
sabato, dicembre 22, 2007
Chez moi

venerdì, dicembre 21, 2007
Report - calza numero 19
"...Un frisson seulement, devant l'incertain."
giovedì, dicembre 13, 2007
Scrub in
C'è solo un posto in cui queste parole assumono un significato particolare, unico, e solo se a pronunciarle è un tizio con una mascherina e un camice azzurro che dice che mi aspetterà per cominciare. E dopo quei 7 minuti di Betadine e continui risciaqui, di accortezza nel non toccare nulla, vengo vestita e mi ritrovo in mano un divaricatore, una pinza e iniziano le tre ore e mezza in cui aver dormito nove ore in tre giorni non conta più, e non contano più le mille ore passate sul Balboni visto che non mi ricordavo i nomi del 30% dei vaserellini, e non conta più che sto per compiere 22 anni e accanto a me c'è il primario che fa un'opera d'arte.
Conta solo il mio indice poggiato sopra ad una arteria femorale, calda, viva, prepotente, indurita da placche calcificate che vengono tirate fuori una ad una, ed un pezzetto lo tiro fuori io. Io, capite? Io. E vaffanculo a tutto il mondo fuori, esami blocchi esercitazioni corse e scapicollate, quando il sangue zampilla. E quella patch a Y proprio bellino alla fine è solo la ciliegina sulla mia torta di compleanno.
"Torna pure tutte le volte che vuoi!"
Da oggi in poi, ho un argomento preferito di patologia, forse l'unico che non mi chiederanno, ma di certo l'unico che non scorderò mai.
lunedì, dicembre 03, 2007
Come una nuvola bianca in una noce scura
ne compagnia il mantice ritmico della ventilazione assistita. Qualcosa lì dentro si è rotto, e cosa importa se si chiama arteria cerebrale media del Poligono del Willis quando una madre, un padre e una moglie urlano esterrefatti e l'intero turno A ha gli occhi rossi e spera solo non arrivi un altro codice rosso, per offrire il minimo possibile, uno spazio chiuso per restare di stucco e sfinirsi i polmoni. E fuori, qualcuno ti chiede come mai i medici non l'hanno ancora visitato. Possiamo perdonarci gli occhi rossi, la voglia malsana di prendere qualcuno per la collottola e buttarlo fuori, ma non possiamo perdonarci le volte in cui non guardiamo chi amiamo con la stessa intensità con cui rimpiangeremmo di non averlo guardato quell'ultima volta. Ogni volta che non ci si chiede se davvero avremo di nuovo l'occasione di stringere qualcuno tra le braccia come stiamo facendo in quel preciso istante manchiamo di cura nei confronti di quella persona, di quell'amore. domenica, dicembre 02, 2007
Qualcosa che non c'è
Inospitale, ma arrivano le feste e l’anno nuovo è un tir carico di chissà.
Freddo, cosa che per chi apprezza il ghiaccio, il the caldo, i pullover larghi e i camini a
ccesi è un risveglio.Buio, ma le lucine appese ovunque illuminano e scaldano l’aria.
Adoro essere nata a dicembre perché è il mese che mi rispecchia di più, il bello bisogna andarselo a cercare.
Quest’anno è un caso particolare, perché dicembre comincia in un periodo nebuloso, indefinito della mia vita.
Un quarto anno iniziato in sordina, studiando tanto come sempre, tanto reparto come al solito, un po’ meno ‘universitario’ in senso stretto. La sensazione precisa è quella di avere allentato alcuni contatti con il presente ed il passato per tentare qualcosa che non c’è. Non che siano stati mesi inutili, anzi, c’è un lungo elenco di cose, ciascuna delle quali potrebbe bastare a rendere piena una vita, e qualcuna lo fa davvero.
Il ritorno di Amy, la cura nello studio, l’incredulità per alcuni comportamenti infantili, la fuga a Milano, l’esame di Reumato, la gioia per la laurea di Ale, la riscoperta d’une personne très importante, il corso di Pupazzologia, i muri spogli della mia stanza, il preoccupante callo che ho sviluppato alla morte brutale di conoscenti ventenni, una frase buttata lì che potrebbe cambiare tutto.
Negli ultimi mesi sembra non essere successo niente, invece è semplicemente difficile identificare i piccoli passi e le lievi svolte che delineano il percorso.
Dicembre entra nel limbo, e confido che la prima neve lo seppellisca per poi sciogliersi insieme.
E in questa mestizia dilagante, che a volte si fa indifferenza a volte si fa pungente, oggi ascolto solo queste frasi di una canzone di Elisa.
Miracolosamente
Non riesco a non sognare
E se c’è un segreto è
Fare tutto come se
Vedessi solo il sole
martedì, novembre 13, 2007
Break of the Dawn

venerdì, novembre 02, 2007
Ali d'aquila
Queste fondamenta solide le ho trovate ad aspettarmi con cornetto e caffè, e due sorrisi in cui ci si può solo perdere, tanto intensi che anche il timido sole milanese per un giorno si è fatto spavaldo e ha illuminato da dentro ogni cosa.

Quando ho conosciuto Alessandro e Alberto il concetto di affinità elettive si è palesato nella sua tangibilità: otto ore insieme ripristinano uno stato di grazia emotiva peculiare di noi tre insieme, e ciao torna ad essere solo una parola di stacco tra un sorriso e quello seguente, e se lo stacco dura tre mesi il sorriso a venire sarà solo più luminoso.
Uomini di ventidue anni talmente atipici da stentare a credere in quel che ti dimostrano, guide nel DNA, esplosivi, semplici, disarmanti, intelligenti, oltre che belli? Cercare di incorniciarli in una definizione è una causa persa in partenza, però si può assumere per vero il loro essere tutto tranne che rinunciabili. Per il resto, spaziate con la mente e credetemi, esistono davvero e non hanno fili elettrici che spuntano da dietro le orecchie.
Ma la cosa più bella è guardarli trasfigurarsi in due casi: mentre parlano dei bambini che hanno la fortuna di averli per Vecchi Lupi e mentre parlano di Francesca e Gloria: i lineamenti si addolciscono e lo sguardo si posa dentro, da qualche parte delle immagini nella loro mente. Sono la conferma vivente che se in due si tesse lo stesso disegno, i nodi nella trama si sciolgono e c’è spazio per tanti ghirigori di contorno, ugualmente importanti perché fonte di ricchezza.
Quel kebab intellettuale… aveva davvero il sapore del sambhur cacciato di fresco.
I miei amici veri…
Contandoli uno ad uno non son certo parecchi,
son come i denti in bocca a certi vecchi
ma proprio perché pochi son buoni fino in fondo
e sempre pronti a masticare il mondo.
(F.Guccini)
martedì, ottobre 30, 2007
The Unexpected

martedì, ottobre 23, 2007
Rouge Interdit
Yesterday night I bought my first lipstick. Not a common lipgloss, or a moisturizer: an actual lipstick. For a woman, this is crossing the line from adolescence to adulthood more than having a baby. Chromosome Y owners, you may think I'm just another girlish chick who cares more about the haircut than the hole in the ozone layer, so just stop reading -lipsticks do not hurt the ozone layer, this to be underlined. This post is not for you, nor for those girlish chicks who care more about the haircut than the ozone layer (feeling so ecologist today...). This post is for that mastermind who invented the Rouge Interdit, with its magical I definetly have to trust in. No surprise if women are finally taking their hot shots, if substances like this are legal and wide-spreaded. To the Maison Givenchy my eternal gratitude, for making me feel like a princess wearing a tracksuit, runnings, socks of different colours and a veil of Precious Rose.
venerdì, ottobre 19, 2007
Plenty of me

La mia vita a colori vividi anche se su un fondo apparentemente spento, io spesso da sola ma mai sola, per la presenza di poche persone che a me tengono sul serio. Io e la mia vita che non incrocia più alcune strade, io e i miei progetti futuri, io e la mia buona fede sepolta, io e la mia lingua tagliente. Aver imparato a fare e leggere ecografie, ecocuore e ecodoppler. La carbonara preparata con le infermiere all'una di notte durante un turno intenso. La condivisione del mio mondo con sei persone e basta, in barba ai km. Il mio onomastico e gli auguri del babbo che ogni anno se ne dimentica ma oggi no -dopo 22 anni ancora non mi spiego perchè tiene così tanto al mio onomastico...-.
Una password condivisa, la dimostrazione più grande. "Senti, oggi fai te, eh?"
Scoprire che alcune persone ancora non hanno capito quale linea non gli è consentito oltrepassare, e rimediare al più presto affinchè i confini siano opportunamente tracciati.
La cresima di mia sorella. I bimbi che non vedo l'ora di conoscere domani.
L'attesa di un'ammiga che non vedo l'ora torni. Altre che ho atteso anche troppo, e che ai margini della mia vita sono collocate comodamente. Insomma, il sereno assestarsi di un nuovo equilibrio, e la gioiosa constatazione che chi davvero volevo c'è sempre, e che soprattutto ci sono pienamente io.
lunedì, ottobre 08, 2007
La serratura rotta
Sabato sera, chiaccherando con le bimbe che avrebbero presto seguito nuove tracce ho chiesto loro perchè erano tristi. Mi han risposto "perchè lasciamo il Branco". Avrei voluto dire loro che sì, lo sapevo perchè erano tristi, e avrei voluto spiegar loro che dovunque si può tornare... ma davvero non era il momento. Ieri era il momento di temere la salita al Reparto ma di non veder l'ora di liberarsi di quei bimbi più piccoli -proprio quelli di 8 anni, che rompono terribilmente le palle a noi che ne abbiamo 11 e abbiamo tanti pensieri-. La verità è che ad ogni passaggio una paura terribile e una curiosità folle convivono nei battiti accelerati del cuore, nella tensione, nell'aspettativa. Avrei voluto spiegare loro che ovunque si può tornare, che anche a quasi 22 anni si può tornare in Branco, ma mi avrebbero risposto sbuffando che non è la stessa cosa e avrei dovuto dar loro ragione, quindi sono stata zitta. Sono rimasta ad osservarle tutta la sera, e le ho viste così piene di decisioni da prendere... e anche se loro non lo sapevano, anche per me ieri c'è stato un passaggio importante.
Mentre prendevo il Totem ed il mio nuovo nome Giungla c'erano accanto a me -in modi diversi- Kaa, Babbo Lupo, Akela e Wontolla di quando ero lupetta, c'era la mia staff, c'erano alcune persone del CFM a cui tengo molto... ma soprattutto c'erano quattro persone: Matteo, Annalucia, Alberto, Alessandro e Gaia. Il primo sa sempre quello che sento e quanto è nei miei pensieri. La seconda è stata mia sorellina di tana, tenda e strada, e tale resterà per sempre. Gli ultimi tre sono tatuati nella parte del mio cuore meglio irrorata dalle coronarie, l'ultima parte del mio cuore che smetterà di battere.
Boschi ed Acque, Venti ed Alberi,
saggezza, forza e cortesia
che il favore della Giungla vi accompagni.
lunedì, ottobre 01, 2007
Crossing the line
Mio padre mi ha chiamata per sentire se il viaggio era andato bene, ed in valigia avevo due scatolette di salmone che aveva pensato a comprare per esser certo che al mio ritorno alla vita universitaria avessi qualcosa di commestibile pronto all’uso. Gaia negli scorsi giorni mi ha procurato un po’ di musica nuova, cosicché le ore di treno non fossero troppo noiose, e si è svegliata presto di domenica mattina per salutarmi.
Mia zia è tornata ad Avezzano questo weekend per poter stare un paio d’ore con me. Entrambe le nonne spergiurano di spendere preghiere per me, per i miei studi e per la mia salute. Con Virginia ci siamo sentite circa sei volte nelle ultime 24 ore, e Nik mi ha chiamato da Torino con voce raggiante (è da febbraio che non lo sentivo così, che bello) e sigaretta tra le labbra (credo al posto dell’appendice cecale abbia una Gauloise Rossa), benché non stesse adempiendo ad uno dei primi doveri di uomo, cioè "tesoro ti sta benissimo, sembra ti sia stato cucito addosso" per tutta la durata del raid di compere. Dalla zona Canavesana e bresciana sento arrivare pensieri felici e piovere affetto. Enzo (stella, meraviglia, sorpresa, regalo, miracolo) mi ha fatto ciao ciao con la mano quando andavo via dopo aver chiaccherato tutta la sera, e si è persino lasciato dare un bacino in più. Nel mio cellulare ci sono circa 40 numeri davvero importanti.
Mi ricordavo di lui, visto già altre volte, visto tre mesi, venti chili e quaranta decibel fa di voce, in un altro reparto. Passa in Dea proprio per l’accettazione, c’è un letto in reparto che lo aspetta già, e spero tanta morfina quanta riesce a stargli nelle vene.
Nel modulo di FirstAid del Dea c’è anche la voce ‘Informati i parenti’, una voce che vuol dire che qualcuno è in sala d’aspetto a tormentarsi per te; a torcere e stracciare fogli di carta, bere caffè per ingannare il tempo, parlare senza smettere per non far passare i pensieri cattivi. Ma per lui non è stata aperta quella voce, perché nell’ampia sala d’attesa che è la faccia della Terra nessuno stava facendo a pezzetti niente in attesa di sapere come lui stesse.
Forse ricordo le facce dei pazienti che vedo perché sono solo all’inizio, forse ricordo perché mi piacerebbe pensare che un medico, visitandomi, ricordi me. Non è che poi li ricordi tutti: talvolta sull’autobus riconosco persone, e qualche volta è capitato che loro riconoscessero me. Ma ci sono alcuni visi che si sigillano con la ceralacca nell’archivio e proprio non se ne vanno.
Ma chi -o più probabilmente c
osa- è uno studente? Che ruolo ha? E come si fa a capire qual è la soglia di intimità da non superare?Il cardine di tutto sta in quei 40 numeri, in quelle mille attenzioni: io non sono sola al mondo, e se avessi un Etp laringeo con ripetizioni ovunque… forse vorrei qualcuno accanto che mi prepari una minestrina o mi chieda come sto o chiami per me un’ambulanza se sento talmente tanto dolore da non riuscire ad alzarmi dal letto per andare a bere. La soglia è quella del reparto dove ora è ricoverato, e dove vorrei andare a trovarlo come fossi una vicina di casa? La soglia è l’addossarsi compiti che non abbiamo, arrogarsi diritto di intrusione?
Sono quella delle risposte, quella che anche se ad una domanda in sede d’esame non ricorda le cose con precisione le ricava ragionando ad alta voce col prof, quella che si stupisce da sola nel ricordare i dosaggi dei nitroderivati e nel piangere proprio ora, mentre scrivo… e Dio solo sa come vorrei avere questa, di risposta. Ancora, ancora ed ancora tento di rispondermi che sono una persona e che l’empatia non è una malattia, almeno in genere, quando riesci a smettere di piangere in un tempo ragionevole.
sabato, settembre 29, 2007
Sicuri di conoscermi?
http://www.quizyourfriends.com/quizpage.php?quizname=070928193329-132662&
venerdì, settembre 21, 2007
Confessions from the Pit
“Ciao, Laura! Come stai? Vieni, vieni, mi fa tanto piacere vederti, sono in rossa su una situazione di coma iperosmolare, entra che ti spiego!”
E’ quasi un anno che provo la stessa sensazione ogni volta che sgattaiolo dentro quella porta sul retro. Passare dall’entrata di servizio regala una sensazione di intimità, di confidenza con un posto, come se gli appartenessi un pochino. Il mio cervellino giovane sogna un luogo di lavoro in cui arrivare e sentirsi bene, e forse la sensazione che cerco è quella che ho imparato a provare lì. Tutte le volte che faccio quel passo oltre la soglia è un passo pensato e desiderato, nasce dallo studio e dalla sete di capire qualcosa di nuovo anche oggi. Ma sputtaniamoci fino in fondo: nasce dal bisogno di fare tutto il possibile, pure di prendere coraggio e osare una risposta, e osare meritare un grammo di fiducia, e osare custodire quel sorriso affermativo dentro il cuore e la testa, come appiglio nei momenti bui. Come qualsiasi cosa io faccia, credo nasca dall’amore profondo, sorpassando di chilometri le amarezze dei verbali… ed effettivamente sutura bene le ferite.
In un modo molto poco cinico amo la sincerità dell’ospedale. La corsia ti mette a nudo, sei quello che sei ed è nel tuo interesse abbattere i muri di cui ti circondi fuori, riportare alla luce l’umanità, la vergogna, il pudore, la comunicazione verbale. E questo vale anche per chi ha le olive del fonendo dalla sua.
Questa serata la domanda attorno a cui ho arrovellato le meningi è stato: cos’è effettivamente che mi piace così tanto del Pronto Soccorso?
La prima risposta che mi sono data è: l’odore. L’ospedale odora di ospedale: odore di detersivo per pavimenti, di disinfettante e di cucina. Odio l’odore di mensa dell’ospedale. Mi ricorda dolorosamente i mesi passati in ospedale da mia madre e mia nonna. Credo questo sia il primo cardine della predilezione ‘a pelle’ per il Dea: non c’è odore di cucina. Dopo due settimane in Medicina Generale (un reparto che mi è piaciuto tantissimo) avevo imparato come evitare gli orari dei pasti; ho recuperato più ricordi brucianti in quei 15 giorni che negli ultimi 12 anni.
Secondo punto, il fatto che in reparto mi annoio. Non credo preferire l’acuto al cronico sia sintomo, per un medico, di superficialità e svogliatezza. Anzi: per come ho imparato a vedere le cose fatte qui, a maggior ragione l’attenzione è più accurata, i sensi acuiti. Il Dea non è solo un collegamento tra territorio e posti letto… e chi la pensa così non ha mai passato un anno a vedere un Pronto Soccorso che lavora bene.
Qualche millisecondo dopo è subentrato il sentore di sentirsi a proprio agio con le persone. Per me è esattamente così, dal tutor eccezionale come dottore e come uomo al co-turnante di sempre, la sopresissima dell’anno 2007. Sapere che, qualsiasi cosa succeda, lì c’è qualcuno di cui ti fidi e che ti ha insegnato talmente tanto da non essere più solo un tutor o un compagno di corso… è un codice giallo rivalutato bianco.
Oggi ho lavato i vetri in camera mia, e ho alzato gli occhi dallo schermo mentre scrivo, e mi sono vista riflessa nella cornice della finestra. Stavo sorridendo, e non da quel preciso istante; ho la sensazione che quell’espressione sul viso fosse lì da un po’.
Gianluca serafico, Gianluca modesto, gentile dalla prima stretta di mano, disponibile anche quando avrebbe potuto –e forse voluto- mandarmi a cagare, buono come persona e come dottore, buono come il pane, sempre pronto a spiegarti, a farti fare e imparare, Gianluca che gioisce per ogni nostro esame fatto, per ogni successo, che ascolta e spiega e sorride. Il medico che mi sta insegnando ad essere, un giorno, medico.
Ma non solo lui.
Qualche mese fa, durante un momento difficile, molto semplicemente Matteo c’era. Cavoli, e chi se lo aspettava? Avrei potuto dire quindici nomi diversi dal suo nel tirare ad indovinare chi avrei avuto accanto, e ne avrei azzeccati forse quattro. Ed il suo non c’era, ma lui sì, credo sottovalutando tutto quel che ha detto e fatto per me e con me, in modo talmente spontaneo e lineare da lasciarmi a bocca aperta più e più volte.
A ridere con me e a distrarmi, con i suoi messaggi forse più folli ed arzigogolati dei miei, con una sensibilità stupefacente e la presenza discreta, con gli origami fatti con i fogli dei ricettari, con le mille proposte per uscire e coinvolgermi con gli altri: le spedizioni punitive a Panini d’Autore e alla Farmacia dei Sani per i nostri aperitivi analcolici prima dei turni serali e i cocktail parecchio poco analcolici dopo, il pranzo sul Passo del Giogo, la serata al Museo della Scienza… sembra assurdo scrivere di una persona che non leggerà queste cose, ma non è per questo che scrivo. Serve scrivere, per “misurare la perdita” di cose belle che un giorno voglio poter ricordare tutte.
E stasera scrivo anche di una telefonata meravigliosa con il mio nipotino, una telefonata da grandi, botta e risposta, articolata e con le lacrime agli occhi per tutto il mio amore che gli arriva solo a distanza e la nostalgia che c'è anche se non si dice, triste nel pensare di vederlo 20 cm più alto ogni volta.
martedì, settembre 11, 2007
Poker

domenica, settembre 09, 2007
HSL
Pensiero principale, ovvio, ‘sta caspita di Fisio3 che di suo non mi metterebbe minimamente ansia, ma avendo il grave difetto dei professori (due su 4 improponibili e uno dei due che si salvano ha gli esami di Fisio2 nelle stesse date d’appello) con un 66,6 periodico di chances di “Signorina, torni la prossima volta” non è che faccia propriamente dormire sonni tranquilli. Ci sono mille altri calcoli di statistica studentesca che si potrebbero fare, tutti molto più efficaci di qualsivoglia distribuzione gaussiana… ma ahimè, nessuno dei quali tristemente reca gaudio. Quindi, per il momento li ignoro. Linkata direttamente al P.P. (non Progressione Personale, fratellini, ma Pensiero Principale) troviamo una serie di cinque numeri, un segno di punteggiatura e una letterina particolare che mettono quasi più paura del pensare al Colomo prima di andare a letto. 902,27 €. Una prima rata tipo cuscino premuto forte sulla bocca per quaranta secondi, una prima rata che è una flebo di angoscia e senso di colpa in più se le coincidenze astrali mi tirassero la coppia d’assi “Colomo-Pantaleo” che potrebbe zavorrarmi al terzo.
La facoltà di Medicina e Chirurgia di Firenze è, a detta di molti, tra le migliori. Dopo 3 anni qui, c’è solo un giudizio che posso esprimere al riguardo. La facoltà di Medicina e Chirurgia di Firenze ti prepara alla vita vera, dove vige la legge della giungla e devi correre non importa che tu sia leone o gazzella, perché ogni ottobre devi fare il tagliando e se non è tutto a posto, spiacenti, corregga il tiro e poi si ripresenti tra un anno. Sapete, legalmente l’intervallo tra un appello e l’altro è quindici giorni ma ‘consigliano’ almeno un mese prima di ripresentarsi dopo un libretto reso.
“E, ovviamente, se ha verbalizzato un esame da meno di sei mesi come può aver preparato per bene la nostra materia?”.
Hic Sunt Leones. Siamo fuori dal tunnel del divertimento!
E poi c’è il DEA e le persone che ci lavorano, al cui solo pensiero mi assale la nostalgia. E l’aula B della Biomedica –situata proprio sopra ai lavori per la folle tramvia che arriverà fin dentro l’ospedale, così spoglia, con le piastrelle spaiate perché scoppiano ogni par d’anni e le pale dei ventilatori che girano con proprio criterio e a loro discrezione … ma con tutte quelle vetrate sulla collina di Monna Tessa, che ti viene da sorridere quando ‘riporti il fuoco visivo ad infinito’, come voleva il Gulisano per farci mantenere nelle orbite gli occhi provati dal Balboni, E i tre computer con connessione a 56K, quella che credevo fosse ormai prerogativa solo di casa mia.
E l’aria polverosa appena entri, e le teste che si voltano per vedere chi è.
Teste che ami, che riconosceresti anche solo di spalle dal modo in cui muovono il gomito, mordicchiano la penna, tamburellano le dita su tavolo, dal colore degli evidenziatori accanto a loro. La facoltà di Medicina e Chirurgia di Firenze è una fornace di ottimi maratoneti, in compagnia dei quali mi spaventa tutto meno. Hic Sunt Leones, quelli veri, quelli che mi scrivo addosso.
Teste di c…., la presenza infestante di quelli che giudicano chi resta indietro, di quelli che hanno permesso l’approvazione di questo regolamento balordo, un po’ pietosi e compassionevoli, un po’ pieni del loro essere in regola, resi tronfi dalla loro chiamata divina. “E che dovevamo permettere che la gente si laureasse in 7 anni? Vabbè, ma quello la domenica pomeriggio non studia mai e va anche in piscina il martedì sera, grazie che è rimasto indietro!”. Credetemi, non esagero. Questa frase l’ho sentita davvero, è stata il mio primo spalancar d’occhi sulla gestione partitica degli studenti, e dopo due anni mi fa ancora rabbrividire e riflettere tanto.
Torno a studiare ancora un paio d’ore.
Che il rapporto ventilazione-perfusione sia con voi. Baci
Ale, Albi. In questo istante ho una voglia lancinante di una tazza di roba calda davanti a un fuoco, sotto le stelle, su qualche vetta, dovunque ma insieme a voi.
lunedì, settembre 03, 2007
Caffè, grappa, scorze di limone, zucchero.
Mi avete rimesso in discussione, che è una cosa che amo enormemente, come non essere data per scontata. Un gustoso “Vediamo questa qui com’è” rende sapide le nuove esperienze, e mi è piaciuto tanto giocare. Nell’intervista a due voci, Mor e Ikki hanno detto che la prima impressione che gli ho dato è stata quella di una dittatrice. Credo di averla parzialmente sconfessata durante la settimana, poichè difficilmente un primo impatto sbaglia del tutto –specialmente poi se si tratta della mia indole, del mio “troppo orgoglio” irruento!- ma sarebbe bello essere capace sempre di dirigere senza comandare. Vi chiedo scusa per le volte che non ci sono riuscita, e se sono la maggior parte… beh, le persone sono il buono e il cattivo insieme.
Otto giorni di pura vita, il talmente bello e il troppo brutto. I grazie per le gioie esclusive, per le teglie svuotate, per la numerologia spiccia ed efficace, per i bombardini che arrivano dove non ce la fa la Tachipirina, per le urla dei fratellini in caccia e per il richiamo della nuova traccia. I ti prego per il già vissuto, perché lui no, perché basta così. La gratitudine profonda –ben diversa dal grazie pronunciato- per due giornate di sole, per degli incontri molto oltre l’esser speciali, per delle conferme tutt’altro che scontate, per la notte sotto le stelle, per un pisolino accanto a un ruscello, per la comunicazione wireless, per ogni singolo cenno di miglioramento.
Franci mentalmente gemella, Franci senza filtri, Franci indispensabile e insostituibile.
Stefano attentamente lì, curioso, giocoso e grandioso, un giorno un V.L. DOC.
Luca ogni tanto altrove, perennemente in discussione, fondamentalmente fantastico.
Rachele intimamente sulla mia stessa strada, sulla stessa lunghezza d’onda, il servizio e le nuove sfide. Totalmente Akela.
Matteo sorprendente, assillante e profondo, con la Pelliccia ed i bimbi tatuati nel DNA.
Lela gioiosamente affine, carismatica, sostanza. Un incrocio fortuito e fortunato di vite, nonché uno scambio di Branca.
Giulia dalla forza stupefacente e dalla presenza discreta ma non per questo meno potente.
Federico spalla possente, abbraccio da orso, il conforto e il riposo spontaneo, un rover sulla buona strada.
Ale. Ale. Ale per cui resto sempre con il cuore gonfio e senza le parole giuste, Ale semplicemente grazie. Ale, forza. E a presto.
La nostalgia stilla da ogni sottolineatura in questi giorni di nuovo sui libri, alcune canzoni sono come dei link a precisi momenti della giornata, il clangore delle pentole risuona inspiegabilmente diverso, finora mi sono preparata solo un piatto di pasta e le dita scottate stanno guarendo. Però resta, e resta forte, il sentirsi subito poco ospite e tanto coinvolta in un girotondo di sorrisi pazzi e pioggia a catinelle.
Profondamente Grazie,
Chil
Per voi, “E mi troverai” di Sergio Cammariere. Lui ha trovato le mie parole giuste.
venerdì, agosto 31, 2007
Cade la Pioggia
scrivi tu la fine
io sono pronto
non voglio stare sulla soglia della nostra vita
guardare che è finita
nuvole che passano e scaricano pioggia come sassi
e ad ogni passo noi dimentichiamo i nostri passi
la strada che noi abbiamo fatto insieme
gettando sulla pietra il nostro seme
a ucciderci a ogni notte dopo rabbia
gocce di pioggia calde sulla sabbia
amore, amore mio
questa passione passata come fame ad un leone
dopo che ha divorato la sua preda ha abbandonato le ossa agli avvoltoi
tu non ricordi ma eravamo noi
noi due abbracciati fermi nella pioggia
mentre tutti correvano al riparo
e il nostro amore è polvere da sparo
il tuono è solo un battito di cuore
e il lampo illumina senza rumore
e la mia pelle è carta bianca per il tuo racconto
ma scrivi tu la fine
io sono pronto.
venerdì, agosto 17, 2007
Di luce, d'azzurro, di mare
Sale
Brucia sulle ferite, ma ferite non ci sono. Quindi profuma e disegna fantasiosi arabeschi sulle gambe, e tira sul viso, e brucia le palpebre. Il primo tuffo della stagione, la prima boccata di mare e' una benedizione che lascia come un manto d'intoccabilità, e sei pronta ad affrontare tutto. Libri, parenti, pettegolezzi, tanto per passare al
Fiele
e alle mie fantastiche fantomatiche imprese e storie. E alla considerazione di alcune persone che cola a picco, senza troppo dispiacere. Constatare che ci si sbaglia sempre una volta di piu', e che una volta non ci si era sbagliati. Peccato. Sperare sempre che crescendo nascano, se non neuroni, interruttori neuronali. E quando questo non succede e' una cantonata in piu' che prendo, ma sapete cos'é che arriva ora?
Miele
Arrivano le belle sorprese. Persone che sanno esattamente quello che fanno, e persone stanno scoprendo come arrivare a scegliere, cosa fare. Battaglie che valgon bene un'ugola e colla nei capelli.
Tornano le persone. Nuove, stravolte, meno nette, più possibiliste e meno impossibili. Se possibile quasi incredibili, ma come potrebbe non esserlo la schiusa di un bozzolo? E per le farfalle libere di volare e far volare il pensiero, io sono grata. Non importa quanto tempo ci sia da passare insieme, perche' nel tempo di una risata ci sono miliardi di cose rivelate che non si potrebbero dire diversamente. E il profumo del mare e le luci di Scilla diventano amiche anche loro. GRAZIE.
lunedì, agosto 06, 2007
Partenze

mercoledì, agosto 01, 2007
lunedì, luglio 30, 2007
martedì, luglio 17, 2007
D-Day before
E come pianificare 45 giorni di vacanza da spalmare per tutta Italia ed oltre. Ma per questo aspetto la fine delle VdB... Ernie, laparoceli, ilei e tireotossicosi. Here I am.
PS. Questo post scriptum è aperto per la categoria dei giornalisti. Avete tra le mani le grandiose potenzialità espressive che la lingua italiana offre. Se per cortesia oltre che ad attingere al pozzo senza fondo dei dizionari leggeste anche accanto alle parole che usate, sapreste quante cazzo di volte fate inviperire noi della categoria del caduceo quando usate il termine 'shock', poichè oltre a scriverlo al 90% delle volte male ne fate un uso totalmente scorretto. Lo 'stato di shock', per cortesia, lasciatelo ai miei futuri colleghi, e ripendetevi 'agitazione' e 'confusione mentale'.
giovedì, luglio 12, 2007
Tre barre rosse
Ho trovato Buskashì in una bancarella di libri alla Festa dell'Unità a Borgo, dopo una cena luculliana a base di tortelli mugellani e rosticciana con un padrone di casa, un vicino di pianerottolo e un'americana naturalizzata tricolore che manca già. Buskashì è stato "l'imprevisto ma non per questo spiacevole" della serata, stessa pasta della roba che con questa accozzaglia vincente di persone non è mai mancata.
E quando suddetta accozzaglia ha visto cos'avevo comprato non si è stupita affatto (ad onor del vero credo fossero complici le Ceres ed un certo lovely mood nell'aria), e non si è stupita di vedermi sedere nel bel mezzo delle mazurke e mettermi a leggere (perchè ballava il liscio a bordopista o chiaccherava con amici del liceo). Ma d'altronde si tratta di Emergency.
Emergency, qualcosa più di una fede. A 14 anni asserivo con fermezza che da grande avrei voluto unirmi a loro. A 22, confermo che da grande combatterò per le stesse cose per cui ancora combattono.
E questi sono i momenti in cui di crescere ho davvero voglia.
giovedì, luglio 05, 2007
Preferisco il rumore del mare
Perchè quello che conta davvero non è un esame del cazzo che prima o poi passerò, tanto sto studiando tanto e sono davvero in grado di giudicare modalità e tempi per tutto.
Quello che conta davvero è recuperare un rapporto perduto, perchè si cresce.
E' mio padre che prepara congressi e al telefono è sereno.
E' Gaia con i suoi enormi ( e non scherzo) problemi dei diciassettenni, quelli che alla domanda "preferiresti tornare a 17 anni o saltare a 35?" ti fanno rispondere "Anche 40, ma non 17 vi prego!".
E' parlare con Virginia e sentirla serena, appagata, saggia e così collegata affettivamente e mentalmente a me.
E' vedere Franci che... una serie di cose, tra cui riprendere colore, smettere di trangugiare caffè e di muovere nervosamente prima una gamba e poi l'altra per una decina di ore.
Sentire il rumore di due spinali che tornano in deposito, Nik che usa di nuovo tutte le parole correttamente.
E' osservare Amy che cammina fino al bagno, anchilosata più della vecchina centenaria sua vicina di letto, e non potermi nascondere in un angolino e piangere per il sollievo perchè c'è da disinfettare dei graffi.
E' preparare i muffins la mattina alle sette con i mirtilli che macchiano qualsiasi cosa nel raggio di 5 metri e prendere maialosi cornetti bollenti.
E' guardare quelle persone e pensare che farei un patto col diavolo per un loro sorriso, per un loro passo, per delle analisi nella norma, per qualsiasi cosa che possa rendere tutto un pò più facile. In fondo Medicina è prendersi cura di, non per forza guarire. E' scegliere la terapia più idonea, valutare.
"Toglietele i libri da davanti!" ha detto ieri ridendo la madre di Nik, e forse non ha tutti i torti. E oggi che sto impazzendo sui libri di notte e sull'autobus e mentre cammino perchè spesso di giorno ho altro di più importante da fare... al rumore delle pagine preferisco comunque il timer del forno mentre i muffins gonfiano o lo sciabordare delle onde e la risacca a due metri dalla schiuma, se questo può cambiare qualcosa per qualcuno a cui tengo.
lunedì, luglio 02, 2007
Amici miei, direbbe Amy

venerdì, giugno 29, 2007
Six feet under
Ok, let’s face it.
Sono due giorni che non esco di casa e tuttavia non riesco ad aprire un libro di medicina, e non è solo per i McBurney-Lanz che mi fanno compagnia da 4 giorni (ok, la febbriciattola la cito per dovere di cronaca… ma tranquilli, giuro che se mi trovo Blumberg positiva vado in Dea). Sono due giorni che non faccio altro che dormire, guardare Grey’s Anatomy, leggere libri random e pensare che gli unici posti dove vorrei essere nei prossimi giorni sono Calabria, Oslo e l'Isola che Non C'è.
Just as you know, sognare Bagnara e leggere libri che non contengano parole tipo ‘addome’ oppure ‘carrier’ per me equivale ad una crisi isterica in piena regola. Se vi prendete la briga di unire:
- sindrome premestruale e conseguente voglia di perdere 15 chili mangiando Nutella
- dolore appendicolare
- Previsioni meteo con Pantaleo a sudovest e Colomo in tutto il resto della rosa dei venti
- Gianluca in ferie,
- Amie e Franci all’Elba (ragazzi, VAFFANCULO. L’amicizia d’estate ha un limite di distanza, e Firenze-Spiagge/Sole/Ristorantinidipesce dell’Isola d’Elba really crosses the line.)
- Crisi d’astinenza dal Branco
- Voglia di caponata e del divano di casa
e shakerate violentemente... esce fuori un pastrocchio.
La cosina simpatica è il substrato su cui questa sbobba si installa, cioè gli ultimi due mesi congesti di scout-related facts&delusions, la cui eco di tanto in tanto torna a far capolino e che in termini di esaurimento interiore mette il suo bel carico da novanta.
Quello per cui mi devo costringere a non abbandonare i libri è quello che più ardentemente desidero.
E tutti in coro vi aspettate una frase tipo “Diventare il miglior medico possibile!”
Rullo di tamburi, people, la risposta non è questa, o perlomeno non lo è oggi.
Voglio andare in vacanza. E con questo non intendo solo smettere di marcire 12 ore al giorno su tomi alti più dei tacchi dei miei sandali. Intendo fare una valigia e andare in Calabria, restarci 20 giorni come una volta, fare colazione con una brioche co
n granita e panna da Deforte. Poi partire e tornare a casa. Entrare in agenzia viaggi e prendere il primo Last che mi piaccia. Tornare e andare in vacanza un po’ con mia sorella e mio padre, poi tornare a casa. E se mi sarò costretta bene sui libri e non sarò incappata in Colomo, avrò anche settembre di vacanza. E allora chissà se lascerò che la strada mi venga incontro e mi porti lontana, sola.
Voglio dimenticare la sensazione del camice che mi sfiora i polpacci e ritrovare quella della pelle che rosola al sole e sfiamma nell’acqua, i ciottoli sotto le scarpe mentre cammini, voglio non stupirmi del leggere ‘albero’ su un foglio stampato, voglio conoscere gente nuova e riconoscere vecchia gente, voglio del maledettissimo tempo solo per me e per i miei 21 anni e mezzo.
Credetemi, non ne posso davvero più.
martedì, giugno 26, 2007
Colours
Rav' it!
mercoledì, giugno 20, 2007
venerdì, giugno 15, 2007
Traguardo
Strade e pensieri per domani (Canone Inverso)
Non voglio affibbiare la responsabilità dell’ironia che mi incipria il naso all’indigestione di pazienti o alle 48 ore di reparto con sei ore di sonno, alle troppe metilxantine nelle vene ed all’epigastralgia. Per qualche strana ragione la lucidità è direttamente proporzionale alla stanchezza, e davanti all’ennesima tazza di caffè e al trenino che la colonia di Helicobacter ha gioiosamente intrapreso nei miei vasi sanguigni inizio a stillare HCl sulla tastiera, e poi vedremo se e quanto mi pentirò di queste parole. Ma tutto ha inizio perchè non volevo avere rimpianti, figuriamoci se ora permetto che escan fuori rimorsi!
Di sicuro ho avuto la conferma che nel caso fallissi come medico la prospettiva di diventare veggente mi porterebbe a fare più soldi di Vanna Marchi, senza però dover ricorrere ai suoi mezzucci… semplicemente affidandomi ai miei lungimiranti 11/10. Già questo è un risultato non da tutti i giorni. Non credo però che questa eventualità sia da prendere in considerazione, visto che da qualche parte nel mio codice genetico la doppia elica sbaraglia i serpenti e si attorciglia intorno al caduceo (altro che ribosomi).
Prima che i tasti si corrodano puntualizzo una sostanziale verità a cui sono giunta in quest’ultimo semestre. Ci sono indizi che non sono sintomatici di un dato evento, ma che nettamente quel dato evento lo indicano con le freccine luminose, che segnalano quel dato evento con un grosso punto esclamativo. Una buona anamnesi è il 90% di una diagnosi corretta, è l’inclinazione luminosa sotto cui tutte le freccine che singolarmente si confondevano con il sole abbacinante si fanno evidenti e lampeggiano distintamente indicandosi l’un l’altra, e tutte verso la direzione che già ti aspettavi indicassero.
Giunta a questo punto non è più il cosa che importa, quanto il come. E ora viene il divertente! Una saggia persona oggi mi ha detto vedendomi ridere davanti a uno schermo “Puoi aspettarti tanto da tutti, ma devi aspettarti di tutto da tutti… Anche che il segno del guazzamento provenga da una teca cranica.”
Oggi mi sono arresa al fatto che so come capire, chiedere, scoprire e farmi dire le cose, ma che non tutti hanno ancora scoperto o capito quando e come che le cose vanno dette, o che a volte non vanno dette perché l’esame obiettivo parla chiaro da sè. Perché è inutile abbozzare un’anamnesi quando ce n’è già da tempo una dettagliata in cartella clinica…
Nel corso della gionata ho levato bandiera bianca di fronte a considerazioni generali e generalizzanti: all'impossibilità di scusare il mondo, alle constatazioni smaliziate ed un tantino caustiche sulla vera natura delle persone, alla necessità di ruminare le cose più volte per sentirne il vero sapore, alle zavorre che infilo in questo istante sotto le suole, al dubbio che vi possono far venire queste parole circa un sottofondo rancoroso che, credetemi, non c'è... sono oltre le situazioni singole, è stato tutto un trampolino di lancio per fare riflessioni su vasta scala.
Quello che c'è è semplicemente il dover prendere atto che non tutti afferrano che non sono le cose che si fanno il punto, ma il modo in cui quelle cose si fanno. Mi sembra un concetto particolarmente chiaro, ma forse, come è mio
costume fare, potrei sopravvalutare il comprendonio generale. E sono già tre persone che mi dicono in questi giorni che qualcosa nella Laura fiduciosa ed estimativa si è interrotto. Bene che si noti, perchè è una strada che ho scelto con forza e che giustifica un sacco di modi di fare a cui non eravate abituati ed un occhio clinico un pò cinico.E ora metto a nanna il riso sardonico, i commenti che non mi interessano, l’Helicobacter, l’acidosi metabolica cronicizzata e le mie meningi colliquate per qualche ora e poi ci rivediamo, se siete su sentieri che incrociano il mio.
lunedì, giugno 11, 2007
Sintesi senza esiti
Intanto, stanotte è un regalo, un’isola tranquilla in questo trafficatissimo periodo di iperstudio, una pausa per sorridere nel valutare lo stato di cicatrici emotive, ferite che guariscono magari non in prima intenzione, che magari necessitano di punti sulle i e non di punti di sutura… ma che sono guarite, eccome. Il trattamento più efficace è sempre e comunque l’amore, verso chi mi è affidato, verso chi si fida di me, verso me stessa. E tra le tre se la giocano alla grande, ma forse dopo la visitina di ieri dal coiffeur vince l’ultima di mezza misura…
Lo dico non per prenderne atto, ma per tranquillizzare voi, i miei Cicatrene, che passate di qui a leggere e che spesso mi chiamate un po’ preoccupati. Sono regredite sia insonnia (olè!) che inappetenza (ahimè..) e le uniche cose che mi rendono pensierosa in questo periodo sono gli esami, gli scout ed il fatto che non è possibile avere in media sei pomfi per gamba da puntura di zanzara tali da non rendere opinabile l’opzione pantaloncini corti.
Adesso abbandono qui questi impegnativi ed impegnati pensieri e torno a fagocitare roba improponibile.
A’ bientôt!
domenica, giugno 10, 2007
Fratellini e sorelline, è stata davvero una Buona Caccia...
sabato, giugno 09, 2007
Cura di te
In questo periodo ti ho dato parecchio da pensare. Gli unici momenti in cui mi dispiace che la nostra connessione wireless non si interrompa mai sono quelli in cui non posso sollevarti dai miei dolori, che in qualche modo ti raggiungono sempre come un'eco lontana... ma, come mi ha detto Hathi, "quando non sei serena l'aria attorno a te smette di muoversi e chiunque ti conosca lo percepisce". Te e Gaia in primis.
Non tutti i padri dispongono di una conoscenza semeiologica delle proprie figlie molto accurata come la tua, nè forse saprebbero farne l'uso discreto e rispettoso che ne fai te con le tue poche parole, i tuoi abbracci forti, le tue chiamate lampo giusto per ricordarmi che ci sei, la caponata e le melanzane ripiene (lo so che mangeresti le alici anche nella macedonia, ma ti prego nelle melanzane non metterle mai più) e le cose che non dici sulle cicatrici virtuali che mi vedi addosso ma su cui non fai domande.
Nella mia vita c'è tanta roba meravigliosa, papà, e queste persone e queste cose sono la mia forza, la mia terapia e la mia ricchezza. Però anche le persone e le cose meravigliose possono far male, e anche se te vorresti che tutto il male intorno a me sva
nisse in un frullo d'ali questo non è possibile, ed è inevitabile che da più parti piovano colpi di diverso genere. Ma sai tenere un segreto? Tu sei quello che sei a dispetto e forse proprio grazie a tutto quello che i tuoi occhi (curati la congiuntivite, please) hanno e non hanno pianto, e le tue rughette di espressione raccontano quanto hai riso e quante preoccupazioni ti aggrottano la fronte. E se te sei diventato così ben vengano tutte le cicatrici e le cose che mi faranno piangere o meno, sorridere o preoccupare.Spero di essere per te sempre più una rughetta agli angoli degli occhi che un solco sulla fronte.
Ti voglio bene.
mercoledì, giugno 06, 2007
La Legge della Giungla

"Mi scusi, potrei farle una domanda?"
"Dimmi, ma non darmi del lei! E' mettere distanza!" "Precisamente. La domanda era: Cosa cazzo lo porta a fare quel fazzolettone al collo?"
Dicono che trancio le gambe con una manciata di sillabe. In realtà avrei preferito una katana per tranciare un paio di trachee, e pace se è poco scoutistico da dire, in questi dieci minuti e queste poche righe l'articolo 4 della legge va a farsi un giro.
"Qui stiamo parlando di spostare un Gruppo, una Comunità capi. Dei ragazzi non mi interessa."
"Questo era lampante, ma allora forse non ci siamo proprio, sa. Io è proprio per i ragazzi che sono qui."
Mi hanno detto che non so leggere tra le righe, e che sono poco diplomatica. Quanti complimenti in una sola serata... C'è gente che sarebbe bene scollasse il culo dalla poltrona e andasse a fare un pò di servizio in Unità, quei Quadri che non sanno più le canzoni e che hanno fatto lo zaino cinque anni fa l'ultima volta. O forse no, forse è bene che se ne stiano lì a cianare e sindacare sui progetti altrui, su come meglio interferire, su come meglio farmi incazzare. In questo sono davvero, davvero ferrati. Alla prossima riunione con questa gente faccio entrare anche due Lupetti, e finchè non dicono loro ai bambini il perchè bisogna cambiare fazzolettone, Totem e Branco con cui si fa attività da tre anni non faccio uscire nessuno. Chissà, magari così lo capisco anch'io. Se continuiamo così con la mia bile potrei tingere la camicia e passare al Cngei, ma continuo a pensare che l'Agesci abbia alcuni meschini portavessillo che non rendono ragione di quello in cui davvero crediamo e per cui tutto è cominciato. Come direbbe Manolo, 'Schifoo...'.
Buona caccia a tutti coloro che rispettano la Legge della Giungla, anche se a qualcuno bisognerebbe ricordare che il senso dell'espressione per chi porta il fazzolettone è un tantino diverso dal comune.
giovedì, maggio 31, 2007
Giro di boa

La boa che toglie il sottovuoto è fatta di tante piccoli grandi gesti, come tutto quello che rimette a posto le mie costruzioni e cementa le mie fondamenta. Una amica che ti chiama appena sveglia per scuoterti, due amiche da abbracciare forte, un amico che ti porta al cinema a vedere Pirates of The Carribean, un altro che ti dice di studiare insieme e ti prepara Martini e Asti. Presenze discrete tutt'attorno si fanno sentire ogni tanto come sprazzi di sole tiepido dopo un acquazzone. Fuori la finestra piove un po', ma dentro di me è finalmente tornato il sereno, e resta farmacologia, Nik, la pace della sera, l'immensità del cielo e il profumo della terra e dell'erba bagnata a fare compagnia. A presto, ciurma!
domenica, maggio 27, 2007
De cuius e Trastevere con furore
domenica, maggio 20, 2007
Maverick
Ballerina goffa senza piedi di piombo su un campo minato, un piede sopra una mina c'è
andato a finire... l'esplosione ha fatto terra bruciata intorno a sè nel raggio di diversi chilometri che avrebbero dovuto essere a maggese. venerdì, maggio 18, 2007
A caldo

mercoledì, maggio 16, 2007
L'arte del distacco
La prospettiva 'altro da sè' mi è sempre risultata particolarmente ostica. Ci sono cose che effettivamente bisogna analizzare gelidamente, e ho sempre creduto nelle dissezioni che le persone più importanti della mia vita han saputo operare su tutte quelle situazioni di cui da sola
non riuscivo ad aver ragione, su tutti i no che non riesco a dire e le scelte che faccio sapendo di non riuscire a portarle avanti... Finchè, in una colazione diversa da tante altre, qualcuno mi fa capire che ci sono eventi talmente intimi da non poter chiedere a nessuno nè consigli nè cornici, che devo restare pensierosa, non chiudere occhio la notte e vedermela da sola.
I mumble mumble ed i ronzii nella testa mi hanno scortata diligentemente lungo la passeggiata fino in Facoltà per poi silenziarsi d'improvviso non appena aperte le porte scorrevoli...
Ieri sera ho detto ad alcuni amici che mi sentivo molto come la rosa del Piccolo Principe, ed uno di loro ha scritto 'Ti senti amata da lontano...', allora ho sorriso. In realtà era perchè la rosa non vuole nè campana nè paravento, ha le sue spine e crede che questo basti contro le tigri. Sono tre anni che lavoro per costruire una Laura invisa nelle situazioni, che non ha paura di mettersi in gioco fino in fondo, che crede nei colpi di testa e che non vuole imparare l'arte del distacco.
Dopo una notte insonne -forse solo la prima di tante- ho preso una posizione netta dentro la mia situazione, quella che sogna l'altra faccia della rosa.
In quello che sto facendo ci credo e ci spero con tutta me stessa, e credo anche che la posizione giusta sia questa, e non sia facile. E se dovesse rivelarsi quella sbagliata, se ne uscirò devastata, se sarò la sola a prenderla e resterò senza paravento nè campana... beh, ho sempre le mie spine.
lunedì, maggio 14, 2007
Solo 3 persone



Volevo ringraziarvi oggi, per come ogni giorno mi 'salvate' da me stessa...


