Piacere, Luigi delle Bicocche
Sotto il sole faccio il Muratore e mi spacco le nocche
da giovane il mio mito era l’attore Dennis Hopper
che in Easy Rider girava il mondo a bordo di un Chopper
invece io passo la notte in un Bar Karaoke
se vuoi mi trovi lì tentato dal videopoker
ma il conto langue e quella macchina vuole il mio Sangue
un soggetto perfetto per Brahm Stoker
TU
che ne sai della vita degli Operai
io stringo sulle spese, Goodbye Macellai
non ho salvadanai da Sceicco del Dubhai
mi verrebbe da devolvere l’otto per mille a Snai
io sono il pane per gli usurai ma li respingo
non faccio l’Al Pacino non mi faccio di Pachinko
non gratto non vinco non trinco nelle sale Bingo
man mano mi convinco
che io sono un Eroe
perchè lotto tutte le ore
sono un Eroe
perchè combatto per la pensione
sono un Eroe
perchè proteggo i miei cari dalle mani dei Sicari, dei cravattari
sono un Eroe perchè sopravvivo al mestiere
sono un Eroe
straordinario tutte le sere
sono un Eroe
e te lo faccio vedere
ti mostrerò cosa so fare col mio superpotere
Stipendio dimezzato o vengo licenziato
a qualunque età io sono già fuori mercato
fossi un ex SS novantatreenne lavorerei nello studio del mio avvocato
invece torno a casa distrutto la sera
bocca impastata come calcestruzzo in una betoniera
io sono al verde vado in bianco ed il mio conto è in Rosso
quindi posso rimanere fedele alla mia bandiera?
SU
vai a vedere nella galera quanti precari sono passati ai mal’affari
quando t’affami ti fai nemici vari
se non ti chiami Savoia scorda i Domiciliari
finisci nelle mani di strozzini ti cibi di ciò che trovi se ti ostini a frugare i cestini
ne l’Uomo ragno ne Rocky ne Rambo ne affini
farebbero ciò che faccio per i miei bambini
Per far denaro ci sono più modi potrei darmi alle frodi
e fottermi i soldi dei morti come un banchiere a Lodi
c’è chi ha mollato il Conservatorio per Montecitorio
lì i pianisti sono più pagati di Adrien Brody
io vado avanti e mi si offusca la mente
sto per impazzire come dentro un Call Center
vivo nella camera 237 ma non farò la mia famiglia a fette
perchè sono un Eroe.
Se mai il PCI dovesse assurgere di nuovo agli onori della politica, c'è già l'inno pronto. Onore al maestro Capa.
domenica, maggio 04, 2008
martedì, aprile 29, 2008
Je m'èmmene au vent sur la Garonne

Il était une fois la ville qu'a capturé mes rêves. Et la bougie allumée que j'ai dedans ensoleille les mois que partagent mes yeux de Pont Neuf, et tout ce que mes yeux doivent absorber jusqu'il y a d'espace. Aussi si celà, celà que j'aime, celui qu'est un rêve lui-meme, ils ne necessitent pas de lumière, car ils ne sont pas etincelles mais étoiles. Et les étoiles sont partout, partout comme le ciel.
domenica, aprile 27, 2008
... ma per ardere vivo
Le dita si sgranchiscono veloci danzando sulla tastiera, poche righe gustose, di quelle che piacciono alla me più me che conosco. Ne ho abbastanza di dubbi sulle persone, e mi sono ritrovata a sorridere davanti a cose che in altri momenti mi avrebbero sciolta in lacrime: il focus è tornato al suo posto. Una volta di più accarezzo il mio tatuaggio dietro il collo, ancora una volta ricordandomi che è lì perchè sono solo io, io con quella che la prof di francese definì la mia 'volontà luminosa', la soluzione che va bene per tirare un calcio a tutte le X ( e a tutti gli X).
Alla luce fiammeggiante di questo tramonto sulle montagne, mi incendio di nuovo.
Alla luce fiammeggiante di questo tramonto sulle montagne, mi incendio di nuovo.
venerdì, aprile 25, 2008
If it makes you happy
Mi accorgo che è tempo di riapprontare i bagagli quando mio padre inizia a rimproverarmi per il disordine, e non ha assolutamente torto... ma vivendo in un santuario dell'ordine per 340 giorni l'anno, quando approdo qui la mia entropia esplode.
Che bella settimana che è stata. Casa, assaporata pienamente in ogni angolino. Il mio divano. il caffè al mattino e dopo pranzo. I miei, sempre lì con proposte geniali, tipo il caffè ogni volta che voglio. E lo shopping.
Carla, con cui ancora basta uno sguardo. Marco, con cui ogni sguardo scambiato è una sorpresa.
Ah, già, il film-rivelazione della settimana! Stardust. Bellissimo, tutte e tre le volte.
Devo però ammettere che in questi giorni sto sperimentando una seria difficoltà a reggere il ritmo di vita socio-familiare, di studio, di convivenza, per non parlare della mia nuova mania compulsiva: controllare le mail. Fino ad ora, dalla Francia nessuna Madame si è degnata di farmi sapere qualcosa, ma io sto preparando il mio piano di studi, il mio piano d'attacco. In realtà, è un piano di fuga.
Sebbene tornare a Firenze sia una necessità impellente, perchè il disbrigo pratiche non sarà rapido ed indolore, il primum movens che mi farà riempire il borsone e ripartire verso lande viola è la voglia di rivedere alcune persone. Ultimamente la vita su è cambiata. Il mio fisico si lamenta per i ritmi più universitari in senso stretto, la mia testolina scoppia perchè tiene, nonostante tutto, i ritmi stretti di medicina, ma la mia vita è ricca. Vivo di tante vite, tutte quelle che mi vivono accanto, con cui condivido rilassanti chiaccherate davanti a una ciotola di nachos, partite di poker a cui -finora- ho fatto da spettatrice, cocktail di frutta giganti, migliaia di fotocopie in una stanza nascosta, pomeriggi di studio accanito, paure e timori e speranze, come sempre.
Più persone del solito, sorprese più di sempre, scommesse vinte. E con loro accanto, tutto mi spaventa meno. E se questo mi rende felice, allora è perfetto così.
Quindi, torno su con un fascio di fogli in mano, ma vederle sarà un nodo allo stomaco in meno. Almeno finchè la data della partenza non sarà fissata.
Che bella settimana che è stata. Casa, assaporata pienamente in ogni angolino. Il mio divano. il caffè al mattino e dopo pranzo. I miei, sempre lì con proposte geniali, tipo il caffè ogni volta che voglio. E lo shopping.
Carla, con cui ancora basta uno sguardo. Marco, con cui ogni sguardo scambiato è una sorpresa.
Ah, già, il film-rivelazione della settimana! Stardust. Bellissimo, tutte e tre le volte.
Devo però ammettere che in questi giorni sto sperimentando una seria difficoltà a reggere il ritmo di vita socio-familiare, di studio, di convivenza, per non parlare della mia nuova mania compulsiva: controllare le mail. Fino ad ora, dalla Francia nessuna Madame si è degnata di farmi sapere qualcosa, ma io sto preparando il mio piano di studi, il mio piano d'attacco. In realtà, è un piano di fuga.
Sebbene tornare a Firenze sia una necessità impellente, perchè il disbrigo pratiche non sarà rapido ed indolore, il primum movens che mi farà riempire il borsone e ripartire verso lande viola è la voglia di rivedere alcune persone. Ultimamente la vita su è cambiata. Il mio fisico si lamenta per i ritmi più universitari in senso stretto, la mia testolina scoppia perchè tiene, nonostante tutto, i ritmi stretti di medicina, ma la mia vita è ricca. Vivo di tante vite, tutte quelle che mi vivono accanto, con cui condivido rilassanti chiaccherate davanti a una ciotola di nachos, partite di poker a cui -finora- ho fatto da spettatrice, cocktail di frutta giganti, migliaia di fotocopie in una stanza nascosta, pomeriggi di studio accanito, paure e timori e speranze, come sempre.
Più persone del solito, sorprese più di sempre, scommesse vinte. E con loro accanto, tutto mi spaventa meno. E se questo mi rende felice, allora è perfetto così.
Quindi, torno su con un fascio di fogli in mano, ma vederle sarà un nodo allo stomaco in meno. Almeno finchè la data della partenza non sarà fissata.
mercoledì, aprile 23, 2008
venerdì, aprile 18, 2008
Te per compagnia
Sarai contenta, Bea. Sarà colpa dell’ansia per questa attesa della graduatorie, e di sicuro ci ha messo il suo la signora che, mentre aspettavo Gio fuori dal DEA per un caffè, si è avvicinata scrutandomi da dietro gli occhiali spessi. “ Io mi ricordo di lei, sa. Lei ha visto mio marito l’anno passato, proprio qui, si ricorda, avevamo paura perché sa, aveva avuto qualche problemino, si ricorda, e la dottoressa l’aveva rimandato a casa con me la sera stessa… Ora è dentro, lui. Mi dicono di aspettare, sa, in quella stanza do noia.”
Mi ricordo eccome. Quando le fu detto che potevano tornare a casa insieme, lei schioccò un bacio forte sulla guancia del marito, e poi abbracciò la dottoressa prima di passettinare fuori dalla stanza.
“E’ da stamani che respirava poco bene, e alla fine me ne son fregata se fa l’offeso, e ho chiamato l’ambulanza... ma prima gli ho detto di non fare scherzi, che c’è le bomboniere prenotate, e sa, gli è cinquantanov’anni che si cammina per mano. Perché sa, se non ci fosse domani, avrei il fiato per nulla.”
Sta di fatto, Wushu, che questo è davvero un pericoloso mettermi in piazza.
Per scrivere cosa, poi, è ancora poco chiaro persino a me. Per ora ho capito che è tempo di dare dei contorni a questo qualcosa su cui ammorbo la vita a te e a un altro paio di persone.
Comincio dal fatto che, a quanto pare, nell’inquadrare la gente non sono propriamente una volpe. In questo caso, beh, chiamiamola bella sorpresa. Ci sono belle sorprese che compaiono nelle stanze più impensate, con la sordina inserita. Inizi a fare qualche passo mentre chiacchieri, togli il piede dalla sordina e lo porti sul pedale delle marce. Tornanti, stanze, un lungarno di sera. Sai, Bea, non è facile fare i contorni a mano libera, quindi unisco tutti questi puntini della storia, e di volta in volta ha una forma diversa. A volte è una giraffa, altre una rana, altre una gru che può muovere le ali.
Fuori l’acqua batte sulle finestre, e domani ho programmato circa tre ore di cammino con i ragazzi.
Un’altra bella sorpresa, anzi, una conferma, è il non essere mai stata presa in giro sugli scout. Poi c’è la curiosità. Il silenzio. La condivisione. La stima. Un pizzico di confidenza. E poi arriva il momento X, quello che stravolge gli equilibri, almeno, i miei. E’ il momento di tre post fa, il momento che tu ti auguravi, il momento che forse un po’ io temevo. Tanto c’è poco da fare, questa X ora c’è.
Non arrabbiarti perché sono stata criptica: non lo sono stata abbastanza.
Circa tre righe fa è lampeggiata l’icona di Gmail. La mia sede Erasmus assegnata è Toulouse, non so come mai –visto che non c’era-, non so se mi prendono in giro, non so se andrò. Però, al crollo dell’ansia, sono ancora qui a scrivere. Il fatto che non stia premendo convulsamente il tasto ‘Canc’ mi dice che volevo davvero scrivere tutto questo apparente delirio. Ora sta tutto ad una miscela di caso e volontà. Porto queste parole in balia della gente, perché in loro c’è amore e quindi sono presente anch’io.
Non sei fiera di me?
Mi ricordo eccome. Quando le fu detto che potevano tornare a casa insieme, lei schioccò un bacio forte sulla guancia del marito, e poi abbracciò la dottoressa prima di passettinare fuori dalla stanza.
“E’ da stamani che respirava poco bene, e alla fine me ne son fregata se fa l’offeso, e ho chiamato l’ambulanza... ma prima gli ho detto di non fare scherzi, che c’è le bomboniere prenotate, e sa, gli è cinquantanov’anni che si cammina per mano. Perché sa, se non ci fosse domani, avrei il fiato per nulla.”
Sta di fatto, Wushu, che questo è davvero un pericoloso mettermi in piazza.
Per scrivere cosa, poi, è ancora poco chiaro persino a me. Per ora ho capito che è tempo di dare dei contorni a questo qualcosa su cui ammorbo la vita a te e a un altro paio di persone.
Comincio dal fatto che, a quanto pare, nell’inquadrare la gente non sono propriamente una volpe. In questo caso, beh, chiamiamola bella sorpresa. Ci sono belle sorprese che compaiono nelle stanze più impensate, con la sordina inserita. Inizi a fare qualche passo mentre chiacchieri, togli il piede dalla sordina e lo porti sul pedale delle marce. Tornanti, stanze, un lungarno di sera. Sai, Bea, non è facile fare i contorni a mano libera, quindi unisco tutti questi puntini della storia, e di volta in volta ha una forma diversa. A volte è una giraffa, altre una rana, altre una gru che può muovere le ali.
Fuori l’acqua batte sulle finestre, e domani ho programmato circa tre ore di cammino con i ragazzi.
Un’altra bella sorpresa, anzi, una conferma, è il non essere mai stata presa in giro sugli scout. Poi c’è la curiosità. Il silenzio. La condivisione. La stima. Un pizzico di confidenza. E poi arriva il momento X, quello che stravolge gli equilibri, almeno, i miei. E’ il momento di tre post fa, il momento che tu ti auguravi, il momento che forse un po’ io temevo. Tanto c’è poco da fare, questa X ora c’è.
Non arrabbiarti perché sono stata criptica: non lo sono stata abbastanza.
Circa tre righe fa è lampeggiata l’icona di Gmail. La mia sede Erasmus assegnata è Toulouse, non so come mai –visto che non c’era-, non so se mi prendono in giro, non so se andrò. Però, al crollo dell’ansia, sono ancora qui a scrivere. Il fatto che non stia premendo convulsamente il tasto ‘Canc’ mi dice che volevo davvero scrivere tutto questo apparente delirio. Ora sta tutto ad una miscela di caso e volontà. Porto queste parole in balia della gente, perché in loro c’è amore e quindi sono presente anch’io.
Non sei fiera di me?
lunedì, aprile 14, 2008
Exit
Aspettare con più ansia la graduatoria Erasmus che gli exit poll, presa insieme al non essere tornata a casa per le elezioni, fa di me una persona con poca coscienza civica?
Forse sì, dai, ci hanno anche concesso un giorno di pausa accademica ad hoc... eppure non ce l'ho fatta a costringermi, stavolta. Solo ieri mi è venuta voglia di scoprire per chi avrei dovuto votare, in base alle mie strampalate idee di giustizia. Ho fatto un paio di quei test che girano ora, di quelli che ti calcolano a quanti anni luce stai transitando rispetto all'etica dei vari partiti. Il primo che ho portato a termine, con la domanda "Ritieni sia corretto che un soggetto con tre processi penali in corso a suo carico possa candidarsi a Presidente del Consiglio?" mi è parso un tantino parziale, quindi ho risposto "totalemente sfavorevole" e sono andata a cercarne un altro.
Sorprendentemente, entrambi mi hanno dato lo stesso risultato.
Ho scoperto quindi che avrei dovuto votare Per Il Bene Comune o per Di Pietro, a mia discrezione. Credo avrei votato per quello che mio padre ritiene da tanti anni essere una persona d'onore.
Però, mi è venuto da pensare, che tristezza. Io, che vivo accanto a persone infiammate come Nanny e Nik, che parlo di politica un giorno sì e l'altro pure con Franz, che mi giocherò la faccia a favore di una giusta causa con i professori di una delle Scuola che mi piacerebbe frenquentare dopo la laurea... io di questa roba ci capisco meno che di chimica. Seguo con molta più foga la corsa per le elezioni americane, come ho seguito quella per le francesi dello scorso anno.
Ricordo con precisione il momento in cui alla radio in macchina hanno annuncia
to la vittoria di Sarkozy, appena alla fine di un ponte sul Po.
Ricordo la stessa esclamazione all'unisono, lo stesso pensiero "La Francia non è un posto dove si potrà vivere". E' così nitido perchè ci ho ripensato mille volte, nel fare la mia domanda Erasmus, nel pensare di poter, forse, restare lì. Questo Erasmus, una via d'uscita da questa palude partitica che intristisce persino chi non vive di sondaggi elettorali. Ed ora che sono qui in bilico tra Italia e chissà dove, ora che mi chiedo dove andrò a finire se non sarà Francia, davvero importa poco chi vince. E' comunque più grave essere lo Stato soggetto delle vignette satiriche nel resto del mondo. Ed inoltre, ho la testa altrove. Non voglio pensare a chi lascerò qui.
Forse sì, dai, ci hanno anche concesso un giorno di pausa accademica ad hoc... eppure non ce l'ho fatta a costringermi, stavolta. Solo ieri mi è venuta voglia di scoprire per chi avrei dovuto votare, in base alle mie strampalate idee di giustizia. Ho fatto un paio di quei test che girano ora, di quelli che ti calcolano a quanti anni luce stai transitando rispetto all'etica dei vari partiti. Il primo che ho portato a termine, con la domanda "Ritieni sia corretto che un soggetto con tre processi penali in corso a suo carico possa candidarsi a Presidente del Consiglio?" mi è parso un tantino parziale, quindi ho risposto "totalemente sfavorevole" e sono andata a cercarne un altro.
Sorprendentemente, entrambi mi hanno dato lo stesso risultato.
Ho scoperto quindi che avrei dovuto votare Per Il Bene Comune o per Di Pietro, a mia discrezione. Credo avrei votato per quello che mio padre ritiene da tanti anni essere una persona d'onore.
Però, mi è venuto da pensare, che tristezza. Io, che vivo accanto a persone infiammate come Nanny e Nik, che parlo di politica un giorno sì e l'altro pure con Franz, che mi giocherò la faccia a favore di una giusta causa con i professori di una delle Scuola che mi piacerebbe frenquentare dopo la laurea... io di questa roba ci capisco meno che di chimica. Seguo con molta più foga la corsa per le elezioni americane, come ho seguito quella per le francesi dello scorso anno.
Ricordo con precisione il momento in cui alla radio in macchina hanno annuncia
to la vittoria di Sarkozy, appena alla fine di un ponte sul Po.Ricordo la stessa esclamazione all'unisono, lo stesso pensiero "La Francia non è un posto dove si potrà vivere". E' così nitido perchè ci ho ripensato mille volte, nel fare la mia domanda Erasmus, nel pensare di poter, forse, restare lì. Questo Erasmus, una via d'uscita da questa palude partitica che intristisce persino chi non vive di sondaggi elettorali. Ed ora che sono qui in bilico tra Italia e chissà dove, ora che mi chiedo dove andrò a finire se non sarà Francia, davvero importa poco chi vince. E' comunque più grave essere lo Stato soggetto delle vignette satiriche nel resto del mondo. Ed inoltre, ho la testa altrove. Non voglio pensare a chi lascerò qui.
sabato, aprile 12, 2008
I divisori dello zero
E' più fastidioso il mal di gola o la quasi certezza dell'ennesima recidiva di herpes labialis? Non è servito decidere, perchè sul foglietto illustrativo non c'era nessuna controindicazione nel prendere Clavulin e Zelitrex con la stessa tazza di the... ma se avessi dovuto decidere?
Ultimamente, decidere sta diventando problematico. Per tutti gli anni di liceo ho evitato di considerare importanti le variabili e le incognite: io e il mio cinque in matematica formavamo una squadra formidabile. Ho iniziato a rimproverarmelo al primo esame di primo anno, fisica. Una materia incognita, e l'umore dei professori variabile. Giorno dopo giorno ho iniziato a sfrattare dalla mia materia grigia tutte le nozioni di geografia astronomica per far posto al minimo indispensabile di quei concetti che scoprivo regolare un po' tutto.
Evidentemente, però, c'è qualcosa nel mio codice genetico più cocciuto della mia volontà, qualcosa che mi impedisce di applicare alla vita quotidiana questa idea dell'imprevedibile, con cui non mi rassegno a fare i conti.
Ho più variabili ed incognite nella mia vita ora di quante non ne abbia mai avute finora, e sono arrivate tutte insieme, come la pioggia che ha flagellato la nostra serata. Un po' come Castel Sant'Angelo sembra aver avuto ragione del Tevere e delle sue bizze, così anche in balia di questa corrente di X c'è una boa ben ancorata al fondo. Tra le onde che portano via le mie certezze Erasmus, le idee sul quinto anno, i miei compagni che partiranno di sicuro per chissà dove, le serate scatenate come quella appena conclusa, le miserrime due ore e mezza
di sonno che mi spettavano e gli ultimi decibel di voce residui, quella boa si trasforma in roccia e si pianta lì. Non credete nelle magie?
di sonno che mi spettavano e gli ultimi decibel di voce residui, quella boa si trasforma in roccia e si pianta lì. Non credete nelle magie? Se sono riuscita ad aprire gli occhi e, imperterrita ed incurante, sentimentale, continuo ad ancorare quella boa al fondo, e la trasformo in roccia ogni momento che riesco a rubare, ho scoperto i testi di Caparezza, la matematica discreta, gli anelli e i divisori dello zero, non posso non credere nella magia. Forse anche il fatto che molto nella vita sia una X, decidi tu se una incognita o un incrocio di strade, forse anche questo è magia.
Grazie, ragazzi, per questa serata davvero bellissima.
Voglio te per compagnia, portami in balia della gente, dove c'è amore, lì sarò presente anch'io...
sabato, aprile 05, 2008
Ovunque come il cielo
Le tre del mattino, ancora presto per mettere la testa sul cuscino, almeno per oggi. Mentre fuori le stelle sbadigliano, io assaporo una cosa dissepolta.
Non ho potuto far altro che aprire gli occhi bassi e slacciare i pugni chiusi, consapevole che era tardi, consapevole che non è oggi, e non sarà domani, il giorno in cui dovrò tirar fuori tutto il coraggio che ho, e magari inventarmene un po' lì per lì.
So restare indifferente a tanto, sminuisco imperterrita anche le cose più evidenti al mondo, ho imbavagliato il mio grillo parlante: quando però metti i tuoi occhi dentro quelli di qualcun altro e ti senti vicina a un fuoco di bivacco all'addiaccio, quando entri dentro quegli occhi come in un bosco pieno di sole... ecco che alle tre del mattino svegli il cielo per ringraziarlo per una cosa così bella.
Una cosa che può restare così, ma che vorrei veder crescere e venarsi di rughe, bella come il primo giorno, luminosa e calda come quel fuoco, ovunque come il cielo.
martedì, aprile 01, 2008
Wind of change
Mezz'oretta fa ho finito di leggere un libro accoccolata fuori in balcone, incastrata nell'angolino della finestra. Prima di togliere la mano tra l'ultima pagina e la copertina ho rilassato la schiena contro il marmo tiepido, sciogliendo la fatica di questi giorni al sole pulito di fine pomeriggio.
Questi giorni una pallina da ping pong finita per sbaglio in balia della corrente si sentirebbe come me: non può affondare perchè qualcosa la tiene a galla indipendentemente dalla sua volontà, e può solo fare congetture quanto a dove stia andando.
Riempire fogli su fogli in tre diverse lingue non mi sembra aumentare la sensazione di autodeterminismo, nè pastrugnare un lobo polmonare ripieno di una nodulo grande come... una pallina da ping pong.
Però,però, però... al primo sole si sciolgono le mie resistenze invernali, divento un po' meno algida e più vulnerabile, mi incanto davanti ai glicini che stanno fiorendo (fioriranno anche in Francia? Ma in Francia non avrò Andre con cui pranzare sul belvedere!) e mi incartapecorisco di paturnie sul mio futuro. Penso al mio CdA che cresce e diventa grande, ed è meglio che non pensi a quando non mi sveglierò ogni sabato alle sette per andare dai miei bimbi, altrimenti non vedo più la tastiera. Penso a quanto sono ingenua, cieca e idiota sulle cose che riguardano me. Penso a quanto mi piacerebbe una seconda chance. Penso ad alcuni compagni di corso che sarà lancinante lasciar fuori dalle valigie, tre-quattro in particolare. Penso al giorno in cui uscirà la graduatoria. Penso alla prima persona che saprà dove andrò a finire.
Penso a questa pallina da ping pong che si è scelta il fiume, che sa che una foce c'è, ma la bussola è rimasta alla sorgente...
Questo vento che spinge, bisognerà fidarsi?
PS. Come vedete, care Tockins, è una cosa che non va scemando con l'andar degli anni. La voglia di sentirsi speciali, di credere nella favola che ci aspetta dietro quest'angolo, o magari dopo quello successivo, semmai aumenta... ed aumenta di pari passo la consapevolezza di tenere in mano le redini della propria favola, la sensazione di essere noi a costruire i mattoni del nostro castello incantato. E' davvero così, giuro, se avrete la pazzia e un pizzico di coraggio necessari ad osare passi di vento.
giovedì, marzo 27, 2008
Come col viso in pieno sole
mercoledì, marzo 26, 2008
Ink and spaces

Prima pensavo che se avessi scritto questo blog a penna avrei usato più inchiostro di quanto ne abbia consumato nella mia intera carriera scolastica dall’asilo agli appunti universitari. Non ci sono macchie di caffè sulle pagine, niente orecchie né cancellature, eppure se queste pagine potessero parlare –più di quanto già non facciano- avrebbero da raccontare tutte le cose che sono dietro le parole, ciò che riempie gli spazi.
Gli spazi sono i posti più densi di questo blog. Quando dal dizionario non ci cavo nulla, per quegli scampoli di vita che hanno senso solo per chi ci vive dentro, lì mi servo degli spazi.
Gli spazi sono i posti più densi di questo blog. Quando dal dizionario non ci cavo nulla, per quegli scampoli di vita che hanno senso solo per chi ci vive dentro, lì mi servo degli spazi.
Oggi è un giorno particolare.
Mi sono svegliata con il desiderio di un’aspirina, anziché col libretto in mano. Ho provato a trasmettere questa sensazione di potere decisionale a Wushu che mi chiamava angosciata, ma non ne sono stata capace, e vorrei tanto che lei interiorizzasse il fatto che ciascuno di noi debba rispettare i propri tempi, e le proprie circostanze contingenti.
E’ stato lì, nel momento in cui mi sono resa conto che una delle persone più intelligenti che io conosca non riusciva ad accettare questo rifiuto allo sprint, che ho capito che anche questo momento in realtà è uno spazio.
Nello spazio di quindici giorni lo spazio ed il tempo si sono sciolti come un affogato al caffè, modellandosi intorno alle persone che volevo avere intorno, alle esperienze che mai mi sarei negata. Per la vera, prima volta in quattro anni, ho scelto di non fare salti mortali per plasmare le cose che volevo sui contorni contorti di quelle che dovevo.
Mi sono presa un po’ di spazio per le persone che amo, per prendermi un attimo cura di loro. Una giornata con mio padre, bella come una mattina di Natale. Un racconto risalente al mio secondo liceo preso e rivisto per regalare a Gaia un pomeriggio libero. Una amica di mia madre, dei ricordi che non ho. Alessandro e Alberto che sono in ogni spazio e tempo libero. Marco, con le sue valigie più irrequiete delle mie.
Quindici spazi bianchi del calendario fa, non avrei mai fatto questo punto della strada; non sapevo ancora che di lì a poco si sarebbero riempiti di novità: un uomo con cui condivido l’amore totalizzante per i nostri differenti obiettivi, quattro ragazze una diversissima dall’altra che sono il ripieno del mio virtuale uovo di Pasqua, tre moduli vuoti da riempire -se solo si trova il coraggio di togliersi le mani dai capelli- due giorni in cui riflettere su una lunga chiaccherata ammollo.
Ho finalmente fatto pace con la parte di me che conosco meno. Vedere nella propria vita sirene d'ambulanza o ferri chirurgici non è mai facile, specie quando fai Pupazzologia e sei capo L/C, adori tutti gli esserini sotto i metro e venti e una chiamata di tuo nipote è un raggio di sole che buca le nubi. E quando pensi che cucinare insieme e abbracciare chi ami siano il coronamento di una bella giornata, un puzzle che si completa.
Non sarà facile, e non smetterò di crederci. Si può amare più d'una cosa alla volta.
In questi due giorni ho capito che si può provare a mettere dei limiti, ma non si può escludere nulla a prescindere... e io non escluderò mai nessuno dalla mia vita per le mie scelte di vita.
martedì, marzo 25, 2008
domenica, marzo 23, 2008
Cheers
Ho messo via in poche ore una stupefacente riserva di nutrimento per i prossimi mesi, come una riserva di ghiande e nocciole di uno scoiattolo in attesa dell'inverno.
Di ieri mattina conservo lo studio arrancante, il silenzio in casa, il cucinare per i miei amici, lo scegliere il colore delle candeline. Ieri pomeriggio mi ha regalato una sfilza di battutacce e microrganismi cattivissimi, la nomea di cocainomane e un’oretta a chiacchierare con tre gioielli di uomini.
Ho messo via l’atmosfera incredula ma serena che regnava ieri sera, un progetto ambizioso, gli scoppi di risa e i nostri occhi ancora più sgranati che davanti alla lettera della Valanzano.
E tra il pomeriggio e la serata, si è fatta viva una sensazione che avevo quasi archiviato, una vera bella sorpresa, la riprova della mia crescita durante quest’ultimo anno. Sarà stato il girare per casa coperta solo da un completino di pizzo, sarà stato l’infilarsi gli unici undici centimetri che mi rimescolano i cromosomi X, sarà stato l’impeto di firmare quel foglio… Fatto sta che nello specchio una giovane donna con la punta del naso un po’ spelacchiata dopo una leggera scottatura aveva negli occhi quella firma e un sorriso che non dimenticherò mai. Ho scattato un’istantanea mentale a quel riflesso. Lì dentro c’era la sensazione di possibilità, c’erano le ferite guarite, c’erano le barricate fatte finalmente crollare, c’era una giovane donna che ha accettato finalmente di correre di nuovo il rischio, ma di averne il pieno controllo.
Mentalmente ho brindato a un sacco di cose, quasi un giro di grolla.
Ai miei colleghi, a chi china il capo per amore.
Alle mie ali, che sono la ragione per cui voglio tentare quest’esame.
Al Modulo LLP.
A una mail che attendo con le dita incrociate.
A ciò che fa volare gli aereoplani, che Marco mi ha insegnato essere ben più che combustibile.
Al sole sulla superficie di un'acqua opaca, allo sciabordìo a bordovasca.
Alla mia famiglia, mio trampolino di lancio, mio faro, mio porto… dovunque io sia tra quattro mesi.
Alle mie scelte di donna che ragiona ed assimila col cuore.
Al sacrificare tutto per ottenere ciò che si vuole davvero, e alla capacità di capire cos’è che bisogna escludere e cos’è che vale la pena tentare.
Il brindisi più bello è stato proprio quest'ultimo. Alle scelte consapevoli, quelle su cui rimugini per ore ma che ti portano a sorridere più intensamente.
Di ieri mattina conservo lo studio arrancante, il silenzio in casa, il cucinare per i miei amici, lo scegliere il colore delle candeline. Ieri pomeriggio mi ha regalato una sfilza di battutacce e microrganismi cattivissimi, la nomea di cocainomane e un’oretta a chiacchierare con tre gioielli di uomini.
Ho messo via l’atmosfera incredula ma serena che regnava ieri sera, un progetto ambizioso, gli scoppi di risa e i nostri occhi ancora più sgranati che davanti alla lettera della Valanzano.
E tra il pomeriggio e la serata, si è fatta viva una sensazione che avevo quasi archiviato, una vera bella sorpresa, la riprova della mia crescita durante quest’ultimo anno. Sarà stato il girare per casa coperta solo da un completino di pizzo, sarà stato l’infilarsi gli unici undici centimetri che mi rimescolano i cromosomi X, sarà stato l’impeto di firmare quel foglio… Fatto sta che nello specchio una giovane donna con la punta del naso un po’ spelacchiata dopo una leggera scottatura aveva negli occhi quella firma e un sorriso che non dimenticherò mai. Ho scattato un’istantanea mentale a quel riflesso. Lì dentro c’era la sensazione di possibilità, c’erano le ferite guarite, c’erano le barricate fatte finalmente crollare, c’era una giovane donna che ha accettato finalmente di correre di nuovo il rischio, ma di averne il pieno controllo.
Mentalmente ho brindato a un sacco di cose, quasi un giro di grolla.
Ai miei colleghi, a chi china il capo per amore.
Alle mie ali, che sono la ragione per cui voglio tentare quest’esame.
Al Modulo LLP.
A una mail che attendo con le dita incrociate.
A ciò che fa volare gli aereoplani, che Marco mi ha insegnato essere ben più che combustibile.
Al sole sulla superficie di un'acqua opaca, allo sciabordìo a bordovasca.
Alla mia famiglia, mio trampolino di lancio, mio faro, mio porto… dovunque io sia tra quattro mesi.
Alle mie scelte di donna che ragiona ed assimila col cuore.
Al sacrificare tutto per ottenere ciò che si vuole davvero, e alla capacità di capire cos’è che bisogna escludere e cos’è che vale la pena tentare.
Il brindisi più bello è stato proprio quest'ultimo. Alle scelte consapevoli, quelle su cui rimugini per ore ma che ti portano a sorridere più intensamente.
venerdì, marzo 21, 2008
Hint of Saffron
Non so se vi è mai capitato di ricollegare un profumo, un sapore, una luce particolare ad una parola, un periodo, un momento.Questa canzone -tra le più belle che conosca- ha ronzato ancora nel lettore mp3. E non l'ho solo ascoltata, l'ho sentita, le ho sorriso... e sono a bocca aperta, perchè sono parole del mio gomitolo prese in prestito per una canzone, CannonBall, che da ora in poi avrà sempre questo colore e un profumo particolare. No matter what.
There’s still a little bit of your taste in my mouth
there’s still a little bit of you laced with my doubt
it’s still a little hard to say what's going on
there’s still a little bit of your ghost your witness
there’s still a little bit of your face I haven't kissed
you step a little closer each day
that I can´t say what´s going on
stones taught me to fly
love, it taught me to lie
life, it taught me to die
so it's not hard to fall when you float like a cannonball
There’s still a little bit of your song in my ear
there’s still a little bit of your words I long to hear
you step a little closer to me
so close that I can´t see what´s going on
stones taught me to fly
love taught me to lie
life taught me to die
so its not hard to fall
when you float like a cannon..
stones taught me to fly
love taught me to cry
so come on courage, teach me to be shy
'cos it's not hard to fall,
and I don't want to scare her
it's not hard to fall and I don't want to lose
it's not hard to grow
when you know that you just don't know.
There’s still a little bit of your taste in my mouth
there’s still a little bit of you laced with my doubt
it’s still a little hard to say what's going on

there’s still a little bit of your ghost your witness
there’s still a little bit of your face I haven't kissed
you step a little closer each day
that I can´t say what´s going on
stones taught me to fly
love, it taught me to lie
life, it taught me to die
so it's not hard to fall when you float like a cannonball
There’s still a little bit of your song in my ear
there’s still a little bit of your words I long to hear
you step a little closer to me
so close that I can´t see what´s going on
stones taught me to fly
love taught me to lie
life taught me to die
so its not hard to fall
when you float like a cannon..
stones taught me to fly
love taught me to cry
so come on courage, teach me to be shy
'cos it's not hard to fall,
and I don't want to scare her
it's not hard to fall and I don't want to lose
it's not hard to grow
when you know that you just don't know.
giovedì, marzo 20, 2008
Another day in paradise
Stamani mi sono svegliata tardi, tanto per permettere alla luce che filtrava dalle persiane di ricordarmi che sono virtualmente in vacanza. Sono rimasta un pochino accoccolata sotto le coperte, per assimilare la differenza tra il risveglio di ieri e quello di oggi. Quando finalmente ho deciso di mettere i piedi per terra sono andata in cucina a prepararmi una tazzina di caffè, e quando la caffeina ha iniziato a girare nelle vene ho realizzato di non avere ancora imparato la lezione. Ancora non ho acquisito la capacità di spengere l'orgoglio. A volte non sono capace di dire, ma quando mi emoziono non sono capace di raffreddarmi, e resisto poco al freddo improvviso. So quanto il mio carattere tanto affettuoso da sembrare aggressivo possa sconcertare. Ho bisogno di sincerità per rispettare tempi e pensieri altrui. Faccio parte delle tre persone più curiose al mondo, ma se trovo barricate non vado oltre.
Ultima cosa, ho appena buttato giù le mie, di barricate. E sono un'esperta nel ricostruirle in fretta.
Ultima cosa, ho appena buttato giù le mie, di barricate. E sono un'esperta nel ricostruirle in fretta.
mercoledì, marzo 19, 2008
Almeno dateci il Luan - 1
Mi sono già sentita dare della miscredente nel descrivere il paradiso come una distesa di vasche termali, ma ci tengo a ribadire il concetto... per far svanire buona parte della beatitudine del buongiorno di oggi è bastato rimetter piede in Facoltà, constatare che quella menomata mentale che abbiamo per presidente ha firmato la sua condanna ed essere assalita da venti compagni di corso che mi danno appuntamento alla riunione dell'una. Ho a malapena la forza fisica per sollevare due tazzine di caffè, e il mondo -quasi- intero oggi è un'intruso, e invece vado a fare la sessantottina, disposta ad occupare, fare striscioni e picchetti se sarà necessario. Perchè ciò che amo lo custodico e lo cresco con dolcezza, e lo difendo con le unghie e con i denti.
lunedì, marzo 17, 2008
giovedì, marzo 13, 2008
Sweeney day
Reduce da una Sweeney Tood night che mi ha lasciata flashata dal film -e non solo-, innamorata di un capolavoro (nove di mattina, soundtrack negli auricolari, come una pazza alla fermata del bus), stanca morta e felice come una pasqua, arrivo in biblioteca e scopro che vogliono modificare le regole di passaggio al quinto anno... la maialaccia loro!! Come se già
così riuscissi a respirare. Sarebbe troppo bello passare un mese senza dover dare un esame, o arrivare a settembre senza doversi scapicollare!
così riuscissi a respirare. Sarebbe troppo bello passare un mese senza dover dare un esame, o arrivare a settembre senza doversi scapicollare!Ma oggi non voglio proprio preoccuparmi. Studio un po', poi lezione, poi Ospedale dei Pupazzi, poi cena Sism, sempre in attesa di questo bando che si fa desiderare. Ho bisogno di prendere fiato.
La canzone qui sotto è l'ultima di Jovanotti, la metto tutta perchè i pezzi-capolavoro meritano un posticino tutto loro e una lettura attenta, anche se sono dolci che quasi vomiti, anche se sembra impossibile credere che qualcuno non ti dedichi, ma ti scriva qualcosa del genere.
A te che sei l’unica al mondo
L’unica ragione
Per arrivare fino in fondo
Ad ogni mio respiro
Quando ti guardo
Dopo un giorno pieno di parole
Senza che tu mi dica niente
Tutto si fa chiaro
A te che mi hai trovato
All’angolo coi pugni chiusi
Con le mie spalle contro il muro
Pronto a difendermi
Con gli occhi bassi
Stavo in fila
Con i disillusi
Tu mi hai raccolto
Come un gatto
E mi hai portato con te
A te io canto una canzone
Perchè non ho altro
Niente di meglio da offrirti
Di tutto quello che ho
Prendi il mio tempo
E la magia
Che con un solo salto
Ci fa volare dentro l’aria
Come bollicine
A te che sei
Semplicemente sei
Sostanza dei giorni miei
A te che sei il mio grande amore
Ed il mio amore grande
A te che hai preso la mia vita
E ne hai fatto molto di più
A te che hai dato senso al tempo
Senza misurarlo
A te che sei il mio amore grande
Ed il mio grande amore
A te che io
Ti ho visto piangere nella mia mano
Fragile che potevo ucciderti stringendoti un pò
E poi ti ho visto
Con la forza di un aeroplano
Prendere in mano la tua vita
E trascinarla in salvo
A te che mi hai insegnato i sogni
E l’arte dell’avventura
A te che credi nel coraggio
E anche nella paura
A te che sei la miglior cosa
Che mi sia successa
A te che cambi tutti i giorni
E resti sempre la stessa
A te che non ti piaci mai
E sei una meraviglia
Le forze della natura si concentrano in te
Che sei una roccia sei una pianta sei un uragano
Sei l’orizzonte che mi accoglie quando mi allontano
A te che sei l’unica amica
Che io posso avere
L’unico amore che vorrei
Se io non ti avessi con me
A te che hai reso la mia vita
Bella da morire
Che riesci a render la fatica
Un immenso piacere
A te che sei il mio grande amore
Ed il mio amore grande
A te che hai preso la mia vita
E ne hai fatto molto di più
A te che hai dato senso al tempo
Senza misurarlo
A te che sei il mio amore grande
Ed il mio grande amore
lunedì, marzo 10, 2008
Senza un perchè
Forse è l'esame tra tre quarti d'ora, la sensazione di sapere sempre poco (la sensazione di un weekend forse too much relaxed). Forse è il post di un amico che lascia un pezzo di cuore. Forse è la voglia di andare a trovare la Marghe con la buona notizia del mio esame, per cui sta tifando anche lei. Forse è la sensazione di non fermarsi mai. Potrebbe anche essere la pioggia fuori, e il freddo che non vuole andar via. Forse è la voglia di fare altro, di uscire, di passeggiare. Forse è la voglia di mare. Forse il bisogno di un po' di tempo con Virginia, Alberto e Ale. Forse è anche questa Pasqua che passerò a studiare. Forse solo la stanchezza che non passa mai del tutto.
Sta di fatto che qui trovo sempre la mia copertina calda.
Sta di fatto che qui trovo sempre la mia copertina calda.
venerdì, marzo 07, 2008
Come sole come goccia
Ci sono giorni in cui è difficile starmi vicino, anche per me stessa. Sono quei giorni che partono con le bufere, il freddo, gli orari degli autobus cambiati, il cappuccino poco zuccherato; poi vedi un tizio che ti sprimaccia il cuore come fosse un cuscino di piume, perchè come è possibile, perchè non è possibile... e vorresti rincorrerlo per guardarlo altri tre anni, per imprimerti nella mente quei lineamenti, ma fila via veloce e ti lascia così, in balia del vento e di chi non c'è.
Ti trasformi in una spugna per un po', sorridi e lasci fuori tutto tranne ciò che hai sotto le mani. E neanche questo basta.
Allora ci sono gli sgabuzzini, spazietti angusti in cui crei il limbo che ti serve per un po', per lasciar sfuriare la bufera che hai dentro e che c'è fuori.
Poi, una pacca sulla spalla. Un caffè lungo bollente, una manciata di caratteri, dei fazzoletti scovati chissà dove in fondo alla borsa.
Quando ci si tramuta in spugne a volte si assorbono anche i sorrisi e le speranze, ma c'è un limite alla capacità d'imbibizione. Anche se non voglio, anche se a volte le mascherine davvero mi tolgono il respiro, non posso impedire che le speranze ed i sorrisi, piano piano, sgocciolino fuori.
Dal vetro davanti a me c'è uno spazio di cielo meno grigio del resto. Anche se magari non vuole, il sole si impiglia in quel velcro azzurro... e decide il vento quando è ora che le nuvole evaporino, cadano o cedano il passo.
Ti trasformi in una spugna per un po', sorridi e lasci fuori tutto tranne ciò che hai sotto le mani. E neanche questo basta.
Allora ci sono gli sgabuzzini, spazietti angusti in cui crei il limbo che ti serve per un po', per lasciar sfuriare la bufera che hai dentro e che c'è fuori.
Poi, una pacca sulla spalla. Un caffè lungo bollente, una manciata di caratteri, dei fazzoletti scovati chissà dove in fondo alla borsa.
Quando ci si tramuta in spugne a volte si assorbono anche i sorrisi e le speranze, ma c'è un limite alla capacità d'imbibizione. Anche se non voglio, anche se a volte le mascherine davvero mi tolgono il respiro, non posso impedire che le speranze ed i sorrisi, piano piano, sgocciolino fuori.
Dal vetro davanti a me c'è uno spazio di cielo meno grigio del resto. Anche se magari non vuole, il sole si impiglia in quel velcro azzurro... e decide il vento quando è ora che le nuvole evaporino, cadano o cedano il passo.
lunedì, marzo 03, 2008
60 seconds
Il viso inondato di sole, i capelli che si asciugano contro il muro caldo, il portatile sulle ginocchia e l’ultima canzone di Jovanotti, da cui non ti riesci proprio a difendere. Ecco il riassunto, glassato da luce tiepida, di questa domenica pomeriggio passata in casa a fare la spola tra il letto e la teiera, senza le forze necessarie a far altro. In queste ultime due sere di bagordi alcolici ho tracannato bicchierini di rum alla goccia come fossero esami -troppi in troppo poco tempo- e ho tagliato mentalmente le cime dell’arazzo dello scorso semestre, anche se gli esami proseguono a oltranza.
Nel mentre settembre si avvicina a grandi passi, e forse questo correre correre con le materie è anche un po’ voluto, perché ora la portata di ciò che sta per arrivare si delinea con precisione e le cose da fare per arrivarci preparata sono trilioni...e quale momento migliore di questo, il primo momento dopo tanto in cui ho un encefalogramma piatto?
Ho iniziato, giuro, a fare l’elenco. Ma dopo le prime cinque o sei cose mi sono fermata con le mani nei capelli. Una delle cose che mi rimprovero da sempre è il mio confidare nella lunghezza dell’ultimo momento, in quella strana fisarmonica che soffia aria nel tempo che stringe, gonfiandolo di possibilità. Non vi è mai capitato di ripetere tre capitoli di un libro negli ultimi sessanta secondi prima d’un esame? In un minuto riesco a non dimenticarmi a casa le chiavi, il burrocacao, il telefono, a mettermi il mascara e a controllare che i calzini che indosso siano quantomeno di un colore simile. I sessanta secondi prima che un treno ti porti via dalla persona che ami sono il necessario per sessanta benedizioni, sono il tempo degli ultimi baci, quelli -carichi di tutto- quando non puoi perder tempo a respirare, dell’odore della sua pelle che porti via con te e del sorriso morbido, carezzevole dietro la porta che si chiude.
Probabilmente il minuto prima di lasciare Firenze sarò oberata da ciò che mi resta alle spalle e da ciò che sarà futuro ancora per poco, conosco i miei sorrisi grati prima delle partenze ma non avrò nessuno a dirmi quanto sono bella quando sono felice, e mi importerà il giusto dei calzini. Ma zampa contro zampa, anche Oltralpe, ciò che davvero conta resterà nonostante le cime nel mezzo.
Nel mentre settembre si avvicina a grandi passi, e forse questo correre correre con le materie è anche un po’ voluto, perché ora la portata di ciò che sta per arrivare si delinea con precisione e le cose da fare per arrivarci preparata sono trilioni...e quale momento migliore di questo, il primo momento dopo tanto in cui ho un encefalogramma piatto?
Ho iniziato, giuro, a fare l’elenco. Ma dopo le prime cinque o sei cose mi sono fermata con le mani nei capelli. Una delle cose che mi rimprovero da sempre è il mio confidare nella lunghezza dell’ultimo momento, in quella strana fisarmonica che soffia aria nel tempo che stringe, gonfiandolo di possibilità. Non vi è mai capitato di ripetere tre capitoli di un libro negli ultimi sessanta secondi prima d’un esame? In un minuto riesco a non dimenticarmi a casa le chiavi, il burrocacao, il telefono, a mettermi il mascara e a controllare che i calzini che indosso siano quantomeno di un colore simile. I sessanta secondi prima che un treno ti porti via dalla persona che ami sono il necessario per sessanta benedizioni, sono il tempo degli ultimi baci, quelli -carichi di tutto- quando non puoi perder tempo a respirare, dell’odore della sua pelle che porti via con te e del sorriso morbido, carezzevole dietro la porta che si chiude.
Probabilmente il minuto prima di lasciare Firenze sarò oberata da ciò che mi resta alle spalle e da ciò che sarà futuro ancora per poco, conosco i miei sorrisi grati prima delle partenze ma non avrò nessuno a dirmi quanto sono bella quando sono felice, e mi importerà il giusto dei calzini. Ma zampa contro zampa, anche Oltralpe, ciò che davvero conta resterà nonostante le cime nel mezzo.
mercoledì, febbraio 27, 2008
Diciannovenni Disadattati
In queste giornate di transaminasi alterate vissute nella biblioteca che mi ha visto preparare ogni singolo esame, dopo quattro anni di Medicina sono giunta alla soluzione di un’atavica questione a proposito del nostro ‘rimanere indietro’ .
Uno studente di medicina tipico anziché pensare che il cassiere del supermercato sia semplicemente stanco o totalmente rincoglionito si sofferma a pensare da quale grave encefalopatia potrebbe essere affetto.
Altra situazione-tipo è la rimpatriata della classe di liceo, quando ti trovi ad ascoltare i compagni di banco e maturità parlare del lavoro, di contributi e di figli (!!) e quando vieni interpellato sulla tua vita rispondi laconicamente, preda di sudorazione algida, che il più delle giornate si risolve nel pronunciare meno parole di quante se ne legga, nello stare attenti che i caffè non superino la fatidica soglia dei quattro prima delle quattro di pomeriggio e nel sorvegliare attentamente il calendario degli appelli d’esame. Il resto della serata è tutto un cercare d’ignorare gli sguardi di pietosa commiserazione di chi fino a qualche ora prima ti considerava il genio della classe (perché fare Medicina, boh, quel nonsochè lo regala a prescindere) o che sperava tu gli raccontassi qualcosa di ganzo almeno quanto Dr.House o Grey’s Anatomy.
E la cosa più strana è che mentre guidi verso casa cercando di tenere a mente chi si sposerà quando riaffiorano invece pazienti e situazioni che vorresti dimenticare, di quelle che a Grey’s Anatomy hanno davvero poco da invidiare.
La verità è che noi arriveremo alla fine dei nostri tanti sudati impagabili anni di studio che la nostra età anagrafica non corrisponderà più a quella reale, saremo diciannovenni in gusci di venticinquenni, con accumulato un ritardo sociale di sei anni che nessuno ci renderà mai.
Con questo dovrebbe anche essersi chiarito l’arcano di perché dentro gli ospedali ci sono flirt adolescenziali complicati dal sesso e da fedi a cui non si vuole far caso: mentre voi gustavate allegri la fase transizionale tra fine adolescenza e inizio dell’età adulta, noi si mandava a mente algoritmi decisionali del trattamento delle emorragie digestive del tratto superiore. E qui lo dico -e qui lo nego-, credo che nessuno di noi cambierebbe il corso delle scelte fatte.
Lo dicevo qualche giorno fa ad un ragazzo che sta per scegliere cosa fare della sua vita, e tra le prospettive include anche Medicina. Provare a spiegare che poi sarà Medicina a scegliere cosa fare della sua vita andava oltre le mie facoltà verbali in quel momento, ma lo capirà da solo, se seguirà il suo cuore e il suo istinto di taking-care person.
Siamo dei lamentosi orgogliosi futuri mediconzoli... e dovete prenderci il buono e il brutto insieme, compreso quando non abbiamo una sera libera per una cena o non sappiamo cosa è successo nel mondo negli ultimi 15 giorni. Tanto poi i dosaggi della tachipirina serviranno anche a voi.
Uno studente di medicina tipico anziché pensare che il cassiere del supermercato sia semplicemente stanco o totalmente rincoglionito si sofferma a pensare da quale grave encefalopatia potrebbe essere affetto.
Altra situazione-tipo è la rimpatriata della classe di liceo, quando ti trovi ad ascoltare i compagni di banco e maturità parlare del lavoro, di contributi e di figli (!!) e quando vieni interpellato sulla tua vita rispondi laconicamente, preda di sudorazione algida, che il più delle giornate si risolve nel pronunciare meno parole di quante se ne legga, nello stare attenti che i caffè non superino la fatidica soglia dei quattro prima delle quattro di pomeriggio e nel sorvegliare attentamente il calendario degli appelli d’esame. Il resto della serata è tutto un cercare d’ignorare gli sguardi di pietosa commiserazione di chi fino a qualche ora prima ti considerava il genio della classe (perché fare Medicina, boh, quel nonsochè lo regala a prescindere) o che sperava tu gli raccontassi qualcosa di ganzo almeno quanto Dr.House o Grey’s Anatomy.
E la cosa più strana è che mentre guidi verso casa cercando di tenere a mente chi si sposerà quando riaffiorano invece pazienti e situazioni che vorresti dimenticare, di quelle che a Grey’s Anatomy hanno davvero poco da invidiare.
La verità è che noi arriveremo alla fine dei nostri tanti sudati impagabili anni di studio che la nostra età anagrafica non corrisponderà più a quella reale, saremo diciannovenni in gusci di venticinquenni, con accumulato un ritardo sociale di sei anni che nessuno ci renderà mai.
Con questo dovrebbe anche essersi chiarito l’arcano di perché dentro gli ospedali ci sono flirt adolescenziali complicati dal sesso e da fedi a cui non si vuole far caso: mentre voi gustavate allegri la fase transizionale tra fine adolescenza e inizio dell’età adulta, noi si mandava a mente algoritmi decisionali del trattamento delle emorragie digestive del tratto superiore. E qui lo dico -e qui lo nego-, credo che nessuno di noi cambierebbe il corso delle scelte fatte.
Lo dicevo qualche giorno fa ad un ragazzo che sta per scegliere cosa fare della sua vita, e tra le prospettive include anche Medicina. Provare a spiegare che poi sarà Medicina a scegliere cosa fare della sua vita andava oltre le mie facoltà verbali in quel momento, ma lo capirà da solo, se seguirà il suo cuore e il suo istinto di taking-care person.
Siamo dei lamentosi orgogliosi futuri mediconzoli... e dovete prenderci il buono e il brutto insieme, compreso quando non abbiamo una sera libera per una cena o non sappiamo cosa è successo nel mondo negli ultimi 15 giorni. Tanto poi i dosaggi della tachipirina serviranno anche a voi.
martedì, febbraio 19, 2008
Per Tolosa totjorn mai
Bonjour!
Scrivo dai meno due gradi dell'Abruzzo, dove sto incubando il raffreddore gentilmente regalatomi dall'arzilla novantacinquennne seduta accanto a me nel volo da Lyon a Roma. Ripartirò oggi pomeriggio per tornare sotto bandiera medicea e rimettermi sui libri, dopo la breve parentesi alla violetta di questo weekend.
Merci!
Toulouse... bella, bellissima con la sua Garonne attraversata da più ponti, con le vie scritte in francese ed occitano, con il colore viola che fa da padrone. Les salles du Capitole, i mattoni ed i tetti rossi di cui guadagno il colore, il sole tra le vetrate dei Jacobins sul mio viso e la voglia di restare ore ed o
re lì dentro, les baguettes piene di tutto, la moquette piena di polvere, la tartare cruda buona da non credersi, il vento che sembrava ruggire reste...
re lì dentro, les baguettes piene di tutto, la moquette piena di polvere, la tartare cruda buona da non credersi, il vento che sembrava ruggire reste...Oui oui!
La gente del Sud della Francia è meno peggio di quanto pensassi, tranne le ovvie eccezioni contro cui bisogna accanirsi con i mezzi a disposizione (vedi inglese, spagnolo, tedesco e russo quando fingono di non capire i nove anni di francese scolastico che cerchi di pronunciare con tutta la cura del mondo). Mais gardez-vous, je suis une dame mechante... non per nulla mi chiamano Crudelia!
Magnifique!
Il campus e l'organizzazione
dell'università, la Grave sulla Garonne, le ambulanze discrete, la tessera della Librerie Medicale già nel mio portafoglio.
dell'università, la Grave sulla Garonne, le ambulanze discrete, la tessera della Librerie Medicale già nel mio portafoglio. Comment ça, deja?!
Tre giorni che scappano via portati dalla bora, ma le vent mi riporterà indietro tra qualche mese. E le Alpi che mi hanno accolto con la loro neve e le loro stelle al mio ritorno, e Superga vista dall'alto che non riesco a non amare. Alors à bientot Ville Rose...
lunedì, febbraio 11, 2008
Guida da te la tua canoa

Questa foto fa molto Capitan Findus nei mari di Viareggio, ma è stata un'esperienza gradiosa fare il nostromo per la prima volta. Un anno di mare varrebbe un anno sabbatico dalla vita vera. E ora navigo tranquilla ed interessata nei mari di Gastro, prima di volare felice verso i cieli della Francia.
venerdì, febbraio 08, 2008
Breakaway
Appena sveglia ho riaperto il libretto per controllare che fosse tutto vero. Dopo una doccia, ho messo il libro di Gastro in borsa e sono andata a fare colazione con Andrea.
Ieri era una giornata come oggi, e durante l'esame più estenuante che io abbia mai sostenuto (e credo mai sosterrò) pensavo solo che non potevo bocciare con un così bel sole fuori. Me lo ripetevo ad ogni attesa di una nuova domanda, ad ogni pausa tra un professore e l'altro, tra un vetrino e l'altro, tra la fine dell'esame e la verbalizzazione.
E poi c'era Gaia, che sapeva e aspettava senza dire nulla.
E poi ieri c'era la Bea, anche quest'anno la stessa croce insieme.
E poi ieri è venuta a trovarmi Virginia, e si è fatta stritolare quando avevo finito tutto e non sapevo ancora niente del risultato.
E poi ieri c'era fuori Lucia, senza dire nulla, ma era lì fuori a carpire notizie.
E poi ieri c'erano Dani, Paola e Annie erano a casa ad aspettarmi con una bottiglia di Fontanafredda rosso e frizzante da stappare, le frittelline di riso e i cenci.
E poi c'erano tutti messaggi di chi mi vuol bene.
E poi ieri c'erano le mie coinquiline che mi hanno accolto festose.
E poi ieri c'era mio padre. Mio padre, dallo sguardo sereno e fiero, dal sorriso luminoso quasi come la luce delle sei di sera che glassava Firenze in un abbraccio. Mio padre, che per la prima volta prendeva in mano il mio libretto, e che per la prima volta era lì dopo un mio esame, e questo qui era quello giusto dopo cui esserci. Mio padre che guardava con me Firenze di nuovo a colori.

E c'era la mia ulcera gastrica, quella che studiavo anche senza vetrino, quella che mi ha fatto compagnia per questi quattro mesi di maideltuttorelax.
E' finita.
Da ora comincia il bello per davvero. Sarà difficile e magari incalzante, ma sono oltre la china. Oltrelachinaoltrelachiaoltrelachinaoltrelachina.
Ieri era una giornata come oggi, e durante l'esame più estenuante che io abbia mai sostenuto (e credo mai sosterrò) pensavo solo che non potevo bocciare con un così bel sole fuori. Me lo ripetevo ad ogni attesa di una nuova domanda, ad ogni pausa tra un professore e l'altro, tra un vetrino e l'altro, tra la fine dell'esame e la verbalizzazione.
E poi c'era Gaia, che sapeva e aspettava senza dire nulla.
E poi ieri c'era la Bea, anche quest'anno la stessa croce insieme.
E poi ieri è venuta a trovarmi Virginia, e si è fatta stritolare quando avevo finito tutto e non sapevo ancora niente del risultato.
E poi ieri c'era fuori Lucia, senza dire nulla, ma era lì fuori a carpire notizie.
E poi ieri c'erano Dani, Paola e Annie erano a casa ad aspettarmi con una bottiglia di Fontanafredda rosso e frizzante da stappare, le frittelline di riso e i cenci.
E poi c'erano tutti messaggi di chi mi vuol bene.
E poi ieri c'erano le mie coinquiline che mi hanno accolto festose.
E poi ieri c'era mio padre. Mio padre, dallo sguardo sereno e fiero, dal sorriso luminoso quasi come la luce delle sei di sera che glassava Firenze in un abbraccio. Mio padre, che per la prima volta prendeva in mano il mio libretto, e che per la prima volta era lì dopo un mio esame, e questo qui era quello giusto dopo cui esserci. Mio padre che guardava con me Firenze di nuovo a colori.

E c'era la mia ulcera gastrica, quella che studiavo anche senza vetrino, quella che mi ha fatto compagnia per questi quattro mesi di maideltuttorelax.
E' finita.
Da ora comincia il bello per davvero. Sarà difficile e magari incalzante, ma sono oltre la china. Oltrelachinaoltrelachiaoltrelachinaoltrelachina.
venerdì, febbraio 01, 2008
Ai minimi termini
Una volta era una delle tante espressioni di matematica che non capivo. Ora è la descrizione adatta per me.
martedì, gennaio 29, 2008
Barbie Barbona e la biblioteca incantata

Studiare nel Polo universitario di Giurisprudenza fa venire voglia di insalatine. Ovunque, esili figure in camicie Burberry , sorridendo estatiche, procedono elegantemente nei corridoi e tra i tavoli, dove le povere Barbie Barbona come me si infagottano in tute e si nascondono dietro a zaini che somigliano a valigie. Per questo, dopo avere appena fagocitato un trancio di pizza (mi viene in mente l'immaginina di Patuman che mangia) ho deciso che era ora di venire nel mio angolino e sfogarmi, perchè ho due tizie sedute accanto a me che parlano di come infilarsi meglio le dita in gola per entrare in dei pantaloni che potrebbero farmi da coprispalle. Appena finisco di scrivere offro loro un Duplo, così magari perdono coscienza e riuscirò a studiare in pace. Tanti baci a tutti, e che il PAF sia con voi!
martedì, gennaio 22, 2008
L'arma
lunedì, gennaio 21, 2008
Un motore che ruggisce in folle
Ieri mi sono definita così, e solo dopo aver finito la frase mi sono resa conto di quanto fosse vera, precisa e completa nel descrivere come sono in questo periodo. Tra pochi giorni ho questo dannato esame, e non ho la minima volontà o voglia di passarci le notti sopra. E' uno sforzo controllato, non mi sveno di fatica, non ci butto l'anima come dovrei. Non riesco a guardare oltre la pila di libri tutte le cose belle che ci sono. E sì che di cose belle ne ho, e so di averle. Ho la sveglia militare alle 6.30 con Valeria e ho la sua famiglia che mi abbraccia, ho un tulipano nero che inizia a germogliare sotto il terriccio (grazie Ale), ho un babbo che mi tiene su di morale raccontandomi dei suoi professori di patologia, ho una sorella che ride con me -e di me- sul mio nuovo taglio di capelli, ho un forsefintomicatanto cognato che mi stressa e che adoro, ho Virginia che è la mia benzina e ho Nik che mi ha risollevato una giornata con American Gangster. Ho Carla che tenta di convincermi che il look alla Fantaghirò è quanto di più chic ci sia in circolazione. Ho Marco alle prese con paper più grandi (ma non più alti) di lui, ma che nonostante tutto c'è sempre. Ho il cielo stellato nel messaggio di Albi di tanto tempo fa. Ho una CoCa che tifa per me e sopporta i miei orari proibitivi. Ho il DEA e Vascolare che sono sempre lì. Ho il mio scrub cap sempre in borsa. Ho una caldaia in panne da un mese, e quindi ho un sistema immunitario alive and kicking e un epitelio ciliato resistente al freddo.
Come dicevo sopra, ho un nuovo taglio di capelli che è costato una fortuna e una crisi vasovagale a me, e alla parrucchiera una valanga di improperi nemmen tanto a bassa voce. La realtà è che, dopo tre giorni passati ad evitare lo specchio, un autobus con i vetri riflettenti si è fermato davvanti a me stamani, e ho visto che questi capelli mi stanno di un bene assurdo. La cosa che però ho realizzato con sorpresa in quel riflesso è l'immagine di me. Ho me stessa, con tutti i miei lati spigolosi (figure of speech...) , le mie spine e i miei muri intorno, ho la mia strenua resistenza che si inabissa di tanto in tanto, ho i miei progetti che voglio realizzare, i compromessi che non so accettare, la fiducia che offro col contagocce, le liste di cose da fare, le cose che faccio per sfida per colpa del mio orgoglio smisurato.
Ieri sera una persona davanti a cui non posso calare barriere mi ha scritto "Dove hai seppellito il tuo cambio a sei marce? Fammi vedere chi sei!".

Obbedisco.
venerdì, gennaio 18, 2008
Tutt per te
Un post-icino (ah ah) direttamente dal tuo pc che rantola a medie bolle in attesa che torni da pranzo, così mollo le vesti di cane da guardia e vado a prendermi il cappuccino per cui mi hai allegramente preso in giro finora. Mi fa strano pensare che ti laurei tra pochi mesi -e che io non sarò alla tua laurea, perchè sarò in Erasmus-, è la prova vivente della rincorsa che hanno preso questi ultimi anni.
Lo sai che, a modo tuo, sei una delle poche costanti del mio intervallo 2004-2008? Hai sopportato i miei deliri pre-esame ed io le tue deliranti ed intelligenti dissertazioni esistenziali, ho riso con te come con pochi altri e ho studiato con te come con nessun altro. Dall'alto del tuo essere tre anni avanti mi hai sempre fatto sentire alla pari, ascoltandomi (o fingendo sapientemente di farlo?).
Mi hai ricordato la bellezza dei mattoncini Lego.
Solco dopo solco sul pavimento dell'aula B, canzone dopo canzone, panino dopo panino, sei diventato un vero amico. E vederti giocare al TotoRaggi è divertente, anche se sotto sotto lo so che fingi scetticismo, perchè le cose le sai davvero. Ora scrocchio le mie artrosiche ossa e mi rimetto a studiare. E se quando torni mi porti il cappuccino sarà una giornata meravigliosa nonostante la parrucchiera.
Lo sai che, a modo tuo, sei una delle poche costanti del mio intervallo 2004-2008? Hai sopportato i miei deliri pre-esame ed io le tue deliranti ed intelligenti dissertazioni esistenziali, ho riso con te come con pochi altri e ho studiato con te come con nessun altro. Dall'alto del tuo essere tre anni avanti mi hai sempre fatto sentire alla pari, ascoltandomi (o fingendo sapientemente di farlo?).
Mi hai ricordato la bellezza dei mattoncini Lego.
Solco dopo solco sul pavimento dell'aula B, canzone dopo canzone, panino dopo panino, sei diventato un vero amico. E vederti giocare al TotoRaggi è divertente, anche se sotto sotto lo so che fingi scetticismo, perchè le cose le sai davvero. Ora scrocchio le mie artrosiche ossa e mi rimetto a studiare. E se quando torni mi porti il cappuccino sarà una giornata meravigliosa nonostante la parrucchiera.
mercoledì, gennaio 16, 2008
Meno sei
I'm so sick of it.
Avete presente con quanto schifo e disgusto gli americani pronunciano questa frase? Sto disperatamente tentando di imparare, per poter meglio descrivere la mia situazione domestica ed universitaria. Tengo duro e chino il capo perchè sono ancora solo 6 mesi prima di lasciare la casa qui, prima di partire per la Summer School, prima di partire per l'Erasmus. 6 mesi in cui ho deciso di ridermela allegramente di tutto ciò che non sia lo studio e gli scout. Sarà dura, ma quando parte un conto alla rovescia la strada si spiana impercettibilmente, e anche se le caldaie non si riparano da sole e all'instabilità psichica di certa gente non c'è cura, saranno sei mesi da strizzare.
Bella premunt hostilia,
da robur, fer auxilium...
lunedì, gennaio 14, 2008
Grasp the nettle
I libri aperti sulla scrivania non mi sono mai sembrati tanto minacciosi quanto in questi giorni, e quelli impilati disordinatamente a bordo letto mai così invitanti. Cerco di esorcizzare la fatica e lo scoramento sottolineando come facevo quando preparavo istologia, scavando solchi sulle pagine, domandandomi perché non funziona più. Aspetta, però.
Durante istologia usavo come segnalibro il biglietto d’aereo che mi avrebbe portata in Bolivia un mese dopo.
Avevo alle spalle otto mesi di università, ed ancora la ferma convinzione che studiare fosse sufficiente. La vita non si mette tra le ruote degli studenti diligenti, hanno avuto la presunzione di farci credere il primo giorno di lezione.
Durante istologia anche gli altri preparavano istologia.
Studiare come funziona una
cellula in primo anno è meraviglioso, cavoli, siamo fatti di cellule!
Se l’elenco qui sopra fosse un test a crocette potrei barrarle tutte come lasciarle tutte in bianco.
Il fumetto più adatto a me è un ciuchino che, inseguendo una carota, gira una mola.
Studiare come non funziona una cellula in quarto anno diventa un incubo. Cazzo, saremo anche fatti di cellule, ma ora che ci è ben chiaro quanto tutto funzioni per miracolo la carotina appesa davanti al naso è un orizzonte che inizia ad annoiare, specie quando attorno a me vedo casse di mele verdi.
Ho perso la meraviglia per questa materia. E non voglio perdermi il mondo intero là fuori, chi mi assicura che avrò il tempo?
E alcune mele verdi durano così poco. La sera sono lì, e la mattina dopo…e la mattina dopo ti trovi a pensare che non hai fatto in tempo ad apprezzarle come meritavano.
So bene di non essere me al 100% senza il naso tra i libri, ma altrettanto non sono me stessa senza luci di altrove riflesse nelle iridi. Non sono brava a trovare il giusto mezzo nelle cose, e non ho la buona volontà di cercarlo davvero: bianco e nero. Capito sul grigio solo per sbaglio, o solo quando apro l’armadio, talmente pieno di maglie e maglioncini grigi che quasi credo che sia tra i miei colori preferiti solo per contrappasso.
Il mio carattere trova i suoi biglietti da visita nelle ruote dei trolley e delle barelle, sotto le suole degli scarponi e nelle pagine di libri di inglese e medicina. Sono tutte “e”. Devono esserci tutte.
Mentre mi preparavo la solita caffettiera ho arraffato il dizionario di Idioms che vorrei tanto leggere, e l’idiom su cui ho posato gli occhi nell’aprire una pagina a caso è il titolo di questo post. Azzeccato quanto la tazza di caffè troppo piena che prima di arrivare in camera mi sarò di sicuro versata addosso.
Durante istologia usavo come segnalibro il biglietto d’aereo che mi avrebbe portata in Bolivia un mese dopo.
Avevo alle spalle otto mesi di università, ed ancora la ferma convinzione che studiare fosse sufficiente. La vita non si mette tra le ruote degli studenti diligenti, hanno avuto la presunzione di farci credere il primo giorno di lezione.
Durante istologia anche gli altri preparavano istologia.
Studiare come funziona una
cellula in primo anno è meraviglioso, cavoli, siamo fatti di cellule!Se l’elenco qui sopra fosse un test a crocette potrei barrarle tutte come lasciarle tutte in bianco.
Il fumetto più adatto a me è un ciuchino che, inseguendo una carota, gira una mola.
Studiare come non funziona una cellula in quarto anno diventa un incubo. Cazzo, saremo anche fatti di cellule, ma ora che ci è ben chiaro quanto tutto funzioni per miracolo la carotina appesa davanti al naso è un orizzonte che inizia ad annoiare, specie quando attorno a me vedo casse di mele verdi.
Ho perso la meraviglia per questa materia. E non voglio perdermi il mondo intero là fuori, chi mi assicura che avrò il tempo?
E alcune mele verdi durano così poco. La sera sono lì, e la mattina dopo…e la mattina dopo ti trovi a pensare che non hai fatto in tempo ad apprezzarle come meritavano.
So bene di non essere me al 100% senza il naso tra i libri, ma altrettanto non sono me stessa senza luci di altrove riflesse nelle iridi. Non sono brava a trovare il giusto mezzo nelle cose, e non ho la buona volontà di cercarlo davvero: bianco e nero. Capito sul grigio solo per sbaglio, o solo quando apro l’armadio, talmente pieno di maglie e maglioncini grigi che quasi credo che sia tra i miei colori preferiti solo per contrappasso.
Il mio carattere trova i suoi biglietti da visita nelle ruote dei trolley e delle barelle, sotto le suole degli scarponi e nelle pagine di libri di inglese e medicina. Sono tutte “e”. Devono esserci tutte.
Mentre mi preparavo la solita caffettiera ho arraffato il dizionario di Idioms che vorrei tanto leggere, e l’idiom su cui ho posato gli occhi nell’aprire una pagina a caso è il titolo di questo post. Azzeccato quanto la tazza di caffè troppo piena che prima di arrivare in camera mi sarò di sicuro versata addosso.
lunedì, gennaio 07, 2008
Ordeal & Diamonds
Quando le cose compaiono d'improvviso dove non avevo mai guardato, o forse erano già lì e bastava solo acciuffare da qualche parte il coraggio di aprire gli occhi, sono sempre un passo oltre la linea del tempo. 

La variante sul tema di stavolta è il fatto di non essere sicura di aver sbagliato a tenere le palpebre serrate, perchè stavolta è in ballo tanto, tremendamente tanto, e con i diamanti non si gioca.
Un anno fa ho scritto un post in cui mi ripromettevo di dare voce alle farfalle nello stomaco. Ebbene, questa volta sono farfalline speciali, di un colore speciale, e le sto lasciando chiaccherare liberamente, però a bassa voce, quasi sussurrando, perchè devono crescere. Ed anche perchè questa è una di quelle volte in cui vorrei che le farfalle restassero sempre lì, vicino ai diamanti, per degli occhi lucidi ed orgogliosi ad ogni sguardo e per tutti i possibili sguardi.
Tempo.
"That's the silver lining I've been looking for..."
venerdì, gennaio 04, 2008
Dove i vecchi sentieri sono perduti
Non sono mai stata portata per le public relation, e l’abbuffata di mail di questi ultimi due giorni non ho ancora ben capito se finirà con l'annientarmi o col temprarmi.
Stanotte, dopo aver finito anche l'ultima missiva, ho chiuso il computer e benchè fosse l'una e mezza mi sono accoccolata sulla poltrona davanti al camino e ho nuotato nei ricordi di undici anni di camicie blu, nel ricordo di quando tutto era ancora l'acqua fresca di cui parlava Don Ghetti, provando in tutti i modi a riemergere per un pochino da quelle torbide in cui invece ci ritroviamo a sguazzare, nolenti, per colpa di alcune scorie che inquinano alla sorgente.
Non molto tempo fa credevo di aver provato tutto il dolore possibile, di aver raggiunto l’apice del sentirsi feriti. Mi sbagliavo.
Tutto questo accade quando ci si lascia addomesticare, addomesticare per davvero.
Succede, in un preciso momento, che si capitoli, che la resa arrivi senza poterci fare nulla, e questo accade al primo cerchio. Gia' quello e' il punto di non ritorno. Gia' lì avrei da
to la vita per ciascuno di quei visini.
to la vita per ciascuno di quei visini.Ed ora me li hanno toccati. Ed ora hanno messo a repentaglio la gioia di quella Famiglia Felice.
La rabbia di Raksha, la dewhanee di Tabaqui, la potenza di Kaa impallidiscono al confronto di Bagheera ferita, ma mai così glaciale, lucida e terribile.
Non esiste spazio per il perdono fraterno.
Denti bianchi e taglienti. Ogni loro lacrima versata ha un prezzo da pagare.
giovedì, gennaio 03, 2008
Post en passant
Finalmente le feste volgono al termine, e così il mio malumore sembra lentamente scemare. Nei miei post precedenti non sono stata in grado di mantenere la calma e la seraficità di Lu, con la sua voglia di guardare al bello, ma quello che di sicuro ho intenzione di fare è di mettere nei mesi che verranno tutta la grinta di Nanny, una mia fonte costante di ispirazione.
Dopo ben tredici giorni qui, e dico tredici, inizio a sentire prurito sotto le ruote del mio trolley strapieno e comincio a diventare una convivente insofferente persino per le due persone più tolleranti del mondo, costrette a vedermi vagare per casa per ancora (24x4= 96, arrotondiamo a) cento ore.
Al mio ritorno a Firenze devo impormi di rispettare un elenco di S.
A) Studiare, perchè la situazione si fa disperante.
B) Smettere di mangiare qualsiasi cosa abbia solo l'odore di dolce, perchè altrimenti esce una freccina collaterale in questo elenco che porta ad un punto E) dove E sta per Elena Mirò. Per evitare ciò, basta
C) Non fare la Spesa per cercare di
D) Smaltire tutto ciò che di sconosciuto ai miei pantaloni si è accumulato in questi 13 giorni. Non dubito che anche lo
F) Stress mi sarà d'aiuto in merito, così come le mie
G) Scappatelle in DEA e Vascolare, che non ho nessuna intenzione di interrompere in quanto fonte di ricarica morale e risate, oltre che di nozioni.
H) Scordarmi la vita sociale finchè non avrò avuto ragione di un certo esamino (anche volendo, con il resto della Banda in giro per il mondo avrò poco da fare).
E con questi buoni propositi -quantomeno per i due mesi a venire- vi lascio agli sgoccioli delle feste, che spero per voi saranno una vera favola.
Per quanto riguarda i miei prossimi quattro giorni, per le favole avrò parecchio tempo. Enzo sembra gradire particolarmente tutto ciò che di leggibile si possa trovare su un libro, con particolare propensione alle fiabe celtiche (moto d'orgoglio...) e in questo centinaio d'ore di mezza vacanza avrò come altro unico compito serio affilare gli artigli, perchè si sta per scatenare l'inferno.
Ultima cosina. Chiunque tu sia, la frase abusata "parla adesso o taci per sempre" fa proprio al tuo caso. Non sono propriamente famosa per la mia tolleranza agli scherzi e ai 'senza volto'...
Dopo ben tredici giorni qui, e dico tredici, inizio a sentire prurito sotto le ruote del mio trolley strapieno e comincio a diventare una convivente insofferente persino per le due persone più tolleranti del mondo, costrette a vedermi vagare per casa per ancora (24x4= 96, arrotondiamo a) cento ore.
Al mio ritorno a Firenze devo impormi di rispettare un elenco di S.
A) Studiare, perchè la situazione si fa disperante.
B) Smettere di mangiare qualsiasi cosa abbia solo l'odore di dolce, perchè altrimenti esce una freccina collaterale in questo elenco che porta ad un punto E) dove E sta per Elena Mirò. Per evitare ciò, basta
C) Non fare la Spesa per cercare di
D) Smaltire tutto ciò che di sconosciuto ai miei pantaloni si è accumulato in questi 13 giorni. Non dubito che anche lo
F) Stress mi sarà d'aiuto in merito, così come le mie
G) Scappatelle in DEA e Vascolare, che non ho nessuna intenzione di interrompere in quanto fonte di ricarica morale e risate, oltre che di nozioni.
H) Scordarmi la vita sociale finchè non avrò avuto ragione di un certo esamino (anche volendo, con il resto della Banda in giro per il mondo avrò poco da fare).
E con questi buoni propositi -quantomeno per i due mesi a venire- vi lascio agli sgoccioli delle feste, che spero per voi saranno una vera favola.
Per quanto riguarda i miei prossimi quattro giorni, per le favole avrò parecchio tempo. Enzo sembra gradire particolarmente tutto ciò che di leggibile si possa trovare su un libro, con particolare propensione alle fiabe celtiche (moto d'orgoglio...) e in questo centinaio d'ore di mezza vacanza avrò come altro unico compito serio affilare gli artigli, perchè si sta per scatenare l'inferno.
Ultima cosina. Chiunque tu sia, la frase abusata "parla adesso o taci per sempre" fa proprio al tuo caso. Non sono propriamente famosa per la mia tolleranza agli scherzi e ai 'senza volto'...
martedì, gennaio 01, 2008
Nothing but Skill

C'è una cosa che ho dimenticato di menzionare ieri sera, ed è l'ultimo punto messo sulla mia cuffia chirurgica. E quando mi hanno augurato un 2008 pieno di ciò che più desidero, il mio pensiero è andato inevitabilmente alle mura che mi vedono entrare e uscire alle ore più improponibili del giorno e della notte. Vorrei solo continuare questo andirivieni, questo labour of love tanto appagante e tanto stancante che nel 2007 è stato il mio sangue nelle vene, grazie al quale in alcuni momenti inspiegabilmente il mio cuore continuava a battere.
Una nuova cosa imparata ogni bollicina bevuta nel mondo.
Questo è stato il mio vero augurio per questo anno in erba.
Una nuova cosa imparata ogni bollicina bevuta nel mondo.
Questo è stato il mio vero augurio per questo anno in erba.
lunedì, dicembre 31, 2007
Datemi un sacco da boxe!
Odio il Capodanno. L'ho sempre odiato. Detesto tutto questo fervore, quest'attesa di chissà cosa, tutte le cose luccicanti e l'angoscia sul cosa mettersi e le lenticchie e la profusione di cibo e i "Cosa fai a Capodanno?", l'intimo rosso (col cavolo! Pizzo grigio perla!) le trasmissioni idiote, i messaggi di auguri inviati alle rubriche intere. Piuttosto che mandarmi roba prefabbricata, cancellatemi dalla rubrica.
Tutta la verità, nient'altro che la verità è che io sogno di passare l'ultimo dell'anno in tre posti, e basta. Un posto sperduto con tanta neve e tante stelle e il mare possibilmente non distante, il Pronto Soccorso, una sala operatoria.
A Capodanno ci si deve sentire per forza fighi e speranzosi? Io preferisco restare sull'onda di sempre, della Laura quotidiana. In questo preciso istante, con il sapore delle lenticchie ancora in bocca ed un dentifricio fortunatamente a soli tre metri di distanza, sogno di infilarmi una divisa bianca e mandare a... ballare tutti. E se ci fosse anche qualche mano da ricucire di qualche cretino che si diverte con le bombe carta artigianali ben venga, ovviamente solo dopo lo spumante di mezzanotte.
Stasera sono se possibile più insofferente e odiosa del solito.
A Natale siamo quasi tutti più buoni.
Ah, già, dimenticavo. Un meraviglioso, fantastico, superspeciale anno nuovo a tutti carico carico di amore. Suona bene, no?
Tutta la verità, nient'altro che la verità è che io sogno di passare l'ultimo dell'anno in tre posti, e basta. Un posto sperduto con tanta neve e tante stelle e il mare possibilmente non distante, il Pronto Soccorso, una sala operatoria.
A Capodanno ci si deve sentire per forza fighi e speranzosi? Io preferisco restare sull'onda di sempre, della Laura quotidiana. In questo preciso istante, con il sapore delle lenticchie ancora in bocca ed un dentifricio fortunatamente a soli tre metri di distanza, sogno di infilarmi una divisa bianca e mandare a... ballare tutti. E se ci fosse anche qualche mano da ricucire di qualche cretino che si diverte con le bombe carta artigianali ben venga, ovviamente solo dopo lo spumante di mezzanotte.
Stasera sono se possibile più insofferente e odiosa del solito.
A Natale siamo quasi tutti più buoni.
Ah, già, dimenticavo. Un meraviglioso, fantastico, superspeciale anno nuovo a tutti carico carico di amore. Suona bene, no?
domenica, dicembre 30, 2007
Logorrea

Ma quanto scrivo in questi giorni?
Kaolin canticchia in sottofondo, la mia nuova creatura per ora se ne sta buona qui accanto -ma me la vedrete presto addosso a far compagnia ad una sorellina- e in casa non c'è nessuno. Una intera giornata passata a scervellarmi su un girotondo infernale di fattori e cofattori, e poi, al secondo caffè, quando l'orologio ormai ticchetta le sei, tolgo le briglie ai neuroni e mi rifugio nell'empireo delle parole. L'argomento del post di ieri ancora non abbandona la mia testolina, e se possibile mi ha costretto a qualche riflessione non indolore sugli ultimi 364 giorni.
364 giorni fa a quest'ora ero a passeggio in Calabria con mia cugina, credo pensando solo all'imminente Capodanno e niente più. Un anno fa non avevo idea di star camminando su un trampolino sospeso sopra una piscina colma di... tutto, e che mi sarei tuffata gioiosamente tra acque torbide, per riemergerne non indenne.
Oggi mi sono resa conto che mi sto ancora strizzando i capelli a bordo vasca, e che quelle cose che durante quest'anno mi tiravano giù verso il fondo come Avvincini da ora in poi saranno solo alghe fastidiose e niente più. E, soprattutto, c'era una cosa che mi ha dato molto fastidio quest'anno, ed era l'odore di cloro. Da ora in poi si nuota in mare aperto, ed il sale sulla pelle non brucerà, perchè le ferite sono rimarginate.
Sis phenix...
sabato, dicembre 29, 2007
Once upon a time
Appena finirò di scrivere questo post passerò ad una lettera di ramanzina per Babbo Natale. Ieri sera sono stata al cinema a vedere La Bussola d'Oro e ho scoperto che sotto il mio albero di Natale mancava un regalo fondamentale. Io dell'aletiometro avrei davvero bisogno! Mi piacerebbe molto potermi porre una domanda, e scoprire la verità subito dopo. Sarebbe tutto così semplice! Credo gli orsi polari corazzati si possano noleggiare e per quanto riguarda il dirigibile non ci sono problemi, combatterò affinchè la costruzione di un aggeggino simile diventi il nuo
vo hobby di un ingegnere dotato di fantasia e cavalleria galoppanti e di parcheggi femminili. In mancanza di aletiometro, però, posso sempre imparare a leggere i fondi di cioccolata calda con la panna, sicuramente potrei accumulare una ragguardevole esperienza.
vo hobby di un ingegnere dotato di fantasia e cavalleria galoppanti e di parcheggi femminili. In mancanza di aletiometro, però, posso sempre imparare a leggere i fondi di cioccolata calda con la panna, sicuramente potrei accumulare una ragguardevole esperienza. Ieri ed oggi sono stata con Enzo e Francesca, 4 anni e mezzo e 3 e mezzo rispettivamente, e ho avuto modo di recuperare la palestra che non faccio da quattro anni, l'allenamento nei cartoni animati e le mie doti di cantastorie e giullare. Ancora non confido che un po' di polvere di fata faccia volare via ogni malevola intenzione dal Mugnai il giorno in cui ci incontreremo, ma ci sto arrivando.
Ciò che però mi ha fatto riflettere sul serio, in questi giorni di delirio Disney, è stato il rendermi conto che sono fuori dal tempo delle favole.
La Bestia aveva tempo fino ai 21 anni prima che la sua rosa sfiorisse del tutto, tutti i tizi di Harry Potter già prima di finire la scuola hanno idee chiare e partner da cui non divorzieranno, in High School Musical (sì, ho visto anche quello, non commentate) due pischelli vengono trascinati su un palco e mentre scoprono di saper cantare anche fuori dalla doccia scocca la famosa scintilla, la Bella Addormentata nel Bosco si punge con l'arcolaio il giorno del suo sedicesimo compleanno, e scommetto che Cenerentola non aveva rughe.
D'improvviso, mi sono ritrovata dalla parte di quelli che le favole le leggono agli altri.
Non incapperò mai in mele avvelenate, se conoscerò nanetti è probabile che penserò più ad una loro mappa genomica che ad una miniera di gemme preziose e di papabili matrigne ne ho fatte scappare almeno tre, ma nonostante ciò mio padre non si è fidanzato con una
maestrina dall'aspetto dimesso che si tramuta in gnocca, classico happy ending di tutti i papponi che le reti mandano in onda nei giorni di festa.
maestrina dall'aspetto dimesso che si tramuta in gnocca, classico happy ending di tutti i papponi che le reti mandano in onda nei giorni di festa. Sono certa di non essere una principessa in incognito, nessun principe ha mai chiesto la mia mano e al liceo ero una delle invisibili che dovevano rispondere 'presente' all'appello per essere notata. Ben poco di fiabesco.
Ma poi oggi Francesca mi ha detto che sembro Crudelia, così, di punto in bianco, mentre scartavo un cioccolatino per lei. E quando le ho chiesto perchè (sbigottita, giuro, c'ero rimasta di un male...) mi ha detto che è l'unica principessa che conosce con i capelli lisci. Ora, forse non ha colto molto bene il senso de La carica dei 101, però mi ha fatto capire una cosa. Nella sua ottica, ogni fiaba ha una sua principessa.
Considerato che non rispondo a nessun criterio classico di principessitudine e che la descrizione che più mi si addice è perfida e malefica, direi che la situazione volge quasi a mio favore.
Non sono ancora pronta a rinunciare alla mia favola, quella in cui capita qualcosa che stravolge tutti i piani possibili. "C'era una volta" resta ancora in cima alla top ten dei miei incipit preferiti, incollato lì da un Incantesimo di Attacchinaggio e dalla strenuo profumo di fiaba che resiste e si fa respirare ogni singolo giorno della mia vita.
venerdì, dicembre 28, 2007
2008 - Going free
Last days of this 2007 still dropping on my planner, I'm giving them the last space in this NowhereLand for a quick resume. It needs to be done, just many other things needed to be faced during last months.
I learned not to crack up, and how to laugh off.
I practiced the art of inter, and I buried the hatchet, and I won't let anybody in my innermost potter's field.
I got skilled battening down instead of turning a blind eye, and after all it's break even.
I met five persons who made my life joyful and valid.
I've drawn lines not going to be crossed.
I got the hang of taking out.
I've been taught a couple of lessons I won't ever forget.
More than ever, some songs became good-luck charms.
No slouch doing all by myself.
Not scared or damaged, despite someone still believes that.
I gained my brightest smile ever, and come what may it will shine across my 2008.
May yours be just pure joy.
I learned not to crack up, and how to laugh off.
I practiced the art of inter, and I buried the hatchet, and I won't let anybody in my innermost potter's field.
I got skilled battening down instead of turning a blind eye, and after all it's break even.
I met five persons who made my life joyful and valid.
I've drawn lines not going to be crossed.
I got the hang of taking out.
I've been taught a couple of lessons I won't ever forget.
More than ever, some songs became good-luck charms.
No slouch doing all by myself.
Not scared or damaged, despite someone still believes that.
I gained my brightest smile ever, and come what may it will shine across my 2008.
May yours be just pure joy.
martedì, dicembre 25, 2007
Tu, quanto tempo hai?
Ci sono foglie che si aggrappano ai rami perche non vogliono cadere mai,
ci sono stelle che si aggrappano al cielo perche si accorgono di finire,
sai, ci sono ubriachi che stringono il bicchiere perché è sempre l'ultimo che fa paura,
ci sono uccelli che sentono lo sparo e contano quanto gli resta ancora.
Ed è soltanto questione di tempo:
quello che serve a salvare un uomo,
il cielo quando è in attesa di un lampo,
una chitarra che aspetta un suono,
una ragazza col cuore in gola,
perché il suo amore non puo finire,
o il tempo prima della parola che non avresti mai voluto dire...
E tu, quanto tempo hai?
tu,quanto amore hai?
io, non ti perdo mai ti aspetto al fondo di questa strada, sai;
tu,quanto tempo hai, quanto tempo hai,
quanto amore hai?
Ci sono ragazzi che chiudono gli occhi e si distruggono in un altro tempo,
ma d'altra parte ci sono vecchi che darebbero tutto per un momento,
ci sono lettere che non arrivano,
baci che restano immaginari,
ci sono treni che si stanno chiedendo quando finiscono i binari.
E ci sono poeti che chiedono a Dio un altro giorno per dire qualcosa e i giardinieri sdraiati di notte col naso sul gambo di una rosa,
ci sono bambini che aspettano quando verranno per spegnere la luce,
e uomini che hanno sfidato il tempo perchè qualcuno sia felice.
E tu, quanto tempo hai? tu,quanto amore hai?
basta solo sapere questo, sai,
conta solo questo, sai.
Tu,quanto tempo hai
Tu quanto amore hai: non è niente non è successo niente,
sai, dimmi solo se ti ho perso o non ti ho perso mai;
tu quanto tempo hai? quanto tempo hai,
quanto amore sei?
(R.Vecchioni)
ci sono stelle che si aggrappano al cielo perche si accorgono di finire,
sai, ci sono ubriachi che stringono il bicchiere perché è sempre l'ultimo che fa paura,
ci sono uccelli che sentono lo sparo e contano quanto gli resta ancora.
Ed è soltanto questione di tempo:
quello che serve a salvare un uomo,
il cielo quando è in attesa di un lampo,
una chitarra che aspetta un suono,
una ragazza col cuore in gola,
perché il suo amore non puo finire,
o il tempo prima della parola che non avresti mai voluto dire...
E tu, quanto tempo hai?
tu,quanto amore hai?
io, non ti perdo mai ti aspetto al fondo di questa strada, sai;
tu,quanto tempo hai, quanto tempo hai,
quanto amore hai?
Ci sono ragazzi che chiudono gli occhi e si distruggono in un altro tempo,
ma d'altra parte ci sono vecchi che darebbero tutto per un momento,
ci sono lettere che non arrivano,
baci che restano immaginari,
ci sono treni che si stanno chiedendo quando finiscono i binari.
E ci sono poeti che chiedono a Dio un altro giorno per dire qualcosa e i giardinieri sdraiati di notte col naso sul gambo di una rosa,
ci sono bambini che aspettano quando verranno per spegnere la luce,
e uomini che hanno sfidato il tempo perchè qualcuno sia felice.
E tu, quanto tempo hai? tu,quanto amore hai?
basta solo sapere questo, sai,
conta solo questo, sai.
Tu,quanto tempo hai
Tu quanto amore hai: non è niente non è successo niente,
sai, dimmi solo se ti ho perso o non ti ho perso mai;
tu quanto tempo hai? quanto tempo hai,
quanto amore sei?
(R.Vecchioni)
lunedì, dicembre 24, 2007
Sous l'arbre

Il camino schioppetta e scintilla alla mia destra, l'albero luccica alle mie spalle, il coniglio rosicchia lunghe foglie di cavolo nero e l'orologio segna le 22.15 e la tv a basso volume trasmette un documentario meraviglioso, La Marcia dei Pinguini.
Tutto in questo istante sereno parla d'amore.
Ed è tutto quello di cui parlo anch'io qui, ed è tutto quello che vi auguro di trovare sotto ai rami più bassi del vostro albero.
domenica, dicembre 23, 2007
Dentro
In realtà hai usato tutte lettere maiuscole.
4 mesi di assenza non si riempiono versandoci scuse, anche perchè saranno di sicuro talmente pieni d'altro da non poterne più. Allora ok, facciamo che entri nella prima delle tante profonde linee che ho tracciato intorno a me, per tutto quello che abbiamo passato -più o meno insieme- negli ultimi sei o sette anni.

Mi hai chiesto di pubblicare, quindi lo scrivo qui che provo a crederti, che provo a credere a quelle lettere maiuscole. Che mi dispiace se quei 4 mesi traboccano di roba che nausea, mi dispiace per l'amarezza residua, per le linee che anche te hai tracciato.
Ma con le mani nel catino guarda cos'hai perduto... e se ti servissero una mano o un occhio in più per cercare, o per staccarti dal catino, puoi ancora trovarli dietro la prima linea, ancora in prima linea.
4 mesi di assenza non si riempiono versandoci scuse, anche perchè saranno di sicuro talmente pieni d'altro da non poterne più. Allora ok, facciamo che entri nella prima delle tante profonde linee che ho tracciato intorno a me, per tutto quello che abbiamo passato -più o meno insieme- negli ultimi sei o sette anni.

Mi hai chiesto di pubblicare, quindi lo scrivo qui che provo a crederti, che provo a credere a quelle lettere maiuscole. Che mi dispiace se quei 4 mesi traboccano di roba che nausea, mi dispiace per l'amarezza residua, per le linee che anche te hai tracciato.
Ma con le mani nel catino guarda cos'hai perduto... e se ti servissero una mano o un occhio in più per cercare, o per staccarti dal catino, puoi ancora trovarli dietro la prima linea, ancora in prima linea.
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