venerdì, giugno 29, 2007

Six feet under

Ok, let’s face it.
Sono due giorni che non esco di casa e tuttavia non riesco ad aprire un libro di medicina, e non è solo per i McBurney-Lanz che mi fanno compagnia da 4 giorni (ok, la febbriciattola la cito per dovere di cronaca… ma tranquilli, giuro che se mi trovo Blumberg positiva vado in Dea). Sono due giorni che non faccio altro che dormire, guardare Grey’s Anatomy, leggere libri random e pensare che gli unici posti dove vorrei essere nei prossimi giorni sono Calabria, Oslo e l'Isola che Non C'è.

Just as you know, sognare Bagnara e leggere libri che non contengano parole tipo ‘addome’ oppure ‘carrier’ per me equivale ad una crisi isterica in piena regola. Se vi prendete la briga di unire:



  • sindrome premestruale e conseguente voglia di perdere 15 chili mangiando Nutella

  • dolore appendicolare

  • Previsioni meteo con Pantaleo a sudovest e Colomo in tutto il resto della rosa dei venti

  • Gianluca in ferie,

  • Amie e Franci all’Elba (ragazzi, VAFFANCULO. L’amicizia d’estate ha un limite di distanza, e Firenze-Spiagge/Sole/Ristorantinidipesce dell’Isola d’Elba really crosses the line.)

  • Crisi d’astinenza dal Branco

  • Voglia di caponata e del divano di casa

e shakerate violentemente... esce fuori un pastrocchio.

La cosina simpatica è il substrato su cui questa sbobba si installa, cioè gli ultimi due mesi congesti di scout-related facts&delusions, la cui eco di tanto in tanto torna a far capolino e che in termini di esaurimento interiore mette il suo bel carico da novanta.
Quello per cui mi devo costringere a non abbandonare i libri è quello che più ardentemente desidero.
E tutti in coro vi aspettate una frase tipo “Diventare il miglior medico possibile!”

Rullo di tamburi, people, la risposta non è questa, o perlomeno non lo è oggi.
Voglio andare in vacanza. E con questo non intendo solo smettere di marcire 12 ore al giorno su tomi alti più dei tacchi dei miei sandali. Intendo fare una valigia e andare in Calabria, restarci 20 giorni come una volta, fare colazione con una brioche con granita e panna da Deforte. Poi partire e tornare a casa. Entrare in agenzia viaggi e prendere il primo Last che mi piaccia. Tornare e andare in vacanza un po’ con mia sorella e mio padre, poi tornare a casa. E se mi sarò costretta bene sui libri e non sarò incappata in Colomo, avrò anche settembre di vacanza. E allora chissà se lascerò che la strada mi venga incontro e mi porti lontana, sola.

Voglio dimenticare la sensazione del camice che mi sfiora i polpacci e ritrovare quella della pelle che rosola al sole e sfiamma nell’acqua, i ciottoli sotto le scarpe mentre cammini, voglio non stupirmi del leggere ‘albero’ su un foglio stampato, voglio conoscere gente nuova e riconoscere vecchia gente, voglio del maledettissimo tempo solo per me e per i miei 21 anni e mezzo.
Credetemi, non ne posso davvero più.

martedì, giugno 26, 2007

Colours

Tra tre ore un esame che non farò in estemporanea. Il perchè è nei miei pennarelli. Chi mi conosce sa le fisime cromatiche con cui farcisco tutti i libri su cui studio, l'azzurro per il fisiologico, il verde per il patologico, il giallo per le finezze. Stanotte mi sono trovata a non aver più nulla da sottolineare di fisiologico! Ora comincia la medicina vera, e lo switch dell'azzurro sul patologico e del verde sulle terapie, beh, credetemi, per chi vive quello che vivo io... è antani a tutta birra! E i pazienti meritano amore, e lo continuerò a ripetere fino allo sfinimento mio e vostro. Ecco perchè.
Rav' it!

venerdì, giugno 15, 2007

Traguardo


E vediamo una buona volta se è la volta buona. 30. Tutto per chi mi ha tanto aiutato in questi mesi, ad un meraviglioso tris di camici bianchi e ai tanti pigiami sparsi nei reparti che mi hanno sorriso e raccontato tanto. E' tutto, tutto, tutto per voi. GRAZIE.

Strade e pensieri per domani (Canone Inverso)

Questo è un promemoria per il mio futuro, un lungo post-it appeso al frigo, il termine di una dozzina di ore di digestione e un punto di arrivo che non mi piace tanto. Non mi piace affatto ammettere di dover invertire i miei canoni di interpretazione, ma è così.
Non voglio affibbiare la responsabilità dell’ironia che mi incipria il naso all’indigestione di pazienti o alle 48 ore di reparto con sei ore di sonno, alle troppe metilxantine nelle vene ed all’epigastralgia. Per qualche strana ragione la lucidità è direttamente proporzionale alla stanchezza, e davanti all’ennesima tazza di caffè e al trenino che la colonia di Helicobacter ha gioiosamente intrapreso nei miei vasi sanguigni inizio a stillare HCl sulla tastiera, e poi vedremo se e quanto mi pentirò di queste parole. Ma tutto ha inizio perchè non volevo avere rimpianti, figuriamoci se ora permetto che escan fuori rimorsi!

Di sicuro ho avuto la conferma che nel caso fallissi come medico la prospettiva di diventare veggente mi porterebbe a fare più soldi di Vanna Marchi, senza però dover ricorrere ai suoi mezzucci… semplicemente affidandomi ai miei lungimiranti 11/10. Già questo è un risultato non da tutti i giorni. Non credo però che questa eventualità sia da prendere in considerazione, visto che da qualche parte nel mio
codice genetico la doppia elica sbaraglia i serpenti e si attorciglia intorno al caduceo (altro che ribosomi).
Prima che i tasti si corrodano puntualizzo una sostanziale verità a cui sono giunta in quest’ultimo semestre. Ci sono indizi che non sono sintomatici di un dato evento, ma che nettamente quel dato evento lo indicano con le freccine luminose, che segnalano quel dato evento con un grosso punto esclamativo. Una buona anamnesi è il 90% di una diagnosi corretta, è l’inclinazione luminosa sotto cui tutte le freccine che singolarmente si confondevano con il sole abbacinante si fanno evidenti e lampeggiano distintamente indicandosi l’un l’altra, e tutte verso la direzione che già ti aspettavi indicassero.
Giunta a questo punto non è più il cosa che importa, quanto il come. E ora viene il divertente! Una saggia persona oggi mi ha detto vedendomi ridere davanti a uno schermo “Puoi aspettarti tanto da tutti, ma devi aspettarti di tutto da tutti… Anche che il segno del guazzamento provenga da una teca cranica.”
Oggi mi sono arresa al fatto che so come capire, chiedere, scoprire e farmi dire le cose, ma che non tutti hanno ancora scoperto o capito quando e come che le cose vanno dette, o che a volte non vanno dette perché l’esame obiettivo parla chiaro da sè. Perché è inutile abbozzare un’anamnesi quando ce n’è già da tempo una dettagliata in cartella clinica…
Nel corso della gionata ho levato bandiera bianca di fronte a considerazioni generali e generalizzanti: all'impossibilità di scusare il mondo, alle constatazioni smaliziate ed un tantino caustiche sulla vera natura delle persone, alla necessità di ruminare le cose più volte per sentirne il vero sapore, alle zavorre che infilo in questo istante sotto le suole, al dubbio che vi possono far venire queste parole circa un sottofondo rancoroso che, credetemi, non c'è... sono oltre le situazioni singole, è stato tutto un trampolino di lancio per fare riflessioni su vasta scala.


Quello che c'è è semplicemente il dover prendere atto che non tutti afferrano che non sono le cose che si fanno il punto, ma il modo in cui quelle cose si fanno. Mi sembra un concetto particolarmente chiaro, ma forse, come è mio costume fare, potrei sopravvalutare il comprendonio generale. E sono già tre persone che mi dicono in questi giorni che qualcosa nella Laura fiduciosa ed estimativa si è interrotto. Bene che si noti, perchè è una strada che ho scelto con forza e che giustifica un sacco di modi di fare a cui non eravate abituati ed un occhio clinico un pò cinico.


E ora metto a nanna il riso sardonico, i commenti che non mi interessano, l’Helicobacter, l’acidosi metabolica cronicizzata e le mie meningi colliquate per qualche ora e poi ci rivediamo, se siete su sentieri che incrociano il mio.

lunedì, giugno 11, 2007

Sintesi senza esiti

Mi piacerebbe che tutti i giorni fossero come questa notte. Cielo terso, temperatura ideale, musica di sottofondo, neuroni vigili e collaboranti nonostante l’orologio segni le 3 e mezza ed io sia tornata a mezzanotte dal Dea, questa sera in vena di codici rossi. Tra quattro ore sarò di nuovo a Careggi per una decina di ore in Medicina Generale, ma finchè non c’è il crollo di forze WonderLaura confida nella benevola resistenza ad oltranza del proprio vessato organismo e in un pietoso restringimento del Fradà prima di giovedì.
Intanto, stanotte è un regalo, un’isola tranquilla in questo trafficatissimo periodo di iperstudio, una pausa per sorridere nel valutare lo stato di cicatrici emotive, ferite che guariscono magari non in prima intenzione, che magari necessitano di punti sulle i e non di punti di sutura… ma che sono guarite, eccome. Il trattamento più efficace è sempre e comunque l’amore, verso chi mi è affidato, verso chi si fida di me, verso me stessa. E tra le tre se la giocano alla grande, ma forse dopo la visitina di ieri dal coiffeur vince l’ultima di mezza misura…
Lo dico non per prenderne atto, ma per tranquillizzare voi, i miei Cicatrene, che passate di qui a leggere e che spesso mi chiamate un po’ preoccupati. Sono regredite sia insonnia (olè!) che inappetenza (ahimè..) e le uniche cose che mi rendono pensierosa in questo periodo sono gli esami, gli scout ed il fatto che non è possibile avere in media sei pomfi per gamba da puntura di zanzara tali da non rendere opinabile l’opzione pantaloncini corti.
Adesso abbandono qui questi impegnativi ed impegnati pensieri e torno a fagocitare roba improponibile.

A’ bientôt!

domenica, giugno 10, 2007

Fratellini e sorelline, è stata davvero una Buona Caccia...










Questo è per il mio Branco, meraviglioso e faticoso, per tutto quello che mi regala e per lo stesso sangue di cui siamo. Affilo gli artigli per voi e dispiego le ali dietro cui potrete sempre trovare un pò di riparo dal vento prima di riprendere il volo. Le carogne con me hanno i giorni contati, Lupi, e guai a chi vi tocca... un bacio e un grazie,
Chil

sabato, giugno 09, 2007

Cura di te

Ieri mentre eravamo in macchina il telefono ti sarà squillato sedici volte, e ad ogni telefonata ti sei cacciato la mano in tasca, hai tirato fuori un foglietto di volta in volta più pieno e allungavi l'elenco delle visite da fare stamattina. Altro che sciopero per non lavorare di sabato... da che ho memoria te sei in servizio permanente, tranne forse quando girovaghi sulla via Marina a Bagnara, con Repubblica sottobraccio e la tua faccia da vacanza che vedo sempre meno. Ieri, non sai che bella sorpresa, ce l'avevi, nonostante fossimo a Firenze.
In questo periodo ti ho dato parecchio da pensare. Gli unici momenti in cui mi dispiace che la nostra connessione wireless non si interrompa mai sono quelli in cui non posso sollevarti dai miei dolori, che in qualche modo ti raggiungono sempre come un'eco lontana... ma, come mi ha detto Hathi, "quando non sei serena l'aria attorno a te smette di muoversi e chiunque ti conosca lo percepisce". Te e Gaia in primis.
Non tutti i padri dispongono di una conoscenza semeiologica delle proprie figlie molto accurata come la tua, nè forse saprebbero farne l'uso discreto e rispettoso che ne fai te con le tue poche parole, i tuoi abbracci forti, le tue chiamate lampo giusto per ricordarmi che ci sei, la caponata e le melanzane ripiene (lo so che mangeresti le alici anche nella macedonia, ma ti prego nelle melanzane non metterle mai più) e le cose che non dici sulle cicatrici virtuali che mi vedi addosso ma su cui non fai domande.
Nella mia vita c'è tanta roba meravigliosa, papà, e queste persone e queste cose sono la mia forza, la mia terapia e la mia ricchezza. Però anche le persone e le cose meravigliose possono far male, e anche se te vorresti che tutto il male intorno a me svanisse in un frullo d'ali questo non è possibile, ed è inevitabile che da più parti piovano colpi di diverso genere. Ma sai tenere un segreto? Tu sei quello che sei a dispetto e forse proprio grazie a tutto quello che i tuoi occhi (curati la congiuntivite, please) hanno e non hanno pianto, e le tue rughette di espressione raccontano quanto hai riso e quante preoccupazioni ti aggrottano la fronte. E se te sei diventato così ben vengano tutte le cicatrici e le cose che mi faranno piangere o meno, sorridere o preoccupare.
Spero di essere per te sempre più una rughetta agli angoli degli occhi che un solco sulla fronte.
Ti voglio bene.

mercoledì, giugno 06, 2007

La Legge della Giungla


"Mi scusi, potrei farle una domanda?"
"Dimmi, ma non darmi del lei! E' mettere distanza!"
"Precisamente. La domanda era: Cosa cazzo lo porta a fare quel fazzolettone al collo?"

Dicono che trancio le gambe con una manciata di sillabe. In realtà avrei preferito una katana per tranciare un paio di trachee, e pace se è poco scoutistico da dire, in questi dieci minuti e queste poche righe l'articolo 4 della legge va a farsi un giro.

"Qui stiamo parlando di spostare un Gruppo, una Comunità capi. Dei ragazzi non mi interessa."
"Questo era lampante, ma allora forse non ci siamo proprio, sa. Io è proprio per i ragazzi che sono qui."


Mi hanno detto che non so leggere tra le righe, e che sono poco diplomatica. Quanti complimenti in una sola serata... C'è gente che sarebbe bene scollasse il culo dalla poltrona e andasse a fare un pò di servizio in Unità, quei Quadri che non sanno più le canzoni e che hanno fatto lo zaino cinque anni fa l'ultima volta. O forse no, forse è bene che se ne stiano lì a cianare e sindacare sui progetti altrui, su come meglio interferire, su come meglio farmi incazzare. In questo sono davvero, davvero ferrati. Alla prossima riunione con questa gente faccio entrare anche due Lupetti, e finchè non dicono loro ai bambini il perchè bisogna cambiare fazzolettone, Totem e Branco con cui si fa attività da tre anni non faccio uscire nessuno. Chissà, magari così lo capisco anch'io. Se continuiamo così con la mia bile potrei tingere la camicia e passare al Cngei, ma continuo a pensare che l'Agesci abbia alcuni meschini portavessillo che non rendono ragione di quello in cui davvero crediamo e per cui tutto è cominciato. Come direbbe Manolo, 'Schifoo...'.

Buona caccia a tutti coloro che rispettano la Legge della Giungla,
anche se a qualcuno bisognerebbe ricordare che il senso dell'espressione per chi porta il fazzolettone è un tantino diverso dal comune.

giovedì, maggio 31, 2007

Giro di boa

Pronti? WonderWoman si smaschera pubblicamente e vi fa ciao ciao con la manina riemergendo da due settimane di autentica passione. Senza mezzi termini, per la prima volta, dichiaro di esser stata davvero davvero male. Forse tra il prenderne coscienza e il tirare un respirone e dire tutto d'un fiato Sìhosoffertodacaniedacretina ci passa poco, ma è il poco che fa la differenza, è la boa che ti ritira su e che segnala agli altri la tua posizione di dispersa in mare. Ehi ehi, sono qui, basta apnea. E quando dico una cosa è quella, lo sapete, vero?
La boa che toglie il sottovuoto è fatta di tante piccoli grandi gesti, come tutto quello che rimette a posto le mie costruzioni e cementa le mie fondamenta. Una amica che ti chiama appena sveglia per scuoterti, due amiche da abbracciare forte, un amico che ti porta al cinema a vedere Pirates of The Carribean, un altro che ti dice di studiare insieme e ti prepara Martini e Asti. Presenze discrete tutt'attorno si fanno sentire ogni tanto come sprazzi di sole tiepido dopo un acquazzone. Fuori la finestra piove un po', ma dentro di me è finalmente tornato il sereno, e resta farmacologia, Nik, la pace della sera, l'immensità del cielo e il profumo della terra e dell'erba bagnata a fare compagnia. A presto, ciurma!

domenica, maggio 27, 2007

De cuius e Trastevere con furore

Tre treni e 7 ore di viaggio in meno di 24 ore, 12 ore di sonno da recuperare, da domattina alle 8 in reparto per i prossimi 15 giorni, fisio che santapacedevostudiare, riunione chiavica-riunione con i genitori-festa di fine anno-VdB tutto da preparare (anche gli esami, lo so...) seicentotrentottomila pagine di roba da leggere, una vita sociale da far colare a picco allo scoccare di questa mezzanotte.

Ma la notte scorsa è valsa tutta questa stracanata. Sapete, sentirsi a casa in molti luoghi è un privilegio che sottovaluto spesso, in fondo per me è così scontato avere le radici al vento che quando rifletto sul mio essere zingara è sempre un "Toh, guarda...". Stamani alle sette, dopo aver sbagliato stazione di partenza, aver cambiato stazione, scarmigliata e con i segni del cuscino sulla guancia, mentre sentivo dagli altoparlanti che il treno era stato soppresso ho pensato al come mai per me 'casa' è davvero un guscio sulla schiena e via, e la risposta è che le lumachine fanno tanta strada con il loro passo e la loro bavina perlescente dietro di sè. Sai dove vanno, e un pò le invidi perchè prendono partono e se hanno voglia ritornano.

E sapete cos'ho capito oggi? In realtà le lumachine sono così libere non solo perchè hanno gusci leggeri, ma perchè da qualche parte c'è qualcuno che le aspetta...Per fare nottata dopo una riunione di Branco in grado di tramortire un bisonte. Per farti conoscere gente che sulla tua strada ci voleva proprio. Per sorriderti felice per il solo fatto che sei lì, giocare a Forza Quattro in un locale very '70 e dirti che magari il prossimo weekend o quello dopo studiamo insieme a Firenze.

E venitemi a dire che 'casa' è un posto.

domenica, maggio 20, 2007

Maverick

Mes amis, che mese che è stato! Difficile da gestire anche per me, la Mille-cose-sennò-un-si-vole-nulla... ma che bella la possibilità di riscoprire il gusto di alcune piccole cose, come un fazzoletto in fondo alla borsa o un messaggio da chi meno me lo aspettavo, in grado di fare più di quanto credessi possibile.
Ballerina goffa senza piedi di piombo su un campo minato, un piede sopra una mina c'è andato a finire... l'esplosione ha fatto terra bruciata intorno a sè nel raggio di diversi chilometri che avrebbero dovuto essere a maggese.

E forse son grulla per davvero, forse ho ancora sonno, ma mi chiaman forte... quindi rientro nel gioco e gioco la mia parte, aspettando che piova e cresca l'erbetta nuova.
Sta di fatto che il piede in fallo non era quello con cui tiro un calcio alla prima sillaba di 'Impossibile'. Anche se qualcosa ti tocca e manca tanto da tirar via l'aria devo e voglio far mente locale sulle cose di cui non sento nostalgia e a cui manco io. Ora tocca a loro.

venerdì, maggio 18, 2007

A caldo


Brucia, e non poco. Ma ho un tatuaggio dietro al collo, e stasera legherò i capelli, cosicchè gli altri mi ricordino della sua esistenza, io che non lo vedo. Ma c'è sempre, e questo importa. Come importano tutte le cose che ci sono sempre.

E, senza paravento nè campana... qui il tramonto è fantastico e sono con persone che adoro e che so che ci saranno. E davvero, tutto il bene del mondo.
Ed è un puntino in più. Ed è stato un Buon Volo, e chissà che non ce ne saranno altri, diversi, tutti buoni.
E ci guadagno il rosso delle tegole.

E poi... beh, ho sempre le mie quattro spine.

mercoledì, maggio 16, 2007

L'arte del distacco


La prospettiva 'altro da sè' mi è sempre risultata particolarmente ostica. Ci sono cose che effettivamente bisogna analizzare gelidamente, e ho sempre creduto nelle dissezioni che le persone più importanti della mia vita han saputo operare su tutte quelle situazioni di cui da sola non riuscivo ad aver ragione, su tutti i no che non riesco a dire e le scelte che faccio sapendo di non riuscire a portarle avanti...

Finchè, in una colazione diversa da tante altre, qualcuno mi fa capire che ci sono eventi talmente intimi da non poter chiedere a nessuno nè consigli nè cornici, che devo restare pensierosa, non chiudere occhio la notte e vedermela da sola.
I mumble mumble ed i ronzii nella testa mi hanno scortata diligentemente lungo la passeggiata fino in Facoltà per poi silenziarsi d'improvviso non appena aperte le porte scorrevoli...


Ieri sera ho detto ad alcuni amici che mi sentivo molto come la rosa del Piccolo Principe, ed uno di loro ha scritto 'Ti senti amata da lontano...', allora ho sorriso. In realtà era perchè la rosa non vuole nè campana nè paravento, ha le sue spine e crede che questo basti contro le tigri. Sono tre anni che lavoro per costruire una Laura invisa nelle situazioni, che non ha paura di mettersi in gioco fino in fondo, che crede nei colpi di testa e che non vuole imparare l'arte del distacco.
Dopo una notte insonne -forse solo la prima di tante- ho preso una posizione netta dentro la mia situazione, quella che sogna l'altra faccia della rosa.


In quello che sto facendo ci credo e ci spero con tutta me stessa, e credo anche che la posizione giusta sia questa, e non sia facile. E se dovesse rivelarsi quella sbagliata, se ne uscirò devastata, se sarò la sola a prenderla e resterò senza paravento nè campana... beh, ho sempre le mie spine.

lunedì, maggio 14, 2007

Solo 3 persone

In questi tre anni in condizione di fuorisede credo di aver messo a frutto tutte le conoscenze di sopravvivenza acquisite in dieci anni di scoutismo, dalla vita comunitaria alla cucina poco meno che trappeur, dall'essenzialità alle continue forcole, dalla fatica alla continua ricerca della strada, dal permanente servizio agli altri a frequenti Deserti. Ma ci sono tre persone nella mia vita grazie alle quali ho imparato a sorridere per davvero, e anche nelle difficoltà, tre persone che sferzano sistematicamente l'emergere del mio lato troppo razionale e troppo poco ventunenne, e sono tre persone in cui ammiro e invidio la capacità di trovare pacifiche oasi di serenità interiore. Tre persone per la cui felicità venderei l'anima senza pensarci due volte.


Nik è un monsone, prorompente e sempre in viaggio. Quando parte o quando torna è sempre un movimento di grosse masse d'aria, acqua e fuoco dentro, a seconda di quello che c'è da fare. Bentornato mi hermano.






Gaia è libeccio. Lei fa passi di vento, non perde tempo se trova la sua meta, altrimenti si acquieta e poi spira con forza estrema quando c'è da farlo. Un vento significativo anche se ancora in bocciolo, un vento foriero di cose fatte bene e col cuore. E non è solo DNA in comune.






E Virginia... è la brezza, a cui non si può mettere un lucchetto. Sempre nei pressi, sempre presente, in alcuni momenti accarezza, in altri asciuga lacrime, in altri fa arrivare lontano le risate, altre volte bacchetta e scompiglia tutto. Molto più che un legame di sangue.

Volevo ringraziarvi oggi, per come ogni giorno mi 'salvate' da me stessa...



giovedì, maggio 03, 2007

Se non ti fa paura

A malapena tre post fa mi sono trovata a fare mente locale sulla mia inadeguatezza nell'infilare il camice per le poche ore di reparto che ci propinano attualmente. A volte il destino ha parecchia fantasia sul come rincarare le dosi.

Ci insegnano a concatenare gli eventi, comprendere i meccanismi, seguire un filo logico. Ci spiegano il perchè di un sacco di cose, ci dicono di cercare i perchè delle cose che non ci spiegano. Non uno, non uno dei medici/professori che si sono avvicendati in questi tre anni ha mai chiesto se avevamo timore nell'entrare dentro quel pezzo di stoffa bianca, se ce la sentivamo addosso come fosse più che una maschera di Carnevale. Non ci hanno mai chiesto se abbiamo paura.



Paura di cosa?

Paura di entrare nella stanza di un paziente.

Paura che ti fermino per chiederti una qualsiasi informazione. "Scusi dottore, sa dov'è il bagno?"

Paura di aprire bocca davanti a un paziente (ma sì, ormai il discriminante sono diventati loro, a tirar cazzate davanti a un prof ci siamo rassegnati...) perchè hai paura di vederlo sgranare gli occhi o piangere o guardarti spaventato o osservarti con diffidenza.

Paura di ferire, quel tipo di ferita che nessuno di noi saprà mai creare neanche con il più affilato dei bisturi.



Ci sono due nuove paure che ho aggiunto alla mia lista ultimamente.



La prima si chiama Paura del colpo d'occhio.

E' la paura di non dover chiedere 'Come mai si è ricoverato?' ad un paziente che vedi per la prima volta, paura di non aver bisogno delle spiegazioni di un prof.



La seconda più che una paura è una paurosa sensazione di sottovuoto.

Questo accade quando entri in una stanza e tutti gli occhi voltati verso di te non hanno più pupille, ma punti interrogativi di rimpiazzo.



Se non ti fa paura... spiegami come fai.



Chiunque questa settimana mi ha fatto notare la distrazione cronica, la apaticità, la mancanza di sorrisi e l'illuminarmi a tratti con il cellulare in mano. E' un pò complicato da esternare e non ci provo nemmeno, sono in piena battaglia a mani nude contro le mie scelte e il mio futuro. Quando avrò incastrato anche questo nuovo grosso mattoncino Lego tornerò un pò più lucida e presente.


Un bacio

lunedì, aprile 30, 2007

Cosa siete, guerrieri o ballerine??

Un bambino passeggiava sulla spiaggia insieme alla madre. Ad un tratto le chiese: "Mamma, come si fa a conservare un amico quando finalmente si è riusciti a trovarlo?". La madre meditò qualche secondo, poi si chinò e prese due manciate di sabbia. Tenendo le palme rivolte verso l'alto, strinse forte una mano: la sabbia le sfuggì tra le dita, e quanto più stringeva il pugno, tanto più la sabbia sfuggiva. Tenne invece ben aperta l'altra mano: la sabbia vi restò tutta.



Per quelli che mi hanno accolto con bontà









Che mi hanno atteso senza stancarsi











Che mi hanno dato tanto






Che mi hanno ascoltato senza fatica





Che erano lì senza bisogno di cercarli






Che sono presenze sicure






Che mi hanno offerto un'amicizia riposante




E irradiato una pace gioiosa.

Grazie per avermi fatto capire che l’oggi è un dono ed è per questo che si chiama presente.
Tenete sempre accesa la lanterna che è in voi e spandete il fiore rosso in tutto il mondo.

giovedì, aprile 19, 2007

L'alba di domani

Non so se vi è mai capitato di cambiare stazione radio quando inizia una canzone che a pelle proprio non vi va giù, e poi magari un giorno siete a studiare con gli auricolari infilati e senza volerlo la ascoltate. E restate senza parole, perchè tanto parla lei per voi.

L'alba di domani ci sorprenderà addormentati ancora abbracciati,
dello stesso sogno ci trasporterà oltre i confini piu' segreti,
forse un nuovo mondo ci riceverà senza parole ne paure,
ed il nostro sguardo attraverserà dei desideri la profondità...
parla con me aspettando che spunti il giorno
e che non c'è niente che conta intorno
ma la tua voce ancora un po' incerta non sa,
quello che gli occhi ridendo confessano già,
non dirmi no certe zone delle tua mente
che ora non sai si dischiudono lentamente...
e se non ti fa paura potrai guardare la tua natura nell'alba di domani...
Questo desiderio che ci prende si sa e' un vortice lento
è un fuoco diverso,
fallo divampare non ci brucerà
perche' la vertigine l'istabilità
parla con me aspettando che spunti il giorno
perche' non c'è niente che conta intorno
ma la tua voce ancora un po' incerta non sa,
quello che gli occhi ridendo confessano già
non dir di no certe zone della tua mente che ora non so si dischiudono lentamente
e se non ti fa paura potrai guardare la mia natura
nell'alba di domani.
Tiromancino

martedì, aprile 17, 2007

Il post più importante

Ti sei mai chiesta anche te come sarebbero andate le cose se quella particolare cosa non fosse andata così?

La domanda "Che persona sarei se le cose fossero andate diversamente?" mi ronza in testa da 13 anni. A volte mi immagino incazzosa e fricchettona, ribelle per le cose che forse non avrei potuto fare. Altre volte mi vedo tutta perbenino, mocassini e camicia nei pantaloni, viziata e pretenziosa e meno impegnata. Altre volte mi vedo esattamente come sono ora, con tante lacrime non piante e ricordi non lavati via. La realtà, tesoro, è che è una risposta che non potremo mai darci nè io nè te. In realtà io non ho conosciuto mamma, proprio come te. Strano, vero? Io più di te ho solo vissuto con mamma, perchè se effettivamente l'ho conosciuta l'ho anche dimenticata... e non leggerla male. Avere 3 oppure 8 anni non era poi così diverso, in quel momento. Più di te io ho solo sensazioni e solo qualche flash, e parecchio è grazie a te, grazie a quel fenotipo Gabriella che ti ritrovi e che credo ti facciano pesare e che magari non volevi (non credere quanto ti dicono che sei identica, dalle foto si vede che siete solo somiglianti in alcuni tratti. Però devi sapere che hai una gestualità che è assurdamente, geneticamente trasmessa in linea diretta da te a lei. Ma il tuo sguardo è quello di papà.) Quello che so è che davvero vorrei averla conosciuta, e che avrei tanto voluto potertela ricordare meglio.

Te hai sempre domandato poco, o comunque non a me - non che io possa darti risposte che gli altri non possano darti- forse anche per il tuo carattere riservato e un pò taciturno, ma in particolare penso perchè io dagli otto anni sono diventata un doberman astioso, particolarmente con te.

Te hai sempre creduto, ed io non ho mai potuto nè saputo sradicare questa tua convinzione, che la mia rabbia e la mia cattiveria e tutte le altre lacrime che c'erano e non sono mai uscite si fossero riversate su di te perchè io ti ritenevo responsabile. E tu ti ritieni responsabile. No, no, no. Non è la tua nascita che ha scatenato tutto. Questo bisogna che te lo sappia e che te lo accetti, perchè a diciassette anni non si può davvero vivere senza una madre e con in più un tale senso di colpa. Solo l'anno scorso sono venuta a conoscenza dell'esatta dinamica delle cose, dell'esatta cronologia degli eventi e delle esatte cazzate che ha combinato gente che un giorno dovrò chiamare colleghi, ma anche prima io non ti ho mai mai mai ritenuto responsabile. E allora, perchè sono sempre stata dura con te? Io ricordo ogni singola volta che non ti ho dato il bacino della buonanotte e il giorno in cui ho smesso di leggerti le favole e il giorno in cui ho smesso di avvoltolarmi i tuoi boccoli sulle dita. Il contatto fisico è stato per molto tempo la mia bestia nera, il mio unico punto debole, la breccia con cui farmi crollare e piangere. Ho sempre pianto molto poco, e mai davanti agli altri.

La realtà più dura da accettare è che non è un vuoto che puoi colmare, è una bolla che resta lì nel cuore. Ma è un vuoto che a modo suo ti fa compagnia, è un vuoto presente. E te hai dei gesti che ti coccolano inconsapevolmente, e siccome non sai quali sono potrebbe essere ogni singolo movimento che fai. E io ho il modo di guardare. E la cosa più bella è che io e te abbiamo delle cose in comune.
E poi abbiamo un 50% di DNA suo in ciascuna delle nostre celluline.

Queste parole non sono la pubblica ammenda che sembrano. Volevo finalmente spiegarti per dirti che difendersi non serve. Non ci si può difendere da una cosa così grande, e soprattutto non ci si può difendere per sempre dalle persone. Bisogna fare scelte azzardate, bisogna mettersi in gioco davvero, bisogna che l'autostima si stacchi dalle suole delle scarpe e torni a camminarci accanto.

La cosa più importante non è convincersi, ma CREDERE che si può sempre ricominciare.

Spalle larghe

Torno ora dalle Cliniche Chirurgiche dopo aver passato un'ora a farmi impennare l'urto del sistema nervoso aspettando davanti a una porta chiusa. Le specializzande che non esistono nè sono mai esistite (e sono bionde, belle, alte e tedesche. Cosa succederà quando diventerò specializzanda io? Mi calpesteranno?), il prof che dovrebbe seguire il mio gruppo che non mi si è minimamente filata, stuoli di neomedici dietro a professori incartapecoriti con i camici svolazzanti, il mio lettone tiepido che non voleva lasciarmi andar via alle 7 e mezza, le lauree in Presidenza... e poi, fuori dall'edificio, un uomo stava piangendo seduto su una panchina.

Al liceo la chiamavamo epiphany, questa sensazione di improvvisa e totale comprensione di qualcosa a cui fino a quel momento non avevi mai considerato, di cose che finora forse ti erano sgusciate accanto senza nemmeno farti muovere la manica del trench. Cos'è che regala le spalle larghe ad un medico, un'estrema stupidità o un'estremo menefreghismo? Con entrambe sei protetto, inconsapevolmente o meno, dalla maggior parte delle angherie mentali che ti si scaglieranno contro nei corridoi dei reparti. A mio padre piace ripetere che io vivo le cose con un estremo pathos ( ed usa e riusa la parola pathos, forse è quella giusta per rincarare la dose di questo giudizio). Io non so se effettivamente riuscirò a farmi mettere ko al primo round dagli anni che mi aspettano prima della laurea -in realtà lo ritengo probabile- ma spero che questo non pregiudichi il tipo di persona che sarò.

Appoggiata contro un muro giallo in pieno sole ho guardato quelle spalle larghe scosse dai singhiozzi, e ho capito che non sono ancora pronta ad affrontare questo.