Il Wheater qui accanto incombe minaccioso sulla mia nottata, ma ora mi va di scrivere roba patetica. Vuoi il periodino difficile, stancante, studiosissimo, complice il tempo ballerino che imperversa un po’ sì e un po’ no fuori dai vetri che, groan, avevo appena tirato a lucido, ma sorvoliamo, vuoi un sacco di situazioni aggrovigliate di cui sono -fortunatamente solo- spettatrice, vuoi anche un random bastardo che, tra le 3478 tracce all’ultimo aggiornamento operato dal Media Player del mio PackardBell, è andato ad incappare su una canzone di Liga che ritengo essere la più bella in assoluto tra le canzoni d’amore italiane (ex-aequo con ‘La Cura’ di Battiato, obviously). Non è tra le famosissime che saprebbe canticchiare anche nonna, ma esattamente cosa da aspettarsi da una che di Vecchioni conosceva TUTTO tranne ‘Luci a San Siro’. Ah già, il titolo.
Tutte le strade portano a te.
Se la conoscete è facile immaginare perché e cosa ci sia tanto da ripensare, ricordare e rimuginare su questo testo e su queste note. Tra questa e ‘L’amore conta’ si snoda il sentiero della mia inner growth degli ultimi quattro anni circa, un percorsone davvero immane di cui conservo tutti i ricordi, che per fortuna restano sfocati finché non sono io a volerli mettere a fuoco. Un po’ il meccanismo del postpartum, una sorta di autopreservarsi.
Sai perfettamente quanto dolore c’è stato, una grande quantità dai contorni sfumati, ma sai anche che quando tirava vento c’era una nicchia accogliente in cui raggomitolarsi e infischiarsene degli spifferi fuori. E questo post è dedicato proprio ad una persona che c’era nel dolce e nel salmastro e in tutti i momenti amari, tu che forse non leggerai mai queste parole, tu che sei ciò che sei, che non cambierai mai, sappi sempre che, nonostante e forse proprio grazie ai nostri sentieri separati, ci sarà sempre un posto in caldo per te.
Se invece non la conoscete, vi invito tutti ad ascoltarla perché è incantevole –per meglio dire pulcherrima-, e vi auguro di dedicarla e sentirvela dedicare perché vuol dire aver trovato un’orbita nella quale sguazzare beati ed essere per qualcuno l’ombelico del mondo.
PS: Non soffro di nostalgia, non sono malinconica, non è successo nulla. E’ tutta colpa della riproduzione casuale del lettore! State tranquilli per la salute dei miei fusibili cerebrali, sto benissimo. La prova? Vado a studiare microscopica!
Integralmente vostra,
Laura




