martedì, ottobre 21, 2008

Stop and Stare - first round

Ale, Matteo e Andrea

la Garonne vista dai murazzi di St.Pierre

Cremagliera da Andrea, con Marie e Ivàn


Le due Erasmine fiorentine



Ok, you can see i'm smiling. Always. Against all odds, I'm alive and kicking. Someone told me I could do this, but I wasn't sure... til now. I really can do this.
I'm the arena.

domenica, ottobre 19, 2008

Strapazzata alla Patte d'Oie

Giusto trenta secondi prima di partire per la visita di Toulouse in bici con Ale, Andrea e Matteo, la mia Little Italy che il sabato sera cucina cose buonissime, che c'è ad ogni pranzo ed ogni cena di quelle che finora ci han fatto perdere due chili (in venti giorni...), quella che "BASTA PATTINARE!! Dobbiamo uscire!" -pensate che stamani per stare con loro non pattino. Pensate...-.

Giusto trenta secondi per voi che non siete con me in questa biciclettata culturale, in questa ville rose, in questo Erasmus che mi sta aprendo migliaia di mondi. Per voi che fisicamente non spostate la polvere sulla strada quando passeggiate accanto a me ogni giorno, ma che occupate tutto il marciapiede del boulevard.

Finalmente qui mi sento a casa.
Il rodaggio è finito.
Un bisou, vi voglio bene, MI MANCATE.

domenica, ottobre 05, 2008

Blissful Oblivion

I slept bad tonight, waking every three hours to check ma marque. A ray of sunlight hit me right in the eyes at 7, when finally I found some sleep. Wearing the black suit has been like diving in the past. I couldn't -and still I can't- believe it's back being present.
Riding til the rink, getting there before it opened. And praying to be all alone, with my music, my skates, my so-called blades and the presence of someone who did the whole road there right at my side. Right on the top of my pullover, the one covering Petra's T-shirt.

Gloves are mandatory to get in there. I had just one. And I found out what happens when I just need to speak, when I want something more than anything else.

"Ecoutez, Monsieur, je n'ai pas besoin de gants. Regardez-moi 10 secs, vous allez me croire."

I've never been this serious in my entire life, I guess.

First step in, after a little warming-up. Just a little.
It was there, calling me, perfect and lonely.
And I was finally there, lonely as well for too long.
And those 4 years without, you cannot know how painful they've been. The day I burned my suits. The day I buried the skates in the darkest side of the armoir.

And.
The morning of my first step back.
Of my first run back.
Of my first spin back.
Of my first jump back -a Toe.
"And it was blissful oblivion..." like JKR wrote. I never felt those words this underneath my skin.

All I need is the air I breathe, and a place to rest my blades.

venerdì, ottobre 03, 2008

Compte rendu - semaine 1

Mai sognato tanto un venerdì sera. Tra le sei diverse feste/concerti/rendez-vous internazionali proposti per la serata -eh sì, siamo in Erasmus... anche se in mezzo ai Galli- io e Ale abbiamo optato per un sereno infilarci sotto le coperte. Fuori fa davvero freddo, il vento ti taglia il tagliabile e davvero stasera ci mancano le forze per fare altro che infilare la faccia dentro uno di questi cuscini a cilindro, comodissimi. Mi ero scordata dell'unica volta che li avevo provati prima, ed è vero che sono comodissimi per leggere.
Non è un post di resoconti interessanti (per quello chiedete agli emigrati in Spagna) quanto un breve tirar le somme dei miei primi 8 giorni qui.
Vivo in un campus talmente grande da non aver ancora finito di vederlo tutto, leggermente antiestetico ma con immani spazi verdi ovunque. A fianco del campus scorre il Canal du Midi, talmente bello che sembra spruzzato lì da un pittore.
In reparto le cose procedono, e non uso aggettivi. C'è gente ostica ostica, e c'è gente che invece mi sta facendo da chioccia: i miei angeli custodi Gabrielle e Charlotte, colleghe di cote bleu della nostra ala B2... davvero non so come ringraziarle. Giuro che quando tornerò in Italia farò da zia gentile a tutti gli Erasmus.
Da oggi abbiamo tre letti a testa di cui siamo responsabili. Qui essere responsabile di tre pazienti per uno studente vuol dire che devi sapere anche quante volte usa il pappagallo. Anche la domenica. (E per me nella fattispecie, vuol dire che oggi ho fatto -e scritto, grasse risate- la mia prima anamnesi da sola, e siccome non bastava ho anche dovuto presentare il dossier a due specialisti arrivati in consultazione. Se Dio vuole, mi han capito. Prima piccola vittoria.)
Nell'ospedale dove sono, nel sottosuolo ci sono dei piccoli negozi che vendono le cose a prezzi inferiori. Così i medici possono fare shopping nella pausa pranzo.
Per alcuni francesi, la Francia è esattamente allo sfacelo come l'Italia.
Per altri, la Francia è la nuova sede -migliorata- dell'Eden.
Per me, che non cercavo il Paese di Bengodi ma volevo inventarmi un modo per crescere come medico, questa Francia va infilata come un camice. All'inizio vai in giro tronfio, poi per buona parte del tempo ti chiedi come si porti addosso. Arriverà il momento in cui questo camice sarà una seconda pelle.

mercoledì, ottobre 01, 2008

Locked-in Syndrome

Già il titolo vi dice parecchio sul mio rapporto col francese... amore-odio due a sette, per il momento. A lezione di Emergenze avrei voluto rispondere a tutto, se solo avessi saputo come. Stare dietro ai dottori non è facile (deo gratias sono a Pneumo, quindi non è difficile capire le cose che mi succedono intorno. Difficile è quando i pazienti ottantenni francesi senza dentiera cercano di raccontarti qualcosa). Fortunatamente siamo solo in tre nella nostra ala di reparto, e le altre due filles sono disponibilissime e simpatiche. E la mia specializzanda è una tedesca che ha fatto l'Erasmus qui 4 anni fa e poi ci è tornata a vivere- quindi capisce benissimo il mio disagio e sa come interpretare i miei grugniti diagnostici.
Raggiungere l'ospedale ogni mattina mi rimetterà in forma prima di Natale, considerato anche che abbiamo solo 10 mattine da prendere libere in questi 3 mesi. Ogni mercoledì pomeriggio lezione di Emergenze, ogni martedì Orto. Qui per insegnare come e quando prescrivere una cura termale portano i ragazzi alle terme gratis (è obbligatorio andarci per presentarsi all'esame finale, e nel comunicato della segreteria dice di lasciare libri a casa e portare il costume. Non scherzo!).
Qui fanno gli EGA con l'anestesia locale, ma i protocolli di disinfezione fanno leggermente paura.
Questo Erasmus ha un sapoe molto meno festaiolo di quello che leggo nelle mail che mi arrivano ogni giorno dalla Spagna. Ma lo sapevo, e va benissimo così.
Qui... qui c'è la mia sfida, e non lascerò l'arena finchè non avrò vinto, per difficile che sia.

martedì, settembre 23, 2008

Unwritten

Ho iniziato questo post martedì pomeriggio dopo aver finito la prima valigia, che sarà difficile estricare dal portabagagli strapieno della Croma. Le parole si accavallano tra le mie dita per uscire per prime, e mettere ordine nelle frasi sarà difficile quasi quanto metterlo nella mia stanza quando arriverò.

Il confine quasi non l'ho visto, persa com'ero tra guide e fogli stampati di ViaMichelin (grazie Franci).
La mia prima frase diretta ad un autoctono francese è stata "Pouvez vous verifier le niveau d'huile?" perchè dopo 800 km una macchina affittata non ha notoriamente più olio.
Nel perdermi tra le viuzze di Aix en Provence, mi sono sentita una turista, ma con qualcosa fuori posto. Tipo la mia intera esistenza racchiusa in tre valigie e in due persone accanto a me nella passeggiata.
Mio padre vagava con il dito premuto sullo scatto della macchina fotografica, impacciato con il suo Mersì obbligatissimo da due figlie diploma linguistico, incantato da questa atmosfera da film in cui ristoranti tunisini e pub per darkettoni si susseguono sul lastricato lucido.
Mia sorella che capisce più francese di me (non che ci voglia molto), che ride quando mi sente parlare e quando consiglio a tutti cosa mangiare a cena e per me stessa prendo un qualcosa di molto simile al bollito domenicale che facevamo a casa per il risotto, cosa che non ho mai mangiato. Buonissimo.
E poi Ale, che mi accompagnerà in questo colpo di testa.

In una delle tre valigie c'è un pacchetto di ricordi, pieno zeppo di cosine, lettere, oggettini e amennicoli vari che mi riportano a qualcosa o qualcuno.
C'è il benvenuto delle mie coinqui, settembre del primo anno.
C'è la lettera di Franci, sei pagine di cuore.
C'è il bigliettino viola di Bea, viola tolosa... quando ancora avevo chiesto Strasburgo.
C'è il post-it "Sapiente" che mi ha fatto Andrea in secondo anno, e una fogliolina di ulivo.
C'è un sondaggio di Vi datato novembre 2004.
C'è un biglietto di Phil dell'estate dopo.
C'è sia l'elefante che la giraffa di origami fatti da Matte.

Più o meno, c'è tutte quelle persone che c'erano tra ieri ed oggi (e per oggi intendo 'oggi fino all'ultimo', cioè Andrea e Matteo che stringono la mano di papà, appena ripresosi da una entrée in grande stile della sua diletta figlia).
Virgi, Tommy, Franz, Matte, Franci, Andrea.

And then there's my purple bouganvilla, always by my side, always missing.

Per me che odio gli addii, questa è una ripresa da un punto di stallo.
Francia.
Here I am.

Cum Laude

In tempo reale... te sei ancora incastrato sulle scale dell'Aula Magna.


Ricaccia giù le lacrime, che cavolo, non puoi mandare a puttane ciò che resta della tua reputazione, mi sono detta.
Mi sono impegnata nell'emettere qualche sillaba gutturale che somigliasse a un 'bravo', senza riuscire a fare altro che abbracciarti forte. Sai già quasi tutto quello che vorrei dirti, Dott.Fondi, e quello che non sai non ho parole per dirtelo.

domenica, settembre 21, 2008

24 hours more left :)



Sitting on the wall of Piran's church, Laura suddenly decided: staying for one more day. Took the mobile and arranged everything. One more day of joy, laughter and unanswered calls. Being just you and me. Thanks, my wing.

Emina

venerdì, settembre 19, 2008

24 left

24 hours together, 24 left, one great 9. And I got just today what the real, mad amount of energy is inside all this. Take those urine samples.

The first bengala

Venice tonight was amazing. I cannot win against that city, with all my strenght and will. She always brings me back to perfumes and places I already had as mine. And maybe, you were right. Maybe is where really every story begins. San Marco is where my heart would like to plant a tent, for sure.

After a storaging with Tommy, a moving comment from Lu, the voice of Franci in the morning, messages from Vi, after Venice, after a very interesting meeting on the train to Ljubljana... I got here.
And trying to convince this stubborn lady to get some sleep before her exam -while Mujo is resting inside my bag, and Balfi on Emina's leg- is my next, most challenging step before going to sleep myself, although not even a tiny little tired.
In this very moment, my first bengala is reading ORL again. And as I already said, happiness now is barely enough.

mercoledì, settembre 17, 2008

Il primo bengala

Il mio girone infernale sarà quello dei "disordinati pianificati": passerò l'eternità a inscatolare ogni bene. Su Facebook i messaggi sui profili dei miei amici si aggiornano ogni 3 minuti, tutti fanno qualcosa. La maggior parte macina esami, qualcuno cerca casa, qualcuno si laurea martedì, qualcuno si è sposato ieri stravolgendo per un attimo il mio ritmo del tempo.
E la mia vita è questo parquet disseminato di scatole, valigie, borse, cianfrusaglie non meglio identificate, computer e me. Il letto vicino alla porta di casa, pronto per finire in uno sgabuzzino domattina mentre il sacco a pelo è già srotolato sullo stuoino accanto a me. I biglietti per la Slovenia nel mio portafoglio, dentro a un borsone con maglioni e sciarpe.
La documentazione Erasmus -un chilo di fogli- il libro di francese, i dizionarietti portatili ammassati sulla scrivania.
Una capoccia piena di domande ed io sono qui, con le redini della mia vita quasi in mano, che mentre continuo a riempire l'agenda di appuntamenti pre-partenza prego che arrivi il primo bengala.

L'Embolo Stupido

E tu sai cosa significa. :)
Non ho mai visto Tommy così preoccupato per una frase detta da qualcuno, e sappiamo bene che lui è un rimuginatore... ma stasera ha battuto i suoi record. Pensaci bene, tesoro, perchè credo voglia dire molto più di qualsiasi altra spiegazione, Tommy pensieroso, che credo avrebbe pagato per smetterla di fare battutine pur di non sentire quella frase.
Abituati ad avere a che fare con amici veri, cherie. Non abbiamo nessuna intenzione di fartelo dimenticare, questo ' necessari a Campo di MArte, si viene a Campo di Marte, necessari a Parigi, si viene a Parigi'.Ma ovunque siamo, tu sais où nous trouver. Un bisou.

giovedì, settembre 11, 2008

Quarto bis - i conti della resa

Quarto bis vuol dire che mi laureo con un anno di ritardo rispetto alla tabella di marcia. Un anno di tasse da pagare in più. Un anno di ritardo nell'entrare alla specializzazione.


E questo, è papale papale, tutto ciò che c'è da spiegare sul quarto bis ai profani.


Ai non profani, i dettagli, ovvero tutto quello che non ho nessuna voglia di spiegare a voce per sessanta volte.

Ho dato Spec3, della Spec2 solo Uro, della Spec1 mi mancano Emato ed Endo. Endo l'avrei data prima di partire, arrivando a meno 16 punti su 3 esami. E non sarei passata uguale al quinto, quindi non lo faccio. Perchè non li provo? Perchè una volta laureata vorrei poter dormire, quando i turni me lo consentiranno. E questo può succedere solo se studio come devo, senza tirare via, senza avere nessuno sulla coscienza per mia troppa ignoranza. Perchè qualcuno sulla coscienza ce l'avrò, come ogni medico di questo pianeta che faccia il medico.


Cosa comporta tutto ciò? Comporta un Erasmus dal LA immutato, anzi, con qualche esame in più da poter fare. I tirocini posso scegliere come considerarli, se ADE o tirocini di quinto, cosa che sto valutando. Probabilmente mi farò riconoscere solo Medicina Interna come tirocinio di quinto, così da non dover sprecare 5 settimane anche qui. Torno dalla Francia per iniziare il mio quinto anno, senza esami da fare oltre medicina legale, igiene e queste amenità. Come chi mi conosce immagina, per me vuol dire un anno di DEA, e magari inizio tesi. E vuol dire il mio primo anno insieme con mia sorella, cosa che chi mi conosce sa leggere in tutta la sua luminosità.


La parte 'spiegare il quarto bis a me stessa' richiederà più tempo e sarà la più intensa, ma non riguarda voi.


Spero troverete una Laura nuovamente con una vita, con meno occhiaie e meno angoscia. Mi auguro di passare un anno da spugna -non nel senso di alcolizzata, o perlomeno non solo ;) e di tornare qui piena di nuovi colori, con qualcosa di nuovo nelle mani, nella testa e nel cuore. E vi auguro che l'anno che inizia per voi sia altrettanto un talento da giocare.






mercoledì, settembre 10, 2008

Ma questa notte è ancora mia

Notte di libri, notte di chiacchere confortanti a cadenza oraria con Emina. Notte che spero di restare sveglia, notte che tanto dormirei male. Notte di priorità -ancora una volta- riviste e corrette sotto luci impietose, tipo quella di una sala operatoria, che mi piacerebbe sapere solo sopra la mia testa. Notte in cui mi piacerebbe anche non si fosse mantenuto il collegamento primordiale del sistema neuroectodermico. Notte nel Boh, un paese in cui ho cittadinanza onoraria. Notte che mi ricorda quanto tempo avrei voluto rubare, e quanto invece me ne lascio rubare.
Ma questa notte è ancora mia, tutta un se e tutta un ma. Ma mia, per metter le mani a coppa e prendere ciò che arriva.

martedì, settembre 09, 2008

Going to the mattresses

So true that the more your counterpart is close to you, the less you know how to deal with it. So, what happens when you overlap?
Guess it will be an hard war to fight, lots of battles, open-face. All scars are welcome.

"They taught me, most importantly, that every job has a perfect weapon. Well, I'm the perfect weapon."


Boom goes the dynamite.

lunedì, settembre 08, 2008

Di nuovo. Di nuovo. Di nuovo.

I just discovered that Toulouse had got two permanent ice rink, and one of them is right at the corner of the street where I'm gonna live. A few metres from the CHU Rangueil.


I'm out of word. Just the heart rate's speaking out loud what this means to me.


It's back to where I began to be myself, and to tell the world that Laura could fly. If you could just imagine my face right now... it feels like a gift, beautiful like a Christmas morning.


It was one sentence, the first thing which crossed my speechless mind: "Just, skate more!"


This big bunch of good things that happened to me from the moment we met, my friend, looks like bottomless. It's up to be filled from your side now.


And then, another sentence. Maybe...


I'm gonna skate again.


I'm gonna skate again.


Je vais patiner encore.


Encore


encore


encore...

giovedì, settembre 04, 2008

Status Erasmus - nous vous attendons blablabla

Merde, ci siamo.



Questo è stato il mio primo pensiero mentre calcavo la firma a piè di pagina sulla liberatoria dell'Ufficio Erasmus riguardo alla paccata di fogli che mi avevano appena consegnato, tutti da faxare indietro una volta in Francia. In che sequenza, chi se lo ricorda più?


Il countdown segna meno 20, people.


Meno 20 involtini di impegni, libri, pacchi, cene, aperitivi, chissà quante scene isteriche e chissà quanti sogni ad occhi aperti. Je prendrais tout ce qu'il y a à prendre, les joies et les larmes .


Per il momento uso come segnalibro la cartina del CHU Rangueil. E riparto da oggi.





Ah, ultime cose.

Take it easy, my special wing.

Buon compleanno Tommy!!

E bravissima, bravissima Bea. :)

mercoledì, settembre 03, 2008

Like a piece of cake

One of last week's nights, 2 a.m., I sat down by a river and wept. All the mountains around me were silent, standing still as a powerful hug. I was overwhelmed: everything seemed just too big for me to face, like when you're seven and adults are speaking about things you can barely understand, like chemiosomething or taxes. I had my goodnight cup of hot tea right there, by that river, while mountains were sleeping in their bright dark velvety blanket.

I guess that being very tired had a lot to do with the sense of frailty, but the situation didn't change the day after. Nor the day after again. Actually, it's not that different in this very moment. Books opened on my desk, the whole room packed up in boxes, 'to-do' lists hang everywhere. Not exactly the atmosphere of calm in which I'd want to bath for preparing 3 exams... and myself. This is scary, not normal nor easy for anybody, but I thought it would have been easy for me. WonderWoman syndrome is a chronic disease.
But a couple of sentences are still making room in my head, right now when I'm in over my head. Saving everything.

One is a piece of a dialogue between two children, talking about and with me. It was sincere, scary and like an electric shock. Children are almost almighty.
"Aren't you scared of leaving everything?"
"Oh, come on! Adults cannot be scared!"

...


The other says "But I can do this, right?". I'm a mini-you.
So I can do this, right?

lunedì, settembre 01, 2008

E se poi credi non possa bastare

Ventotto sorrisi da guardare dall'alto, ventotto coccole della buonanotte, ventotto esplosioni che si reinventano e ti ribaltano ogni giorno.

E se poi credi non basti così...

Ferao, un uomo decisivo. Le maniche rimboccate, il sorriso pronto, la schiettezza disarmante, la pazienza infinita, la comprensione al volo che è un dono.

Mang, per cui la strada si apre. Tenace e dolce, diretta e che si sporca le mani. Al pacchetto davanti la sua porta. Al giorno in cui non mancherò.

Phaona, la bellezza di una sorpresa, di una porta che si schiude e della luce che filtra, e che inonda tutto e riscalda dentro. Poche parole e tanto darsi da fare, mille visi, sempre più sorrisi, la testa alta.

Chil, davvero tale. Un nuovo tassello del puzzle, un planare costante e gentile. Una ragazza che può volare a tutte le altezze che vorrà raggiungere.

Rama, un rover che stropiccia i bimbi e li sente tantissimo. E loro sanno che lui è lì presente sulla loro pista. E i capi sanno che Rama c'è. E quando si sentono i bimbi, vuol dire che non c'è nulla di precluso.

Raksha, la mia RTT. La crescita, lo stravolgimento, la novità, l'autorità, tutti nuovi. GLi stessi sorrisi, lo stesso cappuccino, lo stesso intuitivo essere affini. Necessaria.

Akela, con la sua pelle smessa, con la sua preda gigantesca, con i suoi 28 lupi che saranno sempre più suoi. Sempre più Akela. Sempre più Lela.

Bagheera, e le parole che non mi vengono su, tappate dentro dal cuore che si gonfia. Ale. Ala.

E poi Federico e il suo abbraccio accogliente, come se non fosse mai passato questo anno. Rachele, con il suo essere grandiosa e talmente talpa da non saperlo vedere... e che mi mancherà. Ghi, che vorrei tanto conoscere di più per lasciarmi stupire. Alberto, che c'era sul serio.


Scrivono dita stanche, scrivo appena mi è stato possibile farlo. La voce che si fa sempre più roca per aver cantato a voce piena insieme, l'istinto di bruciare i mestoli qui in casa. In casa, non a casa. Mi sono sentita più a casa con il mio zaino sulle spalle a percorrere la distanza tra la stazione e mia stanza di quanto queste quattro mura possano più fare.
Ho viaggiato oberata da tutto quello che mi aspetta, piangendo tutto il peso delle scelte osate.
Ho camminato infuocata dalla strada che si riapre e dai compagni di cammino che Dio ha scelto di posare sulla mia stessa ghiaia.
E ho accettato questo viaggio che ci incatena per le strade di tutto il mondo, e quando ho asciugato gli occhi ho visto il fiocco che chiudeva questo regalo non facile, mai scontato, immenso.

Molto bene.

PS. Lullaby for you, my E. :) Sleep well dear.

sabato, agosto 23, 2008

E like Energy

I couldn't believe it: there was someone who smiles and laughs at least as much as I do. And also trusts in a busy, soaked, early-starting daily agenda. And thinks and does. And feels and joins the game.
Could you believe I'm not sure about how I met this person? ...but I'll be grateful forever we did.
I just feel like we started sharing without an actual beginning sea, peaches, beaches, lessons, daytime and nightime, ball-rescuing, conquearing islands and exploring caves. And these are just things. All the rest, we know. I know, when I was going nut and Matjia said "Just go!", or when the Prof wanted to take urine samples to find out what kind of drug kept us alive and kicking for nine days no-stop.
I went searching for Laško pivo, and ice creams have always a different taste, and on the ferry back home I kept saying 'Iutro! to everybody on my way.
One guy asked me about a pic of us together if we were sisters, for we were both smiling broadly and wild.
I'd liked to kiss him right there. As I keep saying to time, miles and people... you cannot split energy. :) Miss ya.

martedì, agosto 19, 2008

Sentirsi stellina


Mi sento stellina quando si decide che è agosto e che studiare in piscina è la massima deontologia a cui possiamo aspirare. Mi sento stellina quando la Franci si ricorda di portarmi i suoi appunti mentre sono in Dea. Mi sento stellina quando la Franci e Tommy decidono di condividere un turno in Dea con me. Mi sento stellina nel nuotare quasi ogni giorno, e stellina nella mia fastidiosa (per gli altri) abbronzatura. Mi sento stellina quando si distrugge la gente su Taaz a casa di Matte, e anche quando ammetto che so che sarà difficile vedersi l'anno prossimo. Mi sento stellina davanti a un vino bianco bevuto sotto il naso di Dante. Mi sento stellina anche quando Matte è irremovibile nei suoi orari e propositi di studio. Mi sento stellina quando penso a quanto mi mancherà tutto questo. Mi sento stellina quando mi sequetrano la macchina fotografica perchè non se ne può più. Mi sento stellina quando vorrei uccidere Tommy perchè vuole salvarmi da me stessa, e quando una ragazzina si fida. Mi sento stellina quando imparo cose nuove, quando resto sveglia ancora 5 minuti per dire che questo stellina è qualcosa che posso accettare. Ma solo questo qui. :)

venerdì, agosto 15, 2008

Randy Pausch

The title of this post is a name, think that many of you already heard about him. Well, I'm writing for those whose heart has still got a corner where to sit down and cry, once you watch AND read 'The Last Lecture'. Please, DO IT. You can find plenty of videos on Youtube about this man, and he wrote a book -same title. I'm not here to tell you who he is, but believe me, I wish you to achieve half of what he did. I wish you to become a person like that man, a man like that man, a father like that man, an husband like that man, a teacher like that man. I'll never thank him enough.
Take five minutes, sit down. Do it. Cherish this man, his words and bravery.

martedì, agosto 05, 2008

Hvala people!!

I got home a few minutes ago and who cares about suitcase, wet towel in it and shadows under my eyes. This comes first, even if my english will be worser than usual.
I wanted to thank you all for this amazing time together, for how that 'present' was really a gift. I have so many things to say to each one of you, but that'd be pointless 'cause I'm talking to the team we made: passionate about what we were doing, interested in the people we'll take care of, skilled about both ABC and sunbathing. The window behind me shows just mountains, but I'm still swimming with you in Danče beach. You made me a better, happier person. As a wise person said to me, stay the way you are.
Bilo je lijepo upoznati vas, ostanimo u vezi!
One big, strong hug to reassess you all. :)

lunedì, agosto 04, 2008

Packing up - News part 7

Ho sempre amato gli occhi azzurri. Ho un debole per gli uomini con gli occhi chiari, ma soprattutto avrei voluto averli io, per portare sempre il mare con me, per trovarlo guardandomi allo specchio ogni volta che ne ho voglia. Invece i miei occhi castagna che al momento brillano di pace hanno fatto l'impossibile per assorbire tutto il sale e l'acqua di questo fantastico angolo d'Europa. Nelle mie orecchie giganti c'e' spazio per tutti questi suoni di lingue e canzoni cosi' diverse dai nostri, e sulla mia pelle si sono scritti tutti i graffi, i lividi e i segni del costume di questi giorni. E a queste persone non diro' mai grazie abbastanza, ma a loro lo diro' diversamente. tempo di bagagli e pensieri, di lasciate e perse, di cercare una nova agenda per la mia vita. Kvala, Dubrovnik.

domenica, agosto 03, 2008

Come oooooon! - News part 6

Appena finito l'esame, l'asciugamano gia' tra le braccia prima di andare in spiaggia, e tutto cio' che ho da dire e' che mi machera' un sacco questa atmosfera di festa e di lezioni bellissime. E che non ho nessuna voglia di tornare a casa.

sabato, agosto 02, 2008

See one, do one, teach one - News part 5

Una settimana fa non conoscevo 40 interessantissimi pezzi di puzzle, una settimana li sognavo tutti e non avrei mai pensato di potermi arricchire tanto, di poter capire tanto, di poter essere cosi' tanto intensa, e non e' facile spiegare cosa vuol dire intensa. Ho nuotato piu' che nel resto della mia vita, a tutte le ore del giorno e della notte, ho riso fino a scoppiare e riscoperto la bellezza delle affinita' elettive, ho intubato manichini innumerevoli volte, iniziato a capire la differenza tra lo sloveno, il croato e il serbo (montenegrese e polacco restano totali misteri). Ho riprovato l'adrenalina del tuffo da 6 metri, quella cosa primordiale che quando sei sul bordo imprechi, quando sei in aria preghi e quando tocchi l'acqua esplodi in ondate di pura vita, quella bella vissuta al sole. Ho vissuto le piu' interessanti lezioni universitarie della mia vita, le corse per il caffe', i break in cortile, i cocktail in giardino a tutte le ore mentre parlavamo delle ultime procedure provate o del protocollo di Jackobson. Ho imparato a non far scappare neanche un granello di sale di mare. It's now or never.

venerdì, agosto 01, 2008

If you don't know where I am, I'm on the beach - News part 4

Scrivo con le mani puzzolenti di cipolla per il barbecue che avremo tra poco e le braccia di sale marino. Ieri mi sono alzata alle 7 per andare a nuotare, alle 8 ho fatto colazione e alle 9 ero a lezione. E non sapevo ancora che sarebbe stata la giornata piu' bella della mia intera carriera universitaria. Dopo alcune ore di lezione ci hanno chiamato divisi in teams per degli scenari di simulazione. E alla fine di tutto i teachers uno dopo l'altro hanno fatto il mio nome per dire che sono born to be team leader. e da allora anche i miei compagni mi chiamano cosi', ed e' troppo. Sono tutti BRAVISSIMI, mi farei curare da ciascuno di loro.
La cosa piu' bella del mondo.
Pomeriggio ammollo con gli altri, bagno in mare anche di notte, e poi in giro per locali, anche con i prof. Stamattina sveglia alle 7 dopo 5 ore di sonno, un'ora a nuotare, colazione e nove ore di lezione, e accorgersi dopo sette ore che il tempo si era permesso di trascorrere senza chiederti l'autorizzazione mentre te eri a suturare una zampa di maiale, con venti compagni e venti gradi nell'aula, il sole fuori a picco sulla citta' e il mare a scintillare per farci contenti. E poi imparare a fare un esame obiettivo ortopedico, oggi incentrato sulla caviglia.

Cronaca di una ragazza felice. See you!

mercoledì, luglio 30, 2008

How do you spell T-total? - News part 3

Una Laura color caramello, rilassata e secondo tutti gli specchi la piu' bella possibile vi saluta prima di andare a cena in un ristorantino di pesce vicino al porticciolo delle imbarcazioni per le isolette. Ho un sacco di nuove idee da raccontare al nostro Sism - e spero che qualcuna vada in porto- e una rilassatezza addosso che da 4 anni non era talmente intensa. E gli effetti collaterali del methazonide tutti stipati fittamente tra una sessione di pallanuoto e la seguente.

martedì, luglio 29, 2008

Fast, but not too fast - News part2

Vesna diventera' il mio guru. Oggi abbiamo oziato beatamente all'isola di Lokrum, parco naturale con poco altro oltre pavoni in liberta', sole e mare, mare, mare, mare. E ho imparato ad intubare e a defibrillare. E ho scoperto che esiste una legge che obbliga le universita' ad avere una skill room. E non manchero' di farlo presente al mio ritorno, ma solo allora. Perche' ora sono davvero in vacanza.

E buon compleanno alla Franci, che oggi fa 24 anni e che sta festeggiando accanto a me, virtualmente, sotto lo stesso sole. Ti voglio bene.

lunedì, luglio 28, 2008

ABC as a mantra - News from ESS2008

Notiziario Ansa from D-Day after the arrival. Il primo bagno ieri, l'acqua fredda da morire, bellissima, la luce accecante, 40 persone nuove dai nomi impossibili, la festa serale nell'antico Lazzaretto con la spiaggia privata. La citta' bellissima, bellissima, bellissima. La gente grandiosa. Sono nel posto giusto al momento giusto. E come dice Vesna, ABC as a mantra. Go go go!!

giovedì, luglio 24, 2008

Heaven, I'm in heaven -like Frankie said-


I'm DONE. Questo quarto anno che è ancora quarto, questa estate che sarà piena come al solito, questa valigia che scoppierà. Questo cuore che esplode di stanchezza, queste gambe che esplodono di punture di zanzare e che aspettano solesalestradine antiche. Il quasi Dott.Fondi che mi compare ad un esame, luminoso in una polo verde mela che gli sta d'incanto. Il prof di farmaco che mi vede invecchiare davanti a lui durante il suo monologo che doveva essere il mio esame ma vabbè, il prof di uro con cui si riesce ad instaurare un discorso. I miei compagni di angoscia, di attese, di sorrisi e di sbuffi. La mia Medicina, questa facoltà che ci incatena col culo alla sedia dieci mesi l'anno, la mia Medicina siete voi, è questo. E' saper dire basta quando ci vuole. E' rifiutare di accanirsi. E' dire che vado a fare la valigia, gente, e che ci si vede quando torno. See ya!!

mercoledì, luglio 23, 2008

Laurina

"Non è bello parlare così perchè io in questo momento vorrei abbracciarti ma così forte, ma così forte da, da spremerti come un' arancia..."

Era tanto che aspettavo il momento giusto, sai? Forse il tempo per queste cose uno non vorrebbe trovarlo, perchè in qualche modo si finisce con gli occhi lucidi... però il coraggio delle proprie azioni bisogna sempre portarlo come la spilla più bella del proprio fazzolettone. La tua spilla più bella dovrai toglierla tra un po', e potrai lasciarla a chiudere il fazzolettone da campo delle tue ultime VdB. Il sentiero che ti aspetta è quello che conduce alla strada, e poi alle strade di tutto il mondo. Ricorda sempre che quelle strade passano anche da casa tua, non sentirti mai tagliata fuori. Te ormai sei guida dentro, il Branco ti sta stretto (e questo vostro CdA è davvero speciale: tutti siete pronti, come vuole il motto del Reparto) e scintilli di impazienza. Vederti così fa scintillare me dentro.
Ti auguro di consumare tanti scarponi, di stropicciare cartine e di osare.
E sappi sempre che tra le mie braccia ci sarà sempre uno spazio che potrai chiamare casa, ovunque tu sia, ovunque io sia. Per dirla come la direbbe Liga, "Tu che sei ciò che sei, che non cambierai mai, promettimi che ci sarà sempre un posto che tieni in caldo per me."

Tutte le tue strade portano ovunque tu voglia andare. Grazie per aver cacciato con me.
Tvb. Ok capo? :)

martedì, luglio 22, 2008

Lì dove il mare luccica


A volte penso che ci voglia una Facoltà del genere per capire fino in fondo le necessità basilari di un organismo umano, e non te le fanno studiare e basta.

Le vacanze a poco meno di 48 ore.

Come diceva Tommy prima, andare tranquilli come per una chiaccherata, perchè dietro la cattedra, oltre la faccia del prof, c'è il mare che brilla sotto il sole.

Ogni ora a perdere la voce è un'ora di cose nuove che imparo, mal che vada.

Ogni nuova cosa che imparo potrebbe tradursi in un voto, ben che vada.

Ma ogni parola evidenziata è una bracciata che mi aspetta, comunque vada.
E nell'acqua sotto al sole io rinasco, sempre.

venerdì, luglio 18, 2008

Mbucciatea e Singatella

Nel giardino dietro casa ci sono dei bambini che giocano a nascondino tutte le sere, da quando si sono chiuse le scuole. Sento le loro voci, i loro ‘Shhhh!’ entrare in camera passando dalla finestra socchiusa.
Mai come in queste sere sento di avere 22 anni, ho la percezione che non era ier l’altro che ero sulla Chianalea e in villa a nascondermi anch’io, specie quando c’era Francesco a contare. Tipicamente Anna e Alessio si facevano beccare per primi, io andavo sempre a nascondermi lontanissimo ed era raro che mi beccassero, ma altrettanto che arrivassi a far tana. Di solito si stufavano tutti e mi aspettavano arrabbiati. Rosy e Claudia erano quasi sempre decisive negli attacchi, Nicola ed Enzo facevano casino e quando Antonio arrivava col motorino o Ciccio con Basel tutto finiva.
Metà vita fa, l’estate più bella della mia vita, e la mia prima volta in Toscana con papà e Gaia. L’odio per quella vacanza sbagliata, perché erano finite le serate infinite di gioco e scherzi, rabbiosa perché non eravamo solo noi tre, perché mi mancava Fra.
Durante quella vacanza mi sono innamorata del Parco dell’Uccellina e dell’Isola del Giglio, e ho insistito tanto per andare a vedere Siena, e la sera che tornammo ad Avezzano c’erano già tre cartoline da parte di tutti loro ad aspettarmi, due lettere di Claudia e un pacco per me. Quella maglia ce l’ho ancora io.

Avevo undici anni e mezzo e la certezza che quelle amicizie non sarebbero mai finite. Oggi ho scoperto la bellezza di rubare immagini di loro nelle loro nuove vite, ogni volta che vado giù, anche se non ricordo più i loro cognomi. A volte qualche accenno di saluto, con mia cugina un legame che sovrasta silenzi e chilometri, con Antonio un abbraccio festoso e un sorriso aperto ed incredulo ad ogni incontro.

E quando un bambino mi chiede se può andare a giocare a nascondino lo attende un sorriso particolare prima del sì.

Karl - Signore delle Cime

... lascialo andare
per le Tue montagne...

martedì, luglio 15, 2008

Not to ask for more

Ieri sera le mie povere lanciatissime armate nere suicide si sono fatte annientare dal nemico nella mia prima partita di Risiko, ma per un glorioso quarto d'ora l'Africa è stata neraneranera ed io felicefelicefelice.
E quando Nik ha sbaragliato in un solo turno i miei poveri cannibalini con l'osso tra i capelli, beh, sono rimasta felicefelicefelice. D'altra parte era difficile che qualcosa potesse scalfire il mio senso di benessere, complice anche il bicchierone di mohjito a stomaco vuoto. La mattina aveva portato due 27 su due diversi libretti, e so quello che c'è dietro ad entrambi, quindi non potevo non esserne felice. Avevo pranzato con Tommy e Franci, e quei due non so con che coraggio non li infilerò con me in valigia a settembre. Il pomeriggio era stato un pisolo lungo due ore. E la serata... grigliata di carne con salsa barbecue della Jack Daniel a Barberino, ed Amy ha preparato dei cetrioli tagliati a metà per lungo con sopra il sale.
Così, senza saperlo, come solo Amy riesce a fare le cose, tipo buttare i dadi 20 volte e sbaragliare un esercito di 18 carri armati con 18 coppie di sei.
Una giornata come ne vorrei mille, intensa e leggera nelle gambe, di quelle che non vuoi tornare a casa e se fa freddo fuori a giocare, pazienza.
Adesso caffè, e poi si apre l'Harrison.

sabato, luglio 12, 2008

Oggi vorrei rinascere cartolina. Sottile, leggera, in viaggio.
Oggi ho spostato la valigia a cui sono ancora attaccate le etichette di Santa Cruz, Buenos Aires, Conception, Pisa, Toulouse, Oslo, Roma. Già due hostess hanno rischiato grosso al check in, provando a toglierle. E lo so che se dovessero spedirmi un bagaglio in Paraguay mentre vado in Francia avrei poco di cui lamentarmi, ma che ci volete fare. Ogni volta che quelle ruote si rimettono in moto, sono assalita da tremila odori, visi, voci, sensazioni, luci: a modo suo, il mio trolley diventa una quasi-Passaporta tutte le volte che lo tocco. E oggi vorrei davvero che mi portasse nel Regno di Molto, Molto Lontano.

Mai come credi

Venerdì sera ore 00.44. Se la gente di medicina sapesse organizzarsi saremmo tutti a mangiare una pizza a Tavarnuzze, e invece sono a mangiare mezzo melone con una coinquilina anche lei a studiare, dopo aver tolto una cavalletta da camera sua -e scongiurato una crisi isterica. La voce della Consoli a cui in questi 4 anni mi sono abituata singhiozza stonata dall'altoparlante del portatile di Anna arrivando in balcone, mentre il caffè borbotta sul fuoco basso. Una quotidianità rassicurante, bella.

Sabato mattina, ore 12.16. In questa biblioteca deserta parlo da circa 4 ore a ruota libera di cardiologia, forse dicendo per la decima volta le stesse cose già dette nello scorso mese e mezzo. Secondo il programma di studi fatto due mesi fa, a questo punto avrei dovuto pressochè aver passato l'anno, ed invece il mio libretto rivela che sono regina di un pugno di mosche, come mi è stato detto. La frase era ben impostata, e mi sarei sentita piccata se chi me l'ha detta avesse avuto, oltre a un libretto zeppo di 30, una vaga idea a proposito di cosa fosse un falso lume. Incredibile come ci voglia poco a s-tamponare il mio pH verbale.

Regina di un pugno di mosche, ma ho trovato tre errori nei lucidi dei prof e due nel libro che è uscito due mesi fa.
So usare flail, cleft, budge, doming in una stessa frase senza confondermi e senza dire castronerie. Tra quindici giorni imparerò un sacco di protocolli interessanti, le frasi base in croato e polacco, ripasserò l'argomento eritemi solari e quello 'che mi metto stasera'.
E al futuro non voglio nemmeno pensarci, perchè non ho fatto altro per quattro anni oltre al sentirmi sbagliata, mi sono stravolta perché non ero abbastanza, ed ho capito soltanto adesso.

Adesso che ho sangue infetto nessuno vorrà più leccare le mie ferite
ed ho trovato tutto l'oro del mondo nelle mie tasche,
non è stupendo ho superato anche l'inverno
ed ho pregato a lungo
ho superato anche l'inverno
ed ho cantato…

lunedì, luglio 07, 2008

Burn out?

Quando ogni 10 minuti penso al mare, al sole, all'odore di sale, e concentrarmi diventa davvero impossibile, capisco di essere arrivata al limite delle forze e al limitare dell'estate. Trovo sia tempo di una revisione seria della scala valori. Se voglio rispettare i miei principi, credo di essere sulla buona strada.
Mi piace troppo il mio viso lievemente abbronzato, senza la fronte aggrottata. Mi piace troppo l'idea di fare le cose per bene, perchè non mi relegherò dietro a un microscopio o a una cattedra o a un computer. Mi piace troppo il motto della branca L/C. Non impazzisco per l'idea di impazzire prima della laurea, e non credo che sei mesi di ritardo di laurea siano un fallimento, specie se sono sei mesi messi a frutto. Se l'anno scorso avessi deciso di dare patologia a settembre non sarei andata in Calabria e avrei mancato un ultimo abbraccio, e me ne sarei pentita per il resto della mia vita.
Investire su me stessa, cosa vuol dire?
Vuol dire un Erasmus, un esame fatto con i ricamini, due anni di scoutismo, una scuola estiva in Croazia, qualche giorno in più con la mia famiglia, l'incanto del presente e la bellezza di chi c'è. E un giorno in più con qualcuno che amo o con me stessa vale 2000 euro di tasse.
E se ci saranno quei 2000 euro di tasse da pagare, beh, forse potrebbe essere la volta buona per imparare a fare un Bloody Mary come si deve.
E d'improvviso, la possibilità di 'perdere un anno' diventa meno terribile che negli anni passati, e di pari passo la voglia di combattere per non perderlo triplica, perchè -senza scavare troppo- tutto quello che sottolineo è illuminato dalla passione e il turbo si inserisce da sè.
In una lettera di inizio università, mio padre mi scrisse di 'star serena'. Ci ho messo un po', ma finalmente credo di esserci riuscita.

venerdì, giugno 27, 2008

Cetrioli a fine pasto - Il sorriso etrusco

Dopo le olive, il pane con il peperoncino staccato dalla pianta (che nessuno lo sapeva, ma me lo facevi mangiare da quando ho fatto 7 anni Ca nun vai mu n'ciu rici a to matri, o alla nonna Concetta), i peperoni ripieni, le cozze gratinate, il pescespada alla greca, le penne con la parmigiana, la parmigiana, la frutta che nessuno prendeva mai e i profiteroles che prendevamo tutte due volte, il gelatino mignon e prima del caffè per i grandi c'erano i cetrioli spaccati per lungo, con il sale sopra. Per pulire la bocca.
E il mio primo caffè in assoluto l'ho provato lì.

Non inchianate pa'ssupra, virite m'avite a cariri ra chia scala iani.
La seconda metà della frase era coperta da "Sì, sì, va bene" e da quattro paia di piedi salire di corsa i gradini traballanti della scala a chiocciola.


E poi c'era la partita a scopa, o ad Asso piglia tutto fuori in veranda (Pijati st'asu!!), dove il sole non batteva già più -e comunque c'erano gli ombrelloni. E c'era la gara ad accaparrarsi Pedro cano - Identità in transitola tua sedia. Osservarti in quella luce piena era l'inizio della domenica pomeriggio. Il volto abbronzato, segnato dal sole e dagli anni in mare, i morsi dei pesci sul braccio, le spalle possenti. Le volte che tornavi dal mare a torso nudo, con l'asciugamano bianco sulla spalla sinistra. Ti ho rivisto qualche giorno fa in un quadro di Pedro Cano, alla mostra appena inaugurata. Eri proprio tu.


Sui muri bianchi abbaglianti intorno, le lucertole prendevano il sole. Se un giorno avrò dei figli, vorrei che sentissero quella sensazione confortante di immutabilità, quella del dopopranzo della domenica, quando il mare dal balcone brillava sotto al sole e tutto profumava di origano appena frantumato e panni lavati con cenere e soda appesi fuori ad asciugare.

E quando salutavo te e nonna Concetta (Laurètta, runa na vasata o nonnu!) sapevo che la domenica seguente sarei stata di nuovo recalcitrante ad andare -perchè voleva dire tornare prima dal mare- e poi di nuovo recalcitrante ad andare via. Perchè erano anche i miei nonni, e la scala ripida e stretta tra i due muri l'ho sempre salita correndo, anche la scorsa estate, anche se l'abbraccio che mi aspettava su era diventato uno solo. Don Vincenzo si lasciava sfuggire qualche lacrima ogni volta che Lauretta correva su per le scale chiamandolo, e diventavi nonno Vincenzo.

Spero che oggi il sole riempia il cielo, accechi e asciughi i volti che amo tanto, e che qualcosa scaldi.

Lauretta, da ieri sera, sarà sempre su quella terrazza assolata, su quella scala a chiocciola malandata. La bambina che ero resterà confinata tra quella terrazza e un altro balcone non molto distante, con il profumo dell'intonaco ruvido caldo di sole, il frinire delle cicale, le carte da gioco usurate -il sette d'ori con il taglietto sull'angolo-, gli avvertimenti, i cassetti mai aperti, i rintocchi della Torre, i peperoncini e l'origano che mi hai insegnato a frantumare con le mani. E mi mancherai tantissimo.

giovedì, giugno 26, 2008

Oui.Oui.OUI.

L.A. approvatoIndovinate chi brilla di più adesso , se io o il sole. aaaaaaaaaaaaaaaToulouse.

mercoledì, giugno 25, 2008

Tale as old as time

I've been trying to write down something again and again but words don't come out easily, maybe it's too hot even for them. So, when heat puts down italian , english puts down roots.
In those days I had a lot to think about.
First of all, the statement 'Anymore scout camping in the very middle of exams session' quicly climbed my list of Don'ts reaching the very first place. I'm going nut handling both heart attacks and Jasmine's costume at the same time, and finally having the DVD of Beauty and the Beast isn't helping at all.
My innermost desire lately are 'positively primeval'. A cold Ceres before dinner and fireworks on a bridge tasted just great last night, and that's because of the people I was with, people I feel like home with. Moreover, I'd kill for some vacation, kind of 'nothing to do at all, all day long'. I'd like to dance in every corner of the world, and to bath into the ocean... I'd like time for myself. Just for myself. Tale as old as time.



But then... a post can change a life, somehow. And it did, giving everything a new flavour, a newer and more complete sense. So, let it be hard. I'm ready to fight, again and again.

domenica, giugno 22, 2008

L'alba di stamani

Vista dalle finestre del DEA, mentre il vento scuote gli alberi intorno e il cielo si fa indaco, mentre Gianluca vaga ancora qui intorno in attesa che qualcuno lo mandi a dormire, l'alba rischiara le pagine del libro di cardio che ancora non ho letto, le pagine di cui sono ancora curiosa. Una notte piena di persone, di quelle con cui vorresti passare non solo una notte ma una vita intera, e per un po' c'è anche qualcuno che mi manca tanto. I cantucci con il vin santo in sala relax. Il mio fonendo al collo -la gomma arancione finalmente tiepida- la stanchezza che passa con mezzo litro d'acqua, una giornata che inizia in uniforme bianca... tutto questo non ha davvero prezzo.

mercoledì, giugno 18, 2008

Très, très loin

Mi sembra di guardare tutta la mia vita da una vetrina, in questi ultimi giorni. E se fossi una spettatrice di questo film, beh, chiederei alla regia cosa aveva fumato prima del ciak.
Ieri l'altro ho aperto un nuovo libro per un nuvo esame, pensando di riuscire a togliermelo di torno nel giro di poco, per non sentirne parlare troppo.
Macchè.
Il primo esame che ho problemi a gestire dopo fisica, solo che fisica mi faceva piangere perchè non capivo nulla, questo mi toglie l'aria perchè capisco tutto. E non è 'poco' la parola che descrive il tempo necessario per prepararlo, perchè avanzo come una lumachina.

Necessità di fuggire lontano quanto basta, con qualcuno di speciale al mio fianco. Ho davvero bisogno -e non ho davvero tempo- di riprendere fiato, di rendermi ridicola. Se trovate uno spacciatore di incoscienza, dategli il mio indirizzo.

lunedì, giugno 16, 2008

Per un soffio


Letteralmente.
Chi l'ha detto che i diamanti sono i migliori amici di una donna?

Facezie a parte, l'unico fastidio è che mi si scombinano un paio di piani, e che sarà una preparazione di VdB farcita di toni e indici funzionali. Ora credo che andrò a riposare, e poi riparto... con lo stesso amore di prima, e la grinta dettata dalla necessità.

domenica, giugno 15, 2008

Saving Grace

La sera prima di un esame ha cambiato connotati ad ogni nuova materia di questi 4 anni. Ho conosciuto sere di isteria, sere di ‘stasera capirò tutto!’, sere di pianti dirotti, sere di menefreghismo assoluto, sere di fatalismo e sere di incoscienza.
Sono ancora nel solito angolo della solita stanza, con accanto la medesima tazza blu sbreccata che mi segue dal quarto liceo, piena di caffè di Castroni fino all’orlo, ma stasera ha un sapore se possibile ancora migliore.
Il quindici giugno tramonta alle mie spalle –coperte dal pile di mia madre-, e questa sera ha un sapore diverso da tutti i Day Before.
Stasera è un ritaglio di intimità tra me e le materie che ho cullato in questi mesi.
I poster che tappezzano la mia stanza, pieni di tutto ciò che fatico a ricordare. I libri sulla sedia, ancora caldi delle mie ginocchia e delle mie mani.
Il mio orecchio destro rosso perché ho costretto mio babbo ad interrogarmi mezz’ora al telefono. Mio babbo, con la sua dolcezza che è la mia unica forza e la sua cultura che è la mia enciclopedia.
Scrivo per terra, contorta in una posizione quasi da Kamasutra nel tentativo di stiracchiare i seimila muscoli della schiena, spiegazzati per il troppo tempo passato accovacciata sulla sedia.

Ventilazione regolare, e il nodo SA tiene il passo tranquillo delle dita di Einaudi sul pianoforte.
Non importa cosa ne sarà domani della mia dedizione verso questa materia, se ne faranno polpette o meno. A volte l’amore è davvero la zattera che ci salva, comunque vada tutto il resto.


Allungo la mano per prendere un fonendo poggiato intorno al collo del camice, e sorrido quando la testina fredda incontra la mia pelle. Lub dub, lub dub, lub dub…

Welcome back, my dear Marco. Missed you.

Franci, Lucia, Wushu. Grazie.


martedì, giugno 10, 2008

LVAD (Laura Vorrebbe Assimilare il Doppio)

Mi infamerete in tanti, lo so, per questo titolo così dannatamente idiota... però stasera è la serata di Cardiochirurgia, quindi fatemi stupidare in pace, ancora cullata dal bagnoschiuma alla lavanda che è diventato il mio nuovo migliore amico. Oggi ho scoperto che la mia location ideale di studio a casa è la lavatrice, in balcone, meravigliosamente baciata dal sole. E di notte... la scrivania nel mio angolo, che mi ha visto preparare ogni esame da Scienze Umane a questo, e che è ancora lì ad ascoltarmi mentre mi sfinisco a ripetere.

Ancora pochi giorni, per questo esame dove davvero vorrei fare bella figura. Dove vorrei arrivare tranquilla e serena, e dove arriverò tesa come una legatura quadra ben fatta. La stessa cura, la stessa precisione, la stessa stretta forte... vedremo cosa saprà reggere.

sabato, giugno 07, 2008

Happily Ever After

Troppe cose tutte insieme. Alcune nuove, domande, arrabbiature, bellissimi sfondi per conversazione. Altre sempre le stesse, tremendamente uguali a prima. Da disordinata cronica che sono, non so mai dove ho messo la bandierina bianca... e ogni volta che ne avrei bisogno, ogni volta che sono sopraffatta dalla quantità di presente, lei non c'è.
Chi l'ha detto che il disordine non è salvifico?
Non posso mollare... l'arena è una calamita, una religione, uno stile di vita. Potrò maledirlo dieci volte al giorno, ma ne sarò sempre innamorata. Perchè tutti i suoi lati brutti finiscono quando mi vesto di verde o di bianco, e quando le mie braccia profumano di Betadine. Un profumo quasi pari alla terra dopo la pioggia.

mercoledì, giugno 04, 2008

Fogli di via

Tornare a casa con la testa esausta ma col vento dei Pirenei impigliato tra i capelli è un buon compromesso. 3 mail ad attendermi: due bellissime, di quelle di cui mi regalo altre tre letture. Poi, per una coincidenza che ha dell'assurdo, apro la terza.
E rido di me stessa, del fatto che prima di dare l'esame di Pneumo era quasi doveroso che mi fosse ricordato com'è un dolore puntorio, una stilettata tra le coste, una cicatrice su cui si infierisce. E credo che la mia accuratezza nel descrivere un dolore da pnx aumenterà drasticamente.
E miracolosamente non ho smesso di sognare...

Questa sera è una sera da sdraiarsi su un pavimento di pietra caldo di sole, come la scalinata di Palazzo Pitti... o Piazza del Campo. Per respirare tranquilla con la schiena tiepida. Per chiudere gli occhi, ed essere altrove o proprio lì.

Oggi, che finalmente la fine di tutta quella burocrazia sembra più vicina.


Finchè non accarezzerò quel timbro su ciascuna delle 4 pagine del mio L.A. non crederò fino in fondo che tutto ciò sia vero. Ma il giorno in cui tutto l'inchiostro su quei fogli sarà al posto giusto, indossate gli occhiali da sole prima di guardarmi negli occhi.

lunedì, giugno 02, 2008

E le stelle stanno a guardare

Credo che anche alle stelle piaccia il fumo negli occhi, quando viene da un fuoco chiassoso di risate.
Non saper dire di no quando si tratta di fazzolettoni al collo è un leitmotiv dei miei ultimi 13 anni... però vado fiera dell'aver capito che se gli esami saltano un appello poco male, ma se perdo l'occasione di conoscere persone valide come quelle incontrate in questi due giorni ho perso un tassello del mio puzzle.
Tirar tardi chiaccherando, con un the e cioccolata amara fino alle due di notte, quando le lucciole (sì, esistono ancora) sono in piena movida e se ascolti bene senti i cinghiali passeggiare nel sottobosco. E mentre l'ultimo sbuffo di fumo svanisce contro il cielo, mentre le note di Eirene ancora rimbalzano nell'eco, io ringrazio.
Per le mie due ali, le loro spalle accanto alle mie nonostante centinaia di km d'aria tra noi... così insieme a me da non aver fiato per dirlo.
Per quel nome con cui chiamo tante altre persone, ma che non è mai lo stesso tuo e che quando sono in uniforme il fiato per pronunciarlo mi si spezza alla prima sillaba.
Per la mia CoCa, una gabbia di matti, tutti pazzi per i nostri ragazzi.
Per le barzellette agghiaccianti e il TG scout, per le risate sincere delle persone che si regalano agli altri. Per quel the condiviso, per alcuni sguardi belli e puri. Per la fiducia ritrovata di qualcuno, e per quanta non si è reso conto di donarne. Per il profumo di campo, impagabile come l'acqua fredda sul viso appena svegli, e la rugiada per terra. Per il potere del gioco e del rimettersi in gioco. Il risultato, come sempre, è che torno esausta e felice, lo zaino da disfare è uno sforzo insormontabile e le gambe sono crivellate dalle zanzare.

La vita ha un senso incredibile.

mercoledì, maggio 28, 2008

Nove e 3/4

Questi giorni sembrano ciascuno la fotocopia del successivo. Sveglia presto e sigle, volumi, flussi, metastasi, tac ad alta risoluzione. Giusto per ricordarmi la meraviglia e la magia di ogni nuovo giorno, ogni alba riserva sorprese inattese.
Lunedì mi sono svegliata con il caffè del mio babbo, e le nostre stiliste preferite hanno aperto il negozio apposta per me e Gaia. E Firenze, la mia bellissima Firenze, mi ha riaccolta tiepida al tramonto.
Ieri mi sono svegliata nel panico, e non solo per il ritardo mostruoso. Fino a un secondo prima di aprire gli occhi ero in un altro letto, e stavo giocando con mia figlia. Una bimba di pochi mesi, con una tutina fucsia, i capelli lisci scuri scuri, tagliati quasi a caschetto. Quei lineamenti, così nitidi, così vividi anche oggi. Quel profumo, che riconoscerei ovunque. E' stata una esperienza sconvolgente. E poi un messaggio di Ale. E poi uno di Franci.
Oggi mi sono rassegnata a dimenticarmi del sacro rito delle otto ore di sonno fino al giorno dell'esame, ho infilato il camice in borsa e Tommy mi aspettava sotto casa per andare in reparto. E non avevo mai passato il tea time con un caffè in stazione.

Nove e tre quarti, segnava stamani la siringa dei minuti del mio orologio rosso, quando pensavo che il mondo può davvero essere meraviglioso, e davvero tu puoi pensare di sapere quanto.... almeno fino al momento in cui vedi una carena tracheale con i tuoi occhi. Anche se quella carotide pulsante sotto le mie dita ancora non ha pari.
Ma nove e tre quarti può anche essere un binario, può essere l'inizio corsa del treno che ciascuno di noi sogna. E oggi pensavo che il mondo è davvero stupendo, specie se è uno di quei giorni in cui ti senti al binario giusto, e con il coraggio di attraversare quel muro. Perchè oltre, chissà cosa c'è.

domenica, maggio 25, 2008

Make a wish

Mi auguro che mi vengano le parole.

Mi auguro che tutte le persone che amo sappiano cosa vuol dire la parola 'sorella' così come lo so io.
Mi auguro che la tua prima firma che conta sia in calce a qualcosa di giusto.
Mi auguro che tutti i tuoi sogni possano non realizzarsi come per magia, perchè la magia vera sta nel volto paonazzo per la fatica, nell'asciugarsi il sudore dalla fronte.
Spero tu viva giorni belli come incantesimi, belli come una mattina di Natale.
Mi auguro che il sole di alcuni giorni sia accecante come le fiammelle delle candeline che spegnerai oggi (le candeline aumentano negli anni per aumentare la luce) e che il buio di altri giorni sia un'occasione di riposo.
Sogno per te una vita piena di strade, piena di scelte difficili e non, piena di gente che sorride e condivide l'ultimo sorso d'acqua.
Mi auguro dei colpi di fortuna, dei colpi di testa, che tu sappia farti colpire al cuore.
Happy 18th, my dear.

sabato, maggio 17, 2008

Dico sì

In questo periodo mi sento esattamente come prima della maturità: non tanto preoccupata per l'esame in sè (anche se, via, Spec3 e Farmaco avrebbero tutte le carte in regola per farmi tremare le ginocchia) quanto per ciò che verrà dopo. Sono esattamente nello stesso limbo di attesa di quattro anni fa. 8 giorni in Croazia a parlare inglese prima di 9 mesi in Francia a biascicare francese. Detta così, potrebbe bastare per farmi venire una crisi vasovagale.
Potrebbe, perchè chissà come sono rimasta la stessa entusiasta-beata incosciente liceale, che lascia di nuovo il nido con il sorriso, se non proprio lo stesso di allora, ancora incollato al volto.

Mi chiedo come sia possibile che, anche stavolta, io non abbia paura.

Forse non ci siamo capiti, mi verrebbe da dire a un sacco di persone, su questa storia della paura. Aver paura è intelligente ed onesto. Onestamente mi chiedo cosa ci sia da invidiare a qualcuno che non è impaurito di fronte a un radicale stravolgimento della propria vita, come sarà l'Erasmus. Quale passaggio ho perso della crescita che ci porta ad essere adulti?

Mi sono domandata più e più volte se compilare compulsivamente quei moduli non fosse la spia di una ferma, solida volontà di fuga da qualcosa.
Alla fine, mi sono risposta di no. No, perchè altrimenti non è in Francia che sarei andata. No, perchè non ho più nulla da cui fuggire -eccezion fatta per le follie burocratiche del sistema universitario italiano. In realtà, la mancanza di paura non vuol dire che non mi tremino le ginocchia. Solo, so che tremano per la fatica muscolare di ciò che mi aspetta.

Una mail e una chiaccherata importanti avrebbero potuto riportare alla impietosa luce del sole i tanti dubbi sepolti con cura, e la prima a sorprendersi del fatto che ciò non sia successo sono proprio io.

Ho smesso di scrivere per farmi il caffè, e ho messo un attimo su MTV. Stavo già rovistando ovunque per cercare il telecomando e spengere appena è iniziata la pubblicità, ma chissà dove diavolo era. E così, dopo una carrellata di idiozie, è arrivata la sorpresa. Ad onor di cronaca dovrei dire che tra me e la Nike è sempre stata guerra aperta dalla storia dei palloni cuciti dai bambini, e non ho mai indossato un loro capo, ma qualcuno ha scritto per loro qualcosa di davvero efficace. Ho fatto finta di non vedere quella virgolina, e ho solo ascoltato, rapita dalle coincidenze che, a volte, parlano proprio a noi.

dico sì...
dico SI a sfruttare i doni di madre natura
dico SI alle decisioni da cui non si torna indietro
dico SI alla danza della vittoria
dico SI a lasciare tutti senza fiato
dico SI a poter essere quello che mi pare e piace

dico SI alle ginocchia tremanti e ai loro clamorosi trionfi.



sabato, maggio 10, 2008

Specialità tre

Ma che razza di titolo è?
Specialità tre, qui a Firenze, è un esame niente male. Un po' internistico, un po' chirugico, un cocktail piacevole ma ad alta gradazione. Non un post, questo, ma un post-it, per me stessa: uno tra gli ingredienti di questo esame è nella lista delle mie opzioni sotto la voce "Cosa farai da grande?", in buona, esigua compagnia.

Da oggi parte il rush di studio potente, quello che ti fa alzare la mattina alle sei, non lasciare punto caffè nella macchinetta e diradare reparti e serate con gli amici (con le ovvie eccezioni DEA Careggi e Meyer, ed il mercoledì del poker). Quello che mi ha fatto scrivere questo post però non è la vecchia ansia del 'me lo scrivo qui così siete tutti testimoni e devo farlo'. Naaa.

Oggi scrivo per alcune persone, quelle che mi fanno riflettere tanto. Loro sanno il perchè di ogni mia sottolineatura senza dover arrivare alla fine di questo post.



Virginia, che non mi appende gli striscioni di tifo in biomedica solo perchè ha pietà della mia poca riservatezza residua. Occhi con le spirali verdi.

Gaia che mi ha ritrovato i sandali e a cui vorrei congelare un sorriso addosso e non ne sono capace, non oggi, non domani. Occhi color miele di castagno.

Gabriella -ma chi è questa?- bella domanda, mi piacerebbe rispondere, ma l'unica risposta giusta che ho è una sola parola che non ricordo più come si pronuncia. Occhi chiari, sul blu.

Luciano, standing ovation for Mr.President, quel testone cocciuto, quasi quanto me. Occhi diversi, uno mio, uno di Gaia.

Bea che esplode di vita e non lo sa, e non sa la saudade che avrò di lei da settembre. Occhi cangianti tra verde e miele.

Nik che si gode il nono Arrondissement e tutti gli altri per qualche giorno. Occhi acqua.

Andrea che è sul filo del rasoio, che è bello vedere anche solo per 5 minuti. Occhi nocciola.

Marco che si gode Vikram e Clara nel suo interspazio romano (nebuloso per spero solo pochi altri giorni). Occhi profondi, uno nuovo, uno non ancora.

Franci che affronta tutto pedalando, anche se è salita, tanto poi il sorriso risalta di più sul viso paonazzo. Occhi verde-marrone.

Ale e Albi che sono lontani ma mai distanti, un nodo che ci lega dentro. Occhi cioccolato uno, cielo l'altro. Occhi indispensabili.

Annie, il mio costato natale, che 'lascia che piova pure, prendiamo il sole che c'è', come dice Liga. Occhi quasi neri.

E il mio Mr.X, mio mica tanto, ma va bene quel che c'è, tutto ciò che c'è c'è già. Occhi scuri, che sorridono.

Dal sito di Emergency, il mio sogno


Poi ci sono gli altri nomi e gli altri occhi, quelli che non saprò mai di che colore sono davvero finchè non andrò ad incontrarli. Tra le tante ragioni che uno potrebbe avere per fare medicina, io, in fondo, ho solo i loro occhi.

lunedì, maggio 05, 2008

As long as I can tear down all this

L'unica cosa che mi ha trattenuta dal bruciare l'agenda di questa settimana è che finisce con domenica. Nei momenti come oggi pomeriggio, quando nemmeno 40 grammi di liquirizia pura sono abbastanza risolutivi per l'umore (o decisivi e devastanti per la pressione), quando avanzo di dieci pagine in un'ora nel libro di cardiologia, quando mi viene proposta una cena per brindare alla vittoria della destra, quando fuori piove e non posso andare a correre, quando il random inciampa in una canzone che mi piacerebbe pattinare( e mi rendo conto che sto facendo consapevolmente per la seconda volta lo stesso errore, trasferendomi di nuovo in una città che non ha un palaghiaccio)... davvero abbatterei un muro a capocciate. Datemi una pista da ghiaccio liscia, l'unica cosa che ancora mi manca della mia vecchia vita. Inventatemi tre mesi in un buco nero, sottozero, l'oblio benedetto con cui la mancanza di attrito copre e ridimensiona i problemi. Ma non si può.
Ma la cosa più simile che ho trovato a quello finora è stato il divincolarsi deciso di un esserino di 24 settimane dal solletico che il mio indice destro guantato gli faceva sotto la pianta di un piede. Con pochi centimetri quadrati della mia mano che ancora ardono tiepidi di vita, quella vera, tenace, dura, con quelli voglio sperare di continuare a salvarmi ogni giorno come oggi.

domenica, maggio 04, 2008

Eroe - Caparezza

Piacere, Luigi delle Bicocche
Sotto il sole faccio il Muratore e mi spacco le nocche
da giovane il mio mito era l’attore Dennis Hopper
che in Easy Rider girava il mondo a bordo di un Chopper
invece io passo la notte in un Bar Karaoke
se vuoi mi trovi lì tentato dal videopoker
ma il conto langue e quella macchina vuole il mio Sangue
un soggetto perfetto per Brahm Stoker
TU
che ne sai della vita degli Operai
io stringo sulle spese, Goodbye Macellai
non ho salvadanai da Sceicco del Dubhai
mi verrebbe da devolvere l’otto per mille a Snai
io sono il pane per gli usurai ma li respingo
non faccio l’Al Pacino non mi faccio di Pachinko
non gratto non vinco non trinco nelle sale Bingo
man mano mi convinco

che io sono un
Eroe
perchè lotto tutte le ore
sono un Eroe
perchè combatto per la pensione
sono un Eroe
perchè proteggo i miei cari dalle mani dei Sicari, dei cravattari
sono un Eroe perchè sopravvivo al mestiere
sono un Eroe
straordinario tutte le sere
sono un Eroe
e te lo faccio vedere
ti mostrerò cosa so fare col mio superpotere

Stipendio dimezzato o vengo licenziato

a qualunque età io sono già fuori mercato
fossi un ex SS novantatreenne lavorerei nello studio del mio avvocato
invece torno a casa distrutto la sera
bocca impastata come calcestruzzo in una betoniera
io sono al verde vado in bianco ed il mio conto è in Rosso
quindi posso rimanere fedele alla mia bandiera?
SU
vai a vedere nella galera quanti precari sono passati ai mal’affari
quando t’affami ti fai nemici vari
se non ti chiami Savoia scorda i Domiciliari
finisci nelle mani di strozzini ti cibi di ciò che trovi se ti ostini a frugare i cestini
ne l’Uomo ragno ne Rocky ne Rambo ne affini
farebbero ciò che faccio per i miei bambini

Per far denaro ci sono più modi potrei darmi alle frodi

e fottermi i soldi dei morti come un banchiere a Lodi
c’è chi ha mollato il Conservatorio per Montecitorio
lì i pianisti sono più pagati di Adrien Brody
io vado avanti e mi si offusca la mente
sto per impazzire come dentro un Call Center
vivo nella camera 237 ma non farò la mia famiglia a fette
perchè sono un Eroe.

Se mai il PCI dovesse assurgere di nuovo agli onori della politica, c'è già l'inno pronto. Onore al maestro Capa.