martedì, gennaio 02, 2007

Let the Butterflies Talk

Dopo tutti questi anni, dopo tutte le strade percorse e nonostante tutte le cose successe, dietro quella curva il mio mare spunta ancora.



Blu cielo che non distingui l’orizzonte quando il tempo è in stato di grazia, celeste come un miracolo la mattina all’alba, azzurro chiaro se c’è brezza, blu elettrico e bianco se c’è maretta, grigio fin dove arrivano le nuvole che portano pioggia, color ferro con consistenza di una tela se la pioggia cade, e quando cala il sole l’indaco avviluppa aria ed acqua in unico velluto che se non stai attento tira dentro anche te.
E dopo quel gomito d’asfalto disfatto, ogni volta è una via di mezzo tra un déjà-vu e una sorpresa, sorpresa per come un intrico di stradine percorso mille volte nei miei ventuno anni possa ancora essere sapido di novità e carico di aspettative… e, nel bene o nel male, qualcosa di inaspettato succede sempre.




Quest’anno, per esempio, ci si sono messe le farfalle.


In genere le farfalle sono docili animaletti da compagnia che si accoccolano buone buone nello stomaco e lì vegetano serenamente, senza dar sentore di sé. A volte, invece, le farfalle diventano saccenti, invadenti, irruenti. Forse l’aria di mare le rinvigorisce, specie se sono quasi due anni che non sentivano profumo di iodio ed origano e dodici Capodanni che non rischiavano brutto per i proiettili che vagano al posto degli scontati fuochi d’artificio, sta di fatto che nei giorni passati è giunto il momento di fare con loro una lunga chiacchierata rimandata da troppo tempo.
Quando si lasciano parlare le farfalle bisogna mettere in conto tutto, anche che avremmo dovuto lasciarle parlare prima, perché ora dicono altro, perché ora è troppo tardi, perché potresti fraintenderle, perché potrebbero sconvolgerti oppure rovinare tutto. Ma non tappate loro la bocca né tarpategli le ali, funzionano come le Strillettere di Harry Potter … se aspetti troppo rischi di non poterle gestire.
Così finalmente ho accettato di farle sfogare, ma soprattutto di starle a sentire una buona volta.

Mi hanno ubriacata di parole. Mi hanno detto fuggi i rimpianti, abbi ricordi, apri gli occhi, ascolta e ascoltati, ammetti gli sbagli, perdona, dimentica, fatti abbracciare, riconosci, sorridi, ignora, osserva, chiudi gli occhi, respira, bevi tutto quello che riesci a bere… ed io ho obbedito. Per la prima volta nella mia vita mi sono sentita adulta, completa come persona nelle sue piene capacità decisionali. E’ stato duro, meraviglioso, orribile, necessario. E non lo dimenticherò mai.

Great 2007 guys!

domenica, dicembre 24, 2006

Briciole


In culo al Natale, ragazzi. Proprio mentre mio padre cucina qui accanto per la luculliana cena di stasera, io vi parlo della negazione della fame.


Oggi ho scoperto l'esistenza di due branche di uno stesso movimento. Si chiamano Pro-Ana e Pro-Mia, rispettivamente malati\e di anoressia e bulimia che hanno fondato siti web per promuovere il loro skinny pride, il loro orgoglio di essere ossa e tendini tenuti insieme da un residuato bellico di pelle e da una ferrea volontà autodistruttiva.
E la cosa assurda è che ci sono anche i consigli per la dieta, per vomitare più agevolmente, gli esercizi fisici, i buoni propositi, l'autoaiuto...

ORGOGLIO ANORESSICO?????? Ricerca della perfezione??????


RAGAZZE, DI QUESTO SI MUORE. La tizia in alto è già morta, questa qui accanto non so chi sia ma insomma... siamo lì.



Come dice una mia amica, ma se una ragazzina in crisi mistica approda su uno di questi siti, che cosa succede? Provate ad andare su dentroimieisilenzi.blogspot.com. Ed è solo uno dei tanti!!!

Io mi sono letteralmente schifata, indignata, vergognata, e mi sono messa al computer. Questo blog è la mia voce sul mondo, su di voi che in genere mi leggere, su chi capita qui per caso, e appena saprò come si fa a mantenere sempre un post in testa agli altri pianterò questo qui, perchè chi passa da qui anche solo per caso legga per l'ennesima volta che tutto ciò è PATOLOGICO, e che se ne può uscire, e che BISOGNA chiedere aiuto.
Come vostro stesso regalo di Natale, se proprio vogliamo ficcarcelo dentro a forza, per cortesia, ve lo dice una delle tante che ci è passata, una delle sempre troppo poche che ne è uscita. Andate di là dai vostri genitori, chiamate il vostro medico, la vostra migliore amica... e raccontate tutta la fame che avete dentro.

venerdì, dicembre 22, 2006

All I Want For Xmas is U


Littmann Classic II giallo canarino, 71 inches.


Tazza con tappo a vite, per le mie tisane dopanti da portare ovunque.


Dvd Grey's Anatomy Season 2.


Riuscire a leggere anche un ECG con interazioni di farmaci sul tracciato.


Tornare in pari con gli esami. Sembra quasi che finora sia stata a grattarmi...


"Papà, come stai?" "Tutto a posto tesoro. E tu? Ah, volevo dirti, abbiamo avviato quel nuovo progetto di ricerca e sono arrivati i nuovi tirocinanti in studio!!!!"


"Sore! Che fai?" "Niente. Tu che fai? Ah, ho preso 10 a matematica." "Ma sei diventata monotona... io stavo studiando." "E poi sarei io la monotona, eh?"


Tutti i libretti delle mie amiche pieni di voti meritati. E magari anche il mio.


Sotto l'albero vorrei questo, tutto il resto c'è già. E forse il desiderio più grande è che resti proprio così com'è.


Colgo l'occasione per ringraziare Fede e Bea per la genialata del cd, siete state davvero carinissime. Tanti baciozzi bavosi a tutti!




venerdì, dicembre 15, 2006

Twenty-one today!!!!!!

Tantissimi auguri a me, tantissimi grazie a chi come ogni anno se ne è ricordato, a chi mi ha fatto compagnia mentre studiavo in biblio anche oggi, a chi mi ha sorpreso ricordandolo, a chi mi ha sorpreso non ricordandolo, a chi mi ha bisbigliato la canzoncina in Aula b e mi ha regalato una MozartKugel. E per chi non se ne è ricordato inventerò la torta Ahlzeimer. Suona bene, quasi come Sacher... Baci!!!!!!!
ora vado a casa e mi preparo una torta così

venerdì, dicembre 01, 2006

Una giornata luminosa

Vi, Lucia, Andrea che studiano di sopra. Gio che è a lezione. Oggi vedo Valeria e la Prof. Stasera ho il turno in Misericordia. Pomeriggio Ade in italiese. Fuori una luce abbacinante nonostante la bruma invernale che ancora non si solleva. I capelli che stanno come dovrebbero. Il turno in Dea ieri sera con Silvia, il sentirsi sempre più a prorpio agio lì dentro. La puntata in piazza Giorgini all'una, i 15 cornetti-cremini-sfoglie portate in Dea a sorpresa, perchè la notte è davvero lunga lì dentro. il sole come lo vedo io

E la giornata luminosa che mi aspetta preme per cominciare, quindi vado.

martedì, novembre 28, 2006

I miei amici veri...

... contandoli uno ad uno non son certo parecchi
son come i denti in bocca a certi vecchi
ma proprio perche' pochi sono buoni fino in fondo
e sempre pronti a masticare il mondo ...

Quando hai otto anni ti raccontano che il topino si porta via i denti che cadono e ti lascia il soldino sotto al cuscino. Ma i dentini che cadono che fine fanno, quando non tocca a genitori amorevoli custodirli? In genere il destino che é loro riservato giace in fondo a contenitori messi in fondo a cassetti in fondo agli armadi.
Questo finche' abbiamo otto anni, ed i dentini devono cadere e rinascere, e gli amici avvicendarsi.
Adesso dovremmo invece avere un assetto piu' o meno permanente della situazione, solo che a periodi i denti traballano e non li senti sicuri nemmeno appoggiati sul bordo di un Daiquiri, o a bordo piatto accanto a una Setteveli, o accanto al microfono del cellulare mentre chiaccherano della serata imminente. Forse perche' ti senti troppo lontana per giudicarne la resistenza. E passi giornate e nottate in Dea con saldi punti interrogativi nel cervello e un mondo da ingoiare intero.

giovedì, novembre 23, 2006

Bere

Erano quasi tre mesi che non lo rivedevo, e quando è da diverso tempo che non vedi qualcuno noti sempre qualcosa di diverso, lo squadri con un occhio più attento. E quando ho concluso che non è la pancia più pronunciata, le guance più tonde e le tempie lievemente più brizzolate che stavo osservando davvero ma i tre mesi in più che gli si leggono addosso, allora mi sono resa davvero conto che con questa distanza tra noi non è solo papà che si sta perdendo la mia crescita, anche io mi sto perdendo la sua.
Il metro delle nostre discussioni, il mezzo per conoscerci reciprocamente non è parlare del tempo, del ritardo degli autobus, del traffico fino a Fi Sud, ma il nuovo progetto sulla Sindrome Metabolica, i miei vetrini sulla flogosi granulomatosa, i colleghi che stavano per arrivare e un collega che l’altroieri notte se n’è andato. Due anni fa ero a cena con questa persona qui a Firenze, e si parlava dei miei primi imminenti esami. E lui mi rispose che non è l’utilità manifesta delle materie ad essere importante, perché potrebbero essere le reminiscenze di idiozie a farti passare un esame dopo quattro anni da quello che ti era parso una perdita di tempo, o ad aiutarti in una diagnosi dopo quindici, ma di non dimenticare mai di bere più che potevo da più fonti possibili, perché ‘bisogna coltivarci, innaffiarci, cambiarci la terra intorno per poter crescere come persone e convivere più pienamente con la precarietà quotidiana che dobbiamo confrontare e confortare.’
Eravamo dietro Palazzo Strozzi, e poi ho raccontato a una quindicina di MMG la storia delle lanterne a forma di stelo di cipolla. Questa frase mi è rimasta impressa come a volte succede con le parole di chi incroci per strada e che non dimentichi più, e di tanto in tanto torna a rigirarsi nella testa e ricompare, ogni volta con un faro puntato su significati diversi, situazioni diverse..

E mentre si riconferma con cattiveria come due anni possano davvero essere una vita fa riaffiorano tutti i dubbi sul come sto passando attraverso questo essere-divenire-non essere più. Dovrei essere più presente nella vita di chi amo, vivendo fino in fondo la vita che amo, quella fatta di mille disparatissime cose (che altrimenti non sarei più io, come dice qualcuno… alla faccia dello stress a 21 anni). Per favore, ricordatemelo spesso, lo conoscete il circolo vizioso che si innesta quando ci si concentra su qualcosa di piccolo e tremendamente impegnante.
Suona male chiedervi di ricordarmi di bere, ma… è proprio così, e capirò quello che mi starete dicendo.

sabato, novembre 18, 2006

Cuci

Appesa alla mensola sulla mia scrivania c’è la cartolina che mi hai portato dal tuo viaggio in Australia di due estati fa, una foto della barriera corallina in cui ci sono tutte le sfumature d’azzurro che esistono.

Possono due anni essere una vita fa?
L’anno scorso abbiamo intrapreso la stessa passione, più o meno nello stesso periodo, e fino a ieri credevo che il percorso fosse stato lo stesso fino in fondo. Invece la tua mail… è stata un precipizio inaspettato, ingiusto.
Ci sono cose che non ti esorterò mai a fare.
Non sarò io a parlarti di accettare, perché quando il dolore ti mette sottovuoto è un verbo che resta fuori con l’aria.
Non sarò io a dirti di urlare.
Non sarò io a dirti di parlarne.
Non posso dirti di fare tutte le cose impossibili che io non ho mai fatto, o che forse solo un giorno riuscirò a fare o forse mai.

Con la tua mail sono riaffiorati tutti i grovigli di lacrime mai piante e di cose mai fatte insieme e di stelle cadenti in cui ho perso fiducia, e così ho messo quello che nessun altro sa nella risposta che ti ho inviato.
Le unghiate con cui ho, abbiamo cercato di strappare ancora qualcosa, ancora qualcosa per favore ancora qualcosa da fare insieme sono le stesse con cui oggi combatto per non dimenticare i particolari, i gesti, gli sguardi e il tono della voce.
C’è solo una cosa che posso dirti, ed l’unica parola che da dodici anni ripeto a me stessa ogni giorno. Ricorda.

lunedì, novembre 13, 2006

Vierissimamente Boddi

Due ore di esercitazione di statistica sono una palla stratosferica. Due ore di esercitazione di statistica quando proprio non ci capisci niente sono peggio di una martellata sull'alluce. Ma due ore di statistica in cui proprio non ci capisci nulla e per di più sei anche a 26 gradi in aula alle ore 17... beh, sono distruttive. Ed io sono distrutta.
Sul mio consenso informato alla donazione c'era scritto che avrei dovuto evitare attività pesanti per le prossime 24 ore, ma se la probabilità a priori di bocciare martedì prossimo è del 100% non vedo perchè non cercare di risalire da questo baratro. Una cosa è certa: quest'anno, semmai, copio. Al primo bocciai perchè avevo passato l'intero compito a una tizia -che prese ottimo- e quindi feci il mio di corsa. Brava torda.
Tra un pò torno a casa, mi spalmo sul letto e non riconoscerò anima viva fino a domattina. Perchè deturpare il blog con questo post insulso? Perchè ogni tanto bisogna che mi ricordi di mostrare anche tutto il caracollamento in biomedica, lo strascinio delle lezioni, il sonno a tutte le ore, le occhiaie, il nuovo taglio di capelli che ancora non trova un verso, gli occhi che bruciano a fine giornata, il non capirci ancora bene nulla su verifiche che spuntano un giorno sì e l'altro pure, esamini esamoni esamacci che pallest'esamimaunfinisconpiù e tutto il corollario di amenità che fanno parte del gioco.
Se non ci fossero sarebbe tutto troppo Barbie, tipo le figlioline tutte taglia 40 tutte vestite identiche tutte belline piccine magroline a cui riesce fare tutto e in contemporanea, essere sempre anche splendide, in ordine, truccate, in piega, precise OGNI MATTINA da che ho iniziato l'università. E invece è una forza scommettere la mattina a lezione chi di noi arriverà più sconvolta. E non ci voleva statistica per capire che la probabilità che quella sia io è davvero molto molto alta.

mercoledì, novembre 01, 2006

Oslo 2/We'll Be Back

Non sara' esattamente facile lasciare questa citta'. Domattina alle 6 dal Terminal Galleri parte il bus per Torp, da dove l'aereo per Pisa prende il volo alle 9.25... e siamo un po' tristi. In due giorni abbiamo visto Oslo sotto la bufera di neve e Oslo sotto a un sole splendente, sotto un cielo incredibilmente azzurro pensando alla neve di stanotte. Sara' difficile lasciare qui tutta la cortesia della gente che non ti risponde mai male, tutti i fantastici, fenomenale, meravigliosi ragazzi biondissimi -tranne quello per Fra che viene via con noi :) e sara' partiOsloFjordcolarmente difficoltoso tornare alla routine. Un po' meno lo sara' lasciare i meno 7 gradi attuali fuori di qui...
Un bacio e a presto

PS Quasi dimenticavo. Brava Fra per il tuo primo livello passato -ma ora il monotema e' diventato Marco, a quanto ho intuito da voci che girano anche qui a Oslo...- Povero Tutt, niente balena. Bisogna dichiararla alla dogana. Pero' oggi ho mangiato alce. Gio... ora torno, e mi manchi. Vi, coraggio che arrivo anch'io.

lunedì, ottobre 30, 2006

Oslo/1... You welcome!

Karl Johans Gate
Ciao bbelli!!!!
Primo aggiornamento dalle fredde lande norvegesi (5 gradi fissi tutto il giorno figlioli, ma ci stiamo acclimatando...a Pisa due giorni fa ce n'eran trenta) dove ormai da 48 ore abbiamo messo delle discrete radici linguistiche. Per esempio, ho imparato a dire Takk, che vuol dire Grazie. Oslo e' incastrata nel fondo di un fiordo, ed e' costellata di tante isolette sparse. Questi fiordi noi non riusciamo davvero ad immaginarceli, perche' sono una cosa frastagliatissima e tremendamente verde, gialla, e rossa ora che e' autunno. Da che siam qui abbiamo visitato una grossa fetta della citta', che dovunque tu vada a sbattere e' BELLISSIMA, e abbiamo visto la NationaalGalleriet con l'Urlo di Munch e un casino di altri famosissimi quadri -anche se i piu' belli sono di gente mai sentita nominare-, il trampolino olimpionico per lo scii, il Palazzo reale, il VigenlandPark, lo SkyøteMuseet...
e oggi ci ridaremo alla pazza visita per tutta la penisola di Bygdøy, e alla scoperta gastronomica della zuppa di balena (scherzo) ma della carne di renna pero' si!
Ora andiamo a fare colazione in una Bakeri del centro, il nostro ostello e' una chicca in una strada che collega due quartieri grandiosi. E l'Universitaat... ragazzi, e' l'edificio piu' bello della citta'. Ed in piu' e' gratuita. Se mai vi venisse in mente di fare un Erasmus, vi consiglio caldamente questa meta.
A presto per ulteriori particolari, un bacino a tutti!!

giovedì, ottobre 19, 2006

E che BESTIA sia.

Quando due persone totalmente diverse che però tengono a te pronunciano la stessa identica frase nel giro di mezz’ora vuol dire che hanno, se non ragione, perlomeno vissuto la stessa esperienza. La cosa triste è che ragione ce l’hanno, e su cose che non mi piace accettare ma a cui è bene faccia un grosso callo dove farle rimbalzare tutte le volte che ricapiteranno.

Lucy ha scritto un post qualche tempo fa riguardo gli amici veri. Quelli che le spalle non te le voltano, quelli che per te si svenerebbero, quelli che con te insistono, condividono, combattono, realizzano sogni. Quelli per cui viene prima un tuo sorriso rispetto alla voglia di primeggiare, quelli con cui la competizione sleale non esiste anche se vi potreste trovare a concorrere in sei per un solo posto di specializzazione. Quelli che sanno come sto da una ciocca di capelli fuori posto o dal fatto che non arrivo sorridendo la mattina a lezione, quelli a cui questo importa.

Poi ci sono le persone che non conosci e che non ti conoscono, ma con cui una civile compresenza è possibile, bella e redditizia, anche perché magari finisci col conoscerle e scoprire che non sono affatto male.

Dulcis in fundo, ci sono le persone che, semplicemente, ti deludono. Quelle che c’erano ma oggi no perchè ho da fare, quelle di cui hai ignorato alcuni comportamenti ‘allarme’, quelle che reputavi vicine, quelle con cui qualcosa hai condiviso.

Per la seconda categoria davanti la mia porta stenderò sempre un tappetino setoloso con una grossa Welcome. Basterà che suonino il campanello e a meno che non sia alle prese con una maschera esfoliante aprirò in tempi brevi, e prometto un caffè pronto nel giro di 5 minuti.

Per la prima categoria, beh, della mia porta potete avere le chiavi, il mio scomparto del frigo è a vostra disposizione –ma occhio ai ragni-, vi preparerò una torta alla crema e finchè entrate nel lettone potremo accamparci tutti sotto le coperte e guardare un DVD.

Per la terza categoria mi sono chiesta a lungo cosa fare, se cambiare indirizzo era o meno la soluzione giusta. E alla fine, dopo la notte di lunedì pressoché insonne e quello che mi è stato detto ieri, ho deciso che non devo cambiare nulla di quello che sono, basta solo far emergere di più alcuni lati della mia personalità che si assopiscono sempre. Quello che lotta per quello che vuole. Quello che non si fa prendere per il culo. Quello che fa le cose perché gli piacciono e perché sono la base del suo futuro. Quello che tira fuori le unghie. Mi hanno tirato fuori l'acidume con l'uncino. Mi vogliono bestia?
Senza rancore, gente...

E che BESTIA sia.

venerdì, ottobre 13, 2006

La Filosofia del Sushi

Qualche post fa vi ho raccontato di aver sentito una canzone di Grey’s Anatomy durante il turno in Dea, giovedì scorso. Da quel momento sto scandagliando la rete per trovare quella traccia –che, ovvio, non è nella track list della colonna sonora originale, perché quella ce l’ho già. E non ho avuto tempo di rivedere tutta la prima serie per riascoltarla- ma la cosa più curiosa è quello su cui ho basato la mia ricerca, cioè un verbo. Rely on vuol dire contare su, e in un mio eventuale degenero corticale sarebbe probabilmente l’unica cosa che ricorderei, e questo perché si tratta del primo phrasal verb che sono riuscita a farmi entrare in testa al liceo. Ma non solo. Contare su forse è la decisione più difficile e coraggiosa da prendere. Contare sulla tua memoria, su un colpo di fortuna durante un esame, contare su qualcuno, contare su se stessi, o accettare che qualcuno conti su di te.

La prof di inglese diceva che quando puoi ascoltare e capire una lingua straniera senza focalizzare coscientemente che non si tratta della tua lingua madre, funziona come se lo fosse: accade che tu non riesca a ricordare frasi intere che hai sentito, perché semplicemente non vi stavi prestando attenzione. Ma di punto in bianco succede che, puff, rammenti. Ed ecco che, mentre stavo mangiando collassata su una sedia in cucina, è riemersa la frase dentro cui quel verbo si colloca, I’m getting old and I need something to rely on.
Sono corsa in camera insieme ai pomodorini perché non trovavo una penna, ma la tentazione del portatile sulla scrivania era troppo forte… e avevo qualcosa di dire su queste parole.

Rispetto a un anno fa, quanto sono diversa, quanto sono cresciuta, e quante cose si sono evolute. E, finalmente/quanta paura, questo phrasal verb mi è piombato addosso. Devo iniziare a contare sulle mie forze, sul bagaglio in accumulo lungo questo infinito percorso, sul fatto che altri si fidano di me, sul fatto che ora sono io che mi fido di qualcun altro. Ma prima della mia schiera di porte c’è ancora tempo.

Ho scritto questo post per chi si accorge che alle porte non manca molto, che è un po’ più di un semplice gioco ed è invece il momento di fare un bilancio, valutare le proprie predisposizioni, prendersi la prima vera responsabilità e scegliere cosa fare. Per chi magari non sa individuare una singola ragione per fare quella cosa, ed invece ne trova parecchie per non farla… ma gli piace trSushioppo l’arena per mollare o ripiegare. Armandosi degli strumenti giusti, farà il massimo per avvicinarsi quanto più possibile alla perfezione. Come per il sushi.

domenica, ottobre 08, 2006

Kehle

Una delle prime frasi che ricordo di averti sentito dire è stata ‘Io da qui me ne voglio andare’, alludendo al nostro comune piccolo, bigotto universo natio. Si stava uscendo da scuola e una massa di diciottenni in subbuglio ormonale attorno a noi ululava becere espressioni dialettali di apprezzamento verso il culo della sciacquetta della 3aN che si ritoccava il rossetto camminando verso il capolinea del bus per Capistrello. A 16 anni.

E quando hai scelto di studiare Relazioni Internazionali, e quando hai conosciuto Angelo, e quando ho saputo che saresti partita per la Germania… beh, era scontato che sarebbe andata così, ma uno scontato bello, di quelli che ti fanno sorridere soddisfatta perché era proprio così che doveva andare.

Vai così, sorella!’ è stata però la prima frase in assoluto che ti ho ascoltato pronunciare, peraltro con un grosso sospiro di sollievo. Avevo aperto bocca per la prima volta nella mia nuova classe per rispondere a una domanda della prof di Inglese, ed ero intimorita e poco propensa a rispondere per non apparire saccente da subito. E invece te hai messo in moto la tua massa di riccioli e ti sei girata per un gimme five.

Più o meno da allora siamo diventate un’unica entità dislocata a dieci km di distanza l’una metà dall’altra. In tre anni abbiamo stretto un rapporto che andava oltre l’essere migliori amiche, oltre l’essere sorelle, oltre l’essere compagne di classe. Antidormi l’avrebbe chiamata ‘corrispondenza d’amorosi sensi’, qualcosa di più simile all’essere una persona sola che due molto legate.


Dopodiché i km sono diventati circa 150, ma questo non ci ha impedito di restare sempre NOI, come what may -Moulin Rouge docet; il nostro primo film insieme, ricordi?-

E ora sono qui che ti scrivo con il libro di Semeiotica sulle gambe, che mi ricorda quanto tutto si sia fatto più difficile negli ultimi anni. Difficile però è la parola sbagliata, perché una rapporto come il nostro cose difficili non penso ne conosca. Solo… più complicato. Complicato vedersi, complicato spostarsi, complicato incastrarsi con i tempi. Complicato non esser mai in Abruzzo in contemporanea (complicato dal fatto che lì meno ci mettiamo piede meglio stiamo, io e te!). Complicato sì, ma non impossibile. L’anno scorso sì che è stato complicato, per un sacco di cose. Ma io ci sono sempre, assenteista, incasinata, disorganizzata fino all’inverosimile, esattamente come tu mi conosci… anche se non ci vediamo mai, anche se ci sentiamo poco.




Ti voglio bene sorella.

Ficcatelo nella zucca.

giovedì, ottobre 05, 2006

Such Great Heights

Vi, ho una paura pazzesca.”
“Dai, il Dea! Perché hai paura?”
“Ma scusa, tu non saresti terrorizzata?”
“Da morire! Ma perché hai paura?”


Papà che ieri sera mi dice di lasciar fare, che in fondo è il terzo anno e che tutto è ancora teorico. E alla fine di tutte le sue argomentazioni io che rispondo:
“Papà, comincio domani.”
Fino a dieci minuti prima ero in biomedica a rileggere tutti i miei appunti-infarinatura di queste serate su anamnesi, esame obiettivo e primi approcci semeiologici, e nei cento metri prima di tragitto con l’aorta pulsante in gola avevo voglia di fermare chiunque incontrassi per dirgli ‘Ma lei lo sa dove sto andando io ora?’

Entro non appena trovo il coraggio di farlo. E’ davvero solo un passo in avanti in più, ma non pensavo fosse forte come una scarica elettrica.
So solo che quando entro non so mi viene da piangere più per il terrore di chissà cosa, per la gentilezza del mio responsabile o per una canzone di Grey’s Anatomy diffusa dall’altoparlante.

Non so raccontarvi com’è andata, non ora che è tardissimo e sono tanto stanca e sgrammaticata e domattina c’è lezione. Dopo sei ore esco
per andarmi a cambiare e penso di andare a mangiare a mensa tanto a casa non ci sarebbe nessuno e d’altronde ne sanno poco di tutto questo e mi giro per puro caso… e in un corridoio laterale c’è Gio.
Gio, che era lì da quasi un’ora dopo averne fatte 8 di lavoro per farmi una sorpresa e cenare insieme a me e non perdersi per nulla al mondo le reazioni a caldo dopo il mio primo turno di internato.
Ragazzi, che meraviglia VEDERE quanto sono ignorante dal vero, e vedere quanto assistere a una procedura banale sia molto più utile che sentirsela raccontare, e vedere che sono un caso disperato, ma un pochino meno di quanto mi aspettassi.
E che meraviglia l'amore.

Buon weekend!!

giovedì, settembre 28, 2006

Let's start again

Per una settimana di quasi stasi prima dell’inizio delle lezioni conosco diversa gente disposta a uccidere, ma ormai anche dormire è diventato noioso. Tutt’intorno a casa mia frulla la vita universitaria di Novoli, ma siccome viale Morgagni e Biomedica iniziano a mancarmi –staremo a vedere cosa dirò dopo tre corse sul 56, e relative tre mezzore ad aspettarlo sotto la pioggia- nelle ultime 24 ore mi sono dedicata alle sbobinature di microbiologia, di cui la cosa che mi era rimasta più impressa era il tipo di font usato.
E, per premiare il mio sbalorditivo grado di ignoranza riguardo tyndallizazione e aggeggini cattivissimi dal nome impronunciabile, nelle ultime 4 ore mi sono sparata metà serie di Grey’s Anatomy, impresa che per il solo Dr.Burke merita di essere portata a termine entro domattina ( quando ho visto per la prima volta il rendez-vous tra lui e Christina mi sono flashata sull’eroticità della curva della sua pancia, della curva del suo deltoide, del movimento curvo che compie con le braccia piegate… ok, la smetto, però è e rimane la scena più sexy che io abbia mai visto.)
Pertanto vi abbandono ai vostri sogni d’oro.
See you next Monday!

lunedì, settembre 25, 2006

Glicerinissimamente.

Per cambiare il modo di lottare per ciò in cui credi ci vuole molto più coraggio di quanto non ne serva per iniziare.
Quando stamattina ho sentito chiamare il tuo nome ho pensato prima che ci fosse una omonimia, poi ‘Le è scappato il mouse e non si è accorta di aver sbagliato pulsante’. E quando ti ho vista, invece, mi sono detta ‘Adesso basta, non è possibile’.

Ma il fatto è che qui a Firenze in questa Facoltà chi insegna e chi organizza ha la dannatissima concezione dell’onnipotenza, e il primo concetto che passa dalle lezioni è che lo studio bovino è la conditio sine qua non per restare a galla. E fin qui ci siamo, tutti controfirmiamo tacitamente questa clausola a piè di pagina scritta talmente piccola da darci l’illusione che forse sarà possibile far finta di ignorarla.
Però è solo per pochi privilegiati che il mare resta liscio fino all’approdo.
E cercano di inculcarti da subito che non sei tra questi, game over.
E invece over un par di palle, e te ne sei la prova vivente-studente, nonostante tutto.
Nonostante la spossatezza che ti lampeggia negli occhioni verdi, nonostante i soprusi burocratici e non, nonostante tutto quello che stai tribolando da troppo perché triboli meno chi ami.
E’ da un anno che sto imparando a conoscerti, per volerti bene è servito meno di quanto immagini e te ne voglio molto più di quanto io sappia dimostrare, e lo scopo di queste righe è dirti che credo in quello che vali, che è molto più di quanto molti non sappiano e infinitamente più di quanto vogliano farti credere. Non finirai mai di lasciarmi a bocca aperta.
Tvb.

venerdì, settembre 22, 2006

Raminga Voglia di Fare

Di tutti i buoni propositi espressi nel post precendente ne avrò messi in atto forse un paio, però ci sono novità degne di nota: la prima è che Gio è una neomatricolina di Infermieristica -praticamente finiremo per vederci al Virus per un panino e in ambulanza. Chi è che dice che la quotidianità uccide un rapporto?! Nei prossimi mesi/anni credo che saremo noi a UCCIDERE per un pò di pacifica quotidianità...
L'altra news è che me ne vado a Oslo con Gaia dal 28 ottobre al 2 novembre. al momento sono leggermente preoccupata per il freddo, ma penso che ce la caveremo egregiamente, vero sister?

Altre cose importanti prima che mi caccino da Novoli:
Lucy, FORZA. E basta.
Nik è ripartito oggi per il Togo.
Ho di nuovo sonno. vado a iniziare la mia sedicesima ora di nanna della giornata.

Un bacio a tutti!!!