giovedì, maggio 03, 2007

Se non ti fa paura

A malapena tre post fa mi sono trovata a fare mente locale sulla mia inadeguatezza nell'infilare il camice per le poche ore di reparto che ci propinano attualmente. A volte il destino ha parecchia fantasia sul come rincarare le dosi.

Ci insegnano a concatenare gli eventi, comprendere i meccanismi, seguire un filo logico. Ci spiegano il perchè di un sacco di cose, ci dicono di cercare i perchè delle cose che non ci spiegano. Non uno, non uno dei medici/professori che si sono avvicendati in questi tre anni ha mai chiesto se avevamo timore nell'entrare dentro quel pezzo di stoffa bianca, se ce la sentivamo addosso come fosse più che una maschera di Carnevale. Non ci hanno mai chiesto se abbiamo paura.



Paura di cosa?

Paura di entrare nella stanza di un paziente.

Paura che ti fermino per chiederti una qualsiasi informazione. "Scusi dottore, sa dov'è il bagno?"

Paura di aprire bocca davanti a un paziente (ma sì, ormai il discriminante sono diventati loro, a tirar cazzate davanti a un prof ci siamo rassegnati...) perchè hai paura di vederlo sgranare gli occhi o piangere o guardarti spaventato o osservarti con diffidenza.

Paura di ferire, quel tipo di ferita che nessuno di noi saprà mai creare neanche con il più affilato dei bisturi.



Ci sono due nuove paure che ho aggiunto alla mia lista ultimamente.



La prima si chiama Paura del colpo d'occhio.

E' la paura di non dover chiedere 'Come mai si è ricoverato?' ad un paziente che vedi per la prima volta, paura di non aver bisogno delle spiegazioni di un prof.



La seconda più che una paura è una paurosa sensazione di sottovuoto.

Questo accade quando entri in una stanza e tutti gli occhi voltati verso di te non hanno più pupille, ma punti interrogativi di rimpiazzo.



Se non ti fa paura... spiegami come fai.



Chiunque questa settimana mi ha fatto notare la distrazione cronica, la apaticità, la mancanza di sorrisi e l'illuminarmi a tratti con il cellulare in mano. E' un pò complicato da esternare e non ci provo nemmeno, sono in piena battaglia a mani nude contro le mie scelte e il mio futuro. Quando avrò incastrato anche questo nuovo grosso mattoncino Lego tornerò un pò più lucida e presente.


Un bacio

lunedì, aprile 30, 2007

Cosa siete, guerrieri o ballerine??

Un bambino passeggiava sulla spiaggia insieme alla madre. Ad un tratto le chiese: "Mamma, come si fa a conservare un amico quando finalmente si è riusciti a trovarlo?". La madre meditò qualche secondo, poi si chinò e prese due manciate di sabbia. Tenendo le palme rivolte verso l'alto, strinse forte una mano: la sabbia le sfuggì tra le dita, e quanto più stringeva il pugno, tanto più la sabbia sfuggiva. Tenne invece ben aperta l'altra mano: la sabbia vi restò tutta.



Per quelli che mi hanno accolto con bontà









Che mi hanno atteso senza stancarsi











Che mi hanno dato tanto






Che mi hanno ascoltato senza fatica





Che erano lì senza bisogno di cercarli






Che sono presenze sicure






Che mi hanno offerto un'amicizia riposante




E irradiato una pace gioiosa.

Grazie per avermi fatto capire che l’oggi è un dono ed è per questo che si chiama presente.
Tenete sempre accesa la lanterna che è in voi e spandete il fiore rosso in tutto il mondo.

giovedì, aprile 19, 2007

L'alba di domani

Non so se vi è mai capitato di cambiare stazione radio quando inizia una canzone che a pelle proprio non vi va giù, e poi magari un giorno siete a studiare con gli auricolari infilati e senza volerlo la ascoltate. E restate senza parole, perchè tanto parla lei per voi.

L'alba di domani ci sorprenderà addormentati ancora abbracciati,
dello stesso sogno ci trasporterà oltre i confini piu' segreti,
forse un nuovo mondo ci riceverà senza parole ne paure,
ed il nostro sguardo attraverserà dei desideri la profondità...
parla con me aspettando che spunti il giorno
e che non c'è niente che conta intorno
ma la tua voce ancora un po' incerta non sa,
quello che gli occhi ridendo confessano già,
non dirmi no certe zone delle tua mente
che ora non sai si dischiudono lentamente...
e se non ti fa paura potrai guardare la tua natura nell'alba di domani...
Questo desiderio che ci prende si sa e' un vortice lento
è un fuoco diverso,
fallo divampare non ci brucerà
perche' la vertigine l'istabilità
parla con me aspettando che spunti il giorno
perche' non c'è niente che conta intorno
ma la tua voce ancora un po' incerta non sa,
quello che gli occhi ridendo confessano già
non dir di no certe zone della tua mente che ora non so si dischiudono lentamente
e se non ti fa paura potrai guardare la mia natura
nell'alba di domani.
Tiromancino

martedì, aprile 17, 2007

Il post più importante

Ti sei mai chiesta anche te come sarebbero andate le cose se quella particolare cosa non fosse andata così?

La domanda "Che persona sarei se le cose fossero andate diversamente?" mi ronza in testa da 13 anni. A volte mi immagino incazzosa e fricchettona, ribelle per le cose che forse non avrei potuto fare. Altre volte mi vedo tutta perbenino, mocassini e camicia nei pantaloni, viziata e pretenziosa e meno impegnata. Altre volte mi vedo esattamente come sono ora, con tante lacrime non piante e ricordi non lavati via. La realtà, tesoro, è che è una risposta che non potremo mai darci nè io nè te. In realtà io non ho conosciuto mamma, proprio come te. Strano, vero? Io più di te ho solo vissuto con mamma, perchè se effettivamente l'ho conosciuta l'ho anche dimenticata... e non leggerla male. Avere 3 oppure 8 anni non era poi così diverso, in quel momento. Più di te io ho solo sensazioni e solo qualche flash, e parecchio è grazie a te, grazie a quel fenotipo Gabriella che ti ritrovi e che credo ti facciano pesare e che magari non volevi (non credere quanto ti dicono che sei identica, dalle foto si vede che siete solo somiglianti in alcuni tratti. Però devi sapere che hai una gestualità che è assurdamente, geneticamente trasmessa in linea diretta da te a lei. Ma il tuo sguardo è quello di papà.) Quello che so è che davvero vorrei averla conosciuta, e che avrei tanto voluto potertela ricordare meglio.

Te hai sempre domandato poco, o comunque non a me - non che io possa darti risposte che gli altri non possano darti- forse anche per il tuo carattere riservato e un pò taciturno, ma in particolare penso perchè io dagli otto anni sono diventata un doberman astioso, particolarmente con te.

Te hai sempre creduto, ed io non ho mai potuto nè saputo sradicare questa tua convinzione, che la mia rabbia e la mia cattiveria e tutte le altre lacrime che c'erano e non sono mai uscite si fossero riversate su di te perchè io ti ritenevo responsabile. E tu ti ritieni responsabile. No, no, no. Non è la tua nascita che ha scatenato tutto. Questo bisogna che te lo sappia e che te lo accetti, perchè a diciassette anni non si può davvero vivere senza una madre e con in più un tale senso di colpa. Solo l'anno scorso sono venuta a conoscenza dell'esatta dinamica delle cose, dell'esatta cronologia degli eventi e delle esatte cazzate che ha combinato gente che un giorno dovrò chiamare colleghi, ma anche prima io non ti ho mai mai mai ritenuto responsabile. E allora, perchè sono sempre stata dura con te? Io ricordo ogni singola volta che non ti ho dato il bacino della buonanotte e il giorno in cui ho smesso di leggerti le favole e il giorno in cui ho smesso di avvoltolarmi i tuoi boccoli sulle dita. Il contatto fisico è stato per molto tempo la mia bestia nera, il mio unico punto debole, la breccia con cui farmi crollare e piangere. Ho sempre pianto molto poco, e mai davanti agli altri.

La realtà più dura da accettare è che non è un vuoto che puoi colmare, è una bolla che resta lì nel cuore. Ma è un vuoto che a modo suo ti fa compagnia, è un vuoto presente. E te hai dei gesti che ti coccolano inconsapevolmente, e siccome non sai quali sono potrebbe essere ogni singolo movimento che fai. E io ho il modo di guardare. E la cosa più bella è che io e te abbiamo delle cose in comune.
E poi abbiamo un 50% di DNA suo in ciascuna delle nostre celluline.

Queste parole non sono la pubblica ammenda che sembrano. Volevo finalmente spiegarti per dirti che difendersi non serve. Non ci si può difendere da una cosa così grande, e soprattutto non ci si può difendere per sempre dalle persone. Bisogna fare scelte azzardate, bisogna mettersi in gioco davvero, bisogna che l'autostima si stacchi dalle suole delle scarpe e torni a camminarci accanto.

La cosa più importante non è convincersi, ma CREDERE che si può sempre ricominciare.

Spalle larghe

Torno ora dalle Cliniche Chirurgiche dopo aver passato un'ora a farmi impennare l'urto del sistema nervoso aspettando davanti a una porta chiusa. Le specializzande che non esistono nè sono mai esistite (e sono bionde, belle, alte e tedesche. Cosa succederà quando diventerò specializzanda io? Mi calpesteranno?), il prof che dovrebbe seguire il mio gruppo che non mi si è minimamente filata, stuoli di neomedici dietro a professori incartapecoriti con i camici svolazzanti, il mio lettone tiepido che non voleva lasciarmi andar via alle 7 e mezza, le lauree in Presidenza... e poi, fuori dall'edificio, un uomo stava piangendo seduto su una panchina.

Al liceo la chiamavamo epiphany, questa sensazione di improvvisa e totale comprensione di qualcosa a cui fino a quel momento non avevi mai considerato, di cose che finora forse ti erano sgusciate accanto senza nemmeno farti muovere la manica del trench. Cos'è che regala le spalle larghe ad un medico, un'estrema stupidità o un'estremo menefreghismo? Con entrambe sei protetto, inconsapevolmente o meno, dalla maggior parte delle angherie mentali che ti si scaglieranno contro nei corridoi dei reparti. A mio padre piace ripetere che io vivo le cose con un estremo pathos ( ed usa e riusa la parola pathos, forse è quella giusta per rincarare la dose di questo giudizio). Io non so se effettivamente riuscirò a farmi mettere ko al primo round dagli anni che mi aspettano prima della laurea -in realtà lo ritengo probabile- ma spero che questo non pregiudichi il tipo di persona che sarò.

Appoggiata contro un muro giallo in pieno sole ho guardato quelle spalle larghe scosse dai singhiozzi, e ho capito che non sono ancora pronta ad affrontare questo.

mercoledì, aprile 11, 2007

L'edera, l'olmo e i miei primi tulipani


Quest'anno dentro l'uovo c'erano davvero le sorprese che sognavo.
Ieri mattina ho salutato un Amico che migra estatico verso lande lontane ( grazie per i miei primi tulipani. Come vedi iniziano ad aprirsi, sono rosa delicato...) e ieri sera mi sono attaccata una fleboclisi di nutrienti e mi sono sparata tutta la seconda serie di Grey's. A Pasquetta ho rastrellato le aiuole con Miro e cullato Lucia (mamma che testolina morbida...). A Pasqua ho passeggiato nel mezzo di Viale Morgagni alle 14, sotto un sole che più primavera non si può, senza nemmeno una macchina in giro, dopo una tre giorni di repartini vari decisamente valida... e ho delineato ancora meglio il tipo di genitore che mi piacerebbe diventare, il genere di famiglia che un giorno vorrei essere in grado di creare. Questo post è per Maico ed Elisa. Volevo ringraziarvi per i cannelloni ed il tiramisù e le figlie farciti, stracolmi, ripieni e strabordanti di calorie, di affetto e di essere speciali. Ma d'altronde se c'è un potere maggiore di quello che ha la genetica è solo quello della passione nel fare le cose, e la vostra famiglia ne è la testimonianza vivente.
Finchè ci saranno genitori, insegnanti come voi da cui prendere esempio forse riusciremo a dare qualcosa di buono anche alla generazione che verrà.

giovedì, aprile 05, 2007

La Coniglietta Pasquale


Stamattina la biomedica sonnecchia silenziosa sotto il solicino primaverile... Una settimana senza lezioni per una che semplicemente a lezione non ci va non è una notizia di relax. E' come dire 'per una settimana ti tolgo il divertimento, le risate, gli specializzandi bellocci (ci sono in tutti i gruppi tranne che nel mio), le studiate ai tavoli dell'aula B che vedono i pavimenti scoppiare e te che diventi grande' e in questa settimana ti ci incastro pure una festa comandata. Io odio le feste comandate, odio la Pasqua al pari delle altre ( forse meno, perchè non sono costretta a passarla ad un tavolo imbandito giusto perchè si fa così) e nonostante ciò regalo coniglietti di cioccolata a chiunque mi capiti a tiro. Perchè mi trasformo cmq in Mamma Natale e Coniglietta Pasquale?

Una opzione è che le feste comandate sono occasioni in più per ricordare a chi tieni che ci tieni, anche se non sei lì con loro a tavola, anche se ci si vede poco, anche se fuggi a gambe levate dagli auguri e dai brindisi, tutto il resto dell'anno ci sei. Quindi, l'8 aprile vi informo che un baratro mi ingurgiterà intera intera e sana e salva mi risputerà fuori verso le 21 di sera (che vado a trovare Nanny).

Tanti baci cioccolatosi

giovedì, marzo 22, 2007

Un errore molto ben riuscito


La Fra ieri ha fatto il suo primo emogas mentre il suo amore abbagliava l'aula B con la sua presenza. Ma lei lo sa cosa penso.

Lucy credo oggi venga in biblio a mangiare, così magari si parla un pò, e magari le dico una volta per tutte che non ce l'ho con lei, che finchè avevo il telefono rotto non ero responsabile di chiamate perse, che quando preparo un esame sono concentrata -non fredda- e che le voglio bene.

Bea con i capelli mossi sta benissimo, e sono contenta di condividere con lei le prime esperienze di reparto e non solo i deliri sui libri.

Cri Cri, è sempre rilassante stare con lei, quando ha tempo di fare altro (vedi: studiare! ) oltre a OTI OTA BEPS OSS OSSS VI V IV IIV Progetto Carcere Neuropsichiatria infantile e ambulanze.

La Fede fa sempre tutto perfettamente, allegramente, prorpio come è lei. E se e quando vuole parlare sa che sono e sarò sempre qui.

Sarina invece ha fatto letteralmente colpo su un vecchio babbione che buca i rossi. Il collare le dona, davvero. Dovrebbe vestire più spesso di bianco, perchè fa pendant con gli occhioni chiari.

Mary mi ha appena bussato al vetro dell'oblo al piano terra della biomedica. Abbiamo boccheggiato e tra un pò arrivo su e si ciana per benino. Way to go, darling.

Pole e Peppe e il Gabbani sono un'unità inscindibile. Praticamente li vedo sempre insieme. Bellini.. Gabbani, lo sai che si va a Malta insieme??

Nanny ieri mi ha detto, andando verso patologia, "ho smesso di chiedermi dov'è che sono sbagliata". E' fantastico vederla finalmente serena, perchè traspare di più l'amore per quello che fa.

Ho smesso di chiedermi dov'è che sono sbagliata, e per il prossimo futuro non ho intenzione di ricominciare. Sono un errore riuscito molto bene.

venerdì, marzo 09, 2007

8 marzo: il Virmi-day!!!


Questa fantastica principessina dai capelli rossi è arrivata ieri alle 12.40, e la foto è di tre ore dopo, dove è perfettamente sveglia e col pancino pieno. Ah, si chiama Lucia, ma per tutti è e resterà la Virmi!

lunedì, febbraio 26, 2007

Post di sola cronaca e pura vita

L'eredità di questo Thinking Day 2007 è una voce roca da travestito sexy, febbre a 38, palate di nuove idee ed entusiasmo e voglia di vin brulé. E tutto questo nonostante tempo burrascoso, sciopero dei treni, poche ore di sonno, ragazzi a tratti ingestibili.
Mi piacerebbe davvero spiegarvi cosa vuol dire per me portare al collo quel pezzo di stoffa colorato. Non è vestire come idioti, non è una setta, non è un branco di matti (vabbè, aspetta...) non è un movimento che ha fatto il suo tempo, non è la barzelletta di cui tutti ridono.
E' parte della Laura che sono, una grossa fetta della mia personalità, della mia voglia di mettermi in gioco, del mio sorriso perenne, del mio voler fare del mio meglio, del mio essere sempre impegnata, del mio essere compagnona e giocherellona.
Il cammino scout, per chi ci crede davvero, dura una vita intera. Ti protegge dalle intemperie, ti tempra contro i venti freddi, ti regala una nuova famiglia, nuove abilità, un orgoglio sempre lucido, ti apre tutte le strade del mondo. E non sto scherzando.

In questo giorni ho avuto a che fare con persone mai viste prima. Peccato, non averle mai viste prima. Che gente fantastica.

Non è la prima volta che mi capita di fare strada con persone nuove, ma ieri più che mai ho compreso perchè continuo a perdere sabati mattina, martedì sera, weekend, ore di sonno, ore con Gio e invece mi metto a cantare, giocare, disegnare, urlare, ridere con persone cge non conosco e bambini dai 7 ai 10 anni che non sono miei nipoti, nè parenti, nè figli, che dopo 3 anni perderò probabilmente di vista, che magari non si ricorderanno di me.
Il punto è che è esattamente quello che hanno fatto con me, e in tutto quello che sono diventata io credo fermamente, e credo nel metodo che stiamo usando per dare il nostro contributo nella crescita dei nostri ragazzi. E credo che tutto stia andando per il verso giusto. Sapete perchè?

Perchè con quelle persone non vedo l'ora di andare a cena fuori, di fare un campo più lungo, di bere ancora vin brulé alle tre di notte scervellandoci su come aumentare le ore del giorno per far giocare di più i bambini.

Perchè quando sono con i bambini non penso assolutamente più a nulla tranne che ciascuno di loro sorrida, e io passo davvero in ultimo piano. E non preoccuparsi di sè è la cosa più bella del mondo, perchè ti ricarica le pile.

"Chil, ma non possiamo rimanere qui un altro giorno?"

Ecco perchè.

Chi non c'è dentro può davvero solo guardare.

venerdì, febbraio 16, 2007

Resa


Sapere di fare la cosa giusta non è indolore. E levare bandiera bianca è accettare di non essere WonderWoman. No, fisio3 non riesco a darla tra 10 giorni. Perchè non si può prendere sottogamba qualcosa che può condizionare l'apprendimento di altri 4 anni di materie. E la cui ignoranza potrebbe pregiudicare le condizioni di un paziente. Non potrei mai perdonarmelo, più di quanto già non mi riesco a perdonare l'essere sempre in rincorsa del giusto corso degli eventi. Resa amara ma consapevole. E staremo a vedere...

giovedì, febbraio 08, 2007

Relax ma non troppo

Ho appena finito di colorare tutte le fotocopie del Michelotti di fisio3, così da aiutare il mio già provato encefalo a raccapezzarci qualcosa in questi 20 giorni di fuoco che mi aspettano. Inoltre forse non era il caso di donare plasma e piastrine proprio quando il mio ciclo mestruale ha deciso di farmi compagnia, considerato che ieri sera non sono praticamente riuscita ad alzarmi dal letto. Ergo, sono DEVASTATA, completamente stanca e sfinita e ho mal di testa da 2 giorni. Dormo tanto e male, e sto scrivendo un post da cani. Inoltre ho deciso di mettermi a dieta, cosa moolto triste e moooolto necessaria. Quindi dovrò chiudere a chiave la mia scorta di Pan di Stelle e attaccarmi agli yogurt, se non desidero arrivare davanti al Colomo come la Bambina Mirtillo della Fabbrica di Cioccolato. Che pomeriggio sconclusionato ed inconcludente...
baci baci a tutti...

and I promise I'll begin to write in English, a crowd has been asking loudly to stop using Babelfish... :) I'll bet the winner of the battle against the dust, it won't be you... ;)

martedì, febbraio 06, 2007

Nik

Sei a non piú di due metri da me e si sente l'aura di beatitudine che ti precede. E' fantastico non solo vederti, ancora di piu' vederti cosí. Per l'importanza infinita che rivesti nella mia vita non ci saranno mai abbastanza parole, e soprattutto non saranno mai quelle giuste. E' un onore per me essere una tua compagna di viaggio.
Ti voglio bene.

martedì, gennaio 30, 2007

Ing

La sola ragione per cui sono davanti al pc alle 9 di mattina sei tu.


Ti conosco da quando ero in terza liceo, e te eri caporedazione del giornalino della scuola, su cui non ho mai scritto perchè mi vergognavo. Eri anche il fratello della mia migliore amica.
In questi sei anni sei stato una presenza costante e più importante di quanto tu non immagini. E poi credo di essere cresciuta anch'io, e abbiamo iniziato a chiaccherare, e te hai iniziato a fare le uniche foto di fronte alle quali resto a bocca aperta e mi si rimescola il sangue. Non sei numeri numeri numeri, in realtà. Poi hai inziato a far decollare gli aeroplanini, e mentre ero in Bolivia mi informavi di tutti i loro ammaraggi, atterraggi rovinosi e di quando precipitavano senza dare preavviso. E non penso di essermi sentita più fiera di qualcuno quando finalmente tutti i numeri hanno trovato la propria rotta e l'aeroplanino ha fatto ciao ciao alla tua commissione di tesi.

A beautiful mind.

In questi tre anni di rotta distante dalla tua ti ho sempre avvertito più come presenza che come assenza, uno strano virtuale legame di sangue.

Qualche tempo fa ho portato a casa un libro che mi aspettava da parecchio su uno scaffale della Feltrinelli e gli ho permesso di farmi compagnia dieci minuti tutte le mattine, sei o sette pagine al giorno (tempi lontani quelli in cui avevo tempo di stare sei ore di fila a bere un libro intero, ora sono costretta a centellinare tutto ciò che non parla di tessuti, ed organi ed ingoio ma vomiterei tutto quello che invece non parla d'altro. Chi sto diventando?).

Nei ritagli di tempo in cui non faccio la massaia filosofeggio, ed ultimamente mi chiedo se per ciascuno di noi c'è un pool limitato di buona sorte che ci pioviggina sul capo. Perchè se è così credo di potermi iniziare a preoccupare. Ho -solo?- 21 anni ma di tutti quelli di cui ho memoria cosciente porto il sapore in bocca, e degli altri ho sicuramente il profumo addosso; e credo che la buona sorte abbia questo sapore intenso che riempie gli spazi tra i miei denti ogni volta che sorrido. La pioggerellina si è fatta situazioni, risate e persone. e te sei una di quelle gocce particolarmente lunghe, particolarmente sapide, particolarmente importanti, senza poterla definire numericamente. Semplicemente, una di quelle che non si asciugano mai.


Molto forte, incredibilmente vicino" di Jonathan Safran Foer

'"Le dissi: voglio dirti una cosa. Rispose: puoi dirmela domani. Non le avevo mai detto quanto le volevo bene. Era mia sorella. Dormivamo nello stesso letto. Non era mai il momento giusto per dirlo. Non era mai necessario. Pensai di svegliarla. Ma non era necessario. Ci sarebbero state altre notti.E come fai a dire ti voglio bene a una persona che vuoi bene? Mi voltai su un fianco e mi addormentai vicino a lei. Ecco il senso di tutto quello che ho cercato di dirti, Oskar. E' sempre necessario. Ti voglio bene"

mercoledì, gennaio 24, 2007

Toccata e fuga

E’ più di un mese che non vado in Dea, né in Misericordia né agli scout né a passeggio in centro né a fare la spesa.
Sono quindici giorni che non ho una vita sociale, che non mi faccio un bagno lungo mezz’ora, che non faccio una lavatrice, che non dormo senza sognare diencefali e duodeni fare girotondo, che non sto con il mio ragazzo per più di mezz’ora, che ho le occhiaie la pelle spenta i muscoli atonici i capelli informi le gambe gonfie il frigo vuoto una quantità di caffeina in circolo che ha raggiunto la saturazione. Non abbiamo idea se per tutti è stato così, se la tentazione di rimandare ancora una settimana è venuta a tutti, se vi si leggeva il panico negli occhi. Forse no, perché molti di voi hanno fatto quest’esame al momento giusto.
Quando un esame del genere diventa anacronistico non è più uno scoglio, è un parto. Perché bene o male sono nove mesi che si studia questa roba intervallandola allegramente con tutto quello che è servito per passare anno ed esoneri di questo semestre che hanno agito come gomme da cancellare sulle conoscenze pregresse. E ora non se ne può davvero più. Maledetta questa Facoltà che mi costringe a ritmi insostenibili, invivibili, impersonali. Io non voglio ridurmi ad un robot. Questo è quanto ho amaramente concluso in queste settimane, e quello che ho deciso è di prendermi la responsabilità di essere responsabile, di cercare di scazzare questo esame il meno possibile. Probabilmente me ne pentirò e ne pagherò le conseguenze nei prossimi mesi, probabilmente perderò l’anno, probabilmente nessuno condividerà le mie scelte e lo vedrà come un rimandare. E invece no. E’ un voler fare le cose ammodo e a modo mio, con il mio ritmo lento-sbagliato-meticoloso-rompiballe-incosciente-accurato-volenteroso-ansioso-ritardato. Come me. E se sono diversa pace, devo smetterla di sentirmi sbagliata e stupida, perché nonostante alti e bassi ringraziando il cielo la mia autostima rasenta la superbia, il che forse è un vaccino contro il germe dello sconforto.
Buona sessione d’esami a tutti.

PS. E... brave Ile e Fra per i vostri successi di fisio. Brava Nanny per genetica, e in bocca al lupo per fisio2 che hai venerdí, e a Mary per biochimica. E brava Lu per fisio. Tifo per voi, anche in silenzio, anche assente, anche irraggiungibile.

martedì, gennaio 02, 2007

Let the Butterflies Talk

Dopo tutti questi anni, dopo tutte le strade percorse e nonostante tutte le cose successe, dietro quella curva il mio mare spunta ancora.



Blu cielo che non distingui l’orizzonte quando il tempo è in stato di grazia, celeste come un miracolo la mattina all’alba, azzurro chiaro se c’è brezza, blu elettrico e bianco se c’è maretta, grigio fin dove arrivano le nuvole che portano pioggia, color ferro con consistenza di una tela se la pioggia cade, e quando cala il sole l’indaco avviluppa aria ed acqua in unico velluto che se non stai attento tira dentro anche te.
E dopo quel gomito d’asfalto disfatto, ogni volta è una via di mezzo tra un déjà-vu e una sorpresa, sorpresa per come un intrico di stradine percorso mille volte nei miei ventuno anni possa ancora essere sapido di novità e carico di aspettative… e, nel bene o nel male, qualcosa di inaspettato succede sempre.




Quest’anno, per esempio, ci si sono messe le farfalle.


In genere le farfalle sono docili animaletti da compagnia che si accoccolano buone buone nello stomaco e lì vegetano serenamente, senza dar sentore di sé. A volte, invece, le farfalle diventano saccenti, invadenti, irruenti. Forse l’aria di mare le rinvigorisce, specie se sono quasi due anni che non sentivano profumo di iodio ed origano e dodici Capodanni che non rischiavano brutto per i proiettili che vagano al posto degli scontati fuochi d’artificio, sta di fatto che nei giorni passati è giunto il momento di fare con loro una lunga chiacchierata rimandata da troppo tempo.
Quando si lasciano parlare le farfalle bisogna mettere in conto tutto, anche che avremmo dovuto lasciarle parlare prima, perché ora dicono altro, perché ora è troppo tardi, perché potresti fraintenderle, perché potrebbero sconvolgerti oppure rovinare tutto. Ma non tappate loro la bocca né tarpategli le ali, funzionano come le Strillettere di Harry Potter … se aspetti troppo rischi di non poterle gestire.
Così finalmente ho accettato di farle sfogare, ma soprattutto di starle a sentire una buona volta.

Mi hanno ubriacata di parole. Mi hanno detto fuggi i rimpianti, abbi ricordi, apri gli occhi, ascolta e ascoltati, ammetti gli sbagli, perdona, dimentica, fatti abbracciare, riconosci, sorridi, ignora, osserva, chiudi gli occhi, respira, bevi tutto quello che riesci a bere… ed io ho obbedito. Per la prima volta nella mia vita mi sono sentita adulta, completa come persona nelle sue piene capacità decisionali. E’ stato duro, meraviglioso, orribile, necessario. E non lo dimenticherò mai.

Great 2007 guys!

domenica, dicembre 24, 2006

Briciole


In culo al Natale, ragazzi. Proprio mentre mio padre cucina qui accanto per la luculliana cena di stasera, io vi parlo della negazione della fame.


Oggi ho scoperto l'esistenza di due branche di uno stesso movimento. Si chiamano Pro-Ana e Pro-Mia, rispettivamente malati\e di anoressia e bulimia che hanno fondato siti web per promuovere il loro skinny pride, il loro orgoglio di essere ossa e tendini tenuti insieme da un residuato bellico di pelle e da una ferrea volontà autodistruttiva.
E la cosa assurda è che ci sono anche i consigli per la dieta, per vomitare più agevolmente, gli esercizi fisici, i buoni propositi, l'autoaiuto...

ORGOGLIO ANORESSICO?????? Ricerca della perfezione??????


RAGAZZE, DI QUESTO SI MUORE. La tizia in alto è già morta, questa qui accanto non so chi sia ma insomma... siamo lì.



Come dice una mia amica, ma se una ragazzina in crisi mistica approda su uno di questi siti, che cosa succede? Provate ad andare su dentroimieisilenzi.blogspot.com. Ed è solo uno dei tanti!!!

Io mi sono letteralmente schifata, indignata, vergognata, e mi sono messa al computer. Questo blog è la mia voce sul mondo, su di voi che in genere mi leggere, su chi capita qui per caso, e appena saprò come si fa a mantenere sempre un post in testa agli altri pianterò questo qui, perchè chi passa da qui anche solo per caso legga per l'ennesima volta che tutto ciò è PATOLOGICO, e che se ne può uscire, e che BISOGNA chiedere aiuto.
Come vostro stesso regalo di Natale, se proprio vogliamo ficcarcelo dentro a forza, per cortesia, ve lo dice una delle tante che ci è passata, una delle sempre troppo poche che ne è uscita. Andate di là dai vostri genitori, chiamate il vostro medico, la vostra migliore amica... e raccontate tutta la fame che avete dentro.

venerdì, dicembre 22, 2006

All I Want For Xmas is U


Littmann Classic II giallo canarino, 71 inches.


Tazza con tappo a vite, per le mie tisane dopanti da portare ovunque.


Dvd Grey's Anatomy Season 2.


Riuscire a leggere anche un ECG con interazioni di farmaci sul tracciato.


Tornare in pari con gli esami. Sembra quasi che finora sia stata a grattarmi...


"Papà, come stai?" "Tutto a posto tesoro. E tu? Ah, volevo dirti, abbiamo avviato quel nuovo progetto di ricerca e sono arrivati i nuovi tirocinanti in studio!!!!"


"Sore! Che fai?" "Niente. Tu che fai? Ah, ho preso 10 a matematica." "Ma sei diventata monotona... io stavo studiando." "E poi sarei io la monotona, eh?"


Tutti i libretti delle mie amiche pieni di voti meritati. E magari anche il mio.


Sotto l'albero vorrei questo, tutto il resto c'è già. E forse il desiderio più grande è che resti proprio così com'è.


Colgo l'occasione per ringraziare Fede e Bea per la genialata del cd, siete state davvero carinissime. Tanti baciozzi bavosi a tutti!




venerdì, dicembre 15, 2006

Twenty-one today!!!!!!

Tantissimi auguri a me, tantissimi grazie a chi come ogni anno se ne è ricordato, a chi mi ha fatto compagnia mentre studiavo in biblio anche oggi, a chi mi ha sorpreso ricordandolo, a chi mi ha sorpreso non ricordandolo, a chi mi ha bisbigliato la canzoncina in Aula b e mi ha regalato una MozartKugel. E per chi non se ne è ricordato inventerò la torta Ahlzeimer. Suona bene, quasi come Sacher... Baci!!!!!!!
ora vado a casa e mi preparo una torta così

venerdì, dicembre 01, 2006

Una giornata luminosa

Vi, Lucia, Andrea che studiano di sopra. Gio che è a lezione. Oggi vedo Valeria e la Prof. Stasera ho il turno in Misericordia. Pomeriggio Ade in italiese. Fuori una luce abbacinante nonostante la bruma invernale che ancora non si solleva. I capelli che stanno come dovrebbero. Il turno in Dea ieri sera con Silvia, il sentirsi sempre più a prorpio agio lì dentro. La puntata in piazza Giorgini all'una, i 15 cornetti-cremini-sfoglie portate in Dea a sorpresa, perchè la notte è davvero lunga lì dentro. il sole come lo vedo io

E la giornata luminosa che mi aspetta preme per cominciare, quindi vado.

martedì, novembre 28, 2006

I miei amici veri...

... contandoli uno ad uno non son certo parecchi
son come i denti in bocca a certi vecchi
ma proprio perche' pochi sono buoni fino in fondo
e sempre pronti a masticare il mondo ...

Quando hai otto anni ti raccontano che il topino si porta via i denti che cadono e ti lascia il soldino sotto al cuscino. Ma i dentini che cadono che fine fanno, quando non tocca a genitori amorevoli custodirli? In genere il destino che é loro riservato giace in fondo a contenitori messi in fondo a cassetti in fondo agli armadi.
Questo finche' abbiamo otto anni, ed i dentini devono cadere e rinascere, e gli amici avvicendarsi.
Adesso dovremmo invece avere un assetto piu' o meno permanente della situazione, solo che a periodi i denti traballano e non li senti sicuri nemmeno appoggiati sul bordo di un Daiquiri, o a bordo piatto accanto a una Setteveli, o accanto al microfono del cellulare mentre chiaccherano della serata imminente. Forse perche' ti senti troppo lontana per giudicarne la resistenza. E passi giornate e nottate in Dea con saldi punti interrogativi nel cervello e un mondo da ingoiare intero.

giovedì, novembre 23, 2006

Bere

Erano quasi tre mesi che non lo rivedevo, e quando è da diverso tempo che non vedi qualcuno noti sempre qualcosa di diverso, lo squadri con un occhio più attento. E quando ho concluso che non è la pancia più pronunciata, le guance più tonde e le tempie lievemente più brizzolate che stavo osservando davvero ma i tre mesi in più che gli si leggono addosso, allora mi sono resa davvero conto che con questa distanza tra noi non è solo papà che si sta perdendo la mia crescita, anche io mi sto perdendo la sua.
Il metro delle nostre discussioni, il mezzo per conoscerci reciprocamente non è parlare del tempo, del ritardo degli autobus, del traffico fino a Fi Sud, ma il nuovo progetto sulla Sindrome Metabolica, i miei vetrini sulla flogosi granulomatosa, i colleghi che stavano per arrivare e un collega che l’altroieri notte se n’è andato. Due anni fa ero a cena con questa persona qui a Firenze, e si parlava dei miei primi imminenti esami. E lui mi rispose che non è l’utilità manifesta delle materie ad essere importante, perché potrebbero essere le reminiscenze di idiozie a farti passare un esame dopo quattro anni da quello che ti era parso una perdita di tempo, o ad aiutarti in una diagnosi dopo quindici, ma di non dimenticare mai di bere più che potevo da più fonti possibili, perché ‘bisogna coltivarci, innaffiarci, cambiarci la terra intorno per poter crescere come persone e convivere più pienamente con la precarietà quotidiana che dobbiamo confrontare e confortare.’
Eravamo dietro Palazzo Strozzi, e poi ho raccontato a una quindicina di MMG la storia delle lanterne a forma di stelo di cipolla. Questa frase mi è rimasta impressa come a volte succede con le parole di chi incroci per strada e che non dimentichi più, e di tanto in tanto torna a rigirarsi nella testa e ricompare, ogni volta con un faro puntato su significati diversi, situazioni diverse..

E mentre si riconferma con cattiveria come due anni possano davvero essere una vita fa riaffiorano tutti i dubbi sul come sto passando attraverso questo essere-divenire-non essere più. Dovrei essere più presente nella vita di chi amo, vivendo fino in fondo la vita che amo, quella fatta di mille disparatissime cose (che altrimenti non sarei più io, come dice qualcuno… alla faccia dello stress a 21 anni). Per favore, ricordatemelo spesso, lo conoscete il circolo vizioso che si innesta quando ci si concentra su qualcosa di piccolo e tremendamente impegnante.
Suona male chiedervi di ricordarmi di bere, ma… è proprio così, e capirò quello che mi starete dicendo.

sabato, novembre 18, 2006

Cuci

Appesa alla mensola sulla mia scrivania c’è la cartolina che mi hai portato dal tuo viaggio in Australia di due estati fa, una foto della barriera corallina in cui ci sono tutte le sfumature d’azzurro che esistono.

Possono due anni essere una vita fa?
L’anno scorso abbiamo intrapreso la stessa passione, più o meno nello stesso periodo, e fino a ieri credevo che il percorso fosse stato lo stesso fino in fondo. Invece la tua mail… è stata un precipizio inaspettato, ingiusto.
Ci sono cose che non ti esorterò mai a fare.
Non sarò io a parlarti di accettare, perché quando il dolore ti mette sottovuoto è un verbo che resta fuori con l’aria.
Non sarò io a dirti di urlare.
Non sarò io a dirti di parlarne.
Non posso dirti di fare tutte le cose impossibili che io non ho mai fatto, o che forse solo un giorno riuscirò a fare o forse mai.

Con la tua mail sono riaffiorati tutti i grovigli di lacrime mai piante e di cose mai fatte insieme e di stelle cadenti in cui ho perso fiducia, e così ho messo quello che nessun altro sa nella risposta che ti ho inviato.
Le unghiate con cui ho, abbiamo cercato di strappare ancora qualcosa, ancora qualcosa per favore ancora qualcosa da fare insieme sono le stesse con cui oggi combatto per non dimenticare i particolari, i gesti, gli sguardi e il tono della voce.
C’è solo una cosa che posso dirti, ed l’unica parola che da dodici anni ripeto a me stessa ogni giorno. Ricorda.

lunedì, novembre 13, 2006

Vierissimamente Boddi

Due ore di esercitazione di statistica sono una palla stratosferica. Due ore di esercitazione di statistica quando proprio non ci capisci niente sono peggio di una martellata sull'alluce. Ma due ore di statistica in cui proprio non ci capisci nulla e per di più sei anche a 26 gradi in aula alle ore 17... beh, sono distruttive. Ed io sono distrutta.
Sul mio consenso informato alla donazione c'era scritto che avrei dovuto evitare attività pesanti per le prossime 24 ore, ma se la probabilità a priori di bocciare martedì prossimo è del 100% non vedo perchè non cercare di risalire da questo baratro. Una cosa è certa: quest'anno, semmai, copio. Al primo bocciai perchè avevo passato l'intero compito a una tizia -che prese ottimo- e quindi feci il mio di corsa. Brava torda.
Tra un pò torno a casa, mi spalmo sul letto e non riconoscerò anima viva fino a domattina. Perchè deturpare il blog con questo post insulso? Perchè ogni tanto bisogna che mi ricordi di mostrare anche tutto il caracollamento in biomedica, lo strascinio delle lezioni, il sonno a tutte le ore, le occhiaie, il nuovo taglio di capelli che ancora non trova un verso, gli occhi che bruciano a fine giornata, il non capirci ancora bene nulla su verifiche che spuntano un giorno sì e l'altro pure, esamini esamoni esamacci che pallest'esamimaunfinisconpiù e tutto il corollario di amenità che fanno parte del gioco.
Se non ci fossero sarebbe tutto troppo Barbie, tipo le figlioline tutte taglia 40 tutte vestite identiche tutte belline piccine magroline a cui riesce fare tutto e in contemporanea, essere sempre anche splendide, in ordine, truccate, in piega, precise OGNI MATTINA da che ho iniziato l'università. E invece è una forza scommettere la mattina a lezione chi di noi arriverà più sconvolta. E non ci voleva statistica per capire che la probabilità che quella sia io è davvero molto molto alta.

mercoledì, novembre 01, 2006

Oslo 2/We'll Be Back

Non sara' esattamente facile lasciare questa citta'. Domattina alle 6 dal Terminal Galleri parte il bus per Torp, da dove l'aereo per Pisa prende il volo alle 9.25... e siamo un po' tristi. In due giorni abbiamo visto Oslo sotto la bufera di neve e Oslo sotto a un sole splendente, sotto un cielo incredibilmente azzurro pensando alla neve di stanotte. Sara' difficile lasciare qui tutta la cortesia della gente che non ti risponde mai male, tutti i fantastici, fenomenale, meravigliosi ragazzi biondissimi -tranne quello per Fra che viene via con noi :) e sara' partiOsloFjordcolarmente difficoltoso tornare alla routine. Un po' meno lo sara' lasciare i meno 7 gradi attuali fuori di qui...
Un bacio e a presto

PS Quasi dimenticavo. Brava Fra per il tuo primo livello passato -ma ora il monotema e' diventato Marco, a quanto ho intuito da voci che girano anche qui a Oslo...- Povero Tutt, niente balena. Bisogna dichiararla alla dogana. Pero' oggi ho mangiato alce. Gio... ora torno, e mi manchi. Vi, coraggio che arrivo anch'io.

lunedì, ottobre 30, 2006

Oslo/1... You welcome!

Karl Johans Gate
Ciao bbelli!!!!
Primo aggiornamento dalle fredde lande norvegesi (5 gradi fissi tutto il giorno figlioli, ma ci stiamo acclimatando...a Pisa due giorni fa ce n'eran trenta) dove ormai da 48 ore abbiamo messo delle discrete radici linguistiche. Per esempio, ho imparato a dire Takk, che vuol dire Grazie. Oslo e' incastrata nel fondo di un fiordo, ed e' costellata di tante isolette sparse. Questi fiordi noi non riusciamo davvero ad immaginarceli, perche' sono una cosa frastagliatissima e tremendamente verde, gialla, e rossa ora che e' autunno. Da che siam qui abbiamo visitato una grossa fetta della citta', che dovunque tu vada a sbattere e' BELLISSIMA, e abbiamo visto la NationaalGalleriet con l'Urlo di Munch e un casino di altri famosissimi quadri -anche se i piu' belli sono di gente mai sentita nominare-, il trampolino olimpionico per lo scii, il Palazzo reale, il VigenlandPark, lo SkyøteMuseet...
e oggi ci ridaremo alla pazza visita per tutta la penisola di Bygdøy, e alla scoperta gastronomica della zuppa di balena (scherzo) ma della carne di renna pero' si!
Ora andiamo a fare colazione in una Bakeri del centro, il nostro ostello e' una chicca in una strada che collega due quartieri grandiosi. E l'Universitaat... ragazzi, e' l'edificio piu' bello della citta'. Ed in piu' e' gratuita. Se mai vi venisse in mente di fare un Erasmus, vi consiglio caldamente questa meta.
A presto per ulteriori particolari, un bacino a tutti!!

giovedì, ottobre 19, 2006

E che BESTIA sia.

Quando due persone totalmente diverse che però tengono a te pronunciano la stessa identica frase nel giro di mezz’ora vuol dire che hanno, se non ragione, perlomeno vissuto la stessa esperienza. La cosa triste è che ragione ce l’hanno, e su cose che non mi piace accettare ma a cui è bene faccia un grosso callo dove farle rimbalzare tutte le volte che ricapiteranno.

Lucy ha scritto un post qualche tempo fa riguardo gli amici veri. Quelli che le spalle non te le voltano, quelli che per te si svenerebbero, quelli che con te insistono, condividono, combattono, realizzano sogni. Quelli per cui viene prima un tuo sorriso rispetto alla voglia di primeggiare, quelli con cui la competizione sleale non esiste anche se vi potreste trovare a concorrere in sei per un solo posto di specializzazione. Quelli che sanno come sto da una ciocca di capelli fuori posto o dal fatto che non arrivo sorridendo la mattina a lezione, quelli a cui questo importa.

Poi ci sono le persone che non conosci e che non ti conoscono, ma con cui una civile compresenza è possibile, bella e redditizia, anche perché magari finisci col conoscerle e scoprire che non sono affatto male.

Dulcis in fundo, ci sono le persone che, semplicemente, ti deludono. Quelle che c’erano ma oggi no perchè ho da fare, quelle di cui hai ignorato alcuni comportamenti ‘allarme’, quelle che reputavi vicine, quelle con cui qualcosa hai condiviso.

Per la seconda categoria davanti la mia porta stenderò sempre un tappetino setoloso con una grossa Welcome. Basterà che suonino il campanello e a meno che non sia alle prese con una maschera esfoliante aprirò in tempi brevi, e prometto un caffè pronto nel giro di 5 minuti.

Per la prima categoria, beh, della mia porta potete avere le chiavi, il mio scomparto del frigo è a vostra disposizione –ma occhio ai ragni-, vi preparerò una torta alla crema e finchè entrate nel lettone potremo accamparci tutti sotto le coperte e guardare un DVD.

Per la terza categoria mi sono chiesta a lungo cosa fare, se cambiare indirizzo era o meno la soluzione giusta. E alla fine, dopo la notte di lunedì pressoché insonne e quello che mi è stato detto ieri, ho deciso che non devo cambiare nulla di quello che sono, basta solo far emergere di più alcuni lati della mia personalità che si assopiscono sempre. Quello che lotta per quello che vuole. Quello che non si fa prendere per il culo. Quello che fa le cose perché gli piacciono e perché sono la base del suo futuro. Quello che tira fuori le unghie. Mi hanno tirato fuori l'acidume con l'uncino. Mi vogliono bestia?
Senza rancore, gente...

E che BESTIA sia.

venerdì, ottobre 13, 2006

La Filosofia del Sushi

Qualche post fa vi ho raccontato di aver sentito una canzone di Grey’s Anatomy durante il turno in Dea, giovedì scorso. Da quel momento sto scandagliando la rete per trovare quella traccia –che, ovvio, non è nella track list della colonna sonora originale, perché quella ce l’ho già. E non ho avuto tempo di rivedere tutta la prima serie per riascoltarla- ma la cosa più curiosa è quello su cui ho basato la mia ricerca, cioè un verbo. Rely on vuol dire contare su, e in un mio eventuale degenero corticale sarebbe probabilmente l’unica cosa che ricorderei, e questo perché si tratta del primo phrasal verb che sono riuscita a farmi entrare in testa al liceo. Ma non solo. Contare su forse è la decisione più difficile e coraggiosa da prendere. Contare sulla tua memoria, su un colpo di fortuna durante un esame, contare su qualcuno, contare su se stessi, o accettare che qualcuno conti su di te.

La prof di inglese diceva che quando puoi ascoltare e capire una lingua straniera senza focalizzare coscientemente che non si tratta della tua lingua madre, funziona come se lo fosse: accade che tu non riesca a ricordare frasi intere che hai sentito, perché semplicemente non vi stavi prestando attenzione. Ma di punto in bianco succede che, puff, rammenti. Ed ecco che, mentre stavo mangiando collassata su una sedia in cucina, è riemersa la frase dentro cui quel verbo si colloca, I’m getting old and I need something to rely on.
Sono corsa in camera insieme ai pomodorini perché non trovavo una penna, ma la tentazione del portatile sulla scrivania era troppo forte… e avevo qualcosa di dire su queste parole.

Rispetto a un anno fa, quanto sono diversa, quanto sono cresciuta, e quante cose si sono evolute. E, finalmente/quanta paura, questo phrasal verb mi è piombato addosso. Devo iniziare a contare sulle mie forze, sul bagaglio in accumulo lungo questo infinito percorso, sul fatto che altri si fidano di me, sul fatto che ora sono io che mi fido di qualcun altro. Ma prima della mia schiera di porte c’è ancora tempo.

Ho scritto questo post per chi si accorge che alle porte non manca molto, che è un po’ più di un semplice gioco ed è invece il momento di fare un bilancio, valutare le proprie predisposizioni, prendersi la prima vera responsabilità e scegliere cosa fare. Per chi magari non sa individuare una singola ragione per fare quella cosa, ed invece ne trova parecchie per non farla… ma gli piace trSushioppo l’arena per mollare o ripiegare. Armandosi degli strumenti giusti, farà il massimo per avvicinarsi quanto più possibile alla perfezione. Come per il sushi.

domenica, ottobre 08, 2006

Kehle

Una delle prime frasi che ricordo di averti sentito dire è stata ‘Io da qui me ne voglio andare’, alludendo al nostro comune piccolo, bigotto universo natio. Si stava uscendo da scuola e una massa di diciottenni in subbuglio ormonale attorno a noi ululava becere espressioni dialettali di apprezzamento verso il culo della sciacquetta della 3aN che si ritoccava il rossetto camminando verso il capolinea del bus per Capistrello. A 16 anni.

E quando hai scelto di studiare Relazioni Internazionali, e quando hai conosciuto Angelo, e quando ho saputo che saresti partita per la Germania… beh, era scontato che sarebbe andata così, ma uno scontato bello, di quelli che ti fanno sorridere soddisfatta perché era proprio così che doveva andare.

Vai così, sorella!’ è stata però la prima frase in assoluto che ti ho ascoltato pronunciare, peraltro con un grosso sospiro di sollievo. Avevo aperto bocca per la prima volta nella mia nuova classe per rispondere a una domanda della prof di Inglese, ed ero intimorita e poco propensa a rispondere per non apparire saccente da subito. E invece te hai messo in moto la tua massa di riccioli e ti sei girata per un gimme five.

Più o meno da allora siamo diventate un’unica entità dislocata a dieci km di distanza l’una metà dall’altra. In tre anni abbiamo stretto un rapporto che andava oltre l’essere migliori amiche, oltre l’essere sorelle, oltre l’essere compagne di classe. Antidormi l’avrebbe chiamata ‘corrispondenza d’amorosi sensi’, qualcosa di più simile all’essere una persona sola che due molto legate.


Dopodiché i km sono diventati circa 150, ma questo non ci ha impedito di restare sempre NOI, come what may -Moulin Rouge docet; il nostro primo film insieme, ricordi?-

E ora sono qui che ti scrivo con il libro di Semeiotica sulle gambe, che mi ricorda quanto tutto si sia fatto più difficile negli ultimi anni. Difficile però è la parola sbagliata, perché una rapporto come il nostro cose difficili non penso ne conosca. Solo… più complicato. Complicato vedersi, complicato spostarsi, complicato incastrarsi con i tempi. Complicato non esser mai in Abruzzo in contemporanea (complicato dal fatto che lì meno ci mettiamo piede meglio stiamo, io e te!). Complicato sì, ma non impossibile. L’anno scorso sì che è stato complicato, per un sacco di cose. Ma io ci sono sempre, assenteista, incasinata, disorganizzata fino all’inverosimile, esattamente come tu mi conosci… anche se non ci vediamo mai, anche se ci sentiamo poco.




Ti voglio bene sorella.

Ficcatelo nella zucca.

giovedì, ottobre 05, 2006

Such Great Heights

Vi, ho una paura pazzesca.”
“Dai, il Dea! Perché hai paura?”
“Ma scusa, tu non saresti terrorizzata?”
“Da morire! Ma perché hai paura?”


Papà che ieri sera mi dice di lasciar fare, che in fondo è il terzo anno e che tutto è ancora teorico. E alla fine di tutte le sue argomentazioni io che rispondo:
“Papà, comincio domani.”
Fino a dieci minuti prima ero in biomedica a rileggere tutti i miei appunti-infarinatura di queste serate su anamnesi, esame obiettivo e primi approcci semeiologici, e nei cento metri prima di tragitto con l’aorta pulsante in gola avevo voglia di fermare chiunque incontrassi per dirgli ‘Ma lei lo sa dove sto andando io ora?’

Entro non appena trovo il coraggio di farlo. E’ davvero solo un passo in avanti in più, ma non pensavo fosse forte come una scarica elettrica.
So solo che quando entro non so mi viene da piangere più per il terrore di chissà cosa, per la gentilezza del mio responsabile o per una canzone di Grey’s Anatomy diffusa dall’altoparlante.

Non so raccontarvi com’è andata, non ora che è tardissimo e sono tanto stanca e sgrammaticata e domattina c’è lezione. Dopo sei ore esco
per andarmi a cambiare e penso di andare a mangiare a mensa tanto a casa non ci sarebbe nessuno e d’altronde ne sanno poco di tutto questo e mi giro per puro caso… e in un corridoio laterale c’è Gio.
Gio, che era lì da quasi un’ora dopo averne fatte 8 di lavoro per farmi una sorpresa e cenare insieme a me e non perdersi per nulla al mondo le reazioni a caldo dopo il mio primo turno di internato.
Ragazzi, che meraviglia VEDERE quanto sono ignorante dal vero, e vedere quanto assistere a una procedura banale sia molto più utile che sentirsela raccontare, e vedere che sono un caso disperato, ma un pochino meno di quanto mi aspettassi.
E che meraviglia l'amore.

Buon weekend!!

giovedì, settembre 28, 2006

Let's start again

Per una settimana di quasi stasi prima dell’inizio delle lezioni conosco diversa gente disposta a uccidere, ma ormai anche dormire è diventato noioso. Tutt’intorno a casa mia frulla la vita universitaria di Novoli, ma siccome viale Morgagni e Biomedica iniziano a mancarmi –staremo a vedere cosa dirò dopo tre corse sul 56, e relative tre mezzore ad aspettarlo sotto la pioggia- nelle ultime 24 ore mi sono dedicata alle sbobinature di microbiologia, di cui la cosa che mi era rimasta più impressa era il tipo di font usato.
E, per premiare il mio sbalorditivo grado di ignoranza riguardo tyndallizazione e aggeggini cattivissimi dal nome impronunciabile, nelle ultime 4 ore mi sono sparata metà serie di Grey’s Anatomy, impresa che per il solo Dr.Burke merita di essere portata a termine entro domattina ( quando ho visto per la prima volta il rendez-vous tra lui e Christina mi sono flashata sull’eroticità della curva della sua pancia, della curva del suo deltoide, del movimento curvo che compie con le braccia piegate… ok, la smetto, però è e rimane la scena più sexy che io abbia mai visto.)
Pertanto vi abbandono ai vostri sogni d’oro.
See you next Monday!

lunedì, settembre 25, 2006

Glicerinissimamente.

Per cambiare il modo di lottare per ciò in cui credi ci vuole molto più coraggio di quanto non ne serva per iniziare.
Quando stamattina ho sentito chiamare il tuo nome ho pensato prima che ci fosse una omonimia, poi ‘Le è scappato il mouse e non si è accorta di aver sbagliato pulsante’. E quando ti ho vista, invece, mi sono detta ‘Adesso basta, non è possibile’.

Ma il fatto è che qui a Firenze in questa Facoltà chi insegna e chi organizza ha la dannatissima concezione dell’onnipotenza, e il primo concetto che passa dalle lezioni è che lo studio bovino è la conditio sine qua non per restare a galla. E fin qui ci siamo, tutti controfirmiamo tacitamente questa clausola a piè di pagina scritta talmente piccola da darci l’illusione che forse sarà possibile far finta di ignorarla.
Però è solo per pochi privilegiati che il mare resta liscio fino all’approdo.
E cercano di inculcarti da subito che non sei tra questi, game over.
E invece over un par di palle, e te ne sei la prova vivente-studente, nonostante tutto.
Nonostante la spossatezza che ti lampeggia negli occhioni verdi, nonostante i soprusi burocratici e non, nonostante tutto quello che stai tribolando da troppo perché triboli meno chi ami.
E’ da un anno che sto imparando a conoscerti, per volerti bene è servito meno di quanto immagini e te ne voglio molto più di quanto io sappia dimostrare, e lo scopo di queste righe è dirti che credo in quello che vali, che è molto più di quanto molti non sappiano e infinitamente più di quanto vogliano farti credere. Non finirai mai di lasciarmi a bocca aperta.
Tvb.

venerdì, settembre 22, 2006

Raminga Voglia di Fare

Di tutti i buoni propositi espressi nel post precendente ne avrò messi in atto forse un paio, però ci sono novità degne di nota: la prima è che Gio è una neomatricolina di Infermieristica -praticamente finiremo per vederci al Virus per un panino e in ambulanza. Chi è che dice che la quotidianità uccide un rapporto?! Nei prossimi mesi/anni credo che saremo noi a UCCIDERE per un pò di pacifica quotidianità...
L'altra news è che me ne vado a Oslo con Gaia dal 28 ottobre al 2 novembre. al momento sono leggermente preoccupata per il freddo, ma penso che ce la caveremo egregiamente, vero sister?

Altre cose importanti prima che mi caccino da Novoli:
Lucy, FORZA. E basta.
Nik è ripartito oggi per il Togo.
Ho di nuovo sonno. vado a iniziare la mia sedicesima ora di nanna della giornata.

Un bacio a tutti!!!

mercoledì, settembre 13, 2006

Prorsum

23 agosto ore 18.30, fuori il sole illumina da dietro come fosse una candela questo cielo blu che più perfetto non poteva essere, dentro il sole a malapena filtra dalle serrande tirate giù giù giù per dimenticare tutto all’infuori dei libri sulla scrivania. Il fatto che vedrete questo post solo dopo l’11 settembre manifesta la mia ignoranza operativa riguardo ai giorni che verranno, la missione Arginailblocco è entrata nel pieno della sua fase di studio scriteriato e cercherà di mettere tutto in ordine.
La ragione per cui non pubblico prima è che di sentirmi dire, ripetere, ricordare, puntualizzare che devo fare tutti gli esami ne ho stracolme le palle.
LO SO.
Ho spinto la mia resistenza fisica oltre tutto quello che chiunque possa immaginare o dedurre da risultati o paragoni con gli altri studenti di Medicina, e se per gli altri è stato più facile (occhio, non facile: quello non lo è per nessuno) pace, bravi, rien à dire, Laura ha durato proprio fatica e magari non è nemmeno riuscita a fare tutto. E allora?! Ma siete iscritti voi o io, fate le 3 di notte da due anni voi o io? (Ai miei amici: tutto questo NON è diretto a voi.)
Quindi queste poche righe sfavate - e miei segnali di vita- appariranno quando almeno uno dei 2 esami sarà descrivibile con verbi al modo indicativo tempo passato prossimo. A quel punto sarò in terzo anno, nonostante tutta l’annataccia. E potranno scassarmi i maroni quanto vorranno.


13 settembre ’06 ore 15.30
I due giorni dall’esame sono stati come una flebo continua di endorfine, la mia sostanza girgia periacqueduttale deve affaticarsi quanto mi sono affaticata io. Un turno in Misericordia appena fuori da fisio, una giornata di dolce far niente con Gio, un aperitivo con Nik , una mattina in centro con Virginia, ed ora un pomeriggio qui a casa a sonnecchiare. A breve termine ho inserito in agenda una puntata al Meyer, un rapido incontro col babbu, l’uscita di Co.Ca. non so dove, un po’ di studio tranquillo, una scappata in Calabria.
Terzo anno.
Ci avevano detto che era una strada in salita, non che gli scalini erano alti mezzo metro. E, bene o male, chi più chi meno col fumettino ‘Pant… pant’ sulla testa e il fumo che gli esce dalle orecchie… siamo ancora tutti con un numero di matricola. Io questo lo chiamo stracredere nei propri sogni .
E che nessuno intenda mollare è la nostra più grande vittoria.

Un bacio a tutti

sabato, agosto 05, 2006

"Giuro di curare tutti"

Il mio fancazzismo di questi giorni si maschera dietro le ore passate a leggere tutta la sequela di riviste mediche o presunte tali che infestano la nostra cassetta postale, e ieri è arrivato anche Janus, un periodico di etica medica per nulla scontato, in cui ho trovato l’articolo da cui ho preso il titolo del post. Volevo riportarvi per intero il sottotitolo


La dimensione più alta e nobile che ci ha lasciato la tradizione ippocratica è
il principio del diritto universale alla cura, senza differenze di razza,
religione, sesso. E indipendentemente dalla colpa o dalla responsabilità del
malato, dall’adozione di stili di vita poco salutari come bere alcolici e
fumare, fino ai casi più estremi, quando ad avere bisogno di assistenza medica
sono assassini e delinquenti.

perché mi ha messo in allerta prima ancora di leggere il resto dell’articolo, che fa una panoramica su tutta la storia della cura e del diritto alla cura da Ippocrate fino ai giorni nostri. E’ stato però l’incipit del pezzo a darmi la spinta a scrivere, semplicemente il riassunto di una puntata di ER in cui in rapida sequenza vengono portati in sala operatoria un tizio che si è fatto impallinare per salvare una donna da uno stupro, la donna che poi è stata stuprata ed infine lo stupratore, con tutta la rabbia e le scelte obbligate che i medici devono mettere in atto perché, nonostante tutto, quell’uomo va salvato.

Ho avuto bisogno di scrivere perché per me questo argomento, quel nonostante tutto è una nota dolente.

Uno dei punti della versione attuale del giuramento di Ippocrate è l’impegno nel
curare tutti i miei pazienti con eguale scrupolo e impegno indipendentemente dai sentimenti che essi mi ispirano e prescindendo da ogni differenza di razza, religione, nazionalità, condizione sociale e ideologia politica.

Prescindo da tutte le differenze che vi pare, ovvio, penso che riuscirei anche a metter le mani su un omicida, magari vomitando di lato al lettino. Dovete sapere che però c'è un caso in cui tutti i miei migliori sistemi di autocontrollo vanno a farsi fottere in allegria, l'unico caso per cui io, convinta assertrice della sacralità della vita e nettamente contraria a tutto ciò che possa svilirla -vedi pena di morte e consimili- perdo davvero la testa. Ed è la pedofilia. Per questo genere di cose io divento una iena, per questo genere di grettezze penso che una tortura fisica e psicologica vita natural durante non sia sufficiente.
E allora mi sono chiesta: se nella situazione di sopra fosse arrivato in ospedale un bimbo stuprato e subito dopo quell'animale del suo stupratore, e ci fossi stata tu, Laura, a dover agire... avresti agito?
Non lo so. Quello che so è che al momento preferirei un'accusa di omissione di soccorso piuttosto che vedere quell'uomo respirare ancora.

Istinto materno o desiderio di vendetta? Ragazzi, questo mi spaventa indicibilmente. Un giorno potrei trovarmi in una situazione in cui deontologia e principi morali verranno a fare a pugni, e finchè saranno cose gestibili credo di potermela sbrigare. Ma in questo caso limite mi troverei davvero nei pasticci. E non è che sapere che "Ma Laura, non ti capiterà mai!" mi rassicuri poi molto...

Casomai tu, lettore di blog alla deriva, fossi capitato qui per caso e ti stessi chiedendo che razza di mentecatta io possa essere per parlare in questo modo a) ti invito a lasciarmi un commento b) bisogna tu sappia che sono già d'accordo con te, perchè mi autoindigno nel solo rileggere quello che ho scritto. Un pò come per la storia di aborto ed eutanasia (ma quest'ultima vige solo in Paesi civilizzati, quindi tranquilli che in Italia non avremo a che farci). Però un'obiezione di coscienza per l'aborto e l'eutanasia esiste ed è legale, mentre quella personalissima che io ho per la cura di pedofili/infanticidi etc etc è quantomeno considerata deprecabile, se non reato.

Infamatemi pure, ma fatemi sapere cosa ne pensate. Grazie.

giovedì, agosto 03, 2006

News from Home

Aloha gente! I primi tre giorni post-ritorno a casa sono stati scanditi dal ritmo cadenzato dei miei frequenti e protratti pisolini, nell’intervallo tra i quali mi sono dedicata ad attività ormai dimenticate quali passeggiare, guardare film, prendermi cura del mio corpo, annegare nel frullato, rosolare al sole, leggere libri idioti e tutte le riviste che sono riuscita a rastrellare stanza-stanza (tutto questo perché mio nipote è al mare e torna sabato, altrimenti l’avrei strapazzato ininterrottamente). E ieri, udite udite, c’è stata l’apoteosi della mia rinascita fisico-spirituale: ho suturato la mia prima banana!
Ho intenzione di ricamare il ricamabile sulle sorelline della povera sventurata che giacciono in cucina, è ora di prender confidenza con pinze, forbici ed ago con filo 2.0 nero, io che a malapena so mettere a posto un bottone e che piuttosto che fare un orlo ai pantaloni li lascio nell’armadio fin quando non mi entrano più. Dai, il risultato è stato relativamente accettabile, considerate le attenuanti del primo tentativo e della mancanza di ADE adeguate… (tranquilli, prometto che non metterò mai mano su nessuno di voi)
Da domani mi rimetto al lavoro con anatomia e fisio2, iniziando a leggiucchiare semeiotica per curiosità mi sono resa conto che sapere qualcosa a proposito del faringe è importante (vero Fra?!), ma sono tranquilla, ho un mese per risistemare me stessa, il mio contenuto cranico e per ripartire con più forza, sebbene ancora non mi capaciti di aver finito quest’anno terribile. E invece posso iniziare a metterci una croce sopra calcando forte, perché ho intenzione di tramutare la pila di libri che mi aspetta di là in un bagaglio di conoscenze, e poi di usarla come scala per ridipingere camera. Si accettano proposte di colori…
Un bacio, vi voglio bene

giovedì, luglio 27, 2006

Just for me

Per le 7 alla n camicie sudate
per questo anno di fuoco

per il primo esame finalmente di Medicina, quella vera
per i muscoli che si rilassano

per la voglia di leggere un libro che non contenga la parola 'organismo'
per la voglia di pioggia che scroscia addosso
per le persone che non sapranno mai tutto il tempo e l'amore che dedico e dedicherò loro.


Per il tempo tolto a chi amo
per il tempo tolto a me stessa

Me in this very moment
per il mio herpes sempiterno
per le mie lentiggini sopite

per le mie incipienti occhiaie
per i miei neuroni arrosto.

May your holidays be intense!!!!





domenica, luglio 16, 2006

7/16 pm

Il pomeriggio del sedici luglio uno dovrebbe essere in miliardi di posti diversi da una scrivania, o comunque a fare miliardi di cose diverse dal sottolineare per la quarta volta delle sconclusionate sbobinature di fisiologia.
Bruciarle sarebbe l’inizio della rinascita. Poi seguirebbero dodici ore di sonno, una doccia lunga, una passeggiata in centro con le amiche che è un insulto non vedere da più di due settimane (sia le amiche che il centro, ma per il secondo si parla di un tempo ben più lungo), una giornata di shopping perché ci sono i saldi, una giornata al mare perché c’è il sole, una giornata nel Chianti perché sì, sì e basta.
Il perché-no-tutto-questo si concentra nel non aver nessuna intenzione di comprare antitarme per il camice, e nell’acqua versata stanotte alle 4,20 nel ferro da stiro per ricordare a quell’agglomerato di stazzonature in fondo all’armadio che era diventato come ci si comporta. E quando ti arrivano messaggi da amici di vecchia data e vecchia location che ti scrivono
"Cioè, esami a luglio?! Ma che te ne sì ‘scita de testa?"
capisci diverse cose. La prima è che forse avrebbero fatto meglio ad iscriversi a qualcosa di diverso da Lettere visto che ancora parlano da trogloditi fucensi, la seconda è quanto ormai poco mi conoscano, la terza è che in effetti se ci sente solo quando c’è la Xmas e la Summer Card un motivo ci sarà e la quarta è che loro non lo sanno quanta fatica faccia faticare dietro a dei movimenti ionici che avvengono in ‘bagni di acqua di mare’. Acqua di mare a luglio vorresti ritrovarla ovunque intorno a te, non su fasci di fotocopie. E invece devi aspettare, devi stringere i denti, e te ci provi a fare tutto ‘con calma’ come dice babbo ma è impossibile se non hai un pool quotidiano di ore extra a cui attingere. Robbie Williams canta alla radio life’s too short to be afraid, and you know and you know ‘cause my life’s a mess, and I’m trying to grow, and so do I Robbie, so do we all, contornati da tutto l’amore di chi ci vuol bene e la voglia di darci da fare, e la profonda rabbia per uno stato di clausura comunque ingiusto e crudele, perchè è il sedici di luglio anche per noi...

venerdì, luglio 14, 2006

Laura.... Ciao bbelli, vi metto una mia foto recente così vi rassicuro sul mio ottimale stato psicofisico... riemergerò dall'apnea il 28, quindi fino ad allora non vi terrò aggiornati. Solo... incrociate le dita e tutto l'incrociabile per me! Bacini

Tavolo, mestoli e bicchierini da liquore

E vi chiedo scusa se lascio i calici da vino bianco e rosso, le insalatiere e tutto al resto sotto al letto, ma è della lampadina a 400V che volevo parlarvi, di quella che da un pò vi si è accesa dentro e vi illumina della stessa luce e scalda chi vi sta intorno. Questo è un post scritto a quattro mani e a due cuori, noi che in separata sede vi abbiamo visto trepidare e far nascere la vostra seconda persona plurale, che poco dopo aver iniziato a zampettare ha ingranato la quinta. Adesso vi osserviamo insieme procedere spediti, con un'andatura da trinciatutto, sicuri che tutto andrà bene o sarà comunque risolvibile... e avete ragione. Per questo, se anche tutte le facce che incontrerete saranno incredule, scettiche o non persuase, sapete dove trovare due visi perfettamente sereni e fiduciosi in voi e nella vostra follia. E credo proprio che per voi ci saremo ogni domani e tutti i prossimi 5 minuti. Vero, tu?

Ti avvicini all'attacco di una via. La verticalità ti da solo vertigine. La paura si fa sentire. Poi ti avvicini. Vedi che forse... forse... di lì si passa. E intanto cammini. Un passo dopo l'altro e ti accorgi che poi invece il diedro è netto. Che non è poi neppure tanto difficile. Ma sì che dai almeno alla fine del primo del tiro ci arriviamo... e poi? E poi vediamo ma vediamo in due. E un passo dopo l'altro senza neppure dare importanza alla meta si cammina, si procede sulla verticalità e ci si accorge che dai di impossibile non c'è proprio niente. Ma no e poi mica sei da solo... Si arrampica in due. Ci si tiene la corda. Ci si salva la vita in due. E le difficoltà vanno passate in due sennò non si va avanti, ma le soddisfazioni anche quelle si vivono in due. Si convivono e si condividono. E diventiamo sempre più forti singolarmente ma soprattutto come coppia. Gli spaventi iniziali cosa sono più? E se si guarda di sotto si vede la strada fatta e si ringrazia solo di avere accanto il compagno di cordata. Il compagno del cammino di una vita intera. Una vita costruita passo dopo passo, con calma e equilibrio da ballerini. Una vita goduta e combattuta in due. E la meta? La meta è una scusa per godersi il panorama e il gusto del percorso stesso. Passo dopo passo. Giorno dopo giorno. Domani dopo domani. Con la voglia di dirsi Si. Anche oggi ti amo.....
Lasciateci per cortesia il piacere di osservarvi durante la progressione. Tutto il nostro tifo è per voi. due. insieme.
Buona via ragazzi!! :)

mercoledì, luglio 05, 2006

Plus ultra

Dove abbiamo lasciato il clacson di Mary
Code di chilometri, clacson all’impazzata che nemmeno in Bolivia, frizioni fallaci e odore di pneumatici sull’asfalto, e dovunque ti giri la gente, semplicemente, sorride. Il calcio vero, quello pulito, giocato, sofferto, sudato ieri sera c’era tutto, e la differenza tra chi ricama con i piedi e chi ricama anche con il cuore si è vista, ed è stato un plauso a chi lotta e ci crede e alla fine la spunta, in ogni campo.

Mi rimetto al lavoro, work in progress per il prossimo goal... un bacio