Ieri era una giornata come oggi, e durante l'esame più estenuante che io abbia mai sostenuto (e credo mai sosterrò) pensavo solo che non potevo bocciare con un così bel sole fuori. Me lo ripetevo ad ogni attesa di una nuova domanda, ad ogni pausa tra un professore e l'altro, tra un vetrino e l'altro, tra la fine dell'esame e la verbalizzazione.
E poi c'era Gaia, che sapeva e aspettava senza dire nulla.
E poi ieri c'era la Bea, anche quest'anno la stessa croce insieme.
E poi ieri è venuta a trovarmi Virginia, e si è fatta stritolare quando avevo finito tutto e non sapevo ancora niente del risultato.
E poi ieri c'era fuori Lucia, senza dire nulla, ma era lì fuori a carpire notizie.
E poi ieri c'erano Dani, Paola e Annie erano a casa ad aspettarmi con una bottiglia di Fontanafredda rosso e frizzante da stappare, le frittelline di riso e i cenci.
E poi c'erano tutti messaggi di chi mi vuol bene.
E poi ieri c'erano le mie coinquiline che mi hanno accolto festose.
E poi ieri c'era mio padre. Mio padre, dallo sguardo sereno e fiero, dal sorriso luminoso quasi come la luce delle sei di sera che glassava Firenze in un abbraccio. Mio padre, che per la prima volta prendeva in mano il mio libretto, e che per la prima volta era lì dopo un mio esame, e questo qui era quello giusto dopo cui esserci. Mio padre che guardava con me Firenze di nuovo a colori.

E c'era la mia ulcera gastrica, quella che studiavo anche senza vetrino, quella che mi ha fatto compagnia per questi quattro mesi di maideltuttorelax.
E' finita.
Da ora comincia il bello per davvero. Sarà difficile e magari incalzante, ma sono oltre la china. Oltrelachinaoltrelachiaoltrelachinaoltrelachina.

























