domenica, novembre 23, 2008
Piscine e pozzanghere
Lourdes è stata una sorpresa (beh, cosa in questi due mesi non lo è stato?) ancora più inaspettata delle altre: ci ero andata con gli occhi ben aperti. Ho trovato delle luci diverse, a cui i miei occhi non erano abituati, e sono rimasta abbacinata.
Le mie risposte erano tutte già nel vocabolo che più sento mio nel dizionario, il più spaventoso e il più meraviglioso, ma servivano quelle luci diverse per leggere le pagine già scritte.
A volte l'essenziale è visibile agli occhi: le luci che hanno condiviso 30 ore di 70% di tasso di umidità, una linea azzurra da seguire, delle crepes superlative, una serata a marron glacés e massaggi le custodirò sempre dentro accese.
Per un bacino senza chiedere nè parlare.
Per lo stupore.
Per un ombrello condiviso.
Per un'attesa intima.
Per delle parole mai scontate.
Per delle lacrime asciugate con la sciarpa in un ritaglio spazio-temporale che aveva il profumo di una benedizione, di uno stato di grazia.
Credevo di cercare risposte, e invece avevo bisogno di nuove domande.
giovedì, novembre 20, 2008
Compte rendu - stage Pneumo 2B
Quella stessa persona che mi ha fatto mentalmente ringraziare il non sapere come insultare in francese è stata poi capace di dirmi che avevo fatto un bel lavoro, e che sembra che parli in pubblico ogni giorno.
E' bello lasciarsi sorprendere, ogni tanto.
E i miei colleghi, caspita, loro mi mancheranno sul serio, se ne vanno tutti a Medicina Interna mentre io passo a Chirurgia Vascolare. Dire che non vedo l'ora è usare un blando eufemismo... soprattutto, ho voglia di testare la mia versatilità e vedere se sono capace di passare dal camice allo smezzato azzurro Grey's Anatomy che c'è qui in chirurgia. E se sono ancora capace di tenere un bisturi in mano.
Merci bien donc à Gabi, Charlotte, Laure et Simon pour cette expérience que j’amènerai toujours avec moi.
martedì, novembre 18, 2008
Memories - il rischio del bianco o nero
Ed imparare ad ascoltare quelle che ho, e continuare a cercarne di nuove... questo è il mio grigio.
mercoledì, novembre 12, 2008
Gringoire e la Luna - tabula rasa.
Cosa ci ha diviso, non lo so bene.
Ti ho scritto altri 5 o 6 post, mai pubblicandoli. Solo in uno ti ho scritto una frase, chissà a quando risale. Ogni 23 agosto da che ci conosciamo ho la testa e il cuore piantati su di te... e se è vero che per ogni anno restano altri 364 giorni, mi chiedo se hai sentito tutte le volte che il mio pensiero si è posato su di te. Mi chiedo se ti sei mai sentito lasciato in pace. Perchè se questo è successo, se non ti sei accorto di essere rimasto impigliato in tutti i miei orologi, in tutte le aree della memoria, in delle fibre profonde del cuore, allora è stato il fallimento più grande della mia vita.
Ed è una mia responsabilità.
Il foglio con la poesia di Garcia Lorca scritta sopra è qui con me in Francia, come la pietra che abbiamo disegnato insieme, come il fazzoletto che hai usato per disegnare sotto alla Loggia dei Lanzi.
Mi piacerebbe tu sapessi come io non ti abbia mai lasciato andare, in realtà. Anche se quello che è apparso era tutt'altro.
La sera che ci siamo incrociati su Borgo San Lorenzo mi sono sentita a casa, ma una casa distrutta. Mi hai offerto le fondamenta intatte rincorrendomi, fermandomi, parlandomi. Ci ho messo mesi per preparare la calce e spolverare tutti i mattoni che avevo riposto con cura. Non avrei mai lasciato un posto che chiamo casa, anche dopo tormento e pianto.
Ed è una mia responsabilità, ed il coraggio che trovo solo ora, dirti che riprenderti per mano e riprendere il cammino significherebbe la pienezza che solo tu sai. Non sapendo quasi nulla dei noi di ora.
Sappi che sono pronta a prendere appunti, ricevere insulti ed incassare un no. Ma rischio: mi premeva più dirti che sono qui e che ti voglio bene.
J.
lunedì, novembre 10, 2008
Che non vede l'ora
Laura che ora parla di sè in terza persona senza problemi perchè Facebook sta storpiando il suo italiano, Laura che dopo tanto tempo si vede da fuori esattamente come si vede da dentro.
Laura impaziente.
Una persona mi ha detto che ho già scritto tutto della mia vita. E mi ha lasciata senza una risposta da dargli, o meglio, con una risposta troppo articolata per poterla formulare in tre minuti.
Il primo Moleskine che è entrato nella mia borsa è datato quinto liceo, quando iniziavo ad avere più allenamenti che ore libere e dovevo assolutamente programmare le interrogazioni in funzione di gare e spettacoli.
Tutti gli altri che sono seguiti sono stati perchè durante l'università è impossibile tenersi al passo degli eventi solo affidandosi alla memoria, almeno per me.
Ho sempre fatto progetti. Sempre. Non è una cosa razionale, una pianificazione: per me ha sempre voluto dire spargere a casaccio i sogni su carta bianca, su un planning immaginario e senza date, più sogni di quanti se ne possano realizzare in una vita piena. E quando i sogni cambiano in realtà non cambiano, non li depenni mai del tutto: piuttosto ne aggiungi alla lista.
Il sogno capostipite è quello di trovare il tempo di incasellare tutto... l'unico della lista che ho sempre saputo essere davvero solo un sogno.
Nei primi anni di Medicina avevamo creato una famiglia immaginaria. Io ero la zia zitella dalle mille cose da fare, sempre altrove. Vedere che gli altri mi avevano già inquadrata da subito mi faceva sorridere: la maglietta di Medici del Mondo bucherellata, le foto di Enzo davanti la scrivania, una camera piena di libri, mensole di dizionari delle lingue più improponibili, lo zaino dietro la porta e gli scarponi a portata di mano, con due o tre flirt in contemporanea di cui tutti sapevano tranne me e magari il flirt del momento di cui per fortuna o per depistaggio nessuno sapeva nulla.
Lucia mi ha detto che il ricordo più vivo che ha di me è quello di una ragazza dai capelli rossicci china a studiare su un tavolo dell'aula B. Studiare è sempre stato un mio pallino, un mio sogno, un mio progetto, anche quando pattinare veniva prima. Studiavo comunque, studiavo di notte, quando mio padre alle 2 mi veniva a svegliare sul libro di storia. A Firenze non c'era nessuno che mi svegliasse sul libro di anatomia, quindi la mattina andavo a lezione con un torcicollo epico. Qui finora non ho studiato di notte, ma per quando comincerò a farlo la soluzione me l'hanno trovata i miei amici prima di partire: una caffettiera elettrica che si può programmare. Il profumo di caffè e il chrhrhchchhchrhhc che ti svegliano quando vuoi.
Pattinare è il grande amore della mia vita, quello che non si scorda mai, quello che mi butta giù dal letto senza sveglia fino a farmi amare i lividi che mi scopro addosso di tanto in tanto. "Ah, questo era il Lutz atterrato prima su una traccia già presa e poi sulla chiappa destra..."
Probabilmente mi si potrebbe dare della squilibrata sapendo che non potrei rifiutare una proposta di matrimonio fatta al Palavela, ma vabbè.
Fermi tutti. Matrimonio, non avete letto male. E famiglia, figli. Lo so che queste sono parole che non si associano bene con l'idea che io ho di me, che chi mi conosce bene ha di me.
Ma Laura non era la zia zitella che non si ferma mai, non si fida mai e non si mette in gioco?
Possibile che un mese e mezzo di croissant pur beurre alle spalle (o intorno al punto vita, a seconda dei punti di vista) abbiano operato una tale rivoluzione?
Niente paura, sono sempre io. Forse, con un "chissà" in più da aggiungere alla lista dei tanti presenti, un chissà terribilmente interessante e non alla leggera. Un chissà che vedo col binocolo, ogni tanto.
Guardandomi in superficie -oltre il girotorace- potrei sembrare una contraddizione vivente. E' difficile da spiegare, questa. Preferisco vedermi come una che si lascia delle alternative, che vede più possibilità e punti di incontro. Sono una curiosa.
E sono anche la persona meno diplomatica e più secca che conosca. Franz dice che sono acida, Giovanni anche. Ho paura di dire che hanno ragione.
Mi chiedo a volte se ci sia uno specchio nel quale si veda la vera Laura… anche se ormai mi conosco abbastanza per sapere che il mio riflesso si spezzetta in tanti endroit: sono quella dalle guance rosse e i capelli scarmigliati che vedo nelle lame appannate dei pattini al termine dell’allenamento, sono quella con le occhiaie del dopo festa, quella delle rughe sulla fronte del dopo studio, quella del naso con le piegoline dopo il pisolino pomeridiano e con le lentiggini dopo il sole, sono quella del camice obbligatoriamente stirato e con le maniche rivoltate, dalla scrittura incomprensibile, quella che davanti a un paio di occhi chiari fa fatica a rimanere concentrata, quella saccente e troppo orgogliosa in quasi tutte le situazioni, sono quella che nelle situazioni ci si ficca dentro fino al collo, anche se vuol dire uscirne un po’ ammaccata. Sono quella bipolare a ora di pranzo, con il volto dolorante per il tanto sorridere quando un paziente sta meglio, stranamente silenziosa quando incamero un nuovo dolore altrui.
Sono piena di cose che sono, ma queste qui per ora bastano.
E da un mese a questa parte sono tornata ad essere anche qualcos’altro. Sguazzo in un presente sapido, ma sono fiduciosa e piena di speranza, pronta a farmi stupire. Non progetto, ho solo ripreso a sognare sogni nuovi. Ho voglia di farmi conoscere.
Sono Laura che non vede l’ora.
Per me, chi mi legge qui e mi legge dentro, ça c'est une page qui turne.
venerdì, novembre 07, 2008
mercoledì, novembre 05, 2008
Buon lavoro Barack

lunedì, novembre 03, 2008
Scommettiamo?
Scommetto che prima di giugno sperimento un sacco di roba che sto studiando ad ortopedia ( come dice mia nonna, viri mi ti sfasci l'anchi! ).
Scommetto che si sono sbagliati ad inserirmi ad un livello così alto.
E scommetto che se si sono sbagliati... in quel livello ci ritorno, prima di giugno.
Scommetto che non mi avete vista mai così completa in questi ultimi 4 anni.
E se avete idea di come mi accellera la frequenza cardiaca, di come un sorriso idiota ed inspiegabile mi stira il volto quando le lame incontrano il ghiaccio intonso... potete scommettere anche voi.
sabato, novembre 01, 2008
Poncif
J'ai pas eu un meilleur moment que maintenant, franchement je suis bien réveillée. Et après un mois, il y a la moi de toujours, cela que vous connaissez bien: la moi frappée par de petites choses, incroyablement, et aprés il y a des choses qui peuvent pas me frapper, et ça c'est bizarre, mais encore il restent. Et donc je commence d'ici, d'ou je me suis rendue compte que j'ai grandi, et que je me suis grandie quand même. Pas du tout banal.
Et bienvenue parmi mes papilles et mes erreurs, langue française.
mercoledì, ottobre 29, 2008
Burino, Grissino e il risotto aux champignons
Dopo aver pasteggiato a risotto ai funghi e passito di Bordeaux ci aspetta una passeggiatina a ritmo sostenuto fino al centro, per andarci a ficcare in non so bene quale dei tanti buchi alcolici -mamma di Andrea, tranquilla, in questo momento suo figlio sta ripulendo un barattolo di Nutella con un mestolo. E' ancora il bravo ragazzo che ricorda. ah, e complimenti per il brodo! Il mio risotto le deve molto :)
Gente, qui la vita procede ad un ritmo ideale. Chi in Placement, chi in stage, chi iscritto, chi puro Erasmus, abbiamo finalmente trovato uno "chez nous" qui. E che bellezza dopo una mattinata in reparto ritrovarsi insieme nella lussuosissima mensa della Paul Sabatier a raccontarsi la manciata di ore trascorse dall'ultima volta che ci siamo visti.
E se Matteo e Andrea si sbrigano a lavare i piatti si esce...
Qui va tutto alla grande!
Un bacio da Little Italy
martedì, ottobre 28, 2008
C'est parti! - resoconto del primo mese
E' stato un mese in cui mi sono trovata a tu per tu con me stessa e con le mie risorse di sopravvivenza come da tanto non mi succedeva, un mese in cui più volte mi sono dovuta ripetere il patto che ho sottoscritto con Vi (e non ho nessuna intenzione di venir meno a quelle due parole!), un mese in cui mi sono davvero rimboccata le maniche.
Le sole tre cose che non sopporto molto di qui sono la mncanza dell'olio d'oliva, la burocrazia esagerata e il caffè terribile (fortuna che c'è Alicia...).
Tutto il resto è una festa, letteralmente. Ho il fegato a pezzi e dei sacchi della spazzatura al posto delle occhiaie, ma sorrido quasi incessantemente.
Un mese senza i miei Tommy e Franci quotidiani, senza Vi, senza Franz, senza Andrea, senza Matte, senza Bea.
Un mese con le burinate dell'Ing. Matteo, con i grissini e la cucina di Andrea, le risate di Roberto e gli strafalcioni di Ale. E con la cinquantina d'altre persone che stanno passando nella mia vita.
Un mese in cui me la sto davvero giocando al 100%, di nuovo. E oggi ho capito che a volte le regole le posso decidere io.
Fingers crossed
mercoledì, ottobre 22, 2008
Into the bubble
I bought earplugs right after coming here, thinking that my neighbours would have been noisy, and they’re not at all. But tonight I really needed a profound silence, to reassess the heart rate.
Sometimes 80% of things are going the right way, and I must admit that’s a lot.
The other 20%, that’s the part you can’t do nothing about.
In today’s 20%, there are two person I’d die for not smiling properly right now, burocracy still on, my right knee in a bad estate, little of fever here around, Internet not working as usually, paracetamol not working yet, and my stomach’s aching.
And then there’s something else, I must confess.
There’s a sensation, weird one. Feeling curious about someone. Wondering. If.
martedì, ottobre 21, 2008
domenica, ottobre 19, 2008
Strapazzata alla Patte d'Oie
Giusto trenta secondi per voi che non siete con me in questa biciclettata culturale, in questa ville rose, in questo Erasmus che mi sta aprendo migliaia di mondi. Per voi che fisicamente non spostate la polvere sulla strada quando passeggiate accanto a me ogni giorno, ma che occupate tutto il marciapiede del boulevard.
Finalmente qui mi sento a casa.
Il rodaggio è finito.
Un bisou, vi voglio bene, MI MANCATE.
domenica, ottobre 05, 2008
Blissful Oblivion
Riding til the rink, getting there before it opened. And praying to be all alone, with my music, my skates, my so-called blades and the presence of someone who did the whole road there right at my side. Right on the top of my pullover, the one covering Petra's T-shirt.
Gloves are mandatory to get in there. I had just one. And I found out what happens when I just need to speak, when I want something more than anything else.
"Ecoutez, Monsieur, je n'ai pas besoin de gants. Regardez-moi 10 secs, vous allez me croire."
I've never been this serious in my entire life, I guess.
First step in, after a little warming-up. Just a little.
It was there, calling me, perfect and lonely.
And I was finally there, lonely as well for too long.
And those 4 years without, you cannot know how painful they've been. The day I burned my suits. The day I buried the skates in the darkest side of the armoir.
And.
The morning of my first step back.
Of my first run back.
Of my first spin back.
Of my first jump back -a Toe.
"And it was blissful oblivion..." like JKR wrote. I never felt those words this underneath my skin.
All I need is the air I breathe, and a place to rest my blades.
venerdì, ottobre 03, 2008
Compte rendu - semaine 1
Non è un post di resoconti interessanti (per quello chiedete agli emigrati in Spagna) quanto un breve tirar le somme dei miei primi 8 giorni qui.
Vivo in un campus talmente grande da non aver ancora finito di vederlo tutto, leggermente antiestetico ma con immani spazi verdi ovunque. A fianco del campus scorre il Canal du Midi, talmente bello che sembra spruzzato lì da un pittore.
In reparto le cose procedono, e non uso aggettivi. C'è gente ostica ostica, e c'è gente che invece mi sta facendo da chioccia: i miei angeli custodi Gabrielle e Charlotte, colleghe di cote bleu della nostra ala B2... davvero non so come ringraziarle. Giuro che quando tornerò in Italia farò da zia gentile a tutti gli Erasmus.
Da oggi abbiamo tre letti a testa di cui siamo responsabili. Qui essere responsabile di tre pazienti per uno studente vuol dire che devi sapere anche quante volte usa il pappagallo. Anche la domenica. (E per me nella fattispecie, vuol dire che oggi ho fatto -e scritto, grasse risate- la mia prima anamnesi da sola, e siccome non bastava ho anche dovuto presentare il dossier a due specialisti arrivati in consultazione. Se Dio vuole, mi han capito. Prima piccola vittoria.)
Nell'ospedale dove sono, nel sottosuolo ci sono dei piccoli negozi che vendono le cose a prezzi inferiori. Così i medici possono fare shopping nella pausa pranzo.
Per alcuni francesi, la Francia è esattamente allo sfacelo come l'Italia.
Per altri, la Francia è la nuova sede -migliorata- dell'Eden.
Per me, che non cercavo il Paese di Bengodi ma volevo inventarmi un modo per crescere come medico, questa Francia va infilata come un camice. All'inizio vai in giro tronfio, poi per buona parte del tempo ti chiedi come si porti addosso. Arriverà il momento in cui questo camice sarà una seconda pelle.
mercoledì, ottobre 01, 2008
Locked-in Syndrome
Raggiungere l'ospedale ogni mattina mi rimetterà in forma prima di Natale, considerato anche che abbiamo solo 10 mattine da prendere libere in questi 3 mesi. Ogni mercoledì pomeriggio lezione di Emergenze, ogni martedì Orto. Qui per insegnare come e quando prescrivere una cura termale portano i ragazzi alle terme gratis (è obbligatorio andarci per presentarsi all'esame finale, e nel comunicato della segreteria dice di lasciare libri a casa e portare il costume. Non scherzo!).
Qui fanno gli EGA con l'anestesia locale, ma i protocolli di disinfezione fanno leggermente paura.
Questo Erasmus ha un sapoe molto meno festaiolo di quello che leggo nelle mail che mi arrivano ogni giorno dalla Spagna. Ma lo sapevo, e va benissimo così.
Qui... qui c'è la mia sfida, e non lascerò l'arena finchè non avrò vinto, per difficile che sia.
martedì, settembre 23, 2008
Unwritten
Il confine quasi non l'ho visto, persa com'ero tra guide e fogli stampati di ViaMichelin (grazie Franci).
La mia prima frase diretta ad un autoctono francese è stata "Pouvez vous verifier le niveau d'huile?" perchè dopo 800 km una macchina affittata non ha notoriamente più olio.
Nel perdermi tra le viuzze di Aix en Provence, mi sono sentita una turista, ma con qualcosa fuori posto. Tipo la mia intera esistenza racchiusa in tre valigie e in due persone accanto a me nella passeggiata.
Mio padre vagava con il dito premuto sullo scatto della macchina fotografica, impacciato con il suo Mersì obbligatissimo da due figlie diploma linguistico, incantato da questa atmosfera da film in cui ristoranti tunisini e pub per darkettoni si susseguono sul lastricato lucido.
Mia sorella che capisce più francese di me (non che ci voglia molto), che ride quando mi sente parlare e quando consiglio a tutti cosa mangiare a cena e per me stessa prendo un qualcosa di molto simile al bollito domenicale che facevamo a casa per il risotto, cosa che non ho mai mangiato. Buonissimo.
E poi Ale, che mi accompagnerà in questo colpo di testa.
In una delle tre valigie c'è un pacchetto di ricordi, pieno zeppo di cosine, lettere, oggettini e amennicoli vari che mi riportano a qualcosa o qualcuno.
C'è il benvenuto delle mie coinqui, settembre del primo anno.
C'è la lettera di Franci, sei pagine di cuore.
C'è il bigliettino viola di Bea, viola tolosa... quando ancora avevo chiesto Strasburgo.
C'è il post-it "Sapiente" che mi ha fatto Andrea in secondo anno, e una fogliolina di ulivo.
C'è un sondaggio di Vi datato novembre 2004.
C'è un biglietto di Phil dell'estate dopo.
C'è sia l'elefante che la giraffa di origami fatti da Matte.
Più o meno, c'è tutte quelle persone che c'erano tra ieri ed oggi (e per oggi intendo 'oggi fino all'ultimo', cioè Andrea e Matteo che stringono la mano di papà, appena ripresosi da una entrée in grande stile della sua diletta figlia).
Virgi, Tommy, Franz, Matte, Franci, Andrea.
And then there's my purple bouganvilla, always by my side, always missing.
Per me che odio gli addii, questa è una ripresa da un punto di stallo.
Francia.
Here I am.
Cum Laude
In tempo reale... te sei ancora incastrato sulle scale dell'Aula Magna.Ricaccia giù le lacrime, che cavolo, non puoi mandare a puttane ciò che resta della tua reputazione, mi sono detta.
Mi sono impegnata nell'emettere qualche sillaba gutturale che somigliasse a un 'bravo', senza riuscire a fare altro che abbracciarti forte. Sai già quasi tutto quello che vorrei dirti, Dott.Fondi, e quello che non sai non ho parole per dirtelo.
domenica, settembre 21, 2008
24 hours more left :)
venerdì, settembre 19, 2008
24 left
The first bengala
After a storaging with Tommy, a moving comment from Lu, the voice of Franci in the morning, messages from Vi, after Venice, after a very interesting meeting on the train to Ljubljana... I got here.
And trying to convince this stubborn lady to get some sleep before her exam -while Mujo is resting inside my bag, and Balfi on Emina's leg- is my next, most challenging step before going to sleep myself, although not even a tiny little tired.
In this very moment, my first bengala is reading ORL again. And as I already said, happiness now is barely enough.
mercoledì, settembre 17, 2008
Il primo bengala
E la mia vita è questo parquet disseminato di scatole, valigie, borse, cianfrusaglie non meglio identificate, computer e me. Il letto vicino alla porta di casa, pronto per finire in uno sgabuzzino domattina mentre il sacco a pelo è già srotolato sullo stuoino accanto a me. I biglietti per la Slovenia nel mio portafoglio, dentro a un borsone con maglioni e sciarpe.
La documentazione Erasmus -un chilo di fogli- il libro di francese, i dizionarietti portatili ammassati sulla scrivania.
Una capoccia piena di domande ed io sono qui, con le redini della mia vita quasi in mano, che mentre continuo a riempire l'agenda di appuntamenti pre-partenza prego che arrivi il primo bengala.
L'Embolo Stupido
Non ho mai visto Tommy così preoccupato per una frase detta da qualcuno, e sappiamo bene che lui è un rimuginatore... ma stasera ha battuto i suoi record. Pensaci bene, tesoro, perchè credo voglia dire molto più di qualsiasi altra spiegazione, Tommy pensieroso, che credo avrebbe pagato per smetterla di fare battutine pur di non sentire quella frase.
Abituati ad avere a che fare con amici veri, cherie. Non abbiamo nessuna intenzione di fartelo dimenticare, questo ' necessari a Campo di MArte, si viene a Campo di Marte, necessari a Parigi, si viene a Parigi'.Ma ovunque siamo, tu sais où nous trouver. Un bisou.
giovedì, settembre 11, 2008
Quarto bis - i conti della resa
i, nella testa e nel cuore. E vi auguro che l'anno che inizia per voi sia altrettanto un talento da giocare.mercoledì, settembre 10, 2008
Ma questa notte è ancora mia
Ma questa notte è ancora mia, tutta un se e tutta un ma. Ma mia, per metter le mani a coppa e prendere ciò che arriva.
martedì, settembre 09, 2008
Going to the mattresses
Guess it will be an hard war to fight, lots of battles, open-face. All scars are welcome.
"They taught me, most importantly, that every job has a perfect weapon. Well, I'm the perfect weapon."
Boom goes the dynamite.
lunedì, settembre 08, 2008
Di nuovo. Di nuovo. Di nuovo.
s. It's up to be filled from your side now.giovedì, settembre 04, 2008
Status Erasmus - nous vous attendons blablabla
Questo è stato il mio primo pensiero mentre calcavo la firma a piè di pagina sulla liberatoria dell'Ufficio Erasmus riguardo alla paccata di fogli che mi avevano appena consegnato, tutti da faxare indietro una volta in Francia. In che sequenza, chi se lo ricorda più?
Il countdown segna meno 20, people.

Meno 20 involtini di impegni, libri, pacchi, cene, aperitivi, chissà quante scene isteriche e chissà quanti sogni ad occhi aperti. Je prendrais tout ce qu'il y a à prendre, les joies et les larmes .
Per il momento uso come segnalibro la cartina del CHU Rangueil. E riparto da oggi.
Ah, ultime cose.
Take it easy, my special wing.
Buon compleanno Tommy!!
E bravissima, bravissima Bea. :)
mercoledì, settembre 03, 2008
Like a piece of cake
I guess that being very tired had a lot to do with the sense of frailty, but the situation didn't change the day after. Nor the day after again. Actually, it's not that different in this very moment. Books opened on my desk, the whole room packed up in boxes, 'to-do' lists hang everywhere. Not exactly the atmosphere of calm in which I'd want to bath for preparing 3 exams... and myself. This is scary, not normal nor easy for anybody, but I thought it would have been easy for me. WonderWoman syndrome is a chronic disease.
But a couple of sentences are still making room in my head, right now when I'm in over my head. Saving everything.
One is a piece of a dialogue between two children, talking about and with me. It was sincere, scary and like an electric shock. Children are almost almighty.
"Aren't you scared of leaving everything?"
"Oh, come on! Adults cannot be scared!"
...
The other says "But I can do this, right?". I'm a mini-you.
So I can do this, right?
lunedì, settembre 01, 2008
E se poi credi non possa bastare
E se poi credi non basti così...
Ferao, un uomo decisivo. Le maniche rimboccate, il sorriso pronto, la schiettezza disarmante, la pazienza infinita, la comprensione al volo che è un dono.
Mang, per cui la strada si apre. Tenace e dolce, diretta e che si sporca le mani. Al pacchetto davanti la sua porta. Al giorno in cui non mancherò.
Phaona, la bellezza di una sorpresa, di una porta che si schiude e della luce che filtra, e che inonda tutto e riscalda dentro. Poche parole e tanto darsi da fare, mille visi, sempre più sorrisi, la testa alta.
Chil, davvero tale. Un nuovo tassello del puzzle, un planare costante e gentile. Una ragazza che può volare a tutte le altezze che vorrà raggiungere.
Rama, un rover che stropiccia i bimbi e li sente tantissimo. E loro sanno che lui è lì presente sulla loro pista. E i capi sanno che Rama c'è. E quando si sentono i bimbi, vuol dire che non c'è nulla di precluso.
Raksha, la mia RTT. La crescita, lo stravolgimento, la novità, l'autorità, tutti nuovi. GLi stessi sorrisi, lo stesso cappuccino, lo stesso intuitivo essere affini. Necessaria.
Akela, con la sua pelle smessa, con la sua preda gigantesca, con i suoi 28 lupi che saranno sempre più suoi. Sempre più Akela. Sempre più Lela.
Bagheera, e le parole che non mi vengono su, tappate dentro dal cuore che si gonfia. Ale. Ala.
E poi Federico e il suo abbraccio accogliente, come se non fosse mai passato questo anno. Rachele, con il suo essere grandiosa e talmente talpa da non saperlo vedere... e che mi mancherà. Ghi, che vorrei tanto conoscere di più per lasciarmi stupire. Alberto, che c'era sul serio.
Scrivono dita stanche, scrivo appena mi è stato possibile farlo. La voce che si fa sempre più roca per aver cantato a voce piena insieme, l'istinto di bruciare i mestoli qui in casa. In casa, non a casa. Mi sono sentita più a casa con il mio zaino sulle spalle a percorrere la distanza tra la stazione e mia stanza di quanto queste quattro mura possano più fare.
Ho viaggiato oberata da tutto quello che mi aspetta, piangendo tutto il peso delle scelte osate.
Ho camminato infuocata dalla strada che si riapre e dai compagni di cammino che Dio ha scelto di posare sulla mia stessa ghiaia.
E ho accettato questo viaggio che ci incatena per le strade di tutto il mondo, e quando ho asciugato gli occhi ho visto il fiocco che chiudeva questo regalo non facile, mai scontato, immenso.
Molto bene.
PS. Lullaby for you, my E. :) Sleep well dear.
sabato, agosto 23, 2008
E like Energy
Could you believe I'm not sure about how I met this person? ...but I'll be grateful forever we did.
I just feel like we started sharing without an actual beginning sea, peaches, beaches, lessons, daytime and nightime, ball-rescuing, conquearing islands and exploring caves. And these are just things. All the rest, we know. I know, when I was going nut and Matjia said "Just go!", or when the Prof wanted to take urine samples to find out what kind of drug kept us alive and kicking for nine days no-stop.
I went searching for Laško pivo, and ice creams have always a different taste, and on the ferry back home I kept saying 'Iutro! to everybody on my way.
One guy asked me about a pic of us together if we were sisters, for we were both smiling broadly and wild.
I'd liked to kiss him right there. As I keep saying to time, miles and people... you cannot split energy. :) Miss ya.
martedì, agosto 19, 2008
Sentirsi stellina
venerdì, agosto 15, 2008
Randy Pausch
Take five minutes, sit down. Do it. Cherish this man, his words and bravery.
martedì, agosto 05, 2008
Hvala people!!
I wanted to thank you all for this amazing time together, for how that 'present' was really a gift. I have so many things to say to each one of you, but that'd be pointless 'cause I'm talking to the team we made: passionate about what we were doing, interested in the people we'll take care of, skilled about both ABC and sunbathing. The window behind me shows just mountains, but I'm still swimming with you in Danče beach. You made me a better, happier person. As a wise person said to me, stay the way you are.
Bilo je lijepo upoznati vas, ostanimo u vezi!
One big, strong hug to reassess you all. :)
lunedì, agosto 04, 2008
Packing up - News part 7
domenica, agosto 03, 2008
Come oooooon! - News part 6
sabato, agosto 02, 2008
See one, do one, teach one - News part 5
venerdì, agosto 01, 2008
If you don't know where I am, I'm on the beach - News part 4
La cosa piu' bella del mondo.
Pomeriggio ammollo con gli altri, bagno in mare anche di notte, e poi in giro per locali, anche con i prof. Stamattina sveglia alle 7 dopo 5 ore di sonno, un'ora a nuotare, colazione e nove ore di lezione, e accorgersi dopo sette ore che il tempo si era permesso di trascorrere senza chiederti l'autorizzazione mentre te eri a suturare una zampa di maiale, con venti compagni e venti gradi nell'aula, il sole fuori a picco sulla citta' e il mare a scintillare per farci contenti. E poi imparare a fare un esame obiettivo ortopedico, oggi incentrato sulla caviglia.
Cronaca di una ragazza felice. See you!
mercoledì, luglio 30, 2008
How do you spell T-total? - News part 3
martedì, luglio 29, 2008
Fast, but not too fast - News part2
E buon compleanno alla Franci, che oggi fa 24 anni e che sta festeggiando accanto a me, virtualmente, sotto lo stesso sole. Ti voglio bene.
lunedì, luglio 28, 2008
ABC as a mantra - News from ESS2008
giovedì, luglio 24, 2008
Heaven, I'm in heaven -like Frankie said-

mercoledì, luglio 23, 2008
Laurina
Era tanto che aspettavo il momento giusto, sai? Forse il tempo per queste cose uno non vorrebbe trovarlo, perchè in qualche modo si finisce con gli occhi lucidi... però il coraggio delle proprie azioni bisogna sempre portarlo come la spilla più bella del proprio fazzolettone. La tua spilla più bella dovrai toglierla tra un po', e potrai lasciarla a chiudere il fazzolettone da campo delle tue ultime VdB. Il sentiero che ti aspetta è quello che conduce alla strada, e poi alle strade di tutto il mondo. Ricorda sempre che quelle strade passano anche da casa tua, non sentirti mai tagliata fuori. Te ormai sei guida dentro, il Branco ti sta stretto (e questo vostro CdA è davvero speciale: tutti siete pronti, come vuole il motto del Reparto) e scintilli di impazienza. Vederti così fa scintillare me dentro.
Ti auguro di consumare tanti scarponi, di stropicciare cartine e di osare.
E sappi sempre che tra le mie braccia ci sarà sempre uno spazio che potrai chiamare casa, ovunque tu sia, ovunque io sia. Per dirla come la direbbe Liga, "Tu che sei ciò che sei, che non cambierai mai, promettimi che ci sarà sempre un posto che tieni in caldo per me."
Tutte le tue strade portano ovunque tu voglia andare. Grazie per aver cacciato con me.
Tvb. Ok capo? :)
martedì, luglio 22, 2008
Lì dove il mare luccica

venerdì, luglio 18, 2008
Mbucciatea e Singatella
Mai come in queste sere sento di avere 22 anni, ho la percezione che non era ier l’altro che ero sulla Chianalea e in villa a nascondermi anch’io, specie quando c’era Francesco a contare. Tipicamente Anna e Alessio si facevano beccare per primi, io andavo sempre a nascondermi lontanissimo ed era raro che mi beccassero, ma altrettanto che arrivassi a far tana. Di solito si stufavano tutti e mi aspettavano arrabbiati. Rosy e Claudia erano quasi sempre decisive negli attacchi, Nicola ed Enzo facevano casino e quando Antonio arrivava col motorino o Ciccio con Basel tutto finiva.
Metà vita fa, l’estate più bella della mia vita, e la mia prima volta in Toscana con papà e Gaia. L’odio per quella vacanza sbagliata, perché erano finite le serate infinite di gioco e scherzi, rabbiosa perché non eravamo solo noi tre, perché mi mancava Fra.
Durante quella vacanza mi sono innamorata del Parco dell’Uccellina e dell’Isola del Giglio, e ho insistito tanto per andare a vedere Siena, e la sera che tornammo ad Avezzano c’erano già tre cartoline da parte di tutti loro ad aspettarmi, due lettere di Claudia e un pacco per me. Quella maglia ce l’ho ancora io.
Avevo undici anni e mezzo e la certezza che quelle amicizie non sarebbero mai finite. Oggi ho scoperto la bellezza di rubare immagini di loro nelle loro nuove vite, ogni volta che vado giù, anche se non ricordo più i loro cognomi. A volte qualche accenno di saluto, con mia cugina un legame che sovrasta silenzi e chilometri, con Antonio un abbraccio festoso e un sorriso aperto ed incredulo ad ogni incontro.
E quando un bambino mi chiede se può andare a giocare a nascondino lo attende un sorriso particolare prima del sì.
martedì, luglio 15, 2008
Not to ask for more
E quando Nik ha sbaragliato in un solo turno i miei poveri cannibalini con l'osso tra i capelli, beh, sono rimasta felicefelicefelice. D'altra parte era difficile che qualcosa potesse scalfire il mio senso di benessere, complice anche il bicchierone di mohjito a stomaco vuoto. La mattina aveva portato due 27 su due diversi libretti, e so quello che c'è dietro ad entrambi, quindi non potevo non esserne felice. Avevo pranzato con Tommy e Franci, e quei due non so con che coraggio non li infilerò con me in valigia a settembre. Il pomeriggio era stato un pisolo lungo due ore. E la serata... grigliata di carne con salsa barbecue della Jack Daniel a Barberino, ed Amy ha preparato dei cetrioli tagliati a metà per lungo con sopra il sale.
Così, senza saperlo, come solo Amy riesce a fare le cose, tipo buttare i dadi 20 volte e sbaragliare un esercito di 18 carri armati con 18 coppie di sei.
Una giornata come ne vorrei mille, intensa e leggera nelle gambe, di quelle che non vuoi tornare a casa e se fa freddo fuori a giocare, pazienza.
Adesso caffè, e poi si apre l'Harrison.
sabato, luglio 12, 2008

Oggi ho spostato la valigia a cui sono ancora attaccate le etichette di Santa Cruz, Buenos Aires, Conception, Pisa, Toulouse, Oslo, Roma. Già due hostess hanno rischiato grosso al check in, provando a toglierle. E lo so che se dovessero spedirmi un bagaglio in Paraguay mentre vado in Francia avrei poco di cui lamentarmi, ma che ci volete fare. Ogni volta che quelle ruote si rimettono in moto, sono assalita da tremila odori, visi, voci, sensazioni, luci: a modo suo, il mio trolley diventa una quasi-Passaporta tutte le volte che lo tocco. E oggi vorrei davvero che mi portasse nel Regno di Molto, Molto Lontano.
Mai come credi
Sabato mattina, ore 12.16. In questa biblioteca deserta parlo da circa 4 ore a ruota libera di cardiologia, forse dicendo per la decima volta le stesse cose già dette nello scorso mese e mezzo. Secondo il programma di studi fatto due mesi fa, a questo punto avrei dovuto pressochè aver passato l'anno, ed invece il mio libretto rivela che sono regina di un pugno di mosche, come mi è stato detto. La frase era ben impostata, e mi sarei sentita piccata se chi me l'ha detta avesse avuto, oltre a un libretto zeppo di 30, una vaga idea a proposito di cosa fosse un falso lume. Incredibile come ci voglia poco a s-tamponare il mio pH verbale.
Regina di un pugno di mosche, ma ho trovato tre errori nei lucidi dei prof e due nel libro che è uscito due mesi fa.
So usare flail, cleft, budge, doming in una stessa frase senza confondermi e senza dire castronerie. Tra quindici giorni imparerò un sacco di protocolli interessanti, le frasi base in croato e polacco, ripasserò l'argomento eritemi solari e quello 'che mi metto stasera'.
E al futuro non voglio nemmeno pensarci, perchè non ho fatto altro per quattro anni oltre al sentirmi sbagliata, mi sono stravolta perché non ero abbastanza, ed ho capito soltanto adesso.
Adesso che ho sangue infetto nessuno vorrà più leccare le mie ferite
ed ho trovato tutto l'oro del mondo nelle mie tasche,
non è stupendo ho superato anche l'inverno
ed ho pregato a lungo
ho superato anche l'inverno
ed ho cantato…
lunedì, luglio 07, 2008
Burn out?
Mi piace troppo il mio viso lievemente abbronzato, senza la fronte aggrottata. Mi piace troppo l'idea di fare le cose per bene, perchè non mi relegherò dietro a un microscopio o a una cattedra o a un computer. Mi piace troppo il motto della branca L/C. Non impazzisco per l'idea di impazzire prima della laurea, e non credo che sei mesi di ritardo di laurea siano un fallimento, specie se sono sei mesi messi a frutto. Se l'anno scorso avessi deciso di dare patologia a settembre non sarei andata in Calabria e avrei mancato un ultimo abbraccio, e me ne sarei pentita per il resto della mia vita.
Investire su me stessa, cosa vuol dire?
Vuol dire un Erasmus, un esame fatto con i ricamini, due anni di scoutismo, una scuola estiva in Croazia, qualche giorno in più con la mia famiglia, l'incanto del presente e la bellezza di chi c'è. E un giorno in più con qualcuno che amo o con me stessa vale 2000 euro di tasse.
E se ci saranno quei 2000 euro di tasse da pagare, b
eh, forse potrebbe essere la volta buona per imparare a fare un Bloody Mary come si deve. E d'improvviso, la possibilità di 'perdere un anno' diventa meno terribile che negli anni passati, e di pari passo la voglia di combattere per non perderlo triplica, perchè -senza scavare troppo- tutto quello che sottolineo è illuminato dalla passione e il turbo si inserisce da sè.
In una lettera di inizio università, mio padre mi scrisse di 'star serena'. Ci ho messo un po', ma finalmente credo di esserci riuscita.
venerdì, giugno 27, 2008
Cetrioli a fine pasto - Il sorriso etrusco
E il mio primo caffè in assoluto l'ho provato lì.
Non inchianate pa'ssupra, virite m'avite a cariri ra chia scala iani.
La seconda metà della frase era coperta da "Sì, sì, va bene" e da quattro paia di piedi salire di corsa i gradini traballanti della scala a chiocciola.
E poi c'era la partita a scopa, o ad Asso piglia tutto fuori in veranda (Pijati st'asu!!), dove il sole non batteva già più -e comunque c'erano gli ombrelloni. E c'era la gara ad accaparrarsi
la tua sedia. Osservarti in quella luce piena era l'inizio della domenica pomeriggio. Il volto abbronzato, segnato dal sole e dagli anni in mare, i morsi dei pesci sul braccio, le spalle possenti. Le volte che tornavi dal mare a torso nudo, con l'asciugamano bianco sulla spalla sinistra. Ti ho rivisto qualche giorno fa in un quadro di Pedro Cano, alla mostra appena inaugurata. Eri proprio tu.Sui muri bianchi abbaglianti intorno, le lucertole prendevano il sole. Se un giorno avrò dei figli, vorrei che sentissero quella sensazione confortante di immutabilità, quella del dopopranzo della domenica, quando il mare dal balcone brillava sotto al sole e tutto profumava di origano appena frantumato e panni lavati con cenere e soda appesi fuori ad asciugare.
E quando salutavo te e nonna Concetta (Laurètta, runa na vasata o nonnu!) sapevo che la domenica seguente sarei stata di nuovo recalcitrante ad andare -perchè voleva dire tornare prima dal mare- e poi di nuovo recalcitrante ad andare via. Perchè erano anche i miei nonni, e la scala ripida e stretta tra i due muri l'ho sempre salita correndo, anche la scorsa estate, anche se l'abbraccio che mi aspettava su era diventato uno solo. Don Vincenzo si lasciava sfuggire qualche lacrima ogni volta che Lauretta correva su per le scale chiamandolo, e diventavi nonno Vincenzo.
Spero che oggi il sole riempia il cielo, accechi e asciughi i volti che amo tanto, e che qualcosa scaldi.
Lauretta, da ieri sera, sarà sempre su quella terrazza assolata, su quella scala a chiocciola malandata. La bambina che ero resterà confinata tra quella terrazza e un altro balcone non molto distante, con il profumo dell'intonaco ruvido caldo di sole, il frinire delle cicale, le carte da gioco usurate -il sette d'ori con il taglietto sull'angolo-, gli avvertimenti, i cassetti mai aperti, i rintocchi della Torre, i peperoncini e l'origano che mi hai insegnato a frantumare con le mani. E mi mancherai tantissimo.
giovedì, giugno 26, 2008
mercoledì, giugno 25, 2008
Tale as old as time
In those days I had a lot to think about.
First of all, the statement 'Anymore scout camping in the very middle of exams session' quicly climbed my list of Don'ts reaching the very first place. I'm going nut handling both heart attacks and Jasmine's costume at the same time, and finally having the DVD of Beauty and the Beast isn't helping at all.
My innermost desire lately are 'positively primeval'. A cold Ceres before dinner and fireworks on a bridge tasted just great last night, and that's because of the people I was with, people I feel like home with. Moreover, I'd kill for some vacation, kind of 'nothing to do at all, all day long'. I'd like to dance in every corner of the world, and to bath into the ocean... I'd like time for myself. Just for myself. Tale as old as time.
But then... a post can change a life, somehow. And it did, giving everything a new flavour, a newer and more complete sense. So, let it be hard. I'm ready to fight, again and again.
domenica, giugno 22, 2008
L'alba di stamani
mercoledì, giugno 18, 2008
Très, très loin
Ieri l'altro ho aperto un nuovo libro per un nuvo esame, pensando di riuscire a togliermelo di torno nel giro di poco, per non sentirne parlare troppo.
Macchè.
Il primo esame che ho problemi a gestire dopo fisica, solo che fisica mi faceva piangere perchè non capivo nulla, questo mi toglie l'aria perchè capisco tutto. E non è 'poco' la parola che descrive il tempo necessario per prepararlo, perchè avanzo come una lumachina.
Necessità di fuggire lontano quanto basta, con qualcuno di speciale al mio fianco. Ho davvero bisogno -e non ho davvero tempo- di riprendere fiato, di rendermi ridicola. Se trovate uno spacciatore di incoscienza, dategli il mio indirizzo.
lunedì, giugno 16, 2008
Per un soffio

domenica, giugno 15, 2008
Saving Grace
Sono ancora nel solito angolo della solita stanza, con accanto la medesima tazza blu sbreccata che mi segue dal quarto liceo, piena di caffè di Castroni fino all’orlo, ma stasera ha un sapore se possibile ancora migliore.
Il quindici giugno tramonta alle mie spalle –coperte dal pile di mia madre-, e questa sera ha un sapore diverso da tutti i Day Before.
Stasera è un ritaglio di intimità tra me e le materie che ho cullato in questi mesi.
I poster che tappezzano la mia stanza, pieni di tutto ciò che fatico a ricordare. I libri sulla sedia, ancora caldi delle mie ginocchia e delle mie mani.
Il mio orecchio destro rosso perché ho costretto mio babbo ad interrogarmi mezz’ora al telefono. Mio babbo, con la sua dolcezza che è la mia unica forza e la sua cultura che è la mia enciclopedia.
Scrivo per terra, contorta in una posizione quasi da Kamasutra nel tentativo di stiracchiare i seimila muscoli della schiena, spiegazzati per il troppo tempo passato accovacciata sulla sedia.
Ventilazione regolare, e il nodo SA tiene il passo tranquillo delle dita di Einaudi sul pianoforte.
Non importa cosa ne sarà domani della mia dedizione verso questa materia, se ne faranno polpette o meno. A volte l’amore è davvero la zattera che ci salva, comunque vada tutto il resto.
Allungo la mano per prendere un fonendo poggiato intorno al collo del camice, e sorrido quando la testina fredda incontra la mia pelle. Lub dub, lub dub, lub dub…
Welcome back, my dear Marco. Missed you.
Franci, Lucia, Wushu. Grazie.
martedì, giugno 10, 2008
LVAD (Laura Vorrebbe Assimilare il Doppio)
cation ideale di studio a casa è la lavatrice, in balcone, meravigliosamente baciata dal sole. E di notte... la scrivania nel mio angolo, che mi ha visto preparare ogni esame da Scienze Umane a questo, e che è ancora lì ad ascoltarmi mentre mi sfinisco a ripetere. Ancora pochi giorni, per questo esame dove davvero vorrei fare bella figura. Dove vorrei arrivare tranquilla e serena, e dove arriverò tesa come una legatura quadra ben fatta. La stessa cura, la stessa precisione, la stessa stretta forte... vedremo cosa saprà reggere.
sabato, giugno 07, 2008
Happily Ever After
Chi l'ha detto che il disordine non è salvifico?
Non posso mollare... l'arena è una calamita, una religione, uno stile di vita. Potrò maledirlo dieci volte al giorno, ma ne sarò sempre innamorata. Perchè tutti i suoi lati brutti finiscono quando mi vesto di verde o di bianco, e quando le mie braccia profumano di Betadine. Un profumo quasi pari alla terra dopo la pioggia.
mercoledì, giugno 04, 2008
Fogli di via
E rido di me stessa, del fatto che prima di dare l'esame di Pneumo era quasi doveroso che mi fosse ricordato com'è un dolore puntorio, una stilettata tra le coste, una cicatrice su cui si infierisce. E credo che la mia accuratezza nel descrivere un dolore da pnx aumenterà drasticamente.
E miracolosamente non ho smesso di sognare...
Questa sera è una sera da sdraiarsi su un pavimento di pietra caldo di sole, come la scalinata di Palazzo Pitti... o Piazza del Campo. Per respirare tranquilla con la schiena tiepida. Per chiudere gli occhi, ed essere altrove o proprio lì.
Oggi, che finalmente la fine di tutta quella burocrazia sembra più vicina.
Finchè non accarezzerò quel timbro su ciascuna delle 4 pagine del mio L.A. non crederò fino in fondo che tutto ciò sia vero. Ma il giorno in cui tutto l'inchiostro su quei fogli sarà al posto giusto, indossate gli occhiali da sole prima di guardarmi negli occhi.
lunedì, giugno 02, 2008
E le stelle stanno a guardare
Non saper dire di no quando si tratta di fazzolettoni al collo è un leitmotiv dei miei ultimi 13 anni... però vado fiera dell'aver capito che se gli esami saltano un appello poco male, ma se perdo l'occasione di conoscere persone valide come quelle incontrate in questi due giorni ho perso un tassello del mio puzzle.
Tirar tardi chiaccherando, con un the e cioccolata amara fino alle due di notte, quando le lucciole (sì, esistono ancora) sono in piena movida e se ascolti bene senti i cinghiali passeggiare nel sottobosco. E mentre l'ultimo sbuffo di fumo svanisce contro il cielo, mentre le note di Eirene ancora rimbalzano nell'eco, io ringrazio.
Per le mie due ali, le loro spalle accanto alle mie nonostante centinaia di km d'aria tra noi... così insieme a me da non aver fiato per dirlo.
Per quel nome con cui chiamo tante altre persone, ma che non è mai lo stesso tuo e che quando sono in uniforme il fiato per pronunciarlo mi si spezza alla prima sillaba.
Per la mia CoCa, una gabbia di matti, tutti pazzi per i nostri ragazzi.
Per le barzellette agghiaccianti e il TG scout, per le risate sincere delle persone che si regalano agli altri. Per quel the condiviso, per alcuni sguardi belli e puri. Per la fiducia ritrovata di qualcuno, e per quanta non si è reso conto di donarne. Per il profumo di campo, impagabile come l'acqua fredda sul viso appena svegli, e la rugiada per terra. Per il potere del gioco e del rimettersi in gioco.
Il risultato, come sempre, è che torno esausta e felice, lo zaino da disfare è uno sforzo insormontabile e le gambe sono crivellate dalle zanzare.La vita ha un senso incredibile.


