giovedì, luglio 05, 2007

Preferisco il rumore del mare

Che giornate, che estate strana, piena, balorda. Come sono esausta. Come sono delusa da alcune persone che chiamavo amiche. Come sono fortissimamente felice di e per altre. Come sono profondamente convinta di star facendo le cose giuste.
Perchè quello che conta davvero non è un esame del cazzo che prima o poi passerò, tanto sto studiando tanto e sono davvero in grado di giudicare modalità e tempi per tutto.
Quello che conta davvero è recuperare un rapporto perduto, perchè si cresce.
E' mio padre che prepara congressi e al telefono è sereno.
E' Gaia con i suoi enormi ( e non scherzo) problemi dei diciassettenni, quelli che alla domanda "preferiresti tornare a 17 anni o saltare a 35?" ti fanno rispondere "Anche 40, ma non 17 vi prego!".
E' parlare con Virginia e sentirla serena, appagata, saggia e così collegata affettivamente e mentalmente a me.
E' vedere Franci che... una serie di cose, tra cui riprendere colore, smettere di trangugiare caffè e di muovere nervosamente prima una gamba e poi l'altra per una decina di ore.
Sentire il rumore di due spinali che tornano in deposito, Nik che usa di nuovo tutte le parole correttamente.
E' osservare Amy che cammina fino al bagno, anchilosata più della vecchina centenaria sua vicina di letto, e non potermi nascondere in un angolino e piangere per il sollievo perchè c'è da disinfettare dei graffi.
E' preparare i muffins la mattina alle sette con i mirtilli che macchiano qualsiasi cosa nel raggio di 5 metri e prendere maialosi cornetti bollenti.

E' guardare quelle persone e pensare che farei un patto col diavolo per un loro sorriso, per un loro passo, per delle analisi nella norma, per qualsiasi cosa che possa rendere tutto un pò più facile. In fondo Medicina è prendersi cura di, non per forza guarire. E' scegliere la terapia più idonea, valutare.
"Toglietele i libri da davanti!" ha detto ieri ridendo la madre di Nik, e forse non ha tutti i torti. E oggi che sto impazzendo sui libri di notte e sull'autobus e mentre cammino perchè spesso di giorno ho altro di più importante da fare... al rumore delle pagine preferisco comunque il timer del forno mentre i muffins gonfiano o lo sciabordare delle onde e la risacca a due metri dalla schiuma, se questo può cambiare qualcosa per qualcuno a cui tengo.

lunedì, luglio 02, 2007

Amici miei, direbbe Amy

Per questa seratina tranquilla, per tutte le supercazzole, per gli antani a destra un pò sulla sinistra, per essere tornati dall'Elba (bruciacchiati, aha aha ahahahaha!), per la "Buonanotte Fiorellino" che state violentando, per le studiate disumane che mi avete evitato (ed i risultati si vedono... fatty liver e qualche 30 sul libretto), per la casa al mare, quella in montagna e l'ospedale, per le schitarrate e le Ceres, i risottini dello chef Nik, i 260 di Franci da Viareggio, i verbi e le risate ed i Chupa Chups e gli italianissimi "Ma vaffanculo!" di Amy, i disegni di cadaveri sul marciapiede e per tutto quello che verrà. Thank you so much guys.



venerdì, giugno 29, 2007

Six feet under

Ok, let’s face it.
Sono due giorni che non esco di casa e tuttavia non riesco ad aprire un libro di medicina, e non è solo per i McBurney-Lanz che mi fanno compagnia da 4 giorni (ok, la febbriciattola la cito per dovere di cronaca… ma tranquilli, giuro che se mi trovo Blumberg positiva vado in Dea). Sono due giorni che non faccio altro che dormire, guardare Grey’s Anatomy, leggere libri random e pensare che gli unici posti dove vorrei essere nei prossimi giorni sono Calabria, Oslo e l'Isola che Non C'è.

Just as you know, sognare Bagnara e leggere libri che non contengano parole tipo ‘addome’ oppure ‘carrier’ per me equivale ad una crisi isterica in piena regola. Se vi prendete la briga di unire:



  • sindrome premestruale e conseguente voglia di perdere 15 chili mangiando Nutella

  • dolore appendicolare

  • Previsioni meteo con Pantaleo a sudovest e Colomo in tutto il resto della rosa dei venti

  • Gianluca in ferie,

  • Amie e Franci all’Elba (ragazzi, VAFFANCULO. L’amicizia d’estate ha un limite di distanza, e Firenze-Spiagge/Sole/Ristorantinidipesce dell’Isola d’Elba really crosses the line.)

  • Crisi d’astinenza dal Branco

  • Voglia di caponata e del divano di casa

e shakerate violentemente... esce fuori un pastrocchio.

La cosina simpatica è il substrato su cui questa sbobba si installa, cioè gli ultimi due mesi congesti di scout-related facts&delusions, la cui eco di tanto in tanto torna a far capolino e che in termini di esaurimento interiore mette il suo bel carico da novanta.
Quello per cui mi devo costringere a non abbandonare i libri è quello che più ardentemente desidero.
E tutti in coro vi aspettate una frase tipo “Diventare il miglior medico possibile!”

Rullo di tamburi, people, la risposta non è questa, o perlomeno non lo è oggi.
Voglio andare in vacanza. E con questo non intendo solo smettere di marcire 12 ore al giorno su tomi alti più dei tacchi dei miei sandali. Intendo fare una valigia e andare in Calabria, restarci 20 giorni come una volta, fare colazione con una brioche con granita e panna da Deforte. Poi partire e tornare a casa. Entrare in agenzia viaggi e prendere il primo Last che mi piaccia. Tornare e andare in vacanza un po’ con mia sorella e mio padre, poi tornare a casa. E se mi sarò costretta bene sui libri e non sarò incappata in Colomo, avrò anche settembre di vacanza. E allora chissà se lascerò che la strada mi venga incontro e mi porti lontana, sola.

Voglio dimenticare la sensazione del camice che mi sfiora i polpacci e ritrovare quella della pelle che rosola al sole e sfiamma nell’acqua, i ciottoli sotto le scarpe mentre cammini, voglio non stupirmi del leggere ‘albero’ su un foglio stampato, voglio conoscere gente nuova e riconoscere vecchia gente, voglio del maledettissimo tempo solo per me e per i miei 21 anni e mezzo.
Credetemi, non ne posso davvero più.

martedì, giugno 26, 2007

Colours

Tra tre ore un esame che non farò in estemporanea. Il perchè è nei miei pennarelli. Chi mi conosce sa le fisime cromatiche con cui farcisco tutti i libri su cui studio, l'azzurro per il fisiologico, il verde per il patologico, il giallo per le finezze. Stanotte mi sono trovata a non aver più nulla da sottolineare di fisiologico! Ora comincia la medicina vera, e lo switch dell'azzurro sul patologico e del verde sulle terapie, beh, credetemi, per chi vive quello che vivo io... è antani a tutta birra! E i pazienti meritano amore, e lo continuerò a ripetere fino allo sfinimento mio e vostro. Ecco perchè.
Rav' it!

venerdì, giugno 15, 2007

Traguardo


E vediamo una buona volta se è la volta buona. 30. Tutto per chi mi ha tanto aiutato in questi mesi, ad un meraviglioso tris di camici bianchi e ai tanti pigiami sparsi nei reparti che mi hanno sorriso e raccontato tanto. E' tutto, tutto, tutto per voi. GRAZIE.

Strade e pensieri per domani (Canone Inverso)

Questo è un promemoria per il mio futuro, un lungo post-it appeso al frigo, il termine di una dozzina di ore di digestione e un punto di arrivo che non mi piace tanto. Non mi piace affatto ammettere di dover invertire i miei canoni di interpretazione, ma è così.
Non voglio affibbiare la responsabilità dell’ironia che mi incipria il naso all’indigestione di pazienti o alle 48 ore di reparto con sei ore di sonno, alle troppe metilxantine nelle vene ed all’epigastralgia. Per qualche strana ragione la lucidità è direttamente proporzionale alla stanchezza, e davanti all’ennesima tazza di caffè e al trenino che la colonia di Helicobacter ha gioiosamente intrapreso nei miei vasi sanguigni inizio a stillare HCl sulla tastiera, e poi vedremo se e quanto mi pentirò di queste parole. Ma tutto ha inizio perchè non volevo avere rimpianti, figuriamoci se ora permetto che escan fuori rimorsi!

Di sicuro ho avuto la conferma che nel caso fallissi come medico la prospettiva di diventare veggente mi porterebbe a fare più soldi di Vanna Marchi, senza però dover ricorrere ai suoi mezzucci… semplicemente affidandomi ai miei lungimiranti 11/10. Già questo è un risultato non da tutti i giorni. Non credo però che questa eventualità sia da prendere in considerazione, visto che da qualche parte nel mio
codice genetico la doppia elica sbaraglia i serpenti e si attorciglia intorno al caduceo (altro che ribosomi).
Prima che i tasti si corrodano puntualizzo una sostanziale verità a cui sono giunta in quest’ultimo semestre. Ci sono indizi che non sono sintomatici di un dato evento, ma che nettamente quel dato evento lo indicano con le freccine luminose, che segnalano quel dato evento con un grosso punto esclamativo. Una buona anamnesi è il 90% di una diagnosi corretta, è l’inclinazione luminosa sotto cui tutte le freccine che singolarmente si confondevano con il sole abbacinante si fanno evidenti e lampeggiano distintamente indicandosi l’un l’altra, e tutte verso la direzione che già ti aspettavi indicassero.
Giunta a questo punto non è più il cosa che importa, quanto il come. E ora viene il divertente! Una saggia persona oggi mi ha detto vedendomi ridere davanti a uno schermo “Puoi aspettarti tanto da tutti, ma devi aspettarti di tutto da tutti… Anche che il segno del guazzamento provenga da una teca cranica.”
Oggi mi sono arresa al fatto che so come capire, chiedere, scoprire e farmi dire le cose, ma che non tutti hanno ancora scoperto o capito quando e come che le cose vanno dette, o che a volte non vanno dette perché l’esame obiettivo parla chiaro da sè. Perché è inutile abbozzare un’anamnesi quando ce n’è già da tempo una dettagliata in cartella clinica…
Nel corso della gionata ho levato bandiera bianca di fronte a considerazioni generali e generalizzanti: all'impossibilità di scusare il mondo, alle constatazioni smaliziate ed un tantino caustiche sulla vera natura delle persone, alla necessità di ruminare le cose più volte per sentirne il vero sapore, alle zavorre che infilo in questo istante sotto le suole, al dubbio che vi possono far venire queste parole circa un sottofondo rancoroso che, credetemi, non c'è... sono oltre le situazioni singole, è stato tutto un trampolino di lancio per fare riflessioni su vasta scala.


Quello che c'è è semplicemente il dover prendere atto che non tutti afferrano che non sono le cose che si fanno il punto, ma il modo in cui quelle cose si fanno. Mi sembra un concetto particolarmente chiaro, ma forse, come è mio costume fare, potrei sopravvalutare il comprendonio generale. E sono già tre persone che mi dicono in questi giorni che qualcosa nella Laura fiduciosa ed estimativa si è interrotto. Bene che si noti, perchè è una strada che ho scelto con forza e che giustifica un sacco di modi di fare a cui non eravate abituati ed un occhio clinico un pò cinico.


E ora metto a nanna il riso sardonico, i commenti che non mi interessano, l’Helicobacter, l’acidosi metabolica cronicizzata e le mie meningi colliquate per qualche ora e poi ci rivediamo, se siete su sentieri che incrociano il mio.

lunedì, giugno 11, 2007

Sintesi senza esiti

Mi piacerebbe che tutti i giorni fossero come questa notte. Cielo terso, temperatura ideale, musica di sottofondo, neuroni vigili e collaboranti nonostante l’orologio segni le 3 e mezza ed io sia tornata a mezzanotte dal Dea, questa sera in vena di codici rossi. Tra quattro ore sarò di nuovo a Careggi per una decina di ore in Medicina Generale, ma finchè non c’è il crollo di forze WonderLaura confida nella benevola resistenza ad oltranza del proprio vessato organismo e in un pietoso restringimento del Fradà prima di giovedì.
Intanto, stanotte è un regalo, un’isola tranquilla in questo trafficatissimo periodo di iperstudio, una pausa per sorridere nel valutare lo stato di cicatrici emotive, ferite che guariscono magari non in prima intenzione, che magari necessitano di punti sulle i e non di punti di sutura… ma che sono guarite, eccome. Il trattamento più efficace è sempre e comunque l’amore, verso chi mi è affidato, verso chi si fida di me, verso me stessa. E tra le tre se la giocano alla grande, ma forse dopo la visitina di ieri dal coiffeur vince l’ultima di mezza misura…
Lo dico non per prenderne atto, ma per tranquillizzare voi, i miei Cicatrene, che passate di qui a leggere e che spesso mi chiamate un po’ preoccupati. Sono regredite sia insonnia (olè!) che inappetenza (ahimè..) e le uniche cose che mi rendono pensierosa in questo periodo sono gli esami, gli scout ed il fatto che non è possibile avere in media sei pomfi per gamba da puntura di zanzara tali da non rendere opinabile l’opzione pantaloncini corti.
Adesso abbandono qui questi impegnativi ed impegnati pensieri e torno a fagocitare roba improponibile.

A’ bientôt!

domenica, giugno 10, 2007

Fratellini e sorelline, è stata davvero una Buona Caccia...










Questo è per il mio Branco, meraviglioso e faticoso, per tutto quello che mi regala e per lo stesso sangue di cui siamo. Affilo gli artigli per voi e dispiego le ali dietro cui potrete sempre trovare un pò di riparo dal vento prima di riprendere il volo. Le carogne con me hanno i giorni contati, Lupi, e guai a chi vi tocca... un bacio e un grazie,
Chil

sabato, giugno 09, 2007

Cura di te

Ieri mentre eravamo in macchina il telefono ti sarà squillato sedici volte, e ad ogni telefonata ti sei cacciato la mano in tasca, hai tirato fuori un foglietto di volta in volta più pieno e allungavi l'elenco delle visite da fare stamattina. Altro che sciopero per non lavorare di sabato... da che ho memoria te sei in servizio permanente, tranne forse quando girovaghi sulla via Marina a Bagnara, con Repubblica sottobraccio e la tua faccia da vacanza che vedo sempre meno. Ieri, non sai che bella sorpresa, ce l'avevi, nonostante fossimo a Firenze.
In questo periodo ti ho dato parecchio da pensare. Gli unici momenti in cui mi dispiace che la nostra connessione wireless non si interrompa mai sono quelli in cui non posso sollevarti dai miei dolori, che in qualche modo ti raggiungono sempre come un'eco lontana... ma, come mi ha detto Hathi, "quando non sei serena l'aria attorno a te smette di muoversi e chiunque ti conosca lo percepisce". Te e Gaia in primis.
Non tutti i padri dispongono di una conoscenza semeiologica delle proprie figlie molto accurata come la tua, nè forse saprebbero farne l'uso discreto e rispettoso che ne fai te con le tue poche parole, i tuoi abbracci forti, le tue chiamate lampo giusto per ricordarmi che ci sei, la caponata e le melanzane ripiene (lo so che mangeresti le alici anche nella macedonia, ma ti prego nelle melanzane non metterle mai più) e le cose che non dici sulle cicatrici virtuali che mi vedi addosso ma su cui non fai domande.
Nella mia vita c'è tanta roba meravigliosa, papà, e queste persone e queste cose sono la mia forza, la mia terapia e la mia ricchezza. Però anche le persone e le cose meravigliose possono far male, e anche se te vorresti che tutto il male intorno a me svanisse in un frullo d'ali questo non è possibile, ed è inevitabile che da più parti piovano colpi di diverso genere. Ma sai tenere un segreto? Tu sei quello che sei a dispetto e forse proprio grazie a tutto quello che i tuoi occhi (curati la congiuntivite, please) hanno e non hanno pianto, e le tue rughette di espressione raccontano quanto hai riso e quante preoccupazioni ti aggrottano la fronte. E se te sei diventato così ben vengano tutte le cicatrici e le cose che mi faranno piangere o meno, sorridere o preoccupare.
Spero di essere per te sempre più una rughetta agli angoli degli occhi che un solco sulla fronte.
Ti voglio bene.

mercoledì, giugno 06, 2007

La Legge della Giungla


"Mi scusi, potrei farle una domanda?"
"Dimmi, ma non darmi del lei! E' mettere distanza!"
"Precisamente. La domanda era: Cosa cazzo lo porta a fare quel fazzolettone al collo?"

Dicono che trancio le gambe con una manciata di sillabe. In realtà avrei preferito una katana per tranciare un paio di trachee, e pace se è poco scoutistico da dire, in questi dieci minuti e queste poche righe l'articolo 4 della legge va a farsi un giro.

"Qui stiamo parlando di spostare un Gruppo, una Comunità capi. Dei ragazzi non mi interessa."
"Questo era lampante, ma allora forse non ci siamo proprio, sa. Io è proprio per i ragazzi che sono qui."


Mi hanno detto che non so leggere tra le righe, e che sono poco diplomatica. Quanti complimenti in una sola serata... C'è gente che sarebbe bene scollasse il culo dalla poltrona e andasse a fare un pò di servizio in Unità, quei Quadri che non sanno più le canzoni e che hanno fatto lo zaino cinque anni fa l'ultima volta. O forse no, forse è bene che se ne stiano lì a cianare e sindacare sui progetti altrui, su come meglio interferire, su come meglio farmi incazzare. In questo sono davvero, davvero ferrati. Alla prossima riunione con questa gente faccio entrare anche due Lupetti, e finchè non dicono loro ai bambini il perchè bisogna cambiare fazzolettone, Totem e Branco con cui si fa attività da tre anni non faccio uscire nessuno. Chissà, magari così lo capisco anch'io. Se continuiamo così con la mia bile potrei tingere la camicia e passare al Cngei, ma continuo a pensare che l'Agesci abbia alcuni meschini portavessillo che non rendono ragione di quello in cui davvero crediamo e per cui tutto è cominciato. Come direbbe Manolo, 'Schifoo...'.

Buona caccia a tutti coloro che rispettano la Legge della Giungla,
anche se a qualcuno bisognerebbe ricordare che il senso dell'espressione per chi porta il fazzolettone è un tantino diverso dal comune.

giovedì, maggio 31, 2007

Giro di boa

Pronti? WonderWoman si smaschera pubblicamente e vi fa ciao ciao con la manina riemergendo da due settimane di autentica passione. Senza mezzi termini, per la prima volta, dichiaro di esser stata davvero davvero male. Forse tra il prenderne coscienza e il tirare un respirone e dire tutto d'un fiato Sìhosoffertodacaniedacretina ci passa poco, ma è il poco che fa la differenza, è la boa che ti ritira su e che segnala agli altri la tua posizione di dispersa in mare. Ehi ehi, sono qui, basta apnea. E quando dico una cosa è quella, lo sapete, vero?
La boa che toglie il sottovuoto è fatta di tante piccoli grandi gesti, come tutto quello che rimette a posto le mie costruzioni e cementa le mie fondamenta. Una amica che ti chiama appena sveglia per scuoterti, due amiche da abbracciare forte, un amico che ti porta al cinema a vedere Pirates of The Carribean, un altro che ti dice di studiare insieme e ti prepara Martini e Asti. Presenze discrete tutt'attorno si fanno sentire ogni tanto come sprazzi di sole tiepido dopo un acquazzone. Fuori la finestra piove un po', ma dentro di me è finalmente tornato il sereno, e resta farmacologia, Nik, la pace della sera, l'immensità del cielo e il profumo della terra e dell'erba bagnata a fare compagnia. A presto, ciurma!

domenica, maggio 27, 2007

De cuius e Trastevere con furore

Tre treni e 7 ore di viaggio in meno di 24 ore, 12 ore di sonno da recuperare, da domattina alle 8 in reparto per i prossimi 15 giorni, fisio che santapacedevostudiare, riunione chiavica-riunione con i genitori-festa di fine anno-VdB tutto da preparare (anche gli esami, lo so...) seicentotrentottomila pagine di roba da leggere, una vita sociale da far colare a picco allo scoccare di questa mezzanotte.

Ma la notte scorsa è valsa tutta questa stracanata. Sapete, sentirsi a casa in molti luoghi è un privilegio che sottovaluto spesso, in fondo per me è così scontato avere le radici al vento che quando rifletto sul mio essere zingara è sempre un "Toh, guarda...". Stamani alle sette, dopo aver sbagliato stazione di partenza, aver cambiato stazione, scarmigliata e con i segni del cuscino sulla guancia, mentre sentivo dagli altoparlanti che il treno era stato soppresso ho pensato al come mai per me 'casa' è davvero un guscio sulla schiena e via, e la risposta è che le lumachine fanno tanta strada con il loro passo e la loro bavina perlescente dietro di sè. Sai dove vanno, e un pò le invidi perchè prendono partono e se hanno voglia ritornano.

E sapete cos'ho capito oggi? In realtà le lumachine sono così libere non solo perchè hanno gusci leggeri, ma perchè da qualche parte c'è qualcuno che le aspetta...Per fare nottata dopo una riunione di Branco in grado di tramortire un bisonte. Per farti conoscere gente che sulla tua strada ci voleva proprio. Per sorriderti felice per il solo fatto che sei lì, giocare a Forza Quattro in un locale very '70 e dirti che magari il prossimo weekend o quello dopo studiamo insieme a Firenze.

E venitemi a dire che 'casa' è un posto.

domenica, maggio 20, 2007

Maverick

Mes amis, che mese che è stato! Difficile da gestire anche per me, la Mille-cose-sennò-un-si-vole-nulla... ma che bella la possibilità di riscoprire il gusto di alcune piccole cose, come un fazzoletto in fondo alla borsa o un messaggio da chi meno me lo aspettavo, in grado di fare più di quanto credessi possibile.
Ballerina goffa senza piedi di piombo su un campo minato, un piede sopra una mina c'è andato a finire... l'esplosione ha fatto terra bruciata intorno a sè nel raggio di diversi chilometri che avrebbero dovuto essere a maggese.

E forse son grulla per davvero, forse ho ancora sonno, ma mi chiaman forte... quindi rientro nel gioco e gioco la mia parte, aspettando che piova e cresca l'erbetta nuova.
Sta di fatto che il piede in fallo non era quello con cui tiro un calcio alla prima sillaba di 'Impossibile'. Anche se qualcosa ti tocca e manca tanto da tirar via l'aria devo e voglio far mente locale sulle cose di cui non sento nostalgia e a cui manco io. Ora tocca a loro.

venerdì, maggio 18, 2007

A caldo


Brucia, e non poco. Ma ho un tatuaggio dietro al collo, e stasera legherò i capelli, cosicchè gli altri mi ricordino della sua esistenza, io che non lo vedo. Ma c'è sempre, e questo importa. Come importano tutte le cose che ci sono sempre.

E, senza paravento nè campana... qui il tramonto è fantastico e sono con persone che adoro e che so che ci saranno. E davvero, tutto il bene del mondo.
Ed è un puntino in più. Ed è stato un Buon Volo, e chissà che non ce ne saranno altri, diversi, tutti buoni.
E ci guadagno il rosso delle tegole.

E poi... beh, ho sempre le mie quattro spine.

mercoledì, maggio 16, 2007

L'arte del distacco


La prospettiva 'altro da sè' mi è sempre risultata particolarmente ostica. Ci sono cose che effettivamente bisogna analizzare gelidamente, e ho sempre creduto nelle dissezioni che le persone più importanti della mia vita han saputo operare su tutte quelle situazioni di cui da sola non riuscivo ad aver ragione, su tutti i no che non riesco a dire e le scelte che faccio sapendo di non riuscire a portarle avanti...

Finchè, in una colazione diversa da tante altre, qualcuno mi fa capire che ci sono eventi talmente intimi da non poter chiedere a nessuno nè consigli nè cornici, che devo restare pensierosa, non chiudere occhio la notte e vedermela da sola.
I mumble mumble ed i ronzii nella testa mi hanno scortata diligentemente lungo la passeggiata fino in Facoltà per poi silenziarsi d'improvviso non appena aperte le porte scorrevoli...


Ieri sera ho detto ad alcuni amici che mi sentivo molto come la rosa del Piccolo Principe, ed uno di loro ha scritto 'Ti senti amata da lontano...', allora ho sorriso. In realtà era perchè la rosa non vuole nè campana nè paravento, ha le sue spine e crede che questo basti contro le tigri. Sono tre anni che lavoro per costruire una Laura invisa nelle situazioni, che non ha paura di mettersi in gioco fino in fondo, che crede nei colpi di testa e che non vuole imparare l'arte del distacco.
Dopo una notte insonne -forse solo la prima di tante- ho preso una posizione netta dentro la mia situazione, quella che sogna l'altra faccia della rosa.


In quello che sto facendo ci credo e ci spero con tutta me stessa, e credo anche che la posizione giusta sia questa, e non sia facile. E se dovesse rivelarsi quella sbagliata, se ne uscirò devastata, se sarò la sola a prenderla e resterò senza paravento nè campana... beh, ho sempre le mie spine.

lunedì, maggio 14, 2007

Solo 3 persone

In questi tre anni in condizione di fuorisede credo di aver messo a frutto tutte le conoscenze di sopravvivenza acquisite in dieci anni di scoutismo, dalla vita comunitaria alla cucina poco meno che trappeur, dall'essenzialità alle continue forcole, dalla fatica alla continua ricerca della strada, dal permanente servizio agli altri a frequenti Deserti. Ma ci sono tre persone nella mia vita grazie alle quali ho imparato a sorridere per davvero, e anche nelle difficoltà, tre persone che sferzano sistematicamente l'emergere del mio lato troppo razionale e troppo poco ventunenne, e sono tre persone in cui ammiro e invidio la capacità di trovare pacifiche oasi di serenità interiore. Tre persone per la cui felicità venderei l'anima senza pensarci due volte.


Nik è un monsone, prorompente e sempre in viaggio. Quando parte o quando torna è sempre un movimento di grosse masse d'aria, acqua e fuoco dentro, a seconda di quello che c'è da fare. Bentornato mi hermano.






Gaia è libeccio. Lei fa passi di vento, non perde tempo se trova la sua meta, altrimenti si acquieta e poi spira con forza estrema quando c'è da farlo. Un vento significativo anche se ancora in bocciolo, un vento foriero di cose fatte bene e col cuore. E non è solo DNA in comune.






E Virginia... è la brezza, a cui non si può mettere un lucchetto. Sempre nei pressi, sempre presente, in alcuni momenti accarezza, in altri asciuga lacrime, in altri fa arrivare lontano le risate, altre volte bacchetta e scompiglia tutto. Molto più che un legame di sangue.

Volevo ringraziarvi oggi, per come ogni giorno mi 'salvate' da me stessa...



giovedì, maggio 03, 2007

Se non ti fa paura

A malapena tre post fa mi sono trovata a fare mente locale sulla mia inadeguatezza nell'infilare il camice per le poche ore di reparto che ci propinano attualmente. A volte il destino ha parecchia fantasia sul come rincarare le dosi.

Ci insegnano a concatenare gli eventi, comprendere i meccanismi, seguire un filo logico. Ci spiegano il perchè di un sacco di cose, ci dicono di cercare i perchè delle cose che non ci spiegano. Non uno, non uno dei medici/professori che si sono avvicendati in questi tre anni ha mai chiesto se avevamo timore nell'entrare dentro quel pezzo di stoffa bianca, se ce la sentivamo addosso come fosse più che una maschera di Carnevale. Non ci hanno mai chiesto se abbiamo paura.



Paura di cosa?

Paura di entrare nella stanza di un paziente.

Paura che ti fermino per chiederti una qualsiasi informazione. "Scusi dottore, sa dov'è il bagno?"

Paura di aprire bocca davanti a un paziente (ma sì, ormai il discriminante sono diventati loro, a tirar cazzate davanti a un prof ci siamo rassegnati...) perchè hai paura di vederlo sgranare gli occhi o piangere o guardarti spaventato o osservarti con diffidenza.

Paura di ferire, quel tipo di ferita che nessuno di noi saprà mai creare neanche con il più affilato dei bisturi.



Ci sono due nuove paure che ho aggiunto alla mia lista ultimamente.



La prima si chiama Paura del colpo d'occhio.

E' la paura di non dover chiedere 'Come mai si è ricoverato?' ad un paziente che vedi per la prima volta, paura di non aver bisogno delle spiegazioni di un prof.



La seconda più che una paura è una paurosa sensazione di sottovuoto.

Questo accade quando entri in una stanza e tutti gli occhi voltati verso di te non hanno più pupille, ma punti interrogativi di rimpiazzo.



Se non ti fa paura... spiegami come fai.



Chiunque questa settimana mi ha fatto notare la distrazione cronica, la apaticità, la mancanza di sorrisi e l'illuminarmi a tratti con il cellulare in mano. E' un pò complicato da esternare e non ci provo nemmeno, sono in piena battaglia a mani nude contro le mie scelte e il mio futuro. Quando avrò incastrato anche questo nuovo grosso mattoncino Lego tornerò un pò più lucida e presente.


Un bacio

lunedì, aprile 30, 2007

Cosa siete, guerrieri o ballerine??

Un bambino passeggiava sulla spiaggia insieme alla madre. Ad un tratto le chiese: "Mamma, come si fa a conservare un amico quando finalmente si è riusciti a trovarlo?". La madre meditò qualche secondo, poi si chinò e prese due manciate di sabbia. Tenendo le palme rivolte verso l'alto, strinse forte una mano: la sabbia le sfuggì tra le dita, e quanto più stringeva il pugno, tanto più la sabbia sfuggiva. Tenne invece ben aperta l'altra mano: la sabbia vi restò tutta.



Per quelli che mi hanno accolto con bontà









Che mi hanno atteso senza stancarsi











Che mi hanno dato tanto






Che mi hanno ascoltato senza fatica





Che erano lì senza bisogno di cercarli






Che sono presenze sicure






Che mi hanno offerto un'amicizia riposante




E irradiato una pace gioiosa.

Grazie per avermi fatto capire che l’oggi è un dono ed è per questo che si chiama presente.
Tenete sempre accesa la lanterna che è in voi e spandete il fiore rosso in tutto il mondo.

giovedì, aprile 19, 2007

L'alba di domani

Non so se vi è mai capitato di cambiare stazione radio quando inizia una canzone che a pelle proprio non vi va giù, e poi magari un giorno siete a studiare con gli auricolari infilati e senza volerlo la ascoltate. E restate senza parole, perchè tanto parla lei per voi.

L'alba di domani ci sorprenderà addormentati ancora abbracciati,
dello stesso sogno ci trasporterà oltre i confini piu' segreti,
forse un nuovo mondo ci riceverà senza parole ne paure,
ed il nostro sguardo attraverserà dei desideri la profondità...
parla con me aspettando che spunti il giorno
e che non c'è niente che conta intorno
ma la tua voce ancora un po' incerta non sa,
quello che gli occhi ridendo confessano già,
non dirmi no certe zone delle tua mente
che ora non sai si dischiudono lentamente...
e se non ti fa paura potrai guardare la tua natura nell'alba di domani...
Questo desiderio che ci prende si sa e' un vortice lento
è un fuoco diverso,
fallo divampare non ci brucerà
perche' la vertigine l'istabilità
parla con me aspettando che spunti il giorno
perche' non c'è niente che conta intorno
ma la tua voce ancora un po' incerta non sa,
quello che gli occhi ridendo confessano già
non dir di no certe zone della tua mente che ora non so si dischiudono lentamente
e se non ti fa paura potrai guardare la mia natura
nell'alba di domani.
Tiromancino

martedì, aprile 17, 2007

Il post più importante

Ti sei mai chiesta anche te come sarebbero andate le cose se quella particolare cosa non fosse andata così?

La domanda "Che persona sarei se le cose fossero andate diversamente?" mi ronza in testa da 13 anni. A volte mi immagino incazzosa e fricchettona, ribelle per le cose che forse non avrei potuto fare. Altre volte mi vedo tutta perbenino, mocassini e camicia nei pantaloni, viziata e pretenziosa e meno impegnata. Altre volte mi vedo esattamente come sono ora, con tante lacrime non piante e ricordi non lavati via. La realtà, tesoro, è che è una risposta che non potremo mai darci nè io nè te. In realtà io non ho conosciuto mamma, proprio come te. Strano, vero? Io più di te ho solo vissuto con mamma, perchè se effettivamente l'ho conosciuta l'ho anche dimenticata... e non leggerla male. Avere 3 oppure 8 anni non era poi così diverso, in quel momento. Più di te io ho solo sensazioni e solo qualche flash, e parecchio è grazie a te, grazie a quel fenotipo Gabriella che ti ritrovi e che credo ti facciano pesare e che magari non volevi (non credere quanto ti dicono che sei identica, dalle foto si vede che siete solo somiglianti in alcuni tratti. Però devi sapere che hai una gestualità che è assurdamente, geneticamente trasmessa in linea diretta da te a lei. Ma il tuo sguardo è quello di papà.) Quello che so è che davvero vorrei averla conosciuta, e che avrei tanto voluto potertela ricordare meglio.

Te hai sempre domandato poco, o comunque non a me - non che io possa darti risposte che gli altri non possano darti- forse anche per il tuo carattere riservato e un pò taciturno, ma in particolare penso perchè io dagli otto anni sono diventata un doberman astioso, particolarmente con te.

Te hai sempre creduto, ed io non ho mai potuto nè saputo sradicare questa tua convinzione, che la mia rabbia e la mia cattiveria e tutte le altre lacrime che c'erano e non sono mai uscite si fossero riversate su di te perchè io ti ritenevo responsabile. E tu ti ritieni responsabile. No, no, no. Non è la tua nascita che ha scatenato tutto. Questo bisogna che te lo sappia e che te lo accetti, perchè a diciassette anni non si può davvero vivere senza una madre e con in più un tale senso di colpa. Solo l'anno scorso sono venuta a conoscenza dell'esatta dinamica delle cose, dell'esatta cronologia degli eventi e delle esatte cazzate che ha combinato gente che un giorno dovrò chiamare colleghi, ma anche prima io non ti ho mai mai mai ritenuto responsabile. E allora, perchè sono sempre stata dura con te? Io ricordo ogni singola volta che non ti ho dato il bacino della buonanotte e il giorno in cui ho smesso di leggerti le favole e il giorno in cui ho smesso di avvoltolarmi i tuoi boccoli sulle dita. Il contatto fisico è stato per molto tempo la mia bestia nera, il mio unico punto debole, la breccia con cui farmi crollare e piangere. Ho sempre pianto molto poco, e mai davanti agli altri.

La realtà più dura da accettare è che non è un vuoto che puoi colmare, è una bolla che resta lì nel cuore. Ma è un vuoto che a modo suo ti fa compagnia, è un vuoto presente. E te hai dei gesti che ti coccolano inconsapevolmente, e siccome non sai quali sono potrebbe essere ogni singolo movimento che fai. E io ho il modo di guardare. E la cosa più bella è che io e te abbiamo delle cose in comune.
E poi abbiamo un 50% di DNA suo in ciascuna delle nostre celluline.

Queste parole non sono la pubblica ammenda che sembrano. Volevo finalmente spiegarti per dirti che difendersi non serve. Non ci si può difendere da una cosa così grande, e soprattutto non ci si può difendere per sempre dalle persone. Bisogna fare scelte azzardate, bisogna mettersi in gioco davvero, bisogna che l'autostima si stacchi dalle suole delle scarpe e torni a camminarci accanto.

La cosa più importante non è convincersi, ma CREDERE che si può sempre ricominciare.

Spalle larghe

Torno ora dalle Cliniche Chirurgiche dopo aver passato un'ora a farmi impennare l'urto del sistema nervoso aspettando davanti a una porta chiusa. Le specializzande che non esistono nè sono mai esistite (e sono bionde, belle, alte e tedesche. Cosa succederà quando diventerò specializzanda io? Mi calpesteranno?), il prof che dovrebbe seguire il mio gruppo che non mi si è minimamente filata, stuoli di neomedici dietro a professori incartapecoriti con i camici svolazzanti, il mio lettone tiepido che non voleva lasciarmi andar via alle 7 e mezza, le lauree in Presidenza... e poi, fuori dall'edificio, un uomo stava piangendo seduto su una panchina.

Al liceo la chiamavamo epiphany, questa sensazione di improvvisa e totale comprensione di qualcosa a cui fino a quel momento non avevi mai considerato, di cose che finora forse ti erano sgusciate accanto senza nemmeno farti muovere la manica del trench. Cos'è che regala le spalle larghe ad un medico, un'estrema stupidità o un'estremo menefreghismo? Con entrambe sei protetto, inconsapevolmente o meno, dalla maggior parte delle angherie mentali che ti si scaglieranno contro nei corridoi dei reparti. A mio padre piace ripetere che io vivo le cose con un estremo pathos ( ed usa e riusa la parola pathos, forse è quella giusta per rincarare la dose di questo giudizio). Io non so se effettivamente riuscirò a farmi mettere ko al primo round dagli anni che mi aspettano prima della laurea -in realtà lo ritengo probabile- ma spero che questo non pregiudichi il tipo di persona che sarò.

Appoggiata contro un muro giallo in pieno sole ho guardato quelle spalle larghe scosse dai singhiozzi, e ho capito che non sono ancora pronta ad affrontare questo.

mercoledì, aprile 11, 2007

L'edera, l'olmo e i miei primi tulipani


Quest'anno dentro l'uovo c'erano davvero le sorprese che sognavo.
Ieri mattina ho salutato un Amico che migra estatico verso lande lontane ( grazie per i miei primi tulipani. Come vedi iniziano ad aprirsi, sono rosa delicato...) e ieri sera mi sono attaccata una fleboclisi di nutrienti e mi sono sparata tutta la seconda serie di Grey's. A Pasquetta ho rastrellato le aiuole con Miro e cullato Lucia (mamma che testolina morbida...). A Pasqua ho passeggiato nel mezzo di Viale Morgagni alle 14, sotto un sole che più primavera non si può, senza nemmeno una macchina in giro, dopo una tre giorni di repartini vari decisamente valida... e ho delineato ancora meglio il tipo di genitore che mi piacerebbe diventare, il genere di famiglia che un giorno vorrei essere in grado di creare. Questo post è per Maico ed Elisa. Volevo ringraziarvi per i cannelloni ed il tiramisù e le figlie farciti, stracolmi, ripieni e strabordanti di calorie, di affetto e di essere speciali. Ma d'altronde se c'è un potere maggiore di quello che ha la genetica è solo quello della passione nel fare le cose, e la vostra famiglia ne è la testimonianza vivente.
Finchè ci saranno genitori, insegnanti come voi da cui prendere esempio forse riusciremo a dare qualcosa di buono anche alla generazione che verrà.

giovedì, aprile 05, 2007

La Coniglietta Pasquale


Stamattina la biomedica sonnecchia silenziosa sotto il solicino primaverile... Una settimana senza lezioni per una che semplicemente a lezione non ci va non è una notizia di relax. E' come dire 'per una settimana ti tolgo il divertimento, le risate, gli specializzandi bellocci (ci sono in tutti i gruppi tranne che nel mio), le studiate ai tavoli dell'aula B che vedono i pavimenti scoppiare e te che diventi grande' e in questa settimana ti ci incastro pure una festa comandata. Io odio le feste comandate, odio la Pasqua al pari delle altre ( forse meno, perchè non sono costretta a passarla ad un tavolo imbandito giusto perchè si fa così) e nonostante ciò regalo coniglietti di cioccolata a chiunque mi capiti a tiro. Perchè mi trasformo cmq in Mamma Natale e Coniglietta Pasquale?

Una opzione è che le feste comandate sono occasioni in più per ricordare a chi tieni che ci tieni, anche se non sei lì con loro a tavola, anche se ci si vede poco, anche se fuggi a gambe levate dagli auguri e dai brindisi, tutto il resto dell'anno ci sei. Quindi, l'8 aprile vi informo che un baratro mi ingurgiterà intera intera e sana e salva mi risputerà fuori verso le 21 di sera (che vado a trovare Nanny).

Tanti baci cioccolatosi

giovedì, marzo 22, 2007

Un errore molto ben riuscito


La Fra ieri ha fatto il suo primo emogas mentre il suo amore abbagliava l'aula B con la sua presenza. Ma lei lo sa cosa penso.

Lucy credo oggi venga in biblio a mangiare, così magari si parla un pò, e magari le dico una volta per tutte che non ce l'ho con lei, che finchè avevo il telefono rotto non ero responsabile di chiamate perse, che quando preparo un esame sono concentrata -non fredda- e che le voglio bene.

Bea con i capelli mossi sta benissimo, e sono contenta di condividere con lei le prime esperienze di reparto e non solo i deliri sui libri.

Cri Cri, è sempre rilassante stare con lei, quando ha tempo di fare altro (vedi: studiare! ) oltre a OTI OTA BEPS OSS OSSS VI V IV IIV Progetto Carcere Neuropsichiatria infantile e ambulanze.

La Fede fa sempre tutto perfettamente, allegramente, prorpio come è lei. E se e quando vuole parlare sa che sono e sarò sempre qui.

Sarina invece ha fatto letteralmente colpo su un vecchio babbione che buca i rossi. Il collare le dona, davvero. Dovrebbe vestire più spesso di bianco, perchè fa pendant con gli occhioni chiari.

Mary mi ha appena bussato al vetro dell'oblo al piano terra della biomedica. Abbiamo boccheggiato e tra un pò arrivo su e si ciana per benino. Way to go, darling.

Pole e Peppe e il Gabbani sono un'unità inscindibile. Praticamente li vedo sempre insieme. Bellini.. Gabbani, lo sai che si va a Malta insieme??

Nanny ieri mi ha detto, andando verso patologia, "ho smesso di chiedermi dov'è che sono sbagliata". E' fantastico vederla finalmente serena, perchè traspare di più l'amore per quello che fa.

Ho smesso di chiedermi dov'è che sono sbagliata, e per il prossimo futuro non ho intenzione di ricominciare. Sono un errore riuscito molto bene.

venerdì, marzo 09, 2007

8 marzo: il Virmi-day!!!


Questa fantastica principessina dai capelli rossi è arrivata ieri alle 12.40, e la foto è di tre ore dopo, dove è perfettamente sveglia e col pancino pieno. Ah, si chiama Lucia, ma per tutti è e resterà la Virmi!

lunedì, febbraio 26, 2007

Post di sola cronaca e pura vita

L'eredità di questo Thinking Day 2007 è una voce roca da travestito sexy, febbre a 38, palate di nuove idee ed entusiasmo e voglia di vin brulé. E tutto questo nonostante tempo burrascoso, sciopero dei treni, poche ore di sonno, ragazzi a tratti ingestibili.
Mi piacerebbe davvero spiegarvi cosa vuol dire per me portare al collo quel pezzo di stoffa colorato. Non è vestire come idioti, non è una setta, non è un branco di matti (vabbè, aspetta...) non è un movimento che ha fatto il suo tempo, non è la barzelletta di cui tutti ridono.
E' parte della Laura che sono, una grossa fetta della mia personalità, della mia voglia di mettermi in gioco, del mio sorriso perenne, del mio voler fare del mio meglio, del mio essere sempre impegnata, del mio essere compagnona e giocherellona.
Il cammino scout, per chi ci crede davvero, dura una vita intera. Ti protegge dalle intemperie, ti tempra contro i venti freddi, ti regala una nuova famiglia, nuove abilità, un orgoglio sempre lucido, ti apre tutte le strade del mondo. E non sto scherzando.

In questo giorni ho avuto a che fare con persone mai viste prima. Peccato, non averle mai viste prima. Che gente fantastica.

Non è la prima volta che mi capita di fare strada con persone nuove, ma ieri più che mai ho compreso perchè continuo a perdere sabati mattina, martedì sera, weekend, ore di sonno, ore con Gio e invece mi metto a cantare, giocare, disegnare, urlare, ridere con persone cge non conosco e bambini dai 7 ai 10 anni che non sono miei nipoti, nè parenti, nè figli, che dopo 3 anni perderò probabilmente di vista, che magari non si ricorderanno di me.
Il punto è che è esattamente quello che hanno fatto con me, e in tutto quello che sono diventata io credo fermamente, e credo nel metodo che stiamo usando per dare il nostro contributo nella crescita dei nostri ragazzi. E credo che tutto stia andando per il verso giusto. Sapete perchè?

Perchè con quelle persone non vedo l'ora di andare a cena fuori, di fare un campo più lungo, di bere ancora vin brulé alle tre di notte scervellandoci su come aumentare le ore del giorno per far giocare di più i bambini.

Perchè quando sono con i bambini non penso assolutamente più a nulla tranne che ciascuno di loro sorrida, e io passo davvero in ultimo piano. E non preoccuparsi di sè è la cosa più bella del mondo, perchè ti ricarica le pile.

"Chil, ma non possiamo rimanere qui un altro giorno?"

Ecco perchè.

Chi non c'è dentro può davvero solo guardare.

venerdì, febbraio 16, 2007

Resa


Sapere di fare la cosa giusta non è indolore. E levare bandiera bianca è accettare di non essere WonderWoman. No, fisio3 non riesco a darla tra 10 giorni. Perchè non si può prendere sottogamba qualcosa che può condizionare l'apprendimento di altri 4 anni di materie. E la cui ignoranza potrebbe pregiudicare le condizioni di un paziente. Non potrei mai perdonarmelo, più di quanto già non mi riesco a perdonare l'essere sempre in rincorsa del giusto corso degli eventi. Resa amara ma consapevole. E staremo a vedere...

giovedì, febbraio 08, 2007

Relax ma non troppo

Ho appena finito di colorare tutte le fotocopie del Michelotti di fisio3, così da aiutare il mio già provato encefalo a raccapezzarci qualcosa in questi 20 giorni di fuoco che mi aspettano. Inoltre forse non era il caso di donare plasma e piastrine proprio quando il mio ciclo mestruale ha deciso di farmi compagnia, considerato che ieri sera non sono praticamente riuscita ad alzarmi dal letto. Ergo, sono DEVASTATA, completamente stanca e sfinita e ho mal di testa da 2 giorni. Dormo tanto e male, e sto scrivendo un post da cani. Inoltre ho deciso di mettermi a dieta, cosa moolto triste e moooolto necessaria. Quindi dovrò chiudere a chiave la mia scorta di Pan di Stelle e attaccarmi agli yogurt, se non desidero arrivare davanti al Colomo come la Bambina Mirtillo della Fabbrica di Cioccolato. Che pomeriggio sconclusionato ed inconcludente...
baci baci a tutti...

and I promise I'll begin to write in English, a crowd has been asking loudly to stop using Babelfish... :) I'll bet the winner of the battle against the dust, it won't be you... ;)

martedì, febbraio 06, 2007

Nik

Sei a non piú di due metri da me e si sente l'aura di beatitudine che ti precede. E' fantastico non solo vederti, ancora di piu' vederti cosí. Per l'importanza infinita che rivesti nella mia vita non ci saranno mai abbastanza parole, e soprattutto non saranno mai quelle giuste. E' un onore per me essere una tua compagna di viaggio.
Ti voglio bene.

martedì, gennaio 30, 2007

Ing

La sola ragione per cui sono davanti al pc alle 9 di mattina sei tu.


Ti conosco da quando ero in terza liceo, e te eri caporedazione del giornalino della scuola, su cui non ho mai scritto perchè mi vergognavo. Eri anche il fratello della mia migliore amica.
In questi sei anni sei stato una presenza costante e più importante di quanto tu non immagini. E poi credo di essere cresciuta anch'io, e abbiamo iniziato a chiaccherare, e te hai iniziato a fare le uniche foto di fronte alle quali resto a bocca aperta e mi si rimescola il sangue. Non sei numeri numeri numeri, in realtà. Poi hai inziato a far decollare gli aeroplanini, e mentre ero in Bolivia mi informavi di tutti i loro ammaraggi, atterraggi rovinosi e di quando precipitavano senza dare preavviso. E non penso di essermi sentita più fiera di qualcuno quando finalmente tutti i numeri hanno trovato la propria rotta e l'aeroplanino ha fatto ciao ciao alla tua commissione di tesi.

A beautiful mind.

In questi tre anni di rotta distante dalla tua ti ho sempre avvertito più come presenza che come assenza, uno strano virtuale legame di sangue.

Qualche tempo fa ho portato a casa un libro che mi aspettava da parecchio su uno scaffale della Feltrinelli e gli ho permesso di farmi compagnia dieci minuti tutte le mattine, sei o sette pagine al giorno (tempi lontani quelli in cui avevo tempo di stare sei ore di fila a bere un libro intero, ora sono costretta a centellinare tutto ciò che non parla di tessuti, ed organi ed ingoio ma vomiterei tutto quello che invece non parla d'altro. Chi sto diventando?).

Nei ritagli di tempo in cui non faccio la massaia filosofeggio, ed ultimamente mi chiedo se per ciascuno di noi c'è un pool limitato di buona sorte che ci pioviggina sul capo. Perchè se è così credo di potermi iniziare a preoccupare. Ho -solo?- 21 anni ma di tutti quelli di cui ho memoria cosciente porto il sapore in bocca, e degli altri ho sicuramente il profumo addosso; e credo che la buona sorte abbia questo sapore intenso che riempie gli spazi tra i miei denti ogni volta che sorrido. La pioggerellina si è fatta situazioni, risate e persone. e te sei una di quelle gocce particolarmente lunghe, particolarmente sapide, particolarmente importanti, senza poterla definire numericamente. Semplicemente, una di quelle che non si asciugano mai.


Molto forte, incredibilmente vicino" di Jonathan Safran Foer

'"Le dissi: voglio dirti una cosa. Rispose: puoi dirmela domani. Non le avevo mai detto quanto le volevo bene. Era mia sorella. Dormivamo nello stesso letto. Non era mai il momento giusto per dirlo. Non era mai necessario. Pensai di svegliarla. Ma non era necessario. Ci sarebbero state altre notti.E come fai a dire ti voglio bene a una persona che vuoi bene? Mi voltai su un fianco e mi addormentai vicino a lei. Ecco il senso di tutto quello che ho cercato di dirti, Oskar. E' sempre necessario. Ti voglio bene"

mercoledì, gennaio 24, 2007

Toccata e fuga

E’ più di un mese che non vado in Dea, né in Misericordia né agli scout né a passeggio in centro né a fare la spesa.
Sono quindici giorni che non ho una vita sociale, che non mi faccio un bagno lungo mezz’ora, che non faccio una lavatrice, che non dormo senza sognare diencefali e duodeni fare girotondo, che non sto con il mio ragazzo per più di mezz’ora, che ho le occhiaie la pelle spenta i muscoli atonici i capelli informi le gambe gonfie il frigo vuoto una quantità di caffeina in circolo che ha raggiunto la saturazione. Non abbiamo idea se per tutti è stato così, se la tentazione di rimandare ancora una settimana è venuta a tutti, se vi si leggeva il panico negli occhi. Forse no, perché molti di voi hanno fatto quest’esame al momento giusto.
Quando un esame del genere diventa anacronistico non è più uno scoglio, è un parto. Perché bene o male sono nove mesi che si studia questa roba intervallandola allegramente con tutto quello che è servito per passare anno ed esoneri di questo semestre che hanno agito come gomme da cancellare sulle conoscenze pregresse. E ora non se ne può davvero più. Maledetta questa Facoltà che mi costringe a ritmi insostenibili, invivibili, impersonali. Io non voglio ridurmi ad un robot. Questo è quanto ho amaramente concluso in queste settimane, e quello che ho deciso è di prendermi la responsabilità di essere responsabile, di cercare di scazzare questo esame il meno possibile. Probabilmente me ne pentirò e ne pagherò le conseguenze nei prossimi mesi, probabilmente perderò l’anno, probabilmente nessuno condividerà le mie scelte e lo vedrà come un rimandare. E invece no. E’ un voler fare le cose ammodo e a modo mio, con il mio ritmo lento-sbagliato-meticoloso-rompiballe-incosciente-accurato-volenteroso-ansioso-ritardato. Come me. E se sono diversa pace, devo smetterla di sentirmi sbagliata e stupida, perché nonostante alti e bassi ringraziando il cielo la mia autostima rasenta la superbia, il che forse è un vaccino contro il germe dello sconforto.
Buona sessione d’esami a tutti.

PS. E... brave Ile e Fra per i vostri successi di fisio. Brava Nanny per genetica, e in bocca al lupo per fisio2 che hai venerdí, e a Mary per biochimica. E brava Lu per fisio. Tifo per voi, anche in silenzio, anche assente, anche irraggiungibile.

martedì, gennaio 02, 2007

Let the Butterflies Talk

Dopo tutti questi anni, dopo tutte le strade percorse e nonostante tutte le cose successe, dietro quella curva il mio mare spunta ancora.



Blu cielo che non distingui l’orizzonte quando il tempo è in stato di grazia, celeste come un miracolo la mattina all’alba, azzurro chiaro se c’è brezza, blu elettrico e bianco se c’è maretta, grigio fin dove arrivano le nuvole che portano pioggia, color ferro con consistenza di una tela se la pioggia cade, e quando cala il sole l’indaco avviluppa aria ed acqua in unico velluto che se non stai attento tira dentro anche te.
E dopo quel gomito d’asfalto disfatto, ogni volta è una via di mezzo tra un déjà-vu e una sorpresa, sorpresa per come un intrico di stradine percorso mille volte nei miei ventuno anni possa ancora essere sapido di novità e carico di aspettative… e, nel bene o nel male, qualcosa di inaspettato succede sempre.




Quest’anno, per esempio, ci si sono messe le farfalle.


In genere le farfalle sono docili animaletti da compagnia che si accoccolano buone buone nello stomaco e lì vegetano serenamente, senza dar sentore di sé. A volte, invece, le farfalle diventano saccenti, invadenti, irruenti. Forse l’aria di mare le rinvigorisce, specie se sono quasi due anni che non sentivano profumo di iodio ed origano e dodici Capodanni che non rischiavano brutto per i proiettili che vagano al posto degli scontati fuochi d’artificio, sta di fatto che nei giorni passati è giunto il momento di fare con loro una lunga chiacchierata rimandata da troppo tempo.
Quando si lasciano parlare le farfalle bisogna mettere in conto tutto, anche che avremmo dovuto lasciarle parlare prima, perché ora dicono altro, perché ora è troppo tardi, perché potresti fraintenderle, perché potrebbero sconvolgerti oppure rovinare tutto. Ma non tappate loro la bocca né tarpategli le ali, funzionano come le Strillettere di Harry Potter … se aspetti troppo rischi di non poterle gestire.
Così finalmente ho accettato di farle sfogare, ma soprattutto di starle a sentire una buona volta.

Mi hanno ubriacata di parole. Mi hanno detto fuggi i rimpianti, abbi ricordi, apri gli occhi, ascolta e ascoltati, ammetti gli sbagli, perdona, dimentica, fatti abbracciare, riconosci, sorridi, ignora, osserva, chiudi gli occhi, respira, bevi tutto quello che riesci a bere… ed io ho obbedito. Per la prima volta nella mia vita mi sono sentita adulta, completa come persona nelle sue piene capacità decisionali. E’ stato duro, meraviglioso, orribile, necessario. E non lo dimenticherò mai.

Great 2007 guys!

domenica, dicembre 24, 2006

Briciole


In culo al Natale, ragazzi. Proprio mentre mio padre cucina qui accanto per la luculliana cena di stasera, io vi parlo della negazione della fame.


Oggi ho scoperto l'esistenza di due branche di uno stesso movimento. Si chiamano Pro-Ana e Pro-Mia, rispettivamente malati\e di anoressia e bulimia che hanno fondato siti web per promuovere il loro skinny pride, il loro orgoglio di essere ossa e tendini tenuti insieme da un residuato bellico di pelle e da una ferrea volontà autodistruttiva.
E la cosa assurda è che ci sono anche i consigli per la dieta, per vomitare più agevolmente, gli esercizi fisici, i buoni propositi, l'autoaiuto...

ORGOGLIO ANORESSICO?????? Ricerca della perfezione??????


RAGAZZE, DI QUESTO SI MUORE. La tizia in alto è già morta, questa qui accanto non so chi sia ma insomma... siamo lì.



Come dice una mia amica, ma se una ragazzina in crisi mistica approda su uno di questi siti, che cosa succede? Provate ad andare su dentroimieisilenzi.blogspot.com. Ed è solo uno dei tanti!!!

Io mi sono letteralmente schifata, indignata, vergognata, e mi sono messa al computer. Questo blog è la mia voce sul mondo, su di voi che in genere mi leggere, su chi capita qui per caso, e appena saprò come si fa a mantenere sempre un post in testa agli altri pianterò questo qui, perchè chi passa da qui anche solo per caso legga per l'ennesima volta che tutto ciò è PATOLOGICO, e che se ne può uscire, e che BISOGNA chiedere aiuto.
Come vostro stesso regalo di Natale, se proprio vogliamo ficcarcelo dentro a forza, per cortesia, ve lo dice una delle tante che ci è passata, una delle sempre troppo poche che ne è uscita. Andate di là dai vostri genitori, chiamate il vostro medico, la vostra migliore amica... e raccontate tutta la fame che avete dentro.

venerdì, dicembre 22, 2006

All I Want For Xmas is U


Littmann Classic II giallo canarino, 71 inches.


Tazza con tappo a vite, per le mie tisane dopanti da portare ovunque.


Dvd Grey's Anatomy Season 2.


Riuscire a leggere anche un ECG con interazioni di farmaci sul tracciato.


Tornare in pari con gli esami. Sembra quasi che finora sia stata a grattarmi...


"Papà, come stai?" "Tutto a posto tesoro. E tu? Ah, volevo dirti, abbiamo avviato quel nuovo progetto di ricerca e sono arrivati i nuovi tirocinanti in studio!!!!"


"Sore! Che fai?" "Niente. Tu che fai? Ah, ho preso 10 a matematica." "Ma sei diventata monotona... io stavo studiando." "E poi sarei io la monotona, eh?"


Tutti i libretti delle mie amiche pieni di voti meritati. E magari anche il mio.


Sotto l'albero vorrei questo, tutto il resto c'è già. E forse il desiderio più grande è che resti proprio così com'è.


Colgo l'occasione per ringraziare Fede e Bea per la genialata del cd, siete state davvero carinissime. Tanti baciozzi bavosi a tutti!




venerdì, dicembre 15, 2006

Twenty-one today!!!!!!

Tantissimi auguri a me, tantissimi grazie a chi come ogni anno se ne è ricordato, a chi mi ha fatto compagnia mentre studiavo in biblio anche oggi, a chi mi ha sorpreso ricordandolo, a chi mi ha sorpreso non ricordandolo, a chi mi ha bisbigliato la canzoncina in Aula b e mi ha regalato una MozartKugel. E per chi non se ne è ricordato inventerò la torta Ahlzeimer. Suona bene, quasi come Sacher... Baci!!!!!!!
ora vado a casa e mi preparo una torta così

venerdì, dicembre 01, 2006

Una giornata luminosa

Vi, Lucia, Andrea che studiano di sopra. Gio che è a lezione. Oggi vedo Valeria e la Prof. Stasera ho il turno in Misericordia. Pomeriggio Ade in italiese. Fuori una luce abbacinante nonostante la bruma invernale che ancora non si solleva. I capelli che stanno come dovrebbero. Il turno in Dea ieri sera con Silvia, il sentirsi sempre più a prorpio agio lì dentro. La puntata in piazza Giorgini all'una, i 15 cornetti-cremini-sfoglie portate in Dea a sorpresa, perchè la notte è davvero lunga lì dentro. il sole come lo vedo io

E la giornata luminosa che mi aspetta preme per cominciare, quindi vado.