Ci insegnano a concatenare gli eventi, comprendere i meccanismi, seguire un filo logico. Ci spiegano il perchè di un sacco di cose, ci dicono di cercare i perchè delle cose che non ci spiegano. Non uno, non uno dei medici/professori che si sono avvicendati in questi tre anni ha mai chiesto se avevamo timore nell'entrare dentro quel pez
zo di stoffa bianca, se ce la sentivamo addosso come fosse più che una maschera di Carnevale. Non ci hanno mai chiesto se abbiamo paura. Paura di cosa?
Paura di entrare nella stanza di un paziente.
Paura che ti fermino per chiederti una qualsiasi informazione. "Scusi dottore, sa dov'è il bagno?"
Paura di aprire bocca davanti a un paziente (ma sì, ormai il discriminante sono diventati loro, a tirar cazzate davanti a un prof ci siamo rassegnati...) perchè hai paura di vederlo sgranare gli occhi o piangere o guardarti spaventato o osservarti con diffidenza.
Paura di ferire, quel tipo di ferita che nessuno di noi saprà mai creare neanche con il più affilato dei bisturi.
Ci sono due nuove paure che ho aggiunto alla mia lista ultimamente.
La prima si chiama Paura del colpo d'occhio.
E' la paura di non dover chiedere 'Come mai si è ricoverato?' ad un paziente che vedi per la prima volta, paura di non aver bisogno delle spiegazioni di un prof.
La seconda più che una paura è una paurosa sensazione di sottovuoto.
Questo accade quando entri in una stanza e tutti gli occhi voltati verso di te non hanno più pupille, ma punti interrogativi di rimpiazzo.
Se non ti fa paura... spiegami come fai.
Chiunque questa settimana mi ha fatto notare la distrazione cronica, la apaticità, la mancanza di sorrisi e l'illuminarmi a tratti con il cellulare in mano. E' un pò complicato da esternare e non ci provo nemmeno, sono in piena battaglia a mani nude contro le mie scelte e il mio futuro. Quando avrò incastrato anche questo nuovo grosso mattoncino Lego tornerò un pò più lucida e presente.
Un bacio



























