domenica, marzo 23, 2008

Cheers

Ho messo via in poche ore una stupefacente riserva di nutrimento per i prossimi mesi, come una riserva di ghiande e nocciole di uno scoiattolo in attesa dell'inverno.
Di ieri mattina conservo lo studio arrancante, il silenzio in casa, il cucinare per i miei amici, lo scegliere il colore delle candeline. Ieri pomeriggio mi ha regalato una sfilza di battutacce e microrganismi cattivissimi, la nomea di cocainomane e un’oretta a chiacchierare con tre gioielli di uomini.
Ho messo via l’atmosfera incredula ma serena che regnava ieri sera, un progetto ambizioso, gli scoppi di risa e i nostri occhi ancora più sgranati che davanti alla lettera della Valanzano.

E tra il pomeriggio e la serata, si è fatta viva una sensazione che avevo quasi archiviato, una vera bella sorpresa, la riprova della mia crescita durante quest’ultimo anno. Sarà stato il girare per casa coperta solo da un completino di pizzo, sarà stato l’infilarsi gli unici undici centimetri che mi rimescolano i cromosomi X, sarà stato l’impeto di firmare quel foglio… Fatto sta che nello specchio una giovane donna con la punta del naso un po’ spelacchiata dopo una leggera scottatura aveva negli occhi quella firma e un sorriso che non dimenticherò mai. Ho scattato un’istantanea mentale a quel riflesso. Lì dentro c’era la sensazione di possibilità, c’erano le ferite guarite, c’erano le barricate fatte finalmente crollare, c’era una giovane donna che ha accettato finalmente di correre di nuovo il rischio, ma di averne il pieno controllo.

Mentalmente ho brindato a un sacco di cose, quasi un giro di grolla.


Ai miei colleghi, a chi china il capo per amore.
Alle mie ali, che sono la ragione per cui voglio tentare quest’esame.

Al Modulo LLP.
A una mail che attendo con le dita incrociate.
A ciò che fa volare gli aereoplani, che Marco mi ha insegnato essere ben più che combustibile.

Al sole sulla superficie di un'acqua opaca, allo sciabordìo a bordovasca.
Alla mia famiglia, mio trampolino di lancio, mio faro, mio porto… dovunque io sia tra quattro mesi.

Alle mie scelte di donna che ragiona ed assimila col cuore.

Al sacrificare tutto per ottenere ciò che si vuole davvero, e alla capacità di capire cos’è che bisogna escludere e cos’è che vale la pena tentare.

Il brindisi più bello è stato proprio quest'ultimo. Alle scelte consapevoli, quelle su cui rimugini per ore ma che ti portano a sorridere più intensamente.



venerdì, marzo 21, 2008

Hint of Saffron

Non so se vi è mai capitato di ricollegare un profumo, un sapore, una luce particolare ad una parola, un periodo, un momento.Questa canzone -tra le più belle che conosca- ha ronzato ancora nel lettore mp3. E non l'ho solo ascoltata, l'ho sentita, le ho sorriso... e sono a bocca aperta, perchè sono parole del mio gomitolo prese in prestito per una canzone, CannonBall, che da ora in poi avrà sempre questo colore e un profumo particolare. No matter what.

There’s still a little bit of your taste in my mouth
there’s still a little bit of you laced with my doubt

it’s still a little hard to say what's going on
there’s still a little bit of your ghost your witness
there’s still a little bit of your face I haven't kissed
you step a little closer each day
that I can´t say what´s going on
stones taught me to fly
love, it taught me to lie
life, it taught me to die
so it's not hard to fall when you float like a cannonball
There’s still a little bit of your song in my ear
there’s still a little bit of your words I long to hear
you step a little closer to me
so close that I can´t see what´s going on
stones taught me to fly
love taught me to lie
life taught me to die
so its not hard to fall
when you float like a cannon..
stones taught me to fly
love taught me to cry
so come on courage, teach me to be shy
'cos it's not hard to fall,
and I don't want to scare her
it's not hard to fall and I don't want to lose
it's not hard to grow
when you know that you just don't know.

giovedì, marzo 20, 2008

Another day in paradise

Stamani mi sono svegliata tardi, tanto per permettere alla luce che filtrava dalle persiane di ricordarmi che sono virtualmente in vacanza. Sono rimasta un pochino accoccolata sotto le coperte, per assimilare la differenza tra il risveglio di ieri e quello di oggi. Quando finalmente ho deciso di mettere i piedi per terra sono andata in cucina a prepararmi una tazzina di caffè, e quando la caffeina ha iniziato a girare nelle vene ho realizzato di non avere ancora imparato la lezione. Ancora non ho acquisito la capacità di spengere l'orgoglio. A volte non sono capace di dire, ma quando mi emoziono non sono capace di raffreddarmi, e resisto poco al freddo improvviso. So quanto il mio carattere tanto affettuoso da sembrare aggressivo possa sconcertare. Ho bisogno di sincerità per rispettare tempi e pensieri altrui. Faccio parte delle tre persone più curiose al mondo, ma se trovo barricate non vado oltre.
Ultima cosa, ho appena buttato giù le mie, di barricate. E sono un'esperta nel ricostruirle in fretta.

mercoledì, marzo 19, 2008

Almeno dateci il Luan - 1

Mi sono già sentita dare della miscredente nel descrivere il paradiso come una distesa di vasche termali, ma ci tengo a ribadire il concetto... per far svanire buona parte della beatitudine del buongiorno di oggi è bastato rimetter piede in Facoltà, constatare che quella menomata mentale che abbiamo per presidente ha firmato la sua condanna ed essere assalita da venti compagni di corso che mi danno appuntamento alla riunione dell'una. Ho a malapena la forza fisica per sollevare due tazzine di caffè, e il mondo -quasi- intero oggi è un'intruso, e invece vado a fare la sessantottina, disposta ad occupare, fare striscioni e picchetti se sarà necessario. Perchè ciò che amo lo custodico e lo cresco con dolcezza, e lo difendo con le unghie e con i denti.

giovedì, marzo 13, 2008

Sweeney day

Reduce da una Sweeney Tood night che mi ha lasciata flashata dal film -e non solo-, innamorata di un capolavoro (nove di mattina, soundtrack negli auricolari, come una pazza alla fermata del bus), stanca morta e felice come una pasqua, arrivo in biblioteca e scopro che vogliono modificare le regole di passaggio al quinto anno... la maialaccia loro!! Come se già così riuscissi a respirare. Sarebbe troppo bello passare un mese senza dover dare un esame, o arrivare a settembre senza doversi scapicollare!

Ma oggi non voglio proprio preoccuparmi. Studio un po', poi lezione, poi Ospedale dei Pupazzi, poi cena Sism, sempre in attesa di questo bando che si fa desiderare. Ho bisogno di prendere fiato.

La canzone qui sotto è l'ultima di Jovanotti, la metto tutta perchè i pezzi-capolavoro meritano un posticino tutto loro e una lettura attenta, anche se sono dolci che quasi vomiti, anche se sembra impossibile credere che qualcuno non ti dedichi, ma ti scriva qualcosa del genere.


A te che sei l’unica al mondo

L’unica ragione

Per arrivare fino in fondo

Ad ogni mio respiro

Quando ti guardo

Dopo un giorno pieno di parole

Senza che tu mi dica niente

Tutto si fa chiaro

A te che mi hai trovato

All’angolo coi pugni chiusi

Con le mie spalle contro il muro

Pronto a difendermi

Con gli occhi bassi

Stavo in fila

Con i disillusi

Tu mi hai raccolto

Come un gatto

E mi hai portato con te

A te io canto una canzone

Perchè non ho altro

Niente di meglio da offrirti

Di tutto quello che ho

Prendi il mio tempo

E la magia

Che con un solo salto

Ci fa volare dentro l’aria

Come bollicine

A te che sei

Semplicemente sei

Sostanza dei giorni miei

A te che sei il mio grande amore

Ed il mio amore grande

A te che hai preso la mia vita

E ne hai fatto molto di più

A te che hai dato senso al tempo

Senza misurarlo

A te che sei il mio amore grande

Ed il mio grande amore

A te che io

Ti ho visto piangere nella mia mano

Fragile che potevo ucciderti stringendoti un pò

E poi ti ho visto

Con la forza di un aeroplano

Prendere in mano la tua vita

E trascinarla in salvo

A te che mi hai insegnato i sogni

E l’arte dell’avventura

A te che credi nel coraggio

E anche nella paura

A te che sei la miglior cosa

Che mi sia successa

A te che cambi tutti i giorni

E resti sempre la stessa

A te che non ti piaci mai

E sei una meraviglia

Le forze della natura si concentrano in te

Che sei una roccia sei una pianta sei un uragano

Sei l’orizzonte che mi accoglie quando mi allontano

A te che sei l’unica amica

Che io posso avere

L’unico amore che vorrei

Se io non ti avessi con me

A te che hai reso la mia vita

Bella da morire

Che riesci a render la fatica

Un immenso piacere

A te che sei il mio grande amore

Ed il mio amore grande

A te che hai preso la mia vita

E ne hai fatto molto di più

A te che hai dato senso al tempo

Senza misurarlo

A te che sei il mio amore grande

Ed il mio grande amore

lunedì, marzo 10, 2008

Senza un perchè

Forse è l'esame tra tre quarti d'ora, la sensazione di sapere sempre poco (la sensazione di un weekend forse too much relaxed). Forse è il post di un amico che lascia un pezzo di cuore. Forse è la voglia di andare a trovare la Marghe con la buona notizia del mio esame, per cui sta tifando anche lei. Forse è la sensazione di non fermarsi mai. Potrebbe anche essere la pioggia fuori, e il freddo che non vuole andar via. Forse è la voglia di fare altro, di uscire, di passeggiare. Forse è la voglia di mare. Forse il bisogno di un po' di tempo con Virginia, Alberto e Ale. Forse è anche questa Pasqua che passerò a studiare. Forse solo la stanchezza che non passa mai del tutto.
Sta di fatto che qui trovo sempre la mia copertina calda.

venerdì, marzo 07, 2008

Come sole come goccia

Ci sono giorni in cui è difficile starmi vicino, anche per me stessa. Sono quei giorni che partono con le bufere, il freddo, gli orari degli autobus cambiati, il cappuccino poco zuccherato; poi vedi un tizio che ti sprimaccia il cuore come fosse un cuscino di piume, perchè come è possibile, perchè non è possibile... e vorresti rincorrerlo per guardarlo altri tre anni, per imprimerti nella mente quei lineamenti, ma fila via veloce e ti lascia così, in balia del vento e di chi non c'è.
Ti trasformi in una spugna per un po', sorridi e lasci fuori tutto tranne ciò che hai sotto le mani. E neanche questo basta.
Allora ci sono gli sgabuzzini, spazietti angusti in cui crei il limbo che ti serve per un po', per lasciar sfuriare la bufera che hai dentro e che c'è fuori.
Poi, una pacca sulla spalla. Un caffè lungo bollente, una manciata di caratteri, dei fazzoletti scovati chissà dove in fondo alla borsa.

Quando ci si tramuta in spugne a volte si assorbono anche i sorrisi e le speranze, ma c'è un limite alla capacità d'imbibizione. Anche se non voglio, anche se a volte le mascherine davvero mi tolgono il respiro, non posso impedire che le speranze ed i sorrisi, piano piano, sgocciolino fuori.

Dal vetro davanti a me c'è uno spazio di cielo meno grigio del resto. Anche se magari non vuole, il sole si impiglia in quel velcro azzurro... e decide il vento quando è ora che le nuvole evaporino, cadano o cedano il passo.

lunedì, marzo 03, 2008

60 seconds

Il viso inondato di sole, i capelli che si asciugano contro il muro caldo, il portatile sulle ginocchia e l’ultima canzone di Jovanotti, da cui non ti riesci proprio a difendere. Ecco il riassunto, glassato da luce tiepida, di questa domenica pomeriggio passata in casa a fare la spola tra il letto e la teiera, senza le forze necessarie a far altro. In queste ultime due sere di bagordi alcolici ho tracannato bicchierini di rum alla goccia come fossero esami -troppi in troppo poco tempo- e ho tagliato mentalmente le cime dell’arazzo dello scorso semestre, anche se gli esami proseguono a oltranza.
Nel mentre settembre si avvicina a grandi passi, e forse questo correre correre con le materie è anche un po’ voluto, perché ora la portata di ciò che sta per arrivare si delinea con precisione e le cose da fare per arrivarci preparata sono trilioni...e quale momento migliore di questo, il primo momento dopo tanto in cui ho un encefalogramma piatto?
Ho iniziato, giuro, a fare l’elenco. Ma dopo le prime cinque o sei cose mi sono fermata con le mani nei capelli. Una delle cose che mi rimprovero da sempre è il mio confidare nella lunghezza dell’ultimo momento, in quella strana fisarmonica che soffia aria nel tempo che stringe, gonfiandolo di possibilità. Non vi è mai capitato di ripetere tre capitoli di un libro negli ultimi sessanta secondi prima d’un esame? In un minuto riesco a non dimenticarmi a casa le chiavi, il burrocacao, il telefono, a mettermi il mascara e a controllare che i calzini che indosso siano quantomeno di un colore simile. I sessanta secondi prima che un treno ti porti via dalla persona che ami sono il necessario per sessanta benedizioni, sono il tempo degli ultimi baci, quelli -carichi di tutto- quando non puoi perder tempo a respirare, dell’odore della sua pelle che porti via con te e del sorriso morbido, carezzevole dietro la porta che si chiude.


Probabilmente il minuto prima di lasciare Firenze sarò oberata da ciò che mi resta alle spalle e da ciò che sarà futuro ancora per poco, conosco i miei sorrisi grati prima delle partenze ma non avrò nessuno a dirmi quanto sono bella quando sono felice, e mi importerà il giusto dei calzini. Ma zampa contro zampa, anche Oltralpe, ciò che davvero conta resterà nonostante le cime nel mezzo.

mercoledì, febbraio 27, 2008

Diciannovenni Disadattati

In queste giornate di transaminasi alterate vissute nella biblioteca che mi ha visto preparare ogni singolo esame, dopo quattro anni di Medicina sono giunta alla soluzione di un’atavica questione a proposito del nostro ‘rimanere indietro’ .
Uno studente di medicina tipico anziché pensare che il cassiere del supermercato sia semplicemente stanco o totalmente rincoglionito si sofferma a pensare da quale grave encefalopatia potrebbe essere affetto.
Altra situazione-tipo è la rimpatriata della classe di liceo, quando ti trovi ad ascoltare i compagni di banco e maturità parlare del lavoro, di contributi e di figli (!!) e quando vieni interpellato sulla tua vita rispondi laconicamente, preda di sudorazione algida, che il più delle giornate si risolve nel pronunciare meno parole di quante se ne legga, nello stare attenti che i caffè non superino la fatidica soglia dei quattro prima delle quattro di pomeriggio e nel sorvegliare attentamente il calendario degli appelli d’esame. Il resto della serata è tutto un cercare d’ignorare gli sguardi di pietosa commiserazione di chi fino a qualche ora prima ti considerava il genio della classe (perché fare Medicina, boh, quel nonsochè lo regala a prescindere) o che sperava tu gli raccontassi qualcosa di ganzo almeno quanto Dr.House o Grey’s Anatomy.
E la cosa più strana è che mentre guidi verso casa cercando di tenere a mente chi si sposerà quando riaffiorano invece pazienti e situazioni che vorresti dimenticare, di quelle che a Grey’s Anatomy hanno davvero poco da invidiare.


La verità è che noi arriveremo alla fine dei nostri tanti sudati impagabili anni di studio che la nostra età anagrafica non corrisponderà più a quella reale, saremo diciannovenni in gusci di venticinquenni, con accumulato un ritardo sociale di sei anni che nessuno ci renderà mai.
Con questo dovrebbe anche essersi chiarito l’arcano di perché dentro gli ospedali ci sono flirt adolescenziali complicati dal sesso e da fedi a cui non si vuole far caso: mentre voi gustavate allegri la fase transizionale tra fine adolescenza e inizio dell’età adulta, noi si mandava a mente algoritmi decisionali del trattamento delle emorragie digestive del tratto superiore. E qui lo dico -e qui lo nego-, credo che nessuno di noi cambierebbe il corso delle scelte fatte.

Lo dicevo qualche giorno fa ad un ragazzo che sta per scegliere cosa fare della sua vita, e tra le prospettive include anche Medicina. Provare a spiegare che poi sarà Medicina a scegliere cosa fare della sua vita andava oltre le mie facoltà verbali in quel momento, ma lo capirà da solo, se seguirà il suo cuore e il suo istinto di taking-care person.

Siamo dei lamentosi orgogliosi futuri mediconzoli... e dovete prenderci il buono e il brutto insieme, compreso quando non abbiamo una sera libera per una cena o non sappiamo cosa è successo nel mondo negli ultimi 15 giorni. Tanto poi i dosaggi della tachipirina serviranno anche a voi.

martedì, febbraio 19, 2008

Per Tolosa totjorn mai

Bonjour!


Scrivo dai meno due gradi dell'Abruzzo, dove sto incubando il raffreddore gentilmente regalatomi dall'arzilla novantacinquennne seduta accanto a me nel volo da Lyon a Roma. Ripartirò oggi pomeriggio per tornare sotto bandiera medicea e rimettermi sui libri, dopo la breve parentesi alla violetta di questo weekend.


Merci!


Toulouse... bella, bellissima con la sua Garonne attraversata da più ponti, con le vie scritte in francese ed occitano, con il colore viola che fa da padrone. Les salles du Capitole, i mattoni ed i tetti rossi di cui guadagno il colore, il sole tra le vetrate dei Jacobins sul mio viso e la voglia di restare ore ed oBy Helmsjanre lì dentro, les baguettes piene di tutto, la moquette piena di polvere, la tartare cruda buona da non credersi, il vento che sembrava ruggire reste...




Oui oui!




La gente del Sud della Francia è meno peggio di quanto pensassi, tranne le ovvie eccezioni contro cui bisogna accanirsi con i mezzi a disposizione (vedi inglese, spagnolo, tedesco e russo quando fingono di non capire i nove anni di francese scolastico che cerchi di pronunciare con tutta la cura del mondo). Mais gardez-vous, je suis une dame mechante... non per nulla mi chiamano Crudelia!


Magnifique!


Il campus e l'organizzazione dell'università, la Grave sulla Garonne, le ambulanze discrete, la tessera della Librerie Medicale già nel mio portafoglio.




Comment ça, deja?!




Tre giorni che scappano via portati dalla bora, ma le vent mi riporterà indietro tra qualche mese. E le Alpi che mi hanno accolto con la loro neve e le loro stelle al mio ritorno, e Superga vista dall'alto che non riesco a non amare. Alors à bientot Ville Rose...

lunedì, febbraio 11, 2008

Guida da te la tua canoa



Questa foto fa molto Capitan Findus nei mari di Viareggio, ma è stata un'esperienza gradiosa fare il nostromo per la prima volta. Un anno di mare varrebbe un anno sabbatico dalla vita vera. E ora navigo tranquilla ed interessata nei mari di Gastro, prima di volare felice verso i cieli della Francia.

venerdì, febbraio 08, 2008

Breakaway

Appena sveglia ho riaperto il libretto per controllare che fosse tutto vero. Dopo una doccia, ho messo il libro di Gastro in borsa e sono andata a fare colazione con Andrea.


Ieri era una giornata come oggi, e durante l'esame più estenuante che io abbia mai sostenuto (e credo mai sosterrò) pensavo solo che non potevo bocciare con un così bel sole fuori. Me lo ripetevo ad ogni attesa di una nuova domanda, ad ogni pausa tra un professore e l'altro, tra un vetrino e l'altro, tra la fine dell'esame e la verbalizzazione.

E poi c'era Gaia, che sapeva e aspettava senza dire nulla.

E poi ieri c'era la Bea, anche quest'anno la stessa croce insieme.

E poi ieri è venuta a trovarmi Virginia, e si è fatta stritolare quando avevo finito tutto e non sapevo ancora niente del risultato.

E poi ieri c'era fuori Lucia, senza dire nulla, ma era lì fuori a carpire notizie.

E poi ieri c'erano Dani, Paola e Annie erano a casa ad aspettarmi con una bottiglia di Fontanafredda rosso e frizzante da stappare, le frittelline di riso e i cenci.

E poi c'erano tutti messaggi di chi mi vuol bene.

E poi ieri c'erano le mie coinquiline che mi hanno accolto festose.

E poi ieri c'era mio padre. Mio padre, dallo sguardo sereno e fiero, dal sorriso luminoso quasi come la luce delle sei di sera che glassava Firenze in un abbraccio. Mio padre, che per la prima volta prendeva in mano il mio libretto, e che per la prima volta era lì dopo un mio esame, e questo qui era quello giusto dopo cui esserci. Mio padre che guardava con me Firenze di nuovo a colori.


E c'era la mia ulcera gastrica, quella che studiavo anche senza vetrino, quella che mi ha fatto compagnia per questi quattro mesi di maideltuttorelax.
E' finita.


Da ora comincia il bello per davvero. Sarà difficile e magari incalzante, ma sono oltre la china. Oltrelachinaoltrelachiaoltrelachinaoltrelachina.

venerdì, febbraio 01, 2008

Ai minimi termini

Una volta era una delle tante espressioni di matematica che non capivo. Ora è la descrizione adatta per me.

martedì, gennaio 29, 2008

Barbie Barbona e la biblioteca incantata

Barbie Burberry non c'era...
Studiare nel Polo universitario di Giurisprudenza fa venire voglia di insalatine. Ovunque, esili figure in camicie Burberry , sorridendo estatiche, procedono elegantemente nei corridoi e tra i tavoli, dove le povere Barbie Barbona come me si infagottano in tute e si nascondono dietro a zaini che somigliano a valigie. Per questo, dopo avere appena fagocitato un trancio di pizza (mi viene in mente l'immaginina di Patuman che mangia) ho deciso che era ora di venire nel mio angolino e sfogarmi, perchè ho due tizie sedute accanto a me che parlano di come infilarsi meglio le dita in gola per entrare in dei pantaloni che potrebbero farmi da coprispalle. Appena finisco di scrivere offro loro un Duplo, così magari perdono coscienza e riuscirò a studiare in pace. Tanti baci a tutti, e che il PAF sia con voi!

martedì, gennaio 22, 2008

L'arma

Ed entro nei tuoi occhi come in un bosco pieno di sole
Silente ha sempre ragione. E anche Nazim Hikmet. E in questo pomeriggio di lotta contro il tempo, ho capito che davvero basta capirlo per ingranare l'ottava e bucare le nubi. Ed entro nei tuoi occhi come in un bosco pieno di sole.

lunedì, gennaio 21, 2008

Un motore che ruggisce in folle

Ieri mi sono definita così, e solo dopo aver finito la frase mi sono resa conto di quanto fosse vera, precisa e completa nel descrivere come sono in questo periodo. Tra pochi giorni ho questo dannato esame, e non ho la minima volontà o voglia di passarci le notti sopra. E' uno sforzo controllato, non mi sveno di fatica, non ci butto l'anima come dovrei. Non riesco a guardare oltre la pila di libri tutte le cose belle che ci sono. E sì che di cose belle ne ho, e so di averle. Ho la sveglia militare alle 6.30 con Valeria e ho la sua famiglia che mi abbraccia, ho un tulipano nero che inizia a germogliare sotto il terriccio (grazie Ale), ho un babbo che mi tiene su di morale raccontandomi dei suoi professori di patologia, ho una sorella che ride con me -e di me- sul mio nuovo taglio di capelli, ho un forsefintomicatanto cognato che mi stressa e che adoro, ho Virginia che è la mia benzina e ho Nik che mi ha risollevato una giornata con American Gangster. Ho Carla che tenta di convincermi che il look alla Fantaghirò è quanto di più chic ci sia in circolazione. Ho Marco alle prese con paper più grandi (ma non più alti) di lui, ma che nonostante tutto c'è sempre. Ho il cielo stellato nel messaggio di Albi di tanto tempo fa. Ho una CoCa che tifa per me e sopporta i miei orari proibitivi. Ho il DEA e Vascolare che sono sempre lì. Ho il mio scrub cap sempre in borsa. Ho una caldaia in panne da un mese, e quindi ho un sistema immunitario alive and kicking e un epitelio ciliato resistente al freddo.

Come dicevo sopra, ho un nuovo taglio di capelli che è costato una fortuna e una crisi vasovagale a me, e alla parrucchiera una valanga di improperi nemmen tanto a bassa voce. La realtà è che, dopo tre giorni passati ad evitare lo specchio, un autobus con i vetri riflettenti si è fermato davvanti a me stamani, e ho visto che questi capelli mi stanno di un bene assurdo. La cosa che però ho realizzato con sorpresa in quel riflesso è l'immagine di me. Ho me stessa, con tutti i miei lati spigolosi (figure of speech...) , le mie spine e i miei muri intorno, ho la mia strenua resistenza che si inabissa di tanto in tanto, ho i miei progetti che voglio realizzare, i compromessi che non so accettare, la fiducia che offro col contagocce, le liste di cose da fare, le cose che faccio per sfida per colpa del mio orgoglio smisurato.

Ieri sera una persona davanti a cui non posso calare barriere mi ha scritto "Dove hai seppellito il tuo cambio a sei marce? Fammi vedere chi sei!".

Yabusa
Obbedisco.

venerdì, gennaio 18, 2008

Tutt per te

Un post-icino (ah ah) direttamente dal tuo pc che rantola a medie bolle in attesa che torni da pranzo, così mollo le vesti di cane da guardia e vado a prendermi il cappuccino per cui mi hai allegramente preso in giro finora. Mi fa strano pensare che ti laurei tra pochi mesi -e che io non sarò alla tua laurea, perchè sarò in Erasmus-, è la prova vivente della rincorsa che hanno preso questi ultimi anni.
Lo sai che, a modo tuo, sei una delle poche costanti del mio intervallo 2004-2008? Hai sopportato i miei deliri pre-esame ed io le tue deliranti ed intelligenti dissertazioni esistenziali, ho riso con te come con pochi altri e ho studiato con te come con nessun altro. Dall'alto del tuo essere tre anni avanti mi hai sempre fatto sentire alla pari, ascoltandomi (o fingendo sapientemente di farlo?).
Mi hai ricordato la bellezza dei mattoncini Lego.
Solco dopo solco sul pavimento dell'aula B, canzone dopo canzone, panino dopo panino, sei diventato un vero amico. E vederti giocare al TotoRaggi è divertente, anche se sotto sotto lo so che fingi scetticismo, perchè le cose le sai davvero. Ora scrocchio le mie artrosiche ossa e mi rimetto a studiare. E se quando torni mi porti il cappuccino sarà una giornata meravigliosa nonostante la parrucchiera.

mercoledì, gennaio 16, 2008

Meno sei


I'm so sick of it.

Avete presente con quanto schifo e disgusto gli americani pronunciano questa frase? Sto disperatamente tentando di imparare, per poter meglio descrivere la mia situazione domestica ed universitaria. Tengo duro e chino il capo perchè sono ancora solo 6 mesi prima di lasciare la casa qui, prima di partire per la Summer School, prima di partire per l'Erasmus. 6 mesi in cui ho deciso di ridermela allegramente di tutto ciò che non sia lo studio e gli scout. Sarà dura, ma quando parte un conto alla rovescia la strada si spiana impercettibilmente, e anche se le caldaie non si riparano da sole e all'instabilità psichica di certa gente non c'è cura, saranno sei mesi da strizzare.
Bella premunt hostilia,
da robur, fer auxilium...

lunedì, gennaio 14, 2008

Grasp the nettle

I libri aperti sulla scrivania non mi sono mai sembrati tanto minacciosi quanto in questi giorni, e quelli impilati disordinatamente a bordo letto mai così invitanti. Cerco di esorcizzare la fatica e lo scoramento sottolineando come facevo quando preparavo istologia, scavando solchi sulle pagine, domandandomi perché non funziona più. Aspetta, però.
Durante istologia usavo come segnalibro il biglietto d’aereo che mi avrebbe portata in Bolivia un mese dopo.
Avevo alle spalle otto mesi di università, ed ancora la ferma convinzione che studiare fosse sufficiente. La vita non si mette tra le ruote degli studenti diligenti, hanno avuto la presunzione di farci credere il primo giorno di lezione.
Durante istologia anche gli altri preparavano istologia.
Studiare come funziona una cellula in primo anno è meraviglioso, cavoli, siamo fatti di cellule!
Se l’elenco qui sopra fosse un test a crocette potrei barrarle tutte come lasciarle tutte in bianco.
Il fumetto più adatto a me è un ciuchino che, inseguendo una carota, gira una mola.
Studiare come non funziona una cellula in quarto anno diventa un incubo. Cazzo, saremo anche fatti di cellule, ma ora che ci è ben chiaro quanto tutto funzioni per miracolo la carotina appesa davanti al naso è un orizzonte che inizia ad annoiare, specie quando attorno a me vedo casse di mele verdi.
Ho perso la meraviglia per questa materia. E non voglio perdermi il mondo intero là fuori, chi mi assicura che avrò il tempo?
E alcune mele verdi durano così poco. La sera sono lì, e la mattina dopo…e la mattina dopo ti trovi a pensare che non hai fatto in tempo ad apprezzarle come meritavano.
So bene di non essere me al 100% senza il naso tra i libri, ma altrettanto non sono me stessa senza luci di altrove riflesse nelle iridi. Non sono brava a trovare il giusto mezzo nelle cose, e non ho la buona volontà di cercarlo davvero: bianco e nero. Capito sul grigio solo per sbaglio, o solo quando apro l’armadio, talmente pieno di maglie e maglioncini grigi che quasi credo che sia tra i miei colori preferiti solo per contrappasso.
Il mio carattere trova i suoi biglietti da visita nelle ruote dei trolley e delle barelle, sotto le suole degli scarponi e nelle pagine di libri di inglese e medicina. Sono tutte “e”. Devono esserci tutte.


Mentre mi preparavo la solita caffettiera ho arraffato il dizionario di Idioms che vorrei tanto leggere, e l’idiom su cui ho posato gli occhi nell’aprire una pagina a caso è il titolo di questo post. Azzeccato quanto la tazza di caffè troppo piena che prima di arrivare in camera mi sarò di sicuro versata addosso.

lunedì, gennaio 07, 2008

Ordeal & Diamonds

Quando le cose compaiono d'improvviso dove non avevo mai guardato, o forse erano già lì e bastava solo acciuffare da qualche parte il coraggio di aprire gli occhi, sono sempre un passo oltre la linea del tempo.

La variante sul tema di stavolta è il fatto di non essere sicura di aver sbagliato a tenere le palpebre serrate, perchè stavolta è in ballo tanto, tremendamente tanto, e con i diamanti non si gioca.
Un anno fa ho scritto un post in cui mi ripromettevo di dare voce alle farfalle nello stomaco. Ebbene, questa volta sono farfalline speciali, di un colore speciale, e le sto lasciando chiaccherare liberamente, però a bassa voce, quasi sussurrando, perchè devono crescere. Ed anche perchè questa è una di quelle volte in cui vorrei che le farfalle restassero sempre lì, vicino ai diamanti, per degli occhi lucidi ed orgogliosi ad ogni sguardo e per tutti i possibili sguardi.
Tempo.
"That's the silver lining I've been looking for..."

venerdì, gennaio 04, 2008

Dove i vecchi sentieri sono perduti

Non sono mai stata portata per le public relation, e l’abbuffata di mail di questi ultimi due giorni non ho ancora ben capito se finirà con l'annientarmi o col temprarmi.

Stanotte, dopo aver finito anche l'ultima missiva, ho chiuso il computer e benchè fosse l'una e mezza mi sono accoccolata sulla poltrona davanti al camino e ho nuotato nei ricordi di undici anni di camicie blu, nel ricordo di quando tutto era ancora l'acqua fresca di cui parlava Don Ghetti, provando in tutti i modi a riemergere per un pochino da quelle torbide in cui invece ci ritroviamo a sguazzare, nolenti, per colpa di alcune scorie che inquinano alla sorgente.

Non molto tempo fa credevo di aver provato tutto il dolore possibile, di aver raggiunto l’apice del sentirsi feriti. Mi sbagliavo.

Tutto questo accade quando ci si lascia addomesticare, addomesticare per davvero.

Succede, in un preciso momento, che si capitoli, che la resa arrivi senza poterci fare nulla, e questo accade al primo cerchio. Gia' quello e' il punto di non ritorno. Gia' lì avrei dato la vita per ciascuno di quei visini.

Ed ora me li hanno toccati. Ed ora hanno messo a repentaglio la gioia di quella Famiglia Felice.

La rabbia di Raksha, la dewhanee di Tabaqui, la potenza di Kaa impallidiscono al confronto di Bagheera ferita, ma mai così glaciale, lucida e terribile.

Non esiste spazio per il perdono fraterno.

Denti bianchi e taglienti. Ogni loro lacrima versata ha un prezzo da pagare.

giovedì, gennaio 03, 2008

Post en passant

Finalmente le feste volgono al termine, e così il mio malumore sembra lentamente scemare. Nei miei post precedenti non sono stata in grado di mantenere la calma e la seraficità di Lu, con la sua voglia di guardare al bello, ma quello che di sicuro ho intenzione di fare è di mettere nei mesi che verranno tutta la grinta di Nanny, una mia fonte costante di ispirazione.
Dopo ben tredici giorni qui, e dico tredici, inizio a sentire prurito sotto le ruote del mio trolley strapieno e comincio a diventare una convivente insofferente persino per le due persone più tolleranti del mondo, costrette a vedermi vagare per casa per ancora (24x4= 96, arrotondiamo a) cento ore.

Al mio ritorno a Firenze devo impormi di rispettare un elenco di S.
A) Studiare, perchè la situazione si fa disperante.
B) Smettere di mangiare qualsiasi cosa abbia solo l'odore di dolce, perchè altrimenti esce una freccina collaterale in questo elenco che porta ad un punto E) dove E sta per Elena Mirò. Per evitare ciò, basta
C) Non fare la Spesa per cercare di
D) Smaltire tutto ciò che di sconosciuto ai miei pantaloni si è accumulato in questi 13 giorni. Non dubito che anche lo
F) Stress mi sarà d'aiuto in merito, così come le mie
G) Scappatelle in DEA e Vascolare, che non ho nessuna intenzione di interrompere in quanto fonte di ricarica morale e risate, oltre che di nozioni.
H) Scordarmi la vita sociale finchè non avrò avuto ragione di un certo esamino (anche volendo, con il resto della Banda in giro per il mondo avrò poco da fare).

E con questi buoni propositi -quantomeno per i due mesi a venire- vi lascio agli sgoccioli delle feste, che spero per voi saranno una vera favola.
Per quanto riguarda i miei prossimi quattro giorni, per le favole avrò parecchio tempo. Enzo sembra gradire particolarmente tutto ciò che di leggibile si possa trovare su un libro, con particolare propensione alle fiabe celtiche (moto d'orgoglio...) e in questo centinaio d'ore di mezza vacanza avrò come altro unico compito serio affilare gli artigli, perchè si sta per scatenare l'inferno.

Ultima cosina. Chiunque tu sia, la frase abusata "parla adesso o taci per sempre" fa proprio al tuo caso. Non sono propriamente famosa per la mia tolleranza agli scherzi e ai 'senza volto'...

martedì, gennaio 01, 2008

Nothing but Skill


C'è una cosa che ho dimenticato di menzionare ieri sera, ed è l'ultimo punto messo sulla mia cuffia chirurgica. E quando mi hanno augurato un 2008 pieno di ciò che più desidero, il mio pensiero è andato inevitabilmente alle mura che mi vedono entrare e uscire alle ore più improponibili del giorno e della notte. Vorrei solo continuare questo andirivieni, questo labour of love tanto appagante e tanto stancante che nel 2007 è stato il mio sangue nelle vene, grazie al quale in alcuni momenti inspiegabilmente il mio cuore continuava a battere.
Una nuova cosa imparata ogni bollicina bevuta nel mondo.
Questo è stato il mio vero augurio per questo anno in erba.

lunedì, dicembre 31, 2007

Datemi un sacco da boxe!

Odio il Capodanno. L'ho sempre odiato. Detesto tutto questo fervore, quest'attesa di chissà cosa, tutte le cose luccicanti e l'angoscia sul cosa mettersi e le lenticchie e la profusione di cibo e i "Cosa fai a Capodanno?", l'intimo rosso (col cavolo! Pizzo grigio perla!) le trasmissioni idiote, i messaggi di auguri inviati alle rubriche intere. Piuttosto che mandarmi roba prefabbricata, cancellatemi dalla rubrica.

Tutta la verità, nient'altro che la verità è che io sogno di passare l'ultimo dell'anno in tre posti, e basta. Un posto sperduto con tanta neve e tante stelle e il mare possibilmente non distante, il Pronto Soccorso, una sala operatoria.
A Capodanno ci si deve sentire per forza fighi e speranzosi? Io preferisco restare sull'onda di sempre, della Laura quotidiana. In questo preciso istante, con il sapore delle lenticchie ancora in bocca ed un dentifricio fortunatamente a soli tre metri di distanza, sogno di infilarmi una divisa bianca e mandare a... ballare tutti. E se ci fosse anche qualche mano da ricucire di qualche cretino che si diverte con le bombe carta artigianali ben venga, ovviamente solo dopo lo spumante di mezzanotte.
Stasera sono se possibile più insofferente e odiosa del solito.
A Natale siamo quasi tutti più buoni.
Ah, già, dimenticavo. Un meraviglioso, fantastico, superspeciale anno nuovo a tutti carico carico di amore. Suona bene, no?

domenica, dicembre 30, 2007

Logorrea


Ma quanto scrivo in questi giorni?


Kaolin canticchia in sottofondo, la mia nuova creatura per ora se ne sta buona qui accanto -ma me la vedrete presto addosso a far compagnia ad una sorellina- e in casa non c'è nessuno. Una intera giornata passata a scervellarmi su un girotondo infernale di fattori e cofattori, e poi, al secondo caffè, quando l'orologio ormai ticchetta le sei, tolgo le briglie ai neuroni e mi rifugio nell'empireo delle parole. L'argomento del post di ieri ancora non abbandona la mia testolina, e se possibile mi ha costretto a qualche riflessione non indolore sugli ultimi 364 giorni.
364 giorni fa a quest'ora ero a passeggio in Calabria con mia cugina, credo pensando solo all'imminente Capodanno e niente più. Un anno fa non avevo idea di star camminando su un trampolino sospeso sopra una piscina colma di... tutto, e che mi sarei tuffata gioiosamente tra acque torbide, per riemergerne non indenne.
Oggi mi sono resa conto che mi sto ancora strizzando i capelli a bordo vasca, e che quelle cose che durante quest'anno mi tiravano giù verso il fondo come Avvincini da ora in poi saranno solo alghe fastidiose e niente più. E, soprattutto, c'era una cosa che mi ha dato molto fastidio quest'anno, ed era l'odore di cloro. Da ora in poi si nuota in mare aperto, ed il sale sulla pelle non brucerà, perchè le ferite sono rimarginate.
Sis phenix...

sabato, dicembre 29, 2007

Once upon a time

Appena finirò di scrivere questo post passerò ad una lettera di ramanzina per Babbo Natale. Ieri sera sono stata al cinema a vedere La Bussola d'Oro e ho scoperto che sotto il mio albero di Natale mancava un regalo fondamentale. Io dell'aletiometro avrei davvero bisogno! Mi piacerebbe molto potermi porre una domanda, e scoprire la verità subito dopo. Sarebbe tutto così semplice! Credo gli orsi polari corazzati si possano noleggiare e per quanto riguarda il dirigibile non ci sono problemi, combatterò affinchè la costruzione di un aggeggino simile diventi il nuovo hobby di un ingegnere dotato di fantasia e cavalleria galoppanti e di parcheggi femminili. In mancanza di aletiometro, però, posso sempre imparare a leggere i fondi di cioccolata calda con la panna, sicuramente potrei accumulare una ragguardevole esperienza.



Ieri ed oggi sono stata con Enzo e Francesca, 4 anni e mezzo e 3 e mezzo rispettivamente, e ho avuto modo di recuperare la palestra che non faccio da quattro anni, l'allenamento nei cartoni animati e le mie doti di cantastorie e giullare. Ancora non confido che un po' di polvere di fata faccia volare via ogni malevola intenzione dal Mugnai il giorno in cui ci incontreremo, ma ci sto arrivando.


Ciò che però mi ha fatto riflettere sul serio, in questi giorni di delirio Disney, è stato il rendermi conto che sono fuori dal tempo delle favole.

La Bestia aveva tempo fino ai 21 anni prima che la sua rosa sfiorisse del tutto, tutti i tizi di Harry Potter già prima di finire la scuola hanno idee chiare e partner da cui non divorzieranno, in High School Musical (sì, ho visto anche quello, non commentate) due pischelli vengono trascinati su un palco e mentre scoprono di saper cantare anche fuori dalla doccia scocca la famosa scintilla, la Bella Addormentata nel Bosco si punge con l'arcolaio il giorno del suo sedicesimo compleanno, e scommetto che Cenerentola non aveva rughe.


D'improvviso, mi sono ritrovata dalla parte di quelli che le favole le leggono agli altri.


Non incapperò mai in mele avvelenate, se conoscerò nanetti è probabile che penserò più ad una loro mappa genomica che ad una miniera di gemme preziose e di papabili matrigne ne ho fatte scappare almeno tre, ma nonostante ciò mio padre non si è fidanzato con una maestrina dall'aspetto dimesso che si tramuta in gnocca, classico happy ending di tutti i papponi che le reti mandano in onda nei giorni di festa.


Sono certa di non essere una principessa in incognito, nessun principe ha mai chiesto la mia mano e al liceo ero una delle invisibili che dovevano rispondere 'presente' all'appello per essere notata. Ben poco di fiabesco.


Ma poi oggi Francesca mi ha detto che sembro Crudelia, così, di punto in bianco, mentre scartavo un cioccolatino per lei. E quando le ho chiesto perchè (sbigottita, giuro, c'ero rimasta di un male...) mi ha detto che è l'unica principessa che conosce con i capelli lisci. Ora, forse non ha colto molto bene il senso de La carica dei 101, però mi ha fatto capire una cosa. Nella sua ottica, ogni fiaba ha una sua principessa.
Considerato che non rispondo a nessun criterio classico di principessitudine e che la descrizione che più mi si addice è perfida e malefica, direi che la situazione volge quasi a mio favore.
Non sono ancora pronta a rinunciare alla mia favola, quella in cui capita qualcosa che stravolge tutti i piani possibili. "C'era una volta" resta ancora in cima alla top ten dei miei incipit preferiti, incollato lì da un Incantesimo di Attacchinaggio e dalla strenuo profumo di fiaba che resiste e si fa respirare ogni singolo giorno della mia vita.

venerdì, dicembre 28, 2007

2008 - Going free

Last days of this 2007 still dropping on my planner, I'm giving them the last space in this NowhereLand for a quick resume. It needs to be done, just many other things needed to be faced during last months.
I learned not to crack up, and how to laugh off.
I practiced the art of inter, and I buried the hatchet, and I won't let anybody in my innermost potter's field.
I got skilled battening down instead of turning a blind eye, and after all it's break even.
I met five persons who made my life joyful and valid.
I've drawn lines not going to be crossed.
I got the hang of taking out.
I've been taught a couple of lessons I won't ever forget.
More than ever, some songs became good-luck charms.

No slouch doing all by myself.
Not scared or damaged, despite someone still believes that.
I gained my brightest smile ever, and come what may it will shine across my 2008.
May yours be just pure joy.

martedì, dicembre 25, 2007

Tu, quanto tempo hai?

Ci sono foglie che si aggrappano ai rami perche non vogliono cadere mai,
ci sono stelle che si aggrappano al cielo perche si accorgono di finire,
sai, ci sono ubriachi che stringono il bicchiere perché è sempre l'ultimo che fa paura,
ci sono uccelli che sentono lo sparo e contano quanto gli resta ancora.
Ed è soltanto questione di tempo:
quello che serve a salvare un uomo,
il cielo quando è in attesa di un lampo,
una chitarra che aspetta un suono,
una ragazza col cuore in gola,
perché il suo amore non puo finire,
o il tempo prima della parola che non avresti mai voluto dire...
E tu, quanto tempo hai?
tu,quanto amore hai?
io, non ti perdo mai ti aspetto al fondo di questa strada, sai;
tu,quanto tempo hai, quanto tempo hai,
quanto amore hai?
Ci sono ragazzi che chiudono gli occhi e si distruggono in un altro tempo,
ma d'altra parte ci sono vecchi che darebbero tutto per un momento,
ci sono lettere che non arrivano,
baci che restano immaginari,
ci sono treni che si stanno chiedendo quando finiscono i binari.
E ci sono poeti che chiedono a Dio un altro giorno per dire qualcosa e i giardinieri sdraiati di notte col naso sul gambo di una rosa,
ci sono bambini che aspettano quando verranno per spegnere la luce,
e uomini che hanno sfidato il tempo perchè qualcuno sia felice.
E tu, quanto tempo hai? tu,quanto amore hai?
basta solo sapere questo, sai,
conta solo questo, sai.
Tu,quanto tempo hai
Tu quanto amore hai: non è niente non è successo niente,
sai, dimmi solo se ti ho perso o non ti ho perso mai;
tu quanto tempo hai? quanto tempo hai,
quanto amore sei?

(R.Vecchioni)

lunedì, dicembre 24, 2007

Sous l'arbre



Il camino schioppetta e scintilla alla mia destra, l'albero luccica alle mie spalle, il coniglio rosicchia lunghe foglie di cavolo nero e l'orologio segna le 22.15 e la tv a basso volume trasmette un documentario meraviglioso, La Marcia dei Pinguini.
Tutto in questo istante sereno parla d'amore.
Ed è tutto quello di cui parlo anch'io qui, ed è tutto quello che vi auguro di trovare sotto ai rami più bassi del vostro albero.

domenica, dicembre 23, 2007

Dentro

In realtà hai usato tutte lettere maiuscole.

4 mesi di assenza non si riempiono versandoci scuse, anche perchè saranno di sicuro talmente pieni d'altro da non poterne più. Allora ok, facciamo che entri nella prima delle tante profonde linee che ho tracciato intorno a me, per tutto quello che abbiamo passato -più o meno insieme- negli ultimi sei o sette anni.

Mi hai chiesto di pubblicare, quindi lo scrivo qui che provo a crederti, che provo a credere a quelle lettere maiuscole. Che mi dispiace se quei 4 mesi traboccano di roba che nausea, mi dispiace per l'amarezza residua, per le linee che anche te hai tracciato.

Ma con le mani nel catino guarda cos'hai perduto... e se ti servissero una mano o un occhio in più per cercare, o per staccarti dal catino, puoi ancora trovarli dietro la prima linea, ancora in prima linea.

sabato, dicembre 22, 2007

Chez moi

Le montagne bianche, nitide, mai così belle, sotto un cielo non ancora blu scuro ma già stellato mi hanno abbracciato ieri al mio momentaneo ritorno alla vita di una volta. Appena finito di avvolgere le lucine intorno all'albero, ho iniziato a preparare la ribollita che sarà pronta solo per domani. Qualche incertezza nel trovare i mestoli e il posto dei piatti, ma ancora casa profuma di casa, e le mie mani profumeranno di aglio per i prossimi tre giorni.


La prima persona che sono andata a trovare è nonna Elena, la mia terza bisnonna che ha 98 anni ed è una vera guerriera. La prima cosa che ha fatto dopo avermi coccolato mezz'ora, la mia mano destra stretta tra le sue, è stata dire "Ah, aspetta, famme vedè 'na cosa." Ha mollato la mia mano destra, mi ha preso la sinistra, ha scrutato l'anulare -vuoto, ovviamente- e ha sentenziato "Brava stellì, non è ancora tempo. Ora puoi prendere un cioccolatino."


La prossima persona che voglio terribilmente riabbracciare dovrebbe arrivarmi ormai ai fianchi e, da quanto ho potuto appurare, ha definito il suo caratterino e le coniugazioni dei verbi. Quanto mi è mancato, davvero non si può spiegare. Tutti dicono che niente può eguagliare il legame che si ha con un figlio e io posso solo dire che se supera questo... per chi lo prova è, e forse un giorno lo sarà anche per me, una benedizione.


E poi... poi viene la mia seconda famiglia, che da troppo non stringo forte forte. E mi sono mancati tanto quanto la mia prima famiglia, e come loro sono una delle ragioni per cui torno ancora qui.


Poi, con calma, un'oretta con due persone, una che manca serenamente perchè manca meno, l'altra che è un nodo allo stomaco perchè è una mancanza che lacera a ogni canzone di Guccini che ascolto, ad ogni passo con gli scarponi, ogni sentiero, ogni volta che infilo l'uniforme scout.


Il disordine, i profumi, i rumori, il divano, il coniglio, le foto, Gaia e papà.


Casa.


venerdì, dicembre 21, 2007

Report - calza numero 19

Solo sorridere. Per i tuoi successi, per i tuoi mai piccoli passi (mai piccoli per ovvie e meno ovvie ragioni), per le nostre chiaccherate, per la tua presenza a fine binario, per le montagne innevate sotto il cielo trapuntato di stasera, per le nostre risate, per l'arrossire coperto dal buio, per la scommessa e per una trama cangiante, calda e bellissima da guardare.

"...Un frisson seulement, devant l'incertain."

giovedì, dicembre 13, 2007

Scrub in

"Vai a lavarti".

C'è solo un posto in cui queste parole assumono un significato particolare, unico, e solo se a pronunciarle è un tizio con una mascherina e un camice azzurro che dice che mi aspetterà per cominciare. E dopo quei 7 minuti di Betadine e continui risciaqui, di accortezza nel non toccare nulla, vengo vestita e mi ritrovo in mano un divaricatore, una pinza e iniziano le tre ore e mezza in cui aver dormito nove ore in tre giorni non conta più, e non contano più le mille ore passate sul Balboni visto che non mi ricordavo i nomi del 30% dei vaserellini, e non conta più che sto per compiere 22 anni e accanto a me c'è il primario che fa un'opera d'arte.
Conta solo il mio indice poggiato sopra ad una arteria femorale, calda, viva, prepotente, indurita da placche calcificate che vengono tirate fuori una ad una, ed un pezzetto lo tiro fuori io. Io, capite? Io. E vaffanculo a tutto il mondo fuori, esami blocchi esercitazioni corse e scapicollate, quando il sangue zampilla. E quella patch a Y proprio bellino alla fine è solo la ciliegina sulla mia torta di compleanno.

"Torna pure tutte le volte che vuoi!"

Da oggi in poi, ho un argomento preferito di patologia, forse l'unico che non mi chiederanno, ma di certo l'unico che non scorderò mai.

lunedì, dicembre 03, 2007

Come una nuvola bianca in una noce scura

Ti auguri non capiti mai, o perlomeno supponi non in una notte in cui i ritmi sembrano rallentati e conciliano il sonno insieme alla temperatura tropicale nelle stanze. Invece per caso, nella quiete, un quadratino rosso spunta quatto quatto nella lista d'attesa altrimenti deserta. E in mezz'ora o poco meno, quel quadratino rosso passa dal suo letto, dall'abbraccio di sua moglie a quello di una macchina per TC, e gli tiene compagnia il mantice ritmico della ventilazione assistita. Qualcosa lì dentro si è rotto, e cosa importa se si chiama arteria cerebrale media del Poligono del Willis quando una madre, un padre e una moglie urlano esterrefatti e l'intero turno A ha gli occhi rossi e spera solo non arrivi un altro codice rosso, per offrire il minimo possibile, uno spazio chiuso per restare di stucco e sfinirsi i polmoni. E fuori, qualcuno ti chiede come mai i medici non l'hanno ancora visitato. Possiamo perdonarci gli occhi rossi, la voglia malsana di prendere qualcuno per la collottola e buttarlo fuori, ma non possiamo perdonarci le volte in cui non guardiamo chi amiamo con la stessa intensità con cui rimpiangeremmo di non averlo guardato quell'ultima volta. Ogni volta che non ci si chiede se davvero avremo di nuovo l'occasione di stringere qualcuno tra le braccia come stiamo facendo in quel preciso istante manchiamo di cura nei confronti di quella persona, di quell'amore.
Quante volte un 'ti voglio bene' non viene detto perchè melenso, e quante volte vorremmo averlo pronunciato non seicento ma sei volte per bene, con forza, occhi negli occhi, vedi, io sono qui, parlo con te e non sono parole di passaggio, e questo sguardo te le timbra addosso. Quante volte quel timbro Prioritario manca sulle quotidiane buste di ciao che ci si urla nel mezzo di strada? No, diamine, non rispondere troppe, perchè così è facile. Prova a rispondere ogni volta una in più, e vediamo se il prossimo bacio che darai avrà lo stesso sapore.

domenica, dicembre 02, 2007

Qualcosa che non c'è

Dicembre è un mese in cui le piccole Italie su schermi e quotidiani sono cosparse di numeri a una cifra sola, il vento passa da fastidioso a tagliente e le sciarpe fanno sempre un giro in più intorno al collo.
Inospitale, ma arrivano le feste e l’anno nuovo è un tir carico di chissà.
Freddo, cosa che per chi apprezza il ghiaccio, il the caldo, i pullover larghi e i camini a
ccesi è un risveglio.
Buio, ma le lucine appese ovunque illuminano e scaldano l’aria.
Adoro essere nata a dicembre perché è il mese che mi rispecchia di più, il bello bisogna andarselo a cercare.

Quest’anno è un caso particolare, perché dicembre comincia in un periodo nebuloso, indefinito della mia vita.
Un quarto anno iniziato in sordina, studiando tanto come sempre, tanto reparto come al solito, un po’ meno ‘universitario’ in senso stretto. La sensazione precisa è quella di avere allentato alcuni contatti con il presente ed il passato per tentare qualcosa che non c’è. Non che siano stati mesi inutili, anzi, c’è un lungo elenco di cose, ciascuna delle quali potrebbe bastare a rendere piena una vita, e qualcuna lo fa davvero.
Il ritorno di Amy, la cura nello studio, l’incredulità per alcuni comportamenti infantili, la fuga a Milano, l’esame di Reumato, la gioia per la laurea di Ale, la riscoperta d’une personne très importante, il corso di Pupazzologia, i muri spogli della mia stanza, il preoccupante callo che ho sviluppato alla morte brutale di conoscenti ventenni, una frase buttata lì che potrebbe cambiare tutto.
Negli ultimi mesi sembra non essere successo niente, invece è semplicemente difficile identificare i piccoli passi e le lievi svolte che delineano il percorso.
Dicembre entra nel limbo, e confido che la prima neve lo seppellisca per poi sciogliersi insieme.
E in questa mestizia dilagante, che a volte si fa indifferenza a volte si fa pungente, oggi ascolto solo queste frasi di una canzone di Elisa.
Miracolosamente
Non riesco a non sognare
E se c’è un segreto è
Fare tutto come se
Vedessi solo il sole

martedì, novembre 13, 2007

Break of the Dawn

Il Dea alle 5 di mattino è tra le cose più belle che ricorderò nella mia vita, e non sto a spiegare perchè... perchè sarebbe come spiegare che qui non è quello che si vede a ER.

E' tutto semplicemente perfetto.

venerdì, novembre 02, 2007

Ali d'aquila

Ieri mattina sono andata a trovare due dei pochi pilastri portanti della mia vita.
Queste fondamenta solide le ho trovate ad aspettarmi con cornetto e caffè, e due sorrisi in cui ci si può solo perdere, tanto intensi che anche il timido sole milanese per un giorno si è fatto spavaldo e ha illuminato da dentro ogni cosa.

Quando ho conosciuto Alessandro e Alberto il concetto di affinità elettive si è palesato nella sua tangibilità: otto ore insieme ripristinano uno stato di grazia emotiva peculiare di noi tre insieme, e ciao torna ad essere solo una parola di stacco tra un sorriso e quello seguente, e se lo stacco dura tre mesi il sorriso a venire sarà solo più luminoso.

Uomini di ventidue anni talmente atipici da stentare a credere in quel che ti dimostrano, guide nel DNA, esplosivi, semplici, disarmanti, intelligenti, oltre che belli? Cercare di incorniciarli in una definizione è una causa persa in partenza, però si può assumere per vero il loro essere tutto tranne che rinunciabili. Per il resto, spaziate con la mente e credetemi, esistono davvero e non hanno fili elettrici che spuntano da dietro le orecchie.

Ma la cosa più bella è guardarli trasfigurarsi in due casi: mentre parlano dei bambini che hanno la fortuna di averli per Vecchi Lupi e mentre parlano di Francesca e Gloria: i lineamenti si addolciscono e lo sguardo si posa dentro, da qualche parte delle immagini nella loro mente. Sono la conferma vivente che se in due si tesse lo stesso disegno, i nodi nella trama si sciolgono e c’è spazio per tanti ghirigori di contorno, ugualmente importanti perché fonte di ricchezza.

Quel kebab intellettuale… aveva davvero il sapore del sambhur cacciato di fresco.


I miei amici veri…
Contandoli uno ad uno non son certo parecchi,
son come i denti in bocca a certi vecchi
ma proprio perché pochi son buoni fino in fondo
e sempre pronti a masticare il mondo.
(F.Guccini)

martedì, ottobre 30, 2007

The Unexpected


Quando Nanny scrive un post, beh, al 90% condivido appieno tutto quello che dice, e stavolta non è diverso.

L'inatteso, questo simpatico muovipedine che non guarda in faccia a niente e a nessuno. Lascia i progetti sul marciapiede ed occupa la strada, la tua strada, quella che stai battendo tanto amorevolmente giorno dopo giorno e che desideri rendere tua con le tue scelte, le tue piccole grandi imprese, i sogni che spesso sembra si infrangano con tanto di schiuma contro qualche muro sorto nottetempo.

Una pagina web, una mail. Una chiaccherata con qualcuno di inaspettato, domande imbarazzanti di pazienti.

Uno scudo di kevlar che si fessura.
E le onde si infrangono e fanno rumore, e lavano via la sorpresa, le difese, la voglia di proteggersi da tutto e da tutti.
Mi hanno lasciata così, vulnerabile alle cose vere, mentre attendo in punta di piedi che l'orizzonte si dispieghi giocoso e inatteso, per essere ancora una volta intontita dal valzer delle circostanze che danza danza intorno a me ed ogni tanto mi fa roteare tra le sue braccia. Ho sempre amato danzare, e qualche giorno fa ho dissepolto la stella danzante che è dentro di me, la stessa che ha animato la mia crescita fervida e la mia voglia di masticare il mondo.
Guardo le luci sulla riva, un fiordo profumato di sale e vento gelido pieno di possibilità, quello che quando arriva... non c'è verso, non c'è poi, sferza tutto come dice lui.
E allora, e ora, spalanco le braccia e lascio che il vento giochi con i miei capelli e con i miei giorni futuri.
“No one believes that their life will turn out just kind of okay. We all think we are going to be great. And from the day we decide to be surgeons, we are filled with expectation. Expectations of the trails we will blaze, the people we will help, the difference we will make. Great expectations of who we will be, where we will go. And then we get there.We all think we’re going to be great and we feel a little bit robbed when our expectations aren’t met. But sometimes our expectations sell us short. Sometimes the expected simply pales in comparison to the unexpected. You got to wonder why we cling to our expectations, because the expected is just what keeps us steady. Standing. Still. The expected’s just the beginning, the unexpected is what changes our lives.”

martedì, ottobre 23, 2007

Rouge Interdit

Yesterday night I bought my first lipstick. Not a common lipgloss, or a moisturizer: an actual lipstick. For a woman, this is crossing the line from adolescence to adulthood more than having a baby. Chromosome Y owners, you may think I'm just another girlish chick who cares more about the haircut than the hole in the ozone layer, so just stop reading -lipsticks do not hurt the ozone layer, this to be underlined. This post is not for you, nor for those girlish chicks who care more about the haircut than the ozone layer (feeling so ecologist today...). This post is for that mastermind who invented the Rouge Interdit, with its magical I definetly have to trust in. No surprise if women are finally taking their hot shots, if substances like this are legal and wide-spreaded. To the Maison Givenchy my eternal gratitude, for making me feel like a princess wearing a tracksuit, runnings, socks of different colours and a veil of Precious Rose.

venerdì, ottobre 19, 2007

Plenty of me

Questa foto sono io, e non solo perchè la foto ritrae me.
Made by Alwyn
La mia vita a colori vividi anche se su un fondo apparentemente spento, io spesso da sola ma mai sola, per la presenza di poche persone che a me tengono sul serio. Io e la mia vita che non incrocia più alcune strade, io e i miei progetti futuri, io e la mia buona fede sepolta, io e la mia lingua tagliente. Aver imparato a fare e leggere ecografie, ecocuore e ecodoppler. La carbonara preparata con le infermiere all'una di notte durante un turno intenso. La condivisione del mio mondo con sei persone e basta, in barba ai km. Il mio onomastico e gli auguri del babbo che ogni anno se ne dimentica ma oggi no -dopo 22 anni ancora non mi spiego perchè tiene così tanto al mio onomastico...-.
Una password condivisa, la dimostrazione più grande. "Senti, oggi fai te, eh?"

Scoprire che alcune persone ancora non hanno capito quale linea non gli è consentito oltrepassare, e rimediare al più presto affinchè i confini siano opportunamente tracciati.
La cresima di mia sorella. I bimbi che non vedo l'ora di conoscere domani.

L'attesa di un'ammiga che non vedo l'ora torni. Altre che ho atteso anche troppo, e che ai margini della mia vita sono collocate comodamente. Insomma, il sereno assestarsi di un nuovo equilibrio, e la gioiosa constatazione che chi davvero volevo c'è sempre, e che soprattutto ci sono pienamente io.

lunedì, ottobre 08, 2007

La serratura rotta

Sabato sera, chiaccherando con le bimbe che avrebbero presto seguito nuove tracce ho chiesto loro perchè erano tristi. Mi han risposto "perchè lasciamo il Branco". Avrei voluto dire loro che sì, lo sapevo perchè erano tristi, e avrei voluto spiegar loro che dovunque si può tornare... ma davvero non era il momento. Ieri era il momento di temere la salita al Reparto ma di non veder l'ora di liberarsi di quei bimbi più piccoli -proprio quelli di 8 anni, che rompono terribilmente le palle a noi che ne abbiamo 11 e abbiamo tanti pensieri-. La verità è che ad ogni passaggio una paura terribile e una curiosità folle convivono nei battiti accelerati del cuore, nella tensione, nell'aspettativa.
Avrei voluto spiegare loro che ovunque si può tornare, che anche a quasi 22 anni si può tornare in Branco, ma mi avrebbero risposto sbuffando che non è la stessa cosa e avrei dovuto dar loro ragione, quindi sono stata zitta. Sono rimasta ad osservarle tutta la sera, e le ho viste così piene di decisioni da prendere... e anche se loro non lo sapevano, anche per me ieri c'è stato un passaggio importante.
Mentre prendevo il Totem ed il mio nuovo nome Giungla c'erano accanto a me -in modi diversi- Kaa, Babbo Lupo, Akela e Wontolla di quando ero lupetta, c'era la mia staff, c'erano alcune persone del CFM a cui tengo molto... ma soprattutto c'erano quattro persone: Matteo, Annalucia, Alberto, Alessandro e Gaia. Il primo sa sempre quello che sento e quanto è nei miei pensieri. La seconda è stata mia sorellina di tana, tenda e strada, e tale resterà per sempre. Gli ultimi tre sono tatuati nella parte del mio cuore meglio irrorata dalle coronarie, l'ultima parte del mio cuore che smetterà di battere.
Boschi ed Acque, Venti ed Alberi,
saggezza, forza e cortesia
che il favore della Giungla vi accompagni.

lunedì, ottobre 01, 2007

Crossing the line

Undici volutissime ore in Dea. Sono esausta e tra 4 ore iniziano le lezioni, ma stanotte devo resistere ancora un po’, scrivendo alla rinfusa, ma devo proprio.


Mio padre mi ha chiamata per sentire se il viaggio era andato bene, ed in valigia avevo due scatolette di salmone che aveva pensato a comprare per esser certo che al mio ritorno alla vita universitaria avessi qualcosa di commestibile pronto all’uso. Gaia negli scorsi giorni mi ha procurato un po’ di musica nuova, cosicché le ore di treno non fossero troppo noiose, e si è svegliata presto di domenica mattina per salutarmi.
Mia zia è tornata ad Avezzano questo weekend per poter stare un paio d’ore con me. Entrambe le nonne spergiurano di spendere preghiere per me, per i miei studi e per la mia salute. Con Virginia ci siamo sentite circa sei volte nelle ultime 24 ore, e Nik mi ha chiamato da Torino con voce raggiante (è da febbraio che non lo sentivo così, che bello) e sigaretta tra le labbra (credo al posto dell’appendice cecale abbia una Gauloise Rossa), benché non stesse adempiendo ad uno dei primi doveri di uomo, cioè "tesoro ti sta benissimo, sembra ti sia stato cucito addosso" per tutta la durata del raid di compere. Dalla zona Canavesana e bresciana sento arrivare pensieri felici e piovere affetto. Enzo (stella, meraviglia, sorpresa, regalo, miracolo) mi ha fatto ciao ciao con la mano quando andavo via dopo aver chiaccherato tutta la sera, e si è persino lasciato dare un bacino in più. Nel mio cellulare ci sono circa 40 numeri davvero importanti.



Mi ricordavo di lui, visto già altre volte, visto tre mesi, venti chili e quaranta decibel fa di voce, in un altro reparto. Passa in Dea proprio per l’accettazione, c’è un letto in reparto che lo aspetta già, e spero tanta morfina quanta riesce a stargli nelle vene.
Nel modulo di FirstAid del Dea c’è anche la voce ‘Informati i parenti’, una voce che vuol dire che qualcuno è in sala d’aspetto a tormentarsi per te; a torcere e stracciare fogli di carta, bere caffè per ingannare il tempo, parlare senza smettere per non far passare i pensieri cattivi. Ma per lui non è stata aperta quella voce, perché nell’ampia sala d’attesa che è la faccia della Terra nessuno stava facendo a pezzetti niente in attesa di sapere come lui stesse.
Forse ricordo le facce dei pazienti che vedo perché sono solo all’inizio, forse ricordo perché mi piacerebbe pensare che un medico, visitandomi, ricordi me. Non è che poi li ricordi tutti: talvolta sull’autobus riconosco persone, e qualche volta è capitato che loro riconoscessero me. Ma ci sono alcuni visi che si sigillano con la ceralacca nell’archivio e proprio non se ne vanno.



Ma chi -o più probabilmente cosa- è uno studente? Che ruolo ha? E come si fa a capire qual è la soglia di intimità da non superare?
Il cardine di tutto sta in quei 40 numeri, in quelle mille attenzioni: io non sono sola al mondo, e se avessi un Etp laringeo con ripetizioni ovunque… forse vorrei qualcuno accanto che mi prepari una minestrina o mi chieda come sto o chiami per me un’ambulanza se sento talmente tanto dolore da non riuscire ad alzarmi dal letto per andare a bere. La soglia è quella del reparto dove ora è ricoverato, e dove vorrei andare a trovarlo come fossi una vicina di casa? La soglia è l’addossarsi compiti che non abbiamo, arrogarsi diritto di intrusione?



Sono quella delle risposte, quella che anche se ad una domanda in sede d’esame non ricorda le cose con precisione le ricava ragionando ad alta voce col prof, quella che si stupisce da sola nel ricordare i dosaggi dei nitroderivati e nel piangere proprio ora, mentre scrivo… e Dio solo sa come vorrei avere questa, di risposta. Ancora, ancora ed ancora tento di rispondermi che sono una persona e che l’empatia non è una malattia, almeno in genere, quando riesci a smettere di piangere in un tempo ragionevole.