venerdì, febbraio 08, 2008

Breakaway

Appena sveglia ho riaperto il libretto per controllare che fosse tutto vero. Dopo una doccia, ho messo il libro di Gastro in borsa e sono andata a fare colazione con Andrea.


Ieri era una giornata come oggi, e durante l'esame più estenuante che io abbia mai sostenuto (e credo mai sosterrò) pensavo solo che non potevo bocciare con un così bel sole fuori. Me lo ripetevo ad ogni attesa di una nuova domanda, ad ogni pausa tra un professore e l'altro, tra un vetrino e l'altro, tra la fine dell'esame e la verbalizzazione.

E poi c'era Gaia, che sapeva e aspettava senza dire nulla.

E poi ieri c'era la Bea, anche quest'anno la stessa croce insieme.

E poi ieri è venuta a trovarmi Virginia, e si è fatta stritolare quando avevo finito tutto e non sapevo ancora niente del risultato.

E poi ieri c'era fuori Lucia, senza dire nulla, ma era lì fuori a carpire notizie.

E poi ieri c'erano Dani, Paola e Annie erano a casa ad aspettarmi con una bottiglia di Fontanafredda rosso e frizzante da stappare, le frittelline di riso e i cenci.

E poi c'erano tutti messaggi di chi mi vuol bene.

E poi ieri c'erano le mie coinquiline che mi hanno accolto festose.

E poi ieri c'era mio padre. Mio padre, dallo sguardo sereno e fiero, dal sorriso luminoso quasi come la luce delle sei di sera che glassava Firenze in un abbraccio. Mio padre, che per la prima volta prendeva in mano il mio libretto, e che per la prima volta era lì dopo un mio esame, e questo qui era quello giusto dopo cui esserci. Mio padre che guardava con me Firenze di nuovo a colori.


E c'era la mia ulcera gastrica, quella che studiavo anche senza vetrino, quella che mi ha fatto compagnia per questi quattro mesi di maideltuttorelax.
E' finita.


Da ora comincia il bello per davvero. Sarà difficile e magari incalzante, ma sono oltre la china. Oltrelachinaoltrelachiaoltrelachinaoltrelachina.

venerdì, febbraio 01, 2008

Ai minimi termini

Una volta era una delle tante espressioni di matematica che non capivo. Ora è la descrizione adatta per me.

martedì, gennaio 29, 2008

Barbie Barbona e la biblioteca incantata

Barbie Burberry non c'era...
Studiare nel Polo universitario di Giurisprudenza fa venire voglia di insalatine. Ovunque, esili figure in camicie Burberry , sorridendo estatiche, procedono elegantemente nei corridoi e tra i tavoli, dove le povere Barbie Barbona come me si infagottano in tute e si nascondono dietro a zaini che somigliano a valigie. Per questo, dopo avere appena fagocitato un trancio di pizza (mi viene in mente l'immaginina di Patuman che mangia) ho deciso che era ora di venire nel mio angolino e sfogarmi, perchè ho due tizie sedute accanto a me che parlano di come infilarsi meglio le dita in gola per entrare in dei pantaloni che potrebbero farmi da coprispalle. Appena finisco di scrivere offro loro un Duplo, così magari perdono coscienza e riuscirò a studiare in pace. Tanti baci a tutti, e che il PAF sia con voi!

martedì, gennaio 22, 2008

L'arma

Ed entro nei tuoi occhi come in un bosco pieno di sole
Silente ha sempre ragione. E anche Nazim Hikmet. E in questo pomeriggio di lotta contro il tempo, ho capito che davvero basta capirlo per ingranare l'ottava e bucare le nubi. Ed entro nei tuoi occhi come in un bosco pieno di sole.

lunedì, gennaio 21, 2008

Un motore che ruggisce in folle

Ieri mi sono definita così, e solo dopo aver finito la frase mi sono resa conto di quanto fosse vera, precisa e completa nel descrivere come sono in questo periodo. Tra pochi giorni ho questo dannato esame, e non ho la minima volontà o voglia di passarci le notti sopra. E' uno sforzo controllato, non mi sveno di fatica, non ci butto l'anima come dovrei. Non riesco a guardare oltre la pila di libri tutte le cose belle che ci sono. E sì che di cose belle ne ho, e so di averle. Ho la sveglia militare alle 6.30 con Valeria e ho la sua famiglia che mi abbraccia, ho un tulipano nero che inizia a germogliare sotto il terriccio (grazie Ale), ho un babbo che mi tiene su di morale raccontandomi dei suoi professori di patologia, ho una sorella che ride con me -e di me- sul mio nuovo taglio di capelli, ho un forsefintomicatanto cognato che mi stressa e che adoro, ho Virginia che è la mia benzina e ho Nik che mi ha risollevato una giornata con American Gangster. Ho Carla che tenta di convincermi che il look alla Fantaghirò è quanto di più chic ci sia in circolazione. Ho Marco alle prese con paper più grandi (ma non più alti) di lui, ma che nonostante tutto c'è sempre. Ho il cielo stellato nel messaggio di Albi di tanto tempo fa. Ho una CoCa che tifa per me e sopporta i miei orari proibitivi. Ho il DEA e Vascolare che sono sempre lì. Ho il mio scrub cap sempre in borsa. Ho una caldaia in panne da un mese, e quindi ho un sistema immunitario alive and kicking e un epitelio ciliato resistente al freddo.

Come dicevo sopra, ho un nuovo taglio di capelli che è costato una fortuna e una crisi vasovagale a me, e alla parrucchiera una valanga di improperi nemmen tanto a bassa voce. La realtà è che, dopo tre giorni passati ad evitare lo specchio, un autobus con i vetri riflettenti si è fermato davvanti a me stamani, e ho visto che questi capelli mi stanno di un bene assurdo. La cosa che però ho realizzato con sorpresa in quel riflesso è l'immagine di me. Ho me stessa, con tutti i miei lati spigolosi (figure of speech...) , le mie spine e i miei muri intorno, ho la mia strenua resistenza che si inabissa di tanto in tanto, ho i miei progetti che voglio realizzare, i compromessi che non so accettare, la fiducia che offro col contagocce, le liste di cose da fare, le cose che faccio per sfida per colpa del mio orgoglio smisurato.

Ieri sera una persona davanti a cui non posso calare barriere mi ha scritto "Dove hai seppellito il tuo cambio a sei marce? Fammi vedere chi sei!".

Yabusa
Obbedisco.

venerdì, gennaio 18, 2008

Tutt per te

Un post-icino (ah ah) direttamente dal tuo pc che rantola a medie bolle in attesa che torni da pranzo, così mollo le vesti di cane da guardia e vado a prendermi il cappuccino per cui mi hai allegramente preso in giro finora. Mi fa strano pensare che ti laurei tra pochi mesi -e che io non sarò alla tua laurea, perchè sarò in Erasmus-, è la prova vivente della rincorsa che hanno preso questi ultimi anni.
Lo sai che, a modo tuo, sei una delle poche costanti del mio intervallo 2004-2008? Hai sopportato i miei deliri pre-esame ed io le tue deliranti ed intelligenti dissertazioni esistenziali, ho riso con te come con pochi altri e ho studiato con te come con nessun altro. Dall'alto del tuo essere tre anni avanti mi hai sempre fatto sentire alla pari, ascoltandomi (o fingendo sapientemente di farlo?).
Mi hai ricordato la bellezza dei mattoncini Lego.
Solco dopo solco sul pavimento dell'aula B, canzone dopo canzone, panino dopo panino, sei diventato un vero amico. E vederti giocare al TotoRaggi è divertente, anche se sotto sotto lo so che fingi scetticismo, perchè le cose le sai davvero. Ora scrocchio le mie artrosiche ossa e mi rimetto a studiare. E se quando torni mi porti il cappuccino sarà una giornata meravigliosa nonostante la parrucchiera.

mercoledì, gennaio 16, 2008

Meno sei


I'm so sick of it.

Avete presente con quanto schifo e disgusto gli americani pronunciano questa frase? Sto disperatamente tentando di imparare, per poter meglio descrivere la mia situazione domestica ed universitaria. Tengo duro e chino il capo perchè sono ancora solo 6 mesi prima di lasciare la casa qui, prima di partire per la Summer School, prima di partire per l'Erasmus. 6 mesi in cui ho deciso di ridermela allegramente di tutto ciò che non sia lo studio e gli scout. Sarà dura, ma quando parte un conto alla rovescia la strada si spiana impercettibilmente, e anche se le caldaie non si riparano da sole e all'instabilità psichica di certa gente non c'è cura, saranno sei mesi da strizzare.
Bella premunt hostilia,
da robur, fer auxilium...

lunedì, gennaio 14, 2008

Grasp the nettle

I libri aperti sulla scrivania non mi sono mai sembrati tanto minacciosi quanto in questi giorni, e quelli impilati disordinatamente a bordo letto mai così invitanti. Cerco di esorcizzare la fatica e lo scoramento sottolineando come facevo quando preparavo istologia, scavando solchi sulle pagine, domandandomi perché non funziona più. Aspetta, però.
Durante istologia usavo come segnalibro il biglietto d’aereo che mi avrebbe portata in Bolivia un mese dopo.
Avevo alle spalle otto mesi di università, ed ancora la ferma convinzione che studiare fosse sufficiente. La vita non si mette tra le ruote degli studenti diligenti, hanno avuto la presunzione di farci credere il primo giorno di lezione.
Durante istologia anche gli altri preparavano istologia.
Studiare come funziona una cellula in primo anno è meraviglioso, cavoli, siamo fatti di cellule!
Se l’elenco qui sopra fosse un test a crocette potrei barrarle tutte come lasciarle tutte in bianco.
Il fumetto più adatto a me è un ciuchino che, inseguendo una carota, gira una mola.
Studiare come non funziona una cellula in quarto anno diventa un incubo. Cazzo, saremo anche fatti di cellule, ma ora che ci è ben chiaro quanto tutto funzioni per miracolo la carotina appesa davanti al naso è un orizzonte che inizia ad annoiare, specie quando attorno a me vedo casse di mele verdi.
Ho perso la meraviglia per questa materia. E non voglio perdermi il mondo intero là fuori, chi mi assicura che avrò il tempo?
E alcune mele verdi durano così poco. La sera sono lì, e la mattina dopo…e la mattina dopo ti trovi a pensare che non hai fatto in tempo ad apprezzarle come meritavano.
So bene di non essere me al 100% senza il naso tra i libri, ma altrettanto non sono me stessa senza luci di altrove riflesse nelle iridi. Non sono brava a trovare il giusto mezzo nelle cose, e non ho la buona volontà di cercarlo davvero: bianco e nero. Capito sul grigio solo per sbaglio, o solo quando apro l’armadio, talmente pieno di maglie e maglioncini grigi che quasi credo che sia tra i miei colori preferiti solo per contrappasso.
Il mio carattere trova i suoi biglietti da visita nelle ruote dei trolley e delle barelle, sotto le suole degli scarponi e nelle pagine di libri di inglese e medicina. Sono tutte “e”. Devono esserci tutte.


Mentre mi preparavo la solita caffettiera ho arraffato il dizionario di Idioms che vorrei tanto leggere, e l’idiom su cui ho posato gli occhi nell’aprire una pagina a caso è il titolo di questo post. Azzeccato quanto la tazza di caffè troppo piena che prima di arrivare in camera mi sarò di sicuro versata addosso.

lunedì, gennaio 07, 2008

Ordeal & Diamonds

Quando le cose compaiono d'improvviso dove non avevo mai guardato, o forse erano già lì e bastava solo acciuffare da qualche parte il coraggio di aprire gli occhi, sono sempre un passo oltre la linea del tempo.

La variante sul tema di stavolta è il fatto di non essere sicura di aver sbagliato a tenere le palpebre serrate, perchè stavolta è in ballo tanto, tremendamente tanto, e con i diamanti non si gioca.
Un anno fa ho scritto un post in cui mi ripromettevo di dare voce alle farfalle nello stomaco. Ebbene, questa volta sono farfalline speciali, di un colore speciale, e le sto lasciando chiaccherare liberamente, però a bassa voce, quasi sussurrando, perchè devono crescere. Ed anche perchè questa è una di quelle volte in cui vorrei che le farfalle restassero sempre lì, vicino ai diamanti, per degli occhi lucidi ed orgogliosi ad ogni sguardo e per tutti i possibili sguardi.
Tempo.
"That's the silver lining I've been looking for..."

venerdì, gennaio 04, 2008

Dove i vecchi sentieri sono perduti

Non sono mai stata portata per le public relation, e l’abbuffata di mail di questi ultimi due giorni non ho ancora ben capito se finirà con l'annientarmi o col temprarmi.

Stanotte, dopo aver finito anche l'ultima missiva, ho chiuso il computer e benchè fosse l'una e mezza mi sono accoccolata sulla poltrona davanti al camino e ho nuotato nei ricordi di undici anni di camicie blu, nel ricordo di quando tutto era ancora l'acqua fresca di cui parlava Don Ghetti, provando in tutti i modi a riemergere per un pochino da quelle torbide in cui invece ci ritroviamo a sguazzare, nolenti, per colpa di alcune scorie che inquinano alla sorgente.

Non molto tempo fa credevo di aver provato tutto il dolore possibile, di aver raggiunto l’apice del sentirsi feriti. Mi sbagliavo.

Tutto questo accade quando ci si lascia addomesticare, addomesticare per davvero.

Succede, in un preciso momento, che si capitoli, che la resa arrivi senza poterci fare nulla, e questo accade al primo cerchio. Gia' quello e' il punto di non ritorno. Gia' lì avrei dato la vita per ciascuno di quei visini.

Ed ora me li hanno toccati. Ed ora hanno messo a repentaglio la gioia di quella Famiglia Felice.

La rabbia di Raksha, la dewhanee di Tabaqui, la potenza di Kaa impallidiscono al confronto di Bagheera ferita, ma mai così glaciale, lucida e terribile.

Non esiste spazio per il perdono fraterno.

Denti bianchi e taglienti. Ogni loro lacrima versata ha un prezzo da pagare.

giovedì, gennaio 03, 2008

Post en passant

Finalmente le feste volgono al termine, e così il mio malumore sembra lentamente scemare. Nei miei post precedenti non sono stata in grado di mantenere la calma e la seraficità di Lu, con la sua voglia di guardare al bello, ma quello che di sicuro ho intenzione di fare è di mettere nei mesi che verranno tutta la grinta di Nanny, una mia fonte costante di ispirazione.
Dopo ben tredici giorni qui, e dico tredici, inizio a sentire prurito sotto le ruote del mio trolley strapieno e comincio a diventare una convivente insofferente persino per le due persone più tolleranti del mondo, costrette a vedermi vagare per casa per ancora (24x4= 96, arrotondiamo a) cento ore.

Al mio ritorno a Firenze devo impormi di rispettare un elenco di S.
A) Studiare, perchè la situazione si fa disperante.
B) Smettere di mangiare qualsiasi cosa abbia solo l'odore di dolce, perchè altrimenti esce una freccina collaterale in questo elenco che porta ad un punto E) dove E sta per Elena Mirò. Per evitare ciò, basta
C) Non fare la Spesa per cercare di
D) Smaltire tutto ciò che di sconosciuto ai miei pantaloni si è accumulato in questi 13 giorni. Non dubito che anche lo
F) Stress mi sarà d'aiuto in merito, così come le mie
G) Scappatelle in DEA e Vascolare, che non ho nessuna intenzione di interrompere in quanto fonte di ricarica morale e risate, oltre che di nozioni.
H) Scordarmi la vita sociale finchè non avrò avuto ragione di un certo esamino (anche volendo, con il resto della Banda in giro per il mondo avrò poco da fare).

E con questi buoni propositi -quantomeno per i due mesi a venire- vi lascio agli sgoccioli delle feste, che spero per voi saranno una vera favola.
Per quanto riguarda i miei prossimi quattro giorni, per le favole avrò parecchio tempo. Enzo sembra gradire particolarmente tutto ciò che di leggibile si possa trovare su un libro, con particolare propensione alle fiabe celtiche (moto d'orgoglio...) e in questo centinaio d'ore di mezza vacanza avrò come altro unico compito serio affilare gli artigli, perchè si sta per scatenare l'inferno.

Ultima cosina. Chiunque tu sia, la frase abusata "parla adesso o taci per sempre" fa proprio al tuo caso. Non sono propriamente famosa per la mia tolleranza agli scherzi e ai 'senza volto'...

martedì, gennaio 01, 2008

Nothing but Skill


C'è una cosa che ho dimenticato di menzionare ieri sera, ed è l'ultimo punto messo sulla mia cuffia chirurgica. E quando mi hanno augurato un 2008 pieno di ciò che più desidero, il mio pensiero è andato inevitabilmente alle mura che mi vedono entrare e uscire alle ore più improponibili del giorno e della notte. Vorrei solo continuare questo andirivieni, questo labour of love tanto appagante e tanto stancante che nel 2007 è stato il mio sangue nelle vene, grazie al quale in alcuni momenti inspiegabilmente il mio cuore continuava a battere.
Una nuova cosa imparata ogni bollicina bevuta nel mondo.
Questo è stato il mio vero augurio per questo anno in erba.

lunedì, dicembre 31, 2007

Datemi un sacco da boxe!

Odio il Capodanno. L'ho sempre odiato. Detesto tutto questo fervore, quest'attesa di chissà cosa, tutte le cose luccicanti e l'angoscia sul cosa mettersi e le lenticchie e la profusione di cibo e i "Cosa fai a Capodanno?", l'intimo rosso (col cavolo! Pizzo grigio perla!) le trasmissioni idiote, i messaggi di auguri inviati alle rubriche intere. Piuttosto che mandarmi roba prefabbricata, cancellatemi dalla rubrica.

Tutta la verità, nient'altro che la verità è che io sogno di passare l'ultimo dell'anno in tre posti, e basta. Un posto sperduto con tanta neve e tante stelle e il mare possibilmente non distante, il Pronto Soccorso, una sala operatoria.
A Capodanno ci si deve sentire per forza fighi e speranzosi? Io preferisco restare sull'onda di sempre, della Laura quotidiana. In questo preciso istante, con il sapore delle lenticchie ancora in bocca ed un dentifricio fortunatamente a soli tre metri di distanza, sogno di infilarmi una divisa bianca e mandare a... ballare tutti. E se ci fosse anche qualche mano da ricucire di qualche cretino che si diverte con le bombe carta artigianali ben venga, ovviamente solo dopo lo spumante di mezzanotte.
Stasera sono se possibile più insofferente e odiosa del solito.
A Natale siamo quasi tutti più buoni.
Ah, già, dimenticavo. Un meraviglioso, fantastico, superspeciale anno nuovo a tutti carico carico di amore. Suona bene, no?

domenica, dicembre 30, 2007

Logorrea


Ma quanto scrivo in questi giorni?


Kaolin canticchia in sottofondo, la mia nuova creatura per ora se ne sta buona qui accanto -ma me la vedrete presto addosso a far compagnia ad una sorellina- e in casa non c'è nessuno. Una intera giornata passata a scervellarmi su un girotondo infernale di fattori e cofattori, e poi, al secondo caffè, quando l'orologio ormai ticchetta le sei, tolgo le briglie ai neuroni e mi rifugio nell'empireo delle parole. L'argomento del post di ieri ancora non abbandona la mia testolina, e se possibile mi ha costretto a qualche riflessione non indolore sugli ultimi 364 giorni.
364 giorni fa a quest'ora ero a passeggio in Calabria con mia cugina, credo pensando solo all'imminente Capodanno e niente più. Un anno fa non avevo idea di star camminando su un trampolino sospeso sopra una piscina colma di... tutto, e che mi sarei tuffata gioiosamente tra acque torbide, per riemergerne non indenne.
Oggi mi sono resa conto che mi sto ancora strizzando i capelli a bordo vasca, e che quelle cose che durante quest'anno mi tiravano giù verso il fondo come Avvincini da ora in poi saranno solo alghe fastidiose e niente più. E, soprattutto, c'era una cosa che mi ha dato molto fastidio quest'anno, ed era l'odore di cloro. Da ora in poi si nuota in mare aperto, ed il sale sulla pelle non brucerà, perchè le ferite sono rimarginate.
Sis phenix...

sabato, dicembre 29, 2007

Once upon a time

Appena finirò di scrivere questo post passerò ad una lettera di ramanzina per Babbo Natale. Ieri sera sono stata al cinema a vedere La Bussola d'Oro e ho scoperto che sotto il mio albero di Natale mancava un regalo fondamentale. Io dell'aletiometro avrei davvero bisogno! Mi piacerebbe molto potermi porre una domanda, e scoprire la verità subito dopo. Sarebbe tutto così semplice! Credo gli orsi polari corazzati si possano noleggiare e per quanto riguarda il dirigibile non ci sono problemi, combatterò affinchè la costruzione di un aggeggino simile diventi il nuovo hobby di un ingegnere dotato di fantasia e cavalleria galoppanti e di parcheggi femminili. In mancanza di aletiometro, però, posso sempre imparare a leggere i fondi di cioccolata calda con la panna, sicuramente potrei accumulare una ragguardevole esperienza.



Ieri ed oggi sono stata con Enzo e Francesca, 4 anni e mezzo e 3 e mezzo rispettivamente, e ho avuto modo di recuperare la palestra che non faccio da quattro anni, l'allenamento nei cartoni animati e le mie doti di cantastorie e giullare. Ancora non confido che un po' di polvere di fata faccia volare via ogni malevola intenzione dal Mugnai il giorno in cui ci incontreremo, ma ci sto arrivando.


Ciò che però mi ha fatto riflettere sul serio, in questi giorni di delirio Disney, è stato il rendermi conto che sono fuori dal tempo delle favole.

La Bestia aveva tempo fino ai 21 anni prima che la sua rosa sfiorisse del tutto, tutti i tizi di Harry Potter già prima di finire la scuola hanno idee chiare e partner da cui non divorzieranno, in High School Musical (sì, ho visto anche quello, non commentate) due pischelli vengono trascinati su un palco e mentre scoprono di saper cantare anche fuori dalla doccia scocca la famosa scintilla, la Bella Addormentata nel Bosco si punge con l'arcolaio il giorno del suo sedicesimo compleanno, e scommetto che Cenerentola non aveva rughe.


D'improvviso, mi sono ritrovata dalla parte di quelli che le favole le leggono agli altri.


Non incapperò mai in mele avvelenate, se conoscerò nanetti è probabile che penserò più ad una loro mappa genomica che ad una miniera di gemme preziose e di papabili matrigne ne ho fatte scappare almeno tre, ma nonostante ciò mio padre non si è fidanzato con una maestrina dall'aspetto dimesso che si tramuta in gnocca, classico happy ending di tutti i papponi che le reti mandano in onda nei giorni di festa.


Sono certa di non essere una principessa in incognito, nessun principe ha mai chiesto la mia mano e al liceo ero una delle invisibili che dovevano rispondere 'presente' all'appello per essere notata. Ben poco di fiabesco.


Ma poi oggi Francesca mi ha detto che sembro Crudelia, così, di punto in bianco, mentre scartavo un cioccolatino per lei. E quando le ho chiesto perchè (sbigottita, giuro, c'ero rimasta di un male...) mi ha detto che è l'unica principessa che conosce con i capelli lisci. Ora, forse non ha colto molto bene il senso de La carica dei 101, però mi ha fatto capire una cosa. Nella sua ottica, ogni fiaba ha una sua principessa.
Considerato che non rispondo a nessun criterio classico di principessitudine e che la descrizione che più mi si addice è perfida e malefica, direi che la situazione volge quasi a mio favore.
Non sono ancora pronta a rinunciare alla mia favola, quella in cui capita qualcosa che stravolge tutti i piani possibili. "C'era una volta" resta ancora in cima alla top ten dei miei incipit preferiti, incollato lì da un Incantesimo di Attacchinaggio e dalla strenuo profumo di fiaba che resiste e si fa respirare ogni singolo giorno della mia vita.

venerdì, dicembre 28, 2007

2008 - Going free

Last days of this 2007 still dropping on my planner, I'm giving them the last space in this NowhereLand for a quick resume. It needs to be done, just many other things needed to be faced during last months.
I learned not to crack up, and how to laugh off.
I practiced the art of inter, and I buried the hatchet, and I won't let anybody in my innermost potter's field.
I got skilled battening down instead of turning a blind eye, and after all it's break even.
I met five persons who made my life joyful and valid.
I've drawn lines not going to be crossed.
I got the hang of taking out.
I've been taught a couple of lessons I won't ever forget.
More than ever, some songs became good-luck charms.

No slouch doing all by myself.
Not scared or damaged, despite someone still believes that.
I gained my brightest smile ever, and come what may it will shine across my 2008.
May yours be just pure joy.

martedì, dicembre 25, 2007

Tu, quanto tempo hai?

Ci sono foglie che si aggrappano ai rami perche non vogliono cadere mai,
ci sono stelle che si aggrappano al cielo perche si accorgono di finire,
sai, ci sono ubriachi che stringono il bicchiere perché è sempre l'ultimo che fa paura,
ci sono uccelli che sentono lo sparo e contano quanto gli resta ancora.
Ed è soltanto questione di tempo:
quello che serve a salvare un uomo,
il cielo quando è in attesa di un lampo,
una chitarra che aspetta un suono,
una ragazza col cuore in gola,
perché il suo amore non puo finire,
o il tempo prima della parola che non avresti mai voluto dire...
E tu, quanto tempo hai?
tu,quanto amore hai?
io, non ti perdo mai ti aspetto al fondo di questa strada, sai;
tu,quanto tempo hai, quanto tempo hai,
quanto amore hai?
Ci sono ragazzi che chiudono gli occhi e si distruggono in un altro tempo,
ma d'altra parte ci sono vecchi che darebbero tutto per un momento,
ci sono lettere che non arrivano,
baci che restano immaginari,
ci sono treni che si stanno chiedendo quando finiscono i binari.
E ci sono poeti che chiedono a Dio un altro giorno per dire qualcosa e i giardinieri sdraiati di notte col naso sul gambo di una rosa,
ci sono bambini che aspettano quando verranno per spegnere la luce,
e uomini che hanno sfidato il tempo perchè qualcuno sia felice.
E tu, quanto tempo hai? tu,quanto amore hai?
basta solo sapere questo, sai,
conta solo questo, sai.
Tu,quanto tempo hai
Tu quanto amore hai: non è niente non è successo niente,
sai, dimmi solo se ti ho perso o non ti ho perso mai;
tu quanto tempo hai? quanto tempo hai,
quanto amore sei?

(R.Vecchioni)

lunedì, dicembre 24, 2007

Sous l'arbre



Il camino schioppetta e scintilla alla mia destra, l'albero luccica alle mie spalle, il coniglio rosicchia lunghe foglie di cavolo nero e l'orologio segna le 22.15 e la tv a basso volume trasmette un documentario meraviglioso, La Marcia dei Pinguini.
Tutto in questo istante sereno parla d'amore.
Ed è tutto quello di cui parlo anch'io qui, ed è tutto quello che vi auguro di trovare sotto ai rami più bassi del vostro albero.

domenica, dicembre 23, 2007

Dentro

In realtà hai usato tutte lettere maiuscole.

4 mesi di assenza non si riempiono versandoci scuse, anche perchè saranno di sicuro talmente pieni d'altro da non poterne più. Allora ok, facciamo che entri nella prima delle tante profonde linee che ho tracciato intorno a me, per tutto quello che abbiamo passato -più o meno insieme- negli ultimi sei o sette anni.

Mi hai chiesto di pubblicare, quindi lo scrivo qui che provo a crederti, che provo a credere a quelle lettere maiuscole. Che mi dispiace se quei 4 mesi traboccano di roba che nausea, mi dispiace per l'amarezza residua, per le linee che anche te hai tracciato.

Ma con le mani nel catino guarda cos'hai perduto... e se ti servissero una mano o un occhio in più per cercare, o per staccarti dal catino, puoi ancora trovarli dietro la prima linea, ancora in prima linea.

sabato, dicembre 22, 2007

Chez moi

Le montagne bianche, nitide, mai così belle, sotto un cielo non ancora blu scuro ma già stellato mi hanno abbracciato ieri al mio momentaneo ritorno alla vita di una volta. Appena finito di avvolgere le lucine intorno all'albero, ho iniziato a preparare la ribollita che sarà pronta solo per domani. Qualche incertezza nel trovare i mestoli e il posto dei piatti, ma ancora casa profuma di casa, e le mie mani profumeranno di aglio per i prossimi tre giorni.


La prima persona che sono andata a trovare è nonna Elena, la mia terza bisnonna che ha 98 anni ed è una vera guerriera. La prima cosa che ha fatto dopo avermi coccolato mezz'ora, la mia mano destra stretta tra le sue, è stata dire "Ah, aspetta, famme vedè 'na cosa." Ha mollato la mia mano destra, mi ha preso la sinistra, ha scrutato l'anulare -vuoto, ovviamente- e ha sentenziato "Brava stellì, non è ancora tempo. Ora puoi prendere un cioccolatino."


La prossima persona che voglio terribilmente riabbracciare dovrebbe arrivarmi ormai ai fianchi e, da quanto ho potuto appurare, ha definito il suo caratterino e le coniugazioni dei verbi. Quanto mi è mancato, davvero non si può spiegare. Tutti dicono che niente può eguagliare il legame che si ha con un figlio e io posso solo dire che se supera questo... per chi lo prova è, e forse un giorno lo sarà anche per me, una benedizione.


E poi... poi viene la mia seconda famiglia, che da troppo non stringo forte forte. E mi sono mancati tanto quanto la mia prima famiglia, e come loro sono una delle ragioni per cui torno ancora qui.


Poi, con calma, un'oretta con due persone, una che manca serenamente perchè manca meno, l'altra che è un nodo allo stomaco perchè è una mancanza che lacera a ogni canzone di Guccini che ascolto, ad ogni passo con gli scarponi, ogni sentiero, ogni volta che infilo l'uniforme scout.


Il disordine, i profumi, i rumori, il divano, il coniglio, le foto, Gaia e papà.


Casa.


venerdì, dicembre 21, 2007

Report - calza numero 19

Solo sorridere. Per i tuoi successi, per i tuoi mai piccoli passi (mai piccoli per ovvie e meno ovvie ragioni), per le nostre chiaccherate, per la tua presenza a fine binario, per le montagne innevate sotto il cielo trapuntato di stasera, per le nostre risate, per l'arrossire coperto dal buio, per la scommessa e per una trama cangiante, calda e bellissima da guardare.

"...Un frisson seulement, devant l'incertain."

giovedì, dicembre 13, 2007

Scrub in

"Vai a lavarti".

C'è solo un posto in cui queste parole assumono un significato particolare, unico, e solo se a pronunciarle è un tizio con una mascherina e un camice azzurro che dice che mi aspetterà per cominciare. E dopo quei 7 minuti di Betadine e continui risciaqui, di accortezza nel non toccare nulla, vengo vestita e mi ritrovo in mano un divaricatore, una pinza e iniziano le tre ore e mezza in cui aver dormito nove ore in tre giorni non conta più, e non contano più le mille ore passate sul Balboni visto che non mi ricordavo i nomi del 30% dei vaserellini, e non conta più che sto per compiere 22 anni e accanto a me c'è il primario che fa un'opera d'arte.
Conta solo il mio indice poggiato sopra ad una arteria femorale, calda, viva, prepotente, indurita da placche calcificate che vengono tirate fuori una ad una, ed un pezzetto lo tiro fuori io. Io, capite? Io. E vaffanculo a tutto il mondo fuori, esami blocchi esercitazioni corse e scapicollate, quando il sangue zampilla. E quella patch a Y proprio bellino alla fine è solo la ciliegina sulla mia torta di compleanno.

"Torna pure tutte le volte che vuoi!"

Da oggi in poi, ho un argomento preferito di patologia, forse l'unico che non mi chiederanno, ma di certo l'unico che non scorderò mai.

lunedì, dicembre 03, 2007

Come una nuvola bianca in una noce scura

Ti auguri non capiti mai, o perlomeno supponi non in una notte in cui i ritmi sembrano rallentati e conciliano il sonno insieme alla temperatura tropicale nelle stanze. Invece per caso, nella quiete, un quadratino rosso spunta quatto quatto nella lista d'attesa altrimenti deserta. E in mezz'ora o poco meno, quel quadratino rosso passa dal suo letto, dall'abbraccio di sua moglie a quello di una macchina per TC, e gli tiene compagnia il mantice ritmico della ventilazione assistita. Qualcosa lì dentro si è rotto, e cosa importa se si chiama arteria cerebrale media del Poligono del Willis quando una madre, un padre e una moglie urlano esterrefatti e l'intero turno A ha gli occhi rossi e spera solo non arrivi un altro codice rosso, per offrire il minimo possibile, uno spazio chiuso per restare di stucco e sfinirsi i polmoni. E fuori, qualcuno ti chiede come mai i medici non l'hanno ancora visitato. Possiamo perdonarci gli occhi rossi, la voglia malsana di prendere qualcuno per la collottola e buttarlo fuori, ma non possiamo perdonarci le volte in cui non guardiamo chi amiamo con la stessa intensità con cui rimpiangeremmo di non averlo guardato quell'ultima volta. Ogni volta che non ci si chiede se davvero avremo di nuovo l'occasione di stringere qualcuno tra le braccia come stiamo facendo in quel preciso istante manchiamo di cura nei confronti di quella persona, di quell'amore.
Quante volte un 'ti voglio bene' non viene detto perchè melenso, e quante volte vorremmo averlo pronunciato non seicento ma sei volte per bene, con forza, occhi negli occhi, vedi, io sono qui, parlo con te e non sono parole di passaggio, e questo sguardo te le timbra addosso. Quante volte quel timbro Prioritario manca sulle quotidiane buste di ciao che ci si urla nel mezzo di strada? No, diamine, non rispondere troppe, perchè così è facile. Prova a rispondere ogni volta una in più, e vediamo se il prossimo bacio che darai avrà lo stesso sapore.

domenica, dicembre 02, 2007

Qualcosa che non c'è

Dicembre è un mese in cui le piccole Italie su schermi e quotidiani sono cosparse di numeri a una cifra sola, il vento passa da fastidioso a tagliente e le sciarpe fanno sempre un giro in più intorno al collo.
Inospitale, ma arrivano le feste e l’anno nuovo è un tir carico di chissà.
Freddo, cosa che per chi apprezza il ghiaccio, il the caldo, i pullover larghi e i camini a
ccesi è un risveglio.
Buio, ma le lucine appese ovunque illuminano e scaldano l’aria.
Adoro essere nata a dicembre perché è il mese che mi rispecchia di più, il bello bisogna andarselo a cercare.

Quest’anno è un caso particolare, perché dicembre comincia in un periodo nebuloso, indefinito della mia vita.
Un quarto anno iniziato in sordina, studiando tanto come sempre, tanto reparto come al solito, un po’ meno ‘universitario’ in senso stretto. La sensazione precisa è quella di avere allentato alcuni contatti con il presente ed il passato per tentare qualcosa che non c’è. Non che siano stati mesi inutili, anzi, c’è un lungo elenco di cose, ciascuna delle quali potrebbe bastare a rendere piena una vita, e qualcuna lo fa davvero.
Il ritorno di Amy, la cura nello studio, l’incredulità per alcuni comportamenti infantili, la fuga a Milano, l’esame di Reumato, la gioia per la laurea di Ale, la riscoperta d’une personne très importante, il corso di Pupazzologia, i muri spogli della mia stanza, il preoccupante callo che ho sviluppato alla morte brutale di conoscenti ventenni, una frase buttata lì che potrebbe cambiare tutto.
Negli ultimi mesi sembra non essere successo niente, invece è semplicemente difficile identificare i piccoli passi e le lievi svolte che delineano il percorso.
Dicembre entra nel limbo, e confido che la prima neve lo seppellisca per poi sciogliersi insieme.
E in questa mestizia dilagante, che a volte si fa indifferenza a volte si fa pungente, oggi ascolto solo queste frasi di una canzone di Elisa.
Miracolosamente
Non riesco a non sognare
E se c’è un segreto è
Fare tutto come se
Vedessi solo il sole

martedì, novembre 13, 2007

Break of the Dawn

Il Dea alle 5 di mattino è tra le cose più belle che ricorderò nella mia vita, e non sto a spiegare perchè... perchè sarebbe come spiegare che qui non è quello che si vede a ER.

E' tutto semplicemente perfetto.

venerdì, novembre 02, 2007

Ali d'aquila

Ieri mattina sono andata a trovare due dei pochi pilastri portanti della mia vita.
Queste fondamenta solide le ho trovate ad aspettarmi con cornetto e caffè, e due sorrisi in cui ci si può solo perdere, tanto intensi che anche il timido sole milanese per un giorno si è fatto spavaldo e ha illuminato da dentro ogni cosa.

Quando ho conosciuto Alessandro e Alberto il concetto di affinità elettive si è palesato nella sua tangibilità: otto ore insieme ripristinano uno stato di grazia emotiva peculiare di noi tre insieme, e ciao torna ad essere solo una parola di stacco tra un sorriso e quello seguente, e se lo stacco dura tre mesi il sorriso a venire sarà solo più luminoso.

Uomini di ventidue anni talmente atipici da stentare a credere in quel che ti dimostrano, guide nel DNA, esplosivi, semplici, disarmanti, intelligenti, oltre che belli? Cercare di incorniciarli in una definizione è una causa persa in partenza, però si può assumere per vero il loro essere tutto tranne che rinunciabili. Per il resto, spaziate con la mente e credetemi, esistono davvero e non hanno fili elettrici che spuntano da dietro le orecchie.

Ma la cosa più bella è guardarli trasfigurarsi in due casi: mentre parlano dei bambini che hanno la fortuna di averli per Vecchi Lupi e mentre parlano di Francesca e Gloria: i lineamenti si addolciscono e lo sguardo si posa dentro, da qualche parte delle immagini nella loro mente. Sono la conferma vivente che se in due si tesse lo stesso disegno, i nodi nella trama si sciolgono e c’è spazio per tanti ghirigori di contorno, ugualmente importanti perché fonte di ricchezza.

Quel kebab intellettuale… aveva davvero il sapore del sambhur cacciato di fresco.


I miei amici veri…
Contandoli uno ad uno non son certo parecchi,
son come i denti in bocca a certi vecchi
ma proprio perché pochi son buoni fino in fondo
e sempre pronti a masticare il mondo.
(F.Guccini)

martedì, ottobre 30, 2007

The Unexpected


Quando Nanny scrive un post, beh, al 90% condivido appieno tutto quello che dice, e stavolta non è diverso.

L'inatteso, questo simpatico muovipedine che non guarda in faccia a niente e a nessuno. Lascia i progetti sul marciapiede ed occupa la strada, la tua strada, quella che stai battendo tanto amorevolmente giorno dopo giorno e che desideri rendere tua con le tue scelte, le tue piccole grandi imprese, i sogni che spesso sembra si infrangano con tanto di schiuma contro qualche muro sorto nottetempo.

Una pagina web, una mail. Una chiaccherata con qualcuno di inaspettato, domande imbarazzanti di pazienti.

Uno scudo di kevlar che si fessura.
E le onde si infrangono e fanno rumore, e lavano via la sorpresa, le difese, la voglia di proteggersi da tutto e da tutti.
Mi hanno lasciata così, vulnerabile alle cose vere, mentre attendo in punta di piedi che l'orizzonte si dispieghi giocoso e inatteso, per essere ancora una volta intontita dal valzer delle circostanze che danza danza intorno a me ed ogni tanto mi fa roteare tra le sue braccia. Ho sempre amato danzare, e qualche giorno fa ho dissepolto la stella danzante che è dentro di me, la stessa che ha animato la mia crescita fervida e la mia voglia di masticare il mondo.
Guardo le luci sulla riva, un fiordo profumato di sale e vento gelido pieno di possibilità, quello che quando arriva... non c'è verso, non c'è poi, sferza tutto come dice lui.
E allora, e ora, spalanco le braccia e lascio che il vento giochi con i miei capelli e con i miei giorni futuri.
“No one believes that their life will turn out just kind of okay. We all think we are going to be great. And from the day we decide to be surgeons, we are filled with expectation. Expectations of the trails we will blaze, the people we will help, the difference we will make. Great expectations of who we will be, where we will go. And then we get there.We all think we’re going to be great and we feel a little bit robbed when our expectations aren’t met. But sometimes our expectations sell us short. Sometimes the expected simply pales in comparison to the unexpected. You got to wonder why we cling to our expectations, because the expected is just what keeps us steady. Standing. Still. The expected’s just the beginning, the unexpected is what changes our lives.”

martedì, ottobre 23, 2007

Rouge Interdit

Yesterday night I bought my first lipstick. Not a common lipgloss, or a moisturizer: an actual lipstick. For a woman, this is crossing the line from adolescence to adulthood more than having a baby. Chromosome Y owners, you may think I'm just another girlish chick who cares more about the haircut than the hole in the ozone layer, so just stop reading -lipsticks do not hurt the ozone layer, this to be underlined. This post is not for you, nor for those girlish chicks who care more about the haircut than the ozone layer (feeling so ecologist today...). This post is for that mastermind who invented the Rouge Interdit, with its magical I definetly have to trust in. No surprise if women are finally taking their hot shots, if substances like this are legal and wide-spreaded. To the Maison Givenchy my eternal gratitude, for making me feel like a princess wearing a tracksuit, runnings, socks of different colours and a veil of Precious Rose.

venerdì, ottobre 19, 2007

Plenty of me

Questa foto sono io, e non solo perchè la foto ritrae me.
Made by Alwyn
La mia vita a colori vividi anche se su un fondo apparentemente spento, io spesso da sola ma mai sola, per la presenza di poche persone che a me tengono sul serio. Io e la mia vita che non incrocia più alcune strade, io e i miei progetti futuri, io e la mia buona fede sepolta, io e la mia lingua tagliente. Aver imparato a fare e leggere ecografie, ecocuore e ecodoppler. La carbonara preparata con le infermiere all'una di notte durante un turno intenso. La condivisione del mio mondo con sei persone e basta, in barba ai km. Il mio onomastico e gli auguri del babbo che ogni anno se ne dimentica ma oggi no -dopo 22 anni ancora non mi spiego perchè tiene così tanto al mio onomastico...-.
Una password condivisa, la dimostrazione più grande. "Senti, oggi fai te, eh?"

Scoprire che alcune persone ancora non hanno capito quale linea non gli è consentito oltrepassare, e rimediare al più presto affinchè i confini siano opportunamente tracciati.
La cresima di mia sorella. I bimbi che non vedo l'ora di conoscere domani.

L'attesa di un'ammiga che non vedo l'ora torni. Altre che ho atteso anche troppo, e che ai margini della mia vita sono collocate comodamente. Insomma, il sereno assestarsi di un nuovo equilibrio, e la gioiosa constatazione che chi davvero volevo c'è sempre, e che soprattutto ci sono pienamente io.

lunedì, ottobre 08, 2007

La serratura rotta

Sabato sera, chiaccherando con le bimbe che avrebbero presto seguito nuove tracce ho chiesto loro perchè erano tristi. Mi han risposto "perchè lasciamo il Branco". Avrei voluto dire loro che sì, lo sapevo perchè erano tristi, e avrei voluto spiegar loro che dovunque si può tornare... ma davvero non era il momento. Ieri era il momento di temere la salita al Reparto ma di non veder l'ora di liberarsi di quei bimbi più piccoli -proprio quelli di 8 anni, che rompono terribilmente le palle a noi che ne abbiamo 11 e abbiamo tanti pensieri-. La verità è che ad ogni passaggio una paura terribile e una curiosità folle convivono nei battiti accelerati del cuore, nella tensione, nell'aspettativa.
Avrei voluto spiegare loro che ovunque si può tornare, che anche a quasi 22 anni si può tornare in Branco, ma mi avrebbero risposto sbuffando che non è la stessa cosa e avrei dovuto dar loro ragione, quindi sono stata zitta. Sono rimasta ad osservarle tutta la sera, e le ho viste così piene di decisioni da prendere... e anche se loro non lo sapevano, anche per me ieri c'è stato un passaggio importante.
Mentre prendevo il Totem ed il mio nuovo nome Giungla c'erano accanto a me -in modi diversi- Kaa, Babbo Lupo, Akela e Wontolla di quando ero lupetta, c'era la mia staff, c'erano alcune persone del CFM a cui tengo molto... ma soprattutto c'erano quattro persone: Matteo, Annalucia, Alberto, Alessandro e Gaia. Il primo sa sempre quello che sento e quanto è nei miei pensieri. La seconda è stata mia sorellina di tana, tenda e strada, e tale resterà per sempre. Gli ultimi tre sono tatuati nella parte del mio cuore meglio irrorata dalle coronarie, l'ultima parte del mio cuore che smetterà di battere.
Boschi ed Acque, Venti ed Alberi,
saggezza, forza e cortesia
che il favore della Giungla vi accompagni.

lunedì, ottobre 01, 2007

Crossing the line

Undici volutissime ore in Dea. Sono esausta e tra 4 ore iniziano le lezioni, ma stanotte devo resistere ancora un po’, scrivendo alla rinfusa, ma devo proprio.


Mio padre mi ha chiamata per sentire se il viaggio era andato bene, ed in valigia avevo due scatolette di salmone che aveva pensato a comprare per esser certo che al mio ritorno alla vita universitaria avessi qualcosa di commestibile pronto all’uso. Gaia negli scorsi giorni mi ha procurato un po’ di musica nuova, cosicché le ore di treno non fossero troppo noiose, e si è svegliata presto di domenica mattina per salutarmi.
Mia zia è tornata ad Avezzano questo weekend per poter stare un paio d’ore con me. Entrambe le nonne spergiurano di spendere preghiere per me, per i miei studi e per la mia salute. Con Virginia ci siamo sentite circa sei volte nelle ultime 24 ore, e Nik mi ha chiamato da Torino con voce raggiante (è da febbraio che non lo sentivo così, che bello) e sigaretta tra le labbra (credo al posto dell’appendice cecale abbia una Gauloise Rossa), benché non stesse adempiendo ad uno dei primi doveri di uomo, cioè "tesoro ti sta benissimo, sembra ti sia stato cucito addosso" per tutta la durata del raid di compere. Dalla zona Canavesana e bresciana sento arrivare pensieri felici e piovere affetto. Enzo (stella, meraviglia, sorpresa, regalo, miracolo) mi ha fatto ciao ciao con la mano quando andavo via dopo aver chiaccherato tutta la sera, e si è persino lasciato dare un bacino in più. Nel mio cellulare ci sono circa 40 numeri davvero importanti.



Mi ricordavo di lui, visto già altre volte, visto tre mesi, venti chili e quaranta decibel fa di voce, in un altro reparto. Passa in Dea proprio per l’accettazione, c’è un letto in reparto che lo aspetta già, e spero tanta morfina quanta riesce a stargli nelle vene.
Nel modulo di FirstAid del Dea c’è anche la voce ‘Informati i parenti’, una voce che vuol dire che qualcuno è in sala d’aspetto a tormentarsi per te; a torcere e stracciare fogli di carta, bere caffè per ingannare il tempo, parlare senza smettere per non far passare i pensieri cattivi. Ma per lui non è stata aperta quella voce, perché nell’ampia sala d’attesa che è la faccia della Terra nessuno stava facendo a pezzetti niente in attesa di sapere come lui stesse.
Forse ricordo le facce dei pazienti che vedo perché sono solo all’inizio, forse ricordo perché mi piacerebbe pensare che un medico, visitandomi, ricordi me. Non è che poi li ricordi tutti: talvolta sull’autobus riconosco persone, e qualche volta è capitato che loro riconoscessero me. Ma ci sono alcuni visi che si sigillano con la ceralacca nell’archivio e proprio non se ne vanno.



Ma chi -o più probabilmente cosa- è uno studente? Che ruolo ha? E come si fa a capire qual è la soglia di intimità da non superare?
Il cardine di tutto sta in quei 40 numeri, in quelle mille attenzioni: io non sono sola al mondo, e se avessi un Etp laringeo con ripetizioni ovunque… forse vorrei qualcuno accanto che mi prepari una minestrina o mi chieda come sto o chiami per me un’ambulanza se sento talmente tanto dolore da non riuscire ad alzarmi dal letto per andare a bere. La soglia è quella del reparto dove ora è ricoverato, e dove vorrei andare a trovarlo come fossi una vicina di casa? La soglia è l’addossarsi compiti che non abbiamo, arrogarsi diritto di intrusione?



Sono quella delle risposte, quella che anche se ad una domanda in sede d’esame non ricorda le cose con precisione le ricava ragionando ad alta voce col prof, quella che si stupisce da sola nel ricordare i dosaggi dei nitroderivati e nel piangere proprio ora, mentre scrivo… e Dio solo sa come vorrei avere questa, di risposta. Ancora, ancora ed ancora tento di rispondermi che sono una persona e che l’empatia non è una malattia, almeno in genere, quando riesci a smettere di piangere in un tempo ragionevole.

sabato, settembre 29, 2007

venerdì, settembre 21, 2007

Confessions from the Pit

Questo è un post che varei voluto pubblicare quasi una settimana fa, ma che a causa di bacilli facenti il buono e il cattivo tempo posso postare solo ora. In questa settimana l’ho rileto più e più volte, e per la prima volta non ho cambiato una virgola. Bene, ora potete leggere.

“Ciao, Laura! Come stai? Vieni, vieni, mi fa tanto piacere vederti, sono in rossa su una situazione di coma iperosmolare, entra che ti spiego!”

E’ quasi un anno che provo la stessa sensazione ogni volta che sgattaiolo dentro quella porta sul retro. Passare dall’entrata di servizio regala una sensazione di intimità, di confidenza con un posto, come se gli appartenessi un pochino. Il mio cervellino giovane sogna un luogo di lavoro in cui arrivare e sentirsi bene, e forse la sensazione che cerco è quella che ho imparato a provare lì. Tutte le volte che faccio quel passo oltre la soglia è un passo pensato e desiderato, nasce dallo studio e dalla sete di capire qualcosa di nuovo anche oggi. Ma sputtaniamoci fino in fondo: nasce dal bisogno di fare tutto il possibile, pure di prendere coraggio e osare una risposta, e osare meritare un grammo di fiducia, e osare custodire quel sorriso affermativo dentro il cuore e la testa, come appiglio nei momenti bui. Come qualsiasi cosa io faccia, credo nasca dall’amore profondo, sorpassando di chilometri le amarezze dei verbali… ed effettivamente sutura bene le ferite.
In un modo molto poco cinico amo la sincerità dell’ospedale. La corsia ti mette a nudo, sei quello che sei ed è nel tuo interesse abbattere i muri di cui ti circondi fuori, riportare alla luce l’umanità, la vergogna, il pudore, la comunicazione verbale. E questo vale anche per chi ha le olive del fonendo dalla sua.

Questa serata la domanda attorno a cui ho arrovellato le meningi è stato: cos’è effettivamente che mi piace così tanto del Pronto Soccorso?

La prima risposta che mi sono data è: l’odore. L’ospedale odora di ospedale: odore di detersivo per pavimenti, di disinfettante e di cucina. Odio l’odore di mensa dell’ospedale. Mi ricorda dolorosamente i mesi passati in ospedale da mia madre e mia nonna. Credo questo sia il primo cardine della predilezione ‘a pelle’ per il Dea: non c’è odore di cucina. Dopo due settimane in Medicina Generale (un reparto che mi è piaciuto tantissimo) avevo imparato come evitare gli orari dei pasti; ho recuperato più ricordi brucianti in quei 15 giorni che negli ultimi 12 anni.

Secondo punto, il fatto che in reparto mi annoio. Non credo preferire l’acuto al cronico sia sintomo, per un medico, di superficialità e svogliatezza. Anzi: per come ho imparato a vedere le cose fatte qui, a maggior ragione l’attenzione è più accurata, i sensi acuiti. Il Dea non è solo un collegamento tra territorio e posti letto… e chi la pensa così non ha mai passato un anno a vedere un Pronto Soccorso che lavora bene.

Qualche millisecondo dopo è subentrato il sentore di sentirsi a proprio agio con le persone. Per me è esattamente così, dal tutor eccezionale come dottore e come uomo al co-turnante di sempre, la sopresissima dell’anno 2007. Sapere che, qualsiasi cosa succeda, lì c’è qualcuno di cui ti fidi e che ti ha insegnato talmente tanto da non essere più solo un tutor o un compagno di corso… è un codice giallo rivalutato bianco.

Oggi ho lavato i vetri in camera mia, e ho alzato gli occhi dallo schermo mentre scrivo, e mi sono vista riflessa nella cornice della finestra. Stavo sorridendo, e non da quel preciso istante; ho la sensazione che quell’espressione sul viso fosse lì da un po’.
Gianluca serafico, Gianluca modesto, gentile dalla prima stretta di mano, disponibile anche quando avrebbe potuto –e forse voluto- mandarmi a cagare, buono come persona e come dottore, buono come il pane, sempre pronto a spiegarti, a farti fare e imparare, Gianluca che gioisce per ogni nostro esame fatto, per ogni successo, che ascolta e spiega e sorride. Il medico che mi sta insegnando ad essere, un giorno, medico.
Ma non solo lui.


Qualche mese fa, durante un momento difficile, molto semplicemente Matteo c’era. Cavoli, e chi se lo aspettava? Avrei potuto dire quindici nomi diversi dal suo nel tirare ad indovinare chi avrei avuto accanto, e ne avrei azzeccati forse quattro. Ed il suo non c’era, ma lui sì, credo sottovalutando tutto quel che ha detto e fatto per me e con me, in modo talmente spontaneo e lineare da lasciarmi a bocca aperta più e più volte.
A ridere con me e a distrarmi, con i suoi messaggi forse più folli ed arzigogolati dei miei, con una sensibilità stupefacente e la presenza discreta, con gli origami fatti con i fogli dei ricettari, con le mille proposte per uscire e coinvolgermi con gli altri: le spedizioni punitive a Panini d’Autore e alla Farmacia dei Sani per i nostri aperitivi analcolici prima dei turni serali e i cocktail parecchio poco analcolici dopo, il pranzo sul Passo del Giogo, la serata al Museo della Scienza… sembra assurdo scrivere di una persona che non leggerà queste cose, ma non è per questo che scrivo. Serve scrivere, per “misurare la perdita” di cose belle che un giorno voglio poter ricordare tutte.

E stasera scrivo anche di una telefonata meravigliosa con il mio nipotino, una telefonata da grandi, botta e risposta, articolata e con le lacrime agli occhi per tutto il mio amore che gli arriva solo a distanza e la nostalgia che c'è anche se non si dice, triste nel pensare di vederlo 20 cm più alto ogni volta.

martedì, settembre 11, 2007

Poker


Su di me prima degli esami si potrebbe fare un film che sbancherebbe ai botteghini. Una sorta di straccio senza orari, che non mangia o mangia tre forchettate di pasta ancora cruda, dorme male, mette la sveglia per ricordarsi di bere e non riesce a fare programmi per "dopo l'esame". Oggi ho finito gli esami necessari per passare in quarto anno, e questo adesso basta per rassicurarmi un po' sul futuro. Ora ho circa 20 giorni per riacclimatarmi nella vita universitaria e scoutistica, e per ripartire grintosa, da brava ed orgogliosa Bagheera.

Per la serratura rotta che mi ha liberata, inizio ad affilare gli artigli, per tutto quel che verra'.

domenica, settembre 09, 2007

HSL

Ore 21.26, dopo un po’ d’ore di studio senza pausa lascio scorrazzare i mille pensieri che hanno popolato le pause di oggi, quelle che rendono inefficace lo zucchero nel caffè. Ho riguardato le foto dei miei bimbi, di Villaretto, del Cfm, della Bolivia, per riacciuffare quella forza che va scemando… e, as usually, tirar fuori tutto vuol dire comporre un trenino di parole di senso compiuto. Inizio a spalare carbone.
Pensiero principale, ovvio, ‘sta caspita di Fisio3 che di suo non mi metterebbe minimamente ansia, ma avendo il grave difetto dei professori (due su 4 improponibili e uno dei due che si salvano ha gli esami di Fisio2 nelle stesse date d’appello) con un 66,6 periodico di chances di “Signorina, torni la prossima volta” non è che faccia propriamente dormire sonni tranquilli. Ci sono mille altri calcoli di statistica studentesca che si potrebbero fare, tutti molto più efficaci di qualsivoglia distribuzione gaussiana… ma ahimè, nessuno dei quali tristemente reca gaudio. Quindi, per il momento li ignoro. Linkata direttamente al P.P. (non Progressione Personale, fratellini, ma Pensiero Principale) troviamo una serie di cinque numeri, un segno di punteggiatura e una letterina particolare che mettono quasi più paura del pensare al Colomo prima di andare a letto. 902,27 €. Una prima rata tipo cuscino premuto forte sulla bocca per quaranta secondi, una prima rata che è una flebo di angoscia e senso di colpa in più se le coincidenze astrali mi tirassero la coppia d’assi “Colomo-Pantaleo” che potrebbe zavorrarmi al terzo.
La facoltà di Medicina e Chirurgia di Firenze è, a detta di molti, tra le migliori. Dopo 3 anni qui, c’è solo un giudizio che posso esprimere al riguardo. La facoltà di Medicina e Chirurgia di Firenze ti prepara alla vita vera, dove vige la legge della giungla e devi correre non importa che tu sia leone o gazzella, perché ogni ottobre devi fare il tagliando e se non è tutto a posto, spiacenti, corregga il tiro e poi si ripresenti tra un anno. Sapete, legalmente l’intervallo tra un appello e l’altro è quindici giorni ma ‘consigliano’ almeno un mese prima di ripresentarsi dopo un libretto reso.
“E, ovviamente, se ha verbalizzato un esame da meno di sei mesi come può aver preparato per bene la nostra materia?”.
Hic Sunt Leones. Siamo fuori dal tunnel del divertimento!


E poi c’è il DEA e le persone che ci lavorano, al cui solo pensiero mi assale la nostalgia. E l’aula B della Biomedica –situata proprio sopra ai lavori per la folle tramvia che arriverà fin dentro l’ospedale, così spoglia, con le piastrelle spaiate perché scoppiano ogni par d’anni e le pale dei ventilatori che girano con proprio criterio e a loro discrezione … ma con tutte quelle vetrate sulla collina di Monna Tessa, che ti viene da sorridere quando ‘riporti il fuoco visivo ad infinito’, come voleva il Gulisano per farci mantenere nelle orbite gli occhi provati dal Balboni, E i tre computer con connessione a 56K, quella che credevo fosse ormai prerogativa solo di casa mia.
E l’aria polverosa appena entri, e le teste che si voltano per vedere chi è.
Teste che ami, che riconosceresti anche solo di spalle dal modo in cui muovono il gomito, mordicchiano la penna, tamburellano le dita su tavolo, dal colore degli evidenziatori accanto a loro. La facoltà di Medicina e Chirurgia di Firenze è una fornace di ottimi maratoneti, in compagnia dei quali mi spaventa tutto meno. Hic Sunt Leones, quelli veri, quelli che mi scrivo addosso.
Teste di c…., la presenza infestante di quelli che giudicano chi resta indietro, di quelli che hanno permesso l’approvazione di questo regolamento balordo, un po’ pietosi e compassionevoli, un po’ pieni del loro essere in regola, resi tronfi dalla loro chiamata divina. “E che dovevamo permettere che la gente si laureasse in 7 anni? Vabbè, ma quello la domenica pomeriggio non studia mai e va anche in piscina il martedì sera, grazie che è rimasto indietro!”. Credetemi, non esagero. Questa frase l’ho sentita davvero, è stata il mio primo spalancar d’occhi sulla gestione partitica degli studenti, e dopo due anni mi fa ancora rabbrividire e riflettere tanto.

Torno a studiare ancora un paio d’ore.
Che il rapporto ventilazione-perfusione sia con voi. Baci


Ale, Albi. In questo istante ho una voglia lancinante di una tazza di roba calda davanti a un fuoco, sotto le stelle, su qualche vetta, dovunque ma insieme a voi.

lunedì, settembre 03, 2007

Caffè, grappa, scorze di limone, zucchero.

Prima di mettermi alla tastiera lavo le mani, il viso ed i denti, una specie di rito propiziatorio senza senso per invitare le muse a concedermi le loro grazie per una mezz’oretta. Tuttavia stasera è solo per abitudine che ho compiuto quei gesti, ho così tanto da dire da lasciare le muse in compagnia di Morfeo o di qualcuno che più di me richieda i loro servigi. “C’è qualcosa che arriva di notte e poi spinge l’inchiostro” ha scritto Cammariere, e voi siete arrivati la notte prima di conoscervi, la notte dei “Chissà come andrà questa settimana?” sussurrati tra le tempie.

Mi avete rimesso in discussione, che è una cosa che amo enormemente, come non essere data per scontata. Un gustoso “Vediamo questa qui com’è” rende sapide le nuove esperienze, e mi è piaciuto tanto giocare. Nell’intervista a due voci, Mor e Ikki hanno detto che la prima impressione che gli ho dato è stata quella di una dittatrice. Credo di averla parzialmente sconfessata durante la settimana, poichè difficilmente un primo impatto sbaglia del tutto –specialmente poi se si tratta della mia indole, del mio “troppo orgoglio” irruento!- ma sarebbe bello essere capace sempre di dirigere senza comandare. Vi chiedo scusa per le volte che non ci sono riuscita, e se sono la maggior parte… beh, le persone sono il buono e il cattivo insieme.

Otto giorni di pura vita, il talmente bello e il troppo brutto. I grazie per le gioie esclusive, per le teglie svuotate, per la numerologia spiccia ed efficace, per i bombardini che arrivano dove non ce la fa la Tachipirina, per le urla dei fratellini in caccia e per il richiamo della nuova traccia. I ti prego per il già vissuto, perché lui no, perché basta così. La gratitudine profonda –ben diversa dal grazie pronunciato- per due giornate di sole, per degli incontri molto oltre l’esser speciali, per delle conferme tutt’altro che scontate, per la notte sotto le stelle, per un pisolino accanto a un ruscello, per la comunicazione wireless, per ogni singolo cenno di miglioramento.

Franci mentalmente gemella, Franci senza filtri, Franci indispensabile e insostituibile.
Stefano attentamente lì, curioso, giocoso e grandioso, un giorno un V.L. DOC.
Luca ogni tanto altrove, perennemente in discussione, fondamentalmente fantastico.
Rachele intimamente sulla mia stessa strada, sulla stessa lunghezza d’onda, il servizio e le nuove sfide. Totalmente Akela.
Matteo sorprendente, assillante e profondo, con la Pelliccia ed i bimbi tatuati nel DNA.
Lela gioiosamente affine, carismatica, sostanza. Un incrocio fortuito e fortunato di vite, nonché uno scambio di Branca.
Giulia dalla forza stupefacente e dalla presenza discreta ma non per questo meno potente.
Federico spalla possente, abbraccio da orso, il conforto e il riposo spontaneo, un rover sulla buona strada.
Ale. Ale. Ale per cui resto sempre con il cuore gonfio e senza le parole giuste, Ale semplicemente grazie. Ale, forza. E a presto.

La nostalgia stilla da ogni sottolineatura in questi giorni di nuovo sui libri, alcune canzoni sono come dei link a precisi momenti della giornata, il clangore delle pentole risuona inspiegabilmente diverso, finora mi sono preparata solo un piatto di pasta e le dita scottate stanno guarendo. Però resta, e resta forte, il sentirsi subito poco ospite e tanto coinvolta in un girotondo di sorrisi pazzi e pioggia a catinelle.

Profondamente Grazie,
Chil

Per voi, “E mi troverai” di Sergio Cammariere. Lui ha trovato le mie parole giuste.

venerdì, agosto 31, 2007

Cade la Pioggia

La mia pelle è carta bianca per il tuo racconto
scrivi tu la fine
io sono pronto
non voglio stare sulla soglia della nostra vita
guardare che è finita
nuvole che passano e scaricano pioggia come sassi
e ad ogni passo noi dimentichiamo i nostri passi
la strada che noi abbiamo fatto insieme
gettando sulla pietra il nostro seme
a ucciderci a ogni notte dopo rabbia
gocce di pioggia calde sulla sabbia
amore, amore mio
questa passione passata come fame ad un leone
dopo che ha divorato la sua preda ha abbandonato le ossa agli avvoltoi
tu non ricordi ma eravamo noi
noi due abbracciati fermi nella pioggia
mentre tutti correvano al riparo
e il nostro amore è polvere da sparo
il tuono è solo un battito di cuore
e il lampo illumina senza rumore
e la mia pelle è carta bianca per il tuo racconto
ma scrivi tu la fine
io sono pronto.

venerdì, agosto 17, 2007

Di luce, d'azzurro, di mare

Non sono abituata a vedere le mie mani abbronzate, spiccano in modo particolare sulla tastiera. Stasera ho ancora gli occhi pieni "di luce, d'azzurro, di mare" e seppur stonata da undici ore di treno e stremata al solo pensiero di doverne fare altre cinque domani, battete battete ditina mie e raccontate i nove giorni di pace e di pelle arroventata, di sapore di sale, di sapore di miele e di sapore di fiele.

Sale

Brucia sulle ferite, ma ferite non ci sono. Quindi profuma e disegna fantasiosi arabeschi sulle gambe, e tira sul viso, e brucia le palpebre. Il primo tuffo della stagione, la prima boccata di mare e' una benedizione che lascia come un manto d'intoccabilità, e sei pronta ad affrontare tutto. Libri, parenti, pettegolezzi, tanto per passare al

Fiele

e alle mie fantastiche fantomatiche imprese e storie. E alla considerazione di alcune persone che cola a picco, senza troppo dispiacere. Constatare che ci si sbaglia sempre una volta di piu', e che una volta non ci si era sbagliati. Peccato. Sperare sempre che crescendo nascano, se non neuroni, interruttori neuronali. E quando questo non succede e' una cantonata in piu' che prendo, ma sapete cos'é che arriva ora?

Miele

Arrivano le belle sorprese. Persone che sanno esattamente quello che fanno, e persone stanno scoprendo come arrivare a scegliere, cosa fare. Battaglie che valgon bene un'ugola e colla nei capelli.
Tornano le persone. Nuove, stravolte, meno nette, più possibiliste e meno impossibili. Se possibile quasi incredibili, ma come potrebbe non esserlo la schiusa di un bozzolo? E per le farfalle libere di volare e far volare il pensiero, io sono grata. Non importa quanto tempo ci sia da passare insieme, perche' nel tempo di una risata ci sono miliardi di cose rivelate che non si potrebbero dire diversamente. E il profumo del mare e le luci di Scilla diventano amiche anche loro. GRAZIE.

lunedì, agosto 06, 2007

Partenze


Le valigie aperte sul pavimento sono il pezzo d'arredamento forte della casa che avrò, e pezzi di frasi da mio padre che mi prega di rendere presentabili le stanze della casa che lui ha già. Biglietti del treno nel portafoglio, costumi appallottolati negli angoli liberi del borsone, caffè già prenotati per i prossimi 10 giorni di vita sociale da via Marina, Mp3 a ricaricare e in aggiornamento contenuti, macchina fotografica già in borsa. Giusto un mascara e un burrocacao, perchè senza mi sento nuda. Birkenstock e pantaloncini arrotolati più che si può.


Pantaloncini di velluto e un diverso fazzolettone al collo ieri, sentirsi parte di una famiglia di cui non conosci quasi più facce, e quelle che hanno sudato con te sotto gli zaini ora sono a combattere con adolescenti in crisi isteriche e una cambusa straripante di pasta al forno lasciata dai genitori. Capi esausti e sull'orlo di una crisi di nervi alla fine della giornata che fa sentire i genitori dei repartari tanto montanari, tanto fieri dei loro ragazzi che, poverini, per 12 giorni cucinano su bidoni di latta e dormono per terra con niente addosso tranne un sacco a pelo costato 130 euro e che terrebbe caldo anche a Capo Nord.


Pantaloncini di velluto e lo stesso diverso fazzolettone oggi, per salutare due ragazze che lasciano la strada per iniziare a camminare sul mondo, con le sue forcole non facili, non previste, non deludenti.


Farewell!

lunedì, luglio 30, 2007

Recubans Sub Tegmine Fagi


Vacanza è quando la cosa più grave che succede è che il tubetto del doposole è agli sgoccioli.

martedì, luglio 17, 2007

D-Day before

Stamattina a quest'ora sono a studiare nonostante l'orologio segnasse le 02.45 quando mi sono addormentata... ma le mie occhiaie di stamani sono figlie di una serata di quelle si avvinghiano ai circuiti del sistema limbico e restano lì per tutta la vita. Avrei potuto dormire, restare a casa a grufolare nel lettone fino alle quattro del pomeriggio. Avrei, ma non l'ho fatto, perchè domattina a quest'ora sarò fuori dalle cliniche chirurgiche, e le cose più serie a cui dovrò pensare (almeno per i prossimi 45 giorni) saranno le costumazioni per le VdB, la torta da preparare per la riunione di staff di somani sera, come portare lo zaino di Gaia e Gaia fino a casa dalla stazione, come andrà a finire Harry Potter 7 e come mettere a punto il ProgettoAntaniProd.
E come pianificare 45 giorni di vacanza da spalmare per tutta Italia ed oltre. Ma per questo aspetto la fine delle VdB... Ernie, laparoceli, ilei e tireotossicosi. Here I am.

PS. Questo post scriptum è aperto per la categoria dei giornalisti. Avete tra le mani le grandiose potenzialità espressive che la lingua italiana offre. Se per cortesia oltre che ad attingere al pozzo senza fondo dei dizionari leggeste anche accanto alle parole che usate, sapreste quante cazzo di volte fate inviperire noi della categoria del caduceo quando usate il termine 'shock', poichè oltre a scriverlo al 90% delle volte male ne fate un uso totalmente scorretto. Lo 'stato di shock', per cortesia, lasciatelo ai miei futuri colleghi, e ripendetevi 'agitazione' e 'confusione mentale'.

giovedì, luglio 12, 2007

Tre barre rosse

Sono tre anni che ripeto a chiunque sia a portata d'orecchie mentre sono in libreria (vedi, Virginia) che mi piacerebbe riprendermi le mie giornate di letture random che erano mia abitudine negli anni del liceo. Lately, Virginia mi sente sempre meno spesso lamentarmi di questa penuria di carta stampata 15x40, anzi, è stata fantastica nell'osservare a braccia aperte il mio ultimo bimestre senza stupirsi di nulla, senza mai sgranare troppo gli occhi, senza mai assentarsi. Ma d'altronde è Vi.

Ho trovato Buskashì in una bancarella di libri alla Festa dell'Unità a Borgo, dopo una cena luculliana a base di tortelli mugellani e rosticciana con un padrone di casa, un vicino di pianerottolo e un'americana naturalizzata tricolore che manca già. Buskashì è stato "l'imprevisto ma non per questo spiacevole" della serata, stessa pasta della roba che con questa accozzaglia vincente di persone non è mai mancata.




E quando suddetta accozzaglia ha visto cos'avevo comprato non si è stupita affatto (ad onor del vero credo fossero complici le Ceres ed un certo lovely mood nell'aria), e non si è stupita di vedermi sedere nel bel mezzo delle mazurke e mettermi a leggere (perchè ballava il liscio a bordopista o chiaccherava con amici del liceo). Ma d'altronde si tratta di Emergency.

Emergency, qualcosa più di una fede. A 14 anni asserivo con fermezza che da grande avrei voluto unirmi a loro. A 22, confermo che da grande combatterò per le stesse cose per cui ancora combattono.
E questi sono i momenti in cui di crescere ho davvero voglia.

giovedì, luglio 05, 2007

Preferisco il rumore del mare

Che giornate, che estate strana, piena, balorda. Come sono esausta. Come sono delusa da alcune persone che chiamavo amiche. Come sono fortissimamente felice di e per altre. Come sono profondamente convinta di star facendo le cose giuste.
Perchè quello che conta davvero non è un esame del cazzo che prima o poi passerò, tanto sto studiando tanto e sono davvero in grado di giudicare modalità e tempi per tutto.
Quello che conta davvero è recuperare un rapporto perduto, perchè si cresce.
E' mio padre che prepara congressi e al telefono è sereno.
E' Gaia con i suoi enormi ( e non scherzo) problemi dei diciassettenni, quelli che alla domanda "preferiresti tornare a 17 anni o saltare a 35?" ti fanno rispondere "Anche 40, ma non 17 vi prego!".
E' parlare con Virginia e sentirla serena, appagata, saggia e così collegata affettivamente e mentalmente a me.
E' vedere Franci che... una serie di cose, tra cui riprendere colore, smettere di trangugiare caffè e di muovere nervosamente prima una gamba e poi l'altra per una decina di ore.
Sentire il rumore di due spinali che tornano in deposito, Nik che usa di nuovo tutte le parole correttamente.
E' osservare Amy che cammina fino al bagno, anchilosata più della vecchina centenaria sua vicina di letto, e non potermi nascondere in un angolino e piangere per il sollievo perchè c'è da disinfettare dei graffi.
E' preparare i muffins la mattina alle sette con i mirtilli che macchiano qualsiasi cosa nel raggio di 5 metri e prendere maialosi cornetti bollenti.

E' guardare quelle persone e pensare che farei un patto col diavolo per un loro sorriso, per un loro passo, per delle analisi nella norma, per qualsiasi cosa che possa rendere tutto un pò più facile. In fondo Medicina è prendersi cura di, non per forza guarire. E' scegliere la terapia più idonea, valutare.
"Toglietele i libri da davanti!" ha detto ieri ridendo la madre di Nik, e forse non ha tutti i torti. E oggi che sto impazzendo sui libri di notte e sull'autobus e mentre cammino perchè spesso di giorno ho altro di più importante da fare... al rumore delle pagine preferisco comunque il timer del forno mentre i muffins gonfiano o lo sciabordare delle onde e la risacca a due metri dalla schiuma, se questo può cambiare qualcosa per qualcuno a cui tengo.

lunedì, luglio 02, 2007

Amici miei, direbbe Amy

Per questa seratina tranquilla, per tutte le supercazzole, per gli antani a destra un pò sulla sinistra, per essere tornati dall'Elba (bruciacchiati, aha aha ahahahaha!), per la "Buonanotte Fiorellino" che state violentando, per le studiate disumane che mi avete evitato (ed i risultati si vedono... fatty liver e qualche 30 sul libretto), per la casa al mare, quella in montagna e l'ospedale, per le schitarrate e le Ceres, i risottini dello chef Nik, i 260 di Franci da Viareggio, i verbi e le risate ed i Chupa Chups e gli italianissimi "Ma vaffanculo!" di Amy, i disegni di cadaveri sul marciapiede e per tutto quello che verrà. Thank you so much guys.