lunedì, maggio 29, 2006

Ma le stelle quante sono

Fuori dalla mia finestra ci sono i pini marittimi che scuote il venticello notturno e qualche cicala dal timido frinire che mi tengono compagnia nelle nottate di studio intenso ed appagante, con le tazze di caffè fino all’orlo –prima o poi svilupperò una caffeinoresistenza e dovrò cominciare con la coca. Anzi, forse prima bisogna dare una chance alla RedBull- e con i festini delle zanzare a mie spese. E con le borse sotto gli occhi domattina – Vuitton Spring/Summer collection, so sexy- ma pazienza, quando sarò una attempata dottoressa annoiata che parteciperà ai botox parties sospirerò nel ricordare questi momenti, e quindi ora me li godo. Prima sono uscita in balcone a respirare qualcosa di diverso dal Vape e mi sono accorta che ci sono le stelle. Ho fatto mente locale, e l’ultima volta che ricordo di aver veramente guardato le stelle non ero in questo emisfero, avevo Francesca che mi rabbrividiva sulla spalla e dei contadini ubriachi seduti dietro che giocavano all’allegro parrucchiere con i miei capelli, e non avete idea di quello che pagherei per tornare a vivere i sobbalzi dell’autobus, i burroni fuori dal finestrino e tutte quelle stelle in alto, intorno e giù fino all’orizzonte da qualsiasi parte ti girassi.
La prima volta che ho conosciuto il buio, quello vero, totalizzante, che ti rende formichina, schiaffata chissà come in mezzo ad un altipiano sconfinato incorniciato dal nulla.
La mia Bolivia è qui, mi riempie, mi consola e mi continua a stravolgere giorno dopo minuto dopo ogni singolo istante che non ne parlo ma che mi frulla nel cuore e mi manca tremendamente. E tutto questo penso voi lo sapeste già, perché con voi sono un libro aperto.

Qui, se volessi, le stelle potrei mettermi a contarle. E ora mi piacerebbe ci fosse un abbraccio, e un altro paio di occhi a guardare con me e una voce a dirmi che sono importante, unica ed insostituibile. Sapete, una volta questa fiaba mi è capitata, la montagna ed i tramonti e le stelle e qualsiasi altra cosa avessi mai potuto desiserare era lì e io sono 'scappata'. Cosa farei due anni dopo? Non lo so mica. A volte credo che resterei lì a crogiolarmi nell’essere in due, bellissimo. Altre volte credo che rifarei la stessa scelta, perché contare le stelle non fa per me. Allergia ai legami, paura di mettere punti fermi, qualsiasi cosa sia temo e spero che faccia parte del mio bagaglio genetico. Ma le stelle sono quante le formule di biochimica, e per i miei ninos e mia sorella e mio babbo e per voi torno a perdermi tra gli idrogeni.
Però so una cosa: se il mio altro intero esiste avrà voglia di nuotare con me nella sabbia di qualche deserto e di respirare stelle fino ad iperventilare. Voglio che abbia delle stelle che sorridano solo per lui.

… Croce Del Sud,

derelitta nave della mia patria,
spilla sul petto
della turgida notte,
costellazione marina,
luce delle case povere,
errante lucerna,
rombo di pioggia
e di velluto,
capriata dell’altezza,
farfalla,
posa le quattro labbra
sulla mia fronte
e portami nel tuo notturno sogno e
tragitto alle isole del cielo,
agli spioventi dell’acqua della notte,
alla roccia magnetica,
madre delle stelle,
al tumultodel sole,
al vecchio carro
dell’aurora
coperto di limoni...

sabato, maggio 27, 2006

Because You Live

Vi sembra possibile impiegare due ore per rendere vivibile una stanza?! Saranno stati i postumi dei troppi shottini di ieri sera che mi hanno rallentato molto i riflessi, e di sicuro è anche colpa degli esserini invisibili che contribuiscono a creare il panico in camera mia quando non ci sono, ma giuro che alla fine della bonifica sembrava ci fosse un parquet nuovo (e, ovviamente, indovinate quale deficiente poteva entrare correndo in camera e scivolare a causa della cera data cinque minuti prima…)
Quindi ora mi sono creata una reputazione da alcolista anche in Misericordia, evviva. E pensare che io non tocco vino né altro genere di alcolici nel 95% delle cene fuori, non mi piacciono gli aperitivi e la quasi totalità dei cocktail –eccezion fatta per quattro-cinque capolavori che preparano al Kiwi- però sto iniziando ad apprezzare il gusto di mezzo bicchiere di vino bianco freddo e frizzantino come degno cavaliere di una cena come si deve. E per fortuna che di cene come si deve ne capita si e no una al mese.

Rendendomi conto di star recuperando gradatamente la lucidità mentale e la motilità fine delle estremità ho impostato lo start della serata studio tra un’oretta, ma nel frattempo ho acceso il pc e ho dato carta bianca al random. In genere questo mi ricorda che razza di paccottiglia annovero nei miei 26 Gb di musica, ma stavolta mi ha fatto tendere l’orecchio – thanks God it’s just a figure speech- su una canzoncina orecchiabile, americanissima, del classico diciottenne ossigenato con la vocina da Backstreet Boy primi periodi. A colpirmi è stato non il testo in sé, indubbiamente diabetogeno, ma il fatto che la mia testa abbia in qualche modo preceduto la mia comprensione volontaria, non un ascolto vero e proprio, ma un qualcosa di più simile ad un ‘intuire’.

…Because you live and breathe
Because you make me believe in myself
When nobody else can help
Because you live
My world...
Has twice as many stars in the sky
Because you live... I live


Il fatto è che mi siete venuti in mente voi. Che mi sopportate e sorreggete e sorridete sempre e comunque. La mia famiglia fittizia che più vera non si può. E’ soltanto grazie a voi che l’ultimo verbo del testo può essere ‘live’ anche per me, e non ‘survive’.
Un particolare grazie alla mia nipotina vamp per aver lanciato il trend dei blog, si stanno rivelando un’efficace diario di bordo comune e saranno un’ottima piattaforma di aggiornamenti reciproci durante questi quattro (mamma quanto tempo…) mesi di incontri un po’ più saltuari. Merde, ragazzi, fate parte del mio quotidiano dieci volte più di quanto non lo faccia il gesto di rientrare a casa o di andare a dormire, penso perché quelle ormai sono automazioni scontate mentre voi non lo sarete mai.

giovedì, maggio 25, 2006


Alla persona che ha reso complicati, congestionati, meravigliosi ed irrinunciabili gli ultimi sedici anni della mia vita. E per fortuna avanza poco altro. Ti voglio bene Pidocchia, e mi manchi e vorrei esser lì con te.

La tua Piaga




PS. Auguri anche al Tutt, tante le volte piantasse il broncio... :O)

martedì, maggio 23, 2006

Quando tremano le ginocchia

Dieci minuti da pausa da tutta questa roba che inspiegabilmente riesce ad essere insieme tanto bella, tanto noiosa, tanto esasperante ed irritante ed interessante. Vi osservavo studiare, prima, e mi è venuto in mente di dirvelo, quanto mi state mancando. E siccome solo l'ipotesi di rimanere indietro mi spaventa da morire (come farei senza di voi?) ritorno ai miei fogliacci congestionati di informazioni. E vi rincorro, e vi ripiglio presto.
Bacini bacini

lunedì, maggio 22, 2006

I cromosomi X, ovvero la Sindrome della Pochette Provvidenziale

L’oretta che intercorre tra l’uscita di casa della mia coinquilina e l’appuntamento con Glice e consorte per andare alle Cave di Maiano voglio passarla con voi, così vi racconto tutto quello che mi è passato per la testa e tutta la bile che ho in circolo. Voglio dire, se dopo tre ore di biochimica, mentre state finendo di stendere i vestiti vedeste uscire di casa la vostra coinquilina in gonna, decolletés nere, truccatissima, perfetta e con una dozzina di chili in meno rispetto a sei mesi fa come ci rimarreste? La volontaria omissione delle mie condizioni al momento del fattaccio rivela il mio aver messo radici sulla traiettoria dello sfacelo fisico. Ok, confesso. Ero in balcone, col vento alle spalle che stava gentilmente ultimando il mio nuovo look massaia rasta, e quando Anna è uscita dalla sua stanza mi sono sentita un qualcosa di giunonico non meglio specificato, fuori posto in quella scena surreale. Un qualcosa di molto simile a Cenerentola, solo che a me non ci sono i topolini a cucirmi addosso l’ultimo modello in mise longue di Chanel.
Il rumore della porta di casa ed una fuga strategica dai pollini vaganti nell’aria mi riportano alla realtà e riattivano il salvifico meccanismo di estrapolazione nozioni dal mio bagaglio di conoscenze, nonchè la mia capacità di messa in discussione. Voglio dire, ma siamo sicuri che i miei due cromosomi X siano gli stessi delle altre creature del gentil sesso?
Pensateci bene prima di rispondere.
Siamo sicure che a tutte capiti di convivere con una perenne SPM (dove P sta indifferentemente per Pre, Post e Pendant)?
Siamo sicure che a tutte almeno una volta al giorno venga in mente di essere un insulto al genere umano che ci orbita attorno?
Siamo sicure che a tutte capiti di fare a botte con un paio di pantaloni che si sono ristretti apposta perché mi hanno visto mangiare un bombolone alla crema?
Siamo sicure che a tutte i capelli abbiano un proprio libero arbitrio ed una naturale tendenza a contrariare la padrona di casa?
Sul poster dello Human Genome Project questi geni non sono mappati.
Signore e Signori, negli ultimi 20 minuti ho deciso di riprendere il controllo di tutti i miei 173 centimetri di altezza e di tutti i miei vabbèlasciamoperdere chili nel giro di tre quarti d’ora. Appena torno di racconto le reazioni delle persone con cui esco stasera (premetto che sono amici della Misericordia, pertanto mi vedono sempre in divisa. Mi rendo conto che i pareri di chi ti vede sempre in una certa veste non sono molto attendibili, ma generalmente quando mi raffazzono la differenza la notano anche i miei amici che mi vedono ogni giorno.)

Sono le 12 del giorno dopo, stanotte sono tornata a casa alquanto brilla e il solo fatto di imbucare camera al primo tentativo mi sembrava una grossa scommessa vinta, quindi non ho azzardato oltre e mi sono messa a dormire. Come promesso, vi racconto le reazioni della gente dopo 45 minuti di olio di gomito, stucco, tacchi e phon.


Metà di loro NON mi ha riconosciuta. Due mi hanno anche porto la mano per presentarsi.

Barbara: ‘Laura, ma allora sei magra(!!), la divisa ti fa così TOZZA!’

Non ricordo chi: ‘Hai sfatato la storia della divisa che regala punti. In borghese stai molto meglio.’ (Per chi non conosca la divisa della nostra Misericordia: tutta roba estremamente funzionale, estremamente larga, estremamente blu puffo.)

Per il resto non saprei, ricordo solo l’alcool che barcollava nel mio sistema circolatorio a braccetto con l’esterocezione e con il mio sistema limbico.
Tirando le somme, quindi, ho una teoria da presentare al mondo: i corpi di Barr sono delle pochette in cui il cromosoma X nasconde gli esoni della femminilità prorompente e dilagante, quelli che non devono essere mappati perché sono le armi più potenti che possediamo dopo il cervello. Queste pochette hanno delle chiusure ermetiche particolari ed una capacità di camuffarsi unica, ed escono allo scoperto solo in caso di assoluta necessità, ed evidenze incontrovertibili hanno fatto meritare l’appellativo di Sindrome della PP ( non pirofosfato, ma Pochette Provvidenziale) agli episodi di quella che può sembrare una saltuaria capacità di abbagliare il mondo, ma che invece è semplicemente latente, in attesa del momento buono per il suo coming out.
Pertanto, mie dolcissime colleghe di cromosomi sessuali, ricordate sempre –e ricordatelo anche a me, di tanto in tanto- che lo SFAVILLARE è una prerogativa di ciascuna di noi.
Un bacio



martedì, maggio 16, 2006

"La Madonna è fondamentalmente una, ma replicata in mille diverse versioni. Come le Barbie!"

Dovevo aprire con l'aforisma blasfemo di Nanny per dar ragione di quello che la sangria e la Nutella possono operare in sinergia sulla barriera ematoencefalica, che nel nostro caso sabato notte andava abaco abaco arriba arriba izquierda y derecha sculettando allegra sulle note della più scontata musica latinoamericana da Villaggio Valtour, il tutto in una location alquanto inusuale, ma the almighty CH3CH2OH (ho ricominciato biochimica!) tra le sue infinite risorse ha anche quella di disinibire la futura classe medica e farla scatenare fino a notte inoltrata dentro una Caserma dei Carabinieri.
Per darci il buongiorno, i nostri gentili ospiti hanno pensato bene di svegliarci con l'inno di Mameli strombazzato in nostro onore nel cuore della fase REM, sicchè le nostre già esigue ore di sonno sono fuggite a fregiare l'elmo di Scipio che a sua volta ci ha cinto la testa con un cerchio alquanto doloroso e, non paghe degli eccessi vergognosamente insalubri delle ore precedenti, verso l'una siamo caracollate in cucina a fare colazione con quanto rimaneva di Nutella, provola, Pan di Stelle e patatine. E sulle note di Dirty Dancing2 ha ballato solo la nostra mucosa gastrica.
Ma siamo sicuri che Esculapio partecipasse ai Baccanali?
Enjoy your last forthnight before the exams!

giovedì, aprile 27, 2006

Pulcherrima

Il Wheater qui accanto incombe minaccioso sulla mia nottata, ma ora mi va di scrivere roba patetica. Vuoi il periodino difficile, stancante, studiosissimo, complice il tempo ballerino che imperversa un po’ sì e un po’ no fuori dai vetri che, groan, avevo appena tirato a lucido, ma sorvoliamo, vuoi un sacco di situazioni aggrovigliate di cui sono -fortunatamente solo- spettatrice, vuoi anche un random bastardo che, tra le 3478 tracce all’ultimo aggiornamento operato dal Media Player del mio PackardBell, è andato ad incappare su una canzone di Liga che ritengo essere la più bella in assoluto tra le canzoni d’amore italiane (ex-aequo con ‘La Cura’ di Battiato, obviously). Non è tra le famosissime che saprebbe canticchiare anche nonna, ma esattamente cosa da aspettarsi da una che di Vecchioni conosceva TUTTO tranne ‘Luci a San Siro’. Ah già, il titolo.

Tutte le strade portano a te.

Se la conoscete è facile immaginare perché e cosa ci sia tanto da ripensare, ricordare e rimuginare su questo testo e su queste note. Tra questa e ‘L’amore conta’ si snoda il sentiero della mia inner growth degli ultimi quattro anni circa, un percorsone davvero immane di cui conservo tutti i ricordi, che per fortuna restano sfocati finché non sono io a volerli mettere a fuoco. Un po’ il meccanismo del postpartum, una sorta di autopreservarsi.
Sai perfettamente quanto dolore c’è stato, una grande quantità dai contorni sfumati, ma sai anche che quando tirava vento c’era una nicchia accogliente in cui raggomitolarsi e infischiarsene degli spifferi fuori. E questo post è dedicato proprio ad una persona che c’era nel dolce e nel salmastro e in tutti i momenti amari, tu che forse non leggerai mai queste parole, tu che sei ciò che sei, che non cambierai mai, sappi sempre che, nonostante e forse proprio grazie ai nostri sentieri separati, ci sarà sempre un posto in caldo per te.

Se invece non la conoscete, vi invito tutti ad ascoltarla perché è incantevole –per meglio dire pulcherrima-, e vi auguro di dedicarla e sentirvela dedicare perché vuol dire aver trovato un’orbita nella quale sguazzare beati ed essere per qualcuno l’ombelico del mondo.

PS: Non soffro di nostalgia, non sono malinconica, non è successo nulla. E’ tutta colpa della riproduzione casuale del lettore! State tranquilli per la salute dei miei fusibili cerebrali, sto benissimo. La prova? Vado a studiare microscopica!
Integralmente vostra,
Laura

giovedì, aprile 20, 2006

L'arte di fregarsene

Unoduetrequattrocinqueseisetteottonovedieci e un dì ci sarà giustizia anche per i ‘livelli base’, quelli che non hanno ancora messo piede qui e già adoperano la muscolatura della fonazione. C’è gente che non ha usato il Golden Period in modo adeguato, che si accorgerà di aver innescato un insospettabile congegno di malvagità ad evoluzione repentina, ma siccome è gente che al posto dei due emisferi cerebrali ha una coppia di cunei mal assortiti il mio raziocinio ( e la mia etica deontologica) mi impediscono di tentarvi un nuovo approccio alla pratica dell’esplorazione rettale con l’uso del laringoscopio, e mi esortano a mantenere invece la lucidità mentale atta ad una efficace disputa dialettica che non superi i 50 decibel. Non sono una tipa manesca, non sono la prima stupida caduta dal cielo –Glice, ti rubo la battuta perché rende bene l’idea! :) - questa gente non lo sa, perché in sei mesi di servizio l’unico rapporto intercorso è la comune dipendenza dall’O2 presente nella stessa stanza, pertanto sentirmi recriminare legittimità d’azione non mi dispiace, mi insulta, ed insulta anche le persone che mi hanno insegnato, che in me hanno creduto e che mi danno fiducia perché si sono resi conto che agisco a ragion veduta. Tutto c’è tranne che cuor leggero in ciò che faccio, perché in un modo o nell’altro la mia intera esistenza ruota attorno a persone, non a meri esseri umani. E questa gente, che non afferra la differenza tra esser il miglior Sanbernardo del mondo e saper insegnare il soccorso, bisognerebbe faccia mente locale: mettiamo il caso di una caduta dallo scooter, coscienza-atti respiratori-polso-saturazione-collare-spinale-cunei-nastro-ragno-Ctoverde. Il Protocollo si è fatto carne, ma avrebbe chiesto a Marco dov’è che stava andando?
C'è a chi frega e c'è chi se ne frega.
Ragioniamoci su.

E un auto in bocca al lupo per stasera che c'è l'esame di livello avanzato!

venerdì, aprile 14, 2006

L'allegro girotondo di Theobroma Cacao & Treponema pallidum

MesDames et Messieurs,
siete certi d'esser pronti per un nuovo vorticoso accapigliarsi di parole che si inseguono in libertà mentre il vento che tira fuori sferza loro lo svettare della "l"?! Oggi ne ho davvero le tasche piene di nervi nervetti e nervicelli che sguazzano indisturbati nel mio liquor, nonchè ne ho abbastanza della nomenclatura misogina del SNP: come sarebbe a dire, NERVO SPERMATICO ESTERNO?! Chi era tanto impegnato a sfilare filuzzi bianchi da ogni pertugio dei cadaveri ha tralasciato una lieve differenza anatomica, ma ora è giunto il momento di rivendicare un corrispettivo anche per noi! Donne, uniamoci e battiamoci contro gli anatomici che ci declassano e contro i microbiologi dalla tosse rasposa che ci volgarizzano anche le patologie!
Probabilmente sono ancora i postumi dell'esperienza Hemingway di due sere fa, che ha visto cinque fameliche all'incircaventenni sbafarsi -perchè usare qualsiasi altro termine sarebbe solo un gentile eufemismo- piattate di crepes e pinte di frullati infarciti di cacao, cacao più che puoi, 55% di cacao su torta di solo cacao fondente con glassa di cacao cacao meravigliao che meraviglia quanto cacao navi naviganti in tazze di cioccolata e cinque rampanti fanciulle gaudenti alla conquista delle più alte vette del coma diabetico innevate di cacao e panna senza zucchero. Nauseate da cotanta profusione di dolcezza, un vago ricordo della soglia renale per la clearance del glucosio, le nostre cinque intrepide figliole hanno ripreso il regale destriero e si sono imbarcate in una nuova, gloriosa impresa. Putroppo la conquista di una pizzeria ai due tocchi di campana della notte si rivelò ardua e logorante, e le cinque avventuriere più belle e replete del Granducato -o che ci sarà a fare la nascita di Venere agli Uffizi, secondo voi? Secondo me le era venuta malino la permanente, e per consolarsi si sarà sbafata 300gr di schiacciata con la Nutella. Ciao Magre!!- si sono autoincoronate Cavaliere della Splittosa e sono rotolate orgogliose verso le loro dimore.
Addì, una di loro ha soppesato a lungo l'idea di continuare a studiare e reputandola irriguardosa verso il proprio giro del cingolo ha disceso con leggiadria le due rampe di scale dall'aula b sino al piano terra... ed eccomi qui!!!!
Domani ho promesso di osservare un rigoroso digiuno pre-pasquale e pro-girovita, poichè so che la mamma di Lucia si è già munita di imbuto per il pranzo di domenica. E farei bene a studiare fino a che le mie capacità intellettive riescono a reggere a questo insalubre yo-yo alimentare, sicchè arrancarerò con sollecitudine sino al piano di sopra.
Happy Easter!!!!

domenica, aprile 09, 2006

Una rosa in un pugno e qualche tulipano nell'altro

La luce del sole riverbera sulla neve e rischiara ulteriormente il cielo abbagliante, terso, mentre passeggio con papà su viali deserti, ed il venticello bizzoso disturba un po’ i miei capelli ed i petali rosa che vorticano nell’aria staccandosi dagli alberi fioriti che costeggiano il marciapiede. Torniamo tranquillamente verso casa dopo essere stati a votare – papà mi aveva proposto di andare al seggio con un ramoscello d’ulivo in mano. “Ma scusa, è la domenica delle Palme, da bravi cristiani!” Come se fosse credibile!! Gli ho risposto che invece del ramoscello avrei portato una rosa :) -
Ora è di là che armeggia in cucina per prepararmi due-tre chili di caponata da mangiare a pranzo, giuro che come la fa lui non l’ho mai assaggiata da nessuna parte, e quindi quando torno si diletta nel vedermi divorare anche il manico della padella (mi chiedo cosa ci sia di così bello nel vedere una figlia che si mantiene fornita di maniglie dell’amore… Vi, mi rispondi tu?! E’ una delle tante cose che avete in comune!! Avendo lui come termine di paragone, direi che i tuoi futuri pargoli saranno fortunati, felici ed in carne!).
Mia sorella si è alzata ora e sta caracollando verso la cucina mugugnando qualcosa tipo Papihofame, ieri sera siamo state a vedere Tristano e Isotta, e tornata a casa non sapevo se essere esaltata o depressa. Esaltata, perché il genere di ragazzi con cui avere un figlio vorrebbe dire creare un Adone, tanto belli da non poter prendere nemmeno in considerazione l’idea di un crossing over sfavorevole per la prole anche se la madre fosse davvero un cesso, e depressa perché un ragazzo del genere non prenderebbe nemmeno in considerazione l’idea di stare un con cesso, indi per cui la depressione ha prevalso e mi sono immersa nella lettura dei due libri di Marc Levy, “Se solo fosse vero” e “Se solo potessi rivederti”, che mi hanno messo sul chi vive. Una storia d’amore atipica, surreale, rocambolesca, sognante, ma non è solo questo: lei è una tirocinante di neurochirurgia che vive solo per il suo lavoro in Pronto Soccorso e che su questo basa la sua vita. Ed è davvero felice!
Voglio dire, davvero qualcuno ha capito cosa si prova a vivere per un –futuro- lavoro?! In quelle pagine ho ritrovato tutto il senso che io vedo stampato tra le righe di ogni libro di testo! E il fatto che qualcuno abbia provato ad interpretare il modo di pensare di una ragazza giovane e dedita solo al camice e che l’abbia trovato non dico giusto, non dico comprensibile, ma quantomeno non folle mi conforta. I libri sono davvero belli, dovreste leggerli. In tre ore ho finito entrambi. (Vi prego, non ricordatemi che in quelle tre ore avrei fatto un altro paio di vie perché lo so già da me… )
Nel pomeriggio intraprendo il viaggio di ritorno, ma prima devo andare a trovare un’altra volta sia un amico ed Enzo. Sapeste come sta crescendo… è diventato una scimmietta acuta, ha quasi tre anni ed è un tifoso della Disney: Cippe e Coppe, Capita Nuncino, Uendi, Ssspugna, Nemo e Dori, Piteppan, le Pescedonne –non abbiamo ben capito perché non le chiami sirenette, ma insomma…- ed è uno spasso stare a sentire le sue ingegnose teorie su gabbiano dal sedere depilato da Spugna che ‘bucia forte pecchè nel profumo c’è il dopobabba e come gli bucia a papà bucia anche al gabbiano”. Che gioia vederlo sorridere e che magone non vederlo crescere!
Ora scappo, ho un appuntamento importante e vado a scandagliare i fiorai della città per cercare dei tulipani, gli unici tulipani che non avrei mai voluto regalare.
Bis Morgen!

mercoledì, aprile 05, 2006

Pirogeno Esogeno

Oggi avevo voglia di un post leggero, di quelli da scrivere sorridendo senza pensare a niente, libera per un pò da rapporti superoanterolateromediali e da decorsi astrusi che popolano le mie giornate ed i miei incubi notturni. E Tulipanoperlato torna a battere sui tasti un pò più stanca del solito ed a popolare le vite di voi bloggers con i soliti resoconti folleggianti -ditelo che vi sono mancata!!!-

La routine prosegue as usually, studiare studiare studiare -tra un pò WWF ed Amnesty ci denunciano in sintonia per tortura di criceti cerebrali- e la solita mancanza di sano cazzeggio ci rende tutti un pò stralunati...

C'è un che di ingrato in questa vita tanto bella, un moto di indignazione nel pensare ai criminali che governano, a quelli che spero muoiano urlando non appena metteranno piede in un carcere, ai bambini di 2 e 22 anni che le Parche carogne han preso di mira. C'è una sorta di sconforto, di scoramento nel pensare a quello che si tesse giorno per giorno, all'amore di ogni singola fibra di ordito, alla cura di ogni punto e a come tutto possa essere repentinamente, impietosamente sfregiato. E mi chiedo se sopravvivere per combattere sia il modo migliore per rispondere a tutto questo amaro che resta in bocca.

Tra una mezz'oretta emergeremo dalla biblioteca con le tempie roventi soffusamente fumanti nella luce gentile del tramonto, chiaccherando di Ade, fotocopie, flirt latenti e lezioni deprimenti (vedi domani prime due ore di microbiologia) con l'incrollabile fede di poter fare tutte le mille cose ancora in programma per la serata -Che domande, certo che lo sappiamo che 999 e mezza ce le porteremo con noi tra le braccia di Morfeo!- e con quell'appendice che è la nostra prerogativa ed il nostro pirogeno esogeno, un sorriso che decussa da un trago all'altro.

Un bacino

sabato, marzo 18, 2006

Qui.


Ho passato più ore tra ieri ed oggi a fissare il tuo sorriso e la tua faccia tosta che in tutti gli anni di sentiero e strada percorsi insieme. Cambiare radicalmente vita e appendere il fazzolettone al chiodo ha reso divergenti i nostri ultimi due anni, io nel Granducato e tu in Irlanda fino a due mesi fa, giusto il tempo di non averti incrociato.
Tre giorni fa la voce di Raffaella, maschera pacata come sempre, ha compresso lo spazio e il tempo intorno a me e mi ha messo sottovuoto .

Dove sei?

Da qualche parte nella pancia c'è un nodo che blocca tutte le parole che non ti ho detto, tutto quello che non ho ancora vomitato e tutte le urla che non usciranno mai. Rantolo dentro il non averti rivisto, il non averti convissuto, il non esserci stata, il non averti esplorato di più, burbero scontroso silenzioso riservato forte instancabile mangione.


Dove sei?

I due zaini alla volta che portavi.
Guccini a ciclo continuo.
I calli della chitarra sulle mani.
Il modo orso di camminare.
Quando abbiamo staccato i tubi per l'acqua al campo intero.
Il modo indescrivibile con cui guardavi Giulia.

Giulia, con la sua terra bruciata dentro che nessuna parola potrà mai spazzar via, ed io codarda che non ho nemmeno osato provarci.

Dove sei?

Mi fa male pronunciareil tuo nome. Matteo.
Non so quale nodo o legatura ti tiene qui, qui che tu resti, qui che manchi, qui che continui il tuo hike, ma ti assicuro che è salda e solida come sapevi farle tu, e che regge attacchi di tempo, marmo, legno e sangue.

Qui.

venerdì, marzo 17, 2006

E magari fosse un attimo

Quel tuo modo di camminare rude, scanzonato, energico, sereno.

Quel ridere sguaiato, stonato, roco, preciso.

Quell’eterna prima tappa cucita sulla camicia.

Quel fare burbero, quei sorrisi inaspettati.

Quel movimento di impazienza col ginocchio sinistro quando entravi in chiesa
quel modo di osservare i banchi guardingo
quei cinque minuti di intolleranza prima di scappar fuori a fumare.


Insieme abbiam marciato un dì per strade non battute,
–mani, prendi queste mie mani: le mie mani con le tue possono fare meraviglie-
insieme abbiam raccolto un fior sull’orlo di una rupe.
Sotto le tende sottovoce stare fermi a parlare
di mille altre avventure.
Insieme abbiam portato un dì lo zaino che ci spezza

insieme abbiam sentito alfin del vento la carezza.

Un amico che parte e che sa che prima o poi ci si rincontrerà.
Arrivederci allor Fratello, arrivederci sì.

Voglio però ricordarti com’eri
pensare che ancora vivi
voglio pensare che ancora mi ascolti
che come allora sorridi.


Manchi, e mancherai sempre.

lunedì, marzo 13, 2006

Il Patto col Diavolo

A volte mi chiedo se far parte della ristretta cerchia delle matricole di M&C sia un contratto firmato col sangue che ti impegna davvero a rinunciare alla vita sociale. Sono venti alle cinque, fuori c'è un sole splendido ed io esco dalla Biomedica sconfortata, dopo 80 pagine di anatomia ancora in delirio nei miei circuiti cerebrali e il planning ancora incompleto dei pomeriggi dei prossimi mesi. Quello che si evince è che 1) potrei aver bisogno di flebo di glucosio in modo permanente 2) potrei aver bisogno di un clone o alternativamente del dono dell'ubiquitarietà 3) potrei aver bisogno delle famose 36 ore giornaliere. Stavolta, giuro, non è colpa mia! Laboratori di anatomia microscopica, laboratori di genetica e ADE (Attività Didattiche Elettive: Elettive?!!!! Se non le eleggi non ti laurei! Bella storia!) che per quanto belle occupano tempo, che per noi vale più di qualsiasi altra cosa. Anzi, forse c'è ancora una cosa che rapidamente si avvicina al profilo dell'utopia, che è il SONNO.
Ragazzi, non mi sto lamentando. E' solo che vorrei avere il tempo anche per gli imprevisti, per le beghe familiari, per un weekend a casa per le elezioni, per le vacanze di Pasqua, per un pomeriggio a passeggio con Enzo, per una sbronza con gli amici come tutti i ventenni almeno una volta l'anno, per vedere la nuova mostra dellAlberti, per fare una lavatrice separata per neri e colorati, per andare a ballare, per il 10% di quest'elenco... invece torniamo a casa col mal di schiena per i libri e le buste della spesa quando riusciamo a farla, col desiderio di un cuscino e della cena pronta e della tv dopo cena. E troviamo il letto il più delle volte da rifare, la casa vuota, la cena da arrangiare e il Balboni da riaprire anche dopo cena.

Scusatemi, ma oggi sono davvero tanto stanca. Vorrei avere più tempo da dedicarvi ed invece mi ritrovo ad esser con voi solo di riflesso e solo attraverso uno schermo. Un abbraccio di cristalli liquidi, e grazie per essere ancora qui a supportare e a sopportare il numero 3990208 che arranca arranca arranca su questo meraviglioso bastardissimo sentiero.

sabato, marzo 11, 2006

Una settimana di passione

Sabato mattina, episodica miastenia gravis mattutina con conseguente espressione ebete, miliardi di cose da fare quando ritengo che il solo modo intelligente di impiegare le mie ultime forze sarebbe l'atto di imbacuccamento subcopertae. Questo non è un vero e proprio post, è più una summa esauriente degli ultimi sette giorni che mi hanno esaurita, ed il titolo è per fomentare la già ben attiva malizia dei miei amici, sia di Facoltà che di MiddleBridge, che senza conoscersi tra loro hanno in comune l'avermi eletto a bersaglio di fantomatici gossip, e che io perdono perchè ben comprendo che ci siano ben pochi modi di star svegli durante le lezioni di Fisio se non quello di cianare sottovoce... ah, Lucy, quasi dimenticavo, ieri sera al Kiwi ho incontrato il tuo Principe Azzurro che non sa di esserlo! Era con dei tizi tutti con la barba, quindi non è fidanzato, dovrai dirglielo prima o poi...

Ora vi lascio al vostro weekend cari, i miei uomini sono impegnativi ed esigenti e averli sempre addosso è un gran bel peso, ma lo sapete benissimo, Netter e Balboni non si scaricano facilmente...
Cri cri, cri cri, cri cri... può bastare?!

mercoledì, marzo 01, 2006

Le vie dei Pentosi sono infinite

Sei lì, a scrivere C, O, H, S, N nelle più disparate combinazioni e fantasiose varianti. Di quello che stai scrivendo senti il profumo, talvolta il sapore, ne conosci la forma e ne parli sorridendo, sai che scorre e batte e ti nutre e ti vive dentro ma, ma, ma, capisci che se tutto non si incastra come vorresti stavolta non lo puoi accettare, perchè sai che arrancare e sopravvivere non ti renderebbero giustizia, non dopo tutto quello che hai fatto e che hai passato.
Alzare bandiera bianca, stringere la mano di una persona gentile mentre nell'altra stringi la tua dignità integra foderata di plastica blu stavolta non ti pesano, stavolta ti lasciano solo un pò preoccupata per il futuro, ma sai che in fondo è giusto così. In un esame in cui stai parlando di scelte da compiere tocca a te farne una, forse poco strategica e un pò rischiosa, ma i Pentosi Fosfato fanno davvero questo. Producono energia se sei in stanca, ti riforniscono di pezzetti per costruire altri puzzle, fanno da via di fuga, di recupero e da passaggio segreto. Stavolta mi serviva NADPH -ieri ho dormito dodici ore, oggi altrettanto- e anche qualche intermedio - shopping da Zara e alla Edison due ore fa, ed ora una lauta merendona...-.
Poi ho sentito un amico, l'ultima persona che avrei pensato potesse incappare in un imprevisto accademico e reagire così bene, ed il suo 'Ci si sostiene a vicenda' mi ha fatto più bene di quanto non pensassi.

Lucy, avevi davvero ragione, lo Shunt è esattamente come la vita, fantasiosa, imprevedibile, irrispettosa verso gli sforzi fatti quando ti sgretola davanti quello che avevi costruito, ma finchè non sai cosa puoi riplasmare con quella terracotta ed un sorso d'acqua non sai se, guarda che strano, è il caso di ringraziarla.

A Dany, Lucy, Francy G, Iulia e Diana.
A volte quando si perde si vince.

sabato, febbraio 11, 2006

'Tu non preoccuparti'

Avete presente il tono con cui questa frase viene pronunciata?

Perché, sapete, vorrei capire se soltanto a me si attorciglia tutto l’attorcigliabile e si innescano i meccanismi di innesco del raptus omicida (già mi figuro i vicini di casa “E’ sempre stata una ragazza tanto cara, ma chi l’avrebbe mai detto, i giovani non sono più quelli di una volta”) e mentre provo ad esprimere tutto il ribollir di bile il Mago Merlino appollaiato sul margine del foglio Word su cui scrivo sbadiglia rumorosamente ed attacca a russare. Il che mi lascia allibita. Come si fa ad addormentarsi quando accanto a te si sta scatenando una tale ira funesta?!
Maledetto mago del divago, stavo dissertando sui visceri che fanno le capriole: ebbene, come quasi in tutti i post del mio blog, anche stavolta c’entrano i camici bianchi, però c’è un però. Questa volta c’è di mezzo un camice che mi sta particolarmente a cuore, che da che ho memoria si è elargito per tutti e messo in gioco in tutto, e che si arrabbia se lo accuso di essere irriguardoso nei suoi stessi confronti. E che mi dice ‘Tu non preoccuparti’.

Mi sarà concesso di scagliargli contro un susseguirsi di improperi e rimproveri, in quanto a) figlia b) studente di medicina c) affetta da SPM e d) Nutella-priva?! Trovo ci siano momenti in cui è necessario imporre la propria autorità sui genitori ribelli, e sono generalmente quelli in cui il fumo che esce dalle mie orecchie copre la visuale ed impedisce un corretto lancio delle saette. Fortuna che Lucia mi ha dato l’input del blog, che sta diventando una colecisti accessoria ed un teatro di pubblica rappresaglia. ( Quindi, caro il mio babbo, cerca di essere accondiscendente perché ti ricordo che il 50% della mia indole battagliera, testarda, scontrosa ed insostenibile è OPERA TUA… ed il doverci fare i conti fa parte delle postille scritte in piccolissimo del Consenso Informato Pre Genitoriale.)

Glielo spiegate voi che ‘non preoccuparsi’ non rientra nel vocabolario di esseri che hanno un DNA con larghe sequenze omologhe e che si vogliono bene?!


Piccolo Post Scriptum dedicato a Lucy e Nanny: voglio conoscere Federico!!! :) e... vi vu bi.

lunedì, febbraio 06, 2006

La nuova vita di un medico paziente


"Il cancro mi ha regalato un'altra vita". Una vita nuova e per molti versi "migliore. Prima di ammalarmi vivevo sul filo dei minuti. Un giorno operavo tot pazienti e il giorno dopo ne operavo altri, ma alla fine vedevo sempre lo stesso 'film'. Ora invece apprezzo ogni istante e sono felice di tutto: un raggio di sole, una pietanza saporita, la visita di un amico". Il messaggio di speranza arriva dal cardiochirurgo Sandro Bartoccioni dell'universita' Cattolica di Roma, che oggi a Milano, alla seconda edizione delle Giornate epatologiche promosse dalla Fondazione epatologia (Fade), lancerà un appello a tutti gli italiani che convivono con un tumore: "Finche' l'arbitro non fischia tre volte la partita non e' finita". L'alternativa non e' tra la vita e la morte. Come nel calcio "ci sono l'uno, la x e il due. Non sempre bisogna vincere, si puo' anche pareggiare".

A 44 anni, ha raccontato Bartoccioni ai giornalisti, "il 'gioco dell'oca' della vita mi ha fatto diventare il primario piu' giovane d'Italia. Ma poi sono entrato nella casella dei 54 anni", quando "mi e' stato diagnosticato un cancro allo stomaco al quarto stadio". Certo, "all'inizio e' stato devastante - ha continuato il medico-paziente - In quattro anni ho perso 30 chili, ho subito cinque interventi e sono stato sottoposto a durissimi cicli di chemio e di radioterapia. Tra 15 giorni mi toglieranno la milza e mezzo fegato, ma a tutti continuo a ripetere che io non sono malato. Io ho un cancro, e vi giuro che non e' la stessa cosa". Bartoccioni continua a lavorare. Ma a volte, quando i motivi di salute gli impediscono di operare, il cardiochirurgo cura i turisti dei villaggi-vacanze. "Sono stato alle Seychelles e alle Maldive, e una vita cosi' bella io non l'ho mai fatta prima". La malattia "mi ha insegnato ad apprezzare ogni minuto che passa e i giorni vissuti dopo il cancro io me li ricordo tutti", assicura il medico. Che fa coraggio a tutti i malati, spiegando che "stare da questa parte non e' poi cosi' tremendo".

E alla vigilia del convegno milanese, in cui sara' riproposta l'urgenza di un rapporto migliore e di un dialogo piu' complice tra medico e paziente, lo specialista invita chi soffre a rifiutare ogni tipo di buonismo o commiserazione. "Non parlatemi di uso 'compassionevole' di un farmaco - dice - ne' di cura 'palliativa' o di malato 'terminale': l'ultimo che mi ha chiamato cosi' e' gia' morto, mentre io sono ancora qui. Il lavoro dei medici va avanti solo grazie ai pazienti, i malati sono i docenti universitari dei medici. E ricordo ai miei medici che non mi devono volere bene, devono ringraziarmi. Se tu, paziente, rimani in contatto con te stesso non smetterai mai di sentirti importante", conclude Bartoccioni.


Papà non ha nemmeno fatto a tempo a metter piede dentro casa che già era a smanettare col pc, a scaricare mail e a recuperare il tempo che si era ritagliato in questi ultimi giorni. Una volta tanto la nota di biasimo è meno marcata :) dato che mi ha fatto leggere il pezzo di cui sopra, che gli è stato inviato da qualcuno probabilmente ignaro di tutto. Ho visto papà mangiare di gusto una carrellata di bignè, quindi è perfettamente autosufficiente -per non dire che mi sta cacciando di casa- e così domani si torna nel Granducato. Ho un certo progetto pazzerello che mi frulla e folleggia nel capo, e sotto la luce dei giorni appena trascorsi lo considero meno irrazionale di quanto avrei fatto una settimana fa.

We'll see! Goodbye everybody!

giovedì, febbraio 02, 2006

Pesci rossi e l'amore che conta

Qualche mese fa vagolavo nella libreria Edison, uno dei posti che più amo di Firenze. E mi sono ritrovata a posare lo sguardo su una copertina dello stesso colore dei camici e dei pantaloni che indossano in Chirurgia. Il libro è 'Cosa sognano i pesci rossi' del dr.Marco Venturino. Dopo averlo letto, dopo essermi sorpresa a piangere, l'ho portato a casa.

A volte la vita si incasina in un battito di ciglia.
Un qualcosa sposta il focus dalla carta alla carne, la prospettiva cambia radicalmente e tutto si traduce in un boccheggiare di ansia.

Avete presente il daltonismo, l'incapacità di distinguere le tonalità di rosso e le sfumature di verde?

Ecco, è esattamente così.

Quando studi per stare dietro una mascherina verde -o quando ci sei già- è come se perdessi un pò di vista la tua stessa fallibilità, il tuo poterti eventualmente inceppare. Non è mania di onnipotenza o superbia o supeficialità come si potrebbe magari pensare, è che ci si concentra tantissimo sugli altri. E di punto in bianco devi accettare che dentro l'acquario stai per finirci non tu -magari...- ma proprio chi non vorresti nemmeno si graffiasse tagliando il pane. E cosa fai?
Per parte mia, ho premuto reset su tutto ciò che c'è al di fuori dei sentimenti.
Per una volta, ho tagliato i ponti con la ragion veduta che infarcisce un buon 80% delle mie azioni e mi sono tuffata, pesciolino rosso tra tanti.
Ragazzi, giuro di non aver mai visto quel verde tanto nitidamente!!

Ma oltre il rosso e il verde, oltre la paura e la speranza, c'è un colore che ha avvolto l'acquario, caldo caldo anche se rifratto dall'acqua agitata che c'è qui intorno. Se sapessi descriverlo lo farei, ma le parole stanotte sono suturate dentro un grumo di attesa che è sospeso da qualche parte vicino lo stomaco. Ma a voi basta guardarvi allo specchio. Mettete gli occhiali da sole e sappiate che questo colore/calore che mi abbraccia non lo dimenticherò MAI.

Grazie.