungo elenco di cose, ciascuna delle quali potrebbe bastare a rendere piena una vita, e qualcuna lo fa davvero.
Il ritorno di Amy, la cura nello studio, l’incredulità per alcuni comportamenti infantili, la fuga a Milano, l’esame di Reumato, la gioia per la laurea di Ale, la riscoperta d’une personne très importante, il corso di Pupazzologia, i muri spogli della mia stanza, il preoccupante callo che ho sviluppato alla morte brutale di conoscenti ventenni, una frase buttata lì che potrebbe cambiare tutto.
Negli ultimi mesi sembra non essere successo niente, invece è semplicemente difficile identificare i piccoli passi e le lievi svolte che delineano il percorso.
Dicembre entra nel limbo, e confido che la prima neve lo seppellisca per poi sciogliersi insieme.
E in questa mestizia dilagante, che a volte si fa indifferenza a volte si fa pungente, oggi ascolto solo queste frasi di una canzone di Elisa.
Miracolosamente
Non riesco a non sognare
E se c’è un segreto è
Fare tutto come se
Vedessi solo il sole
Inospitale, ma arrivano le feste e l’anno nuovo è un tir carico di chissà.
Freddo, cosa che per chi apprezza il ghiaccio, il the caldo, i pullover larghi e i camini a
ccesi è un risveglio.Buio, ma le lucine appese ovunque illuminano e scaldano l’aria.
Adoro essere nata a dicembre perché è il mese che mi rispecchia di più, il bello bisogna andarselo a cercare.
Quest’anno è un caso particolare, perché dicembre comincia in un periodo nebuloso, indefinito della mia vita.
Un quarto anno iniziato in sordina, studiando tanto come sempre, tanto reparto come al solito, un po’ meno ‘universitario’ in senso stretto. La sensazione precisa è quella di avere allentato alcuni contatti con il presente ed il passato per tentare qualcosa che non c’è. Non che siano stati mesi inutili, anzi, c’è un lungo elenco di cose, ciascuna delle quali potrebbe bastare a rendere piena una vita, e qualcuna lo fa davvero.
Il ritorno di Amy, la cura nello studio, l’incredulità per alcuni comportamenti infantili, la fuga a Milano, l’esame di Reumato, la gioia per la laurea di Ale, la riscoperta d’une personne très importante, il corso di Pupazzologia, i muri spogli della mia stanza, il preoccupante callo che ho sviluppato alla morte brutale di conoscenti ventenni, una frase buttata lì che potrebbe cambiare tutto.
Negli ultimi mesi sembra non essere successo niente, invece è semplicemente difficile identificare i piccoli passi e le lievi svolte che delineano il percorso.
Dicembre entra nel limbo, e confido che la prima neve lo seppellisca per poi sciogliersi insieme.
E in questa mestizia dilagante, che a volte si fa indifferenza a volte si fa pungente, oggi ascolto solo queste frasi di una canzone di Elisa.
Miracolosamente
Non riesco a non sognare
E se c’è un segreto è
Fare tutto come se
Vedessi solo il sole
martedì, novembre 13, 2007
Break of the Dawn
Il Dea alle 5 di mattino è tra le cose più belle che ricorderò nella mia vita, e non sto a spiegare perchè... perchè sarebbe come spiegare che qui non è quello che si vede a ER.
E' tutto semplicemente perfetto.

venerdì, novembre 02, 2007
Ali d'aquila
Ieri mattina sono andata a trovare due dei pochi pilastri portanti della mia vita.
Queste fondamenta solide le ho trovate ad aspettarmi con cornetto e caffè, e due sorrisi in cui ci si può solo perdere, tanto intensi che anche il timido sole milanese per un giorno si è fatto spavaldo e ha illuminato da dentro ogni cosa.
Queste fondamenta solide le ho trovate ad aspettarmi con cornetto e caffè, e due sorrisi in cui ci si può solo perdere, tanto intensi che anche il timido sole milanese per un giorno si è fatto spavaldo e ha illuminato da dentro ogni cosa.

Quando ho conosciuto Alessandro e Alberto il concetto di affinità elettive si è palesato nella sua tangibilità: otto ore insieme ripristinano uno stato di grazia emotiva peculiare di noi tre insieme, e ciao torna ad essere solo una parola di stacco tra un sorriso e quello seguente, e se lo stacco dura tre mesi il sorriso a venire sarà solo più luminoso.
Uomini di ventidue anni talmente atipici da stentare a credere in quel che ti dimostrano, guide nel DNA, esplosivi, semplici, disarmanti, intelligenti, oltre che belli? Cercare di incorniciarli in una definizione è una causa persa in partenza, però si può assumere per vero il loro essere tutto tranne che rinunciabili. Per il resto, spaziate con la mente e credetemi, esistono davvero e non hanno fili elettrici che spuntano da dietro le orecchie.
Ma la cosa più bella è guardarli trasfigurarsi in due casi: mentre parlano dei bambini che hanno la fortuna di averli per Vecchi Lupi e mentre parlano di Francesca e Gloria: i lineamenti si addolciscono e lo sguardo si posa dentro, da qualche parte delle immagini nella loro mente. Sono la conferma vivente che se in due si tesse lo stesso disegno, i nodi nella trama si sciolgono e c’è spazio per tanti ghirigori di contorno, ugualmente importanti perché fonte di ricchezza.
Quel kebab intellettuale… aveva davvero il sapore del sambhur cacciato di fresco.
I miei amici veri…
Contandoli uno ad uno non son certo parecchi,
son come i denti in bocca a certi vecchi
ma proprio perché pochi son buoni fino in fondo
e sempre pronti a masticare il mondo.
(F.Guccini)
martedì, ottobre 30, 2007
The Unexpected

Quando Nanny scrive un post, beh, al 90% condivido appieno tutto quello che dice, e stavolta non è diverso.
L'inatteso, questo simpatico muovipedine che non guarda in faccia a niente e a nessuno. Lascia i progetti sul marciapiede ed occupa la strada, la tua strada, quella che stai battendo tanto amorevolmente giorno dopo giorno e che desideri rendere tua con le tue scelte, le tue piccole grandi imprese, i sogni che spesso sembra si infrangano con tanto di schiuma contro qualche muro sorto nottetempo.
Una pagina web, una mail. Una chiaccherata con qualcuno di inaspettato, domande imbarazzanti di pazienti.
Uno scudo di kevlar che si fessura.
E le onde si infrangono e fanno rumore, e lavano via la sorpresa, le difese, la voglia di proteggersi da tutto e da tutti.
Mi hanno lasciata così, vulnerabile alle cose vere, mentre attendo in punta di piedi che l'orizzonte si dispieghi giocoso e inatteso, per essere ancora una volta intontita dal valzer delle circostanze che danza danza intorno a me ed ogni tanto mi fa roteare tra le sue braccia. Ho sempre amato danzare, e qualche giorno fa ho dissepolto la stella danzante che è dentro di me, la stessa che ha animato la mia crescita fervida e la mia voglia di masticare il mondo.
Guardo le luci sulla riva, un fiordo profumato di sale e vento gelido pieno di possibilità, quello che quando arriva... non c'è verso, non c'è poi, sferza tutto come dice lui.
E allora, e ora, spalanco le braccia e lascio che il vento giochi con i miei capelli e con i miei giorni futuri.
“No one believes that their life will turn out just kind of okay. We all think we are going to be great. And from the day we decide to be surgeons, we are filled with expectation. Expectations of the trails we will blaze, the people we will help, the difference we will make. Great expectations of who we will be, where we will go. And then we get there.We all think we’re going to be great and we feel a little bit robbed when our expectations aren’t met. But sometimes our expectations sell us short. Sometimes the expected simply pales in comparison to the unexpected. You got to wonder why we cling to our expectations, because the expected is just what keeps us steady. Standing. Still. The expected’s just the beginning, the unexpected is what changes our lives.”
martedì, ottobre 23, 2007
Rouge Interdit
Yesterday night I bought my first lipstick. Not a common lipgloss, or a moisturizer: an actual lipstick. For a woman, this is crossing the line from adolescence to adulthood more than having a baby. Chromosome Y owners, you may think I'm just another girlish chick who cares more about the haircut than the hole in the ozone layer, so just stop reading -lipsticks do not hurt the ozone layer, this to be underlined. This post is not for you, nor for those girlish chicks who care more about the haircut than the ozone layer (feeling so ecologist today...). This post is for that mastermind who invented the Rouge Interdit, with its magical I definetly have to trust in. No surprise if women are finally taking their hot shots, if substances like this are legal and wide-spreaded. To the Maison Givenchy my eternal gratitude, for making me feel like a princess wearing a tracksuit, runnings, socks of different colours and a veil of Precious Rose.
venerdì, ottobre 19, 2007
Plenty of me
Questa foto sono io, e non solo perchè la foto ritrae me.

La mia vita a colori vividi anche se su un fondo apparentemente spento, io spesso da sola ma mai sola, per la presenza di poche persone che a me tengono sul serio. Io e la mia vita che non incrocia più alcune strade, io e i miei progetti futuri, io e la mia buona fede sepolta, io e la mia lingua tagliente. Aver imparato a fare e leggere ecografie, ecocuore e ecodoppler. La carbonara preparata con le infermiere all'una di notte durante un turno intenso. La condivisione del mio mondo con sei persone e basta, in barba ai km. Il mio onomastico e gli auguri del babbo che ogni anno se ne dimentica ma oggi no -dopo 22 anni ancora non mi spiego perchè tiene così tanto al mio onomastico...-.
Una password condivisa, la dimostrazione più grande. "Senti, oggi fai te, eh?"
Scoprire che alcune persone ancora non hanno capito quale linea non gli è consentito oltrepassare, e rimediare al più presto affinchè i confini siano opportunamente tracciati.
La cresima di mia sorella. I bimbi che non vedo l'ora di conoscere domani.
L'attesa di un'ammiga che non vedo l'ora torni. Altre che ho atteso anche troppo, e che ai margini della mia vita sono collocate comodamente. Insomma, il sereno assestarsi di un nuovo equilibrio, e la gioiosa constatazione che chi davvero volevo c'è sempre, e che soprattutto ci sono pienamente io.

La mia vita a colori vividi anche se su un fondo apparentemente spento, io spesso da sola ma mai sola, per la presenza di poche persone che a me tengono sul serio. Io e la mia vita che non incrocia più alcune strade, io e i miei progetti futuri, io e la mia buona fede sepolta, io e la mia lingua tagliente. Aver imparato a fare e leggere ecografie, ecocuore e ecodoppler. La carbonara preparata con le infermiere all'una di notte durante un turno intenso. La condivisione del mio mondo con sei persone e basta, in barba ai km. Il mio onomastico e gli auguri del babbo che ogni anno se ne dimentica ma oggi no -dopo 22 anni ancora non mi spiego perchè tiene così tanto al mio onomastico...-.
Una password condivisa, la dimostrazione più grande. "Senti, oggi fai te, eh?"
Scoprire che alcune persone ancora non hanno capito quale linea non gli è consentito oltrepassare, e rimediare al più presto affinchè i confini siano opportunamente tracciati.
La cresima di mia sorella. I bimbi che non vedo l'ora di conoscere domani.
L'attesa di un'ammiga che non vedo l'ora torni. Altre che ho atteso anche troppo, e che ai margini della mia vita sono collocate comodamente. Insomma, il sereno assestarsi di un nuovo equilibrio, e la gioiosa constatazione che chi davvero volevo c'è sempre, e che soprattutto ci sono pienamente io.
lunedì, ottobre 08, 2007
La serratura rotta
Sabato sera, chiaccherando con le bimbe che avrebbero presto seguito nuove tracce ho chiesto loro perchè erano tristi. Mi han risposto "perchè lasciamo il Branco". Avrei voluto dire loro che sì, lo sapevo perchè erano tristi, e avrei voluto spiegar loro che dovunque si può tornare... ma davvero non era il momento. Ieri era il momento di temere la salita al Reparto ma di non veder l'ora di liberarsi di quei bimbi più piccoli -proprio quelli di 8 anni, che rompono terribilmente le palle a noi che ne abbiamo 11 e abbiamo tanti pensieri-. La verità è che ad ogni passaggio una paura terribile e una curiosità folle convivono nei battiti accelerati del cuore, nella tensione, nell'aspettativa. Avrei voluto spiegare loro che ovunque si può tornare, che anche a quasi 22 anni si può tornare in Branco, ma mi avrebbero risposto sbuffando che non è la stessa cosa e avrei dovuto dar loro ragione, quindi sono stata zitta. Sono rimasta ad osservarle tutta la sera, e le ho viste così piene di decisioni da prendere... e anche se loro non lo sapevano, anche per me ieri c'è stato un passaggio importante.
Mentre prendevo il Totem ed il mio nuovo nome Giungla c'erano accanto a me -in modi diversi- Kaa, Babbo Lupo, Akela e Wontolla di quando ero lupetta, c'era la mia staff, c'erano alcune persone del CFM a cui tengo molto... ma soprattutto c'erano quattro persone: Matteo, Annalucia, Alberto, Alessandro e Gaia. Il primo sa sempre quello che sento e quanto è nei miei pensieri. La seconda è stata mia sorellina di tana, tenda e strada, e tale resterà per sempre. Gli ultimi tre sono tatuati nella parte del mio cuore meglio irrorata dalle coronarie, l'ultima parte del mio cuore che smetterà di battere.
Boschi ed Acque, Venti ed Alberi,
saggezza, forza e cortesia
che il favore della Giungla vi accompagni.
lunedì, ottobre 01, 2007
Crossing the line
Undici volutissime ore in Dea. Sono esausta e tra 4 ore iniziano le lezioni, ma stanotte devo resistere ancora un po’, scrivendo alla rinfusa, ma devo proprio.
Mio padre mi ha chiamata per sentire se il viaggio era andato bene, ed in valigia avevo due scatolette di salmone che aveva pensato a comprare per esser certo che al mio ritorno alla vita universitaria avessi qualcosa di commestibile pronto all’uso. Gaia negli scorsi giorni mi ha procurato un po’ di musica nuova, cosicché le ore di treno non fossero troppo noiose, e si è svegliata presto di domenica mattina per salutarmi.
Mia zia è tornata ad Avezzano questo weekend per poter stare un paio d’ore con me. Entrambe le nonne spergiurano di spendere preghiere per me, per i miei studi e per la mia salute. Con Virginia ci siamo sentite circa sei volte nelle ultime 24 ore, e Nik mi ha chiamato da Torino con voce raggiante (è da febbraio che non lo sentivo così, che bello) e sigaretta tra le labbra (credo al posto dell’appendice cecale abbia una Gauloise Rossa), benché non stesse adempiendo ad uno dei primi doveri di uomo, cioè "tesoro ti sta benissimo, sembra ti sia stato cucito addosso" per tutta la durata del raid di compere. Dalla zona Canavesana e bresciana sento arrivare pensieri felici e piovere affetto. Enzo (stella, meraviglia, sorpresa, regalo, miracolo) mi ha fatto ciao ciao con la mano quando andavo via dopo aver chiaccherato tutta la sera, e si è persino lasciato dare un bacino in più. Nel mio cellulare ci sono circa 40 numeri davvero importanti.
Mi ricordavo di lui, visto già altre volte, visto tre mesi, venti chili e quaranta decibel fa di voce, in un altro reparto. Passa in Dea proprio per l’accettazione, c’è un letto in reparto che lo aspetta già, e spero tanta morfina quanta riesce a stargli nelle vene.
Nel modulo di FirstAid del Dea c’è anche la voce ‘Informati i parenti’, una voce che vuol dire che qualcuno è in sala d’aspetto a tormentarsi per te; a torcere e stracciare fogli di carta, bere caffè per ingannare il tempo, parlare senza smettere per non far passare i pensieri cattivi. Ma per lui non è stata aperta quella voce, perché nell’ampia sala d’attesa che è la faccia della Terra nessuno stava facendo a pezzetti niente in attesa di sapere come lui stesse.
Forse ricordo le facce dei pazienti che vedo perché sono solo all’inizio, forse ricordo perché mi piacerebbe pensare che un medico, visitandomi, ricordi me. Non è che poi li ricordi tutti: talvolta sull’autobus riconosco persone, e qualche volta è capitato che loro riconoscessero me. Ma ci sono alcuni visi che si sigillano con la ceralacca nell’archivio e proprio non se ne vanno.
Ma chi -o più probabilmente c
osa- è uno studente? Che ruolo ha? E come si fa a capire qual è la soglia di intimità da non superare?
Il cardine di tutto sta in quei 40 numeri, in quelle mille attenzioni: io non sono sola al mondo, e se avessi un Etp laringeo con ripetizioni ovunque… forse vorrei qualcuno accanto che mi prepari una minestrina o mi chieda come sto o chiami per me un’ambulanza se sento talmente tanto dolore da non riuscire ad alzarmi dal letto per andare a bere. La soglia è quella del reparto dove ora è ricoverato, e dove vorrei andare a trovarlo come fossi una vicina di casa? La soglia è l’addossarsi compiti che non abbiamo, arrogarsi diritto di intrusione?
Sono quella delle risposte, quella che anche se ad una domanda in sede d’esame non ricorda le cose con precisione le ricava ragionando ad alta voce col prof, quella che si stupisce da sola nel ricordare i dosaggi dei nitroderivati e nel piangere proprio ora, mentre scrivo… e Dio solo sa come vorrei avere questa, di risposta. Ancora, ancora ed ancora tento di rispondermi che sono una persona e che l’empatia non è una malattia, almeno in genere, quando riesci a smettere di piangere in un tempo ragionevole.
Mio padre mi ha chiamata per sentire se il viaggio era andato bene, ed in valigia avevo due scatolette di salmone che aveva pensato a comprare per esser certo che al mio ritorno alla vita universitaria avessi qualcosa di commestibile pronto all’uso. Gaia negli scorsi giorni mi ha procurato un po’ di musica nuova, cosicché le ore di treno non fossero troppo noiose, e si è svegliata presto di domenica mattina per salutarmi.
Mia zia è tornata ad Avezzano questo weekend per poter stare un paio d’ore con me. Entrambe le nonne spergiurano di spendere preghiere per me, per i miei studi e per la mia salute. Con Virginia ci siamo sentite circa sei volte nelle ultime 24 ore, e Nik mi ha chiamato da Torino con voce raggiante (è da febbraio che non lo sentivo così, che bello) e sigaretta tra le labbra (credo al posto dell’appendice cecale abbia una Gauloise Rossa), benché non stesse adempiendo ad uno dei primi doveri di uomo, cioè "tesoro ti sta benissimo, sembra ti sia stato cucito addosso" per tutta la durata del raid di compere. Dalla zona Canavesana e bresciana sento arrivare pensieri felici e piovere affetto. Enzo (stella, meraviglia, sorpresa, regalo, miracolo) mi ha fatto ciao ciao con la mano quando andavo via dopo aver chiaccherato tutta la sera, e si è persino lasciato dare un bacino in più. Nel mio cellulare ci sono circa 40 numeri davvero importanti.
Mi ricordavo di lui, visto già altre volte, visto tre mesi, venti chili e quaranta decibel fa di voce, in un altro reparto. Passa in Dea proprio per l’accettazione, c’è un letto in reparto che lo aspetta già, e spero tanta morfina quanta riesce a stargli nelle vene.
Nel modulo di FirstAid del Dea c’è anche la voce ‘Informati i parenti’, una voce che vuol dire che qualcuno è in sala d’aspetto a tormentarsi per te; a torcere e stracciare fogli di carta, bere caffè per ingannare il tempo, parlare senza smettere per non far passare i pensieri cattivi. Ma per lui non è stata aperta quella voce, perché nell’ampia sala d’attesa che è la faccia della Terra nessuno stava facendo a pezzetti niente in attesa di sapere come lui stesse.
Forse ricordo le facce dei pazienti che vedo perché sono solo all’inizio, forse ricordo perché mi piacerebbe pensare che un medico, visitandomi, ricordi me. Non è che poi li ricordi tutti: talvolta sull’autobus riconosco persone, e qualche volta è capitato che loro riconoscessero me. Ma ci sono alcuni visi che si sigillano con la ceralacca nell’archivio e proprio non se ne vanno.
Ma chi -o più probabilmente c
osa- è uno studente? Che ruolo ha? E come si fa a capire qual è la soglia di intimità da non superare?Il cardine di tutto sta in quei 40 numeri, in quelle mille attenzioni: io non sono sola al mondo, e se avessi un Etp laringeo con ripetizioni ovunque… forse vorrei qualcuno accanto che mi prepari una minestrina o mi chieda come sto o chiami per me un’ambulanza se sento talmente tanto dolore da non riuscire ad alzarmi dal letto per andare a bere. La soglia è quella del reparto dove ora è ricoverato, e dove vorrei andare a trovarlo come fossi una vicina di casa? La soglia è l’addossarsi compiti che non abbiamo, arrogarsi diritto di intrusione?
Sono quella delle risposte, quella che anche se ad una domanda in sede d’esame non ricorda le cose con precisione le ricava ragionando ad alta voce col prof, quella che si stupisce da sola nel ricordare i dosaggi dei nitroderivati e nel piangere proprio ora, mentre scrivo… e Dio solo sa come vorrei avere questa, di risposta. Ancora, ancora ed ancora tento di rispondermi che sono una persona e che l’empatia non è una malattia, almeno in genere, quando riesci a smettere di piangere in un tempo ragionevole.
sabato, settembre 29, 2007
Sicuri di conoscermi?
Qui sotto c'è il link di un quiz per voi. Quando aprite la pagina, cliccate su 'Take this quiz'... e buon divertimento!
http://www.quizyourfriends.com/quizpage.php?quizname=070928193329-132662&
http://www.quizyourfriends.com/quizpage.php?quizname=070928193329-132662&
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