lunedì, ottobre 30, 2006

Oslo/1... You welcome!

Karl Johans Gate
Ciao bbelli!!!!
Primo aggiornamento dalle fredde lande norvegesi (5 gradi fissi tutto il giorno figlioli, ma ci stiamo acclimatando...a Pisa due giorni fa ce n'eran trenta) dove ormai da 48 ore abbiamo messo delle discrete radici linguistiche. Per esempio, ho imparato a dire Takk, che vuol dire Grazie. Oslo e' incastrata nel fondo di un fiordo, ed e' costellata di tante isolette sparse. Questi fiordi noi non riusciamo davvero ad immaginarceli, perche' sono una cosa frastagliatissima e tremendamente verde, gialla, e rossa ora che e' autunno. Da che siam qui abbiamo visitato una grossa fetta della citta', che dovunque tu vada a sbattere e' BELLISSIMA, e abbiamo visto la NationaalGalleriet con l'Urlo di Munch e un casino di altri famosissimi quadri -anche se i piu' belli sono di gente mai sentita nominare-, il trampolino olimpionico per lo scii, il Palazzo reale, il VigenlandPark, lo SkyøteMuseet...
e oggi ci ridaremo alla pazza visita per tutta la penisola di Bygdøy, e alla scoperta gastronomica della zuppa di balena (scherzo) ma della carne di renna pero' si!
Ora andiamo a fare colazione in una Bakeri del centro, il nostro ostello e' una chicca in una strada che collega due quartieri grandiosi. E l'Universitaat... ragazzi, e' l'edificio piu' bello della citta'. Ed in piu' e' gratuita. Se mai vi venisse in mente di fare un Erasmus, vi consiglio caldamente questa meta.
A presto per ulteriori particolari, un bacino a tutti!!

giovedì, ottobre 19, 2006

E che BESTIA sia.

Quando due persone totalmente diverse che però tengono a te pronunciano la stessa identica frase nel giro di mezz’ora vuol dire che hanno, se non ragione, perlomeno vissuto la stessa esperienza. La cosa triste è che ragione ce l’hanno, e su cose che non mi piace accettare ma a cui è bene faccia un grosso callo dove farle rimbalzare tutte le volte che ricapiteranno.

Lucy ha scritto un post qualche tempo fa riguardo gli amici veri. Quelli che le spalle non te le voltano, quelli che per te si svenerebbero, quelli che con te insistono, condividono, combattono, realizzano sogni. Quelli per cui viene prima un tuo sorriso rispetto alla voglia di primeggiare, quelli con cui la competizione sleale non esiste anche se vi potreste trovare a concorrere in sei per un solo posto di specializzazione. Quelli che sanno come sto da una ciocca di capelli fuori posto o dal fatto che non arrivo sorridendo la mattina a lezione, quelli a cui questo importa.

Poi ci sono le persone che non conosci e che non ti conoscono, ma con cui una civile compresenza è possibile, bella e redditizia, anche perché magari finisci col conoscerle e scoprire che non sono affatto male.

Dulcis in fundo, ci sono le persone che, semplicemente, ti deludono. Quelle che c’erano ma oggi no perchè ho da fare, quelle di cui hai ignorato alcuni comportamenti ‘allarme’, quelle che reputavi vicine, quelle con cui qualcosa hai condiviso.

Per la seconda categoria davanti la mia porta stenderò sempre un tappetino setoloso con una grossa Welcome. Basterà che suonino il campanello e a meno che non sia alle prese con una maschera esfoliante aprirò in tempi brevi, e prometto un caffè pronto nel giro di 5 minuti.

Per la prima categoria, beh, della mia porta potete avere le chiavi, il mio scomparto del frigo è a vostra disposizione –ma occhio ai ragni-, vi preparerò una torta alla crema e finchè entrate nel lettone potremo accamparci tutti sotto le coperte e guardare un DVD.

Per la terza categoria mi sono chiesta a lungo cosa fare, se cambiare indirizzo era o meno la soluzione giusta. E alla fine, dopo la notte di lunedì pressoché insonne e quello che mi è stato detto ieri, ho deciso che non devo cambiare nulla di quello che sono, basta solo far emergere di più alcuni lati della mia personalità che si assopiscono sempre. Quello che lotta per quello che vuole. Quello che non si fa prendere per il culo. Quello che fa le cose perché gli piacciono e perché sono la base del suo futuro. Quello che tira fuori le unghie. Mi hanno tirato fuori l'acidume con l'uncino. Mi vogliono bestia?
Senza rancore, gente...

E che BESTIA sia.

venerdì, ottobre 13, 2006

La Filosofia del Sushi

Qualche post fa vi ho raccontato di aver sentito una canzone di Grey’s Anatomy durante il turno in Dea, giovedì scorso. Da quel momento sto scandagliando la rete per trovare quella traccia –che, ovvio, non è nella track list della colonna sonora originale, perché quella ce l’ho già. E non ho avuto tempo di rivedere tutta la prima serie per riascoltarla- ma la cosa più curiosa è quello su cui ho basato la mia ricerca, cioè un verbo. Rely on vuol dire contare su, e in un mio eventuale degenero corticale sarebbe probabilmente l’unica cosa che ricorderei, e questo perché si tratta del primo phrasal verb che sono riuscita a farmi entrare in testa al liceo. Ma non solo. Contare su forse è la decisione più difficile e coraggiosa da prendere. Contare sulla tua memoria, su un colpo di fortuna durante un esame, contare su qualcuno, contare su se stessi, o accettare che qualcuno conti su di te.

La prof di inglese diceva che quando puoi ascoltare e capire una lingua straniera senza focalizzare coscientemente che non si tratta della tua lingua madre, funziona come se lo fosse: accade che tu non riesca a ricordare frasi intere che hai sentito, perché semplicemente non vi stavi prestando attenzione. Ma di punto in bianco succede che, puff, rammenti. Ed ecco che, mentre stavo mangiando collassata su una sedia in cucina, è riemersa la frase dentro cui quel verbo si colloca, I’m getting old and I need something to rely on.
Sono corsa in camera insieme ai pomodorini perché non trovavo una penna, ma la tentazione del portatile sulla scrivania era troppo forte… e avevo qualcosa di dire su queste parole.

Rispetto a un anno fa, quanto sono diversa, quanto sono cresciuta, e quante cose si sono evolute. E, finalmente/quanta paura, questo phrasal verb mi è piombato addosso. Devo iniziare a contare sulle mie forze, sul bagaglio in accumulo lungo questo infinito percorso, sul fatto che altri si fidano di me, sul fatto che ora sono io che mi fido di qualcun altro. Ma prima della mia schiera di porte c’è ancora tempo.

Ho scritto questo post per chi si accorge che alle porte non manca molto, che è un po’ più di un semplice gioco ed è invece il momento di fare un bilancio, valutare le proprie predisposizioni, prendersi la prima vera responsabilità e scegliere cosa fare. Per chi magari non sa individuare una singola ragione per fare quella cosa, ed invece ne trova parecchie per non farla… ma gli piace trSushioppo l’arena per mollare o ripiegare. Armandosi degli strumenti giusti, farà il massimo per avvicinarsi quanto più possibile alla perfezione. Come per il sushi.

domenica, ottobre 08, 2006

Kehle

Una delle prime frasi che ricordo di averti sentito dire è stata ‘Io da qui me ne voglio andare’, alludendo al nostro comune piccolo, bigotto universo natio. Si stava uscendo da scuola e una massa di diciottenni in subbuglio ormonale attorno a noi ululava becere espressioni dialettali di apprezzamento verso il culo della sciacquetta della 3aN che si ritoccava il rossetto camminando verso il capolinea del bus per Capistrello. A 16 anni.

E quando hai scelto di studiare Relazioni Internazionali, e quando hai conosciuto Angelo, e quando ho saputo che saresti partita per la Germania… beh, era scontato che sarebbe andata così, ma uno scontato bello, di quelli che ti fanno sorridere soddisfatta perché era proprio così che doveva andare.

Vai così, sorella!’ è stata però la prima frase in assoluto che ti ho ascoltato pronunciare, peraltro con un grosso sospiro di sollievo. Avevo aperto bocca per la prima volta nella mia nuova classe per rispondere a una domanda della prof di Inglese, ed ero intimorita e poco propensa a rispondere per non apparire saccente da subito. E invece te hai messo in moto la tua massa di riccioli e ti sei girata per un gimme five.

Più o meno da allora siamo diventate un’unica entità dislocata a dieci km di distanza l’una metà dall’altra. In tre anni abbiamo stretto un rapporto che andava oltre l’essere migliori amiche, oltre l’essere sorelle, oltre l’essere compagne di classe. Antidormi l’avrebbe chiamata ‘corrispondenza d’amorosi sensi’, qualcosa di più simile all’essere una persona sola che due molto legate.


Dopodiché i km sono diventati circa 150, ma questo non ci ha impedito di restare sempre NOI, come what may -Moulin Rouge docet; il nostro primo film insieme, ricordi?-

E ora sono qui che ti scrivo con il libro di Semeiotica sulle gambe, che mi ricorda quanto tutto si sia fatto più difficile negli ultimi anni. Difficile però è la parola sbagliata, perché una rapporto come il nostro cose difficili non penso ne conosca. Solo… più complicato. Complicato vedersi, complicato spostarsi, complicato incastrarsi con i tempi. Complicato non esser mai in Abruzzo in contemporanea (complicato dal fatto che lì meno ci mettiamo piede meglio stiamo, io e te!). Complicato sì, ma non impossibile. L’anno scorso sì che è stato complicato, per un sacco di cose. Ma io ci sono sempre, assenteista, incasinata, disorganizzata fino all’inverosimile, esattamente come tu mi conosci… anche se non ci vediamo mai, anche se ci sentiamo poco.




Ti voglio bene sorella.

Ficcatelo nella zucca.

giovedì, ottobre 05, 2006

Such Great Heights

Vi, ho una paura pazzesca.”
“Dai, il Dea! Perché hai paura?”
“Ma scusa, tu non saresti terrorizzata?”
“Da morire! Ma perché hai paura?”


Papà che ieri sera mi dice di lasciar fare, che in fondo è il terzo anno e che tutto è ancora teorico. E alla fine di tutte le sue argomentazioni io che rispondo:
“Papà, comincio domani.”
Fino a dieci minuti prima ero in biomedica a rileggere tutti i miei appunti-infarinatura di queste serate su anamnesi, esame obiettivo e primi approcci semeiologici, e nei cento metri prima di tragitto con l’aorta pulsante in gola avevo voglia di fermare chiunque incontrassi per dirgli ‘Ma lei lo sa dove sto andando io ora?’

Entro non appena trovo il coraggio di farlo. E’ davvero solo un passo in avanti in più, ma non pensavo fosse forte come una scarica elettrica.
So solo che quando entro non so mi viene da piangere più per il terrore di chissà cosa, per la gentilezza del mio responsabile o per una canzone di Grey’s Anatomy diffusa dall’altoparlante.

Non so raccontarvi com’è andata, non ora che è tardissimo e sono tanto stanca e sgrammaticata e domattina c’è lezione. Dopo sei ore esco
per andarmi a cambiare e penso di andare a mangiare a mensa tanto a casa non ci sarebbe nessuno e d’altronde ne sanno poco di tutto questo e mi giro per puro caso… e in un corridoio laterale c’è Gio.
Gio, che era lì da quasi un’ora dopo averne fatte 8 di lavoro per farmi una sorpresa e cenare insieme a me e non perdersi per nulla al mondo le reazioni a caldo dopo il mio primo turno di internato.
Ragazzi, che meraviglia VEDERE quanto sono ignorante dal vero, e vedere quanto assistere a una procedura banale sia molto più utile che sentirsela raccontare, e vedere che sono un caso disperato, ma un pochino meno di quanto mi aspettassi.
E che meraviglia l'amore.

Buon weekend!!

giovedì, settembre 28, 2006

Let's start again

Per una settimana di quasi stasi prima dell’inizio delle lezioni conosco diversa gente disposta a uccidere, ma ormai anche dormire è diventato noioso. Tutt’intorno a casa mia frulla la vita universitaria di Novoli, ma siccome viale Morgagni e Biomedica iniziano a mancarmi –staremo a vedere cosa dirò dopo tre corse sul 56, e relative tre mezzore ad aspettarlo sotto la pioggia- nelle ultime 24 ore mi sono dedicata alle sbobinature di microbiologia, di cui la cosa che mi era rimasta più impressa era il tipo di font usato.
E, per premiare il mio sbalorditivo grado di ignoranza riguardo tyndallizazione e aggeggini cattivissimi dal nome impronunciabile, nelle ultime 4 ore mi sono sparata metà serie di Grey’s Anatomy, impresa che per il solo Dr.Burke merita di essere portata a termine entro domattina ( quando ho visto per la prima volta il rendez-vous tra lui e Christina mi sono flashata sull’eroticità della curva della sua pancia, della curva del suo deltoide, del movimento curvo che compie con le braccia piegate… ok, la smetto, però è e rimane la scena più sexy che io abbia mai visto.)
Pertanto vi abbandono ai vostri sogni d’oro.
See you next Monday!

lunedì, settembre 25, 2006

Glicerinissimamente.

Per cambiare il modo di lottare per ciò in cui credi ci vuole molto più coraggio di quanto non ne serva per iniziare.
Quando stamattina ho sentito chiamare il tuo nome ho pensato prima che ci fosse una omonimia, poi ‘Le è scappato il mouse e non si è accorta di aver sbagliato pulsante’. E quando ti ho vista, invece, mi sono detta ‘Adesso basta, non è possibile’.

Ma il fatto è che qui a Firenze in questa Facoltà chi insegna e chi organizza ha la dannatissima concezione dell’onnipotenza, e il primo concetto che passa dalle lezioni è che lo studio bovino è la conditio sine qua non per restare a galla. E fin qui ci siamo, tutti controfirmiamo tacitamente questa clausola a piè di pagina scritta talmente piccola da darci l’illusione che forse sarà possibile far finta di ignorarla.
Però è solo per pochi privilegiati che il mare resta liscio fino all’approdo.
E cercano di inculcarti da subito che non sei tra questi, game over.
E invece over un par di palle, e te ne sei la prova vivente-studente, nonostante tutto.
Nonostante la spossatezza che ti lampeggia negli occhioni verdi, nonostante i soprusi burocratici e non, nonostante tutto quello che stai tribolando da troppo perché triboli meno chi ami.
E’ da un anno che sto imparando a conoscerti, per volerti bene è servito meno di quanto immagini e te ne voglio molto più di quanto io sappia dimostrare, e lo scopo di queste righe è dirti che credo in quello che vali, che è molto più di quanto molti non sappiano e infinitamente più di quanto vogliano farti credere. Non finirai mai di lasciarmi a bocca aperta.
Tvb.

venerdì, settembre 22, 2006

Raminga Voglia di Fare

Di tutti i buoni propositi espressi nel post precendente ne avrò messi in atto forse un paio, però ci sono novità degne di nota: la prima è che Gio è una neomatricolina di Infermieristica -praticamente finiremo per vederci al Virus per un panino e in ambulanza. Chi è che dice che la quotidianità uccide un rapporto?! Nei prossimi mesi/anni credo che saremo noi a UCCIDERE per un pò di pacifica quotidianità...
L'altra news è che me ne vado a Oslo con Gaia dal 28 ottobre al 2 novembre. al momento sono leggermente preoccupata per il freddo, ma penso che ce la caveremo egregiamente, vero sister?

Altre cose importanti prima che mi caccino da Novoli:
Lucy, FORZA. E basta.
Nik è ripartito oggi per il Togo.
Ho di nuovo sonno. vado a iniziare la mia sedicesima ora di nanna della giornata.

Un bacio a tutti!!!

mercoledì, settembre 13, 2006

Prorsum

23 agosto ore 18.30, fuori il sole illumina da dietro come fosse una candela questo cielo blu che più perfetto non poteva essere, dentro il sole a malapena filtra dalle serrande tirate giù giù giù per dimenticare tutto all’infuori dei libri sulla scrivania. Il fatto che vedrete questo post solo dopo l’11 settembre manifesta la mia ignoranza operativa riguardo ai giorni che verranno, la missione Arginailblocco è entrata nel pieno della sua fase di studio scriteriato e cercherà di mettere tutto in ordine.
La ragione per cui non pubblico prima è che di sentirmi dire, ripetere, ricordare, puntualizzare che devo fare tutti gli esami ne ho stracolme le palle.
LO SO.
Ho spinto la mia resistenza fisica oltre tutto quello che chiunque possa immaginare o dedurre da risultati o paragoni con gli altri studenti di Medicina, e se per gli altri è stato più facile (occhio, non facile: quello non lo è per nessuno) pace, bravi, rien à dire, Laura ha durato proprio fatica e magari non è nemmeno riuscita a fare tutto. E allora?! Ma siete iscritti voi o io, fate le 3 di notte da due anni voi o io? (Ai miei amici: tutto questo NON è diretto a voi.)
Quindi queste poche righe sfavate - e miei segnali di vita- appariranno quando almeno uno dei 2 esami sarà descrivibile con verbi al modo indicativo tempo passato prossimo. A quel punto sarò in terzo anno, nonostante tutta l’annataccia. E potranno scassarmi i maroni quanto vorranno.


13 settembre ’06 ore 15.30
I due giorni dall’esame sono stati come una flebo continua di endorfine, la mia sostanza girgia periacqueduttale deve affaticarsi quanto mi sono affaticata io. Un turno in Misericordia appena fuori da fisio, una giornata di dolce far niente con Gio, un aperitivo con Nik , una mattina in centro con Virginia, ed ora un pomeriggio qui a casa a sonnecchiare. A breve termine ho inserito in agenda una puntata al Meyer, un rapido incontro col babbu, l’uscita di Co.Ca. non so dove, un po’ di studio tranquillo, una scappata in Calabria.
Terzo anno.
Ci avevano detto che era una strada in salita, non che gli scalini erano alti mezzo metro. E, bene o male, chi più chi meno col fumettino ‘Pant… pant’ sulla testa e il fumo che gli esce dalle orecchie… siamo ancora tutti con un numero di matricola. Io questo lo chiamo stracredere nei propri sogni .
E che nessuno intenda mollare è la nostra più grande vittoria.

Un bacio a tutti

sabato, agosto 05, 2006

"Giuro di curare tutti"

Il mio fancazzismo di questi giorni si maschera dietro le ore passate a leggere tutta la sequela di riviste mediche o presunte tali che infestano la nostra cassetta postale, e ieri è arrivato anche Janus, un periodico di etica medica per nulla scontato, in cui ho trovato l’articolo da cui ho preso il titolo del post. Volevo riportarvi per intero il sottotitolo


La dimensione più alta e nobile che ci ha lasciato la tradizione ippocratica è
il principio del diritto universale alla cura, senza differenze di razza,
religione, sesso. E indipendentemente dalla colpa o dalla responsabilità del
malato, dall’adozione di stili di vita poco salutari come bere alcolici e
fumare, fino ai casi più estremi, quando ad avere bisogno di assistenza medica
sono assassini e delinquenti.

perché mi ha messo in allerta prima ancora di leggere il resto dell’articolo, che fa una panoramica su tutta la storia della cura e del diritto alla cura da Ippocrate fino ai giorni nostri. E’ stato però l’incipit del pezzo a darmi la spinta a scrivere, semplicemente il riassunto di una puntata di ER in cui in rapida sequenza vengono portati in sala operatoria un tizio che si è fatto impallinare per salvare una donna da uno stupro, la donna che poi è stata stuprata ed infine lo stupratore, con tutta la rabbia e le scelte obbligate che i medici devono mettere in atto perché, nonostante tutto, quell’uomo va salvato.

Ho avuto bisogno di scrivere perché per me questo argomento, quel nonostante tutto è una nota dolente.

Uno dei punti della versione attuale del giuramento di Ippocrate è l’impegno nel
curare tutti i miei pazienti con eguale scrupolo e impegno indipendentemente dai sentimenti che essi mi ispirano e prescindendo da ogni differenza di razza, religione, nazionalità, condizione sociale e ideologia politica.

Prescindo da tutte le differenze che vi pare, ovvio, penso che riuscirei anche a metter le mani su un omicida, magari vomitando di lato al lettino. Dovete sapere che però c'è un caso in cui tutti i miei migliori sistemi di autocontrollo vanno a farsi fottere in allegria, l'unico caso per cui io, convinta assertrice della sacralità della vita e nettamente contraria a tutto ciò che possa svilirla -vedi pena di morte e consimili- perdo davvero la testa. Ed è la pedofilia. Per questo genere di cose io divento una iena, per questo genere di grettezze penso che una tortura fisica e psicologica vita natural durante non sia sufficiente.
E allora mi sono chiesta: se nella situazione di sopra fosse arrivato in ospedale un bimbo stuprato e subito dopo quell'animale del suo stupratore, e ci fossi stata tu, Laura, a dover agire... avresti agito?
Non lo so. Quello che so è che al momento preferirei un'accusa di omissione di soccorso piuttosto che vedere quell'uomo respirare ancora.

Istinto materno o desiderio di vendetta? Ragazzi, questo mi spaventa indicibilmente. Un giorno potrei trovarmi in una situazione in cui deontologia e principi morali verranno a fare a pugni, e finchè saranno cose gestibili credo di potermela sbrigare. Ma in questo caso limite mi troverei davvero nei pasticci. E non è che sapere che "Ma Laura, non ti capiterà mai!" mi rassicuri poi molto...

Casomai tu, lettore di blog alla deriva, fossi capitato qui per caso e ti stessi chiedendo che razza di mentecatta io possa essere per parlare in questo modo a) ti invito a lasciarmi un commento b) bisogna tu sappia che sono già d'accordo con te, perchè mi autoindigno nel solo rileggere quello che ho scritto. Un pò come per la storia di aborto ed eutanasia (ma quest'ultima vige solo in Paesi civilizzati, quindi tranquilli che in Italia non avremo a che farci). Però un'obiezione di coscienza per l'aborto e l'eutanasia esiste ed è legale, mentre quella personalissima che io ho per la cura di pedofili/infanticidi etc etc è quantomeno considerata deprecabile, se non reato.

Infamatemi pure, ma fatemi sapere cosa ne pensate. Grazie.

giovedì, agosto 03, 2006

News from Home

Aloha gente! I primi tre giorni post-ritorno a casa sono stati scanditi dal ritmo cadenzato dei miei frequenti e protratti pisolini, nell’intervallo tra i quali mi sono dedicata ad attività ormai dimenticate quali passeggiare, guardare film, prendermi cura del mio corpo, annegare nel frullato, rosolare al sole, leggere libri idioti e tutte le riviste che sono riuscita a rastrellare stanza-stanza (tutto questo perché mio nipote è al mare e torna sabato, altrimenti l’avrei strapazzato ininterrottamente). E ieri, udite udite, c’è stata l’apoteosi della mia rinascita fisico-spirituale: ho suturato la mia prima banana!
Ho intenzione di ricamare il ricamabile sulle sorelline della povera sventurata che giacciono in cucina, è ora di prender confidenza con pinze, forbici ed ago con filo 2.0 nero, io che a malapena so mettere a posto un bottone e che piuttosto che fare un orlo ai pantaloni li lascio nell’armadio fin quando non mi entrano più. Dai, il risultato è stato relativamente accettabile, considerate le attenuanti del primo tentativo e della mancanza di ADE adeguate… (tranquilli, prometto che non metterò mai mano su nessuno di voi)
Da domani mi rimetto al lavoro con anatomia e fisio2, iniziando a leggiucchiare semeiotica per curiosità mi sono resa conto che sapere qualcosa a proposito del faringe è importante (vero Fra?!), ma sono tranquilla, ho un mese per risistemare me stessa, il mio contenuto cranico e per ripartire con più forza, sebbene ancora non mi capaciti di aver finito quest’anno terribile. E invece posso iniziare a metterci una croce sopra calcando forte, perché ho intenzione di tramutare la pila di libri che mi aspetta di là in un bagaglio di conoscenze, e poi di usarla come scala per ridipingere camera. Si accettano proposte di colori…
Un bacio, vi voglio bene

giovedì, luglio 27, 2006

Just for me

Per le 7 alla n camicie sudate
per questo anno di fuoco

per il primo esame finalmente di Medicina, quella vera
per i muscoli che si rilassano

per la voglia di leggere un libro che non contenga la parola 'organismo'
per la voglia di pioggia che scroscia addosso
per le persone che non sapranno mai tutto il tempo e l'amore che dedico e dedicherò loro.


Per il tempo tolto a chi amo
per il tempo tolto a me stessa

Me in this very moment
per il mio herpes sempiterno
per le mie lentiggini sopite

per le mie incipienti occhiaie
per i miei neuroni arrosto.

May your holidays be intense!!!!





domenica, luglio 16, 2006

7/16 pm

Il pomeriggio del sedici luglio uno dovrebbe essere in miliardi di posti diversi da una scrivania, o comunque a fare miliardi di cose diverse dal sottolineare per la quarta volta delle sconclusionate sbobinature di fisiologia.
Bruciarle sarebbe l’inizio della rinascita. Poi seguirebbero dodici ore di sonno, una doccia lunga, una passeggiata in centro con le amiche che è un insulto non vedere da più di due settimane (sia le amiche che il centro, ma per il secondo si parla di un tempo ben più lungo), una giornata di shopping perché ci sono i saldi, una giornata al mare perché c’è il sole, una giornata nel Chianti perché sì, sì e basta.
Il perché-no-tutto-questo si concentra nel non aver nessuna intenzione di comprare antitarme per il camice, e nell’acqua versata stanotte alle 4,20 nel ferro da stiro per ricordare a quell’agglomerato di stazzonature in fondo all’armadio che era diventato come ci si comporta. E quando ti arrivano messaggi da amici di vecchia data e vecchia location che ti scrivono
"Cioè, esami a luglio?! Ma che te ne sì ‘scita de testa?"
capisci diverse cose. La prima è che forse avrebbero fatto meglio ad iscriversi a qualcosa di diverso da Lettere visto che ancora parlano da trogloditi fucensi, la seconda è quanto ormai poco mi conoscano, la terza è che in effetti se ci sente solo quando c’è la Xmas e la Summer Card un motivo ci sarà e la quarta è che loro non lo sanno quanta fatica faccia faticare dietro a dei movimenti ionici che avvengono in ‘bagni di acqua di mare’. Acqua di mare a luglio vorresti ritrovarla ovunque intorno a te, non su fasci di fotocopie. E invece devi aspettare, devi stringere i denti, e te ci provi a fare tutto ‘con calma’ come dice babbo ma è impossibile se non hai un pool quotidiano di ore extra a cui attingere. Robbie Williams canta alla radio life’s too short to be afraid, and you know and you know ‘cause my life’s a mess, and I’m trying to grow, and so do I Robbie, so do we all, contornati da tutto l’amore di chi ci vuol bene e la voglia di darci da fare, e la profonda rabbia per uno stato di clausura comunque ingiusto e crudele, perchè è il sedici di luglio anche per noi...

venerdì, luglio 14, 2006

Laura.... Ciao bbelli, vi metto una mia foto recente così vi rassicuro sul mio ottimale stato psicofisico... riemergerò dall'apnea il 28, quindi fino ad allora non vi terrò aggiornati. Solo... incrociate le dita e tutto l'incrociabile per me! Bacini

Tavolo, mestoli e bicchierini da liquore

E vi chiedo scusa se lascio i calici da vino bianco e rosso, le insalatiere e tutto al resto sotto al letto, ma è della lampadina a 400V che volevo parlarvi, di quella che da un pò vi si è accesa dentro e vi illumina della stessa luce e scalda chi vi sta intorno. Questo è un post scritto a quattro mani e a due cuori, noi che in separata sede vi abbiamo visto trepidare e far nascere la vostra seconda persona plurale, che poco dopo aver iniziato a zampettare ha ingranato la quinta. Adesso vi osserviamo insieme procedere spediti, con un'andatura da trinciatutto, sicuri che tutto andrà bene o sarà comunque risolvibile... e avete ragione. Per questo, se anche tutte le facce che incontrerete saranno incredule, scettiche o non persuase, sapete dove trovare due visi perfettamente sereni e fiduciosi in voi e nella vostra follia. E credo proprio che per voi ci saremo ogni domani e tutti i prossimi 5 minuti. Vero, tu?

Ti avvicini all'attacco di una via. La verticalità ti da solo vertigine. La paura si fa sentire. Poi ti avvicini. Vedi che forse... forse... di lì si passa. E intanto cammini. Un passo dopo l'altro e ti accorgi che poi invece il diedro è netto. Che non è poi neppure tanto difficile. Ma sì che dai almeno alla fine del primo del tiro ci arriviamo... e poi? E poi vediamo ma vediamo in due. E un passo dopo l'altro senza neppure dare importanza alla meta si cammina, si procede sulla verticalità e ci si accorge che dai di impossibile non c'è proprio niente. Ma no e poi mica sei da solo... Si arrampica in due. Ci si tiene la corda. Ci si salva la vita in due. E le difficoltà vanno passate in due sennò non si va avanti, ma le soddisfazioni anche quelle si vivono in due. Si convivono e si condividono. E diventiamo sempre più forti singolarmente ma soprattutto come coppia. Gli spaventi iniziali cosa sono più? E se si guarda di sotto si vede la strada fatta e si ringrazia solo di avere accanto il compagno di cordata. Il compagno del cammino di una vita intera. Una vita costruita passo dopo passo, con calma e equilibrio da ballerini. Una vita goduta e combattuta in due. E la meta? La meta è una scusa per godersi il panorama e il gusto del percorso stesso. Passo dopo passo. Giorno dopo giorno. Domani dopo domani. Con la voglia di dirsi Si. Anche oggi ti amo.....
Lasciateci per cortesia il piacere di osservarvi durante la progressione. Tutto il nostro tifo è per voi. due. insieme.
Buona via ragazzi!! :)

mercoledì, luglio 05, 2006

Plus ultra

Dove abbiamo lasciato il clacson di Mary
Code di chilometri, clacson all’impazzata che nemmeno in Bolivia, frizioni fallaci e odore di pneumatici sull’asfalto, e dovunque ti giri la gente, semplicemente, sorride. Il calcio vero, quello pulito, giocato, sofferto, sudato ieri sera c’era tutto, e la differenza tra chi ricama con i piedi e chi ricama anche con il cuore si è vista, ed è stato un plauso a chi lotta e ci crede e alla fine la spunta, in ogni campo.

Mi rimetto al lavoro, work in progress per il prossimo goal... un bacio

giovedì, giugno 22, 2006

Pride & Prejudice

Alcune cose succedono e basta.
Ti colpiscono in malo modo, ti segnano e ti mettono sul chi vive. Ti prendono alla sprovvista con una frase come tante, solo detta in modo gentile. Ti fanno abbassare le difese un po’ alla volta.
Ti incoraggiano nei momenti sì, no, ni, in quelli di resa e in quelli di festa, quando sei talmente stanca da rinunciare a parlare ma a sorridere mai. Ti sorprendono mentre torni a casa con un profumo sulla felpa e quello d’erba bagnata intorno.Ti osservano da lontano, per non disturbare mentre studi. Manifestano preoccupazione per il tuo superlavoro con estrema cautela, invitandoti a dormire un po’ di più. Ti lasciano a bocca aperta in alcuni momenti, altre volte ti fanno diventare bordeaux ed altre arrabbiare da matti. E da quando ti sfiorano niente è più come prima.

Per te, che mi hai dimostrato la bellezza dello sbagliarsi . Chi l’avrebbe mai detto…

Vol
Ciao cari, è da un po’ che non vi vedo e volevo stamparvi addosso un virtuale bacino collettivo. La fine delle lezioni, come sempre, diluisce le occasioni di stare tutti insieme (Ce-na! Ce-na! Ce-na!) e mi scoccia starvi poco tra i piedi, però volevo farvi sapere che finalmente in questi lidi lontani è cambiato il vento e che il tono con cui dico che va tutto bene è drasticamente diverso da quello che ho adottato nei mesi passati per cercare di non farvi preoccupare troppo. Stavolta è davvero tutto a posto -per fortuna che hanno inventato la parola ‘tutto’, altrimenti finivo domani di elencare, e quest’elenco contiene cose inaspettate che non avrei mai creduto di potervi includere- e anche se sono stanchissima, se sto studiando come una matta, se fa un caldo della miseria e se avrei voglia di andare a mare (penso come tutti noi, tranne Paolo che se ne va in UK –mamma che invidiaaa!-) sono felice, rilassata ed appagata. E, come sempre, vi voglio bene.

mercoledì, giugno 14, 2006

Resilienza

Ultimamente non sono poche le scoperte inaspettate e quindi tanto più belle in cui sto inciampando, ma questa davvero non mi passava neanche nell’anticamera del cervello: io, quella che rimarrà nella storia per i meschini sei voti ad appello, scoprire che la fisica ha finalmente qualcosa di utile da prestarmi! (Marco, dovresti esser fiero di me!)
Provo a spiegarvela in modo molto arbitrario e personale, questa resilienza: in soldoni, è la proprietà di un oggetto di assorbire gli urti senza venirne insultato, una specie di ritorno elastico allo stato iniziale, come se nulla fosse successo. Non so se in psicologia esista un qualcosa del genere (Nik, se lo ritieni opportuno insultami pure), però quando ho captato il concetto mi sono venute in mente alcune persone che di resiliente hanno davvero parecchio, e che meritano un plauso per il sorriso bene o male sempre disteso sul volto e per l’indole “m’arimbarza!”. Ovviamente questo non vuol dire che non accusino il colpo, ma hanno un tempismo nel recuperare e nel proseguire che mi lascia spesso sbalordita, mentre io rimugino troppo sui piccoli grandi casini che mi investono di tanto in tanto.

Quindi questo post è per chi non sbatte il microscopio o un chilo di saccaropina in testa a persone frustrate ed invece sorride dimostrando vero amore per quello che fa, è per chi si è trovato da un giorno all’altro dall’altra parte dell’acquario affrontando egregiamente il proprio tallone d’Achille come fa sempre con quelli degli altri, è per chi deve fare i conti con millecinquecentonove impegni e guai e nervi a fior di pelle e nonostante ciò ha ancora tempo per le sfide e finalmente tempo per dire ‘Mi fido’, è per chi si accolla trenta volte i pensieri e le responsabilità che sarebbe lecito avere alla sua età e a dispetto di tutto ciò continua a perfezionare la sua tecnica di svuotamento bignè alla crema (‘Pio!’), è per chi deve celare la sua vera identità alle persone a cui più vorrebbe svelarla, è per tutte quelle persone che sono la prova vivente del ‘quello che non t’accoppa ti tempra’.

Un bacio