mercoledì, settembre 13, 2006

Prorsum

23 agosto ore 18.30, fuori il sole illumina da dietro come fosse una candela questo cielo blu che più perfetto non poteva essere, dentro il sole a malapena filtra dalle serrande tirate giù giù giù per dimenticare tutto all’infuori dei libri sulla scrivania. Il fatto che vedrete questo post solo dopo l’11 settembre manifesta la mia ignoranza operativa riguardo ai giorni che verranno, la missione Arginailblocco è entrata nel pieno della sua fase di studio scriteriato e cercherà di mettere tutto in ordine.
La ragione per cui non pubblico prima è che di sentirmi dire, ripetere, ricordare, puntualizzare che devo fare tutti gli esami ne ho stracolme le palle.
LO SO.
Ho spinto la mia resistenza fisica oltre tutto quello che chiunque possa immaginare o dedurre da risultati o paragoni con gli altri studenti di Medicina, e se per gli altri è stato più facile (occhio, non facile: quello non lo è per nessuno) pace, bravi, rien à dire, Laura ha durato proprio fatica e magari non è nemmeno riuscita a fare tutto. E allora?! Ma siete iscritti voi o io, fate le 3 di notte da due anni voi o io? (Ai miei amici: tutto questo NON è diretto a voi.)
Quindi queste poche righe sfavate - e miei segnali di vita- appariranno quando almeno uno dei 2 esami sarà descrivibile con verbi al modo indicativo tempo passato prossimo. A quel punto sarò in terzo anno, nonostante tutta l’annataccia. E potranno scassarmi i maroni quanto vorranno.


13 settembre ’06 ore 15.30
I due giorni dall’esame sono stati come una flebo continua di endorfine, la mia sostanza girgia periacqueduttale deve affaticarsi quanto mi sono affaticata io. Un turno in Misericordia appena fuori da fisio, una giornata di dolce far niente con Gio, un aperitivo con Nik , una mattina in centro con Virginia, ed ora un pomeriggio qui a casa a sonnecchiare. A breve termine ho inserito in agenda una puntata al Meyer, un rapido incontro col babbu, l’uscita di Co.Ca. non so dove, un po’ di studio tranquillo, una scappata in Calabria.
Terzo anno.
Ci avevano detto che era una strada in salita, non che gli scalini erano alti mezzo metro. E, bene o male, chi più chi meno col fumettino ‘Pant… pant’ sulla testa e il fumo che gli esce dalle orecchie… siamo ancora tutti con un numero di matricola. Io questo lo chiamo stracredere nei propri sogni .
E che nessuno intenda mollare è la nostra più grande vittoria.

Un bacio a tutti

sabato, agosto 05, 2006

"Giuro di curare tutti"

Il mio fancazzismo di questi giorni si maschera dietro le ore passate a leggere tutta la sequela di riviste mediche o presunte tali che infestano la nostra cassetta postale, e ieri è arrivato anche Janus, un periodico di etica medica per nulla scontato, in cui ho trovato l’articolo da cui ho preso il titolo del post. Volevo riportarvi per intero il sottotitolo


La dimensione più alta e nobile che ci ha lasciato la tradizione ippocratica è
il principio del diritto universale alla cura, senza differenze di razza,
religione, sesso. E indipendentemente dalla colpa o dalla responsabilità del
malato, dall’adozione di stili di vita poco salutari come bere alcolici e
fumare, fino ai casi più estremi, quando ad avere bisogno di assistenza medica
sono assassini e delinquenti.

perché mi ha messo in allerta prima ancora di leggere il resto dell’articolo, che fa una panoramica su tutta la storia della cura e del diritto alla cura da Ippocrate fino ai giorni nostri. E’ stato però l’incipit del pezzo a darmi la spinta a scrivere, semplicemente il riassunto di una puntata di ER in cui in rapida sequenza vengono portati in sala operatoria un tizio che si è fatto impallinare per salvare una donna da uno stupro, la donna che poi è stata stuprata ed infine lo stupratore, con tutta la rabbia e le scelte obbligate che i medici devono mettere in atto perché, nonostante tutto, quell’uomo va salvato.

Ho avuto bisogno di scrivere perché per me questo argomento, quel nonostante tutto è una nota dolente.

Uno dei punti della versione attuale del giuramento di Ippocrate è l’impegno nel
curare tutti i miei pazienti con eguale scrupolo e impegno indipendentemente dai sentimenti che essi mi ispirano e prescindendo da ogni differenza di razza, religione, nazionalità, condizione sociale e ideologia politica.

Prescindo da tutte le differenze che vi pare, ovvio, penso che riuscirei anche a metter le mani su un omicida, magari vomitando di lato al lettino. Dovete sapere che però c'è un caso in cui tutti i miei migliori sistemi di autocontrollo vanno a farsi fottere in allegria, l'unico caso per cui io, convinta assertrice della sacralità della vita e nettamente contraria a tutto ciò che possa svilirla -vedi pena di morte e consimili- perdo davvero la testa. Ed è la pedofilia. Per questo genere di cose io divento una iena, per questo genere di grettezze penso che una tortura fisica e psicologica vita natural durante non sia sufficiente.
E allora mi sono chiesta: se nella situazione di sopra fosse arrivato in ospedale un bimbo stuprato e subito dopo quell'animale del suo stupratore, e ci fossi stata tu, Laura, a dover agire... avresti agito?
Non lo so. Quello che so è che al momento preferirei un'accusa di omissione di soccorso piuttosto che vedere quell'uomo respirare ancora.

Istinto materno o desiderio di vendetta? Ragazzi, questo mi spaventa indicibilmente. Un giorno potrei trovarmi in una situazione in cui deontologia e principi morali verranno a fare a pugni, e finchè saranno cose gestibili credo di potermela sbrigare. Ma in questo caso limite mi troverei davvero nei pasticci. E non è che sapere che "Ma Laura, non ti capiterà mai!" mi rassicuri poi molto...

Casomai tu, lettore di blog alla deriva, fossi capitato qui per caso e ti stessi chiedendo che razza di mentecatta io possa essere per parlare in questo modo a) ti invito a lasciarmi un commento b) bisogna tu sappia che sono già d'accordo con te, perchè mi autoindigno nel solo rileggere quello che ho scritto. Un pò come per la storia di aborto ed eutanasia (ma quest'ultima vige solo in Paesi civilizzati, quindi tranquilli che in Italia non avremo a che farci). Però un'obiezione di coscienza per l'aborto e l'eutanasia esiste ed è legale, mentre quella personalissima che io ho per la cura di pedofili/infanticidi etc etc è quantomeno considerata deprecabile, se non reato.

Infamatemi pure, ma fatemi sapere cosa ne pensate. Grazie.

giovedì, agosto 03, 2006

News from Home

Aloha gente! I primi tre giorni post-ritorno a casa sono stati scanditi dal ritmo cadenzato dei miei frequenti e protratti pisolini, nell’intervallo tra i quali mi sono dedicata ad attività ormai dimenticate quali passeggiare, guardare film, prendermi cura del mio corpo, annegare nel frullato, rosolare al sole, leggere libri idioti e tutte le riviste che sono riuscita a rastrellare stanza-stanza (tutto questo perché mio nipote è al mare e torna sabato, altrimenti l’avrei strapazzato ininterrottamente). E ieri, udite udite, c’è stata l’apoteosi della mia rinascita fisico-spirituale: ho suturato la mia prima banana!
Ho intenzione di ricamare il ricamabile sulle sorelline della povera sventurata che giacciono in cucina, è ora di prender confidenza con pinze, forbici ed ago con filo 2.0 nero, io che a malapena so mettere a posto un bottone e che piuttosto che fare un orlo ai pantaloni li lascio nell’armadio fin quando non mi entrano più. Dai, il risultato è stato relativamente accettabile, considerate le attenuanti del primo tentativo e della mancanza di ADE adeguate… (tranquilli, prometto che non metterò mai mano su nessuno di voi)
Da domani mi rimetto al lavoro con anatomia e fisio2, iniziando a leggiucchiare semeiotica per curiosità mi sono resa conto che sapere qualcosa a proposito del faringe è importante (vero Fra?!), ma sono tranquilla, ho un mese per risistemare me stessa, il mio contenuto cranico e per ripartire con più forza, sebbene ancora non mi capaciti di aver finito quest’anno terribile. E invece posso iniziare a metterci una croce sopra calcando forte, perché ho intenzione di tramutare la pila di libri che mi aspetta di là in un bagaglio di conoscenze, e poi di usarla come scala per ridipingere camera. Si accettano proposte di colori…
Un bacio, vi voglio bene

giovedì, luglio 27, 2006

Just for me

Per le 7 alla n camicie sudate
per questo anno di fuoco

per il primo esame finalmente di Medicina, quella vera
per i muscoli che si rilassano

per la voglia di leggere un libro che non contenga la parola 'organismo'
per la voglia di pioggia che scroscia addosso
per le persone che non sapranno mai tutto il tempo e l'amore che dedico e dedicherò loro.


Per il tempo tolto a chi amo
per il tempo tolto a me stessa

Me in this very moment
per il mio herpes sempiterno
per le mie lentiggini sopite

per le mie incipienti occhiaie
per i miei neuroni arrosto.

May your holidays be intense!!!!





domenica, luglio 16, 2006

7/16 pm

Il pomeriggio del sedici luglio uno dovrebbe essere in miliardi di posti diversi da una scrivania, o comunque a fare miliardi di cose diverse dal sottolineare per la quarta volta delle sconclusionate sbobinature di fisiologia.
Bruciarle sarebbe l’inizio della rinascita. Poi seguirebbero dodici ore di sonno, una doccia lunga, una passeggiata in centro con le amiche che è un insulto non vedere da più di due settimane (sia le amiche che il centro, ma per il secondo si parla di un tempo ben più lungo), una giornata di shopping perché ci sono i saldi, una giornata al mare perché c’è il sole, una giornata nel Chianti perché sì, sì e basta.
Il perché-no-tutto-questo si concentra nel non aver nessuna intenzione di comprare antitarme per il camice, e nell’acqua versata stanotte alle 4,20 nel ferro da stiro per ricordare a quell’agglomerato di stazzonature in fondo all’armadio che era diventato come ci si comporta. E quando ti arrivano messaggi da amici di vecchia data e vecchia location che ti scrivono
"Cioè, esami a luglio?! Ma che te ne sì ‘scita de testa?"
capisci diverse cose. La prima è che forse avrebbero fatto meglio ad iscriversi a qualcosa di diverso da Lettere visto che ancora parlano da trogloditi fucensi, la seconda è quanto ormai poco mi conoscano, la terza è che in effetti se ci sente solo quando c’è la Xmas e la Summer Card un motivo ci sarà e la quarta è che loro non lo sanno quanta fatica faccia faticare dietro a dei movimenti ionici che avvengono in ‘bagni di acqua di mare’. Acqua di mare a luglio vorresti ritrovarla ovunque intorno a te, non su fasci di fotocopie. E invece devi aspettare, devi stringere i denti, e te ci provi a fare tutto ‘con calma’ come dice babbo ma è impossibile se non hai un pool quotidiano di ore extra a cui attingere. Robbie Williams canta alla radio life’s too short to be afraid, and you know and you know ‘cause my life’s a mess, and I’m trying to grow, and so do I Robbie, so do we all, contornati da tutto l’amore di chi ci vuol bene e la voglia di darci da fare, e la profonda rabbia per uno stato di clausura comunque ingiusto e crudele, perchè è il sedici di luglio anche per noi...

venerdì, luglio 14, 2006

Laura.... Ciao bbelli, vi metto una mia foto recente così vi rassicuro sul mio ottimale stato psicofisico... riemergerò dall'apnea il 28, quindi fino ad allora non vi terrò aggiornati. Solo... incrociate le dita e tutto l'incrociabile per me! Bacini

Tavolo, mestoli e bicchierini da liquore

E vi chiedo scusa se lascio i calici da vino bianco e rosso, le insalatiere e tutto al resto sotto al letto, ma è della lampadina a 400V che volevo parlarvi, di quella che da un pò vi si è accesa dentro e vi illumina della stessa luce e scalda chi vi sta intorno. Questo è un post scritto a quattro mani e a due cuori, noi che in separata sede vi abbiamo visto trepidare e far nascere la vostra seconda persona plurale, che poco dopo aver iniziato a zampettare ha ingranato la quinta. Adesso vi osserviamo insieme procedere spediti, con un'andatura da trinciatutto, sicuri che tutto andrà bene o sarà comunque risolvibile... e avete ragione. Per questo, se anche tutte le facce che incontrerete saranno incredule, scettiche o non persuase, sapete dove trovare due visi perfettamente sereni e fiduciosi in voi e nella vostra follia. E credo proprio che per voi ci saremo ogni domani e tutti i prossimi 5 minuti. Vero, tu?

Ti avvicini all'attacco di una via. La verticalità ti da solo vertigine. La paura si fa sentire. Poi ti avvicini. Vedi che forse... forse... di lì si passa. E intanto cammini. Un passo dopo l'altro e ti accorgi che poi invece il diedro è netto. Che non è poi neppure tanto difficile. Ma sì che dai almeno alla fine del primo del tiro ci arriviamo... e poi? E poi vediamo ma vediamo in due. E un passo dopo l'altro senza neppure dare importanza alla meta si cammina, si procede sulla verticalità e ci si accorge che dai di impossibile non c'è proprio niente. Ma no e poi mica sei da solo... Si arrampica in due. Ci si tiene la corda. Ci si salva la vita in due. E le difficoltà vanno passate in due sennò non si va avanti, ma le soddisfazioni anche quelle si vivono in due. Si convivono e si condividono. E diventiamo sempre più forti singolarmente ma soprattutto come coppia. Gli spaventi iniziali cosa sono più? E se si guarda di sotto si vede la strada fatta e si ringrazia solo di avere accanto il compagno di cordata. Il compagno del cammino di una vita intera. Una vita costruita passo dopo passo, con calma e equilibrio da ballerini. Una vita goduta e combattuta in due. E la meta? La meta è una scusa per godersi il panorama e il gusto del percorso stesso. Passo dopo passo. Giorno dopo giorno. Domani dopo domani. Con la voglia di dirsi Si. Anche oggi ti amo.....
Lasciateci per cortesia il piacere di osservarvi durante la progressione. Tutto il nostro tifo è per voi. due. insieme.
Buona via ragazzi!! :)

mercoledì, luglio 05, 2006

Plus ultra

Dove abbiamo lasciato il clacson di Mary
Code di chilometri, clacson all’impazzata che nemmeno in Bolivia, frizioni fallaci e odore di pneumatici sull’asfalto, e dovunque ti giri la gente, semplicemente, sorride. Il calcio vero, quello pulito, giocato, sofferto, sudato ieri sera c’era tutto, e la differenza tra chi ricama con i piedi e chi ricama anche con il cuore si è vista, ed è stato un plauso a chi lotta e ci crede e alla fine la spunta, in ogni campo.

Mi rimetto al lavoro, work in progress per il prossimo goal... un bacio

giovedì, giugno 22, 2006

Pride & Prejudice

Alcune cose succedono e basta.
Ti colpiscono in malo modo, ti segnano e ti mettono sul chi vive. Ti prendono alla sprovvista con una frase come tante, solo detta in modo gentile. Ti fanno abbassare le difese un po’ alla volta.
Ti incoraggiano nei momenti sì, no, ni, in quelli di resa e in quelli di festa, quando sei talmente stanca da rinunciare a parlare ma a sorridere mai. Ti sorprendono mentre torni a casa con un profumo sulla felpa e quello d’erba bagnata intorno.Ti osservano da lontano, per non disturbare mentre studi. Manifestano preoccupazione per il tuo superlavoro con estrema cautela, invitandoti a dormire un po’ di più. Ti lasciano a bocca aperta in alcuni momenti, altre volte ti fanno diventare bordeaux ed altre arrabbiare da matti. E da quando ti sfiorano niente è più come prima.

Per te, che mi hai dimostrato la bellezza dello sbagliarsi . Chi l’avrebbe mai detto…

Vol
Ciao cari, è da un po’ che non vi vedo e volevo stamparvi addosso un virtuale bacino collettivo. La fine delle lezioni, come sempre, diluisce le occasioni di stare tutti insieme (Ce-na! Ce-na! Ce-na!) e mi scoccia starvi poco tra i piedi, però volevo farvi sapere che finalmente in questi lidi lontani è cambiato il vento e che il tono con cui dico che va tutto bene è drasticamente diverso da quello che ho adottato nei mesi passati per cercare di non farvi preoccupare troppo. Stavolta è davvero tutto a posto -per fortuna che hanno inventato la parola ‘tutto’, altrimenti finivo domani di elencare, e quest’elenco contiene cose inaspettate che non avrei mai creduto di potervi includere- e anche se sono stanchissima, se sto studiando come una matta, se fa un caldo della miseria e se avrei voglia di andare a mare (penso come tutti noi, tranne Paolo che se ne va in UK –mamma che invidiaaa!-) sono felice, rilassata ed appagata. E, come sempre, vi voglio bene.

mercoledì, giugno 14, 2006

Resilienza

Ultimamente non sono poche le scoperte inaspettate e quindi tanto più belle in cui sto inciampando, ma questa davvero non mi passava neanche nell’anticamera del cervello: io, quella che rimarrà nella storia per i meschini sei voti ad appello, scoprire che la fisica ha finalmente qualcosa di utile da prestarmi! (Marco, dovresti esser fiero di me!)
Provo a spiegarvela in modo molto arbitrario e personale, questa resilienza: in soldoni, è la proprietà di un oggetto di assorbire gli urti senza venirne insultato, una specie di ritorno elastico allo stato iniziale, come se nulla fosse successo. Non so se in psicologia esista un qualcosa del genere (Nik, se lo ritieni opportuno insultami pure), però quando ho captato il concetto mi sono venute in mente alcune persone che di resiliente hanno davvero parecchio, e che meritano un plauso per il sorriso bene o male sempre disteso sul volto e per l’indole “m’arimbarza!”. Ovviamente questo non vuol dire che non accusino il colpo, ma hanno un tempismo nel recuperare e nel proseguire che mi lascia spesso sbalordita, mentre io rimugino troppo sui piccoli grandi casini che mi investono di tanto in tanto.

Quindi questo post è per chi non sbatte il microscopio o un chilo di saccaropina in testa a persone frustrate ed invece sorride dimostrando vero amore per quello che fa, è per chi si è trovato da un giorno all’altro dall’altra parte dell’acquario affrontando egregiamente il proprio tallone d’Achille come fa sempre con quelli degli altri, è per chi deve fare i conti con millecinquecentonove impegni e guai e nervi a fior di pelle e nonostante ciò ha ancora tempo per le sfide e finalmente tempo per dire ‘Mi fido’, è per chi si accolla trenta volte i pensieri e le responsabilità che sarebbe lecito avere alla sua età e a dispetto di tutto ciò continua a perfezionare la sua tecnica di svuotamento bignè alla crema (‘Pio!’), è per chi deve celare la sua vera identità alle persone a cui più vorrebbe svelarla, è per tutte quelle persone che sono la prova vivente del ‘quello che non t’accoppa ti tempra’.

Un bacio

martedì, giugno 06, 2006

Triage

Oggi sono talmente stanca da non sapere davvero come articolare questo post, vorrei dire millanta cose ma temo che gli stuzzicadenti tra le mie palpebre non reggeranno ancora per molto. Benchè l'apparenza inganni, questa è la 37ma ora di uno stato di grazia che perdura da ieri mattina e penso sia anche la 37ma ora di sonno perduto, considerando che negli ultimi 4 giorni ho dormito forse 12 ore. ..
Nello scorso weekend ho avuto un bel non dire a casa dell'esame incombente, ma considerata la mia facile interpretabilità hanno capito che qualcosa non andava, e si sono mantenuti a debita distanza, senza domandare, pretendere risposte o dare giudizi sul mio operato, come molti si sentono in dovere di fare perchè facenti parte del mio stesso albero genealogico o perchè condividono saltuariamente qualche molecola d'ossigeno della stessa stanza. Talvolta mi fanno sentire molto mela marcia della situazione, ma penso che sia normale trovare tutto più pesante quando si conta su ramoscelli sottili. Nello scorso weekend si sono raccolte intorno a me le meravigliose e solerti attenzioni di tre persone che, ne sono certa, hanno trovato il modo di camuffare le ali. Mi hanno portata al parco giochi ed in riva al lago, mi hanno preparato improponibili quantità di caffè, mi hanno coccolata, sopportata, sgridata, rassicurata, sospinta, ipernutrita, sostenuta, viziata sino all'inverosimile. Altri esserini volanti si sono mantenuti nell'ombra, ma come sempre a tradirli è il calore del bene che mi vogliono. E so che c'erano, come sempre. I miei rami portanti, grazie ai quali non mi è concesso di gettare la spugna.

L'aver finalmente apposto il mio scarabocchio a piè di verbale ieri ha disattivato i meccanismi di veglia e coscienza che resistevano imperterriti da sabato, ma il crollo dell'adrenalina ha intorpidito anche il mio meccanismo di spegnimento. Quindi, con la subunità GalfaS permanentemente attivata, mi sono incautamente messa a disposizione di MiddleBridge. Ed è stato un lungo turno di servizio, particolarmente faticoso ma veramente interessante, che ha messo alla prova la mia resistenza e quelle che una volta erano le mie competenze, ma che ieri sera e stanotte erano ridotte a residuati bellici.

Poco fa sono stata con Nik all'incontro con Gino Strada. Quell'uomo rappresenta da sempre la mia musa professionale, la mia aspirazione per nulla segreta, il carattere, la tenacia ed il carisma che mi piacerebbe possedere ed il modello di vita che sogno, e sentirlo parlare oggi mi ha dato una nuova sferzata di voglia di fare. Ci ha raccontato il nuovo progetto di Emergency, un centro di eccellenza di Cardiochirurgia. Ci ha detto che serve personale (Arrivo!!!!).

Ha parlato di triage, del fatto che è un aut-aut e che scegliere esclude l'alternativa che ci era stata proposta. E mi ha fatto riflettere sul mio triage quotidiano, ed ho notato che tutte le mie scelte sono imbevute di passione e operate in funzione di chi mi sta regalando la sua fiducia, di chi è sempre nei pressi e mi impedisce di desistere. E per me va bene così.

giovedì, giugno 01, 2006

"Ho messo il burqa al cammello!"

L'acido lattico in cui naviga il mio quadricipite e quello che riempie i fogliacci sul tavolo sono imputabili entrambi per le stronzate dette maltrattando il pacchetto di sigarette di Njela, e nel concorso di colpa entrano le mie 5 ore di sonno, le orecchie che fischiano ancora dopo il concerto di Liga di ieri sera e il non poterne davvero più di biochimica.
Considerato che ho giusto il tempo che lei fumi una sigaretta per scrivere, volevo mettervi rapidamente a parte delle verità epifaniche che mi si son rivelate nelle ultime 48 ore.

L'argininsuccinato mi sta proprio antipatico.
Ligabue mi sta proprio antipatico.
Era troppo tempo che non prendevo la pioggia e mi son resa conto che mi era mancata quando ho iniziato a gocciolare anch'io.
Voglio andare a casa.
Mi piacerebbe poter mostrare all'esame quanto diavolo ho studiato. Cioè, poter esporre le cose che veramente faranno parte della mia futura vita di medico, non mere formuline che non dovrò mai leggere sulle cartelle cliniche nè sulla pelle della gente. (In realtà questo è un pò l'ottativo di ogni sacrosanto esame, ma finora non è che abbia avuto riscontro...)
Ho tanto bisogno di dormire.
Devo ricordare sempre che vale la pena di rischiare di conoscere una persona.
Ho tanto bisogno di una gru per il mio morale sottoterra.
Avevo bisogno di ricordarvi quanto vi voglio bene.
Un bacino virtuale

lunedì, maggio 29, 2006

Ma le stelle quante sono

Fuori dalla mia finestra ci sono i pini marittimi che scuote il venticello notturno e qualche cicala dal timido frinire che mi tengono compagnia nelle nottate di studio intenso ed appagante, con le tazze di caffè fino all’orlo –prima o poi svilupperò una caffeinoresistenza e dovrò cominciare con la coca. Anzi, forse prima bisogna dare una chance alla RedBull- e con i festini delle zanzare a mie spese. E con le borse sotto gli occhi domattina – Vuitton Spring/Summer collection, so sexy- ma pazienza, quando sarò una attempata dottoressa annoiata che parteciperà ai botox parties sospirerò nel ricordare questi momenti, e quindi ora me li godo. Prima sono uscita in balcone a respirare qualcosa di diverso dal Vape e mi sono accorta che ci sono le stelle. Ho fatto mente locale, e l’ultima volta che ricordo di aver veramente guardato le stelle non ero in questo emisfero, avevo Francesca che mi rabbrividiva sulla spalla e dei contadini ubriachi seduti dietro che giocavano all’allegro parrucchiere con i miei capelli, e non avete idea di quello che pagherei per tornare a vivere i sobbalzi dell’autobus, i burroni fuori dal finestrino e tutte quelle stelle in alto, intorno e giù fino all’orizzonte da qualsiasi parte ti girassi.
La prima volta che ho conosciuto il buio, quello vero, totalizzante, che ti rende formichina, schiaffata chissà come in mezzo ad un altipiano sconfinato incorniciato dal nulla.
La mia Bolivia è qui, mi riempie, mi consola e mi continua a stravolgere giorno dopo minuto dopo ogni singolo istante che non ne parlo ma che mi frulla nel cuore e mi manca tremendamente. E tutto questo penso voi lo sapeste già, perché con voi sono un libro aperto.

Qui, se volessi, le stelle potrei mettermi a contarle. E ora mi piacerebbe ci fosse un abbraccio, e un altro paio di occhi a guardare con me e una voce a dirmi che sono importante, unica ed insostituibile. Sapete, una volta questa fiaba mi è capitata, la montagna ed i tramonti e le stelle e qualsiasi altra cosa avessi mai potuto desiserare era lì e io sono 'scappata'. Cosa farei due anni dopo? Non lo so mica. A volte credo che resterei lì a crogiolarmi nell’essere in due, bellissimo. Altre volte credo che rifarei la stessa scelta, perché contare le stelle non fa per me. Allergia ai legami, paura di mettere punti fermi, qualsiasi cosa sia temo e spero che faccia parte del mio bagaglio genetico. Ma le stelle sono quante le formule di biochimica, e per i miei ninos e mia sorella e mio babbo e per voi torno a perdermi tra gli idrogeni.
Però so una cosa: se il mio altro intero esiste avrà voglia di nuotare con me nella sabbia di qualche deserto e di respirare stelle fino ad iperventilare. Voglio che abbia delle stelle che sorridano solo per lui.

… Croce Del Sud,

derelitta nave della mia patria,
spilla sul petto
della turgida notte,
costellazione marina,
luce delle case povere,
errante lucerna,
rombo di pioggia
e di velluto,
capriata dell’altezza,
farfalla,
posa le quattro labbra
sulla mia fronte
e portami nel tuo notturno sogno e
tragitto alle isole del cielo,
agli spioventi dell’acqua della notte,
alla roccia magnetica,
madre delle stelle,
al tumultodel sole,
al vecchio carro
dell’aurora
coperto di limoni...

sabato, maggio 27, 2006

Because You Live

Vi sembra possibile impiegare due ore per rendere vivibile una stanza?! Saranno stati i postumi dei troppi shottini di ieri sera che mi hanno rallentato molto i riflessi, e di sicuro è anche colpa degli esserini invisibili che contribuiscono a creare il panico in camera mia quando non ci sono, ma giuro che alla fine della bonifica sembrava ci fosse un parquet nuovo (e, ovviamente, indovinate quale deficiente poteva entrare correndo in camera e scivolare a causa della cera data cinque minuti prima…)
Quindi ora mi sono creata una reputazione da alcolista anche in Misericordia, evviva. E pensare che io non tocco vino né altro genere di alcolici nel 95% delle cene fuori, non mi piacciono gli aperitivi e la quasi totalità dei cocktail –eccezion fatta per quattro-cinque capolavori che preparano al Kiwi- però sto iniziando ad apprezzare il gusto di mezzo bicchiere di vino bianco freddo e frizzantino come degno cavaliere di una cena come si deve. E per fortuna che di cene come si deve ne capita si e no una al mese.

Rendendomi conto di star recuperando gradatamente la lucidità mentale e la motilità fine delle estremità ho impostato lo start della serata studio tra un’oretta, ma nel frattempo ho acceso il pc e ho dato carta bianca al random. In genere questo mi ricorda che razza di paccottiglia annovero nei miei 26 Gb di musica, ma stavolta mi ha fatto tendere l’orecchio – thanks God it’s just a figure speech- su una canzoncina orecchiabile, americanissima, del classico diciottenne ossigenato con la vocina da Backstreet Boy primi periodi. A colpirmi è stato non il testo in sé, indubbiamente diabetogeno, ma il fatto che la mia testa abbia in qualche modo preceduto la mia comprensione volontaria, non un ascolto vero e proprio, ma un qualcosa di più simile ad un ‘intuire’.

…Because you live and breathe
Because you make me believe in myself
When nobody else can help
Because you live
My world...
Has twice as many stars in the sky
Because you live... I live


Il fatto è che mi siete venuti in mente voi. Che mi sopportate e sorreggete e sorridete sempre e comunque. La mia famiglia fittizia che più vera non si può. E’ soltanto grazie a voi che l’ultimo verbo del testo può essere ‘live’ anche per me, e non ‘survive’.
Un particolare grazie alla mia nipotina vamp per aver lanciato il trend dei blog, si stanno rivelando un’efficace diario di bordo comune e saranno un’ottima piattaforma di aggiornamenti reciproci durante questi quattro (mamma quanto tempo…) mesi di incontri un po’ più saltuari. Merde, ragazzi, fate parte del mio quotidiano dieci volte più di quanto non lo faccia il gesto di rientrare a casa o di andare a dormire, penso perché quelle ormai sono automazioni scontate mentre voi non lo sarete mai.

giovedì, maggio 25, 2006


Alla persona che ha reso complicati, congestionati, meravigliosi ed irrinunciabili gli ultimi sedici anni della mia vita. E per fortuna avanza poco altro. Ti voglio bene Pidocchia, e mi manchi e vorrei esser lì con te.

La tua Piaga




PS. Auguri anche al Tutt, tante le volte piantasse il broncio... :O)

martedì, maggio 23, 2006

Quando tremano le ginocchia

Dieci minuti da pausa da tutta questa roba che inspiegabilmente riesce ad essere insieme tanto bella, tanto noiosa, tanto esasperante ed irritante ed interessante. Vi osservavo studiare, prima, e mi è venuto in mente di dirvelo, quanto mi state mancando. E siccome solo l'ipotesi di rimanere indietro mi spaventa da morire (come farei senza di voi?) ritorno ai miei fogliacci congestionati di informazioni. E vi rincorro, e vi ripiglio presto.
Bacini bacini

lunedì, maggio 22, 2006

I cromosomi X, ovvero la Sindrome della Pochette Provvidenziale

L’oretta che intercorre tra l’uscita di casa della mia coinquilina e l’appuntamento con Glice e consorte per andare alle Cave di Maiano voglio passarla con voi, così vi racconto tutto quello che mi è passato per la testa e tutta la bile che ho in circolo. Voglio dire, se dopo tre ore di biochimica, mentre state finendo di stendere i vestiti vedeste uscire di casa la vostra coinquilina in gonna, decolletés nere, truccatissima, perfetta e con una dozzina di chili in meno rispetto a sei mesi fa come ci rimarreste? La volontaria omissione delle mie condizioni al momento del fattaccio rivela il mio aver messo radici sulla traiettoria dello sfacelo fisico. Ok, confesso. Ero in balcone, col vento alle spalle che stava gentilmente ultimando il mio nuovo look massaia rasta, e quando Anna è uscita dalla sua stanza mi sono sentita un qualcosa di giunonico non meglio specificato, fuori posto in quella scena surreale. Un qualcosa di molto simile a Cenerentola, solo che a me non ci sono i topolini a cucirmi addosso l’ultimo modello in mise longue di Chanel.
Il rumore della porta di casa ed una fuga strategica dai pollini vaganti nell’aria mi riportano alla realtà e riattivano il salvifico meccanismo di estrapolazione nozioni dal mio bagaglio di conoscenze, nonchè la mia capacità di messa in discussione. Voglio dire, ma siamo sicuri che i miei due cromosomi X siano gli stessi delle altre creature del gentil sesso?
Pensateci bene prima di rispondere.
Siamo sicure che a tutte capiti di convivere con una perenne SPM (dove P sta indifferentemente per Pre, Post e Pendant)?
Siamo sicure che a tutte almeno una volta al giorno venga in mente di essere un insulto al genere umano che ci orbita attorno?
Siamo sicure che a tutte capiti di fare a botte con un paio di pantaloni che si sono ristretti apposta perché mi hanno visto mangiare un bombolone alla crema?
Siamo sicure che a tutte i capelli abbiano un proprio libero arbitrio ed una naturale tendenza a contrariare la padrona di casa?
Sul poster dello Human Genome Project questi geni non sono mappati.
Signore e Signori, negli ultimi 20 minuti ho deciso di riprendere il controllo di tutti i miei 173 centimetri di altezza e di tutti i miei vabbèlasciamoperdere chili nel giro di tre quarti d’ora. Appena torno di racconto le reazioni delle persone con cui esco stasera (premetto che sono amici della Misericordia, pertanto mi vedono sempre in divisa. Mi rendo conto che i pareri di chi ti vede sempre in una certa veste non sono molto attendibili, ma generalmente quando mi raffazzono la differenza la notano anche i miei amici che mi vedono ogni giorno.)

Sono le 12 del giorno dopo, stanotte sono tornata a casa alquanto brilla e il solo fatto di imbucare camera al primo tentativo mi sembrava una grossa scommessa vinta, quindi non ho azzardato oltre e mi sono messa a dormire. Come promesso, vi racconto le reazioni della gente dopo 45 minuti di olio di gomito, stucco, tacchi e phon.


Metà di loro NON mi ha riconosciuta. Due mi hanno anche porto la mano per presentarsi.

Barbara: ‘Laura, ma allora sei magra(!!), la divisa ti fa così TOZZA!’

Non ricordo chi: ‘Hai sfatato la storia della divisa che regala punti. In borghese stai molto meglio.’ (Per chi non conosca la divisa della nostra Misericordia: tutta roba estremamente funzionale, estremamente larga, estremamente blu puffo.)

Per il resto non saprei, ricordo solo l’alcool che barcollava nel mio sistema circolatorio a braccetto con l’esterocezione e con il mio sistema limbico.
Tirando le somme, quindi, ho una teoria da presentare al mondo: i corpi di Barr sono delle pochette in cui il cromosoma X nasconde gli esoni della femminilità prorompente e dilagante, quelli che non devono essere mappati perché sono le armi più potenti che possediamo dopo il cervello. Queste pochette hanno delle chiusure ermetiche particolari ed una capacità di camuffarsi unica, ed escono allo scoperto solo in caso di assoluta necessità, ed evidenze incontrovertibili hanno fatto meritare l’appellativo di Sindrome della PP ( non pirofosfato, ma Pochette Provvidenziale) agli episodi di quella che può sembrare una saltuaria capacità di abbagliare il mondo, ma che invece è semplicemente latente, in attesa del momento buono per il suo coming out.
Pertanto, mie dolcissime colleghe di cromosomi sessuali, ricordate sempre –e ricordatelo anche a me, di tanto in tanto- che lo SFAVILLARE è una prerogativa di ciascuna di noi.
Un bacio



martedì, maggio 16, 2006

"La Madonna è fondamentalmente una, ma replicata in mille diverse versioni. Come le Barbie!"

Dovevo aprire con l'aforisma blasfemo di Nanny per dar ragione di quello che la sangria e la Nutella possono operare in sinergia sulla barriera ematoencefalica, che nel nostro caso sabato notte andava abaco abaco arriba arriba izquierda y derecha sculettando allegra sulle note della più scontata musica latinoamericana da Villaggio Valtour, il tutto in una location alquanto inusuale, ma the almighty CH3CH2OH (ho ricominciato biochimica!) tra le sue infinite risorse ha anche quella di disinibire la futura classe medica e farla scatenare fino a notte inoltrata dentro una Caserma dei Carabinieri.
Per darci il buongiorno, i nostri gentili ospiti hanno pensato bene di svegliarci con l'inno di Mameli strombazzato in nostro onore nel cuore della fase REM, sicchè le nostre già esigue ore di sonno sono fuggite a fregiare l'elmo di Scipio che a sua volta ci ha cinto la testa con un cerchio alquanto doloroso e, non paghe degli eccessi vergognosamente insalubri delle ore precedenti, verso l'una siamo caracollate in cucina a fare colazione con quanto rimaneva di Nutella, provola, Pan di Stelle e patatine. E sulle note di Dirty Dancing2 ha ballato solo la nostra mucosa gastrica.
Ma siamo sicuri che Esculapio partecipasse ai Baccanali?
Enjoy your last forthnight before the exams!