domenica, settembre 09, 2007
HSL
Pensiero principale, ovvio, ‘sta caspita di Fisio3 che di suo non mi metterebbe minimamente ansia, ma avendo il grave difetto dei professori (due su 4 improponibili e uno dei due che si salvano ha gli esami di Fisio2 nelle stesse date d’appello) con un 66,6 periodico di chances di “Signorina, torni la prossima volta” non è che faccia propriamente dormire sonni tranquilli. Ci sono mille altri calcoli di statistica studentesca che si potrebbero fare, tutti molto più efficaci di qualsivoglia distribuzione gaussiana… ma ahimè, nessuno dei quali tristemente reca gaudio. Quindi, per il momento li ignoro. Linkata direttamente al P.P. (non Progressione Personale, fratellini, ma Pensiero Principale) troviamo una serie di cinque numeri, un segno di punteggiatura e una letterina particolare che mettono quasi più paura del pensare al Colomo prima di andare a letto. 902,27 €. Una prima rata tipo cuscino premuto forte sulla bocca per quaranta secondi, una prima rata che è una flebo di angoscia e senso di colpa in più se le coincidenze astrali mi tirassero la coppia d’assi “Colomo-Pantaleo” che potrebbe zavorrarmi al terzo.
La facoltà di Medicina e Chirurgia di Firenze è, a detta di molti, tra le migliori. Dopo 3 anni qui, c’è solo un giudizio che posso esprimere al riguardo. La facoltà di Medicina e Chirurgia di Firenze ti prepara alla vita vera, dove vige la legge della giungla e devi correre non importa che tu sia leone o gazzella, perché ogni ottobre devi fare il tagliando e se non è tutto a posto, spiacenti, corregga il tiro e poi si ripresenti tra un anno. Sapete, legalmente l’intervallo tra un appello e l’altro è quindici giorni ma ‘consigliano’ almeno un mese prima di ripresentarsi dopo un libretto reso.
“E, ovviamente, se ha verbalizzato un esame da meno di sei mesi come può aver preparato per bene la nostra materia?”.
Hic Sunt Leones. Siamo fuori dal tunnel del divertimento!
E poi c’è il DEA e le persone che ci lavorano, al cui solo pensiero mi assale la nostalgia. E l’aula B della Biomedica –situata proprio sopra ai lavori per la folle tramvia che arriverà fin dentro l’ospedale, così spoglia, con le piastrelle spaiate perché scoppiano ogni par d’anni e le pale dei ventilatori che girano con proprio criterio e a loro discrezione … ma con tutte quelle vetrate sulla collina di Monna Tessa, che ti viene da sorridere quando ‘riporti il fuoco visivo ad infinito’, come voleva il Gulisano per farci mantenere nelle orbite gli occhi provati dal Balboni, E i tre computer con connessione a 56K, quella che credevo fosse ormai prerogativa solo di casa mia.
E l’aria polverosa appena entri, e le teste che si voltano per vedere chi è.
Teste che ami, che riconosceresti anche solo di spalle dal modo in cui muovono il gomito, mordicchiano la penna, tamburellano le dita su tavolo, dal colore degli evidenziatori accanto a loro. La facoltà di Medicina e Chirurgia di Firenze è una fornace di ottimi maratoneti, in compagnia dei quali mi spaventa tutto meno. Hic Sunt Leones, quelli veri, quelli che mi scrivo addosso.
Teste di c…., la presenza infestante di quelli che giudicano chi resta indietro, di quelli che hanno permesso l’approvazione di questo regolamento balordo, un po’ pietosi e compassionevoli, un po’ pieni del loro essere in regola, resi tronfi dalla loro chiamata divina. “E che dovevamo permettere che la gente si laureasse in 7 anni? Vabbè, ma quello la domenica pomeriggio non studia mai e va anche in piscina il martedì sera, grazie che è rimasto indietro!”. Credetemi, non esagero. Questa frase l’ho sentita davvero, è stata il mio primo spalancar d’occhi sulla gestione partitica degli studenti, e dopo due anni mi fa ancora rabbrividire e riflettere tanto.
Torno a studiare ancora un paio d’ore.
Che il rapporto ventilazione-perfusione sia con voi. Baci
Ale, Albi. In questo istante ho una voglia lancinante di una tazza di roba calda davanti a un fuoco, sotto le stelle, su qualche vetta, dovunque ma insieme a voi.
lunedì, settembre 03, 2007
Caffè, grappa, scorze di limone, zucchero.
Mi avete rimesso in discussione, che è una cosa che amo enormemente, come non essere data per scontata. Un gustoso “Vediamo questa qui com’è” rende sapide le nuove esperienze, e mi è piaciuto tanto giocare. Nell’intervista a due voci, Mor e Ikki hanno detto che la prima impressione che gli ho dato è stata quella di una dittatrice. Credo di averla parzialmente sconfessata durante la settimana, poichè difficilmente un primo impatto sbaglia del tutto –specialmente poi se si tratta della mia indole, del mio “troppo orgoglio” irruento!- ma sarebbe bello essere capace sempre di dirigere senza comandare. Vi chiedo scusa per le volte che non ci sono riuscita, e se sono la maggior parte… beh, le persone sono il buono e il cattivo insieme.
Otto giorni di pura vita, il talmente bello e il troppo brutto. I grazie per le gioie esclusive, per le teglie svuotate, per la numerologia spiccia ed efficace, per i bombardini che arrivano dove non ce la fa la Tachipirina, per le urla dei fratellini in caccia e per il richiamo della nuova traccia. I ti prego per il già vissuto, perché lui no, perché basta così. La gratitudine profonda –ben diversa dal grazie pronunciato- per due giornate di sole, per degli incontri molto oltre l’esser speciali, per delle conferme tutt’altro che scontate, per la notte sotto le stelle, per un pisolino accanto a un ruscello, per la comunicazione wireless, per ogni singolo cenno di miglioramento.
Franci mentalmente gemella, Franci senza filtri, Franci indispensabile e insostituibile.
Stefano attentamente lì, curioso, giocoso e grandioso, un giorno un V.L. DOC.
Luca ogni tanto altrove, perennemente in discussione, fondamentalmente fantastico.
Rachele intimamente sulla mia stessa strada, sulla stessa lunghezza d’onda, il servizio e le nuove sfide. Totalmente Akela.
Matteo sorprendente, assillante e profondo, con la Pelliccia ed i bimbi tatuati nel DNA.
Lela gioiosamente affine, carismatica, sostanza. Un incrocio fortuito e fortunato di vite, nonché uno scambio di Branca.
Giulia dalla forza stupefacente e dalla presenza discreta ma non per questo meno potente.
Federico spalla possente, abbraccio da orso, il conforto e il riposo spontaneo, un rover sulla buona strada.
Ale. Ale. Ale per cui resto sempre con il cuore gonfio e senza le parole giuste, Ale semplicemente grazie. Ale, forza. E a presto.
La nostalgia stilla da ogni sottolineatura in questi giorni di nuovo sui libri, alcune canzoni sono come dei link a precisi momenti della giornata, il clangore delle pentole risuona inspiegabilmente diverso, finora mi sono preparata solo un piatto di pasta e le dita scottate stanno guarendo. Però resta, e resta forte, il sentirsi subito poco ospite e tanto coinvolta in un girotondo di sorrisi pazzi e pioggia a catinelle.
Profondamente Grazie,
Chil
Per voi, “E mi troverai” di Sergio Cammariere. Lui ha trovato le mie parole giuste.
venerdì, agosto 31, 2007
Cade la Pioggia
scrivi tu la fine
io sono pronto
non voglio stare sulla soglia della nostra vita
guardare che è finita
nuvole che passano e scaricano pioggia come sassi
e ad ogni passo noi dimentichiamo i nostri passi
la strada che noi abbiamo fatto insieme
gettando sulla pietra il nostro seme
a ucciderci a ogni notte dopo rabbia
gocce di pioggia calde sulla sabbia
amore, amore mio
questa passione passata come fame ad un leone
dopo che ha divorato la sua preda ha abbandonato le ossa agli avvoltoi
tu non ricordi ma eravamo noi
noi due abbracciati fermi nella pioggia
mentre tutti correvano al riparo
e il nostro amore è polvere da sparo
il tuono è solo un battito di cuore
e il lampo illumina senza rumore
e la mia pelle è carta bianca per il tuo racconto
ma scrivi tu la fine
io sono pronto.
venerdì, agosto 17, 2007
Di luce, d'azzurro, di mare
Sale
Brucia sulle ferite, ma ferite non ci sono. Quindi profuma e disegna fantasiosi arabeschi sulle gambe, e tira sul viso, e brucia le palpebre. Il primo tuffo della stagione, la prima boccata di mare e' una benedizione che lascia come un manto d'intoccabilità, e sei pronta ad affrontare tutto. Libri, parenti, pettegolezzi, tanto per passare al
Fiele
e alle mie fantastiche fantomatiche imprese e storie. E alla considerazione di alcune persone che cola a picco, senza troppo dispiacere. Constatare che ci si sbaglia sempre una volta di piu', e che una volta non ci si era sbagliati. Peccato. Sperare sempre che crescendo nascano, se non neuroni, interruttori neuronali. E quando questo non succede e' una cantonata in piu' che prendo, ma sapete cos'é che arriva ora?
Miele
Arrivano le belle sorprese. Persone che sanno esattamente quello che fanno, e persone stanno scoprendo come arrivare a scegliere, cosa fare. Battaglie che valgon bene un'ugola e colla nei capelli.
Tornano le persone. Nuove, stravolte, meno nette, più possibiliste e meno impossibili. Se possibile quasi incredibili, ma come potrebbe non esserlo la schiusa di un bozzolo? E per le farfalle libere di volare e far volare il pensiero, io sono grata. Non importa quanto tempo ci sia da passare insieme, perche' nel tempo di una risata ci sono miliardi di cose rivelate che non si potrebbero dire diversamente. E il profumo del mare e le luci di Scilla diventano amiche anche loro. GRAZIE.
lunedì, agosto 06, 2007
Partenze

mercoledì, agosto 01, 2007
lunedì, luglio 30, 2007
martedì, luglio 17, 2007
D-Day before
E come pianificare 45 giorni di vacanza da spalmare per tutta Italia ed oltre. Ma per questo aspetto la fine delle VdB... Ernie, laparoceli, ilei e tireotossicosi. Here I am.
PS. Questo post scriptum è aperto per la categoria dei giornalisti. Avete tra le mani le grandiose potenzialità espressive che la lingua italiana offre. Se per cortesia oltre che ad attingere al pozzo senza fondo dei dizionari leggeste anche accanto alle parole che usate, sapreste quante cazzo di volte fate inviperire noi della categoria del caduceo quando usate il termine 'shock', poichè oltre a scriverlo al 90% delle volte male ne fate un uso totalmente scorretto. Lo 'stato di shock', per cortesia, lasciatelo ai miei futuri colleghi, e ripendetevi 'agitazione' e 'confusione mentale'.
giovedì, luglio 12, 2007
Tre barre rosse
Ho trovato Buskashì in una bancarella di libri alla Festa dell'Unità a Borgo, dopo una cena luculliana a base di tortelli mugellani e rosticciana con un padrone di casa, un vicino di pianerottolo e un'americana naturalizzata tricolore che manca già. Buskashì è stato "l'imprevisto ma non per questo spiacevole" della serata, stessa pasta della roba che con questa accozzaglia vincente di persone non è mai mancata.
E quando suddetta accozzaglia ha visto cos'avevo comprato non si è stupita affatto (ad onor del vero credo fossero complici le Ceres ed un certo lovely mood nell'aria), e non si è stupita di vedermi sedere nel bel mezzo delle mazurke e mettermi a leggere (perchè ballava il liscio a bordopista o chiaccherava con amici del liceo). Ma d'altronde si tratta di Emergency.
Emergency, qualcosa più di una fede. A 14 anni asserivo con fermezza che da grande avrei voluto unirmi a loro. A 22, confermo che da grande combatterò per le stesse cose per cui ancora combattono.
E questi sono i momenti in cui di crescere ho davvero voglia.
giovedì, luglio 05, 2007
Preferisco il rumore del mare
Perchè quello che conta davvero non è un esame del cazzo che prima o poi passerò, tanto sto studiando tanto e sono davvero in grado di giudicare modalità e tempi per tutto.
Quello che conta davvero è recuperare un rapporto perduto, perchè si cresce.
E' mio padre che prepara congressi e al telefono è sereno.
E' Gaia con i suoi enormi ( e non scherzo) problemi dei diciassettenni, quelli che alla domanda "preferiresti tornare a 17 anni o saltare a 35?" ti fanno rispondere "Anche 40, ma non 17 vi prego!".
E' parlare con Virginia e sentirla serena, appagata, saggia e così collegata affettivamente e mentalmente a me.
E' vedere Franci che... una serie di cose, tra cui riprendere colore, smettere di trangugiare caffè e di muovere nervosamente prima una gamba e poi l'altra per una decina di ore.
Sentire il rumore di due spinali che tornano in deposito, Nik che usa di nuovo tutte le parole correttamente.
E' osservare Amy che cammina fino al bagno, anchilosata più della vecchina centenaria sua vicina di letto, e non potermi nascondere in un angolino e piangere per il sollievo perchè c'è da disinfettare dei graffi.
E' preparare i muffins la mattina alle sette con i mirtilli che macchiano qualsiasi cosa nel raggio di 5 metri e prendere maialosi cornetti bollenti.
E' guardare quelle persone e pensare che farei un patto col diavolo per un loro sorriso, per un loro passo, per delle analisi nella norma, per qualsiasi cosa che possa rendere tutto un pò più facile. In fondo Medicina è prendersi cura di, non per forza guarire. E' scegliere la terapia più idonea, valutare.
"Toglietele i libri da davanti!" ha detto ieri ridendo la madre di Nik, e forse non ha tutti i torti. E oggi che sto impazzendo sui libri di notte e sull'autobus e mentre cammino perchè spesso di giorno ho altro di più importante da fare... al rumore delle pagine preferisco comunque il timer del forno mentre i muffins gonfiano o lo sciabordare delle onde e la risacca a due metri dalla schiuma, se questo può cambiare qualcosa per qualcuno a cui tengo.
lunedì, luglio 02, 2007
Amici miei, direbbe Amy

venerdì, giugno 29, 2007
Six feet under
Ok, let’s face it.
Sono due giorni che non esco di casa e tuttavia non riesco ad aprire un libro di medicina, e non è solo per i McBurney-Lanz che mi fanno compagnia da 4 giorni (ok, la febbriciattola la cito per dovere di cronaca… ma tranquilli, giuro che se mi trovo Blumberg positiva vado in Dea). Sono due giorni che non faccio altro che dormire, guardare Grey’s Anatomy, leggere libri random e pensare che gli unici posti dove vorrei essere nei prossimi giorni sono Calabria, Oslo e l'Isola che Non C'è.
Just as you know, sognare Bagnara e leggere libri che non contengano parole tipo ‘addome’ oppure ‘carrier’ per me equivale ad una crisi isterica in piena regola. Se vi prendete la briga di unire:
- sindrome premestruale e conseguente voglia di perdere 15 chili mangiando Nutella
- dolore appendicolare
- Previsioni meteo con Pantaleo a sudovest e Colomo in tutto il resto della rosa dei venti
- Gianluca in ferie,
- Amie e Franci all’Elba (ragazzi, VAFFANCULO. L’amicizia d’estate ha un limite di distanza, e Firenze-Spiagge/Sole/Ristorantinidipesce dell’Isola d’Elba really crosses the line.)
- Crisi d’astinenza dal Branco
- Voglia di caponata e del divano di casa
e shakerate violentemente... esce fuori un pastrocchio.
La cosina simpatica è il substrato su cui questa sbobba si installa, cioè gli ultimi due mesi congesti di scout-related facts&delusions, la cui eco di tanto in tanto torna a far capolino e che in termini di esaurimento interiore mette il suo bel carico da novanta.
Quello per cui mi devo costringere a non abbandonare i libri è quello che più ardentemente desidero.
E tutti in coro vi aspettate una frase tipo “Diventare il miglior medico possibile!”
Rullo di tamburi, people, la risposta non è questa, o perlomeno non lo è oggi.
Voglio andare in vacanza. E con questo non intendo solo smettere di marcire 12 ore al giorno su tomi alti più dei tacchi dei miei sandali. Intendo fare una valigia e andare in Calabria, restarci 20 giorni come una volta, fare colazione con una brioche co
n granita e panna da Deforte. Poi partire e tornare a casa. Entrare in agenzia viaggi e prendere il primo Last che mi piaccia. Tornare e andare in vacanza un po’ con mia sorella e mio padre, poi tornare a casa. E se mi sarò costretta bene sui libri e non sarò incappata in Colomo, avrò anche settembre di vacanza. E allora chissà se lascerò che la strada mi venga incontro e mi porti lontana, sola.
Voglio dimenticare la sensazione del camice che mi sfiora i polpacci e ritrovare quella della pelle che rosola al sole e sfiamma nell’acqua, i ciottoli sotto le scarpe mentre cammini, voglio non stupirmi del leggere ‘albero’ su un foglio stampato, voglio conoscere gente nuova e riconoscere vecchia gente, voglio del maledettissimo tempo solo per me e per i miei 21 anni e mezzo.
Credetemi, non ne posso davvero più.
martedì, giugno 26, 2007
Colours
Rav' it!
mercoledì, giugno 20, 2007
venerdì, giugno 15, 2007
Traguardo
Strade e pensieri per domani (Canone Inverso)
Non voglio affibbiare la responsabilità dell’ironia che mi incipria il naso all’indigestione di pazienti o alle 48 ore di reparto con sei ore di sonno, alle troppe metilxantine nelle vene ed all’epigastralgia. Per qualche strana ragione la lucidità è direttamente proporzionale alla stanchezza, e davanti all’ennesima tazza di caffè e al trenino che la colonia di Helicobacter ha gioiosamente intrapreso nei miei vasi sanguigni inizio a stillare HCl sulla tastiera, e poi vedremo se e quanto mi pentirò di queste parole. Ma tutto ha inizio perchè non volevo avere rimpianti, figuriamoci se ora permetto che escan fuori rimorsi!
Di sicuro ho avuto la conferma che nel caso fallissi come medico la prospettiva di diventare veggente mi porterebbe a fare più soldi di Vanna Marchi, senza però dover ricorrere ai suoi mezzucci… semplicemente affidandomi ai miei lungimiranti 11/10. Già questo è un risultato non da tutti i giorni. Non credo però che questa eventualità sia da prendere in considerazione, visto che da qualche parte nel mio codice genetico la doppia elica sbaraglia i serpenti e si attorciglia intorno al caduceo (altro che ribosomi).
Prima che i tasti si corrodano puntualizzo una sostanziale verità a cui sono giunta in quest’ultimo semestre. Ci sono indizi che non sono sintomatici di un dato evento, ma che nettamente quel dato evento lo indicano con le freccine luminose, che segnalano quel dato evento con un grosso punto esclamativo. Una buona anamnesi è il 90% di una diagnosi corretta, è l’inclinazione luminosa sotto cui tutte le freccine che singolarmente si confondevano con il sole abbacinante si fanno evidenti e lampeggiano distintamente indicandosi l’un l’altra, e tutte verso la direzione che già ti aspettavi indicassero.
Giunta a questo punto non è più il cosa che importa, quanto il come. E ora viene il divertente! Una saggia persona oggi mi ha detto vedendomi ridere davanti a uno schermo “Puoi aspettarti tanto da tutti, ma devi aspettarti di tutto da tutti… Anche che il segno del guazzamento provenga da una teca cranica.”
Oggi mi sono arresa al fatto che so come capire, chiedere, scoprire e farmi dire le cose, ma che non tutti hanno ancora scoperto o capito quando e come che le cose vanno dette, o che a volte non vanno dette perché l’esame obiettivo parla chiaro da sè. Perché è inutile abbozzare un’anamnesi quando ce n’è già da tempo una dettagliata in cartella clinica…
Nel corso della gionata ho levato bandiera bianca di fronte a considerazioni generali e generalizzanti: all'impossibilità di scusare il mondo, alle constatazioni smaliziate ed un tantino caustiche sulla vera natura delle persone, alla necessità di ruminare le cose più volte per sentirne il vero sapore, alle zavorre che infilo in questo istante sotto le suole, al dubbio che vi possono far venire queste parole circa un sottofondo rancoroso che, credetemi, non c'è... sono oltre le situazioni singole, è stato tutto un trampolino di lancio per fare riflessioni su vasta scala.
Quello che c'è è semplicemente il dover prendere atto che non tutti afferrano che non sono le cose che si fanno il punto, ma il modo in cui quelle cose si fanno. Mi sembra un concetto particolarmente chiaro, ma forse, come è mio
costume fare, potrei sopravvalutare il comprendonio generale. E sono già tre persone che mi dicono in questi giorni che qualcosa nella Laura fiduciosa ed estimativa si è interrotto. Bene che si noti, perchè è una strada che ho scelto con forza e che giustifica un sacco di modi di fare a cui non eravate abituati ed un occhio clinico un pò cinico.E ora metto a nanna il riso sardonico, i commenti che non mi interessano, l’Helicobacter, l’acidosi metabolica cronicizzata e le mie meningi colliquate per qualche ora e poi ci rivediamo, se siete su sentieri che incrociano il mio.
lunedì, giugno 11, 2007
Sintesi senza esiti
Intanto, stanotte è un regalo, un’isola tranquilla in questo trafficatissimo periodo di iperstudio, una pausa per sorridere nel valutare lo stato di cicatrici emotive, ferite che guariscono magari non in prima intenzione, che magari necessitano di punti sulle i e non di punti di sutura… ma che sono guarite, eccome. Il trattamento più efficace è sempre e comunque l’amore, verso chi mi è affidato, verso chi si fida di me, verso me stessa. E tra le tre se la giocano alla grande, ma forse dopo la visitina di ieri dal coiffeur vince l’ultima di mezza misura…
Lo dico non per prenderne atto, ma per tranquillizzare voi, i miei Cicatrene, che passate di qui a leggere e che spesso mi chiamate un po’ preoccupati. Sono regredite sia insonnia (olè!) che inappetenza (ahimè..) e le uniche cose che mi rendono pensierosa in questo periodo sono gli esami, gli scout ed il fatto che non è possibile avere in media sei pomfi per gamba da puntura di zanzara tali da non rendere opinabile l’opzione pantaloncini corti.
Adesso abbandono qui questi impegnativi ed impegnati pensieri e torno a fagocitare roba improponibile.
A’ bientôt!
domenica, giugno 10, 2007
Fratellini e sorelline, è stata davvero una Buona Caccia...
sabato, giugno 09, 2007
Cura di te
In questo periodo ti ho dato parecchio da pensare. Gli unici momenti in cui mi dispiace che la nostra connessione wireless non si interrompa mai sono quelli in cui non posso sollevarti dai miei dolori, che in qualche modo ti raggiungono sempre come un'eco lontana... ma, come mi ha detto Hathi, "quando non sei serena l'aria attorno a te smette di muoversi e chiunque ti conosca lo percepisce". Te e Gaia in primis.
Non tutti i padri dispongono di una conoscenza semeiologica delle proprie figlie molto accurata come la tua, nè forse saprebbero farne l'uso discreto e rispettoso che ne fai te con le tue poche parole, i tuoi abbracci forti, le tue chiamate lampo giusto per ricordarmi che ci sei, la caponata e le melanzane ripiene (lo so che mangeresti le alici anche nella macedonia, ma ti prego nelle melanzane non metterle mai più) e le cose che non dici sulle cicatrici virtuali che mi vedi addosso ma su cui non fai domande.
Nella mia vita c'è tanta roba meravigliosa, papà, e queste persone e queste cose sono la mia forza, la mia terapia e la mia ricchezza. Però anche le persone e le cose meravigliose possono far male, e anche se te vorresti che tutto il male intorno a me sva
nisse in un frullo d'ali questo non è possibile, ed è inevitabile che da più parti piovano colpi di diverso genere. Ma sai tenere un segreto? Tu sei quello che sei a dispetto e forse proprio grazie a tutto quello che i tuoi occhi (curati la congiuntivite, please) hanno e non hanno pianto, e le tue rughette di espressione raccontano quanto hai riso e quante preoccupazioni ti aggrottano la fronte. E se te sei diventato così ben vengano tutte le cicatrici e le cose che mi faranno piangere o meno, sorridere o preoccupare.Spero di essere per te sempre più una rughetta agli angoli degli occhi che un solco sulla fronte.
Ti voglio bene.
mercoledì, giugno 06, 2007
La Legge della Giungla

"Mi scusi, potrei farle una domanda?"
"Dimmi, ma non darmi del lei! E' mettere distanza!" "Precisamente. La domanda era: Cosa cazzo lo porta a fare quel fazzolettone al collo?"
Dicono che trancio le gambe con una manciata di sillabe. In realtà avrei preferito una katana per tranciare un paio di trachee, e pace se è poco scoutistico da dire, in questi dieci minuti e queste poche righe l'articolo 4 della legge va a farsi un giro.
"Qui stiamo parlando di spostare un Gruppo, una Comunità capi. Dei ragazzi non mi interessa."
"Questo era lampante, ma allora forse non ci siamo proprio, sa. Io è proprio per i ragazzi che sono qui."
Mi hanno detto che non so leggere tra le righe, e che sono poco diplomatica. Quanti complimenti in una sola serata... C'è gente che sarebbe bene scollasse il culo dalla poltrona e andasse a fare un pò di servizio in Unità, quei Quadri che non sanno più le canzoni e che hanno fatto lo zaino cinque anni fa l'ultima volta. O forse no, forse è bene che se ne stiano lì a cianare e sindacare sui progetti altrui, su come meglio interferire, su come meglio farmi incazzare. In questo sono davvero, davvero ferrati. Alla prossima riunione con questa gente faccio entrare anche due Lupetti, e finchè non dicono loro ai bambini il perchè bisogna cambiare fazzolettone, Totem e Branco con cui si fa attività da tre anni non faccio uscire nessuno. Chissà, magari così lo capisco anch'io. Se continuiamo così con la mia bile potrei tingere la camicia e passare al Cngei, ma continuo a pensare che l'Agesci abbia alcuni meschini portavessillo che non rendono ragione di quello in cui davvero crediamo e per cui tutto è cominciato. Come direbbe Manolo, 'Schifoo...'.
Buona caccia a tutti coloro che rispettano la Legge della Giungla, anche se a qualcuno bisognerebbe ricordare che il senso dell'espressione per chi porta il fazzolettone è un tantino diverso dal comune.
giovedì, maggio 31, 2007
Giro di boa

La boa che toglie il sottovuoto è fatta di tante piccoli grandi gesti, come tutto quello che rimette a posto le mie costruzioni e cementa le mie fondamenta. Una amica che ti chiama appena sveglia per scuoterti, due amiche da abbracciare forte, un amico che ti porta al cinema a vedere Pirates of The Carribean, un altro che ti dice di studiare insieme e ti prepara Martini e Asti. Presenze discrete tutt'attorno si fanno sentire ogni tanto come sprazzi di sole tiepido dopo un acquazzone. Fuori la finestra piove un po', ma dentro di me è finalmente tornato il sereno, e resta farmacologia, Nik, la pace della sera, l'immensità del cielo e il profumo della terra e dell'erba bagnata a fare compagnia. A presto, ciurma!
domenica, maggio 27, 2007
De cuius e Trastevere con furore
domenica, maggio 20, 2007
Maverick
Ballerina goffa senza piedi di piombo su un campo minato, un piede sopra una mina c'è
andato a finire... l'esplosione ha fatto terra bruciata intorno a sè nel raggio di diversi chilometri che avrebbero dovuto essere a maggese. venerdì, maggio 18, 2007
A caldo

mercoledì, maggio 16, 2007
L'arte del distacco
La prospettiva 'altro da sè' mi è sempre risultata particolarmente ostica. Ci sono cose che effettivamente bisogna analizzare gelidamente, e ho sempre creduto nelle dissezioni che le persone più importanti della mia vita han saputo operare su tutte quelle situazioni di cui da sola
non riuscivo ad aver ragione, su tutti i no che non riesco a dire e le scelte che faccio sapendo di non riuscire a portarle avanti... Finchè, in una colazione diversa da tante altre, qualcuno mi fa capire che ci sono eventi talmente intimi da non poter chiedere a nessuno nè consigli nè cornici, che devo restare pensierosa, non chiudere occhio la notte e vedermela da sola.
I mumble mumble ed i ronzii nella testa mi hanno scortata diligentemente lungo la passeggiata fino in Facoltà per poi silenziarsi d'improvviso non appena aperte le porte scorrevoli...
Ieri sera ho detto ad alcuni amici che mi sentivo molto come la rosa del Piccolo Principe, ed uno di loro ha scritto 'Ti senti amata da lontano...', allora ho sorriso. In realtà era perchè la rosa non vuole nè campana nè paravento, ha le sue spine e crede che questo basti contro le tigri. Sono tre anni che lavoro per costruire una Laura invisa nelle situazioni, che non ha paura di mettersi in gioco fino in fondo, che crede nei colpi di testa e che non vuole imparare l'arte del distacco.
Dopo una notte insonne -forse solo la prima di tante- ho preso una posizione netta dentro la mia situazione, quella che sogna l'altra faccia della rosa.
In quello che sto facendo ci credo e ci spero con tutta me stessa, e credo anche che la posizione giusta sia questa, e non sia facile. E se dovesse rivelarsi quella sbagliata, se ne uscirò devastata, se sarò la sola a prenderla e resterò senza paravento nè campana... beh, ho sempre le mie spine.
lunedì, maggio 14, 2007
Solo 3 persone



Volevo ringraziarvi oggi, per come ogni giorno mi 'salvate' da me stessa...
giovedì, maggio 03, 2007
Se non ti fa paura
Ci insegnano a concatenare gli eventi, comprendere i meccanismi, seguire un filo logico. Ci spiegano il perchè di un sacco di cose, ci dicono di cercare i perchè delle cose che non ci spiegano. Non uno, non uno dei medici/professori che si sono avvicendati in questi tre anni ha mai chiesto se avevamo timore nell'entrare dentro quel pez
zo di stoffa bianca, se ce la sentivamo addosso come fosse più che una maschera di Carnevale. Non ci hanno mai chiesto se abbiamo paura. Paura di cosa?
Paura di entrare nella stanza di un paziente.
Paura che ti fermino per chiederti una qualsiasi informazione. "Scusi dottore, sa dov'è il bagno?"
Paura di aprire bocca davanti a un paziente (ma sì, ormai il discriminante sono diventati loro, a tirar cazzate davanti a un prof ci siamo rassegnati...) perchè hai paura di vederlo sgranare gli occhi o piangere o guardarti spaventato o osservarti con diffidenza.
Paura di ferire, quel tipo di ferita che nessuno di noi saprà mai creare neanche con il più affilato dei bisturi.
Ci sono due nuove paure che ho aggiunto alla mia lista ultimamente.
La prima si chiama Paura del colpo d'occhio.
E' la paura di non dover chiedere 'Come mai si è ricoverato?' ad un paziente che vedi per la prima volta, paura di non aver bisogno delle spiegazioni di un prof.
La seconda più che una paura è una paurosa sensazione di sottovuoto.
Questo accade quando entri in una stanza e tutti gli occhi voltati verso di te non hanno più pupille, ma punti interrogativi di rimpiazzo.
Se non ti fa paura... spiegami come fai.
Chiunque questa settimana mi ha fatto notare la distrazione cronica, la apaticità, la mancanza di sorrisi e l'illuminarmi a tratti con il cellulare in mano. E' un pò complicato da esternare e non ci provo nemmeno, sono in piena battaglia a mani nude contro le mie scelte e il mio futuro. Quando avrò incastrato anche questo nuovo grosso mattoncino Lego tornerò un pò più lucida e presente.
Un bacio
lunedì, aprile 30, 2007
Cosa siete, guerrieri o ballerine??
Grazie per avermi fatto capire che l’oggi è un dono ed è per questo che si chiama presente.
giovedì, aprile 19, 2007
L'alba di domani
L'alba di domani ci sorprenderà addormentati ancora abbracciati,
dello stesso sogno ci trasporterà oltre i confini piu' segreti,
forse un nuovo mondo ci riceverà senza parole ne paure,
ed il nostro sguardo attraverserà dei desideri la profondità...
parla con me aspettando che spunti il giorno
e che non c'è niente che conta intorno
ma la tua voce ancora un po' incerta non sa,
quello che gli occhi ridendo confessano già,
non dirmi no certe zone delle tua mente
che ora non sai si dischiudono lentamente...
e se non ti fa paura potrai guardare la tua natura nell'alba di domani...
Questo desiderio che ci prende si sa e' un vortice lento
è un fuoco diverso,
fallo divampare non ci brucerà
perche' la vertigine l'istabilità
parla con me aspettando che spunti il giorno
perche' non c'è niente che conta intorno
ma la tua voce ancora un po' incerta non sa,
quello che gli occhi ridendo confessano già
non dir di no certe zone della tua mente che ora non so si dischiudono lentamente
e se non ti fa paura potrai guardare la mia natura
nell'alba di domani.
Tiromancino
martedì, aprile 17, 2007
Il post più importante
La domanda "Che persona sarei se le cose fossero andate diversamente?" mi ronza in testa da 13 anni. A volte mi immagino incazzosa e fricchettona, ribelle per le cose che forse non avrei potuto fare. Altre volte mi vedo tutta perbenino, mocassini e camicia nei pantaloni, viziata e pretenziosa e meno impegnata. Altre volte mi vedo esattamente come sono ora, con tante lacrime non piante e ricordi non lavati via. La realtà, tesoro, è che è una risposta che non potremo mai darci nè io nè te. In realtà io non ho conosciuto mamma, proprio come te. Strano, vero? Io più di te ho solo vissuto con mamma, perchè se effettivamente l'ho conosciuta l'ho anche dimenticata... e non leggerla male. Avere 3 oppure 8 anni non era poi così diverso, in quel momento. Più di te io ho solo sensazioni e solo qualche flash, e parecchio è grazie a te, grazie a quel fenotipo Gabriella che ti ritrovi e che credo ti facciano pesare e che magari non volevi (non credere quanto ti dicono che sei identica, dalle foto si vede che siete solo somiglianti in alcuni tratti. Però devi sapere che hai una gestualità che è assurdamente, geneticamente trasmessa in linea diretta da te a lei. Ma il tuo sguardo è quello di papà.) Quello che so è che davvero vorrei averla conosciuta, e che avrei tanto voluto potertela ricordare meglio.
Te hai sempre domandato poco, o comunque non a me - non che io possa darti risposte che gli altri non possano darti- forse anche per il tuo carattere riservato e un pò taciturno, ma in particolare penso perchè io dagli otto anni sono diventata un doberman astioso, particolarmente con te.
Te hai sempre creduto, ed io non ho mai potuto nè saputo sradicare questa tua convinzione, che la mia rabbia e la mia cattiveria e tutte le altre lacrime che c'erano e non sono mai uscite si fossero riversate su di te perchè io ti ritenevo responsabile. E tu ti ritieni responsabile. No, no, no. Non è la tua nascita che ha scatenato tutto. Questo bisogna che te lo sappia e che te lo accetti, perchè a diciassette anni non si può davvero vivere senza una madre e con in più un tale senso di colpa. Solo l'anno scorso sono venuta a conoscenza dell'esatta dinamica delle cose, dell'esatta cronologia degli eventi e delle esatte cazzate che ha combinato gente che un giorno dovrò chiamare colleghi, ma anche prima io non ti ho mai mai mai ritenuto responsabile. E allora, perchè sono sempre stata dura con te? Io ricordo ogni singola volta che non ti ho dato il bacino della buonanotte e il giorno in cui ho smesso di leggerti le favole e il giorno in cui ho smesso di avvoltolarmi i tuoi boccoli sulle dita. Il contatto fisico è stato per molto tempo la mia bestia nera, il mio unico punto debole, la breccia con cui farmi crollare e piangere. Ho sempre pianto molto poco, e mai davanti agli altri.
La realtà più dura da accettare è che non è un vuoto che puoi colmare, è una bolla che resta lì nel cuore. Ma è un vuoto che a modo suo ti fa compagnia, è un vuoto presente. E te hai dei gesti che ti coccolano inconsapevolmente, e siccome non sai quali sono potrebbe essere ogni singolo movimento che fai. E io ho il modo di guardare. E la cosa più bella è che io e te abbiamo delle cose in comune.
E poi abbiamo un 50% di DNA suo in ciascuna delle nostre celluline.
Queste parole non sono la pubblica ammenda che sembrano. Volevo finalmente spiegarti per dirti che difendersi non serve. Non ci si può difendere da una cosa così grande, e soprattutto non ci si può difendere per sempre dalle persone. Bisogna fare scelte azzardate, bisogna mettersi in gioco davvero, bisogna che l'autostima si stacchi dalle suole delle scarpe e torni a camminarci accanto.
La cosa più importante non è convincersi, ma CREDERE che si può sempre ricominciare.
Spalle larghe
Al liceo la chiamavamo epiphany, questa sensazione di improvvisa e totale comprensione di qualcosa a cui fino a quel momento non avevi mai considerato, di cose che finora forse ti erano sgusciate accanto senza nemmeno farti muovere la manica del trench. Cos'è che regala le spalle larghe ad un medico, un'estrema stupidità o un'estremo menefreghismo? Con entrambe sei protetto, inconsapevolmente o meno, dalla maggior parte delle angherie mentali che ti si scaglieranno contro nei corridoi dei reparti. A mio padre piace ripetere che io vivo le cose con un estremo pathos ( ed usa e riusa la parola pathos, forse è quella giusta per rincarare la dose di questo giudizio). Io non so se effettivamente riuscirò a farmi mettere ko al primo round dagli anni che mi aspettano prima della laurea -in realtà lo ritengo probabile- ma spero che questo non pregiudichi il tipo di persona che sarò.
Appoggiata contro un muro giallo in pieno sole ho guardato quelle spalle larghe scosse dai singhiozzi, e ho capito che non sono ancora pronta ad affrontare questo.
mercoledì, aprile 11, 2007
L'edera, l'olmo e i miei primi tulipani

giovedì, aprile 05, 2007
La Coniglietta Pasquale

giovedì, marzo 22, 2007
Un errore molto ben riuscito
La Fra ieri ha fatto il suo primo emogas mentre il suo amore abbagliava l'aula B con la sua presenza. Ma lei lo sa cosa penso.
Lucy credo oggi venga in biblio a mangiare, così magari si parla un pò, e magari le dico una volta per tutte che non ce l'ho con lei, che finchè avevo il telefono rotto non ero responsabile di chiamate perse, che quando preparo un esame sono concentrata -non fredda- e che le voglio bene.
Bea con i capelli mossi sta benissimo, e sono contenta di condividere con lei le prime esperienze di reparto e non solo i deliri sui libri.
Cri Cri, è sempre rilassante stare con lei, quando ha tempo di fare altro (vedi: studiare! ) oltre a OTI OTA BEPS OSS OSSS VI V IV IIV Progetto Carcere Neuropsichiatria infantile e ambulanze.
La Fede fa sempre tutto perfettamente, allegramente, prorpio come è lei. E se e quando vuole parlare sa che sono e sarò sempre qui.
Sarina invece ha fatto letteralmente colpo su un vecchio babbione che buca i rossi. Il collare le dona, davvero. Dovrebbe vestire più spesso di bianco, perchè fa pendant con gli occhioni chiari.
Mary mi ha appena bussato al vetro dell'oblo al piano terra della biomedica. Abbiamo boccheggiato e tra un pò arrivo su e si ciana per benino. Way to go, darling.
Pole e Peppe e il Gabbani sono un'unità inscindibile. Praticamente li vedo sempre insieme. Bellini.. Gabbani, lo sai che si va a Malta insieme??
Nanny ieri mi ha detto, andando verso patologia, "ho smesso di chiedermi dov'è che sono sbagliata". E' fantastico vederla finalmente serena, perchè traspare di più l'amore per quello che fa.
Ho smesso di chiedermi dov'è che sono sbagliata, e per il prossimo futuro non ho intenzione di ricominciare. Sono un errore riuscito molto bene.
venerdì, marzo 09, 2007
8 marzo: il Virmi-day!!!
lunedì, febbraio 26, 2007
Post di sola cronaca e pura vita
Mi piacerebbe davvero spiegarvi cosa vuol dire per me portare al collo quel pezzo di stoffa colorato. Non è vestire come idioti, non è una setta, non è un branco di matti (vabbè, aspetta...) non è un movimento che ha fatto il suo tempo, non è la barzelletta di cui tutti ridono.
E' parte della Laura che sono, una grossa fetta della mia personalità, della mia voglia di mettermi in gioco, del mio sorriso perenne, del mio voler fare del mio meglio, del mio essere sempre impegnata, del mio essere compagnona e giocherellona.
Il cammino scout, per chi ci crede davvero, dura una vita intera. Ti protegge dalle intemperie, ti tempra contro i venti freddi, ti regala una nuova famiglia, nuove abilità, un orgoglio sempre lucido, ti apre tutte le strade del mondo. E non sto scherzando.
In questo giorni ho avuto a che fare con persone mai viste prima. Peccato, non averle mai viste prima. Che gente fantastica.
Non è la prima volta che mi capita di fare strada con persone nuove, ma ieri più che mai ho compreso perchè continuo a perdere sabati mattina, martedì sera, weekend, ore di sonno, ore con Gio e invece mi metto a cantare, giocare, disegnare, urlare, ridere con persone cge non conosco e bambini dai 7 ai 10 anni che non sono miei nipoti, nè parenti, nè figli, che dopo 3 anni perderò probabilmente di vista, che magari non si ricorderanno di me.
Il punto è che è esattamente quello che hanno fatto con me, e in tutto quello che sono diventata io credo fermamente, e credo nel metodo che stiamo usando per dare il nostro contributo nella crescita dei nostri ragazzi. E credo che tutto stia andando per il verso giusto. Sapete perchè?
Perchè con quelle persone non vedo l'ora di andare a cena fuori, di fare un campo più lungo, di bere ancora vin brulé alle tre di notte scervellandoci su come aumentare le ore del giorno per far giocare di più i bambini.
Perchè quando sono con i bambini non penso assolutamente più a nulla tranne che ciascuno di loro sorrida, e io passo davvero in ultimo piano. E non preoccuparsi di sè è la cosa più bella del mondo, perchè ti ricarica le pile.
"Chil, ma non possiamo rimanere qui un altro giorno?"
Ecco perchè.
Chi non c'è dentro può davvero solo guardare.
venerdì, febbraio 16, 2007
Resa
giovedì, febbraio 08, 2007
Relax ma non troppo
baci baci a tutti...
and I promise I'll begin to write in English, a crowd has been asking loudly to stop using Babelfish... :) I'll bet the winner of the battle against the dust, it won't be you... ;)
martedì, febbraio 06, 2007
Nik
Ti voglio bene.



